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Le due tournée americane dei Beatles nel 1964 furono le prime del gruppo inglese negli USA e nel Canada.

Gli artisti pop britannici avevano difficoltà ad imporsi negli Stati Uniti, ma i Beatles ci riuscirono fin dalla loro prima visita nel febbraio 1964. Sostenuto da una campagna pubblicitaria lanciata dalla Capitol Records, il gruppo richiama grandi folle e porta con sé la Beatlemania. Durante queste due settimane negli USA, i Beatles si esibiscono due volte all'Ed Sullivan Show dove polverizzano i record di ascolto, e danno concerti in sale prestigiose a New York, Washington et Miami. Anche se la stampa, soprattutto newyorchese si mostra critica e poco entusiasta, questo primo passaggio negli Stati Uniti rafforza le vendite di dischi e consacra il dominio del gruppo nelle hit-parades statunitensi.

La seconda tournée, ben più importante, si svolse nell'arco di un mese, in agosto e settembre 1964. Molto lunga e stressante per il gruppo, comprese una trentina di concerti e richiese un notevole sforzo logistico, soprattutto da parte delle autorità locali che dovevano evitare gli eccessi dei fans. La tournée fu costellata di incidenti e scatenò qualche polemica soprattutto riguardo agli isterismi degli ammiratori. Malgrado tutto, la tournée confermò il successo dei Beatles in Nordamerica, richiamando circa 360.000 spettatori. Questi eventi rappresentano l'anticipazione della cosiddetta British Invasion.

Indice

Alla scoperta degli USA (febbraio 1964)Modifica

PreparazioneModifica

Prima dei Beatles, nessun artista pop britannico era stato in grado di esportare il proprio successo negli USA. Un esempio tra i più evidenti è quello di Cliff Richard, la cui vicenda frena i Beatles e fa loro ritenere che il mercato statunitense sia inaccessibile.

John Lennon dichiara: "Cliff c'è andato e si è schiantato. Nel cartello stava sotto Frankie Avalon"[1]. Inoltre, all'inizio del 1963, quattro dischi dei Beatles sono stati distribuiti negli USA da due diverse case discografiche (Vee Jay et Swan), senza grande successo[2]. Contemporaneamente, però, i Beatles stanno suscitando un formidabile entusiasmo popolare in Europa, tanto che la stampa comincia a parlare di « Beatlemania ».

Rassicurato dal successo europeo, il manager Brian Epstein vola a New York nel novembre 1963 per cercare di aggredire il mercato nordamericano. Innanzitutto ottiene che la Capitol Records diventi distributore unico dei dischi del gruppo negli USA. Benché fosse una filiale della EMI, la casa madre dei Beatles, Capitol non aveva sino ad allora mostrato interesse per loro.[2]. Epstein incontra poi Ed Sullivan, che presentava sulla rete CBS l'Ed Sullivan Show il programma di varietà più popolare negli USA. Epstein ottiene due passaggi per i Beatles, ma per soli 10000 dollari, quindi molto al di sotto delle tariffe correnti. Il produttore di Sullivan spiegherà più tardi che l'idea gli sembrò ridicola, visto che i Beatles erano non solo inglesi, ma del tutto sconosciuti in Nordamerica. Tuttavia, Ed Sullivan si rese conto chiaramente di cos'era la Beatlemania quando, nell'ottobre 1963, si ritrovò in un caos indescrivibile all'aeroporto di Londra quando il suo aereo fu ritardato per l'arrivo dei Beatles che ritornavano dalla Svezia dopo una serie di concerti[3]. Sullivan, resosi conto del potenziale di quei giovani musicisti inglesi, accettò quindi la proposta di Epstein dopo numerosi giorni di negoziazione. Le due trasmissioni cui il gruppo avrebbe partecipato furono programmate per il 9 e 16 febbraio 1964[2] et la campagna pubblicitaria lanciata da Capitol a partire da dicembre garantisce una forte promozione al gruppo[4].

