GEDI Gruppo Editoriale

Gruppo editoriale italiano
GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
Logo
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Borse valoriBorsa Italiana: GEDI
ISINIT0001398541
Fondazione1955 a Roma
Sede principaleRoma
GruppoExor[1]
Persone chiave
SettoreEditoria
ProdottiMezzi di comunicazione di massa
Fatturato603,5 milioni [3]. (2019)
Utile netto29 milioni [3] (2019)
Dipendenti1940 (2017)
Sito webwww.gedispa.it

GEDI Gruppo Editoriale S.p.A. è un'impresa italiana multimediale attiva nel settore della stampa, comunicazione digitale, radiofonica e televisiva[4].

È editore del quotidiano la Repubblica (con i suoi nove supplementi), del settimanale L'Espresso e, attraverso la controllata «Gedi News Network» (GNN)[5], pubblica La Stampa, Il Secolo XIX e diversi quotidiani locali (fino al 2017 appartenuti alla Finegil)[5]. Pubblica anche numerosi periodici, giornali online e siti di informazione, tra cui HuffPost Italia.

Il gruppo editoriale è proprietario di tre radio nazionali, Radio Deejay, Radio Capital e Radio m2o e delle emittenti televisive m2o TV, Radio Capital TiVù e Deejay TV. Opera anche nel segmento dei nuovi media con la società GEDI Digital e dispone di una concessionaria di pubblicità che è la A. Manzoni & C. Inoltre è presente nel settore della formazione e dei servizi professionali con la società Somedia.

Il gruppo è quotato negli indici FTSE Italia STAR e FTSE Italia Small Cap della Borsa di Milano.

StoriaModifica

La prima società editriceModifica

La società nasce nel 1955 con il nome Società Editrice L'Espresso, con Adriano Olivetti principale azionista. Ai primi di ottobre prendono il via le pubblicazioni dell'omonimo settimanale, sotto la direzione di Arrigo Benedetti. Nel 1957 Carlo Caracciolo diventa l'azionista di maggioranza della società e nella compagine azionaria entrano anche Arrigo Benedetti e Eugenio Scalfari.

 
Il vecchio logo del Gruppo Editoriale L'Espresso

Nel 1975 la società editrice cambia denominazione in «Editoriale L'Espresso». Nel 1983 viene creata Finegil, holding per i quotidiani locali del gruppo.

Il Gruppo Editoriale L'EspressoModifica

Nel 1991, in seguito ad accordi tra la Mondadori e De Benedetti, nasce il nuovo Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., il cui azionista di maggioranza è il Gruppo CIR. Nel 1993 Il Gruppo Espresso acquisisce l'intero capitale della concessionaria di pubblicità A. Manzoni & C.

Nel 1997 avviene la fusione per incorporazione nel gruppo della Società Editoriale La Repubblica SpA e della Editrice Periodici Culturali SpA, con le tre radio del gruppo che vengono fuse in Elemedia SpA.

Nel settembre 2012, in seguito ad un accordo tra il Gruppo Espresso e AOL, arriva in Italia L'Huffington Post, versione italiana dell'omonimo giornale online americano The Huffington Post.[6] Il 23 marzo 2013 nasce M2o TV, versione televisiva del canale radiofonico dedicato alla musica dance, mentre l'11 maggio il canale Repubblica TV, canale 50 del digitale terrestre, viene trasformato in La EFFE, grazie ad una collaborazione con il gruppo Feltrinelli.[7] Dal 13 dicembre 2013 ha effetto la fusione per incorporazione dell'Editoriale La Nuova Sardegna S.p.A. in Finegil Editoriale S.p.A (atto iscritto il 19 dicembre), tramite la quale la Finegil ha rilevato ogni rapporto giuridico riferito precedentemente alla società editrice del quotidiano isolano, che diviene una "divisione" della società incorporante.

Il 23 gennaio 2015 il Gruppo Espresso firma un accordo con Discovery Italia per la cessione a quest'ultima società del Deejay TV, canale 9 del digitale terrestre[8].

