Marcantonio I Colonna

condottiero italiano
Marcantonio I Colonna
Ritratto di Marcantonio I Colonna.jpg
Ritratto in Armatura di Marcantonio I Colonna, con il collare dell’Ordine di San Michele, (opera di Scipione Pulzone)
Nascita3 settembre 1478
MorteMilano, 1522
Cause della morteUcciso da un Colpo di Colubrina
Luogo di sepolturaPaliano
EtniaItaliano
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servito
Forza armataEsercito Imperiale Spagnolo
Esercito dello Stato della Chiesa
Esercito della Serenissimi Repubblica di Venezia
Esercito Fiorentino
Esercito Reale Francese
Esercito del Sacro Romano Impero
ArmaFanteria, Artiglieria
SpecialitàCapitano di ventura
Anni di servizio14981522
Grado
Feritecolpito ad un braccio da un colpo di Archibugio
ComandantiGonzalo Fernández de Córdoba
Ercole Bentivoglio
GuerreGuerra d'Italia del 1499-1504
Guerra della Lega di Cambrai
CampagneGuerre d'Italia del XVI secolo
Campagna di Puglia
Battaglie
Decorazionicavaliere dell’Ordine di San Michele
Altre caricheGovernatore di Modena
Governatore Militare di Verona
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Marcantonio I Colonna (1478Milano, 1522) è stato un condottiero italiano.

BiografiaModifica

Prime Azioni al Servizio della SpagnaModifica

Nacque il 3 settembre 1478, dal Principe di Salerno Pierantonio Colonna e dalla nobildonna Bernardina Conti. Sin da giovane Marcantonio venne avviato alla Carriera Militare ove nelle sue prime azioni venne affiancato assieme allo zio Prospero Colonna, il quale si distinse in alcuni scontri contro gli Orsini. Nel 1502 milita ufficialmente nelle file spagnole contro i francesi i in Puglia, sempre agli ordini di Gonzalo Fernández de Córdoba.

Nel 1503 Marcantonio si distinse nella celebre Battaglia di Ruvo, ove avvenne la completa disfatta delle truppe del Maresciallo Jacques de La Palice, e alle truppe francesi prigioniere furono requisiti più di mille cavalli, rafforzando così la propria cavalleria. Nello stesso anno Marcantonio prende parte alla Battaglia di Cerignola assieme a suo Zio e suo Cugino Fabrizio I Colonna, il quale prese parte anch’esso ai precedenti scontro a Ruvo, e durante gli scontri assieme al fratello Marcello salva la vita a Pompeo Colonna che sta per essere ucciso da alcuni spagnoli. Alla fine degli scontri il trionfo spagnolo fu completo, nonostante la brevissima durata della battaglia, circa mezz’ora, e ciò sgretolo il tentativo dei francesi di dominare il sud Italia. Nel dicembre 1503 Marcantonio I Colonna, assieme ai suoi famigliari, prende parte alla Battaglia del Garigliano. Insieme al gran capitano Gonzalo Fernández de Córdoba, dopo violenti scontri riuscirono a sbaragliare le truppe francesi comandate dal Marchese Ludovico II del Vasto. La ritirata francese fu coperta per circa mezz’ora dal celebre Pierre Terrail de Bayard.

