Apri il menu principale
Joachim von Ribbentrop
Joachim von Ribbentrop in 1936.png
von Ribbentrop in visita a Londra nel 1936

Ministro del Reich per gli affari esteri
Durata mandato 4 febbraio 1938 –
30 aprile 1945
Predecessore Konstantin von Neurath
Successore Arthur Seyss-Inquart

Ambasciatore tedesco a Londra
Durata mandato 1936 –
1938
Predecessore Leopold von Hoesch
Successore Herbert von Dirksen

Dati generali
Partito politico Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori
(1932-1945)
Firma Firma di Joachim von Ribbentrop

Joachim von Ribbentrop (Wesel, 30 aprile 1893Norimberga, 16 ottobre 1946) è stato un politico, diplomatico e criminale di guerra tedesco, ministro degli esteri della Germania nazista dal 1938 al 1945 principalmente noto per il successo ottenuto con la firma del Patto Molotov-Ribbentrop.

BiografiaModifica

Gioventù e prime esperienze politicheModifica

Nacque da una famiglia benestante di origine sassone. Il padre Richard era ufficiale dell'esercito; la madre Sophie Hertwig era figlia di un possidente terriero. La sua gioventù risultò quanto meno singolare per un adolescente dell'epoca. Nonostante i genitori lo spingessero verso una carriera militare, egli all'età di soli 16 anni decise di abbandonare gli studi per recarsi in Nord America[1], inseguendo il desiderio di perfezionarsi nelle lingue straniere. Nel 1910 approdò a New York, dove intraprese con scarso successo una carriera di giornalista. Dopo pochi mesi si trasferì in Canada, dove grazie al denaro della madre riuscì a inserirsi nella buona borghesia canadese, e in breve riuscì anche a fondare un'azienda che importava champagne dalla Francia, attività che si rivelò di discreto successo.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1914, decise di tornare in patria e arruolarsi. Sfiorò la cattura quando la nave dove prestava servizio venne attaccata e catturata degli inglesi, ma riuscì a scamparla e nel volgere di pochi mesi riuscì a conquistarsi la croce di ferro di prima classe. Nel 1915, in virtù della sua conoscenza delle lingue e della cultura anglosassone, venne trasferito dal campo agli uffici e adibito a compiti di carattere diplomatico. Nel 1918 venne inviato a Istanbul come reggente plenipotenziario del consolato tedesco. Partecipò anche alla delegazione tedesca che nel 1918 firmò il trattato di pace a Versailles[2].

Finita la guerra abbandonò la carriera militare ed il suo paese, dedicandosi al lavoro di rappresentante di case vinicole. Nel 1920 sposò Annelies Henkell, figlia del maggior produttore dell'epoca di spumanti tedeschi, da cui ebbe cinque figli. Lavorò quindi come direttore della sede di Berlino dell'azienda del suocero. Questa occasione gli consentì di superare senza troppi problemi gli anni della grande depressione economica tedesca. Riuscì anche a fondare una sua ditta: la Schonberg & Ribbentrop, unica importatrice in Germania di champagne francesi e liquori inglesi.

Acquisì il "von" davanti al cognome (prerogativa nobiliare nella Germania imperiale) facendosi adottare dalla zia sessantaduenne Gertrude Charlotte von Ribbentrop, figlia del tenente generale Karl Barthold Sigismund von Ribbentrop (morto nel 1893) a cui il Kaiser aveva concesso il prefisso per meriti militari nel 1884. Poiché una legge del 1919 della Repubblica di Weimar privò il "von" di significati nobiliari integrandolo nel cognome, l'adozione da parte della zia gli consentì di assumerne il nome per intero, senza che questo significasse alcun trasferimento di titolo nobiliare[3]. Grazie a questa manovra, riuscì a entrare, non senza il determinante aiuto del barone Franz von Papen, suo amico, nei circoli aristocratici di Berlino.

Queste conoscenze si sarebbero rivelate utili, in seguito, per la sua carriera diplomatica nella Germania nazista.

