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Aurora Sanseverino

nobildonna, poetessa, attrice teatrale e mecenate italiana
Aurora Sanseverino
Aurora Sanseverino.jpg
Aurora Sanseverino, ritratto di Francesco Solimena
Duchessa di Laurenzana
Stemma
Nome completo Aurora Sanseverino Gaetani
Trattamento Donna
Altri titoli Principessa di Bisignano
Nascita Saponara, 28 aprile 1669
Morte Piedimonte Matese, 2 luglio 1726
Luogo di sepoltura Chiesa dell'Immacolata Concezione, Piedimonte Matese
Dinastia Sanseverino
Padre Carlo Maria Sanseverino
Madre Maria Fardella
Consorte Nicola Gaetani dell'Aquila d'Aragona
Religione Cattolicesimo

Aurora Sanseverino (Saponara, 28 aprile 1669Piedimonte Matese, 2 luglio 1726) è stata una nobildonna, poetessa, attrice teatrale e mecenate italiana. Donna polivalente, considerata «bella, pietosa, caritatevole, cultrice della musica e della poesia»,[1] fu tra i più importanti salottieri e committenti del Regno di Napoli.[2]

Indice

BiografiaModifica

Appartenente all'illustre casato dei Sanseverino, nacque a Saponara (l'odierna Grumento Nova, in provincia di Potenza), da Carlo Maria Sanseverino, principe di Bisignano e conte di Saponara, e Maria Fardella, contessa di Paceco. Nata nel giorno in cui i Romani erano soliti iniziare i Giochi dedicati alla dea Fortuna e celebrare le Feste Floreali, il suo nome è probabilmente ispirato ad un dipinto del tempo realizzato dall'abate Giovanni Ferro, intitolato L'Aurora, in cui era raffigurata una bellissima fanciulla che spargeva fiori sul mondo.[3]

Fin da bambina si dedicò agli studi di svariate discipline come latino, filosofia, pittura e musica ma la sua vera passione fu la poesia. Su pressione del padre, un primo matrimonio, molto precoce, avvenne il 25 dicembre 1680, all'età di 11 anni, con il conte Girolamo Acquaviva di Conversano, ma durò solo qualche anno poiché rimase subito vedova e senza figli. Ritornò a Saponara per un breve periodo e compì diversi viaggi con il padre, a Palermo e Napoli.

Un secondo matrimonio avvenne il 28 aprile 1686 con Nicola Gaetani dell'Aquila d'Aragona, conte di Alife, duca di Laurenzana e principe di Piedimonte, a cui diede due figli, Cecilia e Pasquale. L'evento fu celebrato con una cerimonia fastosa a Saponara, in cui venne anche organizzato dal padre un dramma pastorale intitolato Eliodoro. Dopo il matrimonio, si trasferì nella dimora del marito a Napoli, città all'epoca caratterizzata da un'intensa vita culturale. Nella sua casa napoletana ospitò vari poeti, musicisti e pittori, dando così vita ad un noto salotto letterario. Oltre alla letteratura, fu un'abile cacciatrice, partecipando a battute di cinghiale sui monti del Matese.[4]

Per suo volere, venne fatto erigere a Piedimonte, vicino al Palazzo Ducale della famiglia Gaetani, un piccolo teatro in cui precedentemente vi era il seggio comunale. Oltre al teatro presso il Palazzo Ducale, la nobildonna si dedicò anche ad attività benefiche: fece realizzare il "Conservatorio delle orfane" di Piedimonte (1711), che ospitò numerose fanciulle, fu dotato con 500 pecore e l'amministrazione fu affidata alla confraternita di Santa Maria Occorrevole; il "Convento delle Grazie", in cui affidò ai religiosi l'istruzione pubblica per i fanciulli della zona e la "Chiesa dell'Immacolata Concezione dei Chierici Regolari Minori".

Il suo ultimo periodo di vita fu contrassegnato da alcuni tristi avvenimenti come la morte dei figli Pasquale e Cecilia. Cecilia, morta nel 1710, aveva da poco dato i natali a Raimondo di Sangro, futuro inventore e alchimista di idee illuministe. La Sanseverino si spense nel 1726, all'età di 57 anni. Fu sepolta nella Chiesa dell'Immacolata Concezione, da lei fatta edificare.

Attività culturaleModifica

 
Aurora Sanseverino

Nel 1695 si iscrisse all'Accademia dell'Arcadia di Roma, dove ebbe come maestro il canonico Giovanni Mario Crescimbeni ed assunse il nome di Lucinda Coritesia, componendo diverse poesie.[3] La Sanseverino frequentò anche l'Accademia degli Spensierati di Rossano, presieduta da Giacinto Gimma, in cui conobbe artisti come Baldassarre Pisani e Andrea Perrucci. Fu anche membro della Colonia Sebezia di Napoli e dell'Accademia degli Innominati di Bra con lo pseudonimo La Perenne.

Nel teatro presso il Palazzo Ducale di Piedimonte si tennero diversi spettacoli. Nel 1699 venne inscenata una commedia, di autore ignoto, intitolata Marte e Imeneo, ove la Sanseverino partecipò come attrice. Il prologo venne musicato dal compositore bolognese Giacomo Antonio Perti, con il quale la dama ebbe un lungo contatto artistico ed una corrispondenza epistolare,[5] conservata presso il Museo Bibliografico Musicale di Bologna.

