Porto Torres

comune italiano
Porto Torres
comune
(IT) Porto Tòrres
(SDC) Posthudòrra
Porto Torres – Stemma Porto Torres – Bandiera
Porto Torres – Veduta
Panorama aereo della città
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSardegna-Stemma.svg Sardegna
ProvinciaProvincia di Sassari-Stemma.svg Sassari
Amministrazione
SindacoMassimo Mulas (Lista civica, PD, Italia in Comune) dal 9-11-2020
Data di istituzione11 giugno 1842
Territorio
Coordinate40°50′13″N 8°24′05″E / 40.836944°N 8.401389°E40.836944; 8.401389 (Porto Torres)Coordinate: 40°50′13″N 8°24′05″E / 40.836944°N 8.401389°E40.836944; 8.401389 (Porto Torres)
Altitudine17 m s.l.m.
Superficie104,41 km²
Abitanti22 134[1] (31-01-2020)
Densità211,99 ab./km²
FrazioniLi Lioni, Asinara, Isola Piana, Fiume Santo (condivisa con il comune di Sassari), Platamona (condivisa con i comuni di Sassari e Sorso)
Comuni confinantiSassari
Altre informazioni
Cod. postale07046
Prefisso079
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT090058
Cod. catastaleG924
TargaSS
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti(IT) turritani, portotorresi
(SDC) posthudurresi, bainzini
PatronoSan Gavino, San Proto e San Gianuario
Giorno festivoLunedì dopo Pentecoste
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Porto Torres
Porto Torres
Porto Torres – Mappa
Posizione del comune di Porto Torres
nella provincia di Sassari
Sito istituzionale

Porto Torres (Posthudòrra in turritano[2]) è un comune italiano di 22 134 abitanti[1] facente parte della rete metropolitana del nord Sardegna e della provincia di Sassari[3] e del consorzio industriale provinciale.

Fondata dai romani all'inizio della seconda metà del I secolo a.C sulla foce del Riu Mannu, fu la prima colonia romana dell'isola. Antica capitale del Giudicato di Torres-Logudoro con il nome di Torres, la città (ed in particolare il suo porto) furono di grande prestigio ed importanza nel contesto sardo per molti secoli[4].

Sede episcopale fino al 1441, fu sostituita dalla città di Sassari nella sua funzione di centro urbano di riferimento già nel tardo medioevo. La borgata, diventata completamente indipendente dal punto di vista amministrativo dalla stessa Sassari solo nel 1842, ha guadagnato ufficialmente lo status di città nel 1960[5][6].

Sede della più grande zona industriale del Nord Sardegna, dopo il crollo del settore industriale ed il conseguente processo di deindustrializzazione, legato nel frattempo all'istituzione del parco nazionale dell'Asinara, la città si ritrova in una fase di riconversione da polo industriale a polo turistico[7].

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

 
La costa turritana

Il nucleo di Porto Torres è situato sulla parte nord-occidentale delle coste sarde, all'interno del golfo dell'Asinara in una posizione strategica. Ha un territorio di 10 200 ettari, l'esatta metà dei quali sono costituiti dall'isola Piana e dall'Asinara, che è sede dell'omonimo parco nazionale; la maggior parte del territorio non isolano è caratterizzato dalla seconda pianura sarda della Nurra, fatta eccezione di alcuni colli, il più alto dei quali è monte Alvaro (342 m), che ospita una «cava a cielo aperto» dove si estrae il calcare.

Il territorio è attraversato da due fiumi: il primo è il Riu Mannu, che spezza l'agglomerato urbano fornendo un confine naturale fra la zona industriale ed il centro abitato e sfocia nelle zone del ponte romano direttamente sulla spiaggia della Marinella (spiaggia di modeste dimensioni inutilizzabile dal punto di vista balneare poiché racchiusa fra i due porti, quello civile e quello industriale), e il secondo è il fiume Santo, che delimita i confini del comune a ponente. Nel suo territorio è presente lo stagno di Gennano, situato nella zona industriale di Porto Torres, la più ampia della Sardegna con la sua superficie di 23 km². Presenta una particolare costa: ad est si estende il litorale di Platamona, mentre lungo la città sono presenti molte scogliere di tufo con falesie superiori ai 30 m, interrotte soltanto da spiagge come Balai, lo Scogliolungo e la Renaredda. Il territorio comunale è delimitato a nord dal golfo dell'Asinara e per i restanti punti cardinali confina esclusivamente con Sassari.

ClimaModifica

Il clima è di tipo mediterraneo (Classificazione dei climi di Köppen Csa); caldo e temperato e mitigato dalla vicinanza al mare. In inverno esiste molta piovosità rispetto all'estate che invece ha tendenza alla siccità. La temperatura media annuale di Porto Torres è 16,5 °C e il valore di piovosità media annuale è stimato attorno ai 554 mm. Nel mese di agosto, ovvero il mese più caldo dell'anno, la temperatura media è di 23,8 °C. Il mese più freddo dell'anno è solitamente gennaio con la sua media di 10,1 °C. La temperatura annuale dell'acqua è in media di 18,4 °C. Intorno al 19 di agosto l'acqua raggiunge la più alta temperatura dell'anno con circa 25 °C. Intorno al 2 di febbraio invece si manifestano le più basse temperature medie dell'acqua che si attestano circa sui 13,3 °C[8]. Per tutto il territorio dell'isola dell'Asinara è in servizio la stazione meteorologica dell'Asinara.

Origine del nomeModifica

 
Cartolina dei primi del Novecento. Il nome della città viene riportato privo di spaziatura

Con la fondazione ufficiale del centro urbano nel 46 a.C. la neonata urbe venne battezzata con il nome di Colonia Iulia Turris Libisonis. Il toponimo è composto dalla forma singolare Turris, cioè "torre" in latino, e dal nome Libisonis, di sicura connessione con la denominazione antica del Nord Africa (Libya), regione che ha avuto fin da età preistorica una rilevante continuità di rapporti con la Sardegna[9].