 
Nel 1964, Brian Epstein ottiene due concerti alla Carnegie Hall di New York.

Forte di questo primo successo, Epstein incontra il produttore e promotore musicale Sid Bernstein e ci accorda per due concerti alla celebre Carnegie Hall di New York. Per Epstein si tratta della miglior sala da concerti del mondo, raramente accessibile per i musicisti pop[5]. Sid Bernstein ha sentito parlare dei Beatles durante i suoi studi. Mentre lavorava come agente alla General Artists Corporation (GAC), ha frequentato un corso serale di scienze politiche specializzato sull'Inghilterra, e ciò lo portava a leggere la stampa inglese. « Non vedevo che articoli su questi Beatles. Ero incaricato di occuparmi dei giovani per la GAC, e non ne sapevo niente. Nessuno, nel settore, si interessava della musica inglese» Propone quindi al manager dei Beatles 6500 dollari per due concerti alla Carnegie Hall, ed Epstein finisce per accettare[6]. Come organizzatore del primo concerto dei Beatles a New York, Sid Bernstein guadagna popolarità e lancia una sua agenzia. Organizzerà in seguito tutti i concerti newyorchesi del gruppo, con una sola eccezione[2].

Il 13 gennaio 1964 , I Want to Hold Your Hand esce in 45 giri negli USA ed entra all'83º posto nelle classifiche, dopo due mesi in testa nel Regno Unito. Due settimane dopo il single sale al 42º posto. Dopo febbraio, quando i Beatles danno due concerti all'Olympia di Parigi, arriva la notizia: il loro disco si è piazzato in testa alle hit-parade statunitensi[1]. I giornalisti USA traversano l'Atlantico per intervistare i quattro musicisti (Life Magazine pubblica un reportage di sei pagine) e, allo stesso tempo, la Carnegie Hall è travolta dalle richieste di biglietti. Sid Bernstein racconta di aver dovuto lasciare il suo posto a Margaretta, moglie di Nelson Rockefeller, e che avrebbe potuto vendere i suoi biglietti a quattro volte il prezzo d'acquisto. Anche l'Ed Sullivan Show è preso d'assalto: 50 000 richieste per i 728 posti dell'auditorium CBS, a Broadway, da dove si trasmette[7]. PInoltre, per mantenere il suo impegno alla Carnegie, Brian Epstein rifiuta un'offerta di molte migliaia di sterline dal Madison Square Garden[5].

In questo contesto già favorevole, Capitol Records investe 50000 dollari in una campagna pubblicitaria. Cinque milioni di cartelli « Arrivano i Beatles » sono affissi in tutto il Paese. La discografia britannica del gruppo è spedita ai principali disc jockeys locali, e viene distribuito un milione di copie di un giornale a quattro pagine dedicato al gruppo[8]. La direzione di Capitol si fa fotografare con una parrucca da Beatle[8], e celebrità come Janet Leigh fanno lo stesso[9]. Il vicepresidente di Capitol dichiara« Certo, facciamo un bel battage. Ma tutto il battage del mondo non farà mai vendere un cattivo prodotto» I Beatles sono quindi attesissimi già prima di lasciare l'Inghilterra.

Arrivo della BeatlemaniaModifica

 
Arrivée des Beatles à l'aéroport JFK, le 7 février 1964.

