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Éric Rohmer

regista francese
Éric Rohmer nel 2004

Éric Rohmer, pseudonimo di Jean Marie Maurice Schérer (Tulle, 21 marzo 1920Parigi, 11 gennaio 2010), è stato un regista, sceneggiatore, scenografo, montatore, critico cinematografico e scrittore francese, uno dei maggiori esponenti della Nouvelle Vague[1][2].

È stato critico cinematografico sui Cahiers du cinéma, sin dalla fondazione nel 1951. Dopo aver realizzato numerosi cortometraggi nel corso degli anni cinquanta, ha esordito nel lungometraggio nel 1959. Ha realizzato ventitré film, la maggior parte dei quali organizzati in tre cicli narrativi: Sei racconti morali (1962-1972), Commedie e proverbi (1981-1987) e Racconti delle quattro stagioni (1990-1998).

Per Rohmer il cinema

(FR)

«...se propose la beauté come fin suprême. [...] Une beauté qu'il a la mission, non pas d'inventer, mais de découvrir, de capturer comme une proie.»

(IT)

«...si propone la bellezza come fine supremo. [...] Una bellezza che esso ha la missione, non tanto di inventare, ma di scoprire, di catturare come una preda.»

(Éric Rohmer, Il gusto della bellezza, n. 121 dei Cahiers du Cinéma)

BiografiaModifica

Nascita e famigliaModifica

Éric Rohmer è lo pseudonimo di Maurice Schérer. Le fonti più autorevoli indicano come data di nascita il 21 marzo 1920 e come località Tulle, Corrèze, nella regione del Limosino[3][4].

Tuttavia in altre pubblicazioni, a causa di interviste depistanti rilasciate da lui stesso[5], viene indicata anche la data 4 aprile e Nancy come luogo di nascita.[6][7][8]

Il regista Claude Chabrol, suo amico e collaboratore, spiega questa ambiguità con il gusto che Rohmer aveva del mistero:

(FR)

«Il adorait les mystères et changeait de lieu de naissance selon les décennies.»

(IT)

«Adorava i misteri e cambiava luogo di nascita nei decenni»

(Claude Chabrol in Charlotte Garson, Claude Chabrol et le grand Momo, Les Cahiers du cinéma, n. 653, febbraio 2010, p. 13)

La famiglia ha origini alsaziane ebraiche.

FormazioneModifica

Si laurea in lettere e si trasferisce a Parigi, dove lavora come insegnante in un liceo di Vierzon. Nel 1946 pubblica, con lo pseudonimo di Gilbert Cordier, il suo unico romanzo, Élisabeth.[9]

Critico cinematograficoModifica

Dal 1947 al 1951 anima il Cine Club del Quartiere latino di rue Danton[10], con Frédéric Froeschel. Vi incontra Jean-Luc Godard e Jacques Rivette.[11];

Nel 1948 inizia a collaborare con riviste quali:

Nel 1950, un anno dopo la chiusura della Revue, fonda La Gazette du cinéma, bollettino del cineclub del Quartiere latino che pubblicherà solo cinque numeri ma avrà la collaborazione di Godard, Rivette e Jean Douchet.

PseudonimoModifica

Adotta lo pseudonimo Éric Rohmer per firmare i suoi articoli: un omaggio al regista Erich von Stroheim e allo scrittore britannico Sax Rohmer, autore della serie Fu Manchú.

I Cahiers du CinémaModifica

Nell'aprile 1951 André Bazin e Jacques Doniol-Valcroze fondano i Cahiers du cinéma, in cui confluiscono le redazioni della Revue e della Gazette. Rohmer ne sarà caporedattore tra il 1957 e il 1963.[14]

Saggi criticiModifica

Nel 1957 pubblica un saggio sul cinema di Alfred Hitchcock, realizzato con il collega e futuro regista Claude Chabrol. Nel 1977 L'organisation de l'espace dans le «Faust» de Murnau, la sua prova critica più importante ed impegnativa, saggio sul film di Friedrich Wilhelm Murnau del 1926. Nel 1984 Le goût de la beauté, raccolta di scritti curata da Jean Narboni.

