Omicidio di Milena Sutter

L'omicidio di Milena Sutter venne commesso a Genova il 6 maggio 1971.[1]

Lorenzo Bozano in questura, subito dopo il fermo (20 maggio 1971)

StoriaModifica

Milena Sutter, di 13 anni, figlia di Arturo Sutter, un industriale svizzero naturalizzato italiano, sparì alle 17:00 del 6 maggio 1971 dopo essere uscita dalla scuola che frequentava, la Scuola Svizzera (chiusa nel 1985[2]), situata in via Peschiera, a metà strada tra la stazione di Genova Piazza Manin e via XX Settembre, nel pieno centro di Genova. Milena era attesa a casa, in viale Antonio Mosto, nel quartiere di Albaro, per una ripetizione di storia che doveva svolgere per le 17:30[3], ma a casa non arrivò mai.[1]

Secondo i medici legali che esaminarono il cadavere, la ragazzina venne uccisa il giorno stesso del rapimento, all'incirca tra le 18 e le 18:30, in una zona compresa tra i quartieri di Quarto dei Mille e Quinto al Mare; il corpo fu forse portato a Villa Costa, nella zona di Quarto dei Mille, e disseppellita il giorno dopo[4][5]. Il giorno successivo al rapimento, alle 10:45 del mattino, la famiglia Sutter ricevette una chiamata anonima che richiese un riscatto di 50 milioni di lire; una voce maschile diceva: "Se volete Milena viva, prima aiuola Corso Italia". Poi più nulla, almeno fino al ritrovamento del cadavere, due settimane dopo. La famiglia Sutter era comunque pronta a pagare il riscatto[5].

La telefonata venne fatta sicuramente dal sequestratore stesso o da una persona che vide Milena negli ultimi momenti della sua vita, dato che la notizia venne diffusa alle 13:30 dal giornale radio Radio Rai, nonché dall'edizione pomeridiana del Corriere Mercantile[4]. Poi, forse, venne seppellita in una fossa, scavata con piccone e pala, ubicata nei pressi di una piazzola di sosta del monte Fasce. Successivamente, il cadavere venne gettato in mare, con addosso sei piombi da un chilo l'uno, parte di una tuta da sub della Cressi Sub[5]. Il corpo di Milena Sutter venne ritrovato il 20 maggio, verso le 17:30, da due pescatori dilettanti, Paolo Schenone e Giampaolo Olia, mentre erano a bordo di una barca, a circa trecento metri dalla spiaggia di Priaruggia, a Quarto dei Mille. Appena visto il cadavere, i due tornarono a terra e chiamarono il Nucleo Sommozzatori dei vigili del fuoco per recuperare la salma.

Arrivati i vigili del fuoco, la salma venne recuperata e adagiata sulla riva della spiaggia, dove nel frattempo si erano radunate un centinaio di persone[5]. Durante il recupero della salma, che si pensava appartenere a un sub, andò persa la cintura, che venne tuttavia recuperata in tarda serata. Il corpo aveva il volto irriconoscibile, scarnificato dai pesci durante dieci giorni di permanenza in acqua; mancavano inoltre altri pezzi di carne in altri punti del corpo; venne poi riscontrato che Milena indossava ancora la camicetta a fiori, il maglione giallo e la blusa blu che aveva il giorno in cui fu rapita. La parte inferiore del cadavere era svestita (attorno alle caviglie si trovavano - arrotolate - solo un paio di calze-mutande a collant, con dei ricami sui bordi). Venne poi portata all'obitorio dell'ospedale San Martino, e il corpo venne riconosciuto dal medico legale Giorgio Chiozza, alle 20:30, grazie a una medaglietta con inciso il nome della ragazza (regalata dalla madre alcuni anni prima), e da un braccialetto che portava ad un polso[5].

Indagini e processoModifica

 
Un Alfa Romeo Giulia Spider rossa, simile a quella riconosciuta da alcuni testimoni come quella appartenente a Lorenzo Bozano.

La sera stessa del ritrovamento del cadavere, Lorenzo Bozano, venne arrestato; già nei giorni antecedenti il ritrovamento del cadavere, le indagini avevano seguito una pista ben precisa, che di lì a breve avrebbe portato al maggior indiziato[6]. Bozano (nato il 3 ottobre 1945), era un uomo di 25 anni, imparentato con la famiglia di armatori Costa, proprietari di Costa Crociere (il padre era un funzionario della compagnia di navigazione)[4][7]. Venne arrestato poco prima delle 22 del 20 maggio a casa della madre[6]. Bozano aveva l'hobby di girare con la sua spider rossa (una Alfa Romeo Giulia Spider), e aveva anche la passione per le immersioni subacquee[8].

Appena fermato, non riuscì a fornire un alibi che lo coprisse dalle 16:15 alle 19:45, e dopo le 22 del 6 maggio; inoltre era considerato dal padre uno psicopatico, tant'è che il genitore lo aveva denunciato alla Procura dei minorenni di Genova, nel 1965, dicendo che era capace di qualsiasi delitto. Secondo il padre, infatti, Lorenzo era un cinico, un bugiardo, un ladro e aveva una forte pulsione sessuale[4][7]. Il soprannome di "biondino della Spider rossa" nacque perché alcuni abitanti di via Orsini dissero a un giornalista del Corriere Mercantile di aver visto un "biondino" sostare nella zona in cui si trovava villa Sutter, seduto su una spider rossa ammaccata; alcuni, inoltre, dissero di aver visto la sua spider nei pressi della Scuola Svizzera, nei mesi precedenti all'omicidio. Solo una trentina di studenti riconobbe Bozano, mentre nessuna compagna di classe lo riconobbe; inoltre Bozano era ben diverso dalle descrizioni circa il "biondino", poiché aveva i capelli castani e una corporatura massiccia, inoltre appariva più vecchio della sua età[4].

Venne anche trovato un foglio con le parole "affondare, seppellire, murare", nonché alcuni orari, che vennero collegati alla presunta organizzazione del rapimento-lampo di Milena. Inoltre, alcuni testimoni riferirono che nei giorni precedenti Bozano accennava all'idea di compiere un sequestro, ma egli affermò sempre che stava parlando del rapimento di Sergio Gadolla, avvenuto a opera del Gruppo XXII Ottobre, dal 7 al 9 ottobre 1970[4] (e infatti la polizia scoprì tutti gli esecutori del sequestro il 16 aprile 1971[9], ovvero tre settimane prima della scomparsa di Milena). In tutto vennero trovati ventitré indizi, ma nessuna prova di colpevolezza nei confronti di Bozano, che venne assolto in primo grado, nel 1973, per insufficienza di prove. Tuttavia, nel 1975 venne condannato all'ergastolo, con l'imputazione di rapimento a scopo di estorsione, omicidio con azione di strozzamento (e probabile soffocamento) e soppressione di cadavere. La condanna venne confermata dalla Corte di cassazione nel 1976[8][10].

Poco dopo la condanna, Bozano fuggì in Francia, poi in Africa e poi nuovamente in Francia[4]. Qui, il 25 gennaio 1979, venne arrestato in maniera assai fortuita, poiché era stato prima multato perché guidava senza cintura di sicurezza, e poi messo in stato di fermo; venne quindi portato nel carcere di Limoges con l'accusa di truffa[10]. Le autorità francesi negarono l'estradizione in Italia, ma venne espulso in Svizzera, dove la Polizia cantonale ginevrina lo condusse nel carcere di Ginevra, il 22 ottobre[11]. Poco dopo, le autorità elvetiche lo estradarono in Italia e incominciò a scontare la sua condanna[7]. Bozano scontò la pena nel carcere di Porto Azzurro, nell'Isola d'Elba, e poi - nel 1989 - ottenne la semilibertà[4]. Beneficiando di permessi premio, creò un allevamento di polli a Porto Azzurro[10], ma anche per questa sua attività finì in guai giudiziari, dato che la Guardia di Finanza contestò a Bozano una multa di sei miliardi di lire per non aver dichiarato al fisco mezzo miliardo[7]. Nel 1996 gli sono stati sospesi i benefici di legge[12]. L'11 giugno 1997 ha tentato di molestare una ragazza di 16 anni, a Livorno, spacciandosi per poliziotto; per questo reato è stato condannato nel 1999 a due anni di reclusione, e fino al 2002 non ha potuto più richiedere permessi[13]. Bozano è stato posto in regime di semilibertà nel febbraio 2019[14].

Impatto culturaleModifica

Cinema

Televisione

NoteModifica

  1. ^ a b Genova - La tragedia di Milena, il “biondino”: «Tornerò a Genova». URL consultato il 3 dicembre 2018.
  2. ^ Genova, porto e crocevia anche per la Svizzera, swissinfo.ch, 20 luglio 2004. URL consultato il 25 dicembre 2014.
  3. ^ Lorenzo Bozano, Milena Sutter, la fretta e i dubbi sugli orari, ilbiondinodellaspiderossa.org, 19 marzo 2014. URL consultato il 25 dicembre 2014 (archiviato dall'url originale il 21 dicembre 2014).
  4. ^ a b c d e f g h La scomparsa di Milena Sutter e il caso del “biondino della spider rossa”, ilbiondinodellaspiderossa.org. URL consultato il 25 dicembre 2014 (archiviato dall'url originale il 21 dicembre 2014).
  5. ^ a b c d e Lorenzo Bozano, il biondino della spider rossa e l’omicidio di Milena Sutter: un giallo di 40 anni fa, blitzquotidiano.it, 18 novembre 2013. URL consultato il 25 dicembre 2014.
  6. ^ a b AA.VV., Il Secolo XIX 1886-1986, Genova, Il Secolo XIX, 1986, pp. 534-535.
  7. ^ a b c d Una Spider rossa, poliziaedemocrazia.it. URL consultato il 25 dicembre 2014.
  8. ^ a b Ventitré indizi, un ergastolo ma nessuna prova - Milena Sutter, “biondino” vuole un altro processo, reporternuovo.it, 5 maggio 2011. URL consultato il 25 dicembre 2014 (archiviato dall'url originale il 21 dicembre 2014).
  9. ^ AA.VV., Il Secolo XIX 1886-1986, Genova, Il Secolo XIX, 1986, p. 535.
  10. ^ a b c Lorenzo Bozano, corriere.it, 11 novembre 2013. URL consultato il 25 dicembre 2014.
  11. ^ AA.VV., Il Secolo XIX 1886-1986, Genova, Il Secolo XIX, 1986, p. 586.
  12. ^ Fine della libertà per Bozano, corriere.it, 12 febbraio 1996. URL consultato il 25 dicembre 2014.
  13. ^ Molestie sessuali, due anni a Bozano, corriere.it, 19 ottobre 1999. URL consultato il 25 dicembre 2014.
  14. ^ Angela Marino, Uccise la 13enne Milena Sutter, Lorenzo Bozano oggi è semilibero: doveva scontare l'ergastolo, su fanpage.it, 21 febbraio 2019.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

  Portale Genova: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Genova