Nel periodo post-romano la città era nota semplicemente come Turris, che ben presto venne corrotto trasformandosi durante il periodo giudicale in Torres. Durante la dominazione aragonese data la sua principale funzione di approdo portuale in funzione di Sassari era semplicemente chiamata come ''lo Port'' in catalano antico[10].

Il nome moderno deriverebbe dal fatto che in epoca preunitaria il paese era comunemente noto con il nome di Portotorre. Questo toponimo deriverebbe dall'associazione fra il porto dell'epoca (l'attuale area portuale nota come "molo antico") e la torre aragonese costruita nel 1325 (appunto PORTO+TORRE).Nel corso dell'ottocento il nome muterà in Portotorres[11].

Il paese era comunemente noto come Portotorres (senza lo spazio fra le due parole, molto più raramente Portotores) fino al 16 febbraio 1960, giorno in cui venne ufficialmente dichiarato città in virtù della rapida espansione urbanistica e demografica dovuta alla nascente zona industriale[11]. Da allora il nome ufficiale è Porto Torres.

La città è nota come Poltu Tòrra in castellanese, Poltu Tùrri in gallurese e Portu Tùrre in sardo. Il nome riportato privo di spaziatura fra le due parole rimane vivo nella denominazione ufficiale in lingua sassarese, ovvero Posthudòrra.

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Porto Torres.

Rinvenimenti paleontologici, preistoria ed età del bronzo/nuragicaModifica

Sul territorio comunale nei pressi di Fiume Santo sono stati rinvenuti diversi resti di animali risalenti al Miocene. I primi ritrovamenti avvennero casualmente nel 1994. Sono state completamente identificate più di 15 specie, di cui la maggior parte vertebrate . La maggior parte di questi esemplari pare abbiano vissuto nel tardo Miocene, ovvero circa 9 milioni di anni fa[12]. La frequentazione umana sui territori di Porto Torres è attestata già nel periodo prenuragico.

 
Le terme centrali di Turris Libisonis

Periodo romanoModifica

Nel 46 a.C iniziò l'ascesa turritana con la fondazione della Colonia Iulia Turris Libisonis. Importante fu per la città il Riu Mannu, navigabile per alcuni chilometri. Grazie alla costruzione del ponte romano nel I secolo d.C. si poté collegare la città direttamente con i vasti campi di frumento della Nurra.

Periodo medievaleModifica

Prima della caduta dell'Impero romano d'Occidente la città di Turris, come tutta la Sardegna, fu conquistata dai Vandali. La dominazione durò per quasi un secolo, fino al 533. Sconfitti i Vandali, nell'isola e nella città si insediarono i Bizantini ed in quel periodo Turris era residenza di possessores e decuriones (esattori di tasse). Molto probabilmente in città era presente anche un curator urbis, ovvero un funzionario cittadino nominato dal vescovo. La sede vescovile risale a data incerta ma certo è che il vescovo di Turris godesse di un certo prestigio.

La minaccia dei Longobardi portò Turris a predisporre pesanti difese e ad ospitare contingenti militari. Dopo l'interruzione dei contatti con Costantinopoli nel corso del IX e del X secolo vennero a formarsi i quattro giudicati sardi, tra cui il Giudicato di Torres-Logudoro, con capitale iniziale proprio Torres. Torres era ancora il secondo centro dell'isola politicamente, religiosamente e per dimensioni demografiche. Intorno al 1065 su iniziativa del Giudice Comita fu edificata la Basilica di San Gavino, cattedrale fino al 1441. Già in questo periodo la città di Torres, come tutte le località marittime dell'isola, iniziò il suo declino a causa della malaria e delle costanti incursioni piratesche che iniziarono ad affliggere le città costiere portando la popolazione a ritirarsi nell'entroterra rifugiandosi in luoghi come il vicino villaggio di Sassari, che proprio in questo periodo iniziò la sua ascesa nel diventare il maggiore centro del nord-ovest spodestando progressivamente l'antica città turritana. Nelle fasi finali del giudicato fu proprio Sassari a divenire la capitale (prima ancora vi fu Ardara, scelta sempre per gli stessi motivi). Il Giudicato cessò di esistere nel 1259 con Adelasia di Torres. Dopo la dissoluzione del Giudicato di Torres la città venne assorbita dal libero comune di Sassari. Tale istituzione ebbe vita breve poiché con l'arrivo della flotta di Alfonso IV d'Aragona il libero comune di Sassari si impegnò nel diventare uno stato vassallo del nascente Regno di Sardegna e Corsica comandato dagli aragonesi. Tale subordinazione divenne ufficiale il 4 luglio 1323, dando il via alla lunga dominazione aragonese che plasmò la città.

Il Regno di Sardegna ed il periodo spagnolo/sabaudoModifica

Già nel periodo giudicale Torres cadde in un profondo oblio: da capitale del regno e sede arcivescovile divenne pressoché disabitata.[13]Nel 1538 il corsaro Barbarossa con tre galee sbarcò a Porto Torres dove saccheggiò e depredò la Basilica di San Gavino[13]. Nel 1571 Re Filippo I ordinò di costruire sui litorali della Sardegna delle torri di guardia contro l'invasione degli ottomani, le quali arrivarono complessivamente ad un numero di centocinque strutture (Nell'attuale territorio di Porto Torres furono costruite la torre di abbacurrente, la torre di trabuccato, la torre della finanza, la torre di Cala d'Arena e la torre di Cala d'Oliva). Nel 1598 gli succedette al trono di Spagna e re di Sardegna Filippo II. Nel 1621 a Filippo II succedette il figlio Filippo III di Spagna, che regnò sino al 1665. Alla sua morte gli succedette il figlio Carlo con il nome di Carlo II di Spagna. Nel frattempo in città le stesse galee che nel 1623 assalirono Posada invasero nuovamente le coste sarde nel 1627 penetrando e saccheggiando per la seconda volta la Chiesa di San Gavino.[13]Carlo II morì nel 1700 senza lasciare eredi. Per suo volere testamentario fu nominato Re di Spagna Filippo di Borbone, che prese il nome di Filippo V. Carlo d'Asburgo nel frattempo si stabilì a Barcellona e nel 1703 si fece nominare re di Spagna con il nome di Carlo III, e la sua nomina fu accettata dagli aragonesi in contrapposizione con Filippo V. Anche in Sardegna ci furono due fazioni favorevoli per l'uno o per l'altro sovrano. Nel 1708 dopo una sanguinosa battaglia fu conquistata Cagliari ed il vincitore Carlo III, diventato sia imperatore d'Austria che Re catalano/aragonese, nominò viceré un suo fiduciario. L'isola di conseguenza divenne austriaca ufficialmente nel 1713, rimanendo tale sino a quando con un nuovo trattato la si cedette ai Savoia. Nel 1713 fu firmato un trattato dove si stabilì che Filippo V poteva continuare ad essere Re di Spagna cedendo però parte dei territori del suo regno. La Sardegna fu ceduta agli Asburgo e la Sicilia e una parte del milanese ai Savoia.Filippo V di Spagna comunque non accettò il trattato e con una spedizione militare occupò la Sardegna e la Sicilia. Nel 1717 con una flotta ed un esercito di uomini arrivò a Porto Torres ed i sassaresi si arresero, ritornando sotto il controllo spagnolo.