La regiaModifica

I Cahiers sono la culla della Nouvelle Vague: gran parte dei critici che scrivono sulla rivista esordiscono alla regia tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio degli anni sessanta. Rohmer realizza il suo primo lungometraggio, Il segno del leone, nel 1959. Deve però attendere il 1962 perché il suo film sia distribuito, e il film non incontra i gusti del pubblico[15]. Pierre Cottrell spiega:

(FR)

«Le Signe du lion a mis trois ans à sortir et a été un échec cuisant. Pendant la première moitié des années 60, Rohmer, c'était un peu l'enfant déshérité de la Nouvelle Vague.»

(IT)

«Il segno del leone ha impiegato tre anni ad uscire e è stato un insuccesso cocente. Nella prima metà degli anni 60, Rohmer era in qualche modo, il figlio diseredato della Nouvelle Vague.»

(Serge Bozon, Pierre Cottrell et Pierre Rissient, Cahiers du cinéma, n. 653, febbraio 2010, pp. 17-19.)

Sei racconti moraliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sei racconti morali.

Nel 1962 fonda con Barbet Schroeder e Pierre Cottrell la società di produzione Les Films du Losange, che produrrà la maggior parte dei suoi film.[16]

Ripiega sulla dimensione del corto per dare il via ad un ciclo di film denominati Sei racconti morali (Six contes moraux). Per Rohmer, l'espressione « racconto morale » deve essere così intesa:

(FR)

«Du point de vue de la littérature, le moraliste est celui qui autrefois étudiait les mœurs et les caractères. Entrevus sous cet angle, mes films traitent de certains états d'âme. Mes Contes moraux sont l'histoire de personnages qui aiment bien analyser leurs pensées et leurs états d'esprit.»

(IT)

«Dal punto di vista della letteratura, il moralista è colui che un tempo studiava i costumi e i caratteri. Osservati da questa prospettiva, i miei film trattano di particolari stati d'animo. I miei Racconti Morali sono la storia di personaggi che prediligono analizzare i loro pensieri e la loro condizione spirituale.»

(Robert Elbhar, Éric Rohmer parle de ses Contes moraux, La revue de cinéma, n. 71, gennaio 1973, pp. 11-15)

Tutti i Racconti morali si basano su un protagonista maschile posto di fronte ad una scelta di tipo morale. I primi due sono cortometraggi realizzati a basso costo, La Boulangère de Monceau e La Carrière de Suzanne, e saranno distribuiti soltanto nel 1973. I successivi film saranno maggiormente apprezzati dal pubblico e dalla critica: La collezionista vince l'Orso d'Argento a Berlino, mentre La mia notte con Maud è da molti citato come la sua opera più felice.

Éric Rohmer, nel 1974, ha pubblicato, presso l'Editions de L'Herne di Parigi, un libro dal titolo Six Contes Moraux, contenente i racconti da cui sono tratti i sei film e che cronologicamente li precedono, come l'autore spiega nell'introduzione. Il libro è stato tradotto in italiano da Elena De Angeli e pubblicato da Einaudi nel 1988, col titolo La mia notte con Maud. Sei racconti morali. Nel volume è contenuto un saggio di Sergio Toffetti, La morale, la bellezza, sulla poetica del regista.

Film storiciModifica

Concluso questo ciclo, nel 1972, Rohmer realizza due pellicole di argomento storico[17]:

In queste opere, Rohmer si mostra capace di dirigere produzioni ben diverse dalle ambientazioni contemporanee e quotidiane della sua produzione più nota.

Commedie e proverbiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Commedie e proverbi.

Commedie e proverbi è il suo secondo grande ciclo. Ogni film illustra un proverbio, una frase della saggezza popolare, una citazione letteraria[18].

