Apri il menu principale
Genuflessione durante una Santa Messa

La genuflessione è l'atto di piegare una delle due ginocchia fino a toccare terra, in genere chinando anche la testa verso il basso. Fin dai tempi più antichi è stata considerata come un gesto di rispetto nei confronti di qualcuno reputato più importante.

In tempi moderni, è divenuto un gesto diffuso nella Cristianità, comune a numerose chiese: Chiesa Anglicana (anche statunitense)[1] Luterana[2], Chiesa Cattolica Romana[3], e nelle Chiese Ortodosse Occidentali[4].

La genuflessione è l'atto che conclude il Segno della croce in direzione del Santissimo Sacramento, ed ugualmente è in genere riservata ad alcuni punti della preghiera a Dio, e al servizio eucaristico.

La parola, di derivazione latina, inizialmente indicava l'atto di sostare in ginocchio per un certo tempo (con una o entrambe le ginocchia), mentre dal Medioevo in poi divenne l'atto di piegare il ginocchio fino a terra per poi rialzarsi.

Indice

StoriaModifica

Nel 328 d. C., Alessandro Magno introdusse la genuflessione nel protocollo della sua corte, importandolo dalla Persia.[5].

Nell'Impero Bizantino anche i senatori erano tenuti ad inginocchiarsi al cospetto dell'imperatore[6].

Durante il Medioevo il segno di rispetto riservato al re o ad un nobile dignitario era quello di restare in ginocchio, finché il servitore non veniva autorizzato a rialzarsi in piedi.

Altri usi nelle culture occidentali odierne sono:

  • inginocchiarsi anche per la proposta di matrimonio.
  • negli Stati Uniti, l'ufficiale preposto si genuflette sul ginocchio sinistro davanti ai famigliari seduti che ricevono le esequie dei militari "caduti" avvolte nella bandiera nazionale.

Nella CristianitàModifica

La genuflessione è tipicamente su un ginocchio solo, e svolge un ruolo centrale nella Chiesa Cattolica, Anglicana, Luterana, Ortodossa, e nel rito bizantino.

Differisce dalla genuflessione compiuta durante la preghiera, come nella Messa, perché interessa tutti i presenti e per un tempo maggiore.

 
Auguste Bourotte: Donna genuflessa, mentre prega (1897)

Come altri aspetti della tradizione, questo suo ruolo è lievemente andato in declino nel novecento.

La genuflessione è obbligatoria davanti al Santissimo Sacramento, per tutta la durata della Consacrazione della Santa Messa, e per i Cattolici nel Sacramento della Confessione e Penitenza.

Si esegue portando il ginocchio destro fino a terra, mantenendo il busto in posizione eretta: la genuflessione non è un inchino, né da un inchino può essere sostituita (si inchina la testa, non il corpo).

Nel rito romano ordinario, è obbligatoria per i fedeli quando:

  • entrano in una Chiesa se è visibile il Tabenacolo
  • prima di salire all'altare
  • passando davanti al SS. Sacramento
  • nella pronuncia del Credo.
  • nel Vespro per l'adorazione della croce

È obbligatoria per il sacerdote:

  • all'inizio della celebrazione
  • quando mostra il calice con la specie del vino consacrato
  • quando mostra la specie del pane (l'ostia) consacrata
  • prima della comunione.

La doppia genuflessione (con entrambe le ginocchia) è obbligatoria, fra l'altro, durante la Consacrazione e il Sacramento della Confessione.

 
Inchino davanti al Pontefice

Le donne in particolare davanti al re erano solite inchinarsi in segno di reverenza verso l'uomo. Questa postura, caduta in disuso, persiste fra persone con titolo nobiliare, o come formalità prevista nei protocolli di corte. Similmente, questo gesto di rispetto è tenuto nel saluto di un pontefice, davanti al quale è comune vedere un tipo di genuflessione (con particolare stretta di mano), eseguita col ginocchio sinistro, ed un contestuale inchino di busto e spalle.

