Azione Osoaviachim

L'Azione Osoaviachim (in tedesco Aktion Ossawiakim) o Operazione Osoaviachim (in tedesco Operation Ossoawiachim; in russo: Операция Осоавиахим?, traslitterato: Operazcija Osoaviachim) è stata un'operazione segreta sotto la direzione dell'Amministrazione militare sovietica in Germania (SMAD) di Ivan Serov. Secondo tale piano, nelle prime ore del mattino del 22 ottobre 1946 più di 2 500 lavoratori qualificati tedeschi selezionati (in russo: Специалист?, traslitterato: Specialist) da parte delle imprese e delle istituzioni attive nella Zona di occupazione sovietica (ZOS) e del settore sovietico di Berlino, furono deportati con la forza in Unione Sovietica assieme a più di circa 4 000 familiari.[1][2]

L'Unione Sovietica violò il protocollo n. 2 della Commissione alleata di controllo ("Richieste supplementari alla Germania") del 20 settembre 1945, secondo cui la selezione dei lavoratori tedeschi inviati all'estero come risarcimento doveva essere effettuata dalle autorità tedesche secondo le istruzioni delle rappresentanze alleate.[3][4] Questa violazione da parte dell'URSS provocò una protesta britannica nella Commissione di controllo.[5]

L'azione Osoavachim fu descritta dal governo sovietico come un'operazione per gli "esperti stranieri in URSS" (Иностранные специалисты в СССР). In molti casi, le famiglie delle persone colpite e i loro mobili furono trasferiti. Gli anni trascorsi nel territorio sovietico prevedevano l'assenza di contratti di lavoro e di legittimità attraverso documenti personali.[6] Il nome dell'operazione fu probabilmente trasmesso per la prima volta dall'agenzia di stampa generale Deutsche Nachrichtenagentur delle forze di occupazione americane il 23 ottobre 1946,[7] in riferimento all'allora grande organizzazione sovietica Osoaviachim impegnata nel reclutamento di civili nell'Armata Rossa durante la seconda guerra mondiale.[8]

ContestoModifica

Con l'avvicinarsi della fine della seconda guerra mondiale e della sconfitta della Germania nazista, gli Alleati iniziarono a cercare soluzioni per appropriarsi del know-how tedesco. Le potenze vittoriose avevano concordato alla fine della guerra che uno dei possibili servizi di riparazione avrebbe potuto essere l'utilizzo di forza lavoro e delle menti ritenute più brillanti.[9] Tra gli specialisti più ricercati vi erano quelli in fisica nucleare per lo sviluppo della bomba atomica, seguita da esperti della tecnologia missilistica del V2 e di altre armi, piattaforme giroscopiche per la navigazione autonoma, costruzione di velivoli moderni, apparecchiature elettroniche, tecnologie per i film a colori, armi chimiche e altro. Il reclutamento o l'espatrio forzato di lavoratori qualificati era uno dei compiti delle cosiddette commissioni trofei.[10]

Immediatamente dopo la capitolazione della Germania, fu avviato il trasferimento di lavoratori qualificati, documenti, laboratori e materiale all'estero dalle zone di occupazione occidentali.[11] Tra i casi più noti vi è la deportazione dei fisici nucleari tedeschi di Farm Hall. Nella zona di occupazione sovietica, l'URSS realizzò inizialmente una varietà di uffici di progettazione, come l'Istituto Nordhausen di Bleicherode e l'Istituto di Berlino per la ricostruire dei missili nazisti a lungo raggio.

L'operazione Osoaviakim fu approvata dall'ordine n. 1017-419 del Consiglio dei Ministri dell'URSS (Sovmin) il 13 maggio del 1946: l'NKVD commissionò a Ivan Serov, all'epoca il capo dell'amministrazione militare sovietica in Germania, i preparativi segreti per "trasferire gli uffici di progettazione e circa 2 000 specialisti tedeschi alla fine del 1946".[12] L'Unione Sovietica voleva garantire il pieno accesso alle tecnologie tedesche trasferendo le competenze e smantellando le strutture di produzione per poi ricostruirle nel territorio sovietico. Inoltre, l'accordo di Potsdam del 2 agosto 1945 poneva il divieto di sviluppare e fabbricare armi in Germania.[13] Con l'ordine n. 1539-686 del Sovmin del 9 luglio 1946, Iosif Stalin fissò il 22 ottobre 1946 come data d'inizio del lavoro di smantellamento.[14]

