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Artemisia alba

specie di pianta della famiglia Asteraceae

EtimologiaModifica

L'etimologia del termine generico (Artemisia) non è sicura e sembra che derivi da Artemisia, consorte di Mausolo, re di Caria; ma anche, secondo altre etimologie, potrebbe derivare dalla dea della caccia (Artemide), oppure da una parola greca ”artemes” (= sano) alludendo alle proprietà medicamentose delle piante del genere Artemisa[1]. Il termine specifico (alba) fa riferimento al colore dei suoi piccoli fiori ma anche all'indumento generale della pianta.
Il binomio scientifico attualmente accettato (Artemisia alba) è stato proposto dal medico e botanico vicentino Antonio Turra (1736-1797) in un lavoro del 1764.

DescrizioneModifica

Sono piante perenni la cui altezza può arrivare fino 2 – 4 dm (massimo 10 dm). La forma biologica è camefite fruticose (Ch frut), sono piante legnose alla base, con gemme svernanti poste ad un'altezza dal suolo tra i 2 ed i 30 cm con un aspetto arbustivo. Le porzioni erbacee seccano annualmente e rimangono in vita soltanto le parti legnose. Hanno inoltre un forte odore aromatico simile alla canfora. Queste piante sono prive di lattice; contengono però oli eterei lattoni sesquiterpenici[2].

RadiciModifica

Le radici sono secondarie da fittone.

FustoModifica

  • Parte ipogea: la parte sotterranea è fittonante.
  • Parte epigea: i fusti sono legnosi alla base e ramificati, in alto sono semplici; il portamento è ascendente; la superficie è più o meno pubescente.

FoglieModifica

Il colore delle foglie è tra il verdastro e il bianco-tomentoso; i peli sono del tipo contorto-uncinati[3]. Le foglie sono picciolate e il picciolo alla base è allargato in due orecchiette. La forma della lamina è bi-pennata (o anche tri-pennata). I segmenti di secondo ordine sono interi a forma di lacinie strettamente lineari. La superficie delle foglie è cosparsa di ghiandole puntiformi affondate nel parenchima. Le foglie cauline sono progressivamente più piccole verso l'infiorescenza. Dimensione dei segmenti finali: larghezza 0,3 – 0,5 mm; lunghezza 5 – 8 mm.

InfiorescenzaModifica

L'infiorescenza di tipo pannocchia lineare, fogliosa, terminale è formata da diversi (da 25 a 30) piccoli capolini subsferici e subsessili, biancastri e lievemente penduli composti solamente da fiori tubulari. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae : il peduncolo sorregge un involucro più o meno cilindrico composto da diverse brattee/squame embricate, lanose disposte in diversi ordini che fanno da protezione al ricettacolo peloso[3] sul quale s'inseriscono due tipi di fiori : i fiori esterni ligulati (assenti in questa specie), e i fiori centrali tubulosi. Questi ultimi, in particolare, quelli periferici sono femminili, mentre quelli centrali sono ermafroditi. Diametro dei capolini: 2 – 3 mm.

FioreModifica

I fiori sono attinomorfi, tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi)[4]. Dimensione dei fiori: 3 – 6 mm.

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[5][6]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti ad una coroncina di squame quasi inesistenti.
  • Corolla: i petali della corolla sono 5 a forma di lacinie; nella parte inferiore sono saldati a tubo (corolla di tipo tubuloso). Il colore della corolla è bianco.
  • Androceo: gli stami sono 5 con filamenti liberi ma antere saldate e formano una specie di manicotto avvolgente lo stilo.
  • Gineceo: i carpelli sono due e formano un ovario bicarpellare infero uniloculare. L'ovario porta un solo uovo anatropo. Lo stilo unico è terminante in uno stigma profondamente bifido.
  • Fioritura: da agosto a ottobre.

FruttiModifica

Il frutto è un achenio marrone chiaro sprovvisto di pappo e glabro. La forma è ellissoide-compressa. Dimensione degli acheni: 1,5 mm.

RiproduzioneModifica

  • Impollinazione: l'impollinazione è favorita soprattutto dal vento (impollinazione anemofila)[4].
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: la dispersione dei semi avviene per gravità.