Genuflessione davanti al Santissimo SacramentoModifica

La genuflessione è un segno di adorazione al Santissimo Sacramento. Il suo scopo e significato è quello di tenere viva la consapevolezza nei singoli fedeli che essi si trovano davanti alla Santa Eucaristia, vale a dire davanti a Gesù Cristo Dio[7] risorto dalla morte di croce, e lì vivente.

È quindi uso (e prescrizione) che debba inginocchiarsi, chiunque si avvicini o allontani dalla Eucaristia custodita nel Tabernacolo, poiché lì è presente Cristo. L'atto di reverenza in qualche modo si estende anche agli oggetti sacri, che, diversamente dall'Eucaristia, non hanno la presenza divina.

 
Genuflessione del celebrante, durante una Messa in triduo

Un'eccezione è prevista per i sagrestani o per i custodi dei luoghi consacrati, per quali sarebbe poco pratico inginocchiarsi ad ogni passaggio in prossimità del Santissimo, dell'Eucaristia o degli oggetti sacri del culto.[8]

La genuflessione mentre si approssimano il Santissimo Sacramento e l'Eucaristia consacrata, è una pratica diffusa anche nella Chiesa Anglicana[1]. Può ritenersi una versione moderna della proschinesi del capo e del corpo, che nel rito delle Chiese orientali restano il massimo atto di reverenza verso Dio[9].

La genuflessione è obbligatoria anche alle parole del Credo niceno <<per noi e per la nostra salvezza discesa dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel grembo della Vergine Maria e si è fatto uomo>>, mentre è consigliata nel momento in cui si riceve l'Eucaristia dal sacerdote, in bocca o per mano (ma sarebbe d'obbligo come atto di adorazione, per la stessa logica in base alla quale fedeli e chierici sono tenuti ad inginocchiarsi in direzione del Tabernacolo al termine del Segno della Croce, e passando davanti al SS. Sacramento). Mentre si compie la genuflessione, il Segno della Croce è opzionale[10].

Dal momento che in numerose Chiese Ortodosse, Cattoliche Romane e Anglicane, il Santissimo Sacramento è presente dietro all'altare consacrato sul quale si può celebrare la Santa Messa e la Consacrazione eucaristica, la genuflessione è d'obbligo mentre ci si avvicina o allontana dalla'altare al momento della Comunione: anche in questo caso il Segno della Croce è opzionale[10].

Dopo il Vaticano II, questa collocazione secolare del SS. Sacramento non fu più l'unica possibile, lasciando spazio alla scelta di un luogo "più intimo", anche presso un altare laterale, non immediatamente visibile a chi entra in Chiesa. Questo fatto comporterebbe di rivolgere ad un Santo (cui è dedicato l'altare) un atto tipico di adorazione quale è la genuflessione, tradizionalmente legato al Segno della Croce: inoltre gli unici casi di genuflessione obbligatoria con entrambe le ginocchia, riguardano il SS. Sacramento.

Tuttavia, la genuflessione al SS. Sacramento fu introdotta solamente nel tardo Medioevo, alcuni secoli dopo che essa era divenuta prassi diffusa nei confronti di rappresentanti dell'autorità costituita, quali i vescovi. La pratica si diffuse rapidamente, ma ricevette una riconoscimento formale soltanto nel 1502. Ad esempio, dopo la consacrazione del pane e del vino, il sacerdote porta le mani in alto con l'ostia e il calice: questa pratica per lungo tempo non fu associata all'obbligo per i fedeli di stare in ginocchio[9], sebbene la genuflessione fosse d'obbligo durante la precedente consacrazione vera e propria.
Fin9 al 1973, la genuflessione al SS. Sacramento era obbligatoria con entrambe le ginocchia qualore avesse luogo la Sua ostensione (adorazione eucaristica, Sepolcri durante la Settimana santa, ecc.), ma non durante il servizio eucaristico mediante il corporale[9]. La regola fu poi modificata nel seguente modo: "La genuflessione al SS. Sacramento, sia esso custodito nel Tabernacolo ovvero esposto in ostensione per l'adorazione pubblica, ha luogo su un singolo ginocchio"[11], "dal momento che la genuflessione è un atto di adorazione in sé, le norme liturgiche generali hanno abbandonato la distinzione riguardo al modo di adorare Cristo differenziato se sia tenuto nel Tabernacolo ovvero esposto in ostensione sull'altare. La genuflessione "semplice" su un singolo ginocchio può essere adeguata in tutti i casi"[12].

