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Paglione
Paillon contes.jpg
Il Paglione a Contes (Conti).
StatoFrancia Francia
RegioniProvenza-Alpi-Costa Azzurra Provenza-Alpi-Costa Azzurra
Lunghezza36,3 km
Bacino idrografico95 km²
Altitudine sorgenteca, 1 300 m s.l.m.
NasceMonte Auri, Alpi Marittime
SfociaBaia degli Angeli, Nizza

Il Paglione (in francese Paillon, in occitano ed in dialetto nizzardo Palhon secondo la norma classica della lingua occitana o Palhoun secondo la norma mistraliana) è un fiume costiero delle Prealpi mediterranee, dalle caratteristiche di torrente, che si getta nella baia degli Angeli a Nizza, sul lungomare della passeggiata degli Inglesi“ (Promenade des Anglais).

Indice

CaratteristicheModifica

La lunghezza del suo corso d'acqua è di 36.3 chilometri[1], e costituisce il principale bacino idrografico nizzardo, che ha la sorgente a 1.300 metri d'altitudine sui pendii del "Monte Auri" (Mont Auri)[2], prossima al Colle di Braus, ad una trentina di chilometri a nord di Nizza.

Il suo bacino principale di 250 km² si divide in quattro diversi affluenti: il Paglione di Levenzo (Paillon de Levens), il Paglione di Conti (Paillon de Contes), il Paglione di Scarena (Paillon de l'Escarène) ed il Paglione di Laghetto (Paillon de Laguet o Laghet) per formare, a livello del comune di Drap, il "Paglione di Nizza" (le Paillon de Nice).

Ciò nondimeno, il Paglione di Levenzo raggiunge gli altri Paglioni a livello del comune di Nizza, e la riunione dei quattro corsi d'acqua in un solo canale, a forte pendenza, in una vallata incassata, rende le sue piene massive e devastatrici allorché esse arrivano in prossimità dell'agglomerato nizzardo.

La sua portata può attingere 500 m³/s per le piene decennali e ben 1000 m³/s per le centennali. In occasione delle piene, la popolazione era avvertita da un dispositivo di vedette a cavallo al galoppo sulle riva al grido di «Paiùn vèn! Paiùn vèn!», cioè il "Paglione viene", vale a dire che è in arrivo l'ondata di piena.

Le principali piene[3] sopraggiungono nel 1241, 1530, 1635, 1681, 1702, 1715, 1750, 1773, 1775, 1788, 1852, 1862, 1882, 1886, 1911, 1913, 1940, 1979 e 1994.

Malgrado i suoi straripamenti, il Paglione è intimamente legato alla vita quotidiana dei nizzardi, poiché esso rappresenta la sua principale fonte d'energia.
E fino al XIX secolo per padroneggiare meglio la portata irregolare del torrente, la città di Nizza deriva, per mezzo di sbarramenti, chiamati in gergo tecnico idralulico "bastardi" o “bastardacci", il suo corso d'acqua verso gallerie di captazione[4], scavate attraverso la muraglia.
L'acqua del Paglione, così stornata per deviazione all'interno dei baluardi, alimenta i canali aerei e sotterranei azionando le ruote dei mulini a farina, a "tanno" per la concia delle pelli, a carta, protette dietro le fortificazioni.

Il Paglione è un torrente focoso, ma più di sovente è pacifico e quieto, ed in estate il suo letto diviene pressoché inesistente perché costantemente in secca, e ciò fa dire ai cronisti[3] dell'epoca che il Paglione appare come un fiume astratto e puramente mitico.
Prima della sua copertura, il torrente è il dominio delle lavandaie o “bucataie“ (bugadières), le quali utilizzano il suo magro braccio d'acqua come "lavatoio pubblico", offrendo così ai visitatori lo spettacolo d'un fiume che serve soltanto ad asciugare la biancheria e le lenzuola.

Arginatura e CoperturaModifica

  • Arginatura

L'arginamento del Paglione rimane una priorità per le varie municipalità. Sin dal periodo medievale e fino al principio del periodo classico, la riva sinistra è canalizzata dalle fortificazioni "Vecchia Nizza" dal "Ponte Nuovo" della città a "Piazza Vittorio", oggi "Piazza Garibaldi".

Fin dal 1828, sotto il regno di Sardegna e Piemonte la municipalità decide di riadattare tali antiche fortificazioni in boulevards sul modello dei quais francesi della Senna a Parigi e dei viali dell'Arno a Firenze e Pisa.
Nello stesso tempo, il problema si pone a valle del Ponte nuovo, con l'estensione dei sobborghi (faubourgs in francese, di ogni lato delle sue rive.
L'annesso allegato al Piano Regolatore, con lettere patenti del 26 maggio 1832 del "Consiglio d'Ornato", decide l'arginatura del Paglione sulle rive destra e sinistra fino alla foce a partire dai muri del Ponte Nuovo, i cui lavori sono realizzati dal 1832 al 1836.
Le rive sono allora riadattate in lungofiumi tipo banchina italiana o quai parigino secondo il modello stabilito nel 1828[5]. I lavori delle banchine fluviali verso il mare si terminano nel 1863, e formano all'incontro con le banchine marine, nell'angolo d'intersezione, il giardinetto pubblico dei Focesi in onore dei coloni greci fondatori di Marsiglia, e sulla riva destra il giardino pubblico Alberto I.

  • Copertura

Nel 1868, la prima copertura dà origine all'attuale giardinetto pubblico, Général Leclerc. Poi, il Casinò municipale di Nizza è costruito nel 1884 tra il "Giardinetto Général Leclerc" ed il "Ponte Nuovo".

Nel 1891, i lavori si proseguono verso la foce, permettendo la riunione delle due parti opposte di "Piazza Massena" (Place Masséna), e nel 1893, la creazione dell'attuale giardino pubblico Alberto I di Monaco.
Nel 1921, il Paglione è coperto dal giardinetto "Leclerc" a "Via Tondutti" di Scarena (L'Escarène), comportando così la distruzione del leggendario "Ponte Vecchio" di Nizza.
Nel 1931, l'Esplanade Risso viene inaugurata e, dopo la seconda Guerra mondiale, è congiunta al troncone situato a valle. La copertura del Paglione vede il proprio termine nel 1972, con la sparizione per demolizione dello storico "Ponte Barla".

ToponimiaModifica

Un'ipotesi creativa del toponimo, anche se assai probabile e forse verosimile, ma non sufficientemente documentata storicamente, vuole un'origine locale del nome, che proverrebbe suggestivamente dalle «pagliuzze» d'oro, in francese "paillettes", nel significato anche di lustrini, raccolte nell'alveo del fiume durante l'Antichità.

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ sandre|Y65-0400|Le Paillon|consulté le=20 août 2013
  2. ^ Marc Bouiron, Revue Archeam, n°12, p.10
  3. ^ a b Ralph Schor (dir.), Dictionnaire historique et biographique du comté de Nice, Nice, Serre, 2002, (ISBN 978-2-86410-366-0).p. 276-277
  4. ^ Henri Geist, Revue Archeam, n°10, p.33
  5. ^ L'exception urbaine: Nice, de la Renaissance au "Consiglio d'Ornato", de Philippe Graff, Éditions Parenthèses - 2000, (ISBN 2-86364-066-6), p.142

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