Dopo tre anni nel 1718 fu firmato a Londra un nuovo armistizio dove si stabiliva che la Sardegna anziché la Sicilia fosse data ai Savoia. Quest'accordo fu ratificato a L'Aia l'8 agosto del 1720 ed i Savoia dovettero abbandonare la Sicilia per prendere possesso della Sardegna. Da quella data tutti gli stati appartenenti ai Savoia costituirono insieme all'isola gli stati del Re di Sardegna[14]. Il 20 gennaio 1756 il Re Carlo Emanuele III approva il restauro del porto, lasciato dagli aragonesi in condizioni di grosso squallore. Nel 1765 l'opera di restauro del porto venne bloccata per mancanza di fondi. Nel 1766 si procedette comunque al restauro della torre del porto. Il porto nel frattempo, mai restaurato completamente, andava rovinandosi fino a diventare parzialmente inagibile. Nel 1791 si fece ricorso al Re Vittorio Amedeo III per l'anticipazione dei fondi da elargire per intraprendere le operazioni di riqualificazione[11].

Nel 1821 città aveva 600 abitanti ed era comunemente chiamata Portotorre. Il movimento del porto e la costruzione della Carlo Felice, completata nel 1828, determinarono la rinascita della città. All'epoca i centri abitati erano due: il più grande era abbarbicato sul colle Angellu, tutt'intorno alla Basilica di San Gavino, l'altro invece era la borgata portuale. Quest'ultima aveva avuto la costruzione, nel 1826, della Chiesa della Beata Vergine della Consolata. Con l'espansione urbanistica in poco tempo le due borgate si unirono. Il re Carlo Felice favorì anche la costruzione di edifici amministrativi. Durante la sua prima visita nella cittadina, ammorbata dalle tasse e dalla prevaricazione sassarese, i cittadini tentarono di convincere il re a concedere l'autonomia da Sassari, senza risultato. Ma alla sua seconda visita nella città gli abitanti riuscirono a persuadere il re e nel 1842 nacque il comune di Porto Torres.[15]Nel 1872 le ferrovie completarono la tratta Sassari-Porto Torres. In particolare, sotto il regime piemontese, viste le minori distanze rispetto a Cagliari (capitale del Regno dal 1796 al 1815), le rotte tra i maggiori porti toscani e liguri furono concentrate su Porto Torres, e questo fece sì che rifiorissero i traffici marittimi nel nord Sardegna. Inoltre, durante questo periodo fu iniziata la costruzione del porto moderno. Nel 1820 in seguito ad un editto reale vennero istituiti a Porto Torres gli uffici doganali. Seguirono inoltre pressanti richieste al governo per opere di miglioramento del porto. Nel 1833 giunsero i primi fondi per l'avvio di opere di manutenzione e miglioramento portuale. Le opere consistettero solo in un prolungamento dei moli, tanto da far sì che alla data dell'unificazione del regno il porto non aveva subito rilevanti modifiche strutturali.[11]

Dal Novecento ad oggiModifica

 
Porto Torres negli anni trenta

Le due guerre mondialiModifica

Nella prima metà del XX secolo l'economia turritana era la somma di pesca e agricoltura, alle quali stava per aggiungersi come in epoca romana anche l'esportazione di minerali provenienti dal circondario[11].

Nel 1915 come il resto dell'isola il centro urbano subì una forte crisi a causa del conflitto in corso.[11][16]La colonia penale istituita all'Asinara già dal 1885 venne usata come prigione militare. Furono imbarcati per l'Asinara 23 861 prigionieri di guerra e con 20 viaggi effettuati tra il 18 dicembre 1915 ed il 20 marzo 1916 se ne riuscirono a far arrivare vivi sull'isola 23 339. Circa 8 000 prigionieri morirono per le malattie infettive e solo 16 000 poterono lasciare l'isola nel luglio del 1916. Nel 1919 l’Asinara cessò di essere una prigione militare[17]. L'esportazione del ferro della Nurra iniziata nel 1916 e che si era interrotta per il pericolo dei sottomarini riprese rapidamente nello stesso anno. Per quanto riguarda la pesca a Porto di Torres si registrò il minimo nel periodo precedente alla prima guerra mondiale.[11]La pesca nel 1925 registrò il suo massimo splendore e si mantenne stazionaria negli anni seguenti. Si verificò nel 1928 il miglioramento dei trasporti marittimi grazie ai migliorati rapporti con i vari porti del regno. Nel frattempo Bagnoli, Piombino e Trieste avevano assorbito la quasi totalità dell’esportazione del minerale di ferro della Nurra. Nel 1929 il neonato movimento fascista al fine di sopprimere il fenomeno del caporalato fondò in città la "Compagnia portuale Armando Casalini" dedicata al sindacalista nero assassinato anni prima[11].

