Grimaldi (famiglia)

Grimaldi
Grimaldi-Goyon-Polignac
Blason pays Monaco.svg
Deo Juvante
in italiano: Con l'aiuto di Dio

Fusato d'argento e di rosso
StatoFlag of Genoa.svg Repubblica di Genova
Monaco Monaco
TitoliCroix pattée.svg Principe di Monaco
(16121793)
(1814presente)
Croix pattée.svg Doge della Repubblica di Genova
(16711673)
(17031705)
(17281730)
(17521754)
(17561758)
(17731775)
Croix pattée.svg Duca di Valentinois
(16421715)
(17161793)
(1814presente)
Croix pattée.svg Marchese di Baux
(16421793)
(1814presente)
Croix pattée.svg Signore di Monaco
(12971301)
(13311357)
(13951395)
(13971402)
(14191436)
(14361612)
FondatoreGrimaldo Canella
Attuale capoAlberto II Grimaldi
Data di fondazione1162[1][2]
Etniaitalo-francese
Rami cadetti
  • Ramo di Chateaubeuf
  • Ramo di Glaltiers
  • Ramo di Carignar
  • Ramo Bueil
  • Rami di Calabria
  • Ramo di Val di Massa
  • Ramo di Santa Caterina Villarmosa
  • Ramo di Antibes
    • Ramo di Busca
    • Ramo del Poggetto

I Grimaldi sono un'antica famiglia di origine genovese che regna su Monaco dal XIII secolo, prima come signori e poi come principi, ed è attualmente rappresentata dal principe sovrano Alberto II Grimaldi.

Stemma dei Grimaldi, principi di Monaco

Fu una delle cinque più importanti casate della nobiltà feudale della Repubblica di Genova, assieme ai Doria, agli Spinola, ai Fieschi e agli Imperiale. Si arricchì con mercatura, finanza, acquisto di terre. Si divise in vari rami con titoli principeschi, ducali e marchionali, tra i quali quelli di Gerace, di Salerno, Pagani, Campagna, Eboli, Antibes, Castronovo e altri, prevalentemente in Italia, Francia e Spagna.[3] Molte stirpi genovesi assunsero il cognome Grimaldi tramite l'istituto dell'Albergo dei Nobili; tra le casate illustri si trovano, ad esempio, i De Castro e i Durazzo.

Il famoso ramo di Monaco è estinto nella linea maschile sin dal XVII secolo, dalla morte del principe Antonio I Grimaldi; tuttavia, sua figlia Luisa Ippolita, succeduta al padre, sposò Jacques François Léonor Goyon de Matignon, che divenne, dopo la morte della moglie, principe di Monaco jure uxoris, adottando il nome e le armi dei Grimaldi e garantendo in questo modo la continuità della famiglia. Ma, a sua volta, questo ramo si estinse in linea maschile nel XX secolo, con la morte del principe Luigi II Grimaldi; tuttavia, ancora una volta, la dinastia continuò in linea femminile grazie a sua figlia Charlotte, che sposò il conte Pierre de Polignac, il quale, per contratto matrimoniale, adottò il nome e le armi dei Grimaldi; da Charlotte e Pierre discende l'attuale principe sovrano.

Il cognome è attestato come di nobile origine a Scharbeck (Belgio), Reggio Emilia, Catania, Enna, Modica, Catanzaro, Reggio Calabria, Ovada, Torino.

StoriaModifica

OriginiModifica

Diverse sono le ipotesi sull'origine antica della casata. C'è chi afferma che il capostipite sia Grimoaldo II[3][4], altri come Francesco Maria Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, affermano addirittura che l'origine sia più antica.[5] Tuttavia, il primo di cui si hanno notizie storiche certe, ed è quindi considerato come capostipite, fu il console Ottone Canella[6][7], padre di Grimaldo Canella, un uomo di Stato genovese vissuto all'epoca delle prime Crociate. Fu console del Comune di Genova negli anni 1162, 1170, e 1184. Ottone risulta fra i testimoni di un atto sottoscritto dai componenti del casato nel quale si riscontra il "nomen gentis" Grimaldo (nome ricorrente a cominciare dal figlio) e ad ogni modo apparteneva alla nobiltà feudale che, nel corso del secolo XI, iniziò ad abitare nelle mura della città entrando a far parte della nobiltà "consolare".

Antica casata genoveseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Armoriale delle famiglie italiane (Gr).

La casata, dopo le prime gesta del console Grimaldo, ebbe nel figlio Oberto I Grimaldi (1140 circa-1232) il vero fondatore delle fortune e del potere della famiglia, dedicandosi ai traffici commerciali marittimi e occupandosi della vita politica genovese.