Il Gruppo Espresso diventa GEDIModifica

Il 2 marzo 2016 il Gruppo L'Espresso annuncia l'incorporazione di Italiana Editrice (società che pubblica i quotidiani La Stampa e Il Secolo XIX); la fusione darà vita alla più grande realtà editoriale italiana nel settore dei quotidiani[9][10]. Il gruppo editoriale dà contestualmente il via alla vendita dei quotidiani locali Il Centro, La Città, L'Alto Adige e Trentino.[11][12]

Il 28 novembre 2016, in seguito ad un accordo tra il Gruppo L'Espresso e Business Insider Inc. nasce, Business Insider Italia, versione italiana del sito statunitense Business Insider.[13]

Il 9 marzo 2017 l'Autorità italiana antitrust autorizza la fusione, disponendo altresì che il Gruppo L'Espresso ceda ad un soggetto terzo e indipendente la raccolta pubblicitaria locale delle pagine su Torino e Genova nelle rispettive edizioni del quotidiano la Repubblica[14].

L'8 maggio 2017 l'Assemblea degli azionisti ha approvato la modifica della ragione sociale da "Gruppo Editoriale L’Espresso S.p.A" a "GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.".[15]

Il 26 aprile 2018 Monica Mondardini lascia la carica di amministratore delegato (ma resta nel consiglio Gedi come vicepresidente) e al suo posto viene nominata Laura Cioli, ex amministratore delegato di RCS.[16] Alla presidenza Marco De Benedetti.

In seguito ad un accordo tra il Gruppo GEDI Editoriale e Ziff Davis viene lanciata il 23 settembre 2019 Mashable Italia, versione italiana del sito americano Mashable.[17]

La cessione dei De Benedetti ad ExorModifica

Nella primavera del 2019 una cordata formata da l'imprenditore Flavio Cattaneo (già noto come ad di Telecom dal 2004 al 2014), il fondo Peninsula e una terza persona che non rivela la propria identità, mostra interesse nel rilevare il gruppo Gedi, valutato circa 190 milioni di euro. L'offerta non viene comunque formalizzata.[18] Poco tempo dopo mostra interesse anche Vivendi, ma senza seguito.[18] A metà ottobre 2019 fa rumore l'inaspettata offerta avanzata da Carlo De Benedetti, ex presidente del gruppo editoriale (fino a giugno 2017): attraverso la sua finanziaria Romed, l'Ingegnere propone di rilevare il 29,9% di Gedi per circa quaranta milioni, a 25 centesimi per azione, valutando l'azienda 129 milioni.[18] In una lettera, Carlo De Benedetti sostiene che «l'iniziativa è volta a rilanciare il gruppo».[19] La proposta, non concordata con il cda (dove siedono i figli), viene rifiutata con uno strascico di polemiche tra il padre, che lascia la presidenza onoraria, e i figli Rodolfo e Marco.[19][20][21]

Nella giornata del 30 novembre 2019 le voci che circolano già da qualche giorno su una vendita del gruppo a John Elkann, trovano una prima conferma:[22] Exor NV, la finanziaria olandese che è la cassaforte della famiglia Agnelli e che in Gedi ha già una partecipazione di quasi il 6%, acquisirà per 102,4 milioni (28 centesimi per azione) il pacchetto di maggioranza del gruppo editoriale. La controparte è la Cir, holding dei De Benedetti che detiene il 43,7% del gruppo e che comunque manterrà una quota del 5% nella società. Il 2 dicembre 2019, al termine del consiglio di amministrazione della Cir, si ha la conferma ufficiale: Exor compra la quota Cir con un premio di oltre il 64% sulla chiusura di Borsa di venerdì del titolo Gedi e in seguito avvierà allo stesso prezzo anche un'Opa obbligatoria sull'intero capitale che ancora non possiede attraverso una nuova società "veicolo"; infine condurrà il titolo al delisting.[18][23] Si prevede che l'operazione, condizionata al via libera della Commissione europea e dell'Antitrust UE, sarà completata entro l'aprile del 2020.

Nel dicembre 2019 Maurizio Scanavino viene nominato direttore generale al posto di Laura Cioli, che lascerà anche l'incarico di amministratore delegato una volta definita l'operazione[24]. Il 31 marzo 2020 la Commissione europea e l'Antitrust UE concedono l'autorizzazione all'acquisizione[25].

La nuova GEDI degli Agnelli-ElkannModifica

Il 23 aprile 2020 una società di nuova costituzione, Giano Holding, società per azioni detenuta dalla Exor, ha acquisito per 102,4 milioni di euro il 43,78% di GEDI in possesso della CIR[26][27]. In conseguenza il consiglio d'amministrazione del gruppo GEDI ha nominato John Elkann presidente, Maurizio Scanavino amministratore delegato e Maurizio Molinari direttore de la Repubblica (al posto di Carlo Verdelli)[28] e direttore generale.[29] Escono dal consiglio d'amministrazione Rodolfo De Benedetti, Laura Cioli, Francesco Dini e Monica Mondardini.