Nel 1937 dopo la guerra d'Etiopia furono deportati all'Asinara diverse centinaia di soldati etiopi. Tra essi vi furono molti membri della nobiltà etiope, inclusa la figlia del Negus Neghesti la principessa Romanework Haile Selassie[18][17]. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale si trovò ad avere nel porto di Porto Torres un obiettivo di grande interesse militare.[11]Dopo la dichiarazione di guerra del Duce molta gente si riversava ogni giorno in Via ponte romano e nella piazzetta del comune per ascoltare i giornali radio che allora erano soprattutto bollettini di guerra provenienti dai vari fronti.Il 10 maggio 1942 Benito Mussolini visitò la città accompagnato da Aldo Vidussoni[19][20].

Il 18 aprile 1943 la città venne bombardata dagli Alleati. Nel bombardamento gran parte delle bombe cadde in mare ma diversi ordigni caddero nel centro urbano. Nell'attacco 5 civili rimasero uccisi fra cui due bambine di 11 e 12 anni[21]. Il 25 maggio 1943 alle 9:30 circa l'ex-baleniera riconvertita a peschereccio Onda durante la sua battuta di pesca impiglia la sua rete su un sommergibile Alleato, al riferimento di ciò la capitaneria rimase incredula. Poco dopo, il 31 maggio, l'Onda esce nuovamente dal porto per recuperare le sue reti, ma viene bombardata. Dell'equipaggio rimarranno vivi solo due membri[11].

Il dopoguerra e la svolta industrialeModifica

 
Angelo "Nino" Rovelli nel 1968

Al referendum istituzionale del 2 giugno 1946 a Porto Torres la popolazione si spaccò preferendo la monarchia al 51,40% e la repubblica al 48,60%. [22][23] Nel 1957 mentre la città attraversava una crisi economica, l'ingegnere Angelo Rovelli gettò le basi per l'avviamento della futura zona industriale della Marinella. Nel frattempo che la SIR prendeva piede nacquero le cosiddette "industrie satelliti", ovvero quelle piccole e medie industrie di contorno che avrebbero dovuto consolidare la stabilità economica della città. Nel febbraio 1960 Porto Torres (fino ad allora Portotorres) avanza di status diventando ufficialmente una città. Nel1962 infine fu centro di un'iniziativa di industrializzazione, divenendo sede della SIR - Società Italiana Resine che vi si stabilì con impianti petrolchimici.

Questo boom industriale segnò profondamente la città: tra il 1961 e il 1971 la popolazione aumentò di circa 4 000 abitanti, i posti di lavoro aumentarono considerevolmente ed il tasso di crescita demografico fu così prosperoso da far ipotizzare l'arrivo ai 30 000 abitanti entro il 1990[11]. Gli ingenti finanziamenti per la SIR non si arrestarono mai in tutta la prima metà degli anni settanta.[24]

Nonostante tutto tale crescita terminò rapidamente: nel 1981 la SIR fallì sotto un debito di tre mila miliardi di lire e l'azienda venne rilevata dall'Eni, che continuò l'attività del petrolchimico[25]. Durante il 1998 nel frattempo si procedette all'eliminazione del carcere di massima sicurezza dell'Asinara ed alla fondazione del Parco Nazionale dell'Asinara[26]. Negli anni novanta ed all'inizio degli anni 2000 ci fu uno sviluppo economico per il porto e conseguentemente per tutta la città. La crisi globale del 2007 distrusse definitivamente l'economia del polo industriale[27]. Nel 2010 l'impianto petrolchimico dovette chiudere lasciando in cassa integrazione centinaia di lavoratori che eseguirono diverse manifestazioni. Matrìca, una divisione aziendale dell'Eni e della Novamont, si impegnò a costruire nella zona dell'ex petrolchimico una fabbrica sulla chimica verde con lo scopo di assorbire la maggior parte dei lavoratori dell'ex petrolchimico. La città da polo industriale qual era si trova nella difficile situazione di riconvertirsi a città turistica. La zona industriale della Marinella (così come la vicina centrale di Fiume Santo) sono in fase di bonifica e riconversione. L'area estremo-occidentale della zona è stata adibita a parco fotovoltaico[28], così come tutti gli edifici industriali presenti nel centro cittadino sono stati rimossi o riconvertiti ad altro uso. Il porto civile è stato ampliato e predisposto per il transito turistico[29].

SimboliModifica

Lo stemma di Porto Torres
 
Lo stemma di Porto Torres, stampa del 1895
 
Vecchio stemma di Porto Torres così com'era riportato in una pubblicazione del Touring club italiano nel 1996[30]
 
Riproduzione della versione moderna dello stemma

 
La torre merlata sopra uno scudo triangolare, simbolo della città di Torres e dell'omonimo giudicato.

Riguardante il proprio stemma lo statuto comunale afferma:[31]

«Il comune ha un proprio stemma ed un proprio gonfalone, adottati con deliberazione del consiglio comunale, il cui uso e la cui riproduzione sono consentiti esclusivamente previa autorizzazione del comune. Il colore tradizionale del comune è l'azzurro»

Il colore ufficiale di Porto Torres è dunque l'azzurro. Lo stemma del comune presenta caratteristiche standard tipiche di altri stemmi adottati da altri comuni italiani: esso infatti è composto da uno scudo sannitico di colore azzurro savoia (colore come già accennato tradizionale del comune, nonché colore ufficiale dell'Italia dal 1861), una torre merlata aperta finestrata di azzurro, la corona muraria (atta a simboleggiare il proprio status di città[32]) e due rami (uno di alloro ed uno di quercia) legati fra di loro dal nastro tricolore. Nella versione ottocentesca dello stemma era rappresentato nella parte bassa dello scudo anche il mare (come rappresentazione della portualità della città), i colori riportati sullo scudo erano contemporaneamente il rosso ed il blu e la corona non era quella muraria ma quella del marchese del Regno d'Italia.[33][34]Se la maggior parte delle caratteristiche sono state adottate molto probabilmente nel periodo di amministrazione sabauda prima ed italiana poi, la torre merlata risulta essere indubbiamente un'eredita del Giudicato di Torres.

OnorificenzeModifica

Al seguito del fiorente sviluppo industriale il comune venne onorificato del titolo di città con il DPR del 16/02/1960.