I suoi quattro figli: Grimaldo (II) (1170 circa- dopo 1257), Ingo o Ingone (+ 1235 o +1225), Oberto (II) (vivente 1233-58) e Nicola (+ ante 1258) furono i capostipiti di altrettanti rami della famiglia. Durante la loro epoca i Grimaldi diventarono una delle casate più ricche e potenti di Genova.

Coinvolti nelle guerre fra guelfi e ghibellini furono spesso esiliati e poi riammessi, vivendo in questi anni spesso come ribelli, pirati e nemici della loro città. Nel XIV secolo figuravano fra i Guelfi.

 
Ritratto immaginario seicentesco di Ranieri I di Monaco

Furono questi gli anni di Lanfranco, uomo politico genovese, dei figli Ranieri (I), rinomato uomo d'arme ed ammiraglio e Bertone (o Bartolomeo), dal quale originò il ramo calabrese, di Francesco o Franceschino detto "Malizia", che riuscì a impadronirsi di Monaco (1297).

Fra i secoli XIII-XV però la casata, divenuta una delle quattro più grandi gentes genovesi (con Doria, Spinola e Fieschi), si estese anche oltre i confini della repubblica genovese, generando rami famosi, come la dinastia dei signori e poi principi di Monaco.

Nel 1528 costituirono il decimo Albergo dei Nobili della Repubblica di Genova.

Signori di MonacoModifica

 
Carlo I di Monaco in un ritratto immaginario del XVII secolo

Il ramo dei Grimaldi ottenne Monaco di fatto già alla fine del secolo XIII, ma il vero fondatore della signoria fu Carlo I di Monaco detto "il Grande" (1357-1363) che fu il primo signore di Monaco (1341-1357), uomo d'arme e politico illustre della sua epoca.

Il pronipote Giovanni I di Monaco (1382-1454), signore di Monaco (1419-1454) lasciò, nel suo testamento, la disposizione (attuata tre volte) secondo la quale, in mancanza di eredi maschi, il marito o il discendente di una Grimaldi doveva prendere il nome e lo stemma della famiglia per succedere al trono di Monaco. la regola fu applicata per la prima volta con la nipote Claudina (* 1451, + 1515), signora di Monaco (1457-58) che abdicò dopo il matrimonio con il cugino Lamberto Grimaldi di Antibes (1420-1494).

Con Lamberto Grimaldi di Antibes (* 1420 + 1494) la signoria di Monaco acquistò autonomia, anche se spesso dovette destreggiarsi fra le varie potenze del tempo (Francia e Spagna in primis) e con Genova, spesso avversa.

Fra i più importanti signori di questa epoca sono da ricordare Agostino Grimaldi (1523-1532) ed il nipote Onorato (1532-1581) che si legarono alla Spagna, anche tramite i Grimaldi di Genova, con i quali continuarono ad essere in stretti rapporti. Come ricompensa per la fedeltà alla Spagna ottennero il titolo di marchesi sulla città di Campagna, conti su Canosa (di Puglia), signori su Terlizzi, Monteverde, Ripacandida e il castello di Garagnone, tutti in amministrazione feudale e posti in varie province del vicereame di Napoli.[8]

Principi di MonacoModifica

Onorato II si proclamò primo principe sovrano di Monaco nel 1612. Questo fatto segnò, politicamente, il passaggio sotto l'egida della Francia (1642), alla quale la casata si legò in modo duraturo. Tramite questo legame i Grimaldi si videro riconoscere, da parte della corona francese, importanti feudi nell'entroterra come il ducato di Valentinois nel Delfinato, detenuto a partire dal 1641 a seguito del trattato di Péronne.

Il pronipote Antonio I (1701-1731) fu l'ultimo principe sovrano di Monaco discendente diretto in linea maschile della dinastia dei Grimaldi. Sua figlia infatti, Luisa Ippolita, unica principessa sovrana, contravvenendo ai desideri paterni e alle regole dinastiche familiari, non sposò un cugino all'interno della casata, ma il nobile francese Jacques François-Léonor de Goyon de Matignon che divenne principe di Monaco con il nome di Giacomo I, assumendo il cognome e lo stemma dei Grimaldi. Ebbe così origine la seconda casata Grimaldi (de Goyon de Matignon Grimaldi), che regnò dal 1731 al 1949, estinguendosi nei Polignac Grimaldi (la terza casata), iniziata dal principe Ranieri III.[9]

 
La famiglia di Ranieri III nel 1966

Alla morte di Ranieri III è succeduto il principe Alberto II.

Altri ramiModifica

La gens dei Grimaldi, nel corso dei secoli, si ramificò in varie zone di Italia ed ebbe delle discendenze anche in altre zone d'Europa.

