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Serafino Morazzone

presbitero e beato italiano
Beato Serafino Morazzone
Nascita1º febbraio 1747
Morte13 aprile 1822
Venerato daChiesa cattolica
Beatificazione26 giugno 2011 da Papa Benedetto XVI
Santuario principaleChiesa di San Giovanni di Chiuso (Lecco)
Ricorrenza13 aprile

Don Serafino Morazzone (Milano, 1º febbraio 1747Lecco, 13 aprile 1822) è stato un presbitero italiano. È stato dichiarato venerabile il 17 dicembre 2007[1] e beatificato il 26 giugno 2011; in passato la sua canonizzazione era stata sollecitata dal cardinale Ildefonso Schuster, che lo aveva definito «novello curato d'Ars»[2].

BiografiaModifica

Nasce da umile e numerosa famiglia, che il padre alloggia in una modesta abitazione e mantiene con una minuscola rivendita di granaglie nei pressi di Brera. Sono proprio i gesuiti del Collegio di Brera a permettere al fanciullo gli studi gratuiti, poiché intenzionato al sacerdozio ma privo di mezzi. Cresciuto, per proseguire gli studi svole la mansione di accolito in Duomo al mattino e studiando al pomeriggio. Per l'impegno e la buona volontà dimostrate, ormai ventiseienne, sebbene abbia ricevuto ancora solo gli ordini minori viene incoraggiato a concorrere alla piccolissima parrocchia di Chiuso, rione di Lecco che ne I promessi sposi viene indicato come il paese della casa del sarto[3].

Parroco di ChiusoModifica

Ottenuto esito favorevole, viene nominato parroco. Nel giro di un mese riceve gli ordini maggiori e il giorno dopo il presbiterato entra in parrocchia.[4]. Vi rimane dal 1773 al 1822, fungendo anche da confessore di Alessandro Manzoni, probabilmente fino al 1818, anno in cui la famiglia di Manzoni vende la villa del Caleotto, ove soggiornava[5]. Manzoni ne scrisse un vero panegirico in Fermo e Lucia[6], ove lo nominò esplicitamente, creando un anacronismo rispetto all'ambientazione seicentesca della storia narrata, interpretato dai commentatori come dovuto all'affetto e all'ammirazione dello scrittore verso questo religioso[7]. Ne I promessi sposi Manzoni toglierà l'accenno esplicito al nome.

La vita assidua di preghiera, l'accoglienza caritatevole dei poveri, la scuola gratutita tenuta in canonica lo segnalano presto all'attenzione dei fedeli, che si rivolgono a lui in confessionale e per chiedere preghiere. Ritenendole spesso esaudite, gliene attribuscono il merito, che egli invece imputa all'intercessione di san Girolamo Emiliani, il santuario del quale sorge poco oltre il confine bergamasco della parrocchia[8].

Morazzone fu sepolto a Lecco, nella chiesa dedicata a San Giovanni del rione di Chiuso di cui fu parroco.

NoteModifica

  1. ^ (FR) Claude, Serafino Morazzone, su Martyrs et Saints, 18 aprile 2009. URL consultato il 17 novembre 2009 (archiviato dall'url originale il 6 aprile 2016).
  2. ^ Biffi.
  3. ^ Gianpiero Pettiti, Beato Serafino Morazzone Sacerdote, su Santi, beati e testimoni, 7 luglio 2011. URL consultato il 14 aprile 2109.
  4. ^ Santi e beati.
  5. ^ Colombo, p. 81.
  6. ^ Tomo III, capp. I e II; Bognetti, p. 161.
  7. ^ Note a Fermo e Lucia.
  8. ^ Gaeta.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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