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Museo diocesano Albani
Urbino Museo Albani Ingresso.jpg
Ingresso principale
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàUrbino
IndirizzoPiazza Giovanni Pascoli 2
Caratteristiche
TipoArte Sacra
Apertura1964
Sito web e Sito web

Coordinate: 43°43′30.22″N 12°38′12.27″E / 43.72506°N 12.636742°E43.72506; 12.636742

Il Museo diocesano Albani è un museo di Urbino. Si sviluppa in dodici sale (comprese le due antiche sacrestie del Duomo) al pianoterra del palazzo Arcivescovile, con ingresso principale su piazza Giovanni Pascoli, a destra della Cattedrale.

StoriaModifica

Il Museo nasce ufficialmente nel 1964, come Museo del Duomo Albani, ma già dalla seconda metà del XVIII secolo nelle due sacrestie della cattedrale erano stati esposti arredi liturgici, paramenti sacri e opere insigni, da far ammirare ai visitatori illustri. Le due sacrestie furono realizzate in epoche diverse; la più antica risale al XV secolo, sorta con la cattedrale martiniana, caratterizzata da una decorazione molto sobria, arricchita nel XVIII secolo da alcune nicchie sopra alle porte laterali; l'altra fu realizzata nel 1705, grazie ai finanziamenti di Papa Clemente XI, presenta un decorazione più ricca, le pareti sono totalmente rivestite dal legno degli armadi, dell'altare e dei sedili (terminati nel 1720), come una parte del pavimento, il soffitto è decorato da stucchi (1775), che doveva essere completato con gli stemmi degli arcivescovi urbinati usciti dal Capitolo cittadino. Inizialmente nella sacrestia settecentesca erano conservati, nei grandi armadi, ed esposti ad un pubblico ristretto, gli arredi liturgici e i paramenti sacri; mentre nella sacrestia quattrocentesca erano esposti i quadri che non trovavano posto in cattedrale, tra questi la celebre Flagellazione di Piero della Francesca.

Nel 1840 fu ampliata e riordinata la raccolta dei quadri, pur continuando a seguire il criterio della simmetria nella disposizione dei medesimi.

Infine nel 1964, in seguito all'incremento delle opere provenienti dalle chiese dell'Arcidiocesi, l'allora Arcivescovo ed il Capitolo Metropolitano decisero di ampliare il museo a cinque sale (compresa la biglietteria) dell'adiacente Episcopio e di riordinare le collezioni in maniera più corretta dal punto di vista museografico, con l'installazione di pannelli e vetrine più adeguati per la conservazione e l'esposizione delle opere. Tale sistemazione ed estensione del Museo (cinque sale più le due sacrestie) verrà mantenuta fino alla recente ristrutturazione, terminata con la riapertura il 20 marzo 2010, che ha comportato un ampliamento ad altre quattro sale (compresa la biglietteria/bookshop) dell'Episcopio, un ammodernamento dell'architettura interna e dell'allestimento. Anche l'ingresso del museo è mutato, se nella sistemazione del 1964 era collocato all'interno della cattedrale, sul lato destro del transetto; con la recente ristrutturazione è stato collocato all'esterno, sulla facciata del Palazzo Arcivescovile, adiacente al lato destro del Duomo.

L'intitolazione alla famiglia Albani fu un atto di riconoscenza, in quanto diversi membri di questa famiglia contribuirono notevolmente ad arricchire il patrimonio della Chiesa urbinate, con sovvenzioni e donazioni. [1]

CollezioniModifica

Tra le principali opere d'arte esposte nel Museo figurano:

Il leggio di Federico III da Montefeltro, che si trovava nella biblioteca del Duca all'interno di Palazzo Ducale. Proveniva dal bottino di guerra derivante dal Sacco di Volterra del 1472; opera probabile dell'artigianato inglese della prima metà del XV secolo. In seguito alla devoluzione del Ducato il leggio, assieme alla biblioteca, fu portato a Roma per volere di Papa Alessandro VII; ma tornò in Urbino come dono di Clemente XI al Capitolo Metropolitano, agli inizi del XVIII secolo, per essere collocato nel coro della cattedrale.

Il candelabro bronzeo realizzato probabilmente da Francesco di Giorgio Martini, nella seconda metà del XV secolo. Dono dei duchi di Urbino alla cattedrale cittadina, come testimoniano alcuni simboli legati al duca Federico III da Montefeltro, scolpiti sulla base del candelabro.

Varie opere di pittori locali come Timoteo Viti (maestro e collaboratore di Raffaello Sanzio), Girolamo Cialdieri e altri pittori barocceschi.

Gli sfarzosi arredi liturgici e paramenti sacri, per la gran parte doni dei membri di Casa Albani. Oltre ad una cospicua collezione di codici miniati e una raccolta di affreschi staccati del XV secolo di Antonio Alberti da Ferrara, ritrovati nella chiesa di San Domenico, e del Battista Franco, ritrovati nella cattedrale durante i recenti lavori di restauro.

NoteModifica

  1. ^ Giuseppe Cucco e Franco Negroni, Urbino - Museo Albani nella collana Musei d'Italia - meraviglie d'Italia, Calderini, Bologna, 1984, ISBN 88-7019-226-1

BibliografiaModifica

  • Giuseppe Cucco e Franco Negroni, Urbino - Museo Albani nella collana Musei d'Italia - meraviglie d'Italia, Calderini, Bologna, 1984, ISBN 88-7019-226-1

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