Il 7 febbraio 1964 i Beatles decollano dall'aeroporto di Heathrow, invaso da una folla di migliaia di fans venuti per augurare loro buon viaggio[9]. La radio new-yorchese WMCA li segue minuto per minuto: « sono le h 30, ora dei Beatles. Hanno lasciato Londra da una mezz'ora e si trovano sopra l'Atlantico in direzione New York. La temperatura è di zero gradi, scala Beatles. ». Sbarcando dal volo Pan Am 101[3] all'aeroporto JFK, i Beatles scoprono che 10 000 fans impazziti li attendono [7]. « Siamo scesi dall'aereo ed era come essere ancora a casa, ancora milioni di ragazzi», osserva Ringo Starr[9]. Appena arrivati, i musicisti sono portati ad una conferenza stampa che si svolge in un clima sovreccitato per non dire caotico in una sala dell'aeroporto[10], e ci si buttano con entusiasmo. Alla domanda « Potete cantarci qualcosa ? », la risposta di John Lennon fu: « No ! Prima i soldi ! ». Da parte sua, Ringo Starr, quando gli si chiede se ama Beethoven, scherza così« E'un grande! Mi piacciono molto le sue poesie»[10]. Arrivano poi a Manhattan a bordo di una limousine nera scortata da poliziotti a cavallo in mezzo ad un'orda di fans scatenati assiepati sui marciapiedi[9].

I Beatles scoprono così un'altra cultura, specialmente quella della pubblicità aggressiva, della quale diventano strumenti loro malgrado. Neil Aspinall, road manager del gruppo, testimonia che « la gente ci faceva un sacco di trappole. Durante le conferenze stampa c'erano dietro di noi grandi cartelli che vantavano questo o quel prodotto, e noi neanche ce ne accorgevamo[11]. » Ci si disputa la possibilità di avere una "licenza Beatles[12] ". Ingenuamente, loro accettano di citare in diretta il nome di questo o quel programma, offrendo così inconsapevolmente una pubblicità gratuita. Brian Epstein finisce per porre dei limiti: «Gli animatori si sono buttati a corpo morto, ma dopo qualche giorno ho dovuto mettere limiti severi[13]» Questo non impedirà che alcune interviste del gruppo, registrate abusivamente, siano messe in vendita in dischi a 33 giri con la loro foto in copertina[12]. Si valuta che nel 1964 il giro d'affari di prodotti collegati al gruppo abbia raggiunto il 50 milioni di dollari.[12].

Due giorni dopo l'arrivo il gruppo si presenta agli studi dell'Ed Sullivan Show. Registrano nel pomeriggio una sequenza destinata ad essere trasmessa dopo la loro partenza, prima di partecipare alla trasmissione vera e propria, in diretta, la stessa sera[11]. I Beatles presentano cinque loro canzoni, iniziando con All My Loving, Till There Was You et She Loves You, per passare a I Saw Her Standing There e I Want to Hold Your Hand[4]. Il record di ascolto sono polverizzati: più di 73 milioni di telespettatori [14], ossia circa il 45% della popolazione: uno degli share più alti della storia della televisione USA, esclusi gli eventi sportivi[3] . Questo passaggio in video fu memorabile per un'intera generazione: Paul McCartney ricorda che Dan Aykroyd dei Blues Brothers gli disse : « Oh, certo che mi ricordo di quella domenica sera ! non capivamo cosa ci stava capitando[11] ! » A posteriori, i media statunitensi arriveranno a dire che la trasmissione restituì morale agli Stati Uniti, ancora profondamente traumatizzati dall'assassinio, 77 giorni prima, di John F. Kennedy[3]. Qualche giorno dopo i Beatles partecipano ad una seconda trasmissione dello Show, questa volta in diretta dal Deauville Hotel de Miami[15].

In totale contrasto con l'incontestabile successo di pubblico, la stampa newyorchese pubblica resoconti piuttosto sarcastici se non sprezzanti della loro prestazione. I Beatles sono così definiti « inoffensivi », « come gli hula hoops e i pesci volanti » (New York Post, New York World Telegram and Sun)[16], o anche descritti come « quattro tizi di Liverpool non molto inquietanti, dei rigolos » (New York Journal)[16]. L' Herald Tribune attribuisce il loro successo alla pubblicità [16], mentre Newsweek giudica le loro canzoni « disastrose, un guazzabuglio grottesco di sentimenti buoni per cartoline di San Valentino. »[16] Preoccupato da questa accoglienza difficile, Brian Epstein è ad un passo dall'annullare le due conferenze stampa programmate. Tuttavia queste critiche non impediscono al pubblico di precipitarsi a comperare i dischi dei Beatles: il 10 febbraio, Capitol consegna al gruppo due dischi d'oro per I Want To Hold Your Hand et Meet The Beatles! ; il 12 arriva il disco d'oro per She Loves You, dato che la canzone scala rapidamente le classifiche fino ad arrivare al primo posto il 21 marzo [16].

