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Tommaso Stigliani

letterato e scrittore italiano

Vita e principali opereModifica

Nato a Matera nel 1573, si recò giovinetto a Napoli, dove conobbe Giovan Battista Marino e probabilmente Torquato Tasso; passato a Milano, vi pubblicò nel 1600 un poemetto pastorale, Polifemo; l'anno dopo, a Venezia, diede in luce la prima parte delle sue rime. Fu poi alla corte di Carlo Emanuele I e in quella di Ranuccio I Farnese a Parma, dove, nel 1605, riunì e ampliò le rime giovanili in un Canzoniere, che fu messo all'Indice dei libri proibiti per l'indecenza di alcuni indovinelli. Intanto attendeva al poema Il mondo nuovo, dal quale sperava la gloria; ma le allusioni al Marino, contenute nel c. XVI, provocarono fra i due poeti una clamorosa rottura: il Marino tentò addirittura d'impedire la stampa del poema e di farne sopprimere le copie. Altra violenta contesa ebbe lo Stigliani con Arrigo Caterino Davila, che, provocato, lo ferì gravemente di spada. Divenuto il principale rappresentante dell'antimarinismo, avversato da accademie e da letterati, dovette lasciare Parma e rifugiarsi a Roma; e qui ebbe protezione da Virginio Cesarini, da Scipione Borghese e, negli ultimi duri anni, dal principe Pompeo Colonna. A Roma curò l'edizione de Il Saggiatore di Galileo Galilei (Roma, Mascardi, 1623) e pubblicò una nuova edizione del suo Canzoniere (Roma, Zannetti, 1623) emendata delle poesie oscene. Nel 1627 pubblicò Dell'Occhiale (Venezia, Carampello, 1627), stroncatura dell'Adone di Giambattista Marino, cui seguì l'anno successivo un'edizione definitiva in 34 canti de Il Mondo nuovo (Roma, Mascardi, 1628) e nel 1629 l'irriverente Merdeide[1]. Nel 1651 uscì l'edizione delle Lettere (Roma, Manelfi, 1651). Postumo fu pubblicato il rimario Arte del verso italiano (Roma, Del Verme, 1658).

Come poeta non scrisse opere vitali, sebbene s'illudesse di avere emulato, col suo Mondo nuovo, nientemeno che il Tasso e l'Ariosto: in realtà né il poema si eleva sul gusto del tempo (non vi ha di osservabile, nel cumulo di eventi narrati con tono di cantastorie, che una descrizione dell'Inferno, di chiara derivazione dantesca), né il Canzoniere si solleva in generale dalla sfera delle imitazioni e della mediocrità; in quest'ultimo oggi ci appaiono leggibili quasi solo gli Amori giocosi, piacevole satira dei vizî della poesia barocca. Lo Stigliani, ammiratore del Petrarca e degli antichi, è fra i rappresentanti più cospicui della corrente antimarinista, e ha nella polemica contro l'Adone del Marino un posto notevole col suo famoso libretto, L'Occhiale (1627), in cui mosse a quel poema censure generali e particolari non tutte prive di fondamento.

L'antimarinismoModifica

Tommaso Stigliani è considerato uno dei poeti antimarinisti per eccellenza, in quanto sin dalla prima edizione del Mondo Nuovo e più ancora in Dell'Occhiale accusò il Marino di mancanza di coerenza e fedeltà ai canoni classici della misura e della proprietà linguistica; altre accuse mosse in particolare all'Adone del Marino furono bassezza di stile, barbarismi e ladroneccio, cioè di furto di parole e concetti di altri scrittori. Queste posizioni causarono molti nemici allo Stigliani, ed alcuni suoi testi furono pubblicamente incendiati. Uno dei suoi rivali, Angelico Aprosio, scrisse anche alcune opere per confutare a sua volta e stroncare le tesi di Stigliani.

OpereModifica

NoteModifica

  1. ^ Gaetano Melzi, Dizionario di opere anonime e pseudonime di scrittori italiani, vol. 2, Milano, 1852, pp. 190-191. URL consultato il 29 marzo 2016. Ma si veda anche Benedetto Croce, Saggi sulla letteratura italiana del Seicento, Bari, Laterza, 1962, p. 320, SBN IT\ICCU\RLZ\0139996.

BibliografiaModifica

  • Mario Menghini, Tommaso Stigliani, Genova 1892;
  • Felice Corcos, Appunti sulle polemiche suscitate dall'Adone, Cagliari, tipografia G. Dessì, 1893. URL consultato il 30 novembre 2019.
  • Benedetto Croce, in La Critica, 10 gennaio 1927;
  • Ciro Micellone, P. Angelico Aprosio e le polemiche intorno all'Adone, in Annuario del R. Liceo-ginnasio G. D. Cassini, Savona 1927.
  • Gian Piero Maragoni, Stigliani «ne varietur». Appunti sulla riscrittura del «Polifemo», in Lettere Italiane, vol. 41, nº 1, 1989, pp. 90-98, JSTOR 26264542.
  • Marzio Pieri, «Les Indes Farnesiennes». Sul poema colombiano di Tommaso Stigliani, in Annali d'Italianistica, vol. 10, 1992, pp. 180-189, JSTOR 24004484.
  • Andrea Lazzarini, Una testimonianza di Tommaso Stigliani. Palazzi e libri di disegno in una dichiarazione di poetica mariniana, in Italianistica, vol. 40, nº 1, 2011, pp. 73-85, JSTOR 23938351.
  • (EN) Mary A. Watt, "Cosmopoiesis": Dante, Columbus and Spiritual Imperialism in Stigliani's "Mondo nuovo", in MLN, vol. 127, nº 1, 2011, pp. S245-S256, JSTOR 41415866.

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