Castello di Aymavilles

castello nel comune italiano di Aymavilles (AO)
Castello di Aymavilles
(FR) Château d'Aymavilles
Aymaville.jpg
Facciata del castello dal viale d'ingresso nel 2018
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneValle d'Aosta
CittàAymavilles
Coordinate45°42′04.32″N 7°14′25.8″E / 45.7012°N 7.2405°E45.7012; 7.2405
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Castello di Aymavilles
Informazioni generali
TipoCastello
StileRococò
Costruzione1287 circa-1728
MaterialePietra (tufo e travertino[senza fonte])
Primo proprietarioAimone di Challant
Condizione attualeAperto alle visite
Proprietario attualeRegione Valle d'Aosta
VisitabileNo
Sito web(ITFR) Castello di Aymavilles
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Il castello di Aymavilles è un maniero della media valle valdostana situato nel comune omonimo risalente al XIII secolo. Costruito su una collina morenica, questo edificio di pianta quadrangolare presenta agli angoli quattro torri cilindriche dotate di merli e beccatelli.

Dal 2004 al 2022 il castello è stato soggetto a interventi di restauro[1] che ne hanno permesso la riapertura definitiva il 14 maggio 2022.

StoriaModifica

Le originiModifica

Sorto su una collina morenica che degrada verso la Dora Baltea, il castello è sito in un'ottima posizione di avvistamento per controllare il passaggio nella valle centrale dove si sviluppava la via delle Gallie, che collegava Mediolanum a Lugdunum, nonché verso la val di Cogne, sfruttata per l'estrazione di marmo.

Le prime tracce dell'edificio risalgono al 1287. Esso risultava profondamente diverso dalle forme attuali in quanto più somigliante a una casaforte quale il castello di Écours a La Salle o il castello di La Mothe a Arvier.

La struttura era inoltre dotata di un muro di cinta per raccogliere e proteggere la popolazione in caso di pericolo, sul modello dei castelli di Cly e di Graines.

Il castello degli ChallantModifica

Nel 1354, i conti di Savoia affidarono il castello a un ramo della famiglia Challant, che a tal proposito verrà denominata in seguito 'Challant-Aymavilles'. Venne aggiunto un piano e, allargato verso ovest, il dongione. Aimone di Challant ordinò la costruzione di un secondo muro di cinta, di un fossato e di un ponte levatoio.

All'inizio del Quattrocento, per volere di Amedeo di Challant, furono aggiunte le quattro torri dotate di beccatelli e merlature, delle quali due sono a motivi guelfi mentre le restanti a motivi ghibellini. Esse, leggermente diseguali nelle dimensioni, sono collegate tra loro da un sistema di gallerie e logge, e sono dotate di torrette di difesa poste sulle mura di cinta. Tali torri, mantenute nei rimaneggiamenti successivi, andranno a caratterizzare il singolare aspetto esterno del castello. Le pietre utilizzate per la costruzione sono il tufo e il travertino.

Accanto alla struttura sorge ancora oggi un piccolo edificio con tetto tradizionale in pietra che un tempo ospitava le stalle.

Nel 1728, per volere del barone Giuseppe Felice di Challant (Joseph-Félix de Challant), le fortificazioni esterne furono demolite e il castello, che da quel momento restò praticamente immutato fino ad oggi, divenne un maniero dotato di parco e caratterizzato da uno scalone monumentale all'ingresso e una grande fontana. Per volontà di Joseph-Félix de Challant vennero realizzare anche le logge barocche tra le torri. Tutte quest'ultime trasformazioni conformarono l'edificio allo stile rococò, allora predominante.

Il 18 ottobre 1804, all'età di soli sette anni, si spense nel castello di Aymavilles Maurice-Philippe de Challant-Châtillon: costui fu l'ultimo discendente maschio della famiglia Challant.

Il castello nel XIX secoloModifica

A seguito di questo evento il castello cominciò a essere progressivamente venduto ad uno svariato numero di acquirenti privati. Tra i primi si ricordano il conte Clemente Asinai Verasis di Castiglione, nel 1870, a cui seguì nel 1882 il senatore Giovanni Bombrini. Risale a questo periodo il ritrovamento, nelle soffitte del castello, di due tavole rappresentanti la Madonna e l'Arcangelo Gabriele.

Il castello come museo (dal XX secolo ad oggi)Modifica

Nel 1970, infine, il castello fu acquistato dallo Stato che in seguito ne cedette la proprietà all'amministrazione regionale. Quest'ultima si adoperò sin dal 2004 mediante la progettazione della serie di lavori di restauro mirati alla conservazione del sito e al contempo alla creazione di un percorso museale, al fine di poterne ottenere la riapertura al pubblico a scopo turistico. Tali lavori tuttavia iniziarono ufficialmente solo a maggio 2013 per concludersi nel dicembre 2021 e furono rivolti al recupero dell'intero complesso architettonico, che comprende: l’edificio principale, ossia il castello, un edificio più piccolo e rurale, denominato grandze (che significa "fattoria" in patois valdostano[2], cf. fr. grange), la scuderia e il vasto parco, creato sullo sperone roccioso mediante la costruzione di alcuni terrazzamenti[3].