La Beatlemania si è impadronita del pubblico di New York. L'hôtel dei Beatles non ha previsto nessuna misura particolare pensando ad avere a che fare con normali clienti, Il Plaza Hotel è così costantemente preso d'assalto dai fan e dalla stampa. Costretti a restare nelle loro stanze, i Beatles devono preavvisare per qualunque uscita la polizia, che non può altrimenti garantire la loro sicurezza. Un tentativo di passeggiata a Times Square li dissuade dal muoversi se non in automobile. Durante la seconda trasmissione dell'Ed Sullivan Show sono necessari un centinaio di poliziotti, anche a cavallo, per contenere i fans. I Beatles riescono comunque a visitare Central Park per un servizio fotografico, ancora una volta sotto buona scorta[17]. Il Daily Mail ricorda : « La polizia di New York non lavorava così duro dalla visita congiunta di Castro, de Chruscev e Tito in città nel 1960[18]. »

Washington, New York e MiamiModifica

 
Il percorso dei Beatles nella prima tournée americana.

Dopo il primo passaggio all'Ed Sullivan Show i Beatles raggiungono in treno Washington, dove danno il primo vero concerto su suolo statunitense. Ottomila persone riempiono la sala del Washington Coliseum: il pubblico più numeroso della storia per un concerto di un complesso. Questo concerto prefigura tutti quelli che seguiranno. Come accadrà abitualmente, le condizioni nelle quali si esibiscono sono tutt'altro che ideali: al Coliseum la scena è in mezzo alla sala come un ring, e la batteria di Ringo è montata su una piastra girevole perché il gruppo possa suonare guardando una o l'altra sezione del pubblico. Il meccanismo funziona male e i Beatles stessi devono far girare la piastra. L'impianto di amplificazione è ancora rudimentale, l'atmosfera è surriscaldata e le note si perdono nelle urla del pubblico che continua a gettare sulla scena della caramelle di gelatina delle quali George Harrison ha detto di essere goloso.

Per evitare la confusione, il premier britannico Alec Douglas-Home, che doveva arrivare a Washington, D.C. lo stesso giorno dei Beatles, rinvia il viaggio di un giorno[19]. I Beatles sono invitati a un ricevimento all'ambasciata britannica e devono piegarsi alle richieste degli invitati come la richiesta di autografi, e a far fronte a fans troppo intraprendenti come quello che cerca di tagliare una ciocca di capelli a Ringo Starr. I Beatles sono tutti disgustati: John Lennon se ne va prima della fine, e d'allora in poi rifiuteranno sistematicamente eventi di questo tipo.[20]. È proprio in relazione all'episodio dei capelli che Ringo esclama « tomorrow never knows[21] », frase che diventerà il titolo di una canzone firmata John Lennon e pubblicata due anni dopo in Revolver.

Il 12 febbraio il gruppo rientra a New York per dare due concerti alla Carnegie Hall, anche questi con il tutto esaurito e 6000 spettatori ad ogni rappresentazione. La loro apparizione dura solo 25 minuti, il che viene criticato dalla stampa.[12] Dopo lo spettacolo, Sid Bernstein cerca di organizzare all'ultim'ora Brian Epstein un altro concerto al Madison Square Garden, subito prima della partenza del gruppo, ma Epstein declina l'offerta[22].