La carriera politica nella Germania nazistaModifica

Ribbentrop conobbe Hitler nel 1929, ma si unì al Partito Nazionalsocialista solo nel 1932[4]. Grazie alla sua conoscenza degli affari esteri venne fin dall'inizio adibito a incarichi di carattere diplomatico all'interno del partito. La presa del potere da parte di Hitler fu resa possibile anche grazie a Ribbentrop, il quale convinse il suo amico Franz von Papen ad accordarsi con i nazisti. Ribbentrop fu incaricato da Adolf Hitler di creare una sorta di "ministero della propaganda segreto", con il compito di divulgare l'ideologia nazista nei salotti bene nella Germania degli anni trenta.

Il primo incarico diplomatico ufficiale di rilievo lo ricevette nel 1935 quando negoziò con il Belgio il trattato di neutralità del paese. Nello stesso anno, fu tra i firmatari dell'accordo navale siglato fra la Germania hitleriana e la Gran Bretagna, che di fatto consentì al Reich di dotarsi di una moderna flotta di sommergibili[4]. L'anno successivo fu incaricato di recarsi nuovamente a Londra per impedire un intervento britannico in favore della regione della Renania, appena occupata dall'esercito tedesco. Divenne ministro degli esteri nel 1938 in sostituzione di von Neurath, nell'ambito di una radicalizzazione in senso anti-britannico della politica estera tedesca, e conservò tale carica fino alla fine della seconda guerra mondiale.

Nel 1939 Ribbentrop divenne celebre per aver firmato il Patto d'Acciaio con l'Italia fascista, nonostante odiasse cordialmente il suo omologo Galeazzo Ciano, che tra l'altro ricambiava ampiamente questi sentimenti come si evidenzia dai suoi "Diari". Nello stesso anno inoltre ottenne quello che sarebbe stato il suo più grande successo diplomatico: in agosto si recò in Unione Sovietica investito di pieni poteri da Hitler per ottenere un patto di non aggressione tra la Germania nazista e l'Unione Sovietica. Nonostante i precedenti attriti e le divergenze ideologiche fra i due regimi, l'impresa riuscì e la notte del 24 agosto, il giorno successivo alla partenza di Ribbentrop per Mosca[5], il ministro degli esteri sovietico Molotov firmò il trattato. Ribbentrop rientrò in patria con un prezioso documento che consentirà a Hitler di poter preparare con calma la guerra contro le democrazie occidentali, dopo aver temporaneamente allontanato la minaccia dell'URSS. Il 1º settembre la Wehrmacht entrò in Polonia, dando così inizio alla seconda guerra mondiale.

Con l'acuirsi del conflitto, il ruolo della diplomazia conobbe un forte declino. Il colpo di grazia alla carriera diplomatica glielo fornì proprio colui che lo aveva elevato a un rango politico così elevato: Adolf Hitler. Nel giugno del 1941 partì l'invasione dell'Unione Sovietica e il Patto Molotov-Ribbentrop non ebbe più valore: la più grande vittoria diplomatica di Ribbentrop sparì per sempre.

Il ministro degli esteri venne messo da parte, e da quel momento la sua figura servirà solo per apporre firme su documenti e trattati stipulati con paesi vassalli come Bulgaria, Ungheria o Romania, che finirono per allearsi e scendere in guerra al fianco del Terzo Reich, non solo per personale convinzione ma anche per forti pressioni da parte di Berlino. Nel 1941 nacque all'interno del ministero un ufficio creato dalle SS: l'Abteilung Deutschland (Ufficio Germania), divenuto poi Inland alla cui direzione Ribbentrop pose il suo amico Martin Bormann. L'Inland aveva il compito di occuparsi della cosiddetta "questione ebraica". Proprio da questo ufficio, o meglio dalla sezione III, nacque il Piano Madagascar, ideato da Franz Rademacher per l'ipotetica deportazione degli ebrei europei nell'isola africana. Successivamente questo ufficio si preoccupò di inviare alle ambasciate e ai consolati tedeschi le istruzioni per l'attuazione delle misure di deportazione. Il coinvolgimento di Ribbentrop nel piano di deportazione e sterminio degli ebrei fu a questo punto inequivocabile.