In un'operazione segreta, entro mezza giornata del 22 ottobre furono implementate delle strutture in tutta la zona di occupazione sovietica e furono forniti 92 treni merci per il trasporto.[9]

Nella prima menzione dello svolgimento dell'Azione Osoaviachim,[7] furono citati impianti, strutture e comandi segrete che avrebbero dovuto essere approvati e completati.[15][16]

Svolgimento dell'operazioneModifica

Inizio dell'espatrio forzatoModifica

La notte tra il 21 e il 22 ottobre 1946, dopo le elezioni statali nella Zona di occupazione sovietica e l'elezione del Consiglio comunale della Grande Berlino, degli ufficiali sovietici e un interprete, accompagnati da un soldato armato, fecero rappresaglie nelle case degli specialisti tedeschi, chiedendo loro di imballare le loro cose e preparare le valigie. I camion e le ferrovie erano già pronti per l'immediato espatrio all'insaputa delle persone selezionate e delle loro famiglie. Complessivamente, fu espatriato un totale di circa 6 500 persone, molte delle quali furono portate in Unione Sovietica contro la loro volontà.[17] 1 385 specialisti lavorarono presso il Ministero dell'Aeronautica (per la realizzazione di aeromobili, esoreattori e missili terra-aria), 515 presso il Ministero degli armamenti (razzi a propellente liquido), 358 presso il Ministero dell'Industria delle telecomunicazioni (radar e radiocomunicazioni), 81 presso il Ministero dell'Industria chimica, 62 nel Ministero della costruzione navale (giroscopi e sistemi di navigazione), 27 nel Ministero delle macchine agricole (razzi a propellente solido ), 14 nel Ministero dell'industria cinematografica e fotografica, 3 nel Ministero dell'industria petrolifera e 107 nel Ministero dell'industria leggera.[18][8]

Il 22 ottobre, l'Associazione nazionale di Berlino del Partito Socialdemocratico di Germania protestò contro le deportazioni e il 24 ottobre, il Consiglio di controllo degli Alleati ricevette un messaggio di protesta da parte della rappresentanza britannica, con l'approvazione di americani e francesi, contro il trasferimento di 400 lavoratori qualificati di Berlino, compresi i residenti del settore britannico della città, nell'Unione Sovietica considerandolo come una violazione delle disposizioni di legge sul lavoro della Kommandatura alleata e dei diritti umani. Tuttavia, il dibattito del Consiglio di controllo su questo argomento fu rinviato al 29 ottobre a causa di "forti divergenze riguardanti la natura volontaria o involontaria dei trasporti" tra i rappresentanti sovietici e quelli americani e britannici.[5]

Nella ZOS e a Berlino Est, invece, il dissenso nei confronti delle deportazioni fu messo a tacere dopo una breve protesta da parte della Federazione Tedesca dei Sindacati Liberi e del Partito Socialdemocratico Tedesco.[7] Sia i tedeschi che, in particolare, i direttori delle fabbriche sovietiche furono sorpresi da questa azione preparata dal governo e non furono in grado di intervenire.[19]

Lo specialista Kurt Magnus, sfollato verso l'isola del lago Seliger, scrive:[20]

(DE)

«Erst Tage, sogar Jahre danach sind genauere Einzelheiten zu dieser großangelegten, perfekt geplanten und zugleich sorgfältig geheim gehaltenen Verschleppungsaktion durchgesickert. Nicht nur in Bleicherode, in der gesamten sowjetischen Besatzungszone hatte man schlagartig zugegriffen: in Halle, Leipzig und Dresden; in Dessau, Jena und Rostock; in Brandenburg, Potsdam und Ost-Berlin. Nach glaubhaften Schätzungen sind in dieser einen Nacht etwa 20.000 Deutsche – Monteure, Werkmeister, Techniker, Ingenieure, Konstrukteure und Wissenschaftler, Frauen und Kinder – aufgegriffen, verladen und verschleppt worden. […] 92 Züge, mit dem Beutegut Mensch beladen, passierten damals Frankfurt/Oder.»

(IT)

«Maggiori dettagli di questa operazione di deportazione sul larga scala, perfettamente pianificata e allo stesso tempo accuratamente secretata, furono divulgati solo dopo molti giorni e anni e giorni. Non solo a Bleicherode, ma nell'intera zona di occupazione sovietica i dati sono stati improvvisamente accessibili: a Halle, Lipsia e Dresda; a Dessau, Jena e Rostock, nel Brandeburgo, a Potsdam e a Berlino Est. Secondo stime credibili in quella notte circa 20 000 tedeschi[21] - tra costruttori, caposquadra, tecnici, ingegneri, progettisti e scienziati, donne e bambini - furono raccolti, caricati e rapiti. [...] In quel momento, 92 treni carichi di quel bottino umano passarono tra Francoforte e Oder.»

