Jean-Luc Godard

regista, sceneggiatore e critico cinematografico francese

Jean-Luc Godard (AFI: [ʒɑ̃.lyk ɡɔˈdaʁ]; Parigi, 3 dicembre 1930) è un regista, sceneggiatore, montatore e critico cinematografico francese, fra i più significativi registi della seconda metà del novecento e fra i principali esponenti della Nouvelle Vague [1][2].

Godard nel 1968
Statuetta dell'Oscar Oscar onorario 2011

La sua carriera è contraddistinta da una grande prolificità e da seminali innovazioni linguistiche apportate al mezzo cinematografico.[3] Premiato con il Leone d'oro nel 1984 e l'Oscar alla carriera nel 2011,[3] le sue opere sono state fonte di ispirazione per molti registi statunitensi della New Hollywood[4][5] e, più recentemente, per autori come Quentin Tarantino, il quale ha chiamato la sua casa di produzione come uno dei suoi primi film, Bande à part[6].

BiografiaModifica

Nasce a Parigi il 3 dicembre 1930 in una ricca famiglia borghese protestante di origine svizzera. Il padre era medico e la madre discendente da una famiglia di banchieri. Godard compie i suoi studi presso un collegio svizzero e nella sua città natale dove, dopo il liceo, frequenta la Sorbona ottenendo, nel 1949, un diploma in Etnologia.

L'attività di critico cinematograficoModifica

Nei primi anni cinquanta si distingue per le sue radicali critiche cinematografiche su riviste come Arts e Cahiers du cinéma.

Risale al 1950 il suo primo articolo sulla Gazette du Cinéma, intitolato Joseph Mankiewicz, e nel 1952 giunge ai Cahiers du cinéma con lo pseudonimo di Hans Lucas dove pubblica tre articoli: una breve recensione su Rudolph Maté, una più impegnata recensione su L'altro uomo di Alfred Hitchcock e un saggio dal titolo Difesa e illustrazione del découpage classico che dimostra la sua visione totalizzante delle arti come la letteratura, il cinema e la pittura.

«… è questa la condizione della dialettica cinematografica: bisogna vivere piuttosto che durare[7]»

I primi filmModifica

Tra il 1953 e il 1955 Godard, che ha abbandonato l'attività di critico cinematografico, compie numerosi viaggi nelle Americhe e in seguito assume un impiego nella costruzione della diga della Grande Dixence in Svizzera. Da questa esperienza nascerà l'idea per un primo cortometraggio, Opération béton, che verrà realizzato nel 1955 con il finanziamento della ditta appaltatrice.

Ritornato a Parigi inizia a cimentarsi nei cortometraggi a soggetto. Nel suo terzo cortometraggio, Charlotte et son Jules (1958), doppia la voce di Jean-Paul Belmondo e nel quarto, Une histoire d'eau (sempre del 1958), collabora con il regista François Truffaut che l'anno seguente gli fornirà il soggetto per il suo primo lungometraggio.

Il primo lungometraggio risale al 1959 con un film che diverrà il vessillo della nouvelle vague francese: Fino all'ultimo respiro.

Il film, che viene girato in sole quattro settimane con un budget limitato e il ricorso all'utilizzo della cinepresa a mano, ottiene il premio Jean Vigo e dà inizio al primo periodo della filmografia godardiana.

All'interno di questa sua prima opera sono già presenti quelle "trasgressioni" ai modelli narrativi tradizionali che la nouvelle vague utilizzerà per distanziarsi dal cosiddetto "cinema de papà": montaggio sconnesso, attori che si rivolgono direttamente al pubblico, sguardi in macchina. Evidente risulta anche la cinefilia di Godard, che cita ossessivamente i film statunitensi di genere degli anni cinquanta.


Il periodo" che va dal 1960 al 1967 viene caratterizzato da una grande creatività che porta Godard a realizzare ventidue film, tra cortometraggi e lungometraggi.

Nel corso di questi anni, Godard rivolge la propria attenzione ai contenuti erotici dell'immagine contemporanea: manifesti di attori, pubblicità, fumetti, riviste patinate. In quest'ottica nascono film come Agente Lemmy Caution: missione Alphaville, Il bandito delle 11, Due o tre cose che so di lei.