Dopo questi successi a New York e Washington, i Beatles volano a Miami, nel sud della Florida, per la loro seconda apparizione all'Ed Sullivan Show. Ancora una volta sono attesi da fans in delirio e, questa volta, la confusione provoca danni per migliaia di dollari[23]. Tra le prove al Deauville Hotel e le lunghe serie di interviste, si concedono qualche pausa sulla spiaggia, su uno yacht o in una piscina prestata loro da un milionario. « Pendant qu'on rôtissait au soleil », come racconta John Lennon, il lavoro di composizione per l'album successivo, A Hard Day's Night prosegue a ritmo sostenuto[24]. Il 16 febbraio si esibiscono all'Ed Sullivan Show in diretta dal loro hôtel, con un programma leggermente diverso (Till There Was You sostituita da This Boy, aggiunta di From Me to You). Benché la vedette ufficiale della trasmissione sia Mitzi Gaynor, sono i Beatles ad attirare più di 70 milioni di telespettatori[25]. Durante il breve soggiorno a Miami, incontrano il pugile Cassius Clay, allora nel pieno della preparazione dell'incontro con il campione in carica Sonny Liston. L'incontro è ampiamente recensito dalla stampa, che gioca sulla differenza di stazza tra i Beatles ed il futuro Muhammad Ali. Questi scherzerà in un commento: « Questo farà impazzire Liston: i Beatles vengono da me e da lui no [26]. »

I Beatles lasciano gli stati Uniti il 22 febbraio. In sole due settimane e con sole tre tappe, sembrano aver già conquistato il pubblico USA. Dopo il loro ritorno in Inghilterra, le proposte di nuove tournée affluiscono al manager Brian Epstein. La conquista degli USA si concretizza anche nelle royalties sui dischi: Capitol Records versa a Epstein 253.000 dollari per un solo mese di vendite[27].

Prima grande tournée americana(agosto 1964)Modifica

Contesto e logisticaModifica

Il 24 marzo 1964, il singolo Can't Buy Me Love arriva al primo posto delle classifiche sia nel Regno Unito che negli USA, con un record di tre milioni di prenotazioni nei due paesi[28]. Poco dopo, i Beatles realizzano un exploit con cinque canzoni nei cinque primi posti del Billboard Hot 100 : Can't Buy Me Love, seguita da Twist and Shout, She Loves You, I Want to Hold Your Hand, e Please Please Me. Nella stessa settimana altre sette canzoni del gruppo entrano nelle Hot 100, con un totale di dodici titoli[29]. Questo successo, senza precedenti e mai più ripetuto, conferma il loro radicamento nel panorama musicale USA. Da quel momento sono presenti tutte le condizioni per organizzare una tournée di concerti di più ampio respiro rispetto a febbraio. Prima, però, i Beatles partono per una tournée mondiale all'inizio dell'estate 1964: dopo l'Europa (Danimarca, Paesi Bassi) raggiungono Hong Kong, poi la Nuova Zelanda e l'Autralia, dove sono accolti da 300.000 persone davanti al loro albergo: la folla più grande che abbiano mai raccolto[30]. Durante i primi concerti di questa tournée agli antipodi, i Beatles utilizzano un batterista, Jimmy Nicol, incaricato all'ultimo minuto di sostituire Ringo Starr, operato d'urgenza alle tonsille.

Anche se non è più necessaria una promozione ampia come per il loro primo viaggio negli USA, l'organizzazione della tournée americana si sviluppa per vari mesi. Nat Weiss, incaricato delle operazioni e già coinvolto nel precedente viaggio, testimonia sulla logistica e sui grandi sforzi necessari: « C'è voluta quasi la stessa preparazione che per lo sbarco in Normandia. Milioni di dollari hanno cambiato di mano. E resta impossibile stimare con precisione i costi tra i cachet dei Beatles, le vendite di hot-dogs e la pellicola. » È necessario in particolare affittare un aereo privato per i loro spostamenti[31]. Numerosi hotel rifiutano di ospitare il gruppo per la mancanza dei mezzi necessari a gestire le difficoltà soprattutto in materia di sicurezza. Tra i mezzi impiegati, elicotteri e auto-civetta per ingannare i fans. Il Daily Mail del 18 agosto titola quindi, riferendosi all'ultimo album del gruppo : « A Hard Day's.. Month[32]. »

Nella sua biografia autorizzata dei Beatles, Hunter Davies mette in cifre questa prima grande tournée, descritta come la più lunga e faticosa di tutte. Durata 32 giorni, ha portato i Beatles a percorrere 361 300 chilometri, viaggiare 60 ore e 25 minuti in aereo, dare 30 concerti e un galà di beneficenza in 24 città statunitensi e canadesi[30].