  Titolo di Città
— 16 febbraio 1960[6]

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Monumenti di Porto Torres.

Architetture religioseModifica

 
La basilica di San Gavino

Architetture civiliModifica

 
Il palazzo del marchese

Architetture militariModifica

 
La torre di Abbacurrente
  • Torre di Cala d'Arena (1611), a differenza delle altre due torri dell'isola, che continuarono a essere utilizzate anche nei secoli successivi, non molti anni dopo fu lasciata in stato di abbandono;

AltroModifica

 
Parco San Gavino
Piazze pubbliche

Siti archeologiciModifica

  • Necropoli di Su Crucifissu Mannu, la Necropoli di Su Crucifissu Mannu si data un ipotetico inizio di costruzione intorno al 3200-2800 a.C. e un utilizzo perpetrato fino al 1800-1500 a.C.;

Aree naturaliModifica

Aree protette
Parchi
  • Parco San Gavino, considerato come il principale parco cittadino sorge ricalcando i confini del quartiere di San Gavino, uno dei quartieri storici della città;
  • Parco Robert Baden-Powell, il più ampio parco cittadino;
  • Pineta di La Farrizza, una grande pineta artificiale situata appena fuori città.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Considerato come un semplice paese e non come una città fino al 1960, l'evoluzione demografica subisce un forte incremento grazie all'industrializzazione, stabilizzandosi poi con il crollo del settore.

Abitanti censiti[47]

Etnie e minoranze straniereModifica

Al 31 dicembre 2019 a Porto Torres risultavano residenti 499 cittadini stranieri. Le nazionalità più numerose erano:[48]

Lingue e dialettiModifica

Porto Torres condivide il dialetto sassarese insieme ai vicini centri di Sassari, Sorso e Stintino, e come accade in ogni paese, mostra delle piccole inflessioni dialettali:

  • Negli aggettivi possessivi "sòia/sòiu" e "tòia/tòiu" ("sua/suo" e "tua/tuo") non si pronuncia la i, quindi "sòa/sòu", "tòa/tòu".

La città può annoverare come esponente linguistico il poeta Gian Paolo Bazzoni.

Tradizione e folcloreModifica

 
Dipinto raffigurante la Festa di San Gavino

La festa del santo patrono coincide con la domenica di Pentecoste ed è detta Festha manna: nei tre giorni della festa la strada che porta da viale Indipendenza al corso Vittorio Emanuele passando per la basilica di San Gavino è popolata da chioschi e bancarelle di ogni tipo, e nelle settimane a cavallo della festa il comune organizza diversi eventi musicali e culturali nelle zone di Balai o a ridosso del municipio. La tradizione, ormai quasi totalmente abbandonata, prevedeva che gli abitanti di Sassari, Sorso e dintorni arrivassero a piedi sino alla basilica di San Gavino per celebrare la messa della mezzanotte.

 
La sede del parco nazionale dell'Asianra

Istituzioni, enti e associazioniModifica

Nella città è attiva la sede amministrativa del Parco Nazionale dell'Asinara[49], della Capitaneria del Porto di Porto Torres[50], dell'unità territoriale dell'ufficio di sanità marittima aerea dell'USMAF di Campania e Sardegna[51] e della sede operativa della soprintendenza archeologica di Sassari e Nuoro[52]

CulturaModifica

IstruzioneModifica

BibliotecheModifica

La biblioteca comunale di Porto Torres è intitolata ad Antonio Pigliaru ed è l'unica in tutta la città[53].

RicercaModifica

Nell'ambito della ricerca scientifica dal 2012 è presente il polo creato dal progetto Matrìca[54]. Tale centro include un laboratorio di sintesi chimica, un laboratorio di analisi chimico-fisica e 7 impianti pilota. Nell'intero Centro Ricerche operano una decina di persone tra laureati e tecnici di ricerca, impegnati nel campo di sviluppo di nuove tecnologie di produzione di materie prime da fonti rinnovabili ed un nuovo modello di economia che coinvolge industria, agricoltura, ambiente ed economia locale in un grande progetto di riqualificazione e innovazione.

L'intero Centro Ricerche opera in sinergia con i centri di ricerca di Novamont e di Versalis per i settori di specifico interesse, nonché in collaborazione con istituti nazionali e internazionali di primario livello e con il sistema regionale della ricerca.

ScuoleModifica

 
L'istituto tecnico nautico di Porto Torres

La cittadina possiede in tutto 21 complessi scolastici suddivisi fra scuole dell'infanzia, elementari e medie, licei ed istituti tecnici.[55]Dei 21 complessi presenti 20 sono statali ed 1 paritario[56]. Dei complessi scolastici il più conosciuto è l'Istituto tecnico nautico[57]il quale offre formazione anche alle città limitrofe. Altro istituto degno di nota è il liceo locale il quale, di recente costruzione e ben attrezzato, possiede un'offerta formativa sia tradizionale che più specializzata e moderna[58]).

La città inoltre è sede della Scuola Civica di musica dedicata a Fabrizio de Andrè, la quale offre un’ampia offerta didattica in molti ambiti della musica strumentale e vocale[59].

 
Antiquarium Turritano

MuseiModifica

MediaModifica

StampaModifica

  • In...città, periodico mensile di cronaca, cultura e sport attivo dal 1998[60][61];
  • Il Corriere del Turritano, periodico bisettimanale che affronta principalmente i temi della cronaca, della politica, dello sport, dell'Asinara e dell'archeologia[61];
  • La Voce Turritana, periodico che affronta i temi della politica, della cultura, dello sport cittadino e temi di carattere generale attivo dal 2004[61].

RadioModifica

Radio del Golfo, fondata nel 1975 a Porto Torres, trasmette 24 ore su 24 via web e in FM in alcune zone della Sardegna[62].

TeatroModifica

 
Il teatro dedicato ad Andrea Parodi

La città è sede del teatro Andrea Parodi, con una capienza di 625 posti a sedere.

