Apri il menu principale

Charles de Quellenec

nobile francese

Charles II de Quellenec, barone di Pons (o de Pont) e di Rostrenen (1548Parigi, 23 agosto 1572), è stato un ugonotto bretone nel periodo del regno di Enrico IV di Francia. Marito di Catherine de Parthenay, fu ucciso nel cortile del Louvre durante la notte del Notte di san Bartolomeo. Charles du Quellenec, barone di Pons, è citato col nome "de Soubise" in un canto dell'Enriade di Voltaire.

stemma del casato dei Quélennec: D'hermine[1], in cima un drappo rosso con tre fiori di giglio in oro.[2]

BiografiaModifica

Le origini del casato dei PonsModifica

Nel 1538, Jehan IV du Quellenec, signore di Rostrenen, signore di Quintin, barone di Pons e visconte di Faou e di Coëtmur, sire dei "Quellenec", di Hart, di Villepépin, di Vaugaillart, di Carnoët e di altre terre sposa Jehanne de Maure, figlia del conte François de Maure, barone di Lohéac, visconte di Fercé, e di Hélène de Rohan. Costei riceve in dote dai genitori 2 000 livre di rendite gravanti sulle terre della Clarté, Brétignolles, e altre.[3]

Hanno un figlio, Carlo (Charles) (nato nel 1548) e due figlie, Marie du Quellenec, che entra nella famiglia di Entragues, e Jeanne du Quellenec che sposa Jacques de Beaumanoir, visconte di Besso, maggiordomo di Enrico II di Francia, e gentilhomme ordinaire (cortigiano) del Delfino di Francia.

Il 14 agosto 1546, la coppia rende omaggio al barone de Vitré per la loro signoria sulla Clarté, comprendente molti feudi. Jeanne de Maure è protestante, e risiede nel suo maniero nella Clarté coi suoi figli. Viene a volte nella chiesa di Cornillé per assistere alla predicazione. Essa lo fa con un ministro del culto che lei stessa porta con sé e lo fa salire sul pulpito, usando il diritto che gli danno i poteri sul suo feudo di far praticare la sua religione.

Nel 1554, la loro figlia, Jeanne de Quellenec, dà un erede al Visconte de Beaumanoir, un figlio battezzato col nome Toussaint il primo settembre nella chiesa di Jugon.

 
Castello di Pont L'Abbé

Un capitano valorosoModifica

Nel 1568, Charles de Quellenec sposa Catherine de Parthenay-L'Archevêque, figlia unica ed erede di Jean de Parthenay-l'Archevêque[4], signore di Soubise, morto due anni prima, e di Antoinette d'Aubeterre. Nipote della contessa di Mareunes, la giovane sposa ha tredici anni. Famosa per la sua bellezza, il suo spirito e il suo coraggio; scriveva in lingua latina e greca, avendo avuto come precettore François Viète. Charles de Quellenec cambia il nome con il matrimonio in Parthenay-Soubise, e abbraccia la riforma protestante.

Dal fatto che rileva il nome di Soubise, molti storici l'hanno talvolta confuso convintamente con suo suocero (morto nel 1566). Confusione tra le azioni del cognato e del genero si trova nella tavola dellHistoire de France di "P. Daniel" e nella tavola dell'Histoire de M. Jacques-Auguste de Thou, edizione del 1734.

Nel marzo 1569, viene fatto prigioniero a Jarnac, mentre il principe di Condé viene assassinato a tradimento per ordine del duca d'Anjou. De Quellenec riesce a fuggire (durante la prigionia sulla parola, quando era detenuto in libertà vigilata). Giovanna d'Albret lo associa a Renato di Rohan Pontivy, per dirigere le truppe ugonotte dell'Angoumois. Le loro truppe trionfano a Tonnay-Charente, poi si impadroniscono di tutto il litorale della Saintonge, Saintes si arrende a loro; ma il barone de Quellenec viene ferito alla mascella. L'8 agosto 1570, la pace di Saint-Germain-en-Laye segna la fine di questa seconda guerra civile.

Ma nel 1570, Catherine de Parthenay lascia Mouchamps nel Poitou per La Rochelle. Ritrova sua madre alla quale confida l'impotenza del barone suo marito. Messo nella condizione di doversi giustificare da Giovanna d'Albret e Teodoro di Beza, Charles de Quellenec assicura i capi ugonotti di essersi congiunto con sua moglie. Poco dopo, lo mandano via da La Rochelle e lo internano nel suo castello di Pont.