  • La moglie dell'aviatore (1981): Non si può pensare a niente, dal titolo dell'opera di Alfred de Musset Non si può pensare a tutto;
  • Il bel matrimonio (1982) il motto di Jean de La Fontaine Chi non batte la campagna? Chi non si inventa castelli in Spagna?;
  • Pauline alla spiaggia (1982) una frase di Chrétien de Troyes Chi parla troppo si danneggia;
  • Le notti della luna piena (1984) il detto popolare: Chi ha due donne perde l'anima, chi ha due case perde il senno;
  • Il raggio verde (1986) il verso di Arthur Rimbaud Ah, venga il tempo in cui i cuori s'innamorano;
  • L'amico della mia amica (1987) il proverbio Gli amici dei miei amici sono miei amici.

I due capitoli più celebrati, Le notti della luna piena e Il raggio verde (co-sceneggiato ed interpretato da una delle attrici-musa di Rohmer, Marie Rivière), vincono premi alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e ottengono un certo successo commerciale.

I racconti delle quattro stagioniModifica

Negli anni 90 inizia il ciclo dei Racconti delle quattro stagioni, nell'ordine:

La Compagnie Éric RohmerModifica

Nel 1980 il regista fonda una casa di produzione che porta il suo nome, la Compagnie Éric Rohmer, impegnata quasi in esclusiva con i suoi film, seppure in concorso con Les Films du Losange. Oltre Inoltre, la Compagnie produce e realizza anche cinque cortometraggi scritti da sue collaboratrici dirette: France di Diane Baratier, Les amis de Ninon di Rosette (che ha interpretato Louisette in Pauline alla spiaggia , Des goûts et des couleurs di Anne-Sophie Rouvillois, Heurts divers di Florence Rauscher, La cambrure di Edwige Shaki. In ognuno di questi casi il regista è citato solo in quanto sceneggiatore, ma il suo ruolo è probabilmente maggiore. I primi quattro vengono riuniti nel film Anniversaires (1998).[19] In realtà esiste già un precedente, quando Rohmer rende noto che per i soggetti dei quattro episodi di Reinette e Mirabelle (1987) ha tratto spunto dalle conversazioni con Joëlle Miquel, l'attrice che interpreta Reinette[20].

Conclusione carrieraModifica

Ad ottant'anni d'età, dopo una carriera tra le più costanti ed equilibrate fra quelle dei maestri della Nouvelle Vague, nel 2001 utilizza per la prima volta le tecnologie digitali per ambientare il suo La nobildonna e il duca in una serie di quadri che raffigurano la Parigi d'epoca rivoluzionaria. Il film viene presentato alla 58ª Mostra del Cinema di Venezia, dove Rohmer riceve il Leone d'oro alla carriera. Il suo ultimo film è Gli amori di Astrea e Céladon del 2007 ed è presentato in concorso alla 64ª Mostra del Cinema di Venezia.

MorteModifica

Rohmer è morto a 89 anni, l'11 gennaio 2010. È sepolto nel cimitero di Montparnasse a Parigi.

Caratteri dell'opera cinematograficaModifica

StileModifica

(FR)

«La griffe de Rohmer est là bien caractéristique: l'action se déroule lentement, les dialogues sont simples, les acteurs ne semblent pas être dirigés, comme s'ils improvisaient sereinement. Chaque plan est composé comme un tableau, évoquant Gauguin et les impressionnistes.»

(IT)

«La firma di Rohmer è d'altronde ben caratteristica: l'azione si svolge lentamente, i dialoghi sono semplici, gli attori non sembrano essere diretti, come se improvvisassero con naturalezza. Ogni inquadratura è composta come un quadro, evocando Gauguin e gli Impressionisti

(Cinématheque Française - Ciné-Ressources – Fiches personnalités: Éric Rohmer.)

AutorialitàModifica

Persona riservata, riparato dai bagliori della fama, difficile da intervistare, cattolico e ambientalista, Rohmer è un esempio perfetto di cineasta autoriale[21]: scrive solo le sue sceneggiature che sono originali (anche se non si considera uno scrittore[22]) o adattate da opere letterarie come La Marchesa von..., Perceval le gallois, Gli amori di Astrea e Celadon.

