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Il Prontuario dei nomi locali dell'Alto Adige è l'elenco dei 16.735 toponimi dell'Alto Adige, redatto a partire dal 1906 da Ettore Tolomei, pubblicato in prima edizione nel 1909 e successivamente dalla Reale Società Geografica Italiana nel 1916.

L'ufficializzazione della toponomastica collezionata nel Prontuario fu commissionata dal governo liberale di Giovanni Giolitti, che assegnò l'incarico al presidente dell'Istituto geografico italiano, affinché fossero rilevati ed elencati i toponimi italiani in Alto Adige, analogamente a quanto disposto per il Friuli e la Venezia Giulia. La redazione della toponomastica ufficiale fu dovuta ad una decisione del Governo Giolitti V, perfezionata e completata durante i governi Bonomi e Facta e ratificata da un decreto del Re il 29 marzo del 1923, quando il governo Mussolini si era instaurato da meno di cinque mesi.[1]

Quella di Tolomei fu un'operazione di natura storica e/o linguistica, finalizzata a restituire, cioè, nell'uso le voci originarie latine od italiane, quasi irriconoscibili in molti casi sotto la secolare deformazione tedesca, e talora sostituire alcuni nomi, ed anche crearne, con risvolti d'indole politica, volendo Tolomei infatti apparecchiare una completa nomenclatura italiana ed imprimere fino all'ultimo casolare, il sigillo perenne del nazionale dominio.[2] L'opera non era senza precedenti ed era in linea con la mentalità nazionalista molto diffusa al tempo, come dimostrano i numerosi esonimi tedeschi di località italiane imposti dai governanti austro-ungarici alle province occupate.[3]

I toponimi italiani ufficiali nel secondo dopoguerra sono stati affiancati da quelli tedeschi e ladini, dando vita ad una toponomastica bi- o trilingue. Il consiglio della Provincia autonoma di Bolzano nel settembre 2012 ha istituito ufficialmente un repertorio in cui raccogliere i toponimi tedeschi e ladini.[4]

Indice

PremesseModifica

La toponomastica dell'Alto Adige fu di stampo prelatino, soprattutto celtico e retico, ma dopo la conquista di Druso nel 15 a.C. e la penetrazione romana in parte latinizzata o di fondazione neolatina. In seguito all'insediamento dei Baiuvari dal primo medioevo in poi ed al loro dominio politico ed ecclesiastico, oltre al crearsi delle nuove fondazioni germaniche, si determinò anche un processo di tedeschizzazione dei toponimi romanzi.[5]

CronologiaModifica

Negli anni novanta del XIX secolo Ettore Tolomei fondò la rivista nazionalista La Nazione Italiana. Ai suoi esordi Tolomei usava ancora la dicitura Alto Trentino per indicare i territori dell'odierna provincia di Bolzano in luogo del toponimo, retaggio del periodo napoleonico, "Alto Adige", poi definitivamente adottato come nome ufficiale della provincia dalla prima guerra mondiale. [6]

Nel 1906 Tolomei fondò l'Archivio per l'Alto Adige, con l'intenzione di dimostrare che il Tirolo a sud delle Alpi fosse stato geograficamente italiano sin dall'antichità, che l'insediamento germanofono fosse solo un breve episodio storico che non infrangeva i diritti italiani su questo territorio e che anzi andasse "estirpato".[7] Tolomei ricordava come originariamente l'Alto Adige era abitato da genti di stirpe italica, popolazioni retoromanze e ladine che avevano subito l'invasione di genti germaniche provenienti dalla Baviera e dall'Austria e ne erano state assimilate.

Il primo elenco di toponimi pubblicato nel 1909 non superava ancora le 500 unità.[2] Nel 1916, un anno dopo l'entrata in guerra dell'Italia, venne creata una commissione ad hoc per concepire nomi italiani per i territori "che presto saranno conquistati", formata da Tolomei, dal professore di botanica e chimica Ettore de Toni e dal bibliotecario Vittorio Baroncelli, questi ultimi autori di un Prontuario di toponomastica dell'Alto Adige e dell'Ampezzano e di un Repertorio Topografico della Venezia Tridentina. Sulla base degli studi di Tolomei furono riportati quasi 12.000 toponimi italiani. La lista venne pubblicata nel mese di giugno 1916 come "volume XV, parte II" delle "Memorie" della "Reale Società Geografica Italiana" e nell'"Archivio per l'Alto Adige".[8]

Nel 1921 il quarto governo Giolitti istituì una commissione apposita con il compito di stabilire i criteri per la scelta dei toponimi. Lo studio della commissione Giolitti fu approvato il 29 marzo 1923 con decreto del re Vittorio Emanuele e controfirmato dall'allora capo del governo Benito Mussolini. La toponomastica altoatesina fu di poco modificata nel 1929 ed ulteriore elenco, ampliato e contenente circa 16.300 nomi, fu pubblicato nel 1935 e ratificato sempre con decreto del Re il 10 luglio 1940.[2]

MetodoModifica

Fu Tolomei stesso a spiegare il metodo da lui usato nella rilevazione e nella scelta dei toponimi raccolti nel Prontuario.

I toponimi italiani già consolidati nell'uso (quali ad esempio Merano, Salorno, Bolzano) vennero mantenuti: del resto diversi nomi italiani di comuni altoatesini risultavano essere diffusi e preesistenti già al censimento austroungarico del 1910[9]

I toponimi ladini vennero trascritti secondo la pronuncia italiana (a titolo d'esempio Gherdëina divenne Gardena); inoltre laddove possibile il substrato pregermanico (essenzialmente ladino o celtico) venne utilizzato per trasformare i toponimi tedeschi in altri italianeggianti (è il caso di Renon per Ritten o di Chienes per Kiens).

I toponimi ritenuti irreducibilmente germanizzati (in quanto non riconducibili a protoforme romanze) vennero invece sostituiti da nomi italiani creati per corrispondenza fonetica o semantica: alcuni nomi vennero così adattati foneticamente alla pronuncia italiana (per esempio Lagundo da Algund o Avelengo da Hafling) e altri vennero tradotti letteralmente (come Lago Verde per Grünsee e Villabassa per Niederdorf). Laddove anche tali soluzioni non apparivano praticabili venne adottato il santo patrono della località (come nel caso di Innichen, che divenne San Candido) oppure si fece ricorso a "nomi parlanti" di valore geografico-descrittivo (ad esempio Colle Isarco per Gossensaß).

Alcuni toponimi esistenti, in quanto ritenuti sufficientemente adatti alla pronuncia italiana (se non addirittura di filogenesi latina) non vennero tradotti affatto: appellativi come Gries (che significherebbe "sabbia"), Gais e Plaus vennero accolti così com'erano nella nomenclatura italianizzata.

Vi furono poi casi nei quali la traduzione italiana non venne mai utilizzata: ciò accadde ad esempio per Obereggen.

CriticheModifica

Secondo il linguista altoatesino Egon Kühebacher,[10] sebbebe Tolomei avesse dichiarato di voler recuperare con la sua opera le radici "originarie" dei toponimi della regione, l'incompetenza linguistica di costui e dei suoi collaboratori avrebbe in molti casi sortito un effetto di segno opposto, nascondendo ulteriormente le origini dei nomi storici sotto soluzioni puramente spurie.[11]

Kühebacher cita alcuni esempi, come il toponimo Lana, riconducibile a un proprietario terriero di nome Leo, il cui territorio era chiamato (praedium) Leonianum. Nell'Alto Medioevo il nome veniva pronunciato Lounan, dopodiché nel XII secolo il dialetto bavarico tramutò la vocale ou in a, tramutando il toponimo in Lanan e quindi in Lana. Dunque, secondo Kühebacher, se Tolomei avesse seguito il metodo da lui delineato nel prontuario, il toponimo avrebbe dovuto essere "tradotto" in Leoniano. Un caso analogo riguarda nomi come Trens e Terenten, che Tolomei non fu in grado di ricondurre al latino torrens (torrente): non avendo rilevato le radici storiche ancora presenti nel lemma tedesco, il senatore li adattò in Trens e Terento.[12]

In altri casi, la toponomastica di Tolomei avrebbe causato la perdita di informazioni storiche contenute nei nomi di luogo sviluppatisi attraverso i secoli, complice il fatto che il senatore trentino aveva imposto la lingua toscana senza tener conto del substrato retoromanzo e delle tradizioni locali. A tal riguardo si cita come esempio il toponimo Vipiteno, che Tolomei preferì a Sterzen, nome pure comunemente usato tra la popolazione italiana dell'epoca. Così facendo utilizzò però, forse senza saperlo, un nome germanizzato. Il nome retoromanzo infatti era Vibidina, che nell'VIII secolo fu germanizzato in Wipitina, e come tale venne nominato per la prima volta in documenti di lingua latina. Nei documenti più recenti esso venne latinizzato in Vipitenum, un nome che ricordava molto i toponimi di origine romana, e per questo venne scelto da Tolomei.[13]

Nei casi dei toponimi tradotti letteralmente, Tolomei avrebbe commesso ulteriori errori: ad esempio Linsberg venne tradotto come Monte Luigi (stesso nome usato come traduzione di Luisberg), mentre Blumau, erroneamente interpretato come indicante un prato fiorito, divenne Prato all'Isarco; si può citare altresì Neunhäusern, divenuto Nove Case quando in tedesco significa le "nuove case".

Anche studiosi di lingua italiana, come Fabrizio Bartaletti[14] e Nicolò Rasmo, hanno espresso critiche all'opera di Tolomei. Secondo Rasmo:

«i nomi di località non devono mai essere artificiosamente cambiati [...] non era affatto naturale che tali misure, che dovevano essere prese semmai solo in singoli casi isolati, venissero generalizzate ed introdotte anche dove ciò non era affatto necessario.[15]»

Secondo Giovan Battista Pellegrini, invece, nonostante alcune lacune:

«la commissione presieduta da Tolomei ha scelto delle dizioni italiane dei nomi tedeschi e tedeschizzati, secondo criteri validi per l'aspetto storico-toponomastico.[16]»

VigenzaModifica

L'Accordo De Gasperi-Gruber del 1946, lo Statuto di autonomia regionale (1948) e lo Statuto di autonomia provinciale (1972) prevedono il bilinguismo della toponomastica in Provincia di Bolzano, senza aver espressamente confermato i provvedimenti tolomeiani.[17][18]

Nel corso dell'approvazione del cosiddetto decreto "taglia-leggi" varato dal governo Berlusconi IV, i parlamentari della Südtiroler Volkspartei cercarono di inserire i decreti toponomastici tra i provvedimenti da abrogare, senza buon fine.[19][20] La toponomastica elaborata da Ettore Tolomei è dunque tutt'oggi ufficialmente vigente per quanto riguarda i toponimi italiani.

La toponomastica è inoltre dal 1948 competenza esclusiva della provincia di Bolzano, fermo restando l'obbligo della bilinguità. Dopo decenni di attesa, in data 15 settembre 2012 è stata approvata la legge toponomastica provinciale.[21] La legge prevede l'istituzione di un comitato cartografico provinciale composto in via paritetica fra i tre gruppi linguistici italiano, tedesco e ladino.[22] Essa è stata impugnata dal Governo Monti per violazione dell'obbligo del bilinguismo sancito dallo statuto speciale e dai trattati internazionali.[23]

Frattanto diverse leggi della regione Trentino-Alto Adige già contemplano il bilinguismo per la maggior parte dei toponimi comunali.[24]

ApplicazioneModifica

In buona parte del territorio (con l'eccezione di Bolzano e delle aree a maggioranza italofona) il toponimo tedesco precede quello italiano. Nelle vallate ladine, anche il toponimo in tale lingua precede quello italiano.

Su buona parte delle stazioni ferroviarie della ferrovia della Val Venosta gestita dalla società di trasporto pubblico SAD i cartelloni bilingui sono stati parzialmente sostituiti con cartelloni monolingui anche in quei comuni nei quali la popolazione di lingua italiana supera il 10%.

