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Cappelletti

tipo di pasta ripiena
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Cappelletti
02 Cappelletti - Cappellacci - Pasta ripiena - Cucina tipica - Ferrara.jpg
cappelletti in esposizione
Origini
Luogo d'origineItalia Italia
RegioniEmilia-Romagna
Marche
Zona di produzioneRomagna
Marche
Ferrara, Modena, Reggio Emilia e Parma
Dettagli
Categoriaprimo piatto
RiconoscimentoP.A.T.
Settorepasta ripiena
 

«L'avidità di tale minestra è così generale che da tutti, e massime dai preti, si fanno delle scommesse di chi ne mangia una maggior quantità, e si arriva da alcuni fino al numero di 400 o 500»

(così scriveva nel 1811 il prefetto di Forlì)

I cappelletti sono un formato di pasta ripiena che si ottiene tagliando la sfoglia di pasta all'uovo in quadrati o cerchi, al centro dei quali viene posto il ripieno; la pasta viene poi piegata prima in due a triangolo, e poi unendo le estremità intorno a un dito della mano. I cappelletti vengono poi cotti in brodo di carne, preferibilmente di cappone o pollo.

Indice

OriginiModifica

Essendo una ricetta molto diffusa su base territoriale molte tradizioni locali reclamano la primogenitura di questo piatto. L'area di origine è l'Italia centro-settentrionale.

In Emilia-RomagnaModifica

I cappelletti sono un piatto tipico della regione (caplèt in romagnolo, caplit in ferrarese) e sono così chiamati per la loro forma caratteristica che ricorda un cappello.

Sono tradizionalmente consumati in brodo (di cappone, di pollo, di manzo) oppure, in tempi più recenti, asciutti, con vari condimenti.

In RomagnaModifica

Il Cucinario di un'antica famiglia nobiliare di Lugo scritto dal conte Giovanni Manzoni cita sette ricette diverse di cappelletti. Il luogo dove questa minestra può iniziare a chiamarsi caplét è la città di Imola; mano a mano che si attraversa la Romagna in direzione di Rimini la ricetta cambia passando dal ripieno di carne a quello di formaggi. Con l'eccezione del territorio imolese, quindi, la tradizione più tipica romagnola è quella di confezionare il ripieno dei cappelletti con formaggio e petto di cappone e anche di soli formaggi.[1] Tale ripieno in Romagna viene chiamato "compenso".

Pellegrino Artusi, nel suo La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, descrive la particolare ricetta dei "Cappelletti all'uso di Romagna" (ricetta n. 7), con ripieno a base di ricotta (o ricotta e raviggiolo), petto di cappone o lombata di maiale, da cuocere nel brodo di cappone.
Artusi era originario di Forlimpopoli. Nel faentino il cappelletto da sempre si fa con batù di formaggi morbidi, parmigiano, noce moscata ma niente carne di nessun tipo. Vanno assaggiati in brodo esclusivamente di pollo.

 
Cappelletti e cappellacci tipici di Ferrara, con una coppia ferrarese.

In EmiliaModifica

I cappelletti sono diffusi anche in Emilia, essendo un piatto tipico anche a Bologna, Modena, Ferrara, Reggio e non solo, infatti sono un piatto tipico anche nel Viadanese (parte del Basso Mantovano al confine con la provincia di Reggio Emilia).

Nelle MarcheModifica

In tutte le Marche i cappelletti sono considerati pasta tradizionale tipica. Mentre i tortellini in alcune aree marchigiane sono giunti solo nel dopoguerra, i cappelletti sono da sempre preparati in casa in tutta la regione. Anche nelle Marche alcune ricorrenze annuali, come i grandi pranzi di Natale, prevedono come primo piatto tradizionale i cappelletti in brodo. A differenza della Romagna, dove il ripieno è confezionato con formaggio e petto di cappone, la ricetta marchigiana prevede, oltre al formaggio, anche carne mista: di vitello, di tacchino e lombo di maiale.

I cappelletti asciutti, con ragù di carne o altra salsa, sono una creazione recente.

PreparazioneModifica

I cappelletti si distinguono dai tortellini (che in Emilia sono più comuni dei cappelletti) per il modo di chiuderli: una volta messo il ripieno nella pasta, questa viene piegata su se stessa, poi - tramite un attrezzo munito di lama circolare - si tagliano dei fagottini.

Il ripieno dei cappelletti è infatti diverso a seconda delle zone:

  • Nelle ricette romagnole, il ripieno è detto e' pin d'é caplèt o e' batù, ed è a base di ricotta, a cui possono essere aggiunti altri formaggi teneri (caciotta o raviggiolo), parmigiano-reggiano grattugiato, noce moscata, uova crude e in alcune zone scorza di limone grattugiata. La sfoglia viene tagliata in quadratini di circa 5 cm di lato; in ciascuno di essi viene inserito un cucchiaio di ripieno. I cappelletti romagnoli vanno gustati sempre in brodo: essi vanno lessati in un ottimo brodo di carne. È buona norma non prelevarli subito dalla pentola ma lasciarli a bagno per qualche minuto affinché assorbano bene il brodo.
  • Nelle ricette marchigiane, il ripieno è invece a base di carni stufate comprensive degli "odori" sedano, carota e poca cipolla, passati al tritacarne, a cui vengono aggiunti uova crude, formaggio stagionato grattugiato, noce moscata e scorza di limone grattugiata.

VariantiModifica

Se il cappelletto è generalmente di taglia piccola e va consumato in brodo, la variante cappellaccio o "tortello", di identica forma, ma di dimensione almeno doppia, viene consumata asciutta; tipico di Ferrara e di Reggio Emilia è il cappellaccio di zucca con ripieno a base di zucca, tipico di Mantova il tortello ripieno di zucca e amaretto.

Una variante che usa gli stessi ripieni dei cappelletti ma non la stessa forma è la spoja lorda o lasagne ripiene in cui il ripieno si spalma su una mezza sfoglia che poi viene ricoperta dall'altra metà e dopo averla schiacciata un po' col mattarello viene tagliata a quadretti con la spronella.

CommercializzazioneModifica

Si trovano cappelletti confezionati in ogni parte del mondo, soprattutto dove sono presenti le comunità italiane. I cappelletti confezionati freschi hanno normalmente una durata di tempo limitata.

NoteModifica

  1. ^ Michele Placucci, Usi e pregiudizj de' contadini della Romagna, Tipografia Barbiani, Forlì 1818. Placucci, proprio per quest'opera, è considerato l'antesignano degli studi italiani sul folclore.

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