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Milite Ignoto (Italia)

Militare italiano
Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, fra i Corazzieri e la guardia d'onore, rende omaggio al Milite Ignoto (4 novembre 2016)

Il Milite Ignoto (lat. Ignoto Militi, com'è riportato sul suo sacello) è un militare italiano morto nella prima guerra mondiale, la cui identità resta sconosciuta a causa delle gravi ferite che hanno reso irriconoscibile il corpo, sepolto a Roma sotto la statua della dea Roma all'Altare della Patria al Vittoriano. Questo è il lato della pietra sepolcrale che è visibile all'esterno dell'edificio: l'altro lato, quello che dà verso gli ambienti interni del Vittoriano, è visibile in una cripta.

La tomba del Milite Ignoto è un sacello simbolico che rappresenta tutti i caduti e i dispersi in guerra italiani. Essa è scenario di cerimonie ufficiali che si svolgono annualmente in occasione dell'Anniversario della liberazione d'Italia (25 aprile), della Festa della Repubblica Italiana (2 giugno) e della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate (4 novembre), durante le quali il Presidente della Repubblica Italiana e le massime cariche dello Stato rendono omaggio al sacello del Milite Ignoto con la deposizione di una corona d'alloro in ricordo ai caduti e ai dispersi italiani nelle guerre[1].

Il motivo del suo spiccato simbolismo risiede nella transizione metaforica dalla figura del soldato, a quella del popolo e infine a quella della nazione: questo passaggio tra concetti sempre più ampi e generici è dovuto ai tratti indistinti della non identificazione del soldato[2]. La cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto, che avvenne il 4 novembre 1921, è stata la più importante e partecipata manifestazione patriottica dell'Italia unita[3], dato che vi partecipò un milione di persone[4].

Indice

StoriaModifica

Le premesseModifica

 
L'Altare della Patria al Vittoriano, con la guardia d'onore del Milite Ignoto sovrastata dalla statua della dea Roma. Più in alto si riconosce la parte inferiore della statua equestre di Vittorio Emanuele II

Il 24 agosto 1920 il colonnello Giulio Douhet[5], sulla scorta di analoghe iniziative già attuate in Francia e in altri Paesi coinvolti nella prima guerra mondiale, propose per primo in Italia di onorare i caduti italiani con la creazione di un monumento al Milite Ignoto a Roma[6].

Il motivo di questa proposta va ricercata nella disfatta di Caporetto (24 ottobre - 12 novembre 1917), scontro armato combattuto durante la prima guerra mondiale tra il Regio Esercito italiano e le forze austro-ungariche e tedesche che rappresenta la più grave sconfitta nella storia dell'esercito italiano[7], dopo la quale Luigi Cadorna, comandante supremo del Regio Esercito, emise un comunicato che addossava la colpa della sconfitta militare alla viltà dei soldati italiani[8].

 
Mappa con indicate le fasi della disfatta di Caporetto (24 ottobre - 12 novembre 1917)

Giulio Douhet, in difesa dei soldati e in polemica con Cadorna, a cui rimproverava alcuni errori strategici e la cocciutaggine nel perseguire obiettivi militari difficilmente raggiungibili, dichiarò, dalle colonne del giornale Il Dovere, testata di riferimento dell'associazione Unione nazionale ufficiali e soldati da lui fondata, la seguente proposta, che è datata 24 agosto 1920[9]:

«[...] Tutto sopportò e vinse il Soldato. Dall'ingiuria gratuita dei politicanti e dei giornalastri che [...] cominciarono a meravigliarsi del suo valore [...], alla calunnia feroce diramata per il mondo a scarico di una terribile responsabilità. Tutto sopportò e tutto vinse, da solo, nonostante. Perciò al Soldato bisogna conferire il sommo onore, quello cui nessuno dei suoi condottieri può aspirare neppure nei suoi più folli sogni di ambizione. Nel Pantheon deve trovare la sua degna tomba alla stessa altezza dei Re e del Genio [...].»

(Giulio Douhet, Il Dovere, 24 agosto 1920)

Giulio Douhet individuò nel Milite Ignoto un simbolo in cui tutta l'Italia si sarebbe dovuta riconoscere[2]. Il motivo dello spiccato simbolismo del Milite Ignoto risiede nella transizione metaforica dalla figura del soldato, a quella del popolo e infine a quella della nazione: questo passaggio tra concetti sempre più ampi e generici è dovuto ai tratti indistinti della non identificazione del soldato[2]. A tal proposito Giulio Douhet scrisse[2]:

«[...] Nel giorno in cui la sacra Salma trionfalmente giungerà al suo luogo di eterno riposo, in quel giorno tutta l'Italia deve vibrare all'unisono, in una concorde armonia d'affetti. [...] tutti i cittadini debbono far ala alla via trionfale, unendosi in un unanime senso di elevazione ideale nel comune atto di reverenza verso il Figlio e il Fratello di tutti, spentosi nella difesa della Madre Comune [...]»

(Giulio Douhet)
 
Giulio Douhet, che ebbe l'idea di realizzare il monumento al Milite Ignoto italiano

Questa idea fu raccolta dall'onorevole Cesare Maria De Vecchi, che la fece propria presentando alla Camera dei deputati un disegno di legge finalizzato alla costruzione, anche in Italia, di un monumento dedicato a tutti i soldati italiani morti in guerra[6]:

«Il disegno di legge che il Parlamento discute è frutto del sentimento italico, dolce ed ardente ad un tempo. Deve essere rivendicata ai nostri uomini d'arme la priorità del proposito di trasportare solennemente a Roma i resti di un caduto ignoto, perché ivi ricevano i più alti onori dovuti a loro e a seicentomila fratelli.»

(Cesare Maria De Vecchi)

La legge sulla "Sepoltura della salma di un soldato ignoto" fu poi approvata dal parlamento del Regno d'Italia all'unanimità e senza dibattito il 4 agosto 1921[6][2]. L'unica modifica rispetto alla proposta di Giulio Douhet fu quella relativa al luogo di sepoltura: invece che nel Pantheon, che doveva rimanere riservato solo ai Savoia, il Milite Ignoto italiano sarebbe stato inumato all'Altare della Patria al Vittoriano[2].

A prima vista la scelta di cambiare il luogo di sepoltura poteva sembrare un declassamento, ma non fu così[10]. Innanzitutto il Milite Ignoto si sarebbe seppellito in un luogo aperto, sotto lo sguardo di tutti, e non chiuso tra le mura di un edificio, come se fosse stato tumulato nel Pantheon[3].

Inoltre la sua tomba si sarebbe trovata in un luogo particolarmente simbolico: all'Altare della Patria (che in questo modo sarebbe stato pienamente consacrato nelle sue funzioni), quindi sotto la statua della dea Roma e davanti alla statua equestre di Vittorio Emanuele II di Savoia, primo re dell'Italia unita e personalità risorgimentale indicata dalla storiografia come "Padre della Patria"[3].

In uno stralcio la legge sulla "Sepoltura della salma di un soldato ignoto", in riferimento al luogo di sepoltura del Milite Ignoto, che sarebbe stato all'aperto, infatti recita[11]:

«[Il trasporto della salma avverrà] dalla silente trincea di guerra alla immortale grandezza dell'Urbe sotto il sole d'Italia. [...]»

(Legge sulla "Sepoltura della salma di un soldato ignoto")

La scelta della salmaModifica

 
Basilica di Aquileia: le undici bare con le salme dei caduti non identificabili

Il Ministero della Guerra costituì una commissione a cui fu dato l'incarico di individuare undici salme di soldati italiani non identificati: tra esse si sarebbe scelta quella da seppellire solennemente all'Altare della Patria in una tomba che sarebbe diventata il monumento al Milite Ignoto[6]. Tale commissione era formata dal generale Giuseppe Paolini, dal colonnello Vincenzo Paladini, dal tenente Augusto Tognasso, dal sergente Ivanoe Vaccarini, dal caporal maggiore Giuseppe Sartori e dal soldato Massimo Moro, tutti accomunati dal fatto di essere stati insigniti con la medaglia d'oro al valor militare[3].

Le undici salme furono scelte nell'ottobre del 1921 dalla citata commissione[3]. I suoi componenti cercarono nei cimiteri di guerra sparsi lungo il fronte italiano della prima guerra mondiale, che andava dal passo alpino dello Stelvio al mare Adriatico[3]. I punti precisi dove vennero cercate le salme non furono casuali: erano i luoghi dove la guerra fu più dura e gli scontri più accaniti[3].

Ogni salma proveniva da una zona precisa del fronte: Rovereto, le Dolomiti, gli Altipiani, il monte Grappa, Montello, il Basso Piave, il Cadore, Gorizia, il Basso Isonzo, il monte San Michele e Castagnevizza del Carso[6][3]. Come criterio di scelta, fu individuato quello più selettivo: non vennero prese in considerazione le salme a cui erano associate, ad esempio, le mostrine o l'elmetto, grazie ai quali si sarebbe potuto risalire al reggimento di appartenenza del soldato[12].

 
Maria Bergamas, madre di un disperso della prima guerra mondiale, che scelse, il 28 ottobre 1921, la salma da inumare all'Altare della Patria

Le undici bare furono poi portate provvisoriamente a Gorizia per poi essere trasferite ad Aquileia il 27 ottobre 1921[6][3]. Nel frattempo all'Altare della Patria al Vittoriano a Roma fu realizzato il loculo che avrebbe ospitato il Milite Ignoto. Le undici bare furono trasportate dai teatri di guerra ad Aquileia grazie ad alcuni autocarri[13]. Al passaggio di questi convogli militari le strade dei paesi si riempivano di gente che attendeva il loro passaggio, con le finestre delle abitazioni che si ricoprivano di bandiere tricolori e le campane delle chiese che suonavano "a morto"[13]. La gente seguiva gli autocarri lungo una parte del loro percorso arrivando a volte fino al paese limitrofo[13].

La scelta della salma a cui dare solenne sepoltura all'Altare della Patria fu affidata a Maria Bergamas, madre di Antonio Bergamas, volontario irredentista di Gradisca d'Isonzo, ovvero di un comune friulano annesso al Regno d'Italia solo dopo la guerra, che aveva disertato dall'esercito austroungarico per unirsi a quello italiano, e che era morto in combattimento senza che il suo corpo fosse stato mai ritrovato[6]. Poco prima della scelta operata da Maria Bergamas, l'ordine d'allineamento delle bare fu cambiato per garantire la massima irriconoscibilità della salma[14].

Il corpo del soldato da tumulare all'Altare della Patria fu scelto il 28 ottobre 1921 nella basilica di Aquileia[14]. Maria Bergamas fu condotta di fronte alle undici bare allineate, che passò in rassegna accasciandosi al suolo davanti al decimo feretro su cui, per questo motivo, cadde la scelta[15]. Le altre dieci salme trovano riposo nel cimitero degli eroi di Aquileia, dove è stabilmente schierata la Guardia d'Onore.

Il viaggio in treno verso RomaModifica

La bara così selezionata fu quindi collocata sull'affusto di un cannone e deposta su un carro funebre ferroviario seguito da altre sedici carrozze[11] che venne disegnato per l'occasione da Guido Cirilli: la salma, fino al convoglio ferroviario, fu scortata da alcuni reduci decorati con la medaglia d'oro al valor militare[6].

 
La salma del Milite Ignoto viene issata sul carro funebre nella stazione di Aquileia (29 ottobre 1921)

Il carro funebre ferroviario che trasportava la salma del Milite Ignoto riportava le scritte "Mcmxv" e "Mcmxviii", ovvero gli anni di inizio e di fine della partecipazione italiana al primo conflitto mondiale, e i versi contenuti nel canto quarto dell'Inferno della Divina Commedia[11]: "[...] L'ombra sua torna, ch'era dipartita [...]", parole riferite a Virgilio e pronunciate da una delle quattro ombre che Dante Alighieri vide venire incontro a loro, dalle sembianze né tristi né liete. Le altre dieci salme rimaste ad Aquileia furono tumulate nel cimitero di guerra che circonda la basilica nella Tomba dei dieci militi ignoti[6][14].

Al Milite Ignoto, il 1º novembre 1921[16], su iniziativa dell'onorevole Giovanni Giuriati, fu conferita la medaglia d'oro al valor militare, massima decorazione militare italiana, con una motivazione che fu poi riportata anche sul lato del suo sacello che si trova internamente al Vittoriano, nell'omonima cripta:

«Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz'altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della patria»

(Motivazione della concessione al Milite Ignoto della medaglia d'oro al valor militare)

Il ministro della Guerra, in un comunicato ufficiale, aggiunse, in riferimento al conferimento della medaglia d'oro al Milite Ignoto[6]:

 
La carrozza che trasportava la salma del Milite Ignoto durante il suo viaggio in treno verso Roma (29 ottobre-2 novembre 1921)

«Lo sconosciuto, il combattente di tutti gli assalti, l'eroe di tutte le ore, ovunque passò o sostò, prima di morire, confuse insieme il valore e la pietà. Soldato senza nome e senza storia, Egli è la storia: la storia del nostro lungo travaglio, la storia della nostra grande vittoria.»

La medaglia al valor militare, il 12 ottobre 1921, era stata preceduta dalla Medal of Honor, massima decorazione militare assegnata dal Governo federale degli Stati Uniti d'America[17], a cui seguì la Croce della Libertà per il comando militare di I Classe, massima onorificenza militare dell'Estonia, e la Croix de guerre, onorificenza militare della Francia[18]. In particolare la motivazione del conferimento della Medal of Honor recita:

 
Re Vittorio Emanuele III segue la bara del Milite Ignoto caricata su un affusto di cannone (2 novembre 1921)
(EN)

«Upon the unknown, unidentified Italian soldier to be buried in the National Monument to Victor Emanuel II, in Rome»

(IT)

«Al Milite Ignoto, soldato italiano non identificato che è seppellito al Monumento nazionale a Vittorio Emanuele II a Roma»

(Motivazione della concessione al Milite Ignoto della Medal of Honor)

Il viaggio della salma prescelta verso Roma, che durò dal 29 ottobre al 2 novembre 1921[14], si compì sul già citato convoglio ferroviario, che era trainato da due locomotive a vapore del gruppo FS 740 (una di esse, l'unità 740.115, è conservata nel Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa), sulla linea Aquileia-Roma, passando per Udine, Treviso, Venezia, Padova, Rovigo, Ferrara, Bologna, Pistoia, Prato, Firenze, Arezzo, Chiusi, Orvieto[19] a velocità moderatissima in modo che presso ciascuna stazione la popolazione avesse modo di onorare il caduto[6].

 
La folla sui binari al passaggio del treno dalla stazione di Arezzo con la bara del Milite Ignoto

Furono molti gli italiani che attesero, a volte anche per ore, il passaggio del convoglio al fine di poter rendere onore alla salma del Milite Ignoto[19]. Il suo passaggio era infatti sempre contornato da ali di folla, così come il suo arrivo era preavvisato da aeroplani in volo[11]. Il Corriere della Sera, il 30 ottobre 1921, descrisse così il passaggio del treno:

«[...] dove il treno passava rapido, gruppi fermi ai passaggi a livello salutavano, agitando i fazzoletti. Pareva che salutassero un essere caro tanto atteso. [...]»

(Corriere della Sera, 30 ottobre 1921)

La gente che attendeva lungo i binari il passaggio del treno si adeguò alla consegna del silenzio, che era stata ordinata dalle autorità; le persone rendevano onore al Milite Ignoto tramite gesti con le mani o con i fazzoletti senza proferire parola[20]. Una Stella d'Italia in bronzo era collocata su una delle due locomotive che trainava il carro funebre ferroviario, mentre una seconda stella era rappresentata sull'edificio principale della stazione di Roma Tiburtina, all'epoca conosciuta come "stazione di Portonaccio", che accolse il convoglio nella sua destinazione finale[21]. La salma del Milite Ignoto arrivò a Roma il 2 novembre 1921[14]: le bandiere di tutti i reggimenti delle forze armate italiane e le rappresentanze dei combattenti, delle vedove e delle madri dei caduti, con re Vittorio Emanuele III di Savoia in testa, accolsero l'arrivo della salma muovendosi incontro al Milite Ignoto per poi seguirne il feretro[6].

La cerimonia di tumulazioneModifica

 
La bara del Milite Ignoto non ancora inumata all'Altare della Patria al Vittoriano
 
La salma del Milite Ignoto trasportata dai decorati con la medaglia d'oro al valor militare (4 novembre 1921)
 
Le madri e le vedove dei caduti della prima guerra mondiale seguono la bara del Milite Ignoto caricata su un affusto di cannone (4 novembre 1921)

Subito dopo l'arrivo a Roma, la salma del Milite Ignoto fu trasferita alla basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri[6], dove furono officiate le esequie solenni: qui vi rimarrà, esposta al pubblico, fino alla mattina del 4 novembre[14]. Per l'occasione la basilica restò aperta tutta la notte per consentire alla popolazione di tributargli omaggio; la salma riposava in una semplice cassa di quercia che fu vegliata, per l'occasione, da guardie d'onore che si avvicendavano ogni dodici minuti[4].

Le esequie erano state celebrate nelle prime ore della mattina da Angelo Bartolomasi, vescovo di Trieste, ovvero dallo stesso sacerdote che aveva benedetto ad Aquileia le undici salme con l'acqua del fiume Timavo, corso d'acqua che scorre tra Croazia, Slovenia e Italia nella zona dove un tempo era situato il fronte italiano della prima guerra mondiale[4].

La mattina del 4 novembre la bara fu portata a spalla da dodici militari che erano stati insigniti con la medaglia d'oro al valor militare e poi caricata su un affusto di cannone trainato da sei cavalli[4]; venne quindi trasferita lungo le vie di Roma fino all'Altare della Patria al Vittoriano per la sepoltura solenne[14] , che avvenne in occasione della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate[6]. Il servizio d'ordine della manifestazione fu espletato da diecimila soldati e duemila carabinieri[4].

 
L'arrivo della salma del Milite Ignoto all'Altare della Patria (4 novembre 1921)
 
Uno dei due bracieri che ardono perennemente ai lati della tomba del Milite Ignoto. Alla loro base è presente una targa riportante la scritta "Gli italiani all'estero alla Madre Patria"
 
La cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto all'Altare della Patria (4 novembre 1921), con le bandiere dei reggimenti di fanteria che omaggiano la salma
 
La cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto (4 novembre 1921) vista da piazza Venezia

L'affusto di cannone che trasporta il Milite Ignoto era anticipato dalla banda militare dell'Arma dei Carabinieri, da una rappresentanza di ogni arma delle forze armate italiane e da dieci vedove e dieci madri di caduti italiani nella prima guerra mondiale[22]. Seguivano la salma i ministri del governo italiano, i deputati, i senatori, i generali, le rappresentanze delle città decorate con la medaglia d'oro, i reduci e i mutilati di guerra[23].

Re Vittorio Emanuele III con la famiglia reale, il presidente del Consiglio dei ministri Ivanoe Bonomi e le ambascerie straniere erano invece di fronte all'Altare della Patria in attesa del feretro[23]. Sulla parte verticale dello stilobate del sommoportico del Vittoriano fu inciso il Bollettino della Vittoria, mentre in piazza Venezia, davanti al Vittoriano, la salma del Milite Ignoto era attesa dalle diecimila bandiere dei combattenti[23].

L'affusto di cannone che trasportava la bara del Milite Ignoto arrivò in piazza Venezia alle nove e mezza del mattino[23]. Al suo arrivo i militari che erano in testa al corteo del Milite Ignoto si allargarono e si disposero su due linee laterali lungo gli estremi della scalinata del Vittoriano[23]. A questo punto suonarono le campane di tutte le chiese di Roma e furono sparati dei colpi a salve dal cannone del Gianicolo[16].

Alle ore dieci la bara del Milite Ignoto salì verso l'Altare della Patria accompagnata dal rullio di tamburi: l'accompagnamento con tamburi era con un'antica tradizione che avveniva durante la celebrazione delle esequie dei principi sabaudi e che fu rispolverata per l'occasione da re Vittorio Emanuele III[16]. Contemporaneamente, lungo tutta l'Italia, vennero officiate cerimonie religiose in onore al Milite Ignoto[16].

Sulla sua bara furono deposte la medaglia d'oro al valore militare assegnata il 1º novembre 1921 e un elmetto da fante[16]. La bara fu poi adagiata nel sacello, che fu chiuso dalla pietra sepolcrale di marmo riportante la scritta latina "Ignoto Militi"[16]. L'Altare della Patria fu vegliato dalle forze armate italiane dal 1° al 5 novembre: in particolare i reggimenti che presenziavano il Vittoriano erano situati in piazza dell'Esedra[14]. Da allora la tomba del Milite Ignoto è sempre vigilata da un guardia d'onore e da due fiamme che ardono perennemente[24].

 
La cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto all'Altare della Patria (4 novembre 1921) vista dalla terrazza che porta all'Altare della Patria
 
Il Presidente della Repubblica Antonio Segni rende omaggio al Milite Ignoto (4 novembre 1955)
 
Come da prassi per i Capi di Stato esteri in visita in Italia, John Fitzgerald Kennedy (presidente degli Stati Uniti d'America) si appresta a rendere omaggio al Milite Ignoto accompagnato dal ministro della difesa Giulio Andreotti (luglio 1963)
 
Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini rende omaggio al Milite Ignoto
 
L'ex segretario della difesa degli Stati Uniti d'America Leon Panetta rende omaggio al Milite Ignoto (16 gennaio 2013)

Il contributo alla costruzione del Vittoriano da parte degli italiani all'estero, che venne elargito grazie a una sottoscrizione popolare organizzata durante la sua fase di edificazione, è tangibile su una parte del monumento: sui due bracieri che ardono perennemente all'Altare della Patria a fianco della tomba del Milite Ignoto, è collocata una targa il cui testo recita "Gli italiani all'estero alla Madre Patria" in ricordo alle donazioni fatte dagli emigrati italiani tra la fine del XIX secolo e l'inizio XX secolo[25].

Il significato allegorico delle fiamme che ardono perennemente è legata alla loro simbologia, che è antica di secoli, dato che affonda le sue origini nell'antichità classica, in particolar modo nel culto dei morti[26]. Un fuoco che brucia eternamente simboleggia che il ricordo, in questo caso del sacrificio del Milite Ignoto e dell'amor patrio ad esso collegato, è perennemente vivo negli italiani, anche in quelli che sono lontani dal loro Paese, e non svanirà mai[26].

La cerimonia del 4 novembre 1921 è stata la più importante e partecipata manifestazione patriottica dell'Italia unita[3], visto che vi partecipò un milione di persone[4]. Parteciparono anche i socialisti e i comunisti: costoro, legati alla loro ideologia, che era internazionalistica per definizione, erano ufficialmente avversi a questa celebrazione a causa dei suoi forti connotati nazionali[27].

Inoltre, le forze politiche socialiste, durante il dibattito parlamentare che portò l'Italia a partecipare alla prima guerra mondiale, erano contrarie a un intervento diretto del Paese nel conflitto[28]. I socialisti resero comunque onore al Milite Ignoto definendolo «proletario straziato da altri proletari»[29].

La cerimonia del 4 novembre 1921 rappresentò il recupero, da parte degli italiani, di quello spirito patriottico che era stato annacquato dalle sofferenze patite durante la prima guerra mondiale[27]. Durante la cerimonia ci fu la consegna, in tutta Italia, del silenzio, che fu rotto per mezz'ora nel momento dell'inumazione del Milite Ignoto, oltre che dai citati tamburi, dal suono delle campane di tutte le città della Penisola e dallo sparo di ventun colpi di cannone da tutti i presidi militari[27].

La consegna del silenzio fu assoluta: per tutta la cerimonia vennero vietati tutti i discorsi, anche quelli ufficiali delle autorità[11]. Il silenzio poteva essere rotto solamente dai lamenti dalle mogli e dalle madri dei caduti in guerra[13].

Durante la manifestazione del 24 maggio 1935, che era dedicata al ventennale dell'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale, fu inaugurata la già citata cripta del Milite Ignoto: essa è un locale situato sotto la statua equestre di Vittorio Emanuele II, da cui è possibile vedere il lato del sacello del Milite Ignoto che dà all'interno del Vittoriano[30].

L'epigrafe della parte interna della pietra sepolcrale del Milite Ignoto riporta la scritta "Ignoto Militi" e le date di inizio e di fine della partecipazione italiana al primo conflitto mondiale, ovvero "Xxiv Maggio Mcmxv" (24 maggio 1915) e "Iv Novembre Mcmxviii" (4 novembre 1918). L'epigrafe del lato esterno della pietra sepolcrale, quella che fa parte dell'Altare della Patria, riporta invece la scritta "Ignoto Militi" e gli anni di inizio e di fine della partecipazione italiana al primo conflitto mondiale, ovvero "Mcmxv" (1915) e "Mcmxviii" (1918).

Sulla porta del simulacro è presente questo epitaffio[6], che è stato redatto da re Vittorio Emanuele III in persona[4]:

«Ignoto il nome - folgora il suo spirito - dovunque è l'Italia - con voce di pianto e d'orgoglio - dicono - innumeri madri: - è mio figlio»

Parti della cripta e del sepolcro sono state realizzate con materiali lapidei provenienti dalle montagne che furono teatro degli scontri della prima guerra mondiale: il pavimento in marmo del Carso mentre il piccolo altare è stato realizzato in unico blocco di pietra proveniente dal monte Grappa[31].

La tomba del Milite Ignoto è sempre piantonata da militari[6]. Alla guardia provvedono militari delle varie armi delle forze armate italiane, che avvicendano ogni dieci anni[6]. Nel 2011, dal 29 ottobre al 2 novembre, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia e del novantesimo anniversario della traslazione della salma da Aquileia a Roma, vi fu la rievocazione storica del viaggio in treno del Milite Ignoto[19].

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ Tobia, p. 109
  2. ^ a b c d e f Tobia, p. 72
  3. ^ a b c d e f g h i j Tobia, p. 73
  4. ^ a b c d e f g Tobia, p. 80
  5. ^ Pizzo, p. 15
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q MILITE IGNOTO, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  7. ^ Silvestri, p. 3
  8. ^ Tobia, p. 60
  9. ^ Tobia, pp. 71-72
  10. ^ Tobia, pp. 72-73
  11. ^ a b c d e Tobia, p. 76
  12. ^ Tobia, pp. 73-74
  13. ^ a b c d Tobia, p. 78
  14. ^ a b c d e f g h Tobia, p. 74
  15. ^ 26 ottobre del 1921: Maria Bergamas la mamma che scelse il "Milite Ignoto", su agenziacomunica.net. URL consultato il 30 gennaio 2018.
  16. ^ a b c d e f Tobia, p. 82
  17. ^ (EN) The Unknown Soldier Of World War, homeofheroes.com. URL consultato il 1º febbraio 2016.
  18. ^ Tobia, p. 98
  19. ^ a b c Ministero della Difesa italiano, Il viaggio dell'eroe, su difesa.it. URL consultato il 1º febbraio 2016.
  20. ^ Tobia, p. 77
  21. ^ Da Versailles al milite ignoto. Rituali e retoriche della vittoria in Europa (1919-1921) di Alessandro Miniero, su books.google.it. URL consultato il 4 giugno 2017.
  22. ^ Tobia, pp. 80-81
  23. ^ a b c d e Tobia, p. 81
  24. ^ Il Vittoriano e piazza Venezia, su civitavecchia.portmobility.it. URL consultato il 6 giugno 2017.
  25. ^ Il Vittoriano – Roma, su serenaitalian.wordpress.com. URL consultato il 7 gennaio 2018.
  26. ^ a b Il mito della «lampada perenne», su toscanaoggi.it. URL consultato il 12 febbraio 2018.
  27. ^ a b c Tobia, p. 75
  28. ^ Vittorio Vidotto, I luoghi del fascismo a Roma, su dprs.uniroma1.it. URL consultato il 5 gennaio 2018.
  29. ^ Il Vittoriano, su difesa.it. URL consultato il 1º gennaio 2018.
  30. ^ Tobia, pp. 102-103
  31. ^ Tobia, p. 103

BibliografiaModifica

  • Lorenzo Cadeddu, La leggenda del soldato sconosciuto all'Altare della Patria, Udine, Gaspari, 2004, ISBN 978-88-86338-64-6.
  • Vito Labita, Dalle trincee all'Altare della patria, in Sergio Bertelli, Cristiano Grottanell (a cura di), Gli occhi di Alessandro. Potere sovrano e sacralità del corpo da Alessandro Magno a Ceausescu, Firenze, Ponte alle Grazie, 1990, pp. 120-153, ISBN 978-88-7928-222-2.
  • Marco Pizzo, Il Vittoriano - Guida storico-artistica, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Roma 2002
  • Mario Silvestri, Caporetto, una battaglia e un enigma, Bergamo, Bur, 2006, ISBN 88-17-10711-5.
  • Bruno Tobia, L'Altare della Patria, Il Mulino, 2011, ISBN 978-88-15-23341-7.
  • Augusto Tognasso, Ignoto militi, Milano, Zanoli, 1922, SBN IT\ICCU\LO1\0550209.

Voci correlateModifica

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