Se viene ribadito che la genuflessione su un singolo ginocchio è sempre sufficiente, ed è il modo più comune, nessuna norma vieta (e nemmeno potrebbe motivare un divieto in tal senso) una genuflessione tradizionale su entrambe le ginocchia, sempre non differenziata ed in tutti i casi di manifestazione del SS. Sacramento, dove questa scelta non sia di ostacolo allo svolgimento del culto: infatti, questa modalità richiede una maggiore partecipazione del corpo, ed è considerata maggiore segno di rispetto e riverenza anche dalle altre confessioni religiose (es. l'islam), così come dalla tradizione europea, che a nobili e vescovi ha riservato per secoli la genuflessione su entrambe le ginocchia.
Pertanto, numerose Conferenze Episcopali, diversamente dall'imposizione della curia romana, hanno scelto di mantenere l'obbligo della doppia genuflessione (su entrambe le ginocchia) davanti al SS. Sacramento, eseguita in breve tempo, abbassando la nuca mentre vengono giunte le mani tra loro.[12]

Genuflessione per la Chiesa EpiscopaleModifica

Nella Chiesa episcopale degli Stati Uniti d'America, appartenente alla Chiesa Anglicana, la genuflessione non è mai prescritta dal Libro delle Preghiere (Books of Common Prayer), poiché si ritiene non necessaria una guida spirituale: la preghiera sarebbe un sentimento del cuore e una pratica personale di pietà, che finirebbe spontaneamente con l'essere espressa mediante il corpo. Anche se non formalizzata, la genuflessiome davanti alla reale presenza di Cristo nelle specie del pane e del vino consacrati, è una pratica diffusa in molte parrocchie, in particolare quelle con una tradizione anglo-cattolica[13].
In generale, se il Santissimo è custodito nel Tabernacolo ovvero esposto, i fedeli si inginocchiano quanto meno al momento dell'ingresso e della loro uscita dal luogo di culto, e nella direzione del luogo in cui è custodito il SS. Sacramento[14].

Genuflessione durante la liturgiaModifica

 
Genuflessione del re Manuele II di Portogallo durante la Santa Messa a Campanha (Brasile, 1910 ca)

La Institutio Generalis Missalis Romani (IGMR, Istruzione Generale del Messale Romano) è il documento di massimo dettaglio che dal 1969 disciplina la Santa Messa nella forma ordinaria del Rito Romano della Chiesa Cattolica (detta anche '"Messa alla Paolo VI)., e si trova stampato nelle prime pagine del Messale Romano.

Queste le regole: il sacerdote celebrante compie tre genuflessioni: dopo aver mostrato l'ostia [consacrata], dopo aver mostrato il calice [consacrato], e prima della Comunione. Ulteriori specifiche caratteristiche da osservarsi durante una Messa concelebrata (da più sacerdoti), sono annotate nel luogo loro proprio.
Se, tuttavia, il tabernacolo con il Santissimo Sacramento è presente nel luogo sacro, il sacerdote, il diacono, e gli altri ministri si genuflettono mentre si approssimano all'altare ovvero mentre si allontanano dalla sede sacra, ma non durante la celebrazione della Messa. Chiunque altro [non ministrante] passi vicino al Santissimo Sacramento è tenuto prima ad inginocchiarsi, a meno che si stiano muovendo in processione.
I ministri del culto [anche fedeli, laici] che portino la croce processionale oppure le candele abbassano la loro testa, invece di genuflettersi[15].
Una quarta genuflessione del sacerdote è obbligatorio all'inizio della Santa Messa prima di porre mano sull'altare, se nel Tabernacolo sono presenti le sostie consacrate.