Catherine, che ha avuto per precettore il matematico François Viète, coltiva la poesia con un certo successo, poi inizia a corrispondere con la madre nelle lingue latina e greca, sconosciute al barone. Essa utilizza anche l'inchiostro simpatico (succo d'arancia) e citazioni di Orazio, Virgilio, Marziale per chiedere dello svolgimento del suo processo.

Una causa per l'annullamento del matrimonioModifica

 
Catherine de Parthenay

Con molta fretta, le dame di Soubise, Catherine e sua madre, Antoinette d'Aubeterre cercano di ottenere il divorzio. Esse accusano il Barone Charles de Quellenec di non poter assicurare la discendenza dei Soubise. Louis de Rouvroy, duca di Saint-Simon, un secolo più tardi, racconta i fatti con la sua abituale cruda realtà:

(FR)

«On n'a pas d'idée de l'acharnement que déployaient parfois les familles, surtout les belles-mères, dans la poursuite des maris, en cas pareil. Pour les apprécier, il faut voir l'histoire du pauvre baron d'Argenton sous Henri IV, et lire le détail des persécutions qu'eut à endurer, sous Charles IX, de madame de Soubise, de la princesse de Condé, de la reine de Navarre et d'autres, Charles de Quellenec, baron du Pons, au sujet de Catherine de Parthenay Soubise, sa femme.»

(IT)

«Non si ha idea dell'accanimento che le famiglie a volte dimostrano, soprattutto le suocere, nel perseguimento dei mariti in questo caso. Per comprenderlo, dobbiamo vedere la storia del povero barone d'Argenton sotto Enrico IV, e leggere i dettagli delle persecuzioni che ha dovuto subire, sotto Carlo IX, da Madame de Soubise, dalla Principessa di Condè, dalla Regina di Navarra e altre, Charles de Quellenec, barone di Pons, a proposito di Catherine de Parthenay Soubise, sua moglie.»»

Egli aggiunge, parlando di questo processo in cui Catherine Parthenay cerca di ottenere la rottura del suo matrimonio, per "impedimento assoluto" (impotenza).

(FR)

«Quel tissu de folies cyniques et d'iniques turpitudes offrait cette procédure! Premièrement, le serment des sept parens de la femme? Mais, on se le demande, que pouvaient attester ces sept nigauds siw les mystères du li t nuptial, sinon des caquets de l'épousée à défaut de caquets de l'accouchée ? Ensuite la visite de l'homme ? Mais elle ne présentait aux visiteurs que des apparences : or, l'on sait qu'elles sont ici tellement trompeuses, qu'il y aurait presque plus de chances de vérité à parier contre que pour elles, à ne fournir que l'exemple du pauvre baron d'Argenton, dont l'amour fut jugé borgne parce qu'il ne montrait qu'un œil, encore qu'il eût deux yeux dont il voyait fort bien ; et pourtant il fallait en croire ces trompeuses apparences, sous peine d'absurdité, en récusant le témoignage même qu'on invoquait. Quoi encore ? la visite de la femme ? Mais eussiez-vous ici toutes les lumières de Severin Pineau, jointes à celles du Dcutéronome, chapitre 22, et à celles dont le médecin Melchior Sébizius fait une si naïve énumération dans son petit Traité de Notis Virginitatis, vous pourrez encore plus facilement prouver à une femme qui se dit vierge quand elle ne l'est pas, qu'elle ne l'est pas, qu'à son mari qu'elle l'est, quand il prétend qu'elle ne l'est pas et qu'elle l'est ! La cohabitation expérimentale ne valait pas mieux. Qui garantissait aux juges que le mari n'userait point de quelque artifice violent pour ouvrir les voies du mensonge, ou la femme de quelque ruse malicieuse pour fermer l'accès de la vérité ? Enfin le congrès ? Mais cette épreuve, raisonnable quand le défendeur l'invoquait, insensée quand le juge la prescrivait, était plus souvent prescrite qu'invoquée.»

