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Villa Grimaldi "La Fortezza"
Genova Sampierdarena Palazzo Fortezza 01.JPG
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLiguria
LocalitàGenova
IndirizzoVia Palazzo della Fortezza, 14
Coordinate44°24′36.58″N 8°53′45.45″E / 44.410161°N 8.895958°E44.410161; 8.895958Coordinate: 44°24′36.58″N 8°53′45.45″E / 44.410161°N 8.895958°E44.410161; 8.895958
Informazioni generali
Condizioniinutilizzato
CostruzioneXVI secolo
Realizzazione
ArchitettoBernardo Spazio
AppaltatoreGiovanni Battista Grimaldi
Proprietariocomune di Genova
Committentefamiglia Grimaldi (fino al XIX secolo)

Villa Grimaldi, detta "la Fortezza" è una storica dimora nobiliare del quartiere genovese di Sampierdarena, costruita nel Cinquecento per la famiglia Grimaldi.

L'appellativo di "Fortezza" con cui è conosciuta è dovuto alla sua massiccia e severa struttura, con pochi decori esterni, circostanza che non ne pregiudica tuttavia l'aspetto monumentale. Il termine si pone anche in contrapposizione con gli appellativi "Bellezza" e "Semplicità" attribuiti rispettivamente alle adiacenti ville Imperiale e Lercari Sauli.[1]

StoriaModifica

 
L'ingresso della villa fotografato da Paolo Monti nel 1963
 
Il prospetto su via Nicolò Daste

La villa fu costruita negli anni sessanta del XVI secolo per il banchiere Giovanni Battista Grimaldi[2], all'epoca uno degli uomini più ricchi ed influenti di Genova, su progetto del ticinese Bernardo Spazio che si ispirò per il suo progetto allo stile introdotto a Genova da Galeazzo Alessi[3], con il quale aveva collaborato, privilegiando però in questo caso la grandiosità della struttura architettonica piuttosto che gli elementi decorativi, peraltro non del tutto assenti nel progetto originario.[1][4][5]

Morto lo Spazio nel 1564, i lavori furono affidati dapprima a G.B.Castello, detto "il Bergamasco", ed infine dal 1567 portati a compimento da Giovanni Ponzello, che in quegli anni stava curando la costruzione della vicina villa degli Imperiale.[1][2]

Alla morte di Giovanni Battista Grimaldi la villa passò al secondogenito Pasquale (mentre al primogenito Gio. Francesco fu assegnato il palazzo di famiglia di Genova, oggi conosciuto come Palazzo della Meridiana). Nel Settecento ne è ancora documentata l'appartenenza alla famiglia Grimaldi.[1]

Durante l'assedio di Genova del 1800 fu utilizzata come ospedale dalle truppe napoleoniche, fino a che queste riuscirono a mantenere il controllo del borgo di Sampierdarena, pressate dagli austriaci. Intorno alla metà dell'Ottocento fu acquistata da Agostino Scassi, figlio di quell'Onofrio Scassi che era divenuto proprietario della villa Imperiale, alla quale aveva legato anche il suo nome.[1]

Il nuovo proprietario dopo averla affittata prima ad un privato e poi all'Azienda delle Strade Ferrate, che la concesse provvisoriamente all'esercito come caserma[6], la diede in uso ad una fabbrica di conserve alimentari[1][5][7]

All'inizio del Novecento fu acquistata dal proprietario della fabbrica di conserve, ed ancora era adibita a quest'uso nel 1923, quando fu posta sotto il vincolo della Soprintendenza alle Belle Arti e l'anno dopo acquistata dal comune di Sampierdarena, che mise in opera alcuni restauri liberandola delle baracche abusive che negli anni le si erano addossate intorno; nel 1926 con la costituzione della Grande Genova entrò a far parte del patrimonio del comune di Genova.[1]

Parzialmente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, fu restaurata nel dopoguerra ed adibita a sede scolastica ospitando nel tempo diversi istituti professionali e poi dal 1965 la scuola media intitolata al pittore sampierdarenese Nicolò Barabino; parziali lavori di manutenzione vennero avviati a partire dal 1989 quando la villa era sede della succursale dell'IPC "G. Casaregis", ma nel 2006 gli ingenti costi necessari per l'adeguamento alle norme di sicurezza previste per gli istituti scolatici ne hanno determinato l'abbandono: da allora è rimasta chiusa e inutilizzata e non visitabile.[1]

Ospiti illustriModifica

Nell'estate del 1607 Pasquale Grimaldi ospitò nella villa il Duca di Mantova Vincenzo Gonzaga accompagnato dal pittore Pieter Paul Rubens che durante il suo soggiorno genovese acquisì i disegni di alcuni dei più bei palazzi di Genova, tra i quali la stessa "Fortezza", poi inseriti in un volume illustrato pubblicato ad Anversa nel 1622.[1][5][8]

Nel 1745 vi alloggiò il duca di Modena Francesco III, giunto a Genova in veste di comandante dell'armata spagnola (sia la Repubblica di Genova che il Ducato di Modena erano alleati della Spagna nel contesto della guerra di successione austriaca che sconvolgeva l'Europa in quel tempo).[1]

DescrizioneModifica

 
Il prospetto originale della villa nel disegno inserito da Rubens nel volume illustrato "Palazzi di Genova", in cui è identificata come "Palazzo D"

La villa fiancheggia quella che era allora la strada principale di Sampierdarena, l'attuale via Nicolò Daste, ma l'ingresso e la facciata principale sono rivolti verso una strada laterale, diretta verso la spiaggia, l'antica "Crosa larga", oggi via Palazzo della Fortezza, su cui si affacciavano terreni coltivi di proprietà dei Grimaldi.[1][5][8] Oltre che dal volume di Rubens la villa è documentata anche nei disegni e nelle planimetrie di Martin Pierre Gauthier del 1818-1832.[9]

EsternoModifica

La villa ha forma cubica, caratteristica dello stile dell'Alessi, di cui Bernardo Spazio era stato uno stretto collaboratore, ed è dotata di due logge, una al piano terreno nella facciata principale e una al piano nobile, orientata a nord, su via Daste.

