Vettura sport

La vettura sport (sport car in inglese), da non confondere con il concetto di vettura sportiva, che è molto più generico, è una tipologia di autovettura di piccole dimensioni, generalmente a due posti e due porte, progettata per poter raggiungere ottime prestazioni, siano esse puramente velocistiche o relative al telaio, e per avere un'ottima manovrabilità[1]. Le vetture sport possono essere spartane o lussuose, ma devono avere un peso contenuto, specie se utilizzate nelle competizioni, e delle prestazioni particolarmente brillanti.

CaratteristicheModifica

A sinistra, una Amilcar CC e a destra una ben più costosa Alfa Romeo 8C 2900 carrozzata come vettura sport

In genere, il concetto classico di vettura sport è legato ad una vettura con carrozzeria aperta e linee essenziali, poco ricercate e votate unicamente al raggiungimento di prestazioni efficaci. Queste vetture erano in genere caratterizzate da un'architettura meccanica a motore anteriore e a trazione posteriore, con una dotazione scarna per rendere leggero il corpo vettura, anche se non sono mancati modelli dall'equipaggiamento più ricco. A volte, come succedeva spesso negli anni '20 del secolo scorso, alcuni modelli di vetture sport derivavano direttamente dalle vetture da competizione utilizzate nei Gran Premi, come per esempio succedeva nel caso di molte Bugatti costruite in quel decennio. In altri casi, succedeva invece il contrario, come per esempio le vetture sport realizzate su base meccanica della Fiat 1100 nell'immediato dopoguerra. In ogni caso, le vetture sport potevano essere di differenti fasce di mercato, spaziando dalle piccole Amilcar alle ben più esclusive Alfa Romeo 8C 2900.

Il termine "vettura sport" è oggi piuttosto desueto poiché questo genere di vetture era particolarmente noto nella prima metà del secolo scorso e fino alla fine degli anni '50, quando piccoli e grandi costruttori raggiunsero una notorietà ragguardevole grazie alle vetture sport da essi costruite ed utilizzate principalmente nelle competizioni. Ciò non toglie che spesso tali vetture venissero utilizzate anche come vetture stradali, laddove fosse loro consentito, e cioè nei casi in cui tali vetture avessero caratteristiche compatibili con le legislazioni vigenti ed eventualmente con i modelli di grande serie da cui fossero stati derivati.

StoriaModifica

 
La Vauxhall 20 hp, uno dei primissimi esempi di vettura sport

Le vetture sport affondano le proprie radici all'inizio del XX secolo nelle automobili turismo. Queste parteciparono ai primi rally, come l’Herkomer Cup, il Prinz Heinrich Fahrt, ed il rally di Monte Carlo[2]. Sebbene il termine sia stato coniato dopo la prima guerra mondiale, i primi due modelli di vetture sport sono considerate la Vauxhall 20 hp, costruita nel 1908, e l'Austro-Daimler 27/80PS, che venne progettata da Ferdinand Porsche[2].

Dopo poco tempo, questi costruttori vennero seguiti da numerose altre case, in gran parte inglesi (, ma anche francesi (DFP, Bugatti, ecc), tedeschi (Benz, Simson, ecc) e statunitensi. Negli USA (dove le vetture sport erano chiamate roadster, speedster, runabout, o raceabout), le vetture sport erano fabbricate da Apperson, Kissel, Marion, Midland, National, Overland, Stoddard-Dayton, e Thomas, che assemblavano vetture di piccole dimensioni. Oltre a questi, molti altri costruttori come Chadwick, Mercer, Stutz, e Simplex producevano invece vetture più grandi, che erano anche chiamate Gran Turismo[2]. A partire dall'inizio degli anni '20 del XX secolo vi fu un vero boom di questo genere di vetture, conseguente ai regolamenti sportivi che ne favorirono l'utilizzo nelle competizioni e non di rado ai bassi costi di gestione da parte dei piloti privati. In quest'ultimo caso, si trattava di vetture iscrivibili nella categoria sportiva "voiturettes", come ad esempio le Bugatti Tipo 13 che proprio in quel periodo stavano ottenendo vittorie di rilievo. Nel 1921 la Ballot mise sul mercato la 2LS, che possedeva un motore con doppio albero a camme in testa da 2 litri di cilindrata erogante 75 CV di potenza. La vettura, un classico esempio di vettura sport, fu progettata da Ernest Henry e poteva raggiungere la ragguardevole velocità massima, per l'epoca, di 150 km/h. In quattro anni ne furono costruite un centinaio. La vettura fu seguita dalle 2LT e 2LTS, entrambe con motore monoalbero. Nello stesso anno, la Benz costruì la 28/95PS, che possedeva un motore sovralimentato[2], mentre la Mercedes propose la sua 10/40/65 PS anche come vettura sport. Sempre in Germania, la Simson offrì su una sua vettura, la Supra Type S, un motore a doppio albero a camme in testa da 2 litri di cilindrata, erogante 60 CV di potenza. Erano disponibili due versioni, una turismo a telaio lungo che raggiungeva la velocità massima di 120 km/h, ed una classificata come vettura sport con carburatore a doppio corpo che toccava i 115 km/h. Solamente 30 esemplari vennero venduti, contro i circa 300 della versione monoalbero ed i 750 della Type R, che possedeva un motore a valvole in testa[2].