Svolgimento della la tournéeModifica

 
L'Hollywood Bowl, anfiteatro all'aperto.

Il primo concerto della tournée si svolge al Cow Palace di San Francisco il 19 agosto 1964[32]. Ovunque i Beatles sono circondati da orde di fans isterici, con conseguenze diverse nelle varie occasioni. Il 22 agosto a Vancouver, per il loro primo concerto canadese, la stampa riferisce che La polizia minaccia di staccare la corrente se non si ristabilisce la calma. Il giorno seguente i Beatles sono a Los Angeles per un concerto all'Hollywood Bowl. Le autorità devono prendere precauzioni: un'area di 5 km² intorno all'anfiteatro è chiusa, e si prendono misure per permettere ai residenti di raggiungere le loro case[33]. Grazie alla qualità degli impianti di scena, la Capitol Records pensa che questa sia l'occasione di registrare un album live del gruppo. George Martin, produttore del gruppo, è inviato sul luogo, ma non ha la minima idea di come eliminare dall'audio le urla dei 18 000 fans presenti, e dichiara: L'idea dell'alnbum è quindi rinviata; il disco Live At The Hollywood Bowl sarà alla fina pubblicato nel 1977, dopo che George Martin e Geoff Emerick saranno riusciti ad ottenere un risultato accettabile utilizzando anche le registrazioni della tournée de 1965[33].

La tournée è costellata da numerosi incidenti. Durante il passaggio a Montréal, Ringo Starr riceve minacce di morte, dato che lo si considera un "ebreo inglese" il che è anche falso. Le misure di sicurezza sono rinforzate, e Starr confessa che quella è stata una delle rare volte in cui ha veramente avuto paura durante una tournée.[34]. A Cleveland, una barriera cede e la polizia è costretta ad interrompere il concerto[33]. A New Orleans i fan invadono il prato e si lanciano contro la polizia per cercare di toccare un Beatle. Un giornalista scrive nella sua cronaca: "Tra una canzone e l'altra John Lennon continuava a domandare "Chi sta vincendo?" e nell'annunciare She Loves You aggiunge: "Ci piacerebbe che veniste - almeno i sopravvissuti!"

L'isterismo sistematico che accompagna il gruppo colpisce numerosi psicologi statunitensi, che si esprimono pubblicamente per l'interruzione della tournée. Le polemiche si scatenano quando i Beatles -nonostante gli sforzi di Brian Epstein di tenerli fuori dalle polemiche politiche- si dichiarano contrari alla segregazione razziale, pratica ancora in uso in certe parti degli USA. Al Gator Bowl di Jacksonville, i Beatles minacciano di non suonare se il pubblico sarà diviso per razze, ed ottengono il risultato: sarà il primo concerto pop senza segregazione in Florida[33].

Durante la tournée, Charles Finley, un miliardario di Kansas City, si presenta proponendo un passaggio dei Beatles nella sua città per un cachet record di 150.000 dollari. Nonostante l'agenda del gruppo sia piena (a parte i giorni di riposo), il loro manager Brian Epstein accetta l'offerta per il prestigio derivante da un compenso senza precedenti negli USA[35]. I Beatles suonano il 17 settembre, adattando leggermente il programma alla città che li ospita: interpretano il medley Kansas City/Hey, Hey, Hey, Hey, che sarà compreso nel loro album successivo, Beatles for Sale. La folla è talmente eccitata che il gruppo deve abbandonare brevemente il palco perché si ristabilisca un po' di calma[32]. Dopo il concerto, l'hotel dove hanno dormito approfitta dell'occasione per mettere in vendita pezzi delle federe dei loro cuscini: 160 000 minuscoli pezzi di tessuto sono tagliati e venduti a un dollaro l'uno, con un certificato di autenticità. A Epstein viene fatta un'altra proposta mirabolante: una agenzia di New York offre 4 milioni di sterline per acquistare il gruppo.[35].

