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Eteocle

re di Tebe nella mitologia greca, figlio di Edipo e Giocasta, fratello di Polinice
Eteocle
Giovanni Battista Tiepolo 027.jpg
Eteocle e Polinice di Giambattista Tiepolo
UniversoSaga dei Labdacidi
SessoMaschio
ProfessioneRe di Tebe

Eteocle (in greco antico Ἐτεοκλῆς) è un personaggio della mitologia greca, primogenito di Edipo.

Indice

Il mitoModifica

Dopo che Edipo si fu accecato ed ebbe lasciato Tebe,[1] il titolo di sovrano passò provvisoriamente a Creonte, fratello di Giocasta, moglie di Edipo. Tuttavia quando i due figli maschi di Edipo, Eteocle e Polinice, raggiunsero l'età per regnare, si pose il problema di chi sarebbe stato il successivo re di Tebe, poiché i due erano entrambi decisi a diventare re. Alla fine si giunse ad un compromesso: i due si sarebbero alternati sul trono, un anno a testa. Il primo a diventare sovrano fu Eteocle, ma, allo scadere del proprio anno, egli si rifiutò di cedere il titolo, rompendo l'accordo. Polinice si recò quindi ad Argo, dove regnava Adrasto, che accettò di allearsi con Polinice e muovere il proprio esercito contro Tebe per metterlo sul trono.

Inoltre, sui due fratelli gravava una maledizione lanciata dal padre Edipo: poiché né Eteocle né Polinice si erano opposti all'esilio del padre da Tebe, Edipo aveva affermato che i due fratelli sarebbero stati destinati a darsi la morte l'un l'altro. Essi quindi temevano che la profezia potesse avverarsi.

Quando arrivò la battaglia, la sorte volle che i due fratelli si incontrassero uno di fronte all'altro, davanti alla settima porta di Tebe.[2] Alla fine, come profetizzato da Edipo, i due si diedero la morte l'un l'altro. Al corpo di Eteocle furono tributati gli onori di difensore della città, mentre quello di Polinice fu lasciato insepolto, per ordine del re Creonte.

Secondo altre versioni del mito, invece, i due vennero cremati, ma quando vennero posti insieme sul rogo, tanto era l'odio che li aveva caratterizzati in vita che le fiamme del rogo si divisero in due.[3]

Collegamenti con la cultura ittitaModifica

Secondo alcuni studiosi (a partire dall'ittitologo svizzero Emil Forrer nel 1924), la figura di Eteocle è stata accomunata a quella di Tawagalawa, un personaggio noto nelle fonti Ittite come sovrano degli Ahhiyawa, popolazione che si tende a identificare con gli Achei.

Tawagalawa è presente (seppur marginalmente) nella Lettera di Tawagalawa. In questa lettera Tawagalawa sarebbe indicato come "fratello" del gran re acheo, Attarsiya (nome che ricorda con Atreo) e si chiede il suo aiuto in un contrasto (databile con molta approssimazione alla prima metà del XII secolo avanti cristo) contro Piyama-Radu (forse Priamo, re di Troia), alleato degli Ahhijawa e usurpatore della città di Wilusa (Ilios-Troia) di cui i sovrani ittiti vorrebbero l'estradizione.

Da questa fonte sembrerebbe che i due sovrani Ahhijawa controllino Milawanda, dove hanno insediato un sovrano, tale Atpa, che ha contratto parentela con Piyama-Radu.

GenealogiaModifica

NoteModifica

  1. ^ Secondo un'altra versione del mito, Edipo non abbandonò la città dopo essersi accecato, ma si rinchiuse in una delle camere più remote del palazzo.
  2. ^ Tebe era famosa per le proprie sette porte, sicché ad ognuna di esse era stato assegnato un guerriero sia dell'esercito di Eteocle, sia di quello di Polinice, allo scopo di controllarla. Davanti alla settima porta si erano incontrati proprio i due fratelli.
  3. ^ L'episodio verrà successivamente ripreso da Dante nel XXVI canto dell'Inferno per descrivere la fiamma biforcuta in cui si trovano Ulisse e Diomede.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

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