A sinistra, una Austin Seven e a destra una Frazer-Nash Boulogne di fine anni '20

Dal 1925 in alcuni paesi il mercato cambiò. Le vetture quattro posti divennero più convenienti per le case costruttrici, dato che garantivano più profitti. Tale fenomeno fu visibile in particolar modo in Gran Bretagna, dove le auto a due posti, principalmente prodotte dall'Alvis, dall'Aston Martin e dalla Frazer Nash, iniziarono a soffrire di un calo di vendite. Ad esempio, tra il 1921 ed il 1939, solamente 350 Aston Martin vennero prodotte, e dal 1924 al 1939, soltanto 323 esemplari vennero fabbricati dalla Frazer Nash[2]. È anche vero che altri costruttori inglesi cominciarono la loro attività proprio in quel periodo, come ad esempio la AC e la MG. Quest'ultima, assieme alla Austin, produsse quelle che sono considerate fra le vetture sport più affidabili, come la 7, vettura di gran successo prodotta su licenza anche in altri paesi.

In altri paesi, le vetture sport continuarono ad avere molto mordente, come ad esempio in Francia, dove le Amilcar spopolavano, così come le Bugatti Tipo 35. Queste ultime, per la verità, erano più delle vere e proprie auto da Gran Premio, ma da esse derivarono in breve tempo anche dei modelli più strettamente stradali, come la Tipo 38 o la Tipo 43. Entro la fine degli anni venti, vennero messe sul mercato altre vetture sport. Tra le case automobilistiche che produssero delle autovetture appartenenti a questa categoria ci furono altre francesi come la Bignan, e Hispano-Suiza. Queste ultime produssero sport car con motore a quattro cilindri, mentre la Delage, la Hotchkiss e la Chenard & Walcker erano concentrate sulle turismo. Tra le aziende automobilistiche che offrirono vetture sport ci furono la Mercedes-Benz con i modelli SS ed SSK, e l'Alfa Romeo con la 6C, che venne progettata da Vittorio Jano e proposta anche in altre varianti di carrozzeria[2].

Due vetture sport degli anni '30 del secolo scorso: a sinistra una Fiat 508 S "Coppa d'Oro" e a destra una Peugeot 402 Darl'Mat

Durante gli anni '30 del secolo scorso, le vetture sport più note furono le italiane Alfa Romeo 8C 2300 e Fiat 508 Balilla Spider Sport e Coppa d'Oro, nonché le francesi 302 e 402 Darl'Mat e i modelli dell'inglese MG prodotti in quel decennio. Salvo alcuni casi particolari, le applicazioni sportive di tali vetture rimasero in quel periodo un po' offuscate dal grande successo che in quegli anni stavano ottenendo le vetture da Gran Premio (Alfa Romeo, Maserati, Bugatti, Mercedes-Benz e Auto Union). Senza contare il fatto che le cosiddette "vetturette" erano ormai dei modelli da competizione ad altissime prestazioni e tra queste andavano inclusi modelli come l'Alfa Romeo 158, che di fatto gareggiava nei Gran Premi e, dopo la guerra, addirittura nella primissima edizione del Mondiale di Formula 1, disputatasi nel 1950. L'ultimo acuto delle vetture sport prima di piombare nell'abisso della guerra fu la vittoria di una BMW 328 alla Mille Miglia del 1940, anche se in quel caso la vettura vincente è classificabile anche come berlinetta o come coupé.

A sinistra una Gordini Type 17S d'inizio anni '50 e a destra una Stanguellini 750 Bialbero dello stesso periodo