La fine del Reich e il processo di NorimbergaModifica

 
von Ribbentrop durante il processo di Norimberga
 
Al processo di Norimberga del 1946 (diversa angolazione fotografica)

Con la disfatta della Germania nazista e il suicidio di Adolf Hitler il 30 aprile 1945, Ribbentrop ricevette l'incarico dall'ammiraglio Karl Dönitz di far parte del nuovo Governo della Germania, ma decise di darsi alla macchia. Il suo intento era quello di sfruttare le sue conoscenze diplomatiche per cercare di fuggire in Sud America, operazione che riuscirà a parecchi nazisti in quel periodo così convulso.

Ribbentrop, però, non riuscì a fuggire e il 14 giugno 1945, nei pressi di Amburgo, cadde nelle mani degli Inglesi, dopo aver cercato di nascondere la propria identità con uno pseudonimo[6]. In carcere gli venne requisita una capsula di cianuro nascosta in un dente.

Egli fu uno dei personaggi di spicco tra gli accusati al Processo di Norimberga, dove fu giudicato colpevole di tutti e quattro i capi di accusa rivoltigli: cospirazione contro la pace, atti di aggressione, crimini contro la pace, crimini contro l'umanità e violazione della Convenzione di Ginevra. Definito "volgare assassino" dal giudice dell'accusa Shawcross[7], fu condannato a morte. La pena venne regolarmente eseguita il 16 ottobre 1946. Poiché Göring si era tolto la vita prima di salire sul patibolo, Ribbentrop fu il primo a venire giustiziato tramite impiccagione[8]. Le sue ultime parole furono: «Dio protegga la Germania. Il mio ultimo desiderio è che la Germania realizzi il proprio destino, e venga raggiunto un accordo fra l'Est e l'Ovest. Spero che vi sia la pace nel mondo». Come tutti gli altri gerarchi giustiziati a Norimberga, dopo l'esecuzione il suo corpo fu trasportato nell'ex campo di concentramento di Dachau e lì bruciato in uno dei forni. Le sue ceneri vennero quindi gettate nel fiume Isar[8].

Joachim von Ribbentrop nel test del QI, fatto dallo psicologo Gustave Gilbert sui principali accusati al Processo di Norimberga, ottenne un punteggio pari a 129.[9]

Da alcuni fu definito: "Il boia con la feluca", "Diplomatico senza scrupoli"[10]. Da Galeazzo Ciano: "Vanitoso, frivolo e loquace". Da Benito Mussolini: «Bastava guardargli la testa per capire che aveva poco cervello». Da Hermann Göring: "Primo pappagallo di Germania", '"Borioso pavone", "Quel pazzo criminale".

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale - Una storia di uomini, Milano, Gruppo editoriale Fabbri, 1983, p. 2741, ISBN non esistente.
  2. ^ Everette O. Lemons, The third Reich - A revolution of ideological inhumanity, 2005, ISBN 978-1-4116-1932-6.
  3. ^ Bloch, Ribbentrop, pagg. 16 e 20–21
  4. ^ a b Biagi, p. 591.
  5. ^ Biagi, p. 51.
  6. ^ Biagi, p. 2743.
  7. ^ Biagi, p. 2755.
  8. ^ a b Biagi, p. 2756.
  9. ^ (EN) How accurate were the IQ scores of the high-ranking Third Reich officials tried at Nuremberg? - Quora, su www.quora.com. URL consultato il 28 maggio 2017.
  10. ^ JOACHIM von RIBBENTROP -, su www.storiologia.it. URL consultato il 28 maggio 2017.
  11. ^ Tutti i "Cavalieri" della vergogna, in Libero Quotidiano, 2 dicembre 2013. URL consultato l'11 agosto 2017.
  12. ^ Bollettino Ufficiale di Stato

BibliografiaModifica

  • Joachim von Ribbentrop, Fra Londra e Mosca. Ricordi e ultime annotazioni, Milano, Fratelli Bocca editori, 1954. (fatto pubblicare da Anneliese von Ribbentrop)

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN74645641 · ISNI (EN0000 0001 2139 8239 · LCCN (ENn87882783 · GND (DE118600192 · BNF (FRcb119404928 (data) · NLA (EN35949920 · BAV ADV11084115 · NDL (ENJA00551977 · WorldCat Identities (ENn87-882783