Egli stesso, nell'introduzione al libro Six Contes Moraux, delinea vantaggi e rischi di questa posizione:

(FR)

«L'ambition du cinéaste moderne, et qui fut aussi la mienne, est d'être l'auteur à part entière de son œuvre, en assumant la tâche traditionnellement dévolue au scénariste. Mais cette toute-puissance, au lieu d'être un avantage et un stimulant, est ressentie parfois comme une gêne. Etre le maître absolu de son sujet, pouvoir y retrancher et y ajouter selon l'inspiration ou les nécessités du moment, sans avoir de compte à rendre à personne, cela vous grise, mais cela vous paralyse aussi : cette fatalité est un piège.»

(IT)

«L'ambizione del cineasta moderno, che è stata anche la mia, è di essere autore a tutti gli effetti della propria opera, assumendosi altresì il compito tradizionalmente riservato allo sceneggiatore. Questa onnipotenza però, anziché costituire un vantaggio e uno stimolo, è talvolta sentita come un impedimento. Essere padrone assoluto del proprio soggetto, poter operare tagli o arricchimenti a seconda dell'ispirazione o delle necessità del momento senza dover rendere conto a nessuno è inebriante, ma può anche paralizzare: in un certo senso è una trappola.»

(Éric Rohmer, La mia notte con Maud. Sei racconti morali, p. VI.)

SerialitàModifica

Rohmer è stato un precursore del concetto di ciclo filmico a tema, cui diede i contorni autoriali molti anni prima di Krzysztof Kieślowski (Decalogo, Tre colori).

Il regista della leggerezzaModifica

(FR)

«Dès le début des années 80, une intelligence supérieure lui a fait prendre conscience avant tout le monde d'une urgence absolue : la légèreté. C'est-à-dire des budgets modestes, des tournages al fresco, des équipes réduites et une autonomie de production.[23]»

(IT)

«Dagli inizi degli anni 80, un'intelligenza superiore gli fa prendere anzitutto coscienza di un'urgenza assoluta: la leggerezza. Ciò significa budgets modesti, riprese in esterni, ridotto numero di collaboratori e autonomia nella produzione.»

(Olivier Séguret, Éric Rohmer, dernière vague, 11 gennaio 2010.)

Economia di mezziModifica

Rohmer non punta a soddisfare un largo pubblico. Realizza film a basso costo, alcuni sono girati in 16 mm. Lavora con un gruppo ristretto di collaboratori, senza assistente né sceneggiatore. Teme che una équipe di tecnici troppo numerosi rallenti la lavorazione e lo condizioni nei suoi tentativi di sperimentazione.[24] Ha derogato da questa linea di condotta solo quando lo esigeva il progetto, come per Perceval le Gallois e L'Anglaise et le Duc.

Direzione degli attoriModifica

Sceglie di preferenza giovani attori sconosciuti. Ha scoperto Arielle Dombasle, Pascal Greggory e Fabrice Luchini, che sono in seguito diventati grandi attori del cinema francese.

Talvolta si è anche affidato ad attori affermati come Jean-Louis Trintignant (La mia notte con Maud), Bruno Ganz (La Marchesa von...) o André Dussollier (Il bel matrimonio).

In un'intervista concessa nel 1998 alla rivista Inrockuptibles, spiega perché sia ricorso raramente ad attori celebri:

(FR)

«Je ne trouve plus d'acteurs qui aient à la fois une grande prestance et un grand charme auprès d'un grand public, comme pouvaient en avoir Trintignant ou Brialy, et qui soient capables d'imposer leur personnalité à des personnages sans les détruire et sans les assimiler à eux-mêmes. Je dois donc chercher mes acteurs au théâtre ou à la télévision.»

(IT)

«Non trovo più attori che abbiano nello stesso tempo una grande prestanza e un grande fascino presso un vasto pubblico, come potevano averlo Trintignant o Brialy, e che siano capaci di imporre la loro personalità ai personaggi senza distruggerli e senza assimilarli a se stessi. Devo dunque cercare i miei attori a teatro o in televisione.»

(Frédéric Bonnaud, Éric Rohmer - Printemps éternel, Les Inrockuptibles, 1998, 23 settembre.)

Tecnica cinematograficaModifica

  • illuminazione naturale e "logica" di una ripresa che si attiene all'ora specifica in cui una scena deve svolgersi;
  • colore privo di effetti drammatici, un nitido campo-controcampo;
  • uso accorto del fuori campo, pochi carrelli e zoom discreti;
  • preferenza per i piani americani un po' più serrati (il regista dichiara di non amare i primi piani preferendo inquadrature che valorizzino l'espressione del corpo e dei gesti degli attori);
  • montaggio lineare e discreto; rispetto della cronologia (niente flashback e flashforward)[18].

ScenografiaModifica

La scenografia è curata dallo stesso regista, che è insieme scenografo e costumista.

Tutto è calcolato per dare una precisa suggestione, persino la scelta degli abiti e dei quadri che arredato gli interni.

Gli scenari sono solitamente quelli dei quartieri parigini e delle città, ma anche la provincia francese, le viticulture, la costa normanna e le spiagge del sud. Rohmer, da veterano della Nouvelle Vague, ama girare le sue scene per strada, nelle spiagge, nei parchi.

Viene sempre puntualizzato in quale città francese o quartiere parigino i personaggi si trovino, a volte innestando brevissimi documentari "cine-turistici" sulla cittadina in cui essi si muovono.

Nella sua filmografia vi è anche spazio per ambientazioni storiche: la rivoluzione francese, il tardo Settecento neoclassico di Heinrich von Kleist, il poema cavalleresco altomedievale di Chrétien de Troyes, l'ambiente bucolico-mitologico.

La colonna sonoraModifica

Una delle caratteristiche peculiari del cinema di Rohmer è l'utilizzo limitato della colonna sonora[25], in vista di un realismo privo di caratteri extradiegetici, con il solo accompagnamento di rumori e suoni naturali o urbani, in presa diretta[26].

Quando essa compare è strettamente legata a quello che fanno i personaggi che cantano o suonano o ballano come ad esempio nei Racconti delle quattro stagioni, in Conte d'été un marinaio intervistato canta una vecchia canzone e il protagonista ne compone una sua intitolata La filibustière che fa cantare a una ragazza; in altri film appaiono canzoni come Paris m'a séduit in La femme de l'aviateur o frammenti di Schumann o Mozart o composizioni dello stesso regista che firma con lo pseudonimo di Sébastien Erms[27].

La voce narranteModifica

In quasi tutte le opere del ciclo dei Sei racconti morali, l'autore usa la tecnica della voce narrante fuori campo coincidente con i pensieri del protagonista, tecnica utilizzata da altri registi francesi come Bresson e Truffaut.

L'obiettivo della sua ricerca è esplorare il mondo degli incontri sentimentali, del desiderio, dei compromessi morali e degli equivoci fraintendimenti amorosi. Ricerca che compie sempre lasciandosi fuori da qualsiasi commozione o partecipazione emotiva.

I dialoghiModifica

In uno dei suoi primi articoli, intitolato Pour un cinéma parlant, Éric Rohmer deplora che il cinema non accordi che un posto secondario ai dialoghi.

Nei suoi film i dialoghi e la parola hanno un ruolo centrale[28]. I suoi detrattori qualificano i suoi film films bavards[29].

Il critico François-Guillaume Lorrain afferma:

(FR)

«Rohmer est l'homme qui a su le mieux filmer les mots, leur pouvoir, leur érotisme.»

(IT)

«Rohmer è l'uomo che ha saputo meglio filmare le parole, il loro potere, il loro erotismo.»

(Michel Mourlet, Rohmer ou la mise en scène du langage, in Michel Mourlet, Sur un art ignoré: La mise en scène comme langage, Ramsay Poche Cinéma, 2008, p. 250-265.)