Di questo periodo è il film Bande à part, da molti critici definito come una delle massime espressioni della Nouvelle Vague. Il film, ambientato in una Parigi fredda e autunnale, racconta la storia di due amici, interpretati da Sami Frey e Claude Brasseur, che incontrano casualmente una giovane ragazza, bella e ingenua, interpretata da Anna Karina, che influenzerà nel breve e lungo termine le loro esistenze. La splendida sequenza girata nel Louvre, dove corrono come forsennati lungo gli immensi spazi del museo verrà ripresa molti anni dopo da Bernardo Bertolucci nel suo film The Dreamers - I sognatori, dove i protagonisti Eva Green, Louis Garrel e Michael Pitt ripetono la corsa proprio nel Louvre identificandosi in Franz, Arthur e Odile, appunto i tre giovani spensierati che girano per Parigi con una vecchia SIMCA decappottabile e passano le giornate tra un corso d'inglese e un bistrot dove bere qualcosa e fantasticare sul loro futuro.

A partire dal 1966 Godard sposa le teorie marxiste: il cinema diviene il luogo in cui mettere in atto una severa critica della civiltà dei consumi e della mercificazione dei rapporti umani, ma anche in cui si possa riflettere sullo stesso statuto dell'immagine come portatrice "naturale" di un'ideologia. Il problema della prassi diviene una costante della fase "politica" di Godard, nei film La cinese e Week End - Una donna e un uomo da sabato a domenica.

Il gruppo Dziga Vertov (1968-1972)Modifica

Dopo aver esaminato la possibilità di mettere in pratica un cinema rivoluzionario (La gaia scienza, 1968), Godard fonda nel 1969 con altri cineasti il Gruppo Dziga Vertov, sperimentando un cinema collettivo e rifiutando il ruolo di autore nella convinzione che esso sottintenda un'ideologia autoritaria e gerarchica. Nello stesso anno dirige Lotte in Italia, un film per la televisione italiana che si interroga sui rapporti tra film, rappresentazione e ideologia attraverso il racconto di una ragazza borghese che milita in un gruppo extraparlamentare pur rimanendo legata all'ideologia della sua classe d'origine.

Altro film di questo periodo è Vent d'est, unico film con il quale ha lavorato con l'attore italiano, Gian Maria Volonté.

L'attività di Godard, che fino a quel momento era stata frenetica, è costretta a interrompersi sia per un incidente stradale che lo costringe in ospedale per alcuni mesi, sia per il nascere delle prime discordanze all'interno del gruppo e soprattutto per l'intuizione che il momento dell'eversione fosse ormai alla fine.

Nel tentativo di recuperare la propria identità artistica e politica Godard rimane per diversi mesi chiuso in se stesso senza lasciarsi intervistare dalla stampa e solo nel 1972 realizza, insieme a Jean-Pierre Gorin, Crepa padrone, tutto va bene, un'indagine sullo stato degli intellettuali nella stagione del riflusso post-sessantottesco.

La fine del movimento segna per Godard una pausa di ripensamento. Dopo alcune conferenze tenute presso l'Università di Montréal e all'opera "Introduction à une véritable histoire du cinéma", che verrà pubblicata nel 1980, si ritira a Grenoble, dove lavora per alcuni anni ai laboratori di Sonimage sperimentando tecniche cinematografiche a basso costo (Super 8, videoregistratori, ecc).

Il terzo periodo (1975-2006)Modifica

Dopo l'approdo alle tecnologie elettroniche e al video inizia il terzo periodo, quello dell'ultimo Godard, improntato ad una nuova e intensa sperimentazione in cui il video, che convive strettamente con il cinema, viene usato per una critica nuova fatta per immagini alle stesse immagini, anche le proprie.

Nel 1975 con Numéro deux Godard riparte utilizzando la nuova strumentazione video e mettendo in scena non un irrequieto rapporto di coppia, ma un irrequieto rapporto familiare, mescolando la documentazione reale con la fiction, la vita con la sua rappresentazione.

Nasce un'attenzione più viva per le tematiche del privato, soprattutto quella familiare, che vengono ripresi con toni maggiormente intimistici come in Si salvi chi può (la vita). In questo periodo Godard riesce a valorizzare la pura immagine a scapito del racconto utilizzando serie di sequenze autonome simili a quadri staccati dalla trama e godibili per la loro sola bellezza come in Passion (1982) che può essere preso ad esempio della sua nuova concezione estetica dell'immagine.

Così, nei successivi Prénom Carmen (1983) che vinse il Leone d'oro a Venezia, e Je vous salue, Marie (1985) si vede come il testo sia solo un pretesto per un libero assemblaggio fatto di giochi di parole, citazioni disparate, brani di musica, ripresa di scenari naturali, come le onde del Lago Lemano in Prénom Carmen che diventano uno dei principali leitmotiv visivi del regista.