CinemaModifica

Il film del 2018 Nastro d'argento al migliore soggetto Ovunque proteggimi di Bonifacio Angius è parzialmente girato a Porto Torres[63].

MusicaModifica

Porto Torres è sede del Coro polifonico turritano, un coro a voci miste di 30 elementi fondato nel 1959[64].

EventiModifica

Alla fine del mese di agosto si svolge la manifestazione "Suoni & Sapori"[65] che abbina la degustazione dei prodotti tipici sardi con concerti di vari artisti dell'isola. La Giornata dello sport, un open day che promuove lo sport per bambini, giovani e adulti, si svolge con cadenza annuale.[66]Dal punto di vista musicale è presente Il "Festival Internazionale di Musiche Polifoniche Voci d’Europa” a cura del Coro polifonico turritano.[67]La "Regata del pescatore" è un evento che rievoca uno spaccato della giornata tipica del pescatore degli inizi del secolo scorso: gli equipaggi in gara si sfidano in una gara di pesca utilizzando però esclusivamente strumentazioni e tecniche del passato, come vogare con pesanti remi di legno all'interno di un gozzo e trovare un punto di pesca senza ausilio del GPS.[68]

Geografia antropicaModifica

Porto Torres nel 2008

UrbanisticaModifica

Il comune di Porto Torres è suddiviso in due parti: l'isola dell'Asinara e la città insulare.[69]

  • L'isola dell'Asinara: un territorio che ha una superficie pari a circa la metà della superficie territoriale comunale, si caratterizza per il patrimonio storico ed ambientale di assoluta rilevanza. Sebbene l'Asinara sia stata storicamente abitata prima dell'istituzione del carcere, nessuno risiede o può risiedere stabilmente all'interno del parco nazionale.

Per quanto riguarda la città, essa può essere suddivisa in 3 sezioni: la città continua, l'insediamento rur-urbano e l'area industriale.

  • La città continua: si origina dal nucleo storico della città, ovvero quello della Colonia Iulia sorta nei pressi della costa poco distante dalla foce del Riu Mannu. Attualmente consiste in un agglomerato urbano formato da un reticolo viario che connette isolati a bassa densità abitativa. Il centro urbano attuale è attualmente formato da 9 quartieri; i più periferici quelli del "Villaggio Satellite" e di "Serra li Pozzi".
  • L'insediamento rur-urbano: nel gergo urbanistico "rururbano" definisce una zona abitata non ancora del tutto urbanizzata che rimane a metà fra il rurale e l'urbano. L'insediamento rur-urbano di Porto Torres è l'area che si sviluppa prevalentemente lungo la Carlo Felice contigua alla città continua e sulla maglia viaria che penetra lungo all'interno dell'area rurale vera e propria.
  • L'area industriale: creata negli anni sessanta grazie agli incentivi rivolti al Mezzogiorno, si tratta di un'area di circa 23 km². Oltre che per il grosso impianto del petrochimico si caratterizza per le diverse aree adibite per le piccole e medie industrie di artigianato.

Suddivisioni storicheModifica

 
Porto Torres nel 1879 con i due quartieri storici ben suddivisi ma in fase di unificazione

«Partendo a levante dalla foce di abba corrente, verso il Nuratolu dei Giganti, detta linea passa dinnanzi alla fontana di Querqui, e alla Piscina di Rodi, per giungere a Ponte Pizzinnu o Pontareddu; di là asendendo alla pianura sovrastante, in essa si distende per lungo in linea parallela, da un lato alle terre di Pian di corte, e dall'altro alle terre di Piano di casaggia fino ad arrivare all'Ovile e capanna Barnabò, continuando poscia sulla strada già esistente di detto nome, ed incrociata nel suo corso la strada d'Alghero prosegue direttamente per la stessa via, che prende poco dopo la denominazione di strada del Rosario; e procedendo per la medesima traversa un punto assai rilevato verso il Sud in prospetto alla cascina di Nuragaddu, e di là tocca prima alla Piscina di la Torru di Nuragaddu, indi spiega a sinistra sulla strada antica, che conduce a lu Monti di lì casi sino alla Piscina di Fiori, e seguendo il suo corso costeggia all'Ovest l'anzidetta Piscina Fiori, e all'Est le falde di Monte Rosè, e quindi passa tra li due ovili della Tribuna, e del Faineri che resta incluso nel terreno assegnato a Porto Torres»

(Art. 2 delle Regie patenti del 12 aprile 1845 che stabiliscono la porzione di territorio assegnata al nascituro municipio[70])

Storicamente la città moderna ha avuto due centri storici ben separati: quello sopra il colle di Monte Angellu, attorno alla Basilica di San Gavino, e quello sulla costa nei pressi del Molo antico, che aveva come riferimento la Chiesa della Consolata. Sul colle di Monte Angellu abitavano i "Bainzini" , che vivevano di agricoltura ed allevamento, mentre sulla costa abitavano i "Portotorresi", che vivevano di pesca e commercio marittimo. La divisione fisica è stata per molto tempo anche sociale: entrambi gli schieramenti mal si sopportavano l'un l'altro e proprio per questo motivo vivevano in due centri urbani separati. Solo con la crescita demografica e la conseguente espansione urbanistica i due centri andarono ad unirsi dando vita ad un unico centro abitato nel 1884[71].

EconomiaModifica

TurismoModifica

 
Il molo di Cala Reale all'Asinara

Il turismo dal 2008 ha subito una notevole crescita con un importante sviluppo di quello balneare e culturale. Il turismo balneare della città turritana ospita viaggiatori provenienti dal nord Europa e dalla penisola iberica. Motore trainante del turismo turritano è l'isola dell'Asinara, che essendo parco nazionale è destinata a diventare centro di accoglienza turistica in tutto l'arco dell'anno per le sue caratteristiche paesaggistiche. Il settore terziario è dunque maggiormente sviluppato poiché raccoglie alberghi, ristoranti e bar.

Di notevole importanza turistica è il porto. Il porto rimane però uno scalo internazionale con tratte per Francia e Spagna. È inoltre legato con porto di Civitavecchia ed il porto di Genova. Lo scalo turritano non accoglie navi da crociera, ma è organizzato per lo scalo di navi passeggeri di linea, commerciali e pescherecci. Il porticciolo turistico ospita numerose barche da diporto anche grazie alla rinascita della marina di Porto Torres e allo Yacht Club Turritano.