Rohmer confessa di cercare di filmare la parola[30]:

(FR)

«Pour moi, il y a plus de mise en scène cinématographique lorsque je fais parler des gens que si je montre quelqu'un qui tire un coup de pistolet ou qui joue à James Bond»

(IT)

«Per me c'è più messa in scena cinematografica quando faccio parlare i personaggi che se mostrassi qualcuno che spara o che recita da James Bond.»

(Gérard Lefort e Philippe Azoury, Les mots sont plus importants que les idées, Libération, 17 marzo, 2004.)

Riferimenti letterariModifica

Sono frequenti i riferimenti colti dalla cultura letteraria e filosofica, a volte argomento stesso di discussione tra i personaggi: si parla di filosofia ad esempio ne La mia notte con Maud, Racconto di primavera e Racconto d'inverno, e ricorre in ben tre delle sue opere (La mia notte con Maud, Racconto d'inverno e un lavoro teatrale) la tematica della scommessa di Pascal.

ContenutiModifica

Le storieModifica

I personaggi femminiliModifica

Nei suoi film le donne non sono mai le voci narranti, prerogativa affidata a personaggi maschili, ma sono le protagoniste, il fulcro e l'elemento scatenante l'azione (o meglio, l'incontro o la conversazione): sono più interessanti e complesse, più sottili e meglio controllate, a volte più furbe e dotate di spirito di iniziativa. Hanno precise idee sull'amore, sulla coppia, sul matrimonio, ma nell'enunciare la loro etica (e nella difficoltà pratica di rispettarla) spesso tradiscono immaturità e superficialità.

I personaggi maschiliModifica

I maschi spesso sono studenti sofferenti di timidezza e scarsa autostima, oppure adulti che faticano a controllare le proprie tentazioni, o che non sanno gestire una situazione sentimentale. Viceversa, talvolta si rivelano playboy senza scrupoli.

Il ruolo dell'intellettualeModifica

Una menzione particolare spetta al personaggio dell'intellettuale nei suoi film. Che esso sia nevrotico, mondano e snob oppure colto, timido e introverso, è sempre destinato a rincorrere una donna che ama sinceramente, ma dalla quale non è ricambiato.

Il suo ruolo si risolve nel "comprimario" che tenta con artifici spesso sleali di screditare altri corteggiatori o amanti della donna desiderata per convincerla che egli è la miglior scelta. Finisce per essere ridimensionato al rango di confidente, accontentandosi di essere «una persona piacevole, interessante ma non attraente». È il caso ad esempio dello scrittore di Le notti della luna piena, del bibliotecario di Racconto d'inverno e del professore di filosofia di La mia notte con Maud. In quest'ultima opera, in particolare, il professore marxista attua la strategia masochistica di presentare un amico alla propria amante per far sì che lei lo tradisca e trovare così un motivo per detestarla. Lei infatti, pur stimandolo, non è affatto innamorata quanto lui, e si è abbandonata in passato ad un rapporto sessuale quasi per noia.

La naturaModifica

Una curiosa particolarità delle sue storie è la loro relazione stretta con fenomeni naturali eccezionali, che talvolta sono fulcro delle azioni, a volte inducono i personaggi alla riflessione.

Esempi evidenti sono dati dal fenomeno ottico (narrato da Giulio Verne) del raggio verde nell'omonimo film, oppure la superstizione legata alla luna piena de Le notti della luna piena, o infine l'ora blu dell'episodio da Reinette e Mirabelle.

Sono rivelazione metafisica, profezia da interpretare liberamente dai personaggi, segni evidenti di un'interazione tra la natura fisica e il destino umano.

ErotismoModifica

Nei suoi film la componente erotica è suggerita più che mostrata (a parte alcune scene di nudo femminile, ne L'amore il pomeriggio o sensuali dettagli anatomici, come la gamba e il seno ne Gli amori di Astrea e Céladon o la frivola nudità estiva in Racconto d'inverno). L'erotismo non è rappresentato da scene di sesso esplicito.

