Pellegrino Artusi

scrittore, gastronomo e critico letterario italiano
Pellegrino Artusi

Pellegrino Artusi (Forlimpopoli, 4 agosto 1820Firenze, 30 marzo 1911) è stato uno scrittore, gastronomo e critico letterario italiano, autore di un notissimo libro di ricette: La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene.

BiografiaModifica

 
Lapide commemorativa sulla casa natale di Pellegrino Artusi a Forlimpopoli.

Nacque a Forlimpopoli, nell'allora Stato Pontificio, figlio di un droghiere benestante, Agostino (detto Buratèl, cioè "piccola anguilla") e di Teresa Giunchi, natia di Bertinoro[1], in una famiglia numerosa: 12 fratelli; fu chiamato Pellegrino in onore del santo forlivese Pellegrino Laziosi. Come molti ragazzi di buona famiglia, compì gli studi nel seminario della vicina Bertinoro[1]. La sua casa natale, posta sulla piazza centrale di Forlimpopoli, proprio di fronte alla trecentesca Rocca albornoziana venne demolita negli anni '60 del '900[2].

Artusi fece un percorso di studi irregolare, praticamente un autodidatta perché, come ci racconta nell’Autobiografia[3], stabilito di fargli intraprendere la carriera di famiglia, il padre ebbe consiglio che non fosse necessaria tanta istruzione per fare il commerciante. Infatti Artusi scriverà[3] “Quando poi, fatto adulto, ho riflettuto a questo consiglio non mi parve dato da gente savia perché un fondo d’istruzione ben data in qualunque caso è sempre giovevole.” Artusi si costruirà quel fondo d’istruzione inizialmente viaggiando per imparare le pratiche del commercio e poi, appassionandosi ai classici[3].

 
Monumento funebre di Pellegrino Artusi nel cimitero di San Miniato al Monte

Si inserì quindi nell'attività commerciale di famiglia e, fra libri, stoffe, anici e spezie, condusse vita tranquilla fino ai trent'anni[1]. La vita della famiglia Artusi venne sconvolta per sempre il 25 gennaio 1851: il pericoloso brigante Stefano Pelloni, detto il Passatore, assaltò Forlimpopoli con l'intento di rapinare le famiglie più ricche del paese e le varie istituzioni. La data non fu scelta a caso; infatti quella sera i più benestanti si erano quasi tutti ritrovati nel piccolo teatro all'interno della rocca per assistere al dramma La morte di Sisara.

Catturati i pochi soldati e gendarmi papalini che presidiavano Forlimpopoli, la banda dei briganti penetrò in sala, ordinando a tutti i presenti di consegnare i preziosi[1]. Il brigante prese in ostaggio all'interno del teatro i rappresentanti delle migliori famiglie, rapinandoli. Successivamente costrinse un amico degli Artusi, i quali non si trovavano a teatro, a farsi aprire la porta della loro abitazione con uno stratagemma. Una volta entrati in casa, malmenarono Pellegrino ed iniziarono a far razzia d'ogni cosa. Terminata la raccolta del bottino, gli efferati banditi stuprarono alcune donne, e tra queste Gertrude, sorella dell'Artusi, che, impazzita per lo shock, dovette essere ricoverata al manicomio di Pesaro, dove poi morì; un'altra sorella rimase invece ferita[3].

In seguito a questo episodio, la famiglia Artusi decise di abbandonare quelle terre infestate dai banditi e nel maggio si trasferì a Firenze, capitale dell'allora più sicuro Granducato di Toscana. Gli Artusi si stabilirono in Via dei Calzaiuoli, dove rilevarono un banco di vendita di seta.[1].

Gli affari del negozio, a Firenze andarono benissimo: importazione dei bachi dalla Romagna e vendita delle seta, di stoffe e tessuti con ampi margini. Da bottegai di paese, gli Artusi entrarono in contatto con importanti imprenditori serici e guadagnarono onestamente buon nome e ricchezza. Amministrarono una fortuna[4].

Quando Firenze diventa capitale nel 1865 Artusi decise di lasciare la mai amata attività commerciale e prima del 1870, neanche cinquantenne, Artusi si ritirò a vita privata per godere il frutto delle sue fatiche[4]. Non si diede all'ozio, giacché si occupò più liberamente e con più diletto delle letture dei classici italiani (scrisse una Vita di U. Foscolo, nel 1878, e Osservazioni in appendice a trenta lettere di G. Giusti, nel 1880) e prese singolare gusto a scrivere ricette di cucina, avvalendosi di esperienze antiche e nuove. Pubblicò poi le sue creazioni nel famosissimo La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, del 1891.