(IT)

«Quale intreccio di follie ciniche e di inique turpitudini offre questo procedimento! Primariamente, il giuramento dei sette parenti della donna? Ma, ci si domanda, che potevano attestare questi sette sciocchi sui misteri del letto nuziale, se non dei lamenti della sposata in mancanza dei gemiti della partorita? Poi la visita dell'uomo? Ma non presentava ai visitatori che le apparenze: o, si sa che esse sono in questo talmente ingannevoli, che ci sarebbero quasi più di probabilità di verità a scommettere contro che per esse, basta fornire l'esempio del povero barone d'Argenton, il cui amore fu giudicato losco perché egli era strabico da un occhio, sebbene avesse due occhi con cui vedeva molto bene; e tuttavia non bisognava credere a queste ingannevoli apparenze, sotto pena di dire assurdità, ricusando la testimonianza stessa che si è invocata. Poi ancora? la visita della donna? Ma voi avete qui tutta la sapienza di Severin Pineau, unite a queste del Deuteronomio, capitolo 22, e a queste di cui il medico Melchior Sébizius ne fa una così ingenua enumerazione nel suo piccolo Trattato di Notis Virginitatis, potrete ancora più facilmente dimostrare a una donna che si dice vergine quando non lo è, che essa non lo è, che a suo marito che lo è, quando egli pretende che essa non lo sia e che lei invece lo sia! La convivenza di prova non era meglio. Chi garantiva ai giudici che il marito non avrebbe usato qualche artificio violento per scoprire le vie della menzogna, o la donna qualche astuzia maliziosa per chiudere l'accesso della verità? Infine l'assemblea pubblica? Ma questa prova, ragionevole quando il difensore la invoca, insensata quando il giudice la prescriveva, era più sovente prescritta che invocata.»

Questo processo, in cui rifiuta di difendere il matematico François Viète, che era ancora nel 1570 avvocato delle signore Soubise, prosegue per due anni.

Il 25 aprile 1571, Charles de Parthenay, barone di Pons e di Soubise, vende la sua signoria della Clarté a Jean d'Espinay, ma sua sorella, Jeanne du Quellenec-Beaumanoir, vi conserva qualche feudo. Visse successivamente al Louvre, assieme al seguito di Enrico III di Navarra, il futuro Enrico IV di Francia.

Il 24 agosto 1572, giorno di San Bartolomeo, è massacrato a Parigi nel cortile del Louvre.

La sua morte si viene a trovare di riflesso, avvolta nella leggenda, in cui la storiografia tradizionale ha voluto vedere la degenerazione della Corte dell'ultimo dei Valois (Enrico III di Francia). Questa leggenda[5] si basa su una raccolta di racconti scritti dal protestante Simon Goulart[6] e che ha ispirato una trentina d'anni dopo Théodore Agrippa d'Aubigné e il presidente Jacques-Auguste de Thou (1612)[7] dove certe edizioni lo confondono con suo suocero. La leggenda continua con la storia successiva dell'impreciso Antoine Varillas (1624-1696) e dello scrupoloso Pierre Bayle (1647-1706), poi attraverso delle « mémoires », immerse nel fiele, del duca di Saint-Simon (1675-1755). Nel XIX secolo, un pamphlet protestante, di Auguste François Louis Scipion de Grimoard-Beauvoir du Roure de Beaumont-Brison (1783-1858) Les mémoires du temps de Charles IX[8], ne da per finire questa descrizione:

(FR)

«Les rues étaient couvertes de corps morts, la riviere teinte en sang, les portes et entrées du palais du roy, peintes de mesme couleur : mais les tueurs n'estoient point encore assouvis. Le roy, la reyne sa mère et les dames sortirent sur le soir, pour voir les corps morts les uns après les autres. Entre autres, la reyne-mère voulut voir celui du seigneur de Soubise, pour savoir à quoi il tenoit qu'il fust dans l'impuissance d'habiter avec sa femme.»

(IT)

«Le strade erano ricoperte di cadaveri, il fiume colorato di sangue, le porte e le entrate del palaizzo reale, del medesimo colore: mai gli assassini non erano ancora sazi. Il re, sua madre la regina e le dame uscirono la sera, per vedere i cadaveri uno dopo l'altro. Tra gli altri, la regina madre voleva vedere quello del signore di Soubise, per sapere cosa teneva il suo sesso nell'impotenza di coniugarsi con la sua donna.»

 
Il massacro di San Bartolomeo, secondo François Dubois

La sua morte è anche narrata come segue[9]:

(FR)

«M. d'O, maître de camp de la garde du roi, prenant le rôle où tous les huguenots de la suite de ces deux princes, logés au Louvre, étoient inscrits, les appela par leur nom pour les faire descendre dans la cour ; à mesure qu'ils y entroient, ils étoient mis à mort par les soldats. Pardaillon, Saint-Martin, Sources, Armand de Clermont de Piles, illustré par la belle défense de Saint - Jean-d'Angely, Beaudiné, Puy Viaud, Berny, Quellenec, baron du Pons, furent tués de cette manière. Les soldats, après avoir dépouillé ces seigneurs, ran-geoient les corps tout nus sous les fenêtres du palais. On vit alors des dames de la reine descendre dans la cour pour les examiner de plus près, et juger par elles-mêmes le procès alors pendant contre le baron du Pons, pour cause d'impuissance.»

