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BiografiaModifica

Nato a Genova il 15 novembre 1909, Henke iniziò la propria carriera nella Regia Marina iscrivendosi nei corsi ordinari e divenendo guardiamarina il 1º luglio 1931.

Nella seconda guerra mondialeModifica

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, con il grado di Tenente di Vascello, era comandante in 2ª del cacciatorpediniere Vincenzo Gioberti. Rimase sul Gioberti sino all'ottobre 1941. Questo periodo d'imbarco gli fruttò due medaglie di bronzo per aver partecipato ad oltre 40 missioni di guerra e a 16 missioni di scorta convogli. Fra le 40 missioni a cui partecipò Henke sono da ricordare la battaglia di Punta Stilo, quella di Capo Teulada e quella di Capo Matapan in cui il Gioberti, quarta unità della sfortunata linea di fila dell'ammiraglio Cattaneo, riuscì fortunosamente a salvarsi dal fuoco delle corazzate della Mediterranean Fleet. Molto noto l'episodio durante l'attacco degli alleati alla flotta italiana nel Mar Piccolo a Taranto , Henke comandante di sommergibile imbarcò e uscì contro la flotta inglese per mettere in salvo il sommergibile e contrattaccare gli inglesi .

Successivamente divenne comandante del cacciasommergibili Sant'Alfonso. Dopo la firma dell'armistizio, il 1º novembre 1943 venne destinato al comando superiore siluranti come capo del servizio addestramento.

Nel dopoguerraModifica

Finita la guerra rimase in carica sino al 1947, anno in cui divenne sottocapo di stato maggiore della Marina Militare e l'anno successivo, il 1º gennaio, venne nominato capitano di fregata.

Dopo alcuni anni di attività ordinaria, l'11 dicembre 1951 venne nominato comandante della 1ª squadriglia corvette della scuola del comando navale di Roma per poi passare dal 1953 al servizio diretto del Ministero della Difesa come capo del primo ufficio di gabinetto. Nel 1954 venne promosso al grado di capitano di vascello, giungendo al grado di vice capo. Nella sua carriera divenne poi capo dell'ufficio del segretariato generale della Marina Militare e contemporaneamente detenne l'incarico di comandante della marina di Roma e, in virtù del suo operato lodevole, il 31 dicembre 1960 venne nominato contrammiraglio. Nel 1964 venne nominato ammiraglio di divisione reggendo il comando della 4ª divisione navale italiana.

Fu il primo direttore (dopo la riforma dei servizi d'intelligence del 1965 che soppressero il SIFAR) del SID (Servizio Informazioni Difesa) tra il luglio 1966 e l'ottobre 1970[1], anni in cui ebbe inizio la strategia della tensione, venendo promosso ammiraglio di squadra il 1º gennaio 1968. Ma vi fu anche la strage di piazza Fontana (1969), che coinvolse elementi dei servizi segreti.

Successivamente fu Comandante del Mediterraneo Centrale della Nato e Vice Presidente della Sezione Marina del Consiglio Superiore delle Forze Armate Dal 1970 al luglio 1972 ha ricoperto la carica di comandante in capo della Squadra Navale.

Il 1º agosto 1972 fu nominato dal Consiglio dei ministri nuovo capo di stato maggiore della Difesa, incarico che resse fino al 31 gennaio 1975. Era la prima volta che in Italia un ammiraglio diveniva capo di Stato Maggiore della Difesa, carica sino ad allora attribuita solamente ad ufficiali generali dell'Esercito.

Morì a Roma, all'ospedale militare del Celio, il 4 febbraio 1990[2].

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ Giuseppe De Lutiis, I Servizi Segreti in Italia, 2010 Sperling & Kupfler, pag. 614
  2. ^ La Stampa - Consultazione Archivio
  3. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

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