al Servizio dei Fiorentini contro i PisaniModifica

Nel 1505 Marcantonio I Colonna decise di passare a servizio della Repubblica di Firenze, agli ordini del condottiero italiano, Ercole Bentivoglio, contro i pisani nella battaglia in cui a Campiglia Marittima fu sconfitto Bartolomeo d'Alviano. Nel gennaio del 1505 si mette anche al servizio dello Stato Pontificio, militando assieme al cugino Fabrizio I Colonna allo scopo di difendere Rieti dalle scorrerie di Bartolomeo d'Alviano diretto in toscana. Successivamente viene richiamato dai fiorentini che gli offrono una provvigione annua di 800 ducati. Marcantonio accetta di ritornare, per cui gli viene affidata una guarnigione rinforzata con mille fanti spagnoli comandati da Nino di Ocampo di stanza a Piombino. E alla fine del Maggio 1505 viene trasferito a Lari, ove in seguito si distinse in alcune azioni a Bibbona. Qui, assieme ad alcuni suoi uomini si lascia andare al saccheggio, atti per i quali intervenne il Commissario locale Berto Carnesecchi. Il commissario decise di porre fine alle sue scorrerie, dopo di che Marcantonio venne mandato alla Guardia di Campiglia Marittima. Dato che venne a conoscenza dell'avanzata del condottiero italiano, Bartolomeo d'Alviano, gli invia contro venticinque uomini d’arme, trenta cavalli leggeri ed altrettanti fanti con i quali obbliga gli avversari ad arretrare. In seguito alla comanda, una compagnia di sessanta uomini, sempre agli ordini di Ercole Bentivoglio e di Antonio Giacomini, Bartolomeo d'Alviano viene messo in fuga. Nel settembre 1505 contrasta, assieme al, Bentivoglio i pisani. Durante gli scontri il Bentivoglio al comando terza schiera da l'ordine di aprire il fuoco contro nel mura della città, creando così una breccia di quarantacinque metri. Nel 1506 nel corso di una scorreria, condotta con Paolo da Parrano al Monte di San Giuliano, cattura tredici pisani e tre ambasciatori lucchesi, mentre e nell’agosto dello stesso anno si ritrova al campo Cascina al comando di una compagnia di cento uomini d’arme. Durante de scorrerie gli giunge un messaggio del pontefice Papa Giulio II diretti ai fiorentini, in cui chiede di poterlo utilizzare durante gli scontri a Bologna contro la famiglia dei Bentivoglio. Nell'ottobre 1506 venne inviato dai fiorentini in soccorso del Pontefice Papa Giulio II contro Giovanni II Bentivoglio, collegandosi successivamente nei dintorni di Imola con l’esercito pontificio, puntando poi su Budrio. La vittoria segue in pochi giorni. A fine mese viene già segnalato a Piancaldoli, l'attuale Fiurenzuola, nel fiorentino, mentre a novembre è a Bologna al fianco del Pontefice Papa Giulio II, e al duca Guidobaldo da Montefeltro, ed anche con Giampaolo Baglioni e il marchese Francesco II Gonzaga. Nel 1508 con le sue scorrerie si spinge sin sotto le mura della città di Pisa impadronendosi di 148 capi di bestiame bovino, prelevando tutta l'uva del territorio circostante, trasportandola tra Cascina e Ripafratta, dopo averla fatta caricare su alcuni carri. I pisani restano inerti di fronte alla sua azione. Successivamente tenta di mettersi in contatto con i veneziani per avere una condotta di duecento cavalieri leggeri e mille fanti, ma le trattative non hanno successo. Prende poi parte all’Assedio di Pisa, ove, durante i violenti scontri, invita i pisani alla resa. Assieme a Ludovico Orsini organizza un trattato mediante il quale dodici fanti fiorentini fingono di disertare nel campo nemico, ma vengono scopertiː sei li loro vengono impiccati, mentre gli altri riescono a fuggire; infine i fiorentini riescono a entrare nella città di Pisa. Nel 1509 Marcantonio non accetta le proposte dei veneziani per una condotta di 150 uomini d’arme e una provvigione annua di 12 000 ducati. In seguito, nel 1510, durante i festeggiamenti del carnevale a Roma, Marcantonio venne ricontattato dai veneziani tramite l’ambasciatore Girolamo Donatoː per accettare la sua proposta chiede di avere la carica di Bartolomeo d'Alviano, nonché una condotta di duecento uomini d’arme e uno stipendio di 50 000 ducati l’anno, contro un’offerta di 150 uomini d’arme ed uno stipendio annuo di 15 000 ducati. Ma Marcantonio decide di non accettare la proposta dell’Ambasciatore, e alla fine del febbraio 1509 si distingue con lo Zio a Nettuno e a Fondi. Nel frattempo continuano ad arrivare le insistenti richieste della Repubblica di Venezia per metterlo al loro servizio, ma nel maggio dello stesso anno Marcantonio Colonna rifiuta la proposta, mettendosi poi al servizio dello Stato Pontificio. Durante il suo viaggio verso Roma assieme ai suoi uomini si uniscono anche i nobili Ottavio Fregoso e Niccolò Doria.

la militanza presso i PontificiModifica

Una volta al Servizio Pontifico Marcantonio ricevette immediatamente l’ordine di imbarcarsi a Lucca nella flotta veneziana capitanata da Girolamo Contarini con 100 uomini d’arme, 100 cavalli leggeri e 500 fanti. Con Ottavio Fregoso ha il comando dell’attacco contro Genova. Ai loro ordini vi sono complessivamente 100 uomini d’arme, 150 cavalli leggeri e 1000 fanti, dei quali una parte è costituita da venturieri. In seguito Marcantonio sbarca a Chiavari con 700 fanti. In poco tempo conquista La Spezia con il castello, attraversa tutta la riviera di Levante con l’aiuto degli Adorno, avviandosi verso la Val di Bisagno con la speranza di un qualche movimento all’interno di Genova ad opera dei partigiani dei Fregoso e degli Adorno. Gli vengono consegnati lo stendardo ed il bastone di capitano generale. Legato pontificio è il governatore di Roma Lorenzo Fieschi. Successivamente Marcantonio viene costretto a ritirarsi a Rapallo. Cerca inutilmente di impadronirsi di Portofino, per poi imbarcarsi su delle galee veneziane per fuggire all’avvicinarsi della flotta francese. Fugge per mare con il nobile Giovanni Vitelli e 120/130 cavalli: le altre cavalcature vengono vendute a prezzi stracciati o regalate ai fanti per facilitare la loro fuga. Sbarca a Populonia ed alla foce del Pecora, nonostante l’opposizione dei fiorentini. Dal senese si sposta nel perugino per giungere a Viterbo, dove s’incontra con il Pontefice Papa Giulio II. Il Papa gli ordina di dirigersi in Romagna con 4 000 fanti, assieme allo stesso Giovanni Vitelli. Poi si spostano verso Modena per sedare la ribellione contro il Duca Alfonso I d'Este. Durante la sua permanenza nella città, Marcantonio viene raggiunto dal Duca Francesco Maria I Della Rovere e dal condottiero italiano, Giampaolo Baglioni, il quale si trovava a Modena per dargli sostegno. Ma l’inferiorità dell'esercito pontificio in termini di fanteria e le discordie tra Duca Francesco Maria I Della Rovere ed il cardinale legato Francesco Alidosi, inducono i vari capitani ad accontentarsi di sole scorrerie e scaramucce con i francesi dello Chaumont e le milizie dei Bentivoglio. Nell'ottobre 1509, Marcantonio Colonna Conquista Sassuolo e Rubiera, ma a novembre si ammala. Successivamente tiene un consiglio di guerra a Modena con il provveditore generale veneziano Paolo Capello; tuttavia i pontifici riuscirono a scacciare gli imperiali dalla città di Modena. Marcantonio Colonna quindi decide di mettersi al servizio dei veneziani, ma le sue richieste vengono respinte per via della giovane età. Nel 1510 Marcantonio Colonna, assieme al cugino Fabrizio I Colonna, si apprestano a prendere parte alla spedizione a Mirandola, sotto il comando del condottiero italiano, Francesco Maria I Della Rovere e dello stesso Pontefice Papa Giulio II, contro i francesi, comandati di Alessandro Trivulzio. Marcantonio in quel momento è al comando dell’Artiglieria Pontificiaː durante gli scontri viene visto partecipare lo stesso pontefice. Marcantonio riesce a patteggare con i difensori della città per impedirne il saccheggio. Durante gli scontri lo stesso Pontefice sostituisce temporaneamente il nipote Francesco Maria I Della Rovere con il cugino di marcantonio, fabrizio, in quanto considerato incapace nel dirigere le operazioni militari. Marcantonio ha un litigio con il condottiero Chiappino Vitelli perché quest’ultimo ha bastonato un suo uomo. A fine mese si incontra a Modena con il vicario imperiale Vitfurst, il quale cinge la città con ripari e bastioni, mentre a febbraio è alla difesa di Modena con 1 500 fanti. Rimane nella città fino al momento in cui il pontefice rinuncia al suo possesso per consegnarla all’imperatore Massimiliano I