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Unzione degli infermi

sacramento della chiesa cattolica
Sacramento dell'Estrema Unzione (1779), incisione di Pietro Antonio Novelli

L'unzione degli infermi è un sacramento celebrato dalla Chiesa cattolica e da altre chiese cristiane. Consiste fondamentalmente nella preghiera che si fa per un malato, spesso al suo capezzale, e nell'unzione dello stesso con l'olio appositamente benedetto per questo uso. È il sacramento destinato espressamente dalla Chiesa al conforto anche fisico delle persone affette da malattia, fin dai primi secoli del cristianesimo.

Dal punto di vista etnologico e antropologico è un rito di passaggio.

Indice

Dati storico-teologiciModifica

Origini del nomeModifica

In un passato piuttosto recente questo sacramento veniva comunemente chiamato "estrema unzione", per l'abitudine pastorale di donarlo solo in punto di morte o quando la malattia si presentava ormai con un esito letale. Questo modo di fare proveniva dalla poca evangelizzazione dei battezzati che temevano che la venuta del sacerdote fosse di cattivo augurio, e quindi chiamavano il loro pastore solo "in extremis", e anche certamente, in parte, dalla mancanza di zelo dei pastori stessi. L'origine del nome di questo sacramento "Unzione degli infermi" si trova nella lettera di Giacomo (Gc. 5,14-15): "chi è malato, chiami presso di sé i presbiteri della Chiesa ed essi preghino su di lui dopo averlo unto con olio nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo solleverà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati". (Bibbia CEI)

Origini del ritoModifica

Papa Innocenzo I, nella propria lettera del 19 marzo 416, stabilisce che l'olio consacrato dal vescovo, potesse essere amministrato anche dai fedeli ai cristiani che non erano sottoposti a penitenza, ponendone in risalto l'effetto corporale tant'è che fu definita da Cesario d'Arles "medicina della chiesa".

Nei secoli successivi la diffusione del sacramento, raccomandata fino ad allora per contrastare rituali e pratiche magiche, venne regolamentata da disposizioni conciliari e celebrata dai sacerdoti.

Nei secoli precedenti, era usanza del rito ambrosiano, prescritta da san Carlo Borromeo, che il suono delle campane avvisasse i padri di famiglia o il figlio primogenito della imminente "Processione per la comunione degli Infermi" (oggi abbreviato in "Processione degli Infermi", per devozione o per Viatico).

Il sacerdote portava il ss. Viatico nel corso di una breve processione dalla chiesa alla dimora del malato, a cui partecipavano i fedeli con le famiglie, a piedi e a capo scoperto, portando candele processionali e pronunciando canti e preghiere per invocare la grazia della guarigione miracolosa. I canti noti al popolo erano: Miserere, De Profundis, Laudate Dominum, i cantici Benedicte e Benedictus, Te Deum, gli inni Pange Lingua e Verbum Supernum Prodiens. I passanti che si incontravano lungo il percorso, cessavano dal lavoro e si inginocchiavano in segno di adorazione. Il mistico san Alfonso Maria de' Liguori consigliava di lasciare l'infermo solo col sacerdote, mentre furoi dalla stanza fedeli e famigliari pronunciavano le Litanie della Madonna.

Fondamenti scritturisticiModifica

La Chiesa cattolica insegna che la sua istituzione risale a Gesù stesso.

  • Il primo invio missionario dei dodici apostoli da parte di Gesù. Dopo che questi ha dato loro le dovute istruzioni, l'evangelista narra:
E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano (Marco 6,12-13).
Nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno (Marco 16,17-18)
Chi tra voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia salmeggi. Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati.

Dottrina e prassi attualeModifica

Il Concilio Vaticano II (1962-1965) così la definisce:

Con la sacra unzione degli infermi e la preghiera dei sacerdoti, tutta la chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché alleggerisca le loro pene e li salvi, anzi li esorta ad unirsi spontaneamente alla passione e morte di Cristo, per contribuire così al bene del popolo di Dio (LG 11)

La Costituzione apostolica Sacram Unctionem Infirmorum (30 novembre 1972), in linea con il Concilio Vaticano II ha stabilito che:

Il sacramento dell'unzione degli infermi viene conferito ai malati in grave pericolo, ungendoli sulla fronte e sulle mani con olio debitamente benedettoolio di oliva o altro olio vegetale – dicendo una sola volta:
"Per questa santa unzione e per la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo e, liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi".

Oggi il sacramento dell'unzione dei malati è visto nella luce della vicinanza di Cristo al malato e al sofferente.

Il compendio del catechismo afferma: "Questo Sacramento consente talvolta, se Dio lo vuole, anche il recupero della salute fisica". Il Catechismo elenca tra gli effetti del sacramento "il recupero della salute, se ciò giova alla salvezza spirituale".

