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Giorgio Bombonati
NascitaBorgo San Giorgio, 25 aprile 1908
MorteLechemti, 27 giugno 1936
Cause della mortecaduto in combattimento
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegia Aeronautica
Anni di servizio1926-1936
GradoMaresciallo pilota
GuerreGuerra d'Etiopia
BattaglieEccidio di Lechemti
Decorazionivedi qui
dati tratti da Testi delle motivazioni di concessione delle Medaglie d'Oro al Valor Militare[1]
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Giorgio Bombonati (Borgo San Giorgio, 25 aprile 1908Lechemti, 26 giugno 1936) è stato un aviatore e militare italiano, decorato di Medaglia d'oro al valor militare alla memoria durante il corso della guerra d'Etiopia.

BiografiaModifica

Nacque a Borgo San Giorgio, Ferrara[2] il 25 aprile 1908. Arruolatosi volontario nella Regia Aeronautica nel luglio 1926,[3] divenne primo aviere nel 1927, e sergente nel 1928, quando fu assegnato al 19º Stormo Ricognizione Terrestre.[3] Nel giugno 1929[2] venne mandato in Cirenaica, al fine di partecipare alla grandi operazioni di polizia coloniale che dovevano ristabilire il controllo italiano sull’intera Libia.[3] Vi rimase per i successivi cinque anni, partecipando alle operazioni belliche[2] che portarono all’occupazione dell’oasi di Cufra.[3] Rientrato in Patria nel1933,[3] decorato di una Medaglia d'argento, una di bronzo e con la Croce di guerra al valor militare, fu destinato a prestare servizio presso il 14º Stormo Bombardamento Terrestre.[3] Con l’approssimarsi dell’inizio delle ostilità con il Regno d’Etiopia, si sottopose ad un intervento chirurgico per ottenere l’idoneità al servizio in Africa orientale.[3] Nel corso del 1935 partì per la colonia con il grado di maresciallo, arrivando a Massaua il 9 ottobre.[2] Nel corso della campagna fu decorato[2] con una seconda Medaglia d'argento al valor militare.[3]

La morteModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Eccidio di Lechemti.

Il 26 giugno 1936 decollò dal campo d'aviazione di Addis Abeba insieme al generale Vincenzo Magliocco che comandava una squadriglia formata da due bombardieri Ca.133[4] e un ricognitore Ro.1,[4] avente rotta per Lekempti con il compito di contattare alcuni capi locali e di assicurarne la fedeltà alla Corona italiana.[4] Il primo velivolo era pilotato personalmente da lui, mentre il secondo era al comando di Antonio Locatelli.[4] Una volta atterrati sul campo di Bonaia[4] i tre equipaggi organizzarono un accampamento di fortuna intorno ai velivoli, ma la notte del 27[1] vennero assaliti da un gruppo di arbegnuoc, i guerriglieri etiopi, guidati da Keflè Nasibù e Belai Haileab[5]. Tutti i membri della spedizione,[N 1] tranne il tenente cappellano Marco Borello,[6] il 1º aviere Alberto Agostini e i due interpreti indigeni,[7] rimasero uccisi e i tre aerei incendiati. L'aviere Alberto Agostini fu ucciso successivamente in un nuovo scontro con gli etiopi.[8]

I resti dei tre aerei furono avvistati da un velivolo italiano pilotato dal capitano Mario Bonzano[8] il giorno successivo. Il relitto di uno dei due Ca.133 fu trasformato successivamente in un monumento ai caduti.[9] Per onorarne il coraggio dei membri della missione fu decretata per tutti la concessione della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.[1]

Una scuola primaria di Ferrara porta il suo nome, decorata sulla facciata da un bassorilievo a lui dedicato opera del 1936 dell'artista Enzo Nenci [10].