Sposate le sorelle e morti i genitori, poté vivere di rendita, grazie al capitale accumulato e alle tenute che la famiglia possedeva in Romagna (a Borgo Pieve Sestina di Cesena e Sant'Andrea di Forlimpopoli). Abitò nel Villino Puccioni in piazza D'Azeglio a Firenze, dove tranquillamente condusse la sua esistenza fino al 1911, quando morì, a 90 anni. Celibe, trascorse gli ultimi venti anni della sua vita alla stesura e di ben 15 edizioni de La scienza in cucina, sempre pubblicata a proprie spese e costantemente aggiornata nel linguaggio e nelle ricette. Con lui, vissero nel Villino Puccioni due fedeli domestici e due gatti; a Francesco Ruffilli, cuoco proveniente da Forlimpopoli, e a Maria - detta Marietta - Sabatini, governante toscana di Massa e Cozzile e personalità dominante della casa Artusi di Piazza D'Azeglio[5], lasciò, riconoscente, i diritti d'autore del libro; agli amati gatti, Biancani e Sibillone, la dedica nella prima edizione, poi scomparsa nelle successive. Al Comune di Forlimpopoli lasciò gran parte della sua “vistosa sostanza”, come la definì il Sindaco di allora[6], a dimostrazione del fatto che, nonostante gli anni trascorsi in Toscana, non avesse mai dimenticato la sua terra d'origine.

Riposa nel cimitero di San Miniato al Monte.

Il caso del minestrone e il coleraModifica

Di particolare interesse è una testimonianza dello stesso Artusi riguardo ad una sua disavventura, avvenuta durante la stagione dei bagni a Livorno, nel 1855, quando lo stesso gastronomo entrò a diretto contatto con il colera, la malattia infettiva che in quegli anni mieteva molte vittime in Italia. Giunto a Livorno, Artusi si recò in una trattoria per cenare; dopo avere consumato il minestrone, decise di prendere alloggio presso la palazzina di un certo Domenici in piazza del Voltone. Come Artusi testimonia, passò la notte in preda a forti dolori di stomaco e diede la colpa per questi ultimi al minestrone.

Il giorno dopo, di ritorno a Firenze, gli giunse la notizia che Livorno era stata colpita dal colera e che il Domenici ne era caduto vittima. Fu allora che comprese chiaramente la situazione: non era stato il minestrone, ma erano i primi sintomi della malattia infettiva a procurargli i forti dolori intestinali. L'episodio convinse l'Artusi a scrivere una personale e celebre ricetta del minestrone.

OpereModifica

Tre furono le opere di Artusi, tutte pubblicate a spese proprie: due saggi di critica letteraria e un manuale di cucina. I saggi - Vita di Ugo Foscolo (1878) e Osservazioni in appendice a trenta lettere di Giuseppe Giusti[1] (1881) - passarono quasi completamente sotto silenzio; il manuale, La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, pubblicato nel 1891, dopo un inizio lento[7] ebbe un successo tanto impensabile quanto travolgente tanto da assicurare al suo autore fama e popolarità imperitura. Artusi, a dispetto dei difficili inizi, curò personalmente, nell’arco di 20 anni e sempre pubblicate a proprie spese, 15 edizioni, aggiornate in continuazione nel linguaggio e nelle ricette[8]. La Scienza in cucina, che racconta la cucina nazionale raccogliendo le tante tradizioni locali, ricomposte in un mosaico che esalta le diversità, è ininterrottamente editato da oltre cent’anni e tradotto in diverse lingue, tra le quali, inglese, francese, portoghese, spagnolo, polacco, russo; ultima in ordine cronologico, il giapponese[9].

L'opera di Artusi, considerata la prima trattazione gastronomica dell'Italia unita, è stata riscoperta e valorizzata dall'edizione critica curata da Piero Camporesi nel 1970, che ha prodotto come risultato indiretto l'inserimento a pieno titolo del trattato gastronomico artusiano nel canone della letteratura italiana. Il titolo è di chiara matrice positivistica. Artusi, ammiratore del fisiologo monzese Paolo Mantegazza, esaltava il progresso ed era fautore del metodo scientifico, metodo che applicò nel suo libro. Il suo, infatti, può essere considerato un manuale "scientificamente testato": ogni ricetta fu il frutto di prove e sperimentazioni dello stesso Artusi, aiutato dal cuoco Francesco Ruffilli, come dichiava la governante Marietta Sabatini, anch’essa brava cuoca, nella intervista alla Cucina Italiana del 1932[10]: “Si provavano le ricette, tutte, una ad una. Accanto a lui instancabile era il suo cuoco che gli voleva tanto bene.”

