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Lastra tombale di Biagio Pelacani nella facciata del Duomo di Parma

Biagio Pelacani, (Blasius de Pelacanis de Parma) noto anche come Biagio Pelicani o Biagio da Parma (Noceto, 1355 circa – Parma, 1416), è stato un matematico e filosofo italiano forse lontano parente di Antonio Pelacani (1275-1327) [1], medico e filosofo nato a Parma vissuto nella seconda metà del XIII secolo. Della sua medesima casata probabilmente un altro medico e filosofo: Francesco Pelacani [2]..

Indice

BiografiaModifica

Nato tra il 1350 e il 1354 a Costamezzana, una frazione di Noceto a pochi chilometri da Parma, nulla si sa della sua vita [3] sino a quando verso il 1374 frequenta la facoltà artium philosophie et medicine dell'università di Pavia dove nel 1377 come titolare della cattedra di magister philosophie et loyce, delegato dal vescovo, diploma in arti un certo Benedetto Bossi [4].

Nel 1380 ottenne una cattedra all'università di Bologna, ma nel 1384 si spostò a Padova. Nel 1388 fu riassunto all'università di Pavia, ma un processo per eresia (1396) lo costrinse a spostarsi (1407) all'università di Padova, dove mantenne l'insegnamento fino al 1411.

Contestò molte regole della meccanica aristotelica e sostenne l'applicazione di nuovi strumenti matematici per sostituire le regole obsolete.

In particolare condusse nuovi studi sull'ottica nell'opera Quaestiones de perspectiva; nel Tractatus de ponderibus si occupò di statica ed elaborò nelle Quaestiones de proportionibus una teoria matematica del vuoto che si contrapponeva alle tesi del continuo dei fisici aristotelici. Si occupò anche del moto dei pianeti in Theorica planetarum e mise in discussione la cosmologia di Aristotele negando che si potesse sostenere l'incorruttibilità dei cieli e l'interpretazione teologica dell'esistenza di un primo motore immobile, vale a dire di Dio. Negò quindi la possibilità delle dimostrazioni a posteriori dell'esistenza di Dio e dell'immortalità dell'anima individuale.

Pelacani concepisce la natura o l'universo come un ente animato, un grande eterno animale in continuo movimento dove gli esseri nascono per generazione spontanea e, quando gli influssi astrali sono favorevoli, vengono alla luce anche le anime intellettive umane. Riguardo alla morale egli è convinto che l'uomo debba conformarsi alla virtù per sua libera scelta e non per fini religiosi trascendenti.

Per il materialismo delle sue dottrine Pelacani, doctor diabolicus, com'era soprannominato [5], fu accusato d'eresia e condannato nel 1396 ma ciò non gli impedì di essere apprezzato come un grande astrologo dai principi Carraresi di Padova e dalle corti dei sovrani tanto da ottenere di essere sepolto nel duomo di Parma.

Gli si attribuiscono dei Commenti a Witelo per una corretta interpretazione della prospettiva [6] e a Thomas Bradwardine nell'opera Questiones super tractatu "De proportionibus" Thome Beduerdini [7].

NoteModifica

  1. ^ G. Robolini, Notizie appartenenti alla storia della sua patria, Pavia 1836, p. 220
  2. ^ Memorie degli scrittori e letterati Parmigiani raccolte dal Padre Ireneo Affò, Stamperia reale [Bodoni], 1789 p.165
  3. ^ Citato anche per la sua avarizia in Bartolomeo Veratti - De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa (1860) Commentario storico
  4. ^ Rodolfo Majocchi, Codice diplomatico dell'Università di Pavia, 1905, I, p. 52
  5. ^ Enciclopedia Garzanti di filosofia, 1981 p.92
  6. ^ Filippo Camerota, Nel segno di Masaccio: l'invenzione della prospettiva, Giunti Editore, 2001 p.6
  7. ^ La scuola francescana di Oxford

OpereModifica

  • Le Quaestiones de anima, Firenze, Olschki, 1974.
  • Questiones super tractatus logice magistri Petri Hispani, Parigi, Vrin, 2001.
  • Quaestiones circa tractatum proportionum magistri Thome Braduardini, Parigi, Vrin, 2006.
  • Questiones super perspectiva communi, Parigi, Vrin, 2009.

Traduzioni italianeModifica

  • Quaestiones de anima: alle origini del libertinismo, a cura di Valeria Sorge, Napoli, Morano, 1995.

Traduzioni inglesiModifica

  • The Medieval Science of Weights = (scientia de ponderibus). Treatises ascribed to Euclid, Archimedes, Thabit ibn Qurra, Jordanus de Nemore and Blasius of Parma, editi con Introduzione, traduzione e note da Ernest A. Moodye Marshall Clagett, Madison, The University of Wisconsin Press, 1952 (Tractatus de ponderibus, pp. 238-278).

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Controllo di autoritàVIAF (EN79073402 · ISNI (EN0000 0000 8158 8264 · LCCN (ENn80030834 · GND (DE119152940 · BNF (FRcb12182615f (data) · BAV ADV11338289 · CERL cnp01329433 · WorldCat Identities (ENn80-030834