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare
«Chiedeva volontariamente di partecipare ad ardita e rischiosa impresa aeronautica tendente ad affermare il nostro possesso su lontana regione. Attaccato da sorverchianti forze ribelli, anziché cercare scampo e rifugio, si stringeva attorno ai sui ufficiali, battendosi strenuamente e valorosamente fino all'estremo sacrificio. Mirabile esempio di generoso ardimento, di consapevole fermezza e sentimento del dovere. Lekempti, 27 Giugno 1936.[11]»
— Regio Decreto 18 gennaio 1937[12]
  Medaglia d'argento al valor militare
«Ardito e valoroso pilota, compiva numerosi voli di ricognizione, collegamenti e bombardamenti non esitando a portarsi ed a persistere spesso a bassa quota, nonostante la viva reazione del fuoco nemico, per meglio permettere al proprio osservatore di assolvere il suo compito. Cielo del Gebel, novembre 1929-novembre 1930
  Medaglia d'argento al valor militare
«Inabile al servizio coloniale, volontariamente si sottoponeva ad un intervento chirurgico per poter partecipare alle operazioni belliche in A.O. La lunga esperienza di volo, acquisita partecipando a 44 azioni di guerra (105 ore di volo), lo rese superbo combattente; spesso superando difficili condizioni atmosferiche, portò efficace contributo alle operazioni su tutto il fronte. Rientrando da azione bellica con l’apparecchio colpito da reazione contraerea avversaria, volontariamente si offriva per altre rischiose missioni da ripetere nella stessa giornata. Cielo dell’Endertà, Saloa, Tembien, Tzellemti, e Scirè, dicembre 1935-marzo 1936
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Pilota d’aeroplano dava prova di perizia e di valore in diverse azioni aeree offensive. In particolar modo si distingueva nelle operazioni per la conquista dell’oasi di Cufra ed il giorno 8 gennaio nel salvamento di un equipaggio di un apparecchio costretto ad atterrare in pieno deserto. Cirenaica, 4 gennaio-8 febbraio 1931
— Regio Decreto 19 marzo 1932[13]
  Croce di guerra al valor militare
«Pilota d’aeroplano si distingueva per abilità e coraggio in diverse azioni belliche ed in modo particolare nelle operazioni per la conquista dell’oasi di Cufra. Cirenaica, 4 gennaio-8 febbraio 1931
— Regio Decreto 1 ottobre 1931[14]

NoteModifica

AnnotazioniModifica

  1. ^ Si trattava del generale Vincenzo Magliocco, del colonnello di stato maggiore Mario Calderini, del maggiore pilota Antonio Locatelli, del capitano pilota Mario Galli, del capitano osservatore Antonio Drammis dè Drammis, del tenente pilota Luigi Gabelli, del maresciallo pilota Giorgio Bombonati, sergente radiotelegrafista Renato Ciprari, del 1º aviere motorista Alberto Agostini, dell'aviere scelto radiotelegrafista Giulio Malenza, dell'aviere motorista William D'Altri, dell'ingegnere civile Adolfo Prasso.

NoteModifica

  1. ^ a b c Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1969, p. 37.
  2. ^ a b c d e Combattenti Liberazione.
  3. ^ a b c d e f g h La Nuova Ferrara, 21 ottobre 2017, p. 39.
  4. ^ a b c d e Lioy 1965, p. 162.
  5. ^ Angelo Del Boca, Gli italiani in Africa orientale, vol. III, p. 31.
  6. ^ Lioy 1965, p. 163.
  7. ^ A.A. V.V, L'Aviazione - grande enciclopedia illustrata, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1986, pag.134 - Vol. XV.
  8. ^ a b Ferrante 2006, p. 86.
  9. ^ GAVS, su gavs.it. URL consultato il 16 aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 4 maggio 2007).
  10. ^ Giorgio Di Genova, a cura di Giorgio Nenci, Enzo Nenci 1903-1972 Quaderno delle opere, Publi Paolini, Mantova, 2012, pp. 39 e 40.
  11. ^ Medaglia d'oro al valor militare Giorgio Bombonati, Quirinale. URL consultato il 12 giugno 2013.
  12. ^ Bollettino Ufficiale 1937, dispensa.
  13. ^ Registrato alla Corte dei Conti, addì 4 giugno 1932, anno X, registro n.8 Aeronautica, foglio n.246.
  14. ^ Bollettino Ufficiale 24 ottobre 1931, dispensa 43ª, pagina 845.

BibliografiaModifica

  • Alessandro Fraschetti, La prima organizzazione dell'Aeronautica Militare in Italia 1884-1925, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1986.
  • Vincenzo Lioy, L'Italia in Africa. L'opera dell'Aeronautica (1919-1937) Vol.2, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1965.
  • Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, Testi delle motivazioni di concessione delle Medaglie d'Oro al Valor Militare, Roma, Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, 1969.

PeriodiciModifica

  • Ovidio Ferrante, Lekemti: la Kindu della Regia Aeronautica, in Rivista Militare, Roma, Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, febbraio-marzo 2006, pp. 80-87.
  • Nico Sgarlato, Le Aquile dell'Impero, in Ali di Gloria, nº 3, Parma, Delta Editrice, aprile-maggio 2012.
  • Bombonati, l’eroe di guerra celebrato dall’artista Nenci, in La Nuova Ferrara, Ferrara, GEDI Gruppo Editoriale, 21, p. 39.

Collegamenti esterniModifica