FilmografiaModifica

CortometraggiModifica

  • Journal d'un scélérat (1950)
  • Présentation ou Charlotte et son steak (1951)
  • Bérénice (1954)
  • Véronique et son cancre (1958)
  • Nadja à Paris (1964)
  • Une étudiante d'aujourd'hui (1966)
  • Fermière à Montfaucon (1967)
  • Bois ton café, il va être froid (1987)
  • Le Canapé rouge (2005)

MediometraggiModifica

  • La sonate à Kreutzer (1956)

LungometraggiModifica

TelevisioneModifica

DocumentariModifica

  • Les Cabinets de physique au XVIIIème siècle - cortometraggio (1964)
  • Les Métamorphoses du paysage - cortometraggio (1964)
  • Don Quichotte de Cervantès - cortometraggio (1965)
  • Perceval ou le conte du Graal - cortometraggio (1965)
  • Les Caractères de La Bruyère - cortometraggio (1965)
  • Les Histoires extraordinaires d'Edgar Poe - cortometraggio (1965)
  • Entretien sur Pascal - cortometraggio (1965)
  • Cinéastes de notre temps - serie TV, episodi Carl Th. Dreyer, Le Celluloïd et le Marbre (1965-1966)
  • Nancy au XVIIIe siècle - cortometraggio (1966)
  • Victor Hugo: Les Contemplations - cortometraggio (1966)
  • Stéphane Mallarmé - cortometraggio (1966)
  • Louis Lumière avec Jean Renoir et Henri Langlois (1966)
  • Victor Hugo architecte - cortometraggio (1969)
  • Le Béton dans la ville - cortometraggio (1969)
  • Villes nouvelles - serie TV, episodi Enfance d'une ville, La Diversité du paysage urbain, La Forme d'une ville, Le Logement à la demande (1975)

FictionModifica

  • Catherine de Heilbronn - film TV (1979)
  • Les Jeux de société - film TV (1989)

OpereModifica

  • Éric Rohmer, L'organizzazione dello spazio nel "Faust" di Murnau, traduzione di Michele Canosa, Maria Pia Toscano, Venezia, Marsilio, 1985.
  • Éric Rohmer e Claude Chabrol, Hitchcock, a cura di Antonio Costa, traduzione di Michele Canosa, Venezia, Marsilio, 1986, ISBN 88-317-6402-0.
  • Éric Rohmer, Racconti delle quattro stagioni, traduzione di Daniela Giuffrida, Sergio Toffetti, Milano, Il Castoro, 1999.
  • Éric Rohmer, La mia notte con Maud: sei racconti morali, a cura di Sergio Toffetti, traduzione di Elena De Angeli, Torino, Einaudi, 1988.
  • Éric Rohmer, Il trio in mi bemolle, a cura di Sergio Toffetti, Torino, Einaudi, 1989.
  • Éric Rohmer, Il gusto della bellezza, a cura di Jean Narboni, Cristina Bragaglia, Parma, Pratiche Editrice, 1991.
  • Éric Rohmer, Élisabeth, traduzione di Marianna Basile, Milano, Mondadori, 2005.
  • Éric Rohmer, Mozart a Beethoven: saggio sulla nozione di profondità nella musica, a cura di Andrea Mello, Milano, Mimesis edizioni, 2017.