Nel 1707 venne rappresentato Il Radamisto, melodramma di Niccolò Giuvo (librettista da lei protetto che visse presso la sua corte) e Nicola Fago. Vennero organizzate altre esibizioni teatrali come La Semèle di Giuvo, La cassandra indovina di Giuvo e Fago, Aci, Galatea e Polifemo di Georg Friedrich Händel. Quest'ultima fu eseguita anche a Napoli nel palazzo del duca d'Alvito per il matrimonio di sua nipote Beatrice Tocco Sanseverino con il duca Tolomeo Gallio Trivulzio e fu replicata nel 1711 nel suo teatro di Piedimonte per il matrimonio di suo figlio Pasquale. Al mecenatismo della Sanseverino si devono anche altre opere di compositori quali Francesco Mancini, Domenico Sarro, Nicola Porpora, Giuseppe Vignola, Giovanni Paolo de Domenico e Alessandro Scarlatti.[2] Attiva anche nel campo della pittura e della scultura, ebbe tra i suoi protetti Luca Giordano, Giovan Domenico Vinaccia, Francesco Solimena, Paolo De Matteis e Andrea Belvedere.

La nobildonna fu amata e onorata da molte personalità del suo tempo. Nel 1700, il teologo e poeta Carlo Sernicola dedicò a lei e suo marito Nicola D'Aragona l'opera Ossequi poetici e il drammaturgo, nonché cugino, Andrea Perrucci le dedicò un sonetto.[6] Giacinto Gimma la definì «una delle dame più letterate del secolo»[1] e Bernardo De Dominici la considerò un'«eroina de' nostri tempi».[7] Il compositore Giuseppe Avitrano le rese omaggio ne L'aurora, la prima delle sue 12 sonate a quattro, op. 3 (1713). Gherardo degli Angioli la elogiò nel sonetto In morte di Aurora Sanseverino.[8] Gran parte della sua produzione è andata perduta, con soli pochi sonetti e alcuni stralci di commedie musicali a testimoniare la sua attività letteraria. Benché parte della critica moderna abbia bollato il suo lavoro come «non godibile e sostanzialmente artefatto»,[3] l'attività poetica della Sanseverino trovò un estimatore come Niccolò Tommaseo, che considerò i suoi componimenti «de' più sentiti ch'abbia la raccolta».[1]

NoteModifica

  1. ^ a b c Giulio Natali, Il Settecento, Parte 1, F. Vallardi, 1929, p.153
  2. ^ a b Paologiovanni Maione, Fonti d'archivio per la storia della musica e dello spettacolo a Napoli tra XVI e XVIII secolo, Editoriale scientifica, 2001, p.145
  3. ^ a b c Mario Santoro, Sanseverino Aurora, su aptbasilicata.it. URL consultato il 17 aprile 2017.
  4. ^ Alessandro Coletti, Il principe di San Severo, Istituto Geografico De Agostini, 1988, p.46
  5. ^ Piero Mioli, Un anno per tre filarmonici di rango, Pàtron, 2008, p.49
  6. ^ Antonio Appella, Antonietta Latronico, Fardella 1704-2004: tracce di storia (PDF), su consiglio.basilicata.it. URL consultato il 17 aprile 2017.
  7. ^ Bernardo De Dominici, Vite de' pittori, scultori, ed architetti napoletani: volume 3, Nella stamperia del Ricciardi, 1742, p.165
  8. ^ Francesco Stea, Rosario Quaranta, Alla scuola di G.B. Vico: Gherardo degli Angioli poeta e oratore, Congedo, 1989, p.123

BibliografiaModifica

  • AA.VV. Rime degli Arcadi (Roma, 1716 e 1736).
  • L. Bergalli: Componimenti poetici delle più illustri rimatrici; 1726.
  • Campora: Raccolta di rime di illustri napoletani; Napoli, 1701.
  • Gobbi: Scelta di sonetti e di canzoni, Venezia, 1739.
  • Rossi: Florilegio femminile, Genova, 1840.
  • AA.VV., Rime degli arcadi aggiunte a quelle dei coniugi Zappi, Venezia, 1736.
  • G. Natali, ""Di Laura Battista e d'altre poetesse lucane, Genova, 1913, pp. 4-5.
  • V. Marsico, Vite e tormenti di grandi piccole donne, Matera, 1959, pp. 87-95.
  • R. Cardone, Una poetessa lucana del '700: Aurora Sanseverino, in Bollettino della Biblioteca Provinciale di Matera, a. X (1989), n. 15/16, pp. 149-151.
  • V. Falasca, Grumentum Saponaria Grumento Nova, Potenza, 1997, pp. 95-97.
  • Ausilia Magaudda - Danilo Costantini, Aurora Sanseverino (1669-1726) e la sua attività di committente musicale nel Regno di Napoli. Con notizie inedite sulla napoletana congregazione dei Sette Dolori, in Giacomo Francesco Milano e il ruolo dell'aristocrazia nel patrocinio delle attività musicali nel secolo XVIII. Atti del Convegno Internazionale di Studi (Polistena - San Giorgio Morgeto, 12-14 ottobre 1999), a cura di Gaetano Pitarresi, Reggio Calabria, Laruffa, 2001, pp. 297–415.
  • Michele Giugliano, Aurora Sanseverino Poetessa, in Annuario 2003 dell'A.S.M.V., A.S.M.V. Editrice, Piedimonte Matese, 2004.

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