Entrano nel nuovo CDA (dove sono confermati Carlo Perrone, Marco De Benedetti, Giacaranda Caracciolo) Maurizio Scanavino, Turi Munthe, Pietro Supino ed Enrico Vallano.[29] Giano Holding (nuova società interamente posseduta da Exor) sale al 60,9% del capitale Gedi e al 63,21% dei diritti di voto.[28] Al 30 giugno 2020, Exor detiene il 92,03% delle azioni Gedi e si avvia al delisting del titolo. [30] L'operazione è destinata a incidere sul panorama editoriale in Italia in quanto la nuova Gedi detiene il 25% del mercato editoriale nazionale.

Contenzioso tributarioModifica

A seguito della fusione societaria tra L'Editoriale la Repubblica e la Cartiera di Ascoli, avvenuta nel 1991, nasce un contenzioso tributario con l'Agenzia delle entrate per evasione fiscale: il contenzioso si conclude con un patteggiamento nel mese di settembre 2017, quando il gruppo editoriale accetta di pagare una somma di 175,3 milioni di euro, a fronte di un debito più che doppio (388,6 milioni) che sarebbe scaturito da un'eventuale sentenza sfavorevole della Corte di cassazione[31][32].

AzionariatoModifica

Sino ai primi di dicembre del 2019 i principali azionisti erano:[20]