d'Asburgo. Al suo rientro a Modena Marcantonio viene preso a sassate. E per quanto riguarda la grave situazione nella città decide di lasciarla per recarsi a Ravenna per far pressioni sul pontefice affinché possa impedire l’attraversamento dei francesi del Secchia, ma non viene ascoltato e di conseguenza si fortifica a Bondeno con 4 000 fanti ove in seguito viene attaccato da Gian Giacomo Trivulzio. Nel giugno è inviato dal pontefice nel Ducato di Urbino, ove raccoglie alcuni fanti per dirigersi a Fano dal Duca Francesco Maria I Della Rovere per sedarvi alcuni disordini. Nel 1512 assieme al Cugino Fabrizio I Colonna, prendono parte alla difesa di Ravenna contro il comandante delle truppe francesi Gaston de Foix-Nemours, ove si rivelerà in maggior trionfo dei francesi ed una completa disfatta per i Pontifici, e Marcantonio Colonna è costretto alla fuga e riesce ad evitare un’imboscata che gli era stata preparata, e la pace viene intavolata dal rappresentante del pontefice, il cardinal Federico Sanseverino; e successivamente la città di Ravenna viene messa a ferro e fuoco da francesi, e lo stesso Marcantonio è costretto ad assistere impotente ai violenti saccheggi; e a giugno è insignito della signoria di Montefortino dal pontefice Papa Giulio II il quale lo favorisce sopra tutti gli altri comandanti dell’esercito pontifico, tanto da dargli il comando della guardia stessa, e a luglio assieme al Cugino scorta sino a Roma il Duca Alfonso I d'Este he si è recato nella città con un salvacondotto per discutere la pace con il pontefice e che non vuole più riconoscere; e per questo nel mese di ottobre il pontefice manda il suo comandante prediletto Marcantonio Colonna a Ravenna per contrastare gli estensi. Nel 1513 alla morte del pontefice Papa Giulio II, marcantonio è inviato dal collegio cardinalizio assieme a Troilo Savelli alla difesa di Bologna con trecentocinquanta fanti, per impedire il ritorno dei Bentivoglio. E nel mese di aprile viene mandato dal nuovo pontefice Papa Leone X a Parma e a Piacenza con una compagnia di quattrocento fanti in aiuto agli spagnoli in guerra con i francesi e i veneziani. Grazie a questo il nuovo pontefice gli rinnova la carica di comandante della guardia pontificia che deteneva sotto il suo predecessore. Nel 1515 raggiunge Finale Emilia con ottanta lanceri, come richiestogli dal Vicerè di Napoli Raimondo de Cardona, Marcantonio si dirige verso Verona attraversando il Po’ giungendo anche all’isola di Sacchetta ove si presuppose fosse stato ospitato nel Pittoresco Castello di proprietà della nobile famiglia mantovana dei Cavriani che deteneva la signoria sull’isola. Una volta giunto a Verona entra nella città con cento uomini d’arme e sessanta cavalli leggeri; ne rafforza la guarnigione composta di 1 800 fanti spagnoli, di 4 000 fanti tedeschi e di 500 mercenari svizzeri; inoltre è affiancato nel governo della città anche dal comandante Georg von Frundsberg. Nel 1516 seda a stento un ammutinamento di soldati tedeschi causato dal ritardo delle paghe; il denaro per consegnare un acconto sulle quattro paghe scadute è fornito da alcuni cittadini; in quel frangente Marcantonio esce dalla città per compiere una piccola sortita contro una scorreria dei veneziani in Valpolicella che ha fruttato un grande bottino in termini di bestiame razziato e di prigionieri, ma nei mesi successivi dovette contrastare in veneziani nel trentino; inoltre ricevete molti aiuti militari anche da parte di molti personaggi legati all’impero tra cui Giorgio da Liechtenstein e Giacomo di Hohenzollern. Nel dicembre del 1517 si trova a Innsbruck ospite dell’imperatore Massimiliano I d'Asburgo, ma per via dei suoi pessimi rapporti con l’imperatore decide di passare al servizio francese.