I complessi interventi hanno portato all'analisi delle fasi archeologiche e architettoniche, specie sugli elevati e sulle decorazioni alla struttura, al fine di individuare l’epoca dei diversi corpi dell’edificio e, in particolare, le fasi storiche di evoluzione più antiche del castello. A tal proposito furono effettuate profonde ripuliture sia all'esterno, sulle pareti e alle merlature sulla sommità delle torri, dove gli agenti esogeni avevano agito maggiormente, nel corso dei decenni, sia alle parti lignee interne oltre che analisi stratigrafiche sugli intonaci decorati presenti nelle stanze, a seguito di un loro consolidamento, per comprenderne l'evoluzione e le varie fasi di creazione degli stessi[3].

Nel febbraio del 2018 l'assessore all'istruzione e cultura della Regione conferma la fine dei lavori di restauro e di allestimento del percorso di visita museale nel giugno dello stesso anno e la probabile riapertura del sito per la stagione turistica estiva del 2019. A settembre 2020 tale evento, tuttavia, non si è verificato[4], provocando un'ulteriore proroga per la riapertura, che non si può dire quando avverrà con certezza[5]. Durante il mese di marzo 2018 vengono inoltre effettuate due aperture straordinarie nelle giornate FAI di primavera. Constatato il notevole successo in numero di visitatori[6], viene promossa una nuova apertura del cantiere-evento nel mese di agosto dello stesso anno per un periodo più prolungato, di tre settimane, nell'ambito della manifestazione Châteaux ouverts[7], con oltre 15.000 visitatori[8]. All'interno del percorso di visita, presso le sale del castello, trova posto anche una parte dell'imponente collezione dell'Académie Saint-Anselme, che precedentemente risultava priva di una sede e quindi non esposta al pubblico[9]. L'edificio più piccolo grandze ospita invece sin dal 2020 mostre temporanee ed eventi.

Terminati anche gli interventi di allestimento del percorso museale, il castello ha aperto al pubblico in anteprima dal 22 dicembre 2021 al 9 gennaio 2022, in attesa della definitiva inaugurazione avvenuta il 14 maggio 2022, dopo 17 anni di lavori[10].

Sito di interesse comunitarioModifica

Il castello e le miniere dismesse di Aymavilles, che si estendono su una superficie di 1,6 ettari, sono stati riconosciuti siti di interesse comunitario con codice SIC IT1205034[11][12].

NoteModifica

  1. ^ lastampa.it, https://www.lastampa.it/viaggi/italia/2021/11/11/news/terminati-i-restauri-il-castello-di-aymavilles-riapre-in-anteprima-per-natale-1.40909470.
  2. ^ grandze: dans le Dictionnaire du patois francoprovençal de Aymavilles - Traductions et exemples, su www.patoisvda.org. URL consultato il 6 giugno 2022.
  3. ^ a b Castello di Aymavilles - Castelli Valle d'Aosta, su www.comune.aymavilles.ao.it. URL consultato il 6 giugno 2022.
  4. ^ Castello di Aymavilles | Valle d'Aosta, su www.lovevda.it. URL consultato il 6 giugno 2022.
  5. ^ Castello di Aymavilles, terminati i restauri, nel 2020 l’apertura al pubblico, su viavaiblog.it, 26 settembre 2019. URL consultato il 6 giugno 2022.
  6. ^ Castello Aymavilles aprirà estate 2019, su ansa.it. URL consultato il 17 agosto 2018.
  7. ^ Châteaux Ouverts, il cantiere evento al castello di Aymavilles, su comune.aymavilles.ao.it. URL consultato il 17 agosto 2018.
  8. ^ Castello di Aymavilles, successo di pubblico per il cantiere evento, www.aostasera.it, 28 agosto 2018.
  9. ^ (FR) Il castello di Aymavilles. Le projet pour le musée, dépliant a cura della Regione Valle d'Aosta - Assessorato alla cultura, www.comune.aymavilles.ao.it. Consultato il 24 agosto 2018.
  10. ^ Terminati i restauri, il castello di Aymavilles riapre in anteprima per Natale, su lastampa.it, 11 novembre 2021. URL consultato il 6 giugno 2022.
  11. ^ Decreto 7 marzo 2012 (G.U. della Repubblica Italiana n. 79 del 3 aprile 2012) Archiviato il 28 dicembre 2012 in WebCite., quinto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE.
  12. ^ Siti di interesse comunitario della Valle d'Aosta sul sito della Regione Valle d'Aosta

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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