La facciata era ornata da un affresco in chiaroscuro di Battista Perolli, andato perduto. Si presenta oggi con un aspetto severo e totalmente privo di decorazioni. L'ingresso, sopraelevato rispetto al piano stradale, è costituito da una loggia a tre fornici. Successivi rifacimenti hanno del tutto eliminato l'originaria decorazione con semi-colonne doriche al piano terra e lesene corinzie al piano superiore, come si poteva vedere dai disegni del Rubens. L'eliminazione dei decori ha evidenziato la struttura architettonica, severa ma al tempo stesso armoniosa, che ben giustifica l'appellativo di "Fortezza". Sulle altre facciate non ci sono decorazioni, ed eccezione della balaustra della loggia, anch'essa a tre fornici, posta sulla facciata nord, che si apre nel salone del piano nobile.[1][10]

InternoModifica

Al piano terra dal loggiato d'ingresso si accede ad un ampio vestibolo, in fondo al quale ha inizio lo scalone che porta al piano nobile. Sotto lo scalone si trovava un grande bagno ottagonale, oggi scomparso, simile a quello realizzato dall'Alessi per il palazzo Grimaldi in Bisagno e tanto lodato dal Vasari.[1]

Lo scalone disegnato dallo Spazio dà accesso alla loggia del piano nobile, da dove la vista spaziava verso le colline. La volta fu decorata da Battista da Carona (secondo alcuni in collaborazione con il fratello Andrea) con cassettoni in stucco ed altorilievi raffiguranti divinità marine realizzati su disegni di Luca Cambiaso. La loggia era priva di decorazioni e pitture alle pareti già nel progetto originale.[1][4]

La loggia è collegata con un grande salone, con tre grandi finestre rivolte a sud, da dove un tempo lo sguardo spaziava fino al mare. Il salone, lungo 18 m e alto nove, è anch'esso privo di decorazioni e pitture, ma gli stipiti scuri in ardesia di porte e finestre sul fondo bianco delle pareti conferiscono all'ambiente una grande solennità.[1]

Adiacenti al salone sono sei sale più piccole, tre per lato, le uniche che presentano affreschi nelle volte, oggi in cattivo stato di conservazione, opera del "Bergamasco" e del Perolli. I dipinti hanno in parte soggetto mitologico, con episodi dell'Iliade e dell'Eneide, altri rappresentano personaggi mitici dell'antica Roma.[1]

La struttura interna della villa e le decorazioni sono state in parte compromesse dalle varie destinazioni d'uso della villa a partire dal XIX secolo, in particolare quando fu trasformata in fabbrica di conserve.

GiardinoModifica

In origine sul lato a sud del palazzo si trovava un vasto giardino che arrivava sino al mare, lottizzato ed edificato intorno alla metà dell'Ottocento, dopo che la costruzione della ferrovia lo aveva diviso in due parti. Oggi resta solo il piazzale antistante l'ingresso, realizzato in posizione rialzata per superare il naturale dislivello del terreno. In epoca recente è stato in gran parte cementificato e riconvertito a posteggio auto.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q Villa Grimaldi "la Fortezza" su www.sanpierdarena.net
  2. ^ a b Biografia di Giovanni Battista Grimaldi sul Dizionario Biografico Treccani (nel testo della voce sul Dizionario Biografico si accenna brevemente ad una villa fatta costruire dal Grimaldi, confondendo però "la Fortezza" di Sampierdarena con il palazzo Grimaldi Sauli di San Vincenzo, al quale sono riferiti i commenti del Vasari circa l'attribuzione del progetto all'Alessi, gli affreschi del Cambiaso e la descrizione del monumentale bagno)
  3. ^ Il progetto, a lungo attribuito allo stesso Alessi, è stato definitivamente riconosciuto opera di B. Spazio grazie agli studi di Mario Labò ("I palazzi di Genova di P. P. Rubens e altri scritti d'architettura", ed. Tolozzi, Genova, pubblicato postumo nel 1970)
  4. ^ a b Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, Milano, 2009
  5. ^ a b c d Le ville di Sampierdarena su www.guidadigenova.it
  6. ^ Per la costruzione della ferrovia Torino-Genova era stato infatti demolito il presidio dell'esercito di Sampierdarena
  7. ^ Così la vide l'Alizeri nel 1875: "… vedremmo nel pian terreno e officine e caldaie a bollire conserve alimentari, e nelle ampie sale un ingombro di casse e di scatole ..." (F. Alizeri, Guida illustrata del cittadino e del forestiero per la città di Genova e sue adiacenze, Genova, 1875)
  8. ^ a b Le ville di Sampierdarena su www.stedo.it
  9. ^ Disegni del Gauthier: facciata principale e sezione trasversale, planimetria e sezione longitudinale
  10. ^ Note storiche sulla villa e i disegni originari su www.ribapix.com

BibliografiaModifica

AA.VV., Ville del ponente e della Val Polcevera, Sagep, Genova, 1986

Guida d'Italia - Liguria, Touring Club Italiano, Milano, 2009

Voci correlateModifica

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