Fu proprio alla fine della Seconda Guerra Mondiale che l'interesse nei confronti delle vetture sport riprese quota, grazie all'attività di valenti meccanici che spesso all'interno di piccole rimesse costruivano piccole ed economiche vetturette sulla base di modelli d'anteguerra oppure appena lanciate dalle case principali. Il fatto che queste vetture fossero economiche diede un notevole impulso all'attività sportiva in vari paesi. In Italia vi furono preparatori destinati a rimanere in ombra, a fianco dei quali se ne affermarono altri come Gilberto Colombo (padre della Gilco), Vittorio Stanguellini e Ilario Bandini, questi ultimi fondatori delle case omonime che diverranno famose negli anni '50 per le proprie vetture sport e per le monoposto da Formula Junior. Un altro costruttore italiano che emerse in quegli anni fu la OSCA. In Francia furono personaggi come Amedeo Gordini a dare un impulso notevole a questo genere di vetture. Gordini fondò la propria azienda dopo aver collaborato a lungo con la Simca alla quale regalò diversi modelli di vetture sport. La sua notorietà raggiunse l'apice quando cominciò la sua proficua collaborazione con la Renault, anche se in quel caso si limitò ad elaborare modelli già esistenti, distaccati dal concetto di vettura sport. Altri costruttori francesi di vetture sport economiche furono la DB, che realizzò modelli su base meccanica Panhard, la CD e la René Bonnet, queste ultime due nate sulle ceneri della prima. In Inghilterra, accanto alla solita ed inossidabile produzione MG, che però si evolse nel 1955 con il lancio della MG A, cominciarono la loro attività anche nuovi costruttori come la TVR, che aprì i battenti già nel 1946, o come la Lotus, che come primo modello commercializzò la Seven, anche se quest'ultima, date le sue caratteristiche, potrebbe essere classificata anche come barchetta, vista anche la sua essenzialità. In breve tempo, oltremanica si formò un notevole crogiuolo di piccoli costruttori che costruivano le loro vetture oppure che spedivano le vetture smontate affinché fossero assemblate nei garage di privati. Fra i costruttori britannici vale la pena citare ancora la Ginetta e la Elva.

Non mancarono però anche vetture sport ben più esclusive, come le fuoriserie su base Alfa Romeo 6C 2500 in Italia, su base Talbot-Lago in Francia o le celebri Jaguar D-Type e Aston Martin in Inghilterra. In Germania la produzione di vetture classificabili come vetture sport fu limitata praticamente alla sola Porsche, che alla fine degli anni '50 realizzò le 718 RSK, seguite dalle varie RS60 ed RS61. Si trattava di vetture a motore posteriore per le quali risulta comunque difficile una classificazione certa, visto che non poche fonti tendono a definirle spider o barchetta. Ma intanto, all'inizio degli anni '60, la popolarità delle vetture sport cominciò nuovamente a scemare, poiché si era entrati in quel decennio di imprese irripetibili nell'ambito della Formula 1 e dei mondiale per vetture sport. Quest'ultima definizione, sebbene includesse proprio i termini "vettura sport", assunse invece una connotazione di elevata esclusività in quanto, proprio negli anni '60, rimase relegata a costruttori assai potenti sul piano delle competenze, dell'organizzazione produttiva e non ultimo, sul piano economico. In quel decennio, infatti, una volta scomparsi molti piccoli e grandi costruttori durante il decennio precedente, la sfida fra la vetture sport rimase confinata a modelli molto prestazionali e molto costosi, nonché a costruttori come Ferrari, Porsche e Ford. Lo stesso concetto originario di vettura sport venne stravolto e, mentre fino a quel momento incluse principalmente modelli con carrozzeria aperta, dalla prima metà degli anni '60 incluse anche berlinette a carrozzeria chiusa e arrivò a sottintendere le vetture che gareggiavano nella categoria sport prototipi.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sport Prototipo.

Vetture sport ed automobili sportiveModifica

Un'automobile può essere "sportiva" senza essere una vettura sport. Modelli con prestazioni sportive che derivano da auto di serie non sono considerate vetture sport, sebbene possiedono caratteristiche comuni con queste ultime. Le auto sportive infatti hanno prestazioni decisamente brillanti e sono studiate per avere una guidabilità ed una maneggevolezza particolarmente accentuate. Per esempio, una Ferrari F40, una Chevrolet Corvette, una Lamborghini Aventador o moltissime altre supercar stradali non sono ascrivibili nella categoria delle vetture sport. A volte, inoltre, alcuni modelli di auto cosiddette "sportive" vengono definite tali solo per questioni di marketing[3]. Un esempio sono i cosiddetti SUV, sigla che sta per "Sport Utility Vehicle", ma che poco ha a che vedere con il concetto di auto sportiva e meno ancora con il concetto di vettura sport, anche se si trattasse di un SUV dotato di un motore particolarmente potente.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Sports car – Definizione su “Free Merriam-Webster Dictionary”, su merriam-webster.com. URL consultato il 27 gennaio 2012.
  2. ^ a b c d e f g Georgano, 1985.
  3. ^ Robert G. Crossa, Ashutosh Dixit, Customer-centric pricing: The surprising secret for profitability, Business Horizons, volume 48, numero 6, novembre-dicembre 2005, pagg. 483–491 (in inglese)

BibliografiaModifica

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