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Ignazio Paternò Castello

archeologo e mecenate italiano
Il principe di Biscari in una incisione dell'epoca

Ignazio Paternò-Castello, V principe di Biscari (Catania, 1719Catania, 1º settembre 1786), è stato un archeologo e mecenate italiano.

Apparteneva alla casa Paternò che discendeva dalla casa sovrana Barcellona - Provenza, e precisamente da Roberto, conte di Embrun che scese in Sicilia al seguito del gran conte Ruggero. Fu principe di Biscari; il titolo gli proveniva dal capostipite del ramo dei Biscari, Agatino Paternò Castello, I principe di Biscari (1594-1675).

BiografiaModifica

Fu tra i fautori della riscoperta dell'anfiteatro, del teatro, della vecchia curia e di alcune terme a Catania. Il suo palazzo si trova presso il porto (palazzo Biscari alla Marina), mentre era proprietario di un grande giardino extra moenia, chiamato "il Labirinto", che avrebbe successivamente costituito il primo nucleo del giardino Bellini. Fece ristrutturare il palazzo Biscari, che adibì a museo[1] e fu visitato da Brydone nel 1771, Goethe nel 1787 e da Vivant Denon.

Promosse gli scavi a Camarina, Siracusa, Lentini e Taormina e anche la costruzione di un ponte sul Simeto[1]. Descrisse le sue scoperte archeologiche in un volume intitolato Viaggio per tutte le antichità della Sicilia[1], pubblicato a Napoli nel 1781.

La fama del Principe era molto vasta, e numerose accademie italiane ed estere procedevano a nominarlo loro socio: nel 1757 l'Accademia del Buon Gusto e quella degli Ereini di Palermo, nel 1762 la Società degli antiquari di Londra, nel 1772 l'Accademia dei trasformati di Noto, nel 1773 la Società dei Palladi di Catania, nel 1775 l'Accademia dei botanofili di Cortona, nel 1776 l'Accademia dei Georgofili e l'Accademia della Crusca di Firenze e quella Peloritana dei Pericolanti di Messina[2], nel 1777 l'Accademia degli Ereini-Hymerei di Caltanissetta, nel 1778 l'Académie royale des sciences, belles-lettres et arts di Bordeaux, nella quale prese il posto del defunto Voltaire, nel 1778 la Reale Accademia di Scienze e Belle Lettere di Napoli[3], nel 1783 l'Accademia degli Speculatori di Lecce, e nel 1784 la Nuova Reale Accademia di Firenze.

A Catania fondò e finanziò l'Accademia degli Etnei[1][4].

Massone, fu Maestro venerabile della loggia dell'Ardore, di Rito scozzese rettificato, e membro del capitolo partenopeo dei Cavalieri Benefici della Città Santa[5].

NoteModifica

  1. ^ a b c d Ignazio Paternò Castello, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  2. ^ Accademia Peloritana dei Pericolanti, Università di Messina. URL consultato il 30-03-2011 (archiviato dall'url originale il 2 settembre 2011).
  3. ^ Società Nazionale di Lettere Scienze e Arti in Napoli, Università di Napoli Federico II. URL consultato il 26 marzo 2012.
  4. ^ Lettera ai nipoti, in paternocastello.it. URL consultato il 30-03-2011.
  5. ^ Gian Paolo Ferraioli, Un ministro massone tra pace e guerra: Antonino Paternò Castello marchese di San Giuliano, in Aldo A. Mola (a cura di), La Massoneria nella Grande Guerra, Roma, Bastogi, 2016, p. 185.

PubblicazioniModifica

BibliografiaModifica

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