Dopo Dallas il 18 settembre, il gruppo torna a New York il 20, per un ultimo concerto al Paramount Theatre. rifiutati dal Plaza Hotel, alloggiano al Delmonico Hotel. L'esibizione al Paramount è in realtà un concerto di beneficenza, con biglietto a 100 dollari, ed è l'ultima della tournée[36]. È in questa occasione che i Beatles incontrano Bob Dylan, e che questi fa loro provare per la prima volta la marijuana. Una scoperta che ha un'importanza innegabile nell'evoluzione della loro musica. La leggenda vuole che Dylan abbia frainteso la frase « I can't hide » (« Non posso nasconderlo») di I Want to Hold Your Hand per « I get high » (« Io mi sbronzo»), e che quindi non abbia esitato a proporre ai Beatles un « reefer » ossia uno spinello[37].

Al ritorno a Londra, alla domanda su come avessero trovato l'America, la risposta di John Lennon fu: "Girando a sinistra dopo la Groenlandia"

Diventati re degli Stati Uniti, al vertice delle classifiche fino al termine della carriera, i Beatles danno inizio al movimento noto come « British Invasion », aprendo le porte ai loro colleghi britannici come i Rolling Stones, i Kinks, gli Animals, gli Who, che a loro volta prenderanno d'assalto l'immenso mercato statunitense.[38]. Quanto ai Beatles, torneranno un anno dopo per una seconda grande tournée iniziata con una storica prestazione allo Shea Stadium di New York il 15 agosto 1965.

Programma ed elenco dei concertiModifica

Ecco il programma-tipo interpretato in questa tournée.

  1. Twist and Shout
  2. You Can't Do That
  3. All My Loving
  4. She Loves You
  5. Things We Said Today
  6. Roll Over Beethoven
  7. Can't Buy Me Love
  8. If I Fell
  9. I Want to Hold Your Hand
  10. Boys
  11. A Hard Day's Night
  12. Long Tall Sally

In alcuni concerti l'ordine dei pezzi è modificato così: I Saw Her Standing There suonata in apertura, Twist and Shout spostata alla fine, e She Loves You eliminata dal programma. Per il concerto a Kansas City au Missouri, i Beatles aprono con il medley Kansas City/Hey, Hey, Hey, Hey.

Lista completa dei concerti [32]
Data Città Luogo Audience
1 19 agosto 1964 San Francisco, CA, Stati Uniti d'America Cow Palace 17 130
2 20 agosto 1964

(2 concerti)

Las Vegas, NV, Stati Uniti d'America Convention Center 16 000
3
4 21 agosto 1964 Washington, WA, Stati Uniti d'America Seattle Coliseum 14 720
5 22 agosto 1964 Vancouver, CB, Canada Empire Stadium 20 261
6 23 agosto 1964 Los Angeles, CA, Stati Uniti d'America Hollywood Bowl 18 700
7 26 agosto 1964 Denver, CO, Stati Uniti d'America Red Rocks Amphitheatre 5 000
8 27 agosto 1964 Cincinnati, OH, Stati Uniti d'America Cincinnati Gardens 14 000
9 28 agosto 1964 New York, NY, Stati Uniti d'America Forest Hills Stadium 16 000
10 29 agosto 1964
11 30 agosto 1964 Atlantic City, NJ, Stati Uniti d'America Convention Hall 19 000
12 2 settembre 1964 Filadelfia, PA, Stati Uniti d'America Convention Center 13 000
13 3 settembre 1964

