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Macross Plus
マクロスプラス
(Makurosu Purasu)
Macross Plus.jpg
Generespace opera, mecha
OAV
RegiaShōji Kawamori, Shinichiro Watanabe
Char. designMasayuki Yamaguchi
Mecha designShōji Kawamori
MusicheYōko Kanno
StudioStudio Nue, Triangle Staff, Bandai Visual
1ª edizione25 agosto 1994 – 1995
Episodi4 (completa)
Film anime
Macross Plus
RegiaShōji Kawamori, Shinichiro Watanabe
Char. designMasayuki Yamaguchi
Mecha designShōji Kawamori
MusicheYōko Kanno
StudioStudio Nue, Triangle Staff, Bandai Visual
1ª edizione27 agosto 1995

Macross Plus (マクロスプラス Makurosu Purasu?) è un OAV anime consistente di quattro episodi, pubblicati dal 1994 al 1995 e di un film di montaggio, proiettato nei cinema giapponesi nel 1995. La serie è il primo sequel di Macross, che prende piede nella linea narrativa originale del primo anime (Macross II venne rinnegato dall'autore Shōji Kawamori). Macross plus è una delle prime serie animate giapponesi a fare largo uso di computer graphic.

La serie è arrivata in Italia grazie alla Polygram Video che la pubblicò in quattro videocassette. In seguito la serie è stata raccolta in due DVD e pubblicata in un unico cofanetto ad opera della Panini Video. Il 4 dicembre 2013 la serie è stata nuovamente pubblicata da Dynit sia in DVD[1] sia in Blu-ray[2].

TramaModifica

Anno 2040 (28 anni dopo gli eventi narrati in The Super Dimension Fortress Macross) su un pianeta di tipo terrestre, chiamato Eden. Gli esseri umani e gli zentradi hanno iniziato a colonizzare la galassia e questa espansione ha portato allo sviluppo di tecnologie sempre più sofisticate. L'intelligenza artificiale di cui possono disporre i computer è ormai quasi in grado di sviluppare l'autocoscienza, e proprio grazie a queste innovazioni, è stata creata Sharon Apple, cantante "virtuale" di grande successo. Sharon Apple è perfetta, l'unica cosa che le manca è una propria personalità, che prende in prestito da colei che le presta anche la voce, Myung Fang Lone.

Il concerto di debutto di Sharon si tiene sul pianeta Eden (una delle colonie terrestri), dove nello stesso momento, i piloti e collaudatori di caccia Isamu Dyson e Guld Bowman si stanno sfidando per dimostrare la propria superiorità e quella del proprio mezzo (i Valkyrie YF-19 e YF-21) . In realtà un tempo, Isamu, Guld e Myung erano grandi amici, ma in seguito ad un incidente avvenuto sette anni prima, le strade dei tre giovani si separarono inesorabilmente. Quando Isamu e Guld vengono a sapere che Myung è tornata, fra i due si riaccende fortissima la rivalità, dato che entrambi erano innamorati della ragazza.

Quando una AI instabile ed in fase di sperimentazione viene installata in Sharon Apple, che a questo punto può fare a meno di Myung, la situazione precipita e la cantante cerca di prendere possesso dei sistemi della prima nave Macross.

EpisodiModifica

  1. A.D. 2040
  2. Brain Waves
  3. Investigation
  4. It's Time to End This

Versione cinematograficaModifica

La versione proiettata ai cinema (マクロスプラス MOVIE EDITION) consiste principalmente di materiale utilizzato nei quattro episodi dell'OAV, con l'aggiunta di circa venti minuti di animazione inedita. Fra le nuove scene è inclusa anche una sequenza di nudo di Lucy, tagliata dalla versione definitiva dell'OAV. Altre scene tagliate vedono Isamu e Lucy mostrati a letto insieme, ed una rappresentazione molto più violenta della morte di Guld. Anche la scena finale è differente, e vede Myung cantare "voices" dopo aver parlato con Isamu, che le confessa di aver vinto solo grazie a lei.

Personaggi e doppiatoriModifica

Colonna sonoraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Colonne sonore di Macross Plus.
Sigle di apertura
  1. "Voices" cantata da Akino Arai (ep. 1)
  2. "Idol Talk" by Akino Arai (ep. 2)
  3. "Pulse" cantata da Wu Yun Ta Na (ep 4)
Sigle di chiusura
  1. "After, in the Dark" cantata da Mai Yamane (eps 1-3)
  2. "Voices" cantata da Akino Arai (ep 4)

NoteModifica

  1. ^ Macross Plus in DVD, su dynit.it. URL consultato il 29 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2014).
  2. ^ Macross Plus in Blu-ray, su dynit.it. URL consultato il 29 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 15 luglio 2014).

Collegamenti esterniModifica