Altre genuflessioni durante la liturgiaModifica

Nel Rito bizantino, decisamente il più diffuso nella Chiesa ortodossa, la genuflessione gioca un ruolo del tutto marginale in favore della più radicale prostrazione, nota come proskýnesis. Eccezione a questa pratica, è al termine del Sacramento della Riconciliazione, dove dopo aver confessato i propri peccati, il fedele penitente è tenuto ad inginocchiarsi (su un solo ginocchio), sotto a un Evangeliario oppure ad un'icona di Gesù Cristo che confessore - un vescovo o un sacerdote - innalza con la mano sopra la sua testa, mentre dichiara formalmente il perdono divino, e la conseguente assoluzione ("cancellazione") dei peccati.

Le genuflessione (breve, oppure permanendo in ginocchio) è prescritta in vari momenti della liturgia del Rito Romano, come dopo la menzione della morte di Gesù Cristo sulla croce durante la lettura del Passio nella Settimana santa.

Una genuflessione col ginocchio destro è compiuta durante l'Adorazione della Croce nel Venerdì santo.[16]
Una genuflessione, come previsto anche nel Rito Romano, si compie durante il Credo alle parole che ricordano l'Incarnazione: et incarnatus est de Spiritu Sancto, ex Maria Virgine, et homo factus est (e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel grembo della Vergine Maria, e si è fatto uomo), e nelle Solennità del Natale e dell'Annunciazione[10].

Nella Messa TridentinaModifica

Secondo la Messa Tridentina, la genuflessione viene eseguita in qualsiasi giorno venga pronunciato il Credo, ed in diversi altri punti:

  • alle parole et Verbum caro factus est ("il Verbo si fece carne", Prologo del Vangelo secondo Giovanni, Gv 1:1-14), che è l'Ultimo Vangelo, letto alla conclusione della Messa Tridentina[17], così come il Vangelo della terza Messa domenicale dopo il Natale.
  • alle parole et procidentes adoraverunt eum ("e inginicchiandosi lo adoravano"), nel Vangelo per l'Epifania¡ Matteo 2:1-12, che fino al 1960 era anche l'Ultimo Vangelo per la terza Messa dopo il Natale. Tali parole con genuflessione si trovano alla fine del Vangelo (Giovanni 9:1-38), per il Venerdì della quarta settimana del tempo di Quaresima
  • alle parole Adiuva nos... durante l'identico passo pronuciato il Lunedì, il Mercoledì e il Venerdì della Settimana Santa, ad eccezione dei Venerdì dei Quattro tempora. Tuttavia, la genuflessione non è prevista quando dopo la Domenica di Settuagesima lo stesso brano (Tract) compare nella Missa votiva tempore mortalitatis)
  • alle parole ut in nomine Iesu omne genu flectatur caelestium, terrestrium et infernorum (perché al nome di Gesù si prostri chiunque in cielo, in terra e sotto terra [agli inferi]), della Epistola ai Filippesi 2:5-11, letta durante la Domenica delle Palme, Esaltazione della Santa Croce (14 settembre) (prima del 1960, anche per la Festività della Santa Croce, il 3 maggio), e nella Lettera ai Filippesi 2:8-11, letta il giorno della Messa votiva per la Passione del Signore.
  • alle parole Veni sancte Spiritus durante l’Alleluia, prima della Sequenza per la Domenica della Pentecoste, per l'Ottava di Pentecoste, e per la Messa votiva in onore dello Spirito Santo.