(2 concerti)

Indianapolis, IN, Stati Uniti d'America State Fair Coliseum 30 000
14
15 4 settembre 1964 Milwaukee, WI, Stati Uniti d'America Milwaukee Arena 1 000
16 5 settembre 1964 Chicago, IL, Stati Uniti d'America International Amphitheatre 19 000
17 6 settembre 1964 Detroit, MI, Stati Uniti d'America Olympia Stadium sconosciuto
18 7 settembre 1964

(2 concerti)

Toronto, ON, Canada Maple Leaf Gardens 35 522
19
20 8 settembre 1964

(2 concerti)

Montréal, QC, Canada Forum de Montréal 21 000
21
22 11 settembre 1964 Jacksonville, FL, Stati Uniti d'America Gator Bowl Stadium 23 000
23 12 settembre 1964 Boston, MA, Stati Uniti d'America Boston Garden 13 909
24 13 settembre 1964

(2 concerti)

Baltimora, MD, Stati Uniti d'America Baltimore Civic Center 13 000
25
26 14 settembre 1964 Pittsburgh, PA, Stati Uniti d'America Civic Arena 12 603
27 15 settembre 1964 Cleveland, OH, Stati Uniti d'America Public Auditorium 12 000
28 16 settembre 1964 New Orleans, LA, Stati Uniti d'America City Park Stadium 12 000
29 17 settembre 1964 Kansas City, MO, Stati Uniti d'America Municipal Stadium 20 208
30 18 settembre 1964 Dallas, TX, Stati Uniti d'America Memorial Coliseum 10 000
31 20 settembre 1964 New York, NY, Stati Uniti d'America Paramount Theatre 3 682

NoteModifica

  1. ^ a b Hunter Davies, p.238
  2. ^ a b c d Hunter Davies, p. 237
  3. ^ a b c d (en) Todd Leopold, "When the Beatles hit America", CNN.com, 10 février 2004
  4. ^ a b Tim Hill, p. 82
  5. ^ a b Brian Epstein, p. 25
  6. ^ Hunter Davies, p. 236
  7. ^ a b Hunter Davies, p. 240
  8. ^ a b Hunter Davies, p. 239
  9. ^ a b c d The Beatles Anthology, p. 116
  10. ^ a b The Beatles Ultimate Experience (en) " Beatles Press Conference: American Arrival 2/7/1964"
  11. ^ a b c The Beatles Anthology, p. 119
  12. ^ a b c d Hunter Davies, p. 243
  13. ^ Brian Epstein, p. 36
  14. ^ Hunter Davies, p. 241
  15. ^ Brian Epstein, p. 29
  16. ^ a b c d e Tim Hill, p. 83
  17. ^ Tim Hill, p. 84
  18. ^ Tim Hill,p. 85
  19. ^ Hunter Davies, p. 242
  20. ^ Brian Epstein, p. 34
  21. ^ (en) Interview des Beatles par la BBC, sur beatlesinterviews.org, 22/02/1964.
  22. ^ Tim Hill, p. 89
  23. ^ Tim Hill, p. 90
  24. ^ The Beatles Anthology, p. 129
  25. ^ Tim Hill, p. 90-92
  26. ^ Tim Hill, p. 96-97
  27. ^ Tim Hill, p. 99
  28. ^ Hunter Davies, p. 246
  29. ^ Tim Hill, p. 118
  30. ^ a b Hunter Davies, p. 248
  31. ^ Tim Hill, p. 161
  32. ^ a b c d Tim Hill, p. 162
  33. ^ a b c d Tim Hill, p. 164-165
  34. ^ (en) « The Beatles American Tours » Archiviato il 27 gennaio 2015 in Internet Archive..
  35. ^ a b Hunter Davies, p. 249
  36. ^ Tim Hill, p. 167
  37. ^ The Beatles Anthology, p. 158
  38. ^ (en) British Invasion (music), Encyclopædia Britannica

BibliografiaModifica

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