Gli specialisti tedeschi guadagnavano più dei loro omologhi sovietici. Gli scienziati, i tecnici e i lavoratori qualificati venivano assegnati a singoli progetti o gruppi di lavoro, principalmente nei settori dell'aviazione e della missilistica, della ricerca nucleare, della chimica e dell'ottica. Il soggiorno era di circa cinque anni. Nel periodo successivo, numerosi inventari di aziende tedesche all'avanguardia furono smantellati e spediti nell'Unione Sovietica, tra cui quelli appartenenti alla Carl Zeiss (Jena), alla Junkers (Dessau) e alla Siebel-Werke (Halle). Ciò faceva parte delle indennità di guerra garantite dall'accordo di Potsdam. L'operazione Osoaviachim assicurò in anticipo gli specialisti necessari all'Unione Sovietica per la ricostruzione e lo sviluppo dell'industria della difesa, nonché della tecnologia nucleare e missilistica. Inoltre, per ragioni strategiche, ad alcuni ricercatori e ingegneri militari non fu permesso di lasciare la zona di occupazione sovietica.

Dopo un periodo di prigionia, gli specialisti tornarono in Germania tra il 1951 e il 1958. Prima della loro partenza, gli fu ordinato di mantenere il segreto nel corso degli anni passati in Unione Sovietica.[22] Coloro che tornavano nella Repubblica Democratica Tedesca di solito ricevevano generose offerte per incarichi elevati, anche se loro famiglie preferivano un alloggio garantito.

Industria automobilistica e dei trasportiModifica

Inizialmente, la SMAD istituì nella ZOS i cosiddetti "uffici di progettazione sperimentale" (OKB), sotto la guida sovietico-tedesca. Alcuni erano stati creati nella metà del 1946 all'interno di grandi imprese statali come negli impianti centrali di Bleicherode con diverse migliaia di dipendenti. A questo proposito, le disposizioni del Consiglio di controllo che limitano la ricerca tedesca fino all'autunno del 1946 furono gestite in maniera estremamente lenta dalla SMAD.[19] Tali istituzioni furono poi convertite in società per azioni sovietiche (Sowjetische Aktiengesellschaft, SAG). La creazione di istituti militari di questo tipo, importanti a livello strategico e situate nella zona di occupazione sovietica, andava però in conflitti con i trattati stipulati dagli Alleati, e parte della leadership sovietica preferì quindi trasferire questi istituti nell'URSS. Ciò fu a sua volta respinto da altri membri del governo sovietico, secondo cui tale azione non avrebbe portato alla competizione nel proprio paese. Quindi Stalin decise il 2 aprile 1946 il cambio di persone e mezzi nell'Unione Sovietica.[23]

Per lo sviluppo di razzi in Germania, l'URSS inviò il progettista di razzi Sergej Korolëv presso l'impianto centrale Bleicherode e fu coinvolto nell'operazione.

Per quanto riguardava l'industria automobilistica e dei trasporti, il Ministero del settore del trasporto aereo Michail Chruničev emanò l'ordine n. 228ss del 19 aprile 1946,[24][16] con il quale fu definito il numero di persone e materiali necessari.

Alcune istituzioni interessateModifica

Alcune località sovietiche interessateModifica

Specialisti interessati (selezione)Modifica

Industria ottica e del vetroModifica

Le corrispondenti fabbriche sovietiche della Carl-Zeiss-Werke e Jenaer Glaswerk Schott & Gen. di Jena furono gestite dal comando segreto n. 186 del Ministero degli armamenti dell'URSS a partire dal 16 luglio 1946.[14]

Se l'industria automobilistica e dei motori la ricerca e lo sviluppo erano prioritari per l'URSS, il governo dette molta importanza anche all'industria ottica e del vetro, sviluppando adeguate linee di produzione. Oltre alla deportazione del personale di ricerca e sviluppo, ciò portò anche alla deportazione del personale di produzione per la formazione dei specialisti sovietici nonché il sequestro di attrezzature e macchinari. Con i mezzi di produzioni rimasti a Jena, la Germania non erano più in grado di fornire le riparazioni richieste dalla parte sovietica, portando a conflitti tra l'Amministrazione militare sovietica e il governo di Mosca.[15]

Tuttavia, la Zeiss-Werke fu saccheggiata, nei mesi successivi alla fine della seconda guerra mondiale, dalle truppe statunitensi nel contesto della cosiddetta Carl-Zeiss-Werk-Mission e quindi delle quantità significative di mezzi furono trasferite nella zona di occupazione americana.[43]

Alcune città sovietiche interessateModifica

Alcuni specialisti interessatiModifica

Altre struttureModifica

Istituzioni interessate (selezione)Modifica

Alcune città sovietiche interessateModifica

Altre aziendeModifica

Menzioni dell'operazioneModifica

Dopo una prima menzione avvenuta pochi giorni dopo il 22 ottobre 1946, la designazione "Aktion Ossawakim" non venne più citata fino al 1953 con il completamento della deportazione. Nella SBZ e a Berlino Est, invece, il dissenso contro le deportazioni è stato messo a tacere dopo una breve protesta da parte della FDGB e dell'SPD. Tuttavia, gli storici evitano questo termine e viene rifiutato dalle persone interessate e dai loro discendenti. Secondo Christoph Mick, questo termine è stato finora attestato solo da rapporti di agenti dei servizi segreti americani e britannici.[47] In inglese, contrariamente alla trascrizione tedesca errata, la trascrizione corretta è Operation Osoaviakhim.

Questa definizione termine non si trova nei documenti de-secretati del Ministero della Sicurezza dello Stato e nei loro fascicoli si afferma solo molto generalmente che tali scienziati sono stati in URSS durante il periodo in questione.

NoteModifica

  1. ^ Uhl, p. 132.
  2. ^ (DE) Katharina Müller-Güldemeister, Zweiter Weltkrieg: Geheimaktion „Ossawakim“, 12 febbraio 2018. URL consultato il 28 ottobre 2019.
  3. ^ (DE) Kontrollratsproklamation Nr. 2 vom 20. September 1945, Abschnitt VI, 19.a, su verfassungen.de. URL consultato il 28 ottobre 2019 (archiviato dall'url originale il 30 agosto 2017).
  4. ^ (EN) Enactments and Approved Papers of the Control Council and Coordinating Committee (PDF), su Library of Congress, vol. 1.
  5. ^ a b Senat von Berlin, Berlin. Behauptung von Freiheit und Selbstverwaltung 1946–1948, Spitzig, 1959, pp. 61-62.
  6. ^ Scheller, p. 64.
  7. ^ a b c (DE) Deportation aus Berlin, in Der Tagesspiel, 24 ottobre 1946, p. 2. Basato sulla Deutsche Nachrichtenagentur del 23 ottobre 1946
  8. ^ a b Uhl, p. 108.
  9. ^ a b (DE) Agnes Steinbauer, Jagd auf die klügsten Köpfe. Intellektuelle Zwangsarbeit deutscher Wissenschaftler in der Sowjetunion (PDF), su deutschlandfunk.de. URL consultato il 19 agosto 2019.
  10. ^ Klasu-Dieter Lehmann e Ingo Kolosa (a cura di), Die Trophäenkommissionen der Roten Armee: eine Dokumentensammlung zur Verschleppung von Büchern aus deutschen Bibliotheken, in Zeitschrift für Bibliothekswesen und Bibliographie, Klostermann, 1996.
  11. ^ Klaus-Dietmar Henke, Die amerikanische Besetzung Deutschlands, R. Oldenbourg, 1995, pp. 742-776, ISBN 3486541412.
  12. ^ Uhl, pp. 108-110 e 126.
  13. ^ Uhl, pp. 61-80.
  14. ^ a b Matthias Uhl, Demontage der Carl Zeiss Werke in Jena, in Karlsh Rainer e Jochen Laufer (a cura di), Zeitgeschichtliche Forschungen, Band 17: Sowjetische Demontagen in Deutschland 1944–1949 – Hintergründe, Ziele und Wirkungen, Duncker & Humblot, 2002, p. 123.
  15. ^ a b Mühlfriedel, Walter e Hellmuth, pp. 25-53.
  16. ^ a b Scheller, pp. 277-285.
  17. ^ Norman M. Naimark, The Russians in Germany : a history of the Soviet Zone of occupation, 1945-1949, Belknap Press of Harvard University Press, 1995, ISBN 0674784057.
  18. ^ (EN) Anatolij Zak, German rocket scientists in Moscow, su www.russianspaceweb.com. URL consultato il 28 ottobre 2019.
  19. ^ a b Karlsch, p. 155.
  20. ^ Magnus, pp. 40 e 46.
  21. ^ Questo numero è drasticamente esagerato rispetto ad altre fonti citate da B. Uhl e Zak. La maggior parte delle fonti presume un totale di poco più di 6 000 persone, inclusi 2 500 specialisti.
  22. ^ Magnus, p. 344.
    (DE)