Distribuzione e habitatModifica

 
Distribuzione della pianta (Distribuzione regionale[7] – Distribuzione alpina[8])

FitosociologiaModifica

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale[8]:

Formazione: delle comunità a emicriptofite e camefite delle praterie rase magre secche
Classe: Festuco-Brometea
Ordine: Ononidetalia striatae

SistematicaModifica

La famiglia di appartenenza dell'“Artemisia alba” (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[6] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[9]). Il genere di appartenenza (Artemisia) comprende circa 400 specie[6], diffuse nelle zone temperate sia dell'emisfero boreale (la maggioranza) che di quello australe (poche), di solito in habitat asciutti o semi-asciutti.
Il numero cromosomico di A. alba è: 2n = 36[10][11]

VariabilitàModifica

Si tratta di una specie molto variabile[3]; il numero cromosomico la indica come specie poliploide (vedi sopra). La variabilità dell'Artemisia bianca si manifesta in genere nei seguenti caratteri:

  • pelosità può variare da tomentosa a sub-glabra;
  • l'odore può essere di canfora ma anche di trementina, oppure gradevole e aromatico;
  • la forma delle squame del ricettacolo; in genere quelle esterne sono glabre a forma lineare-acuta, quelle interne sono tomentose e con apice arrotondato;
  • può variare anche la misura delle lacinie fogliari.

Numerose specie sono state descritte con queste varianti. Più di qualche autore tende a considerare Artemisia alba un “gruppo di specie” all'interno del genere Artemisia, mentre altri autori (ad esempio Sandro Pignatti e gli autori della “An annotated checklist of the Italian Vascular Flora”[7]) pensano che non si tratti di piante realmente distinte ma solamente di “forme stazionali” dipendenti dal particolare habitat in cui si trovano. Qui di seguito diamo un elenco di specie affini all'Artemisia alba da considerare con tutta probabilità dei sinonimi:

  • piante con indumento debolmente sviluppato:
  • Artemisia camphorata Vill.
  • Artemisia humilis Wulfen (1760)
  • Artemisia subcanescens Willd.
  • piante con indumento più sviluppato (tomentose-candide):
  • Artemisia saxatilis Willd.
  • Artemisia incanescens Jordan (1850)
  • Artemisia biasolettiana Vis.
  • piante tomentose con lacinie fortemente divergenti:
  • Artemisia garganica DC.
  • altri caratteri:
  • Artemisia lobelii Auct.


Alcune di questi nominativi attualmente sono stati declassati al rango di sottospecie[12]:

  • Artemisia alba subsp. biasolettiana
  • Artemisia alba subsp. camphorata P. Fourn. (1939)
  • Artemisia alba subsp. lobelii (All.) Gams. (1928)[13]
  • Artemisia alba subsp. saxatilis (Willd.) P. Fourn. (1939)


Altre varietà non presenti in Italia:

  • Artemisia alba subsp. glabrescens (Willk.) Valdés Berm. (1985)
  • Artemisia alba subsp. chitachensis Maire
  • Artemisia alba subsp. canescens (DC.) Priszter & Soó (1966)

IbridiModifica

Con la specie Artemisia campestris la pianta di questa voce forma il seguente ibrido interspecifico:

  • Artemisia × subsericea (Jordan & Fourr.) Rouy (1903)

SinonimiModifica

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Artemisia aragonensis Lam. (1783)
  • Artemisia suavis (Jordan) P. Fourn. (1939)
  • Artemisia intermedia Host (1831)
  • Artemisia xerophila (Jordan & Fourr.) Magnier (1894)

Specie similiModifica

Le “Artemisie” con i loro piccoli fiori non sono molto diverse le une dalle altre; in questo caso la forma dei segmenti delle foglie (stretti e lineari) potrebbe restringere a due sole specie simili alla Artemisia alba:

NoteModifica

  1. ^ Motta, Vol. 1 - p. 195.
  2. ^ Strasburger, vol. 2 - pag. 860.
  3. ^ a b c Pignatti, Vol. 3 - p. 107.
  4. ^ a b Pignatti, Vol. 3 - p. 1.
  5. ^ Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato il 25 novembre 2009 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2011).
  6. ^ a b c Botanica Sistematica, p. 520.
  7. ^ a b Checklist of the Italian Vascular Flora, p. 56.
  8. ^ a b Flora Alpina, Vol. 2 - p. 514.
  9. ^ Strasburger, p. 858.
  10. ^ Tropicos Database, su tropicos.org. URL consultato il 25 novembre 2010.
  11. ^ Index synonymique de la flore de France, su www2.dijon.inra.fr. URL consultato il 25 novembre 2010.
  12. ^ Flora Alpina, Vol. 2 - p. 1152.
  13. ^ Checklist of the Italian Vascular Flora, p. 398.

BibliografiaModifica

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 195.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 107, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 514.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 860, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, p. 520, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, p. 56, ISBN 88-7621-458-5.

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