Nelle opere di questo terzo periodo si affianca alla compostezza dell'immagine il motivo ricorrente della musica classica, soprattutto di Mozart e Beethoven che già erano presenti nei film del primo periodo.

Nel 1988 per Canal Plus, viene ideato il progetto Histoire(s) du cinéma che durerà fino al 1997 e dalla cui esperienza nasceranno quattro volumi con tutti i materiali interpretativi e iconografici che verranno pubblicati nel 1998. Con il film Nouvelle Vague del 1990 e con Hélas pour moi del 1993, Godard riesce a scrivere l'intera sceneggiatura senza usare una sua parola ma facendo dire ai personaggi frasi di altri per poter lasciare libero spazio alle immagini che, con la loro musica interna, creano una perfetta geometria.

Nel film Germania nove zero, che si modella su Germania anno zero di Rossellini, Godard si diverte a giocare con le lingue (il francese e il tedesco), come già aveva fatto nei film del primo periodo (Fino all'ultimo respiro dove aveva utilizzato l'inglese e il francese e ne Il disprezzo (l'inglese, l'italiano e il francese).

Éloge de l'amour del 2001 è un insieme di motti di spirito, gag paradossali, detti celebri, inversioni di struttura come il colore della seconda parte del film in contrasto con il bianco e nero della prima parte i cui avvenimenti accadono due anni dopo.

Nell'aprile 2021 firma, insieme ad altre personalità dello spettacolo e della cultura, un appello di Valeria Bruni Tedeschi a Emmanuel Macron pubblicato su Liberation dopo l'arresto e l'immediata scarcerazione in libertà vigilata di una decina di ex terroristi italiani ed ex militanti di gruppi eversivi di sinistra, accusati e condannati in Italia per omicidio, sequestro, tentato omicidio. L'appello è finalizzato a "mantenere l'impegno della Francia nei confronti degli esiliati italiani per cui è stata richiesta l'estradizione".[8]

FilmografiaModifica

I primi cortometraggi (1954 - 1958)Modifica

Il primo periodo (1960 - 1967)Modifica

LungometraggiModifica

Cortometraggi/episodi di filmModifica

Il secondo periodo (1968 - 1972)Modifica

Il terzo periodo (1975 - oggi)Modifica

LungometraggiModifica

Altro del terzo periodoModifica

OpereModifica

  • Jean-Luc Godard, Jean-Luc Godard par Jean-Luc Godard, a cura di Alain Bergala, Editions du Cahiers du cinéma, Parigi 1980, trad. di Adriano Aprà e Paolo Mereghetti, Il cinema è il cinema, Garzanti, Milano 1981.
  • (FR) Jean-Luc Godard, Histoire(s) du cinemà, 4 voll., Gallimard, Parigi 1998.
  • (FR) Jean-Luc Godard, Archéologie du cinéma et mémoire du siècle. Dialogue, con Youssef Ishaghpour, Farrago, Tours 2000.
  • Jean-Luc Godard, Introduzione alla vera storia del cinema, traduzione di Maurizio Ciampa e Rina Macrelli, Roma, Editori Riuniti, 1982.
  • Jean-Luc Godard, Due o tre cose che so di me. Scritti e conversazioni sul cinema, a cura di Orazio Leogrande, traduzione di Orazio Leogrande e Andreina Lombardi Bom, Minimum Fax, 2007.

RiconoscimentiModifica

Premio César

Locarno Festival

National Society of Film Critics Awards

European Film Awards

Altri premiModifica

Bambi

BFI London Film Festival

Fajr International Film Festival

Festival del cinema di Stoccolma

  • 2001 – Premio alla carriera

Festival internazionale del cinema di San Sebastián

Filmfest München

Golden Goblets

IndieWire Critics Poll

  • 2014 – Candidatura al miglior regista per Adieu au langage - Addio al linguaggio (5º posto)
  • 2014 – Candidatura al miglior montaggio per Adieu au langage - Addio al linguaggio (7º posto)

International Cinephile Society Awards

  • 2015 – Candidatura al miglior regista per Adieu au langage - Addio al linguaggio
  • 2015 – Candidatura al miglior montaggio per Adieu au langage - Addio al linguaggio

International Film Festival Rotterdam

  • 1986 – Miglior film innovativo per Detective

Los Angeles Film Critics Association Awards

Montreal World Film Festival

  • 1995 – Grand Prix Special des Amériques

Nastro d'argento

New York Film Critics Circle Awards

  • 1994 – Premio speciale

Premio del cinema svizzero

  • 2002 – Candidatura al miglior film per Éloge de l'amour
  • 2005 – Candidatura al miglior film per Notre Musique