Al Servizio FranceseModifica

Nel 1517 Marcantonio Colonna si reca a Parigi per mettersi al soldo del re Francesco I di Francia, ove gli vennero concessi una provvigione annua di 8 000 franchi, il collare dell'Ordine di San Michele e il grado di capitano dell’esercito francese in caso di guerra. Successivamente ritorna a Roma e assieme allo zio Prospero Colonna, protesta con il pontefice Papa Leone X per l’uccisione di alcuni partigiani Colonnesi avvenuta ad Anagni. Nel 1519 si offre di radunare 10 000 fanti per conto dei francesi allorché il Ducato di Milano viene minacciato dagli svizzeri. Nel luglio 1519 viee convocato dal re Francesco I di Francia ma si ferma a Milano con Odet de Foix, ma settembre mi ammala di peste. Successivamente nel mese di dicembre 1519 viene mandato presso il marchese Federico II di Mantova e il duca Alfonso I d'Este il quale cercò di convincerli ad allearsi ai francesi, ma senza successo. Nel ritornare nel Ducato di Milano, Odet de Foix gli consegna 6 pezzi di artiglieria, 2 cannoni, 2 falconetti, 2 sagri, e 1 000 corsaletti da utilizzare alla difesa dei suoi possedimenti. Nel 1521 Marcantonio Colonna si reca a Roma con un suo cugino, il cardinal Pompeo Colonna per protestare contro il pontefice Papa Leone X perché quest’ultimo voleva alloggiare i propri mercenari svizzeri vicino alle loro terre. In seguito viene contattato dai pontifici per mettersi al loro soldo, in seguito alle dimissioni di Renzo degli Anguillara, ma Marcantonio decide di non accetta l’offerta per rimanere al soldo dei francesi. Nel 1522 prende parte alla difesa di Milano contro le armate spagnole comandate da suo zio Prospero Colonna. Marcantonio Colonna muore colpito da un colpo di colubrina mentre stava predisponendo una cavalleria per tirare con l’artiglieria su due ripari degli imperiali. Alla sua morte le quattro figlie non ereditarono i suoi beni, poiché egli il 7 dicembre 1508 aveva stipulato un accordo con lo zio Prospero, secondo il quale le loro proprietà dovevano essere trasmesse soltanto alla linea maschile.

Matrimonio e FigliModifica

Marcantonio I Colonna nel 1506, su richiesta del pontefice, per favorire la riappacificazione delle famiglie Colonna e Orsini, prende in sposa la nipote, Lucrezia Gara Della Rovere che gli portò in dote 10 000 ducati, mentre lo zio, Papa Giulio II, gli dona una catena d’oro. Ma in quel momento Marcantonio venne rappresentato dallo zio Prospero Colonna. Nel 1507 giunse finalmente a Roma per conoscere la promessa sposa. La cerimonia avvenne il 4 gennaio 1508 con la partecipazione dei più importanti personaggi presenti nell'Urbe. La sposa, vestita di raso e di broccato, avanzò fra l'ambasciatore francese e quello spagnolo, dove vennero recitate due commedie. Un epitalamio in onore degli sposi fu composto da Evangelista Maddaleni de' Capodiferro e letto alla presenza dei cardinali Giovanni Colonna e Galeotto Franciotti. Lo stesso Pontefice Papa Giulio II concesse agli sposi una palazzina dietro il Palazzo della Rovere, ove in seguito fu acquistata dalla famiglia di Marcantonio, che nei secoli venne più volte ampliato costituendo così il nucleo di Palazzo Colonna. La coppie ebbe le seguenti quattro figlie:

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine di San Michele

Voci correlateModifica

BibliografiaModifica

  • Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia. Colonna di Roma, Roma, 1836.ISBN inesistente.

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