Importanza linguistica e culturaleModifica

L'opera di Artusi, in particolare La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, è considerata importante anche per la diffusione della lingua italiana sul territorio nazionale. Infatti, "scritto in una lingua fluida, elegante e armoniosa, quel libro divenne familiare a generazioni di italiani e soprattutto di italiane, fu una presenza preziosa e amica: straordinario esempio di opera dinamica e aperta, che cresce come raccolta comunitaria e condivisa, non solo con i due domestici ma col pubblico che attivamente partecipa, suggerisce, critica. La Scienza diffonde nelle case degli italiani un modello di lingua fiorentina fresca e viva, ma insieme corretta e controllata, sensibile alla tradizione letteraria"[11].

Archivio e biblioteca personaleModifica

Le sue carte e la sua biblioteca privata sono conservate, per sua espressa volontà testamentaria, nella Biblioteca comunale di Forlimpopoli, assieme alle diverse edizioni del suo libro di cucina, e alla Raccolta di gastronomia italiana (collezione storica e moderna di libri, riviste e documenti multimediali di argomento gastronomico)[12]. Alla Biblioteca è stato aggiunto un centro di cultura gastronomica, un ristorante, una cantina e un museo. L'intero complesso è stato denominato «Casa Artusi» ed è stato inaugurato il 23 giugno 2007[13].

IntitolazioniModifica

A Forlimpopoli sono intitolate all'Artusi una statua, un busto, una strada, un istituto alberghiero e la Biblioteca civica, che fa parte di Casa Artusi (vedi supra).

Oltre all'istituto di Forlimpopoli, numerose scuole alberghiere italiane sono intitolate alla memoria di Pellegrino Artusi.

Dal 1997 il comune di Forlimpopoli, suo paese natale, organizza la "Festa Artusiana", manifestazione dedicata alla gastronomia comprendente eventi di cultura e spettacolo. Tra gli eventi principali vi sono: l'assegnazione del "Premio Pellegrino Artusi" a un personaggio che si sia distinto per l'originale contributo dato alla riflessione sui rapporti fra uomo e cibo; il "Premio Marietta", intitolato alla collaboratrice di Pellegrino Artusi, assegnato ad una donna o ad un uomo di casa abile artefice - nello spirito di Pellegrino e di Marietta - di ghiottonerie domestiche.

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f ARTUSI, Pellegrino, su www.treccani.it. URL consultato il 4 marzo 2016.
  2. ^ Cfr. Tobia Aldini, La casa natale di Pellegrino Artusi in Forlimpopoli documenti e studi, v. 13 (2002)
  3. ^ a b c d Pellegrino Artusi, Autobiografia, a cura di Alberto Capatti e Andrea Pollarini, Il Saggiatore, Milano, 1993
  4. ^ a b Alberto Capatti, Pellegrino Artusi. Il fantasma della cucina italiana, Mondadori, Milano, 2019
  5. ^ Monica Alba e Giovanna Frosini, Domestici scrittori. Corrispondenza di Marietta Sabatini, Francesco Ruffilli e altri con Pellegrino Artusi, Apice libri, Sesto Fiorentino, 2019
  6. ^ Luciana Cacciaguerra, Piero Camporesi, Laila Tentoni, Artusi e la sua Romagna, Casa Artusi, Forlimpopoli, 2012
  7. ^ Pellegrino Artusi, La storia di un libro che rassomiglia a quella della Cenerentola in La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, a partire dalla sesta edizione, 1902
  8. ^ L'edizione progressiva da La scienza in cucina, curata aìda Alberto Capatti e pubblicata dall'editore Compositori nel 2012, raccoglie in formato epub tutte le versioni e le varianti al testo apportate da Artusi nei venti ani di lavoro sul testo.
  9. ^ https://iictokyo.esteri.it/iic_tokyo/it/gli_eventi/calendario/2019/11/la-scienza-in-cucina-e-l-arte-di.html
  10. ^ Cfr. il testo integrale dell'intervista: viv-it.org, http://www.viv-it.org/schede/9-2-4-1-rina-simonetta-parliamo-di-pellegrino-artusi. URL consultato il 21/01/20.
  11. ^ Accademia della Crusca, Mostra Pellegrino Artusi. Il tempo e le opere, su accademiadellacrusca.it. URL consultato il 22 ottobre 2016 (archiviato dall'url originale il 23 ottobre 2016).
  12. ^ Casa Artusi, su casartusi.it. URL consultato il 16/02/19.
  13. ^ Casa Artusi, su casartusi.it. URL consultato il 14 aprile 2020.

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