Premio Jean Vigo

  • 1960 – Miglior lungometraggio per Fino all'ultimo respiro

Premio Louis-Delluc

  • 1987 – Miglior film per Cura la tua destra...
  • 2014 – Candidatura al miglior film per Adieu au langage - Addio al linguaggio

Semana Internacional de Cine de Valladolid

  • 2001 – Premio speciale della giuria per Éloge de l'amour
  • 2001 – Candidatura alla Espiga de oro per Éloge de l'amour

Sitges - Festival internazionale del cinema fantastico della Catalogna

Syndicat français de la critique de cinéma et des films de télévision

  • 1961 – Premio della critica per Fino all'ultimo respiro

Tokyo International Film Festival

  • 1987 – Candidatura al Grand Prix per Cura la tua destra...

Village Voice Film Poll

  • 2014 – Candidatura al miglior regista per Adieu au langage - Addio al linguaggio

NoteModifica

  1. ^ D-sign.it, Jean-Luc Godard - Il Cinema Ritrovato, su distribuzione.ilcinemaritrovato.it. URL consultato il 4 giugno 2021.
  2. ^ Jean-Luc Godard, 90 anni di un regista contro, su la Repubblica, 3 dicembre 2020. URL consultato il 4 giugno 2021.
  3. ^ a b Il cinema si inchina ai 90 anni di Jean-Luc Godard - Cinema, su Agenzia ANSA, 2 dicembre 2020. URL consultato il 4 giugno 2021.
  4. ^ Sky TG24, I 90 anni di Jean-Luc Godard: i film da lui ispirati, su tg24.sky.it. URL consultato il 4 giugno 2021.
  5. ^ Oscar a Jean-Luc Godard il regista che odia Hollywood - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 4 giugno 2021.
  6. ^ Marco Paiano, 10 cose che non sai su Quentin Tarantino: dall'amore per Jean-Luc Godard ai suoi film preferiti, su Cinematographe.it, 27 marzo 2017. URL consultato il 4 giugno 2021.
  7. ^ Jean-Luc Godard, Défense et illustration du découpage classique, in: Cahiers du cinéma n° 15, Settembre 1952, pp. 28-32, con lo pseudonimo di Hans Lucas. Trad. it. Difesa e illustrazione del découpage classico, in: Il cinema è il cinema, (a cura di Adriano Aprà), Garzanti, Milano, 1971, pp. 35-41.
  8. ^ Ex terroristi, Valeria Bruni Tedeschi firma un appello per la loro liberazione, su huffingtonpost.it, 30 aprile 2021. URL consultato il 30 aprile 2021.
  9. ^ L'esperienza mistica di Godard: dalla fenomenologia alla vita

BibliografiaModifica

Libri su Jean-Luc Godard in italianoModifica

Libri su Jean-Luc Godard in altre lingueModifica

  • Richard Roud, Jean-Luc Godard, Cinema One, Londra 1962.
  • Jean Collet, Jean-Luc Godard, Seghers, Parigi 1963.
  • Barthélemy Amengual (a cura di), Jean-Luci Godard au-delà du recit, Lettres Modernes, Parigi 1967.
  • Colin Miles MacCabe, Jean-Luc Godard, Images, Sounds, Politics, Indiana University Press, Bloomington 1980.
  • Marc Cerisuelo, Jean-Luc Godard, Lherminier, Parigi 1989.
  • Jean-Luc Douin, Godard, Rivages, Parigi 1989.
  • Jean-Louis Leutrat, Des traces qui nous ressemblent, Comp'Act, 1990.
  • Raymond Bellour e Mary Lea Bandy (a cura di), Jean-Luc Godard, son + image 1974-1991, Museum of Modern Art, New York 1992.
  • Marc Cerisuelo (a cura di), Jean-Luc Godard au-delà de l'image, in "Etudes Cinématographiques", 1993, n. 194-202, 1993.
  • Alain Bergala, Nul mieux que Godard, Éditions du Cahiers du cinéma, Parigi 1999.
  • Jacques Aumont, Amnésies: fictions du cinéma d'après Jean-Luc Godard, P.O.L., 1999.
  • Michael Temple e James S. Williams, The cinema alone. Essays on the work of Jean-Luc Godard (1985-2000), Amsterdam University Press, 2000.
  • Suzanne Liandrat Guigues e Jean-Louis Leutrat, Godard simple comme bonjour, L'Harmattan, Parigi 2004.

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