Nella Chiesa Cattolica maronita esiste ancora una suggestivo rito della genuflessione il giorno della festività di Pentecoste. L'assemblea si genuflette prima col ginocchio sinistro al nome del Padre Dio, poi col ginocchio destro al nome del Figlio Dio (assiso alla destra del Padre), e infine con entrambe le ginocchia al nome dello Spirito Santo Dio."

Genuflessione davanti al vescovoModifica

Dall'usanza di genuflettersi davanti al re e ai nobili è sorta l'usanza secondo la quale i laici e i sacerdoti dovevano inginocchiarsi davanti ai vescovi[18], ed in particolare ai cardinali (chiamati anche "principi di Santa Romana Chiesa"), per baciare il loro anello episcopale, quale segno dell'accettazione dell'autorità apostolica del vescovo quale vicario rappresentante di Cristo nell'ambito della diocesi[19]. Lo stesso Pontefice, quald vescovo di Roma, era chiamato anche "Vicario di Cristo in terra" (abbreviazione più comune " Vicario rappresentante di Cristo in terra").

Secondo le prescrizioni del Caeremoniale Episcoporum, la genuflessione era obbligatoria davanti agli alti prelati (vescovi nella loro diocesi, metropoliti nel territorio della loro provincia, legati pontifici nel territorio di loro assegnazione, ovvero tutti i cardinali, sia fuori Roma che nella Chiesa loro assegnata a Roma)[20]. Questa prassi ebbe termine nel 1985. Secondo la liturgia ancora vigente al tempo della Messa Tridentina, nel corso della Santa Messa i chierici erano tenuti alla genuflessione davanti agli alti prelati, mentre il celebrante, i canonici, ed i prelati di grado minore potevano sostituire la genuflessione con un inchino della testa e delle spalle[9].

I libri della liturgia cattolica attualmente validi escludono l'obbligo della genuflessione al cospetto di un vescovo, durante la liturgia: "Una genuflessione, compiuta portando il ginocchio destro fino a terra, è un segno di adorazione, e pertanto è riservata al Santissimo Sacramento, così come [all'adorazione della] Santa Croce nella liturgia del Venerdì Santo, e della Vigilia di Pasqua"[15], ma non poche persone continuano a baciare in ginocchio l'anello episcopale fuori dalla liturgia[21], pur avendo perso questa premura nei confronti della Presenza di Gesù Cristo nei luoghi di culto.

La genuflessione non ha riscontro nei Vangeli nella vissuto fra Gesù, gli apostoli e i discepoli. Al contrario la lavanda dei piedi esemplifica il ben noto principio del Servus servorum Dei, quale esaltazione divina degli ultimi, che umilmente rendono sé stessi primi fra tutti i servitori di Dio. Le norme in merito storicamente non prevedono la stessa reciproca sollecitudine ed obbligatorietà per gli alti prelati rispetto alla Presenza di Gesù Cristo Dio nei luoghi di culto, l'unica dalla quale eppure è derivabile la loro autorità apostolica, e l'ossequio ad essa dovuto dai fedeli.

Sebbene di frequente sia asserito che la genuflessione davanti a vescovi ed alti prelati debba essere compiuta col ginocchio sinistro (e non con quello destro, come di consueto)[16], tuttavia questa credenza non è prescritta in nessun libro di liturgia. Tale pratica avviene anche al fine di mantenerla distinta dalla genuflessione riservata a Dio, eseguita con il ginocchio destro.

Il Rito romano della Chiesa Cattolica prevede la doppia genuflessione del vescovo consacrando nella più significativa di una cerimonia solenne e complessa di Consacrazione episcopale, celebrata in triduo, unitamente ai singoli sacerdoti che hanno preventivamente espresso l'intenzione di presenziare all'altare: mentre i due vescovi co-consacranti tengono aperto l'Evangeliario sul capo del presbitero eletto per nomina del Sommo Pontefice, il vescovo presidente del rito procede alla contestuale unzione col crisma, ed infine al dono della mitra, del pastorale e dell'anello, che rappresentano tutti i segni distintivi della autorità apostolica neocostituita.