    «Verschwiegenheitserklärung: Ich, der Unterzeichnete, verpflichte mich hiermit, nach dem Verlassen der Sowjetunion niemandem gegenüber etwas von der dort verbrachten Zeit zu erzählen. Insbesondere werde ich nichts über Orte, an denen ich gewohnt oder gearbeitet habe, über die Institutionen, in denen ich beschäftigt gewesen bin und über die Art der dabei durch geführten Arbeiten berichten. Auch werde ich niemandem mitteilen, mit welchen Sowjetbürgern, seien es Vorgesetzte, Mitarbeiter oder Untergebene, ich in dieser Zeit zusammengekommen bin»

    (IT)

    «Rapporto di segretezza: "Io sottoscritto mi impegno a non raccontare a nessuno il tempo trascorso laggiù dopo aver lasciato l'Unione Sovietica. In particolare, non parlerò dei luoghi in cui ho vissuto o lavorato, delle istituzioni in cui sono stato coinvolto e della natura del lavoro svolto. Inoltre, non dirò a nessuno quali cittadini sovietici, superiori, impiegati o subordinati, ho incontrato in quel momento."»

  23. ^ Aleksandr S. Jakovlev, Ziel des Lebens (Aufzeichnungen eines Konstrukteurs), Verlag-Progress Moskau, 1976, p. 456.
  24. ^ "SS" è l'abbreviazione di Soveršenno Sekretno (top secret).
  25. ^ (EN) Anatolij Zak, Gorodomlya Island, su www.russianspaceweb.com. URL consultato il 28 ottobre 2019.
  26. ^ (EN) Anatolij Zak, German rocket scientists in Moscow, su www.russianspaceweb.com. URL consultato il 28 ottobre 2019.
  27. ^ a b Reiner Pommerin, Thomas Hänseroth e Dorit Petschel, 175 Jahre TU Dresden: Die Professoren der TU Dresden, 1828-2003, Böhlau Verlag Köln Weimar, 2003, ISBN 9783412025038.
  28. ^ a b (DE) Vortrag Deutsche Spezialisten in der UdSSR, su www.karlist.net. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  29. ^ Uhl, p. 151.
  30. ^ (DE) Matthias Falter, su Bundesstiftung zur Aufarbeitung der SED-Diktatur.
  31. ^ (EN) Chris Waltham, A Early History of Heavy Water (PDF), su arxiv.org, pp. 11-12.
  32. ^ Hartlepp e Banas.
  33. ^ Lemke.
  34. ^ a b Uhl, p. 280.
  35. ^ Uhl, p. 150.
  36. ^ Uhl, pp. 63 e 137.
  37. ^ Uhl, p. 137.
  38. ^ (DE) Die Geschichte des DDR-Düsenjets “152″, su Geschichts Puls. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  39. ^ Friedemann Singer, Als lebende Reparation an der Wolga 1946-1950: der Sohn eines Spezialisten für Strahltriebwerke berichtet aus dieser Zeit und von Jahren davor und danach, Books on Demand, 2008, ISBN 9783837061697.
  40. ^ Uhl, pp. 158 e 264.
  41. ^ Uhl, p. 158.
  42. ^ (EN) Wolff, su www.astronautix.com. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  43. ^ Mühlfriedel, Walter e Hellmuth, pp. 8-23.
  44. ^ (DE) Berufungen von 1900 - 1945, su www.physik.uni-jena.de. URL consultato il 29 ottobre 2019 (archiviato dall'url originale il 29 ottobre 2019).
  45. ^ Karlsch, p. 161.
  46. ^ Werner Holzmüller, Erlebte Geschichte, Verl. im Wiss.-Zentrum, 2003, ISBN 3933531268.
  47. ^ Christoph Mick, Forschen für Stalin: deutsche Fachleute in der sowjetischen Rüstungsindustrie 1945-1958, Oldenbourg, 2000, p. 82 (nota 313), ISBN 3486290037, OCLC 48743728.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica