Marco Giunio Silano Torquato (console 19)

Marco Giunio Silano Torquato
Console dell'Impero romano
Nome originaleMarcus Iunius Silanus Torquatus
Nascita15 a.C. circa
Mortedopo il 35
ConsorteEmilia Lepida
FigliMarco Giunio Silano; Decimo Giunio Silano Torquato; Lucio Giunio Silano; Giunia Lepida; Giunia Calvina
GensIunia Silana
PadreMarco Giunio Silano
MadreDomizia Calvina
Consolato19 (ordinario)
ProconsolatoAfrica, 29-35

Marco Giunio Silano Torquato (in latino: Marcus Iunius Silanus Torquatus; 15 a.C. circa – dopo il 35) è stato un magistrato romano, console dell'Impero romano e affiliato alla dinastia giulio-claudia.

BiografiaModifica

Origini familiariModifica

Rampollo di un'antica famiglia della gens Iunia, salita alla ribalta nella seconda metà del II secolo a.C. e nuovamente in epoca augustea[1], Silano vantava un'ascendenza di primaria importanza nel panorama politico romano[2], assumendo anche il cognomen Torquato[3]. Egli, nato attorno al 15 a.C.[4], infatti era figlio di Marco Giunio Silano[5][6], a sua volta figlio dell'illustre Marco Giunio Silano, console nel 25 a.C. e partigiano in successione di Lepido, Antonio e Ottaviano in epoca triumvirale, e di Crispina, probabilmente legata alla declinante gens Quinctia[4]. Sua madre era invece verosimilmente Domizia Calvina, figlia di Lucio Calpurnio Bibulo e nipote, da parte di madre, del grande Gneo Domizio Calvino, console per due volte nel 53 e nel 40 a.C.[7] Il padre non sembra aver ricoperto incarichi importanti, nonostante la sua genealogia e i suoi legami matrimoniali[4].

Carriera politicaModifica

Silano risulta particolarmente importante negli annali dell'epoca augustea e tiberiana, nonostante la scarsità di menzioni nella storiografia imperiale[8], per la sua vicinanza alla casa imperiale. La sua ascendenza importante, infatti, lo promosse agli occhi di Augusto, che decise, attorno al 12-13[9], di dargli in moglie la propria bisnipote, Emilia Lepida, figlia di Lucio Emilio Paolo, console nell'1, e Giulia minore, nipote del princeps, allontanati dalla corte nell'8, la quale era stata promessa al futuro imperatore Claudio prima della disgrazia dei genitori[10][11][12].

La vicinanza alla famiglia imperiale, ma anche il carattere mite e riservato[4], permisero a Silano di conservare il favore imperiale anche sotto Tiberio, che lo promosse al consolato: Silano poté mantenere la carica per l'intero anno 19[5][13][14][15], cosa alquanto rara in un periodo in cui stava divenendo sempre più abituale fare uso di suffetti[16]. Suoi colleghi al consolato furono Lucio Norbano Balbo[5] e, da luglio, Publio Petronio[13]. Se con Balbo Silano aveva aperto i lavori contro i senatori e i cavalieri che sminuivano la maiestas del senato partecipando come attori a teatro o come contendenti nei giochi gladiatorii, introducendo il senatusconsultum di Larino[17], con Petronio Silano dovette fare i conti con la notizia della morte di Germanico, proclamando un iustitium il 10 dicembre e un primo senatusconsultum sugli onori da tributare al defunto poco dopo il 16 dicembre[18], mentre i preparativi per l'emanazione della lex de honoribus Germanici Caesaris furono affidati ai consoli designati per l'anno successivo[19].

Il secondo e ultimo incarico noto di Silano è il proconsolato d'Africa[6][20], sulla datazione del quale vi sono informazioni contrastanti: Tacito, infatti, afferma che sotto il suo proconsolato Caligola, nel 39, sottrasse al controllo del proconsole senatorio la legione di stanza nella provincia per porla sotto il comando di un suo legatus[21], mentre Cassio Dione riporta la notizia sotto il proconsolato di Lucio Calpurnio Pisone[22]; inoltre una dedica tiburtina al praefectus fabrum Gaio Menio Basso afferma inequivocabilmente la durata sessennale del proconsolato di Silano[6]. Considerando la presenza certa di Gaio Rubellio Blando in Africa nel 35/36[23], è chiaro come la notizia tacitiana sia errata, da scartare a favore della testimonianza di Dione, il quale attesta anche la norma tiberiana di proconsolati sessennali per Africa e Asia negli ultimi anni del principato[24]: Silano fu proconsole d'Africa dal 29 al 35, parallelamente alla datazione del proconsolato d'Asia del suo ex-collega console Publio Petronio[25][26].

Dopo il proconsolato, Silano scompare dalla storia: Ronald Syme presenta l'ipotesi, per sua stessa ammissione non dimostrabile[4][27], che l'assenza di Silano dalla commissione creata alla fine del 36 per valutare i danni del grande incendio sull'Aventino e nel Circo Massimo, che comprendeva tutti i progeneri del princeps, possa implicare una sua morte nell'ultimo anno del suo proconsolato, ma è più plausibile in ogni caso pensare ad un decesso avvenuto tra il principato di Caligola e i primi anni di quello di Claudio[28].

Famiglia e discendenzaModifica

Il matrimonio tra Silano e Lepida fu prolifico: la coppia ebbe cinque figli[2], che però, per la loro vicinanza alla famiglia imperiale, si ritrovarono coinvolti nei problemi dinastici giulio-claudi[4].

Il primo figlio, nato sicuramente nel 14[11], fu Marco Giunio Silano, console ordinario nel 46 e avvelenato nel novembre-dicembre 54 (prima novo principatu mors, scrive Tacito) da Agrippina minore all'insaputa del figlio per timore che potesse vendicare il fratello Lucio e diventare un rivale per Nerone, nonostante la sua placidità che aveva portato Caligola a chiamarlo pecus aurea[29][11]: egli ebbe a sua volta un figlio, Lucio Giunio Silano Torquato[30], esiliato e ucciso nel 65[31]. Il secondo figlio fu Decimo Giunio Silano Torquato, nato attorno al 21[32], console ordinario nel 53 e costretto al suicidio nel 64 per il lignaggio da lui vantato, la sua generosità e la sua arroganza nel predisporre segretari a guisa dei liberti imperiali[33]. Terzo figlio, ultimo maschio, fu Lucio Giunio Silano, nato nel 25[34]: promesso sposo già nel 41 di Ottavia[35], figlia di Claudio, che lo volle come comes durante la campagna britannica[36] e lo onorò con gli ornamenta triumphalia nel 44 a soli 18 anni[34][37], fu inizialmente molto stimato dal princeps, ricevendo anche l'opportunità, indice dello status di erede al trono, di accedere alle cariche con cinque anni di anticipo[38], ma cadde poi in disgrazia[39] dopo essere stato accusato di incesto con la sorella Giunia Calvina[40], al che si dimise dalla pretura il 29 dicembre 48[40][41] e si uccise il 1 gennaio 49, nel giorno delle nozze tra Claudio e Agrippina minore[41][42][43], lasciando Ottavia libera per essere data in sposa a Nerone[44].

Silano e Lepida ebbero anche due figlie, nate verosimilmente tra 15 e 28[45]. Giunia Lepida, attestata ad Atene sotto Claudio come sacerdotessa di Atena Poliade[3], andò in sposa a Lucio Cassio Longino, console suffetto nel 30, ed educò nella propria casa il nipote Lucio Giunio Silano Torquato[30]: accusata di incesto con questi e di stregoneria, anche a lei e al marito fu comminato l'esilio nel 65[30]. La sorella Giunia Calvina, ragazza assai gioviale[43] ma anche molto bella e diretta[40] (tanto da essere chiamata da tutti Venere[43]), fu moglie di Lucio Vitellio, console suffetto nel 48, poi ripudiata quando Agrippina minore, con l'aiuto di Lucio Vitellio, censore padre del marito di Giunia, orchestrò un'accusa di incesto tra lei e il fratello Lucio[40]: Giunia fu così esiliata nel 49[42], per poi essere richiamata in patria da Nerone nel 59[46], sopravvivendo ancora nel 79, quando le porte del Mausoleo di Augusto si spalancarono improvvisamente e Vespasiano ricollegò il presagio di morte non tanto a sé, quanto a Calvina[47].