AttivitàModifica

EditoriaModifica

Gedi News NetworkModifica

Radio e TVModifica

InternetModifica

PubblicitàModifica

FormazioneModifica

NoteModifica

  1. ^ Copia archiviata, su gedispa.it. URL consultato il 6 giugno 2020 (archiviato il 3 dicembre 2019).
  2. ^ Copia archiviata, su gedispa.it. URL consultato il 6 giugno 2020 (archiviato il 3 dicembre 2019).
  3. ^ a b Dati finanziari 2019, su gedispa.it. URL consultato il 6 giugno 2020 (archiviato il 3 dicembre 2019).
  4. ^ GEDI S.p.A., su gedispa.it. URL consultato il 6 giugno 2020 (archiviato il 28 dicembre 2019).
  5. ^ a b Nasce Gedi News Network, società che controlla La Stampa, Il Secolo XIX e le testate che erano della Finegil, su primaonline.it. URL consultato il 1º gennaio 2018 (archiviato il 20 novembre 2018).
  6. ^ Come sarà lo Huffington Post italiano, su Il Post, 10 settembre 2012. URL consultato il 24 settembre 2019 (archiviato il 24 settembre 2019).
  7. ^ Editoria, il piano di Elkann per Gedi: Opa, delisting e niente spezzatino, su Il Sole 24 ORE. URL consultato il 2 dicembre 2019 (archiviato il 2 dicembre 2019).
  8. ^ Digital-Sat, DeeJay TV passa dal Gruppo Espresso a Discovery Italia, su digital-sat.it, 22 gennaio 2015 (archiviato il 24 maggio 2015).
  9. ^ Fusione tra ItEdi e Gruppo Espresso. Le dichiarazioni di Mondardini, De Benedetti, Elkann e Perrone, su primaonline.it. URL consultato il 7 marzo 2016 (archiviato il 7 marzo 2016).
  10. ^ Siglata la lettera di intenti per la fusione ItEdi con il Gruppo Espresso., su primaonline.it. URL consultato il 7 marzo 2016 (archiviato il 7 marzo 2016).
  11. ^ Gruppo L'Espresso, avviata la vendita de "Il Centro" e "La città di Salerno", su Repubblica.it, 7 settembre 2016. URL consultato il 1º marzo 2019 (archiviato il 2 marzo 2019).
  12. ^ Accordo Gruppo Espresso con Athesia Druck per la vendita del 71% della Seta che controlla i quotidiani L'Alto Adige e Trentino. Il gruppo che fa capo a Michl Ebner starebbe trattando anche l'acquisto dell'Adige, su Prima Comunicazione, 12 ottobre 2016. URL consultato il 1º marzo 2019 (archiviato il 2 marzo 2019).
  13. ^ Business Insider arriva dal 28 novembre in Italia in partnership con la Divisione Digitale del Gruppo Espresso, su Prima Comunicazione, 17 novembre 2016. URL consultato il 24 settembre 2019 (archiviato il 24 settembre 2019).
  14. ^ Via libera condizionato dell’Antitrust al Gruppo Espresso per l'acquisizione di Itedi, su primaonline.it. URL consultato il 16 marzo 2017 (archiviato il 17 marzo 2017).
  15. ^ GEDI Gruppo Editoriale: GEDI Gruppo Editoriale S.p.A - Effettivo il cambio di denominazione sociale [collegamento interrotto], su www.gedispa.it. URL consultato il 17 maggio 2017.
  16. ^ GEDI Gruppo Editoriale: Consiglio di amministrazione, su www.gedispa.it. URL consultato il 27 aprile 2018 (archiviato il 2 aprile 2018).
  17. ^ Gedi: Mashable Italia online da settembre, su Prima Comunicazione, 27 giugno 2019. URL consultato il 24 settembre 2019 (archiviato il 14 agosto 2019).
  18. ^ a b c d Antonella Olivieri, Gedi-Exor e il tentativo (fallito) dell'Ingegnere. Così Repubblica cambia padrone, su ilsole24ore.com, 3 dicembre 2019. URL consultato il 6 dicembre 2019 (archiviato il 6 dicembre 2019).
  19. ^ a b Carlo De Benedetti, offerta per l'acquisto del 29,9% di Gedi. Cir: "Irricevibile", su repubblica.it, 13 ottobre 2019. URL consultato il 7 dicembre 2019 (archiviato il 7 dicembre 2019).
  20. ^ a b emi, Gedi in volatilita' (+10,3%), la bagarre di famiglia infiamma i prezzi, Radiocor. URL consultato il 6 giugno 2020 (archiviato il 14 ottobre 2019).
  21. ^ Sergio Bocconi, Carlo De Benedetti, l'Espresso e la lite con i figli: ragioni, accuse e rancori della saga familiare, su corriere.it, 14 ottobre 2019. URL consultato il 6 dicembre 2019 (archiviato il 22 ottobre 2019).
  22. ^ a b Gedi, Cir: "In corso discussioni con Exor per cessione quota controllo", su Repubblica.it, 29 novembre 2019. URL consultato il 30 novembre 2019 (archiviato il 30 novembre 2019).
  23. ^ a b Gedi, la vendita a John Elkann? Buco da oltre 100 milioni in Cir, su Affaritaliani.it. URL consultato il 2 dicembre 2019 (archiviato il 2 dicembre 2019).
  24. ^ Gedi, Maurio Scanavino nuovo direttore generale di Gedi, Laura Gioli in uscita, su primaonline.it, 16 dicembre 2019. URL consultato il 26 dicembre 2019 (archiviato il 17 dicembre 2019).
  25. ^ Exor-Gedi: via libera all’acquisizione dall’Antitrust Ue, su primaonline.it. URL consultato il 5 aprile 2020.
  26. ^ Exor perfeziona l’acquisto di Gedi. Alla newco Giano Holding il 60,9% del gruppo editoriale, su Primaonline. URL consultato il 26 aprile 2020.
  27. ^ Perfezionata la vendita della partecipazione in GEDI Gruppo Editoriale S.p.A., su borsaitaliana.it.
  28. ^ a b Gedi: Verdelli via da Repubblica, nuovo direttore Molinari. Elkann prende la guida del gruppo, su ilfattoquotidiano.it, 23 aprile 2020. URL consultato il 24 aprile 2020 (archiviato il 27 aprile 2020).
  29. ^ a b Nasce la nuova Gedi, al vertice Elkann e Scanavino, su lastampa.it, 24 aprile 2020. URL consultato il 24 aprile 2020 (archiviato il 2 maggio 2020).
  30. ^ {{cita news|url=http://www.repubblica.it/economia/finanza/2020/07/01/news/gedi-260639354/</]
  31. ^ Il gruppo editoriale Espresso ha patteggiato il pagamento di 175,3 milioni di euro alla Commissione Tributaria Regionale di Roma, in Il Post, 30 settembre 2017. URL consultato il 30 settembre 2017 (archiviato il 30 settembre 2017).
  32. ^ Copia archiviata, su primaonline.it. URL consultato il 6 giugno 2020 (archiviato il 2 marzo 2019).

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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