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Gli uomini illustri della Città di Roma
Titolo originaleDe viris illustribus Urbis Romae
LupaCapitolina.png
La Lupa Capitolina che allatta Romolo e Remo
Autoreignoto
1ª ed. originalecirca metà 300 d.C.
Genereraccolta storiografica
Lingua originalelatino

Il De viris illustribus Urbis Romae (in lingua latina Gli uomini illustri della Città di Roma) è una breve compilazione letteraria di carattere storiografico.

StrutturaModifica

La compilazione, strutturata sotto forma di biografie di illustri personaggi della repubblica romana, parte da Romolo e termina con Marco Antonio, in 86 brevi capitoli.

Iniziando da Proca, si tratta inizialmente dei sette re di Roma, Collatino e Lucrezia, Bruto, Orazio Coclite, Muzio Scevola, Clelia, i 306 Fabi, Publicola, Postumio, Cincinnato, Menenio Agrippa, Coriolano, Licinio Stolone, Virginio[1]

Con il cap. XXII, che tratta dell'arrivo di Esculapio a Roma, può dirsi aperta una seconda sezione, che tratta di Camillo, Manlio Capitolino, Cornelio Cosso, Decio Mure padre e figlio, Manlio Torquato, Valerio Corvino, Postumio, Papirio Cursore, Fabio Rutilio, Curio Dentato, Appio Claudio Cieco, Pirro, Decio Mure, Appio Claudio Caudex, Caio Duilio, Atilio Calatino, Attilio Regolo, Lutazio Catulo[2].

Annibale apre la sezione dell'apogeo della repubblica[3]: dopo di lui, Quinto Fabio Massimo, Scipione Nasica, Marcello, la vestale Claudia, Catone il Censore, Nerone e Asdrubale, Scipione Africano, Livio Salinatore, Quinto Flaminio, Fulvio Nobiliore, Scipione Asiatico, Antioco il Grande, Manlio Vulsone, Tiberio Sempronio Gracco, Scipione Emiliano, Ostilio Mancino, Lucio Mummio, Metello Macedonico, Metello Numidico, Metello Pio, i Gracchi, Livio Druso, Mario padre e figlio, Cinna, Fimbria[4].

Infine, la biografia di Viriato[5] apre l'ultima parte, relativa all'età delle guerre civili, con le biografie di Emilio Scauro, Appuleio Saturnino, Lucullo, Silla, Mitridate, Pompeo, Cesare, Ottaviano, Catone Uticense, Cicerone, Bruto, Cassio, Sesto Pompeo, Marco Antonio e Cleopatra[6].

Il valore dell'operaModifica

Per come ci è pervenuto, il De viris illustribus non contiene una prefazione, né ci permette di stabilire un confronto con la Origo gentis Romanae e il De Caesaribus ai quali fu congiunto: tuttavia, lo stile permette di collocarlo quantomeno nel IV secolo d.C., visto che il linguaggio postclassico e lo stile pretenzioso lo accostano ai prodotti dell'epoca[7].

Ritenuto, in tempi antichi, una epitome da Tito Livio, l'operetta presenta problemi di fonti non facili da identificare: in effetti, a parte una epitome liviana, le notizie potrebbero essere state attinte anche da Igino e da Floro, anche perché presenta biografie anche di alcuni nemici di Roma, quali Pirro, Antioco il Grande, Mitridate e la brevissima biografia di Cleopatra, che chiude la trattazione[7].

NoteModifica

  1. ^ Capp. I-XXI.
  2. ^ Capp. XXIII-XLI.
  3. ^ Cap. XLII.
  4. ^ Capp. XLIV-LXX.
  5. ^ Cap. LXXI.
  6. ^ Capp. LXXII-LXXVI.
  7. ^ a b R. Browning, Storia, in Letteratura Latina Cambridge, Milano, Mondadori, 2007, vol. 2, p. 521.

BibliografiaModifica

  • A. Enmann, Eine verlorene Geschichte der ròmischen Kaiser und das Buch De viris illustribus urbis Romae Quellenstudien, in "Philologus", Suppl., bd. 4G.
  • M. M. Sage, The De viris illustribus: chronology and structure, in "TAPhA", n. 108 (1978), pp. 217–241.
  • ̈M. A. Iacono, Il problema della paternità del «De viris illustribus» in un saggio di Aulo Giano Parrasio (ms. BNN V D 15), in "BStudLat", n. 32 (2002), pp. 553–586.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica