Miklós Horthy

ammiraglio, dittatore e politico ungherese
Miklós Horthy de Nagybánya
Horthy Miklós portréja (Az Érdekes Ujság, 1918).jpg

Reggente del Regno d'Ungheria
(de facto Capo di Stato dell'Ungheria)
Durata mandato 1º marzo 1920 –
15 ottobre 1944
Monarca Carlo IV (de iure)
Vacante (de facto)
Capo del governo Károly Huszár
Sándor Simonyi-Semadam
Pál Teleki
István Bethlen
Gyula Károlyi
Gyula Gömbös
Kálmán Darányi
Béla Imrédy
Pál Teleki
Ferenc Keresztes-Fischer (ad interim)
László Bárdossy
F. Keresztes-Fischer (ad interim)
Miklós Kállay
Döme Sztójay
Géza Lakatos
Vice István Horthy
Predecessore Károly Huszár (ad interim)
Successore Ferenc Szálasi

Dati generali
Prefisso onorifico Altezza serenissima
Partito politico Indipendente
Università Reformed College of Debrecen
Professione Ammiraglio
Firma Firma di Miklós Horthy de Nagybánya
Miklós Horthy
Admiral Horthy, WW1 postcard.jpg
NascitaKenderes, 18 giugno 1868
MorteEstoril, 9 febbraio 1957 (88 anni)
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servitoAustria-Ungheria Austria-Ungheria
Forza armataAustria-Hungary-flag-1869-1914-naval-1786-1869-merchant.svg k.u.k. Kriegsmarine
Anni di servizio1882 - 1918
GradoViceammiraglio
GuerrePrima guerra mondiale
Comandante diAustria-Hungary-flag-1869-1914-naval-1786-1869-merchant.svg k.u.k. Kriegsmarine
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Miklós Horthy de Nagybánya (Kenderes, 18 giugno 1868Estoril, 9 febbraio 1957) è stato un ammiraglio e politico ungherese, Reggente d'Ungheria dal 1920 al 1944.

BiografiaModifica

Horthy nacque in una cittadina nell'attuale provincia di Jász-Nagykun-Szolnok da una famiglia calvinista della piccola nobiltà ungherese. Destinato fin dal principio a una carriera militare, fece ben presto una notevole carriera e dal 1909 al 1914 prestò servizio come aiutante dell'imperatore Francesco Giuseppe. Verso la fine della prima guerra mondiale raggiunse il grado di contrammiraglio e divenne infine l'ultimo comandante supremo della imperial-regia marina austro-ungarica.

In seguito al crollo dell'Impero austro-ungarico e alla formazione di un governo comunista da parte di Béla Kun, nel 1919 Horthy appoggiò il controgoverno anticomunista formatosi a Seghedino, di cui divenne ministro della guerra con lo scopo di opporsi al regime di Kun. Gli anticomunisti vinsero la guerra e Horthy alla testa delle truppe fece il suo ingresso a Budapest il 16 novembre 1919.

Il nuovo governo si affrettò a ristabilire, almeno formalmente, un regno, ma in assenza di un monarca: un ritorno degli Asburgo sul trono era politicamente irrealizzabile alla luce del nuovo assetto che le potenze dell'Intesa avevano dato ai paesi dell'Europa centrale e l'ostilità della popolazione ungherese nei confronti dell'antico casato. Per questa ragione l'assemblea nazionale ungherese proclamò il 1º marzo 1920 Horthy capo provvisorio dello Stato col titolo di Reggente (ungherese: kormányzó). Horthy accettò solo dopo essersi assicurato che i poteri dell'ufficio assumessero le prerogative generali possedute dal re, ad eccezione del diritto di nominare titoli nobiliari e del patronato della Chiesa.

La politica estera dell'era HorthyModifica

L'ammiraglio Horthy dovette innanzitutto accettare le dure condizioni del trattato di pace del Trianon (1920), per effetto del quale l'Ungheria perse due terzi della propria superficie territoriale e della propria popolazione d'anteguerra, assieme alla propria secolare condizione di Stato multietnico. Successivamente però si pose al vertice di una politica revisionista che, col motto "nem, nem, soha!" ("no, no, mai!"), mirava a riottenere i territori perduti e a ricostituire il regno di Santo Stefano fino alle proprie frontiere storiche.

Conscio della debolezza militare del proprio paese, ma anche dell'antipatia verso gli Asburgo diffusa in vaste fasce della popolazione, Horthy impedì nel 1921 due tentativi di fare ritorno in Ungheria dell'ex re Carlo d'Asburgo, nel secondo caso addirittura ricorrendo all'uso delle armi a Budaörs, presso le porte di Budapest (29 ottobre 1921). Horthy volle con ciò scongiurare un'aggressione militare da parte degli Stati della Piccola Intesa (Cecoslovacchia, Romania e Jugoslavia), alleanza militare che aveva per l'appunto tra i suoi obiettivi quello di ostacolare una restaurazione asburgica.

Di fronte all'eccessiva debolezza politico-militare dell'Ungheria per sostenere una politica revisionista, Horthy cercò di rompere l'isolamento magiaro avvicinandosi negli anni trenta all'Italia fascista e all'"austrofascismo" di Engelbert Dollfuss, politica che culminò con i Protocolli di Roma del 17 marzo 1934. Dell'avvicinamento all'Italia è testimonianza la visita di Stato del 1936, durante la quale Horthy, il 26 novembre, visitata Roma e il Palazzo del Quirinale e reso omaggio al Milite ignoto presso l'Altare della patria, presenziò a una rivista navale nel golfo di Napoli con Vittorio Emanuele III e Mussolini, a bordo dell'incrociatore Zara[1].

In seguito all'ascesa della Germania nazista, la maggiore potenza revisionista del continente, la politica ungherese iniziò a immaginare possibile una revisione dei trattati di pace con il sostegno di Berlino e Roma. Questo avvicinamento trovò i primi frutti con la conferenza di Monaco e con il susseguente primo arbitrato di Vienna del 2 novembre 1938, che attribuì all'Ungheria vaste porzioni della Slovacchia meridionale e della Transilvania romena abitate da magiari.

Durante la seconda guerra mondialeModifica

Dopo l'invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche, l'Ungheria continuava ad ambire ai territori dell'ex Terra di Santo Stefano; così nel 1940 aderì all'Asse e chiese ai suoi nuovi alleati, la cessione della regione rumena della Transilvania, cosa che avvenne col secondo arbitrato di Vienna, evitando così un possibile conflitto con la Romania. In cambio Hitler chiese a Horty ed al suo governo la collaborazione nelle campagne militari e in quelle razziali; in Ungheria l'antisemitismo era già ben radicato nella destra, così non ci fu nessuna esitazione, ad accettare le richieste di Berlino. Infatti Il governo ungherese aiutò attivamente la Germania, nella deportazione di centinaia di migliaia di ebrei nei campi di concentramento, a partire dal 1944 durante l'Olocausto.

Nel 1941 insieme alla Germania, Italia, Romania e Bulgaria, l'Ungheria invase la Jugoslavia, ottenendo la Bačka (Bácska), una parte della Vojvodina (dove si trovava una maggioranza relativa ungherese), così come le regioni del Prekmurje e Medjimurje, che erano invece abitate in prevalenza da sloveni e croati. La situazione si complicò, quando il Führer firmò un'alleanza con la Romania, per la successiva invasione dell'Unione Sovietica; il governo ungherese decise di dichiarare guerra alla Russia, nella paura che la Romania tramasse pretese, soprattutto territoriali. Al paese però l'Operazione Barbarossa costò molto, infatti la 2ª Armata venne completamente annientata, durante la battaglia di Stalingrado.

 
Il Reggente insieme al Führer, nel 1938

Vedendo la situazione, Horty e il governo iniziarono a cercare un possibile armistizio o pace con gli inglesi e americani, ma in risposta le truppe del Reich invasero il paese (Operazione Margarethe), istituendo uno Stato fantoccio, Governo di unità nazionale, imponendo Miklós Kállay, mettendo così agli arresti Horty. Anche per la seconda volta, ci fu un tentativo di passare da parte degli Alleati, con una nuova e successiva repressione tedesca (Operazione Panzerfaust). Verso la fine del 1944 e 1945 le truppe rumeno-sovietiche occuparono i Balcani, tra cui appunto l'Ungheria; con i successivi trattati di pace, la monarchia cadde, così che il reggente Horty fu mandato in esilio, abdicando.

L'esilioModifica

Liberato dopo il 1945 su pressioni degli Stati Uniti, fu risparmiato dalle accuse di crimini contro l'umanità e riparò in esilio in Portogallo. Negli ultimi suoi anni di vita difese sempre la propria politica estera revisionista e dichiarò di aver solamente agito per il bene della sua patria. Secondo quanto scrisse nelle sue memorie, fu turbato dal fallimento della rivoluzione ungherese del 1956. Nel suo testamento scrisse di non essere sepolto in Ungheria "fino a quando l'ultimo soldato russo non l'avesse lasciata". La sepoltura nella cittadina natale di Kenderes avvenne infatti solo nel 1993, due anni dopo che le truppe sovietiche avevano lasciato l'Ungheria, e fu oggetto di controversie[2].

Horthy ha avuto due figli, Miklós Horthy jr e István Horthy.

IncarichiModifica

 
Horthy de Nagybánya insieme a re Vittorio Emanuele III d'Italia, a Roma il 25 novembre 1936, in occasione di una parata militare in via dell'Impero (attuale via dei Fori Imperiali). In secondo piano, sulla destra, il Maresciallo d'Italia Badoglio.
  • 1896 Fregattenleutnant (fregatthadnagy - Sottotenente)
  • 1900 Linienschiffleutnant (sorhajóhadnagy - Tenente)
  • gennaio 1901 SMS Sperber (comandante)
  • 1902 SMS Kranich (comandante)
  • giugno 1908 SMS Taurus (comandante)
  • agosto 1908 SMS Kaiser Karl VI (GDO-Gesamtdetailoffizier-Primo ufficiale, temporaneo)
  • 1º gennaio 1909 Korvettenkapitän (korvettkapitány - capitano di corvetta comandante)
  • 1º novembre 1909 Aiutante di campo dell'imperatore
  • 1º novembre 1911 Fregattenkapitän (fregattkapitány - capitano di Fregata comandante)
  • dicembre 1912-marzo 1913 SMS Budapest (comandante)
  • 20 gennaio 1914 Linienschiffskapitän (sorhajókapitány - Capitano di Vascello comandante)
  • agosto 1914 SMS Habsburg (comandante)
  • dicembre 1914 SMS Novara (comandante)
  • 1º febbraio 1918 SMS Prinz Eugen (comandante)
  • 27 febbraio 1918 Konteradmiral (ellentengernagy - Contrammiraglio)
  • 27 febbraio 1918 Comandante in capo della flotta (ultimo comandante della Marina Militare Austrungarica)
  • 30 ottobre 1918 Vizeadmiral (altengernagy - Vice ammiraglio)

OnorificenzeModifica

Onorificenze austro-ungariche[3]Modifica

  Cavaliere di gran croce dell'ordine reale di Santo Stefano d'Ungheria
  Cavaliere di gran croce dell'ordine militare di Maria Teresa
  Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Corona ferrea
  Croce al merito militare di III classe con decorazione di guerra
  Medaglia d'oro al merito militare Signum Laudis
  Medaglia ai feriti di guerra
  Medaglia per il 50º anno di regno di Francesco Giuseppe
  Croce militare del giubileo
  Croce di Carlo per la truppa
  Croce d'onore del 1912/1913
  Croce d'onore per 25 anni di anzianità di servizio militare
  Viceammiraglio dell'Imperiale e regia Marina

Onorificenze ungheresi[3]Modifica

  Gran Maestro dell'Ordine al merito del Regno d'Ungheria
  Gran Maestro dell'Ordine reale di Santo Stefano d'Ungheria
  Gran Maestro dell'Ordine militare di Maria Teresa
  Medaglia commemorativa della Grande Guerra
  Stella della Croce Rossa Ungherese
  Medaglia d'oro della corona ungherese con corona e spade (classe militare)
  Medaglia di bronzo della corona ungherese con corona (classe militare)
  Cavaliere dell'Ordine di Vitéz

Onorificenze straniere[4]Modifica

  Cavaliere di Gran Croce Onorario del Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM)
— 1927
  Cavaliere dell'Ordine di San Michele (Casa di Borbone - Francia)
  Cavaliere di Gran croce dell'Ordine al merito (Cile)
  Commendatore di gran croce dell'ordine delle Tre stelle (Lettonia)
  Croce della libertà per il servizio civile di I classe (Estonia)
  Cavaliere di I classe dell'ordine della Stella bianca (Estonia)
  Cavaliere di I classe dell'Ordine della Croce dell'aquila (Estonia)
  Cavaliere di I classe dell'Ordine della Croce rossa estone (Estonia)
  Commendatore di gran croce dell'ordine della Rosa bianca (Finlandia)
  Cavaliere di II classe dell'Ordine al merito di San Michele (Regno di Baviera)
— 25 settembre 1913
  Commendatore dell'Ordine di San Giovanni del baliaggio di Brandeburgo (Impero Tedesco)
— 18 settembre 1918
  Cavaliere di gran croce dell'ordine dell'Aquila rossa (Impero tedesco)
  Croce di ferro di I classe (Impero tedesco)
  Croce di ferro di II classe (Impero tedesco)
  Cavaliere di gran croce dell'Ordine dell'Aquila tedesca (Germania nazista)
  Cavaliere di Gran Croce della Croce Rossa Tedesca (Germania nazista)
  Croce di cavaliere dell'Ordine della Croce di ferro (Germania nazista)
  Croce d'onore della guerra mondiale (Germania nazista)
  Stella di Gallipoli (Impero ottomano)
  Gran cordone dell'Ordine del Crisantemo (Giappone)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Besa (Regno d'Albania)
  Grande stella dell'Ordine al merito austriaco (Austria)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi)
— 1937
  Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)
— 1934
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
  Cavaliere di gran croce dell'Ordine reale norvegese di Sant'Olav (Norvegia)
  Cavaliere dell'ordine dell'Elefante (Danimarca)
— 16 febbraio 1940
  Cavaliere dell'ordine dei Serafini (Svezia)
— 27 gennaio 1940
  Cavaliere dell'ordine dell'Aquila bianca (Polonia)
— 1929
  Collare dell'ordine di Mohammed Ali (Regno d'Egitto)
  Cavaliere di gran croce dell'Ordine del principe Danilo I (Regno del Montenegro)
  Cavaliere di gran croce dell'ordine dei Santi Cirillo e Metodio (Regno di Bulgaria)
  Cavaliere di gran croce dell'ordine della Stella dei Karađorđević (Regno di Jugoslavia)
  Cavaliere di Gran croce dell'ordine della Corona del re Zvonimiro (Regno di Croazia)
  Cavaliere dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia)
— 1930
  Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia)
— 1930
  Cavaliere di gran croce dell'ordine della Corona d'Italia (Regno d'Italia)
— 1930
  Collare dell'ordine di Carlo III (Spagna)
— 2 giugno 1942[5]
  Cavaliere dell'ordine dello Speron d'oro (Santa Sede)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (Santa Sede)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Elefante Bianco (Thailandia)

NoteModifica

  1. ^ Napoli - Grande rivista navale presente il reggente d'Ungheria, Istituto Luce.
  2. ^ Perlez, Jane, "Reburial is Both a Ceremony and a Test for Today's Hungary," New York Times, 5 September 1993.
  3. ^ a b Honours of Miklós Horthy, su vitezirend.co.hu.
  4. ^ http://www.vitezirend.co.hu/Tradition/horthy_kituntetesei_2%20oldal.htm, su vitezirend.co.hu.
  5. ^ Bollettino Ufficiale di Stato, su boe.es.

BibliografiaModifica

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