La Chiesa cattolica lo amministra a chi, malato gravemente, è ancora capace di intendere e volere e così rafforzare la sua fede.

Ministro del sacramento sono il vescovo e il presbitero.

La Chiesa accetta la celebrazione comunitaria[1], nella quale la comunità cristiana intera prega per i suoi membri malati.

L'8 marzo 1566 con la costituzione apostolica Super Gregem Dominicum, papa san Pio V impose l'obbligo ai medici curanti di esortare i malati a confessarsi dei loro peccati sacramentalmente, prima di qualsiasi cura, ai famigliari e parenti l'obbligo di informare il parroco, e di esortare il malato alla confessione, così come di adornare la stanza da letto con acqua benedetta, oggetti e immagini sacre cui il malato è devoto.
La malattia non è qui intesa la come punizione divina di un qualche peccato umano, mentre lo stato di grazia che segue l'assoluzione confessionale è la condizione per potersi presentare a Dio con una preghiera efficace, ed ottenere i benefici gratuiti richiesti di guarigione dell'anima prima della morte, e talora di guarigione del corpo.

Indulgenze nella Chiesa Cattolica

Nota: per fedeli e chierici che accompagnano il Viatico.

«Per concessione di Paolo V il 5 novembre 1606 e di Innocenzo XI nel 1º ottobre 1688, ampliata da Innocenzo XII il 15 gennaio 1695, acquista Indulgenza di 7 anni e 7 quarantene chiunque accompagna con cereo il ss. Viatico, e chi, senza cereo, [acquista indulgenza di] 5 anni e 5 quarantene; e chi, legittimamente impedito, manda altri, 3 anni e 3 quarantene.
Chi recita in propria casa un Pater e un Ave secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, cento giorni d'Indulgenza. Queste indulgenze furono confermate da Clemente X il 23 aprile 1676; e per concessione di Benedetto XIV al 13 settembre 1749, sono applicabili [alle anime] dei defunti»

(G.Riva, Manuale di Filotea, ed.ne 1860[2])

Unzione degli infermi nelle altre ChieseModifica

La Chiesa ortodossa, la Chiesa copta[3] e la Chiesa vetero-cattolica[4] considerano l'estrema unzione come un vero e proprio sacramento.

Anche altre Chiese cristiane, come quella anglicana, quelle protestanti e quella luterana effettuano l'estrema unzione solamente come un gesto puramente simbolico e onorifico senza alcuna validità sacramentale.

La Chiesa ortodossaModifica

L'unzione degli infermi è un sacramento che la Chiesa ortodossa amministra sin dai tempi degli apostoli, come confermato in Gc 5, 14-15.

 
Sacramento dell'unzione

Secondo la Tradizione, dovrebbero essere sette i sacerdoti a celebrare il Mistero, ungendo le persone malate nell'anima e nel corpo, ma solitamente è solo un sacerdote. Viene celebrato in chiesa soprattutto durante la Santa Quaresima, in giorni diversi in base alla tradizione locale: la chiesa greca lo celebra il mercoledì della settimana santa, la chiesa russa nelle domeniche di quaresima, la chiesa rumena i venerdì sera. Su richiesta dei fedeli può essere celebrato anche in casa, soprattutto se per persone molto malate oppure morenti.

Vengono posti su un tavolino di fronte l'altare l'olio e, secondo il rito costantinopolitano, il grano e il vino, che viene mischiato con l'olio. I sacerdoti pregano affinché lo Spirito Santo scenda a consacrare l'olio, donando ai fedeli, pentiti dei propri peccati, la salute del corpo e dell'anima, e la remissione dei peccati.

Vengono letti passi dalle lettere degli apostoli e dai Vangeli, per ricordare ai fedeli le guarigioni operate da Cristo. Successivamente I fedeli vengono unti sette volte - sulla fronte, sulle mani, sulle guance, sul collo - ma spesso ciò non avviene, e il sacerdote si limita ad ungere la fronte e le mani.

Dopo l'ultima lettura dai Vangeli, i sacerdoti pregano sui fedeli ponendo loro sul capo l'epitrakilion (l'equivalente della stola latina) per la remissione dei peccati e la salute dell'anima e del corpo.

Il sacramento non può essere amministrato agli eterodossi.

NoteModifica

  1. ^ Codice di Diritto Canonico - IntraText, su www.vatican.va. URL consultato il 21 dicembre 2015.
  2. ^ don Giuseppe Riva, coi Tipi di Antonio Valentini e C., Manuale di Filotea, ed.ne decimaterza (riveduta e aumentata), Milano, Libraio Serafino Maiocchi, Contrada de' Profumieri n. 3219, Agosto 1860, p. 325-329 (di 940).
  3. ^ Sacrament of the Unction of the Sick CopticChurch.net
  4. ^ Unction of the Sick The Old Chaotlic Ritual: Unction of The Sick

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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