NoteModifica

  1. ^ (FR) Philippe Azoury, L'odyssée Rohmer, su Libération, 22 gennaio 2010.
  2. ^ (EN) RIchard Brody, In Memoriam: Éric Rohmer, in The New Yorker, 11 gennaio 2010. URL consultato il 16 novembre 2019.
  3. ^ (FR) Who's Who in France 2008, 39ª, Editions Lafitte-Hébrard, 2007, p. 1925, ISBN 9782857840480.
  4. ^ a b (FR) Éric Rohmer, su Ciné-ressources : le catalogue collectif des bibliothèques et archives de cinéma. URL consultato il 16 novembre 2019.
  5. ^ (EN) Graham Petrie e Éric Rohmer, Éric Rohmer: An Interview, in Film Quarterly, vol. 24, nº 4, 1971, pp. 34–41, DOI:10.2307/1211422. URL consultato il 16 novembre 2019.
  6. ^ (FR) Tatjana Marwinski, Éric Rohmer: Biographie, su arte.tv, 5 settembre 2007. URL consultato il 21 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 4 luglio 2011).
  7. ^ (EN) Tamara Tracz, Rohmer, Éric, su Senses of Cinema, 24 gennaio 2003. URL consultato il 16 novembre 2019.
  8. ^ Claudia Morgoglione, Addio a Éric Rohmer mente della Nouvelle Vague, su La Repubblica, 11 gennaio 2010. URL consultato il 16 novembre 2019.
  9. ^ (FR) Samuel Blumenfeld, Éric Rohmer: « Je voulais trouver un style moderne », in Le Monde des livres, 17 maggio 2007.
  10. ^ (FR) Rohmer - Mes dates, mes clés, su Libération, 17 marzo 2004.
  11. ^ (FR) Jean-Michel Frodon, Éric Rohmer, le goût de la liberté, su Slate, 12 gennaio 2010.
  12. ^ Maurice Schérer, Du cinéma, art de l'espace , La Revue du cinéma, giugno 1948
  13. ^ Jean Narboni, Le temps de la critique: entretien avec Éric Rohmer , dans Éric Rohmer, Le goût de la beauté, Cahiers du cinéma, coll. « Petite bibliothèque des cahiers du cinéma », 2004 (Prima edizione 1984)
  14. ^ Michel Mourlet, Éric Rohmer, Carnet de route, 21 gennaio 2010
  15. ^ (FR) Philippe Azoury, Le roman de Rohmer, su Libération, 11 gennaio 2010.
  16. ^ Stéphane Delorme, Barbet Schroeder , Cahiers du cinéma, n. 653, febbraio 2010, p. 14-16.
  17. ^ Aurélien Ferenczi, Entretien avec Éric Rohmer, Senses of cinema, 18 septembre 2001.
  18. ^ a b Matteo Marelli, Éric Rohmer: Il filologo della realtà, su web.archive.org, 23 settembre 2015. URL consultato il 16 novembre 2019 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2015).
  19. ^ (FR) Olivier Séguret, Anniversaires, trop d'airs de Rohmer, Libération, 27 marzo 1998.
  20. ^ Giancarlo Zappoli, Éric Rohmer, Milano, Il castoro, 1999, p. 106.
  21. ^ * (FR) Olivier Segouret, Un modèle, su Libération, 17 marzo 2004.
  22. ^ (...) je me considère comme un metteur en scène, mais je ne suis pas un écrivain.(FR) Serge Daney e Louella Interim, Faire confiance à un mouvement naturel des choses, sans trop intervenir, su Libération, 12 gennaio 2010.
  23. ^ (FR) Olivier Segouret, Éric Rohmer, dernier vague, su Libération, 12 gennaio 2010.
  24. ^ Jean-Luc Godard, Les petites filles modèles Les amis du cinéma, n. 1, ottobre 1952, ripubblicato in Jean-Luc Godard, Les Années Cahiers, Flammarion, 1989, pp.67-69
  25. ^ (FR) Jean-Louis Valero, Rohmer et les Autres, in Spectaculaire | Cinéma, Presses universitaires de Rennes, 25 gennaio 2013, pp. 233–235, ISBN 9782753526891. URL consultato il 16 novembre 2019.
  26. ^ (FR) Jean-Louis Valero, Pas besoin de musique, su books.openedition.org, 2007.
  27. ^ (FR) Bertrand Dermoncourt, Éric Rohmer, le son au plus vrai, su L'Express, 13 gennaio 2010.
  28. ^ Stefano Finesi, Éric Rohmer, su Off-screen, 2001. URL consultato il 16 novembre 2019.
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BibliografiaModifica

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