Con il passare degli anni il turismo è stato costantemente incentivato con l'attivazione di info-points turistici[72][73] e con l'organizzazione di eventi.[74][75][76]

IndustriaModifica

Porto Torres ospita un'estesa zona industriale che ospita piccole e medie industrie.

Polo petrolchimicoModifica

Nel 2010 fallì il petrolchimico dell'ENI, provocando un effetto domino con la chiusura della maggior parte delle aziende lasciando senza lavoro e in cassa integrazione numerosi lavoratori. Matrica, una divisione aziendale dell'Eni e della Novamont, nel 2012 ha avviato i lavori sulla costruzione di un polo sulla Chimica verde, già in agenda diversi mesi prima.

L'economia è sostenuta soprattutto dalle attività industriali ed energetiche benché il settore conosca da molti anni una profonda crisi che ha portato alla mobilizzazione progressiva di centinaia di lavoratori. Dal 2009 molti impianti hanno visto apparire transenne ai propri cancelli. Per il futuro è stato programmato il ciclo di bonifica di tutta la zona per poterla convertire alla cantieristica navale.

AltroModifica

Persistono altre attività tradizionali come la pesca e l'agricoltura. Quest'ultima si pratica prevalentemente nelle zone interne del territorio comunale, ma non costituisce un'attività economica di importanza rilevante.

Infrastrutture e trasportiModifica

StradeModifica

Il comune è interessato dalla Strada statale 131 Carlo Felice, che attraversa tutta l'Isola fino a Cagliari, Strada Provinciale 81, Strada provinciale 42 dei Due Mari, Strada Provinciale 34, Strada Provinciale 25, Strada Provinciale 93.[77]

FerrovieModifica

 
Porto Torres Marittima, la stazione storica di Porto Torres

Porto Torres ospita il capolinea della ferrovia Ozieri Chilivani-Porto Torres Marittima, linea ferroviaria che permette il collegamento del centro turritano con Sassari, Olbia, Chilivani (Ozieri), Cagliari e con le altre località attraversate dalla rete ferroviaria sarda del gruppo Ferrovie dello Stato. Nel comune sono presenti due stazioni, la stazione di Porto Torres, inaugurata nel 1991 in zona Fontana Vecchia, e la fermata capolinea di Porto Torres Marittima, l'originaria stazione ferroviaria turritana in via Ponte Romano attiva dal 1872 ai primi anni duemila e riaperta all'esercizio nel 2016.

PortiModifica

Porto Torres è sede dell'omonimo porto, una delle principali porte d'accesso alla Sardegna. Durante i decenni scorsi, il porto, ha visto uno grandissimo sviluppo dal punto di vista commerciale e turistico. Il porto è collegato con le città di Genova, Marsiglia, Propriano, Civitavecchia, Barcellona, Tolone, Porto Vecchio, Livorno e con l'isola dell'Asinara. Storicamente il porto è stato utilizzato durante la Seconda guerra mondiale come collegamento fra l'Italia e le sue colonie. Durante l'epoca industriale si ebbero collegamenti meramente commerciali con i poli industriali dell'Arabia Saudita[78][79].

Mobilità urbanaModifica

La mobilità urbana si compone di quattro linee ed è garantita dagli autoservizi offerti dalla società ATP Sassari, i trasporti interurbani vengono svolti con autoservizi di linea gestiti da ARST. Lungo tutto il lungomare è presente una pista ciclabile[80]

AmministrazioneModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
20 luglio 1988 24 giugno 1990 Rodolfo Cermelli Democrazia cristiana Sindaco [81][82]
27 luglio 1990 28 giugno 1993 Giacomo Rum Partito socialista italiano Sindaco [83][82]
28 giugno 1993 12 maggio 1997 Alfredo Dessì PRC, PDS e PSd'Az Sindaco [84]
12 maggio 1997 28 maggio 2001 Eugenio Cossu PRC, PDS e FdV Sindaco [85]
28 maggio 2001 1 febbraio 2005 Gilda Usai Cermelli FI, lista civica, AN, CCD, CDU, Sindaco [86][82][87]
23 maggio 2005 15 giugno 2010 Luciano Mura DS, PSd'Az, DL, SDI, PdCI, PRC Sindaco [88]
15 giugno 2010 10 febbraio 2015 Beniamino Luigi Scarpa liste civiche "Città Democratica", "Partecipazione Democratica", "La Sinistra", "Nuova Porto Torres", "L'altra città", IdV Sindaco [89][82][90]
18 giugno 2015 9 novembre 2020 Sean Christian Wheeler Movimento 5 Stelle Sindaco [91]
9 novembre 2020 in carica Massimo Mulas Lista civica "Progetto Turritano", PD, Italia in Comune Sindaco [92]

GemellaggiModifica

Altre informazioni amministrativeModifica

Il comune di Porto Torres appartiene all'unione di comuni della rete metropolitana del nord Sardegna ed al C.I.P. - Consorzio industriale provinciale di Sassari (conosciuto anche come A.S.I. a causa della sua precedente denominazione).

SportModifica

Tennis

Dal 2001 al 2011 al Tennis Club Porto Torres è stato disputato un torneo internazionale. Nel 2011 c'è stato il Porto Torres Open 2011, una competizione tennistica a livello internazionale.

Calcio

La squadra di calcio principale, l'A.C. Porto Torres, milita nella stagione 2019-2020 nel campionato di Promozione e disputa le partite casalinghe nello stadio comunale situato nella cittadella dello sport. La compagine ha come migliori risultati la partecipazione ad alcuni campionati di Serie D.

Basket

Il GSD Porto Torres milita nella massima serie del campionato di basket in carrozzina. Il CMB Porto Torres milita nel campionato di serie C regionale e disputa le partite presso il Palasport "Alberto Mura". La Silver Basket Porto Torres ha giocato in serie B d'Eccellenza fino all'uscita dal professionismo giocando poi nel settore giovanile maschile. Il Balai Basket, femminile, gioca al Palazzetto della Felicioli.