(IT)

«M. d'O, comandante di campo della guardia de re, assume l'incarico per cui tutti gli ugonotti del seguito di questi due principi, stanziati al Louvre, erano registrati, li chiama per nome per farli scendere nel cortile; come essi entravano, venivano messi a morte dai soldati. Pardaillon, Saint-Martin, Sources, Armand de Clermont de Piles, reso famoso dalla valorosa difesa di Saint - Jean-d'Angely, Beaudiné, Puy Viaud, Berny, Quellenec, baron du Pons, furono uccisi in questo modo. I soldati, dopo aver spogliato questi signori, raggruppano i corpi denudati sotto le finestre del palazzo. Si vedono allora delle dame di compagnia della regina scendere nella corte per esaminarli al più presto, e giudicare loro stesse il procedimento allora pendente contro il barone di Pons, a causa d'impotenza.»

Per quanto riguarda Saint-Simon, fedele a sé stesso e allo spirito dei tempi, conclude:

(FR)

«Leurs persécutions furent telles que ce seigneur dut s'estimer heureux de périr les armes à la main, en bon et brave huguenot, dans le massacre de la Saint-Barthélemy ; car tel fut son sort, et j'en tire un signe favorable à son droit contre Catherine de Parthenay ; estimant, n'en déplaise à l'eunuque Narsés, qu'impuissance, est rarement compagne de vaillance.»

(IT)

«Le loro persecuzioni erano tali che il nobile ebbe la fortuna di morire con la spada in mano, ugonotto buono e coraggioso, nel massacro di San Bartolomeo; perché tale era la sua sorte, ed io traggo un segno favorevole a suo diritto contro Catherine de Parthenay; ritenendo, non si offenda l'eunuco Narsete, che l'impotenza è raramente compagna del valore.»

La sua morte mette fine al processo che la moglie gli ha intentato.

L'eredità di SoubiseModifica

Nel 1572 poco prima della sua morte, Charles de Quellenec sub-infeuda dietro una rendita la signoria di Carnoët a Guillaume Guinamant, signore di Lallunec e siniscalco di Carhaix. Dopo una transazione finanziaria con la nipote del siniscalco di Carhaix, Hélène de Beaumanoir riacquista questa signoria.

Toussaint de Beaumanoir alla morte di suo cugino, Charles de Quellenec, prende il titolo di barone di Pons e di Rostrenen. Fu fatto cavaliere dell'Ordine del Re, da Enrico III, e maréchal des camps et armées del Ducato di Bretagna. Dopo essersi distinto in numerose battaglie, è stato ferito al braccio e, nonostante tutte le cure, è morto a Rennes, il 12 maggio 1590.

Nel 1573, Catherine de Parthenay fa rappresentare a La Rochelle, durante l'assedio, la sua tragedia di Oloferne, che alcuni attribuiscono a Anne de Rohan, sua figlia[10].

Nel 1575, si risposa con Renato II di Rohan, che perde la vita nel 1585 durante un combattimento contro la Lega cattolica.

Nel 1575, la terra di Bourgneuf, passa per contratto a sua zia, Marie du Quellenec. Nel 1578 Samuel de Beaumanoir prende il titolo di signore della Clarté, che trasmetterà a sua figlia nel 1606.

Nel 1628, all'età di 74 anni, Catherine de Parthenay si rifugerà nella città di La Rochelle durante l'assedio posto da Luigi XIII. Prigioniera di guerra, verrà trasferita al castello di Niort, il 2 novembre. Morirà a Parc-Soubise (Mouchamps), il 26 ottobre 1631.