NoteModifica

  1. ^ Syme 1986, pp. 188-199.
  2. ^ a b PIR, stemma degli Iunii Silani a p. 351.
  3. ^ a b IG II2 4242.
  4. ^ a b c d e f Syme 1986, pp. 190-191.
  5. ^ a b c Fasti scrib. quaest. (CIL VI, 32270); CIL VI, 1437.
  6. ^ a b c CIL XIV, 3665.
  7. ^ CIL VI, 9523; CIL VI, 5876; CIL VI, 16988; cfr. Ronald Syme, Roman Papers, VI, ed. by Anthony R. Birley, Oxford, Clarendon Press, 1991, p. 201.
  8. ^ Ronald Syme, Roman Papers, III, ed. by Anthony R. Birley, Oxford, Clarendon Press, 1984, pp. 1361-1362.
  9. ^ PIR, I 839.
  10. ^ Svetonio, Claudio, XXVI, 1.
  11. ^ a b c Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, VII, 58.
  12. ^ CIL VI, 27034; CIL X, 8041,021.
  13. ^ a b Fasti Ostienses (Vidman, frgm. Cd s., p. 41).
  14. ^ Fasti Lunenses (CIL XI, 1356); AE 1947, 3.
  15. ^ Cassio Dione, Storia Romana, indice al libro LVII e LVII, 18, 3.
  16. ^ Cfr. Attilio Degrassi, I fasti consolari dell'Impero romano, Roma, 1952, pp. 3-8.
  17. ^ AE 1978, 145.
  18. ^ AE 1984, 508 (Tabula Siarensis).
  19. ^ (IT) Augusto Fraschetti, La Tabula Hebana, la Tabula Siarensis e il iustitium per la morte di Germanico, in Mélanges de l'école française de Rome, vol. 100, n. 2, 1988, pp. 867-889.
  20. ^ CIL VIII, 14603.
  21. ^ Tacito, Historiae, IV, 48, 1.
  22. ^ Cassio Dione, Storia Romana, LIX, 20, 7.
  23. ^ IRT 330, 331, sub voce.
  24. ^ Cassio Dione, Storia Romana, LVIII, 23, 5.
  25. ^ Ronald Syme, Roman Papers, III, ed. by Anthony R. Birley, Oxford, Clarendon Press, 1984, pp. 1356-1357; Ursula Vogel-Weidemann, Die Statthalter von Africa und Asia in den Jahren 14-68 n. Chr., Bonn, Habelt, 1982, pp. 97-109.
  26. ^ Ronald Syme, Roman Papers, IV, ed. by Anthony R. Birley, Oxford, Clarendon Press, 1988, p. 348.
  27. ^ Ronald Syme, Roman Papers, III, ed. by Anthony R. Birley, Oxford, Clarendon Press, 1984, p. 1357;
  28. ^ L'iscrizione ateniese IG II2 4242 dedicata alla figlia Giunia Lepida, oltre a registrare il cognomen Torquato per Silano, sembra datarsi agli anni di Claudio, e sembra dopo la morte di Silano: cfr. PIR, I 839.
  29. ^ Tacito, Annales, XIII, 1.
  30. ^ a b c Tacito, Annales, XV, 52, 2.
  31. ^ Tacito, Annales, XVI, 8-9.
  32. ^ PIR, I 837.
  33. ^ Tacito, Annales, XV, 35; Cassio Dione, Storia Romana, LXII, 27, 2.
  34. ^ a b CIL XIV, 2500.
  35. ^ Cassio Dione, Storia Romana, LX, 5, 7 e 31, 7; Tacito, Annales, XII, 3, 2; Svetonio, Claudio, XXIV, 3, XXVII, 2 e XXIX, 1.
  36. ^ Cassio Dione, Storia Romana, LX, 21, 5.
  37. ^ Cassio Dione, Storia Romana, LX, 31, 7; Tacito, Annales, XII, 3, 2; Svetonio, Claudio, XXIV, 3.
  38. ^ Cassio Dione, Storia Romana, LX, 5, 8.
  39. ^ Cassio Dione, Storia Romana, LX, 31, 7.
  40. ^ a b c d Tacito, Annales, XII, 4.
  41. ^ a b Svetonio, Claudio, XXIX, 2.
  42. ^ a b Tacito, Annales, XII, 8, 1.
  43. ^ a b c Seneca, Apokolokyntosis, VIII, 2.
  44. ^ Tacito, Annales, XII, 9.
  45. ^ Syme 1986, p. 174.
  46. ^ Tacito, Annales, XIV, 12, 3.
  47. ^ Svetonio, Vespasiano, XXIV, 3.

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