Arti marziali e sport da combattimento

Nel territorio urbano sono presenti diverse ASD di arti marziali e sport da combattimento[95][96][97](principalmente Karate shotokan[98][95], MMA, Boxe[99], jujitsu e krav-maga ).

Atletica leggera

Nella città è presente una pista di atletica leggera[100][101][102] nella quale si allena l'associazione locale affiliata alla FIDAL[103][104][105].

La società sportiva principale è l'Atletica leggera Porto Torres[106].

Equitazione

Il Centro Ippico equitazione Porto Torres svolge le proprie attività nel maneggio situato ai piedi del ponte romano, sulle sponde del Riu Mannu[107]. L'associazione organizza eventi sia per conto proprio sia patrocinati dall'amministrazione cittadina[108].

Impianti sportiviModifica

Cittadella dello sport
 
Cittadella dello sport Porto Torres

È un complesso di circa 67000 m² che comprende[109][110] un impianto sportivo polivalente con una tribuna da 3 000 posti, campi da tennis e varie installazioni minori.

Palasport "Alberto Mura" (ex Palazzetto dello Sport "Città unite"[111])

È una struttura da 1 600 posti, creata negli anni ottanta, abilitata allo sport con disabilità.

Campo di calcio comunale "Angelo Occone"

Si tratta di un campo di calcio di 100 x 60 metri in terra battuta munito di spogliatoi, bagni, illuminazione artificiale ed accesso per disabili e con una tribuna da 600 posti.

Pista ciclabile

Lungo tutto il lungomare è presente una pista ciclabile ideata non tanto per facilitare la mobilità urbana quanto più per uso sportivo. La pista ciclabile viene utilizzata per svolgere attività sportive e manifestazioni riguardanti la mobilità alternativa.

Pineta di La Farrizza

Zona verde ad uso prettamente sportivo che si estende per circa due chilometri composta principalmente da pini marittimi ed è completamente artificiale.

NoteModifica

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 gennaio 2020.
  2. ^ Toponimo ufficiale ai sensi dell'articolo 10 della Legge n. 482 del 15.12.1999, adottato con Delibera di Consiglio Comunale n. 70 del 03.09.2010
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  6. ^ a b maas, Ufficio araldico - Fascicoli comunali, su dati.acs.beniculturali.it, 16 dicembre 2010. URL consultato il 27 agosto 2020.
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  8. ^ Dati climatici sulle città del mondo - Climate-Data.org, su it.climate-data.org. URL consultato il 29 agosto 2020.
  9. ^ www.sardegnacultura.it (PDF), su sardegnacultura.it.
  10. ^ (CA) Estudis d'història medieval, vol. 5, Institut d'Estudis Catalans. URL consultato il 12 settembre 2020.
  11. ^ a b c d e f g h i j k Ricerca storica a cura del liceo di Porto Torres.
  12. ^ Fiume Santo (Sardegna) — Società Paleontologica Italiana, su paleoitalia.org. URL consultato il 10 settembre 2020.
  13. ^ a b c LE INVASIONI BARBARESCHE IN SARDEGNA: 703-1816 | Truncare sas cadenas, su truncare.myblog.it. URL consultato il 30 agosto 2020.
  14. ^ Sassari spagnola-Associazione la Settima, su www.associazionelasettima.it. URL consultato il 30 agosto 2020.
  15. ^ Le Regie Patenti dell'11 giugno 1842 stabilirono la separazione della borgata di Porto Torres dalla città di Sassari ed eressero la medesima a Comune indipendente. La porzione di territorio assegnata al nascituro Municipio fu stabilita dalle Regie Patenti del 12 aprile 1845. Nello specifico, l'art. 2, stabilisce i confini: ".. partendo a levante dalla foce di abba corrente, verso il Nuratolu dei Giganti, detta linea passa dinnanzi alla fontana di Querqui, e alla Piscina di Rodi, per giungere a Ponte Pizzinnu o Pontareddu; di là asendendo alla pianura sovrastante, in essa si distende per lungo in linea parallela, da un lato alle terre di Pian di corte, e dall'altro alle terre di Piano di casaggia fino ad arrivare all'Ovile e capanna Barnabò, continuando poscia sulla strada già esistente di detto nome, ed incrociata nel suo corso la strada d'Alghero prosegue direttamente per la stessa via, che prende poco dopo la denominazione di strada del Rosario; e procedendo per la medesima traversa un punto assai rilevato verso il Sud in prospetto alla cascina di Nuragaddu, e di là tocca prima alla Piscina di la Torru di Nuragaddu, indi spiega a sinistra sulla strada antica, che conduce a lu Monti di lì casi sino alla Piscina di Fiori, e seguendo il suo corso costeggia all'Ovest l'anzidetta Piscina Fiori, e all'Est le falde di Monte Rosè, e quindi passa tra li due ovili della Tribuna, e del Faineri che resta incluso nel terreno assegnato a Porto Torres". ASCOMSS, Archivio Antico, B. 70, f. 1, cc. 1-3v.
  16. ^ Attilio Deffenu, Manlio Brigaglia e G.M. Cerchi, Sardegna, la rivista di Attilio Deffenu (1914), ristampa a cura di M. Brigaglia Gallizzi, Sassari, 1976.
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  18. ^ Haile Selassie I, My Life and Ethiopia's Progress, Vol. 2 (1999), p. 170 (translators' footnote)
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  20. ^ Mussolini visita il molo di Porto Torres accompagnato da Vidussoni ed un gruppo di autorità, su Archivio Storico Luce. URL consultato il 28 agosto 2020.
  21. ^ Il bombardamento di 67 anni fa - La Nuova Sardegna, su Archivio - La Nuova Sardegna. URL consultato l'8 aprile 2020.
  22. ^ Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, su elezionistorico.interno.gov.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
  23. ^ Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, su elezionistorico.interno.gov.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
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  89. ^ Decaduto a causa della dimissione della metà più uno dei consiglieri
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