Paola Colonna

Paola Colonna
Signora consorte di Piombino
Stemma
In carica 13991404
Predecessore (nuovo titolo)
Successore Donella Fieschi
Signora reggente di Piombino
In carica 14041419
(per il figlio Jacopo II Appiano)
Signore di Piombino
In carica 27 dicembre 1441 – 30 novembre 1445
Predecessore Jacopo II Appiano
Successore Caterina Appiano con il marito Rinaldo Orsini
Nascita Genazzano, 1380
Morte Piombino, 30 novembre 1445
Sepoltura Duomo di Piombino
Dinastia Colonna
Padre Agapito Colonna
Madre Caterina Conti
Consorte Gherardo Appiano
Figli Jacopo
Caterina
Violante
Religione Cattolicesimo

Paola Colonna (Genazzano, 1380[1]Piombino, 30 novembre 1445) è stata una nobile italiana, signora di Piombino, Scarlino, Populonia, Suvereto, Buriano, Abbadia al Fango e delle isole d'Elba, Montecristo e Pianosa[2].

BiografiaModifica

 
Castello Colonna, Genazzano

I suoi genitori erano Agapito Colonna, signore di Genazzano, e Caterina Conti. Secondogenita e unica femmina di cinque figli, i suoi fratelli furono: Giordano, signore di Genazzano e per un breve periodo principe di Salerno e duca di Venosa; Oddone, che divenne protonotario apostolico, cardinale ed infine papa Martino V nel 1417; e Lorenzo Onofrio, che, valente generale, fece carriera nel Regno di Napoli, poi il fratello gli conferì la carica di gran camerlengo.[3]

Sposò a Roma il 18 giugno 1396 Gherardo Appiano, signore di Piombino: negli otto anni del loro matrimonio ebbero tre figli, un maschio e due femmine, e, alla sua morte, assunse la reggenza in nome del primogenito Jacopo, di circa cinque anni. Caterina diventerà la seconda signora di Piombino e Violante, nata dopo il decesso del genitore, sarà la moglie di Rodolfo Angiolo da Camerino.[4]

Nel 1405, nel rispetto del testamento del marito, confermò e rese perpetuo l'atto di accomandigia con il governo oligarchico di Firenze (famiglia Albizzi). Nell'aprile 1419, accompagnata dai tre figli si recò nella città toscana per salutare il fratello papa Martino V che doveva consacrare la chiesa di Sant'Egidio e concedere privilegi all'ospedale di Santa Maria Nuova. L'avvenimento fu immortalato dal pittore Bicci di Lorenzo (1368-1452): nei dipinti celebrativi si possono identificare Paola, Jacopo e Caterina che assistono alla cerimonia.[1]

Paola Colonna, risoluta e volitiva, pretese di continuare ad amministrare la signoria anche dopo il raggiungimento della maggiore età da parte del figlio. In seguito alla scomparsa di Jacopo II, privo di prole, il governo sarebbe dovuto spettare al cognato Emanuele Appiano, unico fratello vivente di Gherardo, ma Donna Paola decise di succedere lei stessa, contro le disposizioni testamentarie del marito sulla legge salica. Fu un provvedimento significativo per Piombino che avrà in futuro sei sovrane regnanti. La famiglia Appiano dimorava nell'omonimo palazzo (ancora esistente, seppure modificato e con diversa destinazione): dal 1465 al 1470 l'architetto Andrea Guardi, per volere di Jacopo III, realizzerà la nuova residenza destinata ad accogliere una corte rinascimentale più prestigiosa che richiamerà artisti quali il Sodoma e Rosso Fiorentino.[5]

Nel 1442 la signora stipulò un ulteriore accordo di accomandigia, questa volta con la repubblica di Siena che confermò il dominio degli Appiano sulle isole d'Elba (economicamente fondamentale per le sue risorse minerarie), Montecristo e Pianosa. Fece costruire nuove strade e riprendere la costruzione delle mura di cinta. Dal punto di vista diplomatico, inoltre, inviò un ambasciatore a Tunisi per trattare la pace con il bey che aveva intenzione di assediare Piombino. Nel 1444 raggiunse personalmente Siena per partecipare all'ufficiatura in onore del religioso predicatore Bernardino, deceduto qualche mese prima a L'Aquila.[6]

Morì all'età di 65 anni, il 30 novembre 1445, e fu sepolta, accanto al consorte, nella cripta degli Appiano del duomo di Piombino. Escluso per la seconda volta il fratello di Gherardo, Emanuele, le subentrò la figlia Caterina, sposatasi con un suo lontano parente, il nobile romano Rinaldo Orsini, del ramo di Tagliacozzo: questi, comandante di una compagnia di ventura, aveva i mezzi per difendere la famiglia regnante e la signoria.[7]

NoteModifica

  1. ^ a b Carrara, p. 10.
  2. ^ Panepuccia, I Colonna di Genazzano, p. 17.
  3. ^ Cappelletti, p. 38.
  4. ^ Carrara, p. 7.
  5. ^ Giachi-Canovaro, p. 20.
  6. ^ Carrara, p. 11.
  7. ^ Cappelletti, p. 41.

BibliografiaModifica

  • Cesare Panepuccia, I Colonna di Genazzano, Roma, Edizioni Grafiche Manfredi, 2002.
  • Cesare Panepuccia, Il castello dei principi Colonna in Genazzano, Roma, Edizioni Grafiche Manfredi, 2005.
  • Licurgo Cappelletti, Storia della città e Stato di Piombino, Livorno, Giusti, 1897.
  • Marisa Giachi, Umberto Canovaro, Piombino storia di un principato, Venturina, Archivinform, 2012.
  • Mauro Carrara, Signori e Principi di Piombino, Pontedera, Bandecchi & Vivaldi, 1996.

Voci correlateModifica