Vi sono stati rami di Sicilia con titolo di principi di Xirumi da cui il ramo cadetto modicano dei Baroni di Calamenzana, estintosi nel XX secolo, di Spagna, di Bologna, di Carignano e di Genova. Vi furono inoltre il ramo di Londra, detto dei Marchesi Grimaldi di Belforte, estintosi nel XIX secolo, quelli del Lazio e della Corsica, che compaiono nel XIII secolo nell'Ifriqiya, quello di Boglio, che nel XVI secolo annoverò un governatore di Nizza ed i cui membri vissero per secoli come feudatari di Casa Savoia, ed altri minori come quelli in Campania a Torre Annunziata.

Ramo dei Grimaldi di AntibesModifica

Da Ingo Grimaldi, figlio di Oberto, nel XIII secolo ebbe origine il ramo dei Grimaldi di Antibes, un cui rappresentante, Lamberto, ottenne la signoria di Monaco sposando la parente Claudina Grimaldi.

Una linea derivata dallo stesso ramo, cui appartennero nel 1704 i Conti del Poggetto, con capostipite Nicola Grimaldi, conta ancora una numerosa discendenza. Un'altra diramazione confluì nel XIX secolo negli Scati Grimaldi.

Ramo dei Grimaldi di CalabriaModifica

Lanfranco, secondo signore di Monaco (il primo signore di Monaco fu Francesco, fratello o cugino di Lanfranco), figlio di Grimaldo II Grimaldi e Orietta de Castro, sposò Aurelia del Carretto dalla quale ebbe Ranieri I, Bertone, Andaro e Antonio. Ranieri (1267), che era il più grande dei fratelli, ereditò dal padre la signoria di Monaco e la trasmise ai suoi eredi. Da Bertone (1323), figlio non primogenito di Ranieri, origina il ramo dei Grimaldi di Calabria nel XIV secolo al quale appartennero i Grimaldi signori di Messimeri; da essi derivò la linea di Seminara (poi riconosciuta nel titolo di marchese), della quale fecero parte Francescantonio Grimaldi (1741-1784) e Domenico Grimaldi (1734-1805), figli del marchese Pio Grimaldi dei principi di Monaco. Altri rami ancora furono quelli dei Grimaldi di Crotone e di Catanzaro, di cui fu illustre rappresentante il ministro Bernardino.

Dal marchese Francescantonio Grimaldi, dei principi di Monaco, e dalla sua consorte contessa Aurora Barnaba, nacque Porzia che sposò Pietro Antonio Buccino. Dai due nacquero 14 figli molti dei quali morirono in tenera età.

Dei figli maschi solo il solo Giuseppe Maria (n. 1794) ebbe figli. Delle femmine, Maria Luisa sposò in prime nozze Domenico Capocelatro dei Duchi di Morcone ed in seconde nozze il Marchese Achille Paternò, Aurora sposò Nicola Bevere, Angelica sposò il nobile Gennaro de Monaco e Carolina, già vedova di Luigi Pinto, sposò il Marchese degli Uberti.

Dal nobile Gennaro de Monaco ed Angelica nacquero Palmerindo, Giuseppe e Filomena.

Da Palmerindo e dalla marchesa sua moglie Natalia Anselmi nacque, tra gli altri, Emilia sposata con il nobile Michele Landolfi, da cui Maria Landolfi sposata con il professore Marco Modica de Mohac.

NoteModifica

  1. ^ (EN) The House of Grimaldi, su grimaldi.org. URL consultato il 23 ottobre 2017 (archiviato dall'url originale il 15 dicembre 2007).
  2. ^ Grimaldo Canella (...–1184 circa) ricoprì per la prima volta la carica di Console di Genova nel 1162. Successivamente ricoprì lo stesso ruolo per altre due volte, rispettivamente nel 1170 e nel 1184.
  3. ^ a b Il blasone in Sicilia pagina 211 (TXT), su archive.org. URL consultato il 21 maggio 2011.
  4. ^ Girolamo Rossi, Il principato di Monaco: studi storici pagina 10, P.Amarante, 1864.
    «Egli disse i Grimaldi discendenti di Grimoaldo figlio di Pipino di Herstal».
  5. ^ Andrea Borrella, Annuario della nobiltà italiana 2000 volume I pagina 1081.
    «Il Villabianca scrive quanto segue sulla famiglia: "Ella ebbe origine nella Francia circa l'anno 420 di nostra salute da un cavaliere franzese, che chiamato Grimaldo...».
  6. ^ Grimaldi, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato l'11 settembre 2019.
  7. ^ Vito Antonio Vitale, Grimaldi, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1933. URL consultato l'11 settembre 2019.
  8. ^ M. Ulino, L'Età Barocca dei Grimaldi di Monaco nel loro Marchesato di Campagna, Giannini editore, Napoli 2008.
  9. ^ Lingua, p. 220

BibliografiaModifica

  • Angelo M.G. Scorza, Le famiglie nobili genovesi, Genova, Fratelli Frilli Editori, 1924

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