Albero genealogico della famiglia Rohan-ParthenayModifica

Giovanni V di Parthenay-l'archevêque
Signore di Mouchamps (Les Herbiers) detto Soubise
(1512-1561)
Antoinette Bouchard d'Aubeterre
(1535-1580)
Douairière di Soubise
Isabella d'Albret
(1513-1555)
zia di Giovanna d'Albret (regina di Navarra)
Renato I di Rohan
Visconte di Rohan
(1516-1552)
Charles de Quellenec
Barone di Pont, detto Soubise
(1548-1572)
Catherine de Parthenay
Signora di Soubise
Madre dei Rohan
Douairière di Rohan
(1554-1631)
Renato II di Rohan
detto Pontivy, poi Frontenay,
Visconte di Rohan
(1550-1585)
Jean detto Frontenay
(?-morto nel 1574)
Enrico I di Rohan
Visconte di Rohan
(1535-1575)
Françoise de Rohan
Signora della Garnache
(1540-1591)
Enrico II di Rohan
Visconte e I duca dopo il 1604
(1579-1638)
Beniamino di Rohan
Duca di Soubise
(1583-1642)
Henriette de Rohan
detta la Bossue (la gobba)
(1577-1624)
Catherine de Rohan
sposata a Giovanni II di Baviera
(1580-1607)
Anne de Rohan
Poetessa
(1584-1646)

NoteModifica

  1. ^ Uno dei due rivestimenti del blasone formato da un campo d'argento seminato con chiazze di sabbia (...) le forme delle macchiettature variano, da quelle che ricordano gocce d'acqua invertite, fino a quelle che raffigurano punte di frecce, trifogli o punte arrotondate. Hermine (P.-B. Gheusi, Le Blason, Paris, M. Darantière, 1933, p. 57).
  2. ^ Jean-Baptiste Rietstap, Armorial général, précédé d'un dictionnaire des termes du blason, Londra, G.B. van Goor zonen, 1884-1887. Tomo I e Tomo II
  3. ^ Du Paz, Histoire généalogique de Bretagne (Storia genealogica dei casati della Bretagna), p. 652.
  4. ^ La famiglia porta il nome di l'Archevêque (l'Arcivescovo) con riferimento ad un mitico Giovanni I Parthenay. Ma questi non ha avuto figli, come confermato su una pagina dello storico locale Apollin Briquet, messa in linea sul sito della città di Parthenay.
  5. ^ Nicole Vray, Catherine de Parthenay, duchesse de Rohan, Perrin, 1998, p.50. qualifica come leggenda le circostanze presunte di questa morte.
  6. ^ Arlette Jouanna, La Saint-Barthélemy : Les mystères d'un crime d'État, 24 août 1572, Paris, Gallimard, 2007, p. 92 e 112.
  7. ^ Pierre Bayle, Volumes 11 à 12 de Dictionnaire historique et critique de Pierre Bayle pp.374 e 414. "édité au soins de Jaques George de Chaufepié, Philippe-Louis Joly, Bernard de La Monnoye, Jacob Le Duchat, Laurent-Josse Le Clerc, Adrien Jean Quentin Beuchot, Eusèbe Renaudot, Anthelme Tricaud, Pierre Desmaizeaux chez Desoer, 1820.
  8. ^ Scipion de Grimoard-Beauvoir, Analectabiblion: ou Extraits critiques de divers livres rares stampato da Techener ne 1837, p. 447. Troviamo che dopo essersi difeso valorosamente, il suo corpo è stato trascinato nudo ed esposto sotto le finestre del Louvre, le dame di corte che vogliono controllare visivamente le cause dell'accanimento della signora vedova de Soubise contro il Barone de Pont. « Per vedere che cosa poteva avere, essendo un così bello e potente gentiluomo, il cui sesso era impotente con le donne. " ».
  9. ^ Ci sono tracce di questa storia nelle « Mémoires » del duca di Saint-Simon (Saint-Simon :Mémoires de Saint-Simon Tome 2 Chapitre IX pubblicato nel 1858.) e ne le journal di Pierre de L'Estoile (Journal pubblicato da Michaud e Poujoulat presso Edouard Proux nel 1837, p. 26).
  10. ^ Voltaire: Charles de Quellenec, baron de Pont

BibliografiaModifica

  • (FR) Jean Bouhier, Traité de la dissolution du mariage pour cause d'impuissance avec quelques piéces curieuses sur le même sujet, publié en 1735, chez Jean Marie Vander Kragt au Luxembourg. (Relation de ce qui s'est passé au sujet de la dissolution du mariage de Charles de Quellenec, baron du Pont, avec Catherine de Parthenay) : pages 185-237.
  • (FR) Auguste François Louis Scipion de Grimoard-Beauvoir du Roure de Beaumont-Brison, Analectabiblion. Disponibile on line.
  • (FR) Mémoires de Saint Simon
  • (FR) Bernier Briquet, Dictionnaire historique, littéraire et bibliographique des Françaises. Disponibile on line.
  • (FR) Jean Baptiste Pierre Jullien de Courcelles, Dictionnaire historique et biographique des généraux français, Disponibile on line.

Voci correlateModifica