La doppia genuflessione del consacrando è prevista anche nelle rimanenti due forme del rito romano riservate all'Ordine sacro: il rito romano di ordinazione diaconale e il rito romano di ordinazione sacerdotale (noto anche come ordinazione presbiterale).

NoteModifica

  1. ^ a b Allen, John (1 September 2008). Desmond Tutu. Chicago Review Press. ISBN 1556527985. Retrieved 8 November 2012. Gli Anglicani più devoti e fedeli alla tradizione si genuflettono mentre passano davanti al Santissimo Sacramento
  2. ^ Armstrong, John H.; Eagle, Paul E. (26 May 2009). Understanding Four Views on the Lord's Supper. Zondervan. ISBN 0310542758. I Luterani onorano Gesù Cristo Dio, dovunque Egli sia presente, inclusi i Sacramenti. Lutero era solito inginocchiarsi anche davanti al fonte battesimale
  3. ^ Ingram, Kristen Johnson; Johnson, Kristin J (2004). Beyond Words. Church Publishing, Inc. p. 27. ISBN 0819219738. Retrieved 8 November 2012.
  4. ^ Regole per chi accede dentro ad una Chiesa Ortodossa
  5. ^ Andrew Chugg, Alexander's Lovers ISBN 978-1-4116-9960-1, p. 103
  6. ^ James Allan Stewart Evans, The Age of Justinian ISBN 978-0-415-23726-0, p. 101
  7. ^ Byerley, Joseph. "Genuflection", St. Mary's Roman Catholic Church, Gloucester City, New Jersey, su stmarysgloucestercity.org. URL consultato il 17 febbraio 2018 (archiviato dall'url originale il 17 ottobre 2016).
  8. ^ Field, James. "Why Do Catholics Genuflect in Church or before the Tabernacle?", J. S. Paluch Co. Archiviato il 2 febbraio 2017 in Internet Archive.
  9. ^ a b c d Bergh, Frederick Thomas. "Genuflexion." The Catholic Encyclopedia Vol. 6. New York: Robert Appleton Company, 1909. 7 Ottobre 2016
  10. ^ a b c Schulman, Kim. "Why Do Catholics do that?", Holy Spirit Catholic Church, Atlanta, Georgia
  11. ^ De Sacra Communione et de Cultu Mysterii Eucharistici extra Missam, 84
  12. ^ a b McNamara, Edward. "Tabernacles, Adoration and Double Genuflections" (ZENIT News Agency, 26 July 2005)
  13. ^ "Genuflection, or Genuflexion", The Domestic and Foreign Missionary Society, The Episcopal Church, New York, NY
  14. ^ "What is Genuflection?", St. Paul's Episcopla Church, Holdenville, Oklahoma, su saintpaul.episcopaloklahoma.org. URL consultato il 18 febbraio 2018 (archiviato dall'url originale il 18 febbraio 2018).
  15. ^ a b Le Istruzioni Generali del Messale Romani, pag. 274 Archiviato il 20 Luglio 2008 Data nell'URL non combaciante: 20 luglio 2008 in Internet Archive.
  16. ^ a b "Genuflection — which knee is which?", The Compass, March 19, 2011, Catholic Diocese of Green Bay, Wisconsin
  17. ^ Missale Romanum (PDF), 1962, p. 327.
  18. ^ Canons of the Holy Orthodox Church, American Jurisdiction Archiviato il February 20, 2009 Data nell'URL non combaciante: 20 febbraio 2009 in Internet Archive.
  19. ^ Stravinskas, Peter M. J., Why kiss the bishop's ring?
  20. ^ Libro 1, capitolo XVIII dell'edizione del 1886
  21. ^ Baciamano Archiviato il 5 Luglio 2007 Data nell'URL non combaciante: 5 luglio 2007 in Internet Archive.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàGND (DE7525051-2