Nella segnaletica dei sentieri di montagna implementata dall'Alpenverein Südtirol i toponimi tedeschi hanno soppiantato quasi del tutto quelli italiani.[25][26] Dopo l'istituzione di una commissione apposita, nel 2011 è stato proposto di ripristinare la cartellonistica bilingue, con l'eccezione di 150 toponimi (il 10% del totale), tra cui la Vetta d'Italia.[27] Il 25 giugno 2012 la giunta provinciale ha dato il via libera all'Alpenverein Südtirol per la sostituzione della segnaletica monolingue in tedesco, che dovrebbe essere graduale e iniziare dai segnavia più rovinati.[28]

I consigli comunali di alcuni comuni a maggioranza germanofona hanno inoltre deciso di rinunciare all'uso del toponimo Alto Adige nei documenti, timbri e cartelli ufficiali.[29][30]

Talvolta inoltre, nel campo dell'odonomastica, le strade e le piazze hanno più volte cambiato nome. In particolare, nel secondo dopoguerra sono state rimosse quasi tutte le denominazioni inneggianti all'italianizzazione, riproponendo i nomi più antichi o creandone di nuovi, tutti rigorosamente in tedesco. In base all'obbligo di bilinguismo, si è provveduto a nominare delle commissioni toponomastiche, spesso e volentieri formate da soli esponenti di lingua tedesca, con l'incarico di tradurre tali nomi in italiano. I risultati sono stati spesso grossolani e finanche comici: Kirchplatz (piazza della chiesa) diventa piazza Kirch, Messnerweg (via del sagrestano) viene resa in via Messner, anche quando non si tratta di un nome proprio, Dominikanerplatz diviene piazza "Dominicani" (e non Domenicani, come sarebbe ortograficamente corretto)[31] Già nel 1998 il commissario del governo Carla Scoz richiamava l'attenzione sulla "tedeschizzazione" di toponomastica e odonomastica[31][32].

Al fine di trovare una soluzione condivisa è stato creato nel 2010, di concerto fra Stato e Provincia, un comitato paritetico con il compito di elaborare una norma di attuazione in materia. In questa sede i politici dell'SVP spingono per l'abolizione almeno in parte dei toponimi italiani.[33]

Anche i toponimi che designano la provincia di Bolzano (Alto Adige, Südtirol) sono, in modo ricorrente, al centro di controversie. Con Südtirol si designava propriamente l'odierno Trentino o l'intera regione Trentino-Alto Adige, ove si differenziava tradizionalmente fra il Tirolo meridionale italiano (italienisches Südtirol, Welschsüdtirol o Welschtirol, il Trentino) e tedesco (Deutschsüdtirol, l'odierno Alto Adige).[34][35] Anche la traduzione che se ne fa in italiano (Sudtirolo) non è storicamente attestata né linguisticamente corretta, essendo il corrispondente di Südtirol l'italiano Tirolo meridionale.[36]

La legge provinciale del 15 settembre 2012 non ha risolto la questione toponomastica, ma ha demandato alla consulta cartografica provinciale il compito di reperire i nomi italiani, tedeschi e ladini da inserire nel nuovo repertorio toponomastico provinciale.[4]

NoteModifica

  1. ^ Camera dei deputati, Intendimenti del Governo in merito all'ipotesi di impugnazione della legge recentemente approvata dal consiglio provinciale di Bolzano in materia di toponomastica - n. 3-02483 cit.: G. Holzmann: «La toponomastica di lingua italiana è stata introdotta con un regio decreto del marzo del 1923: il fascismo era al potere da soltanto 5 mesi. Infatti, l'incarico venne dato al presidente dell'Istituto geografico italiano dal Governo Giolitti, che era un Governo democratico. Quindi, quando si parla di toponomastica fascista, si equivoca sul fatto che il primo decreto l'abbia introdotta durante l'avvento del fascismo, ma, in realtà, l'incarico era stato assegnato da un Governo democratico, di cui faceva parte proprio il Partito Popolare.»
  2. ^ a b c Kramer 2003/04, p. 282.
  3. ^ Anche se è esterno a tale questione, che per alcuni decenni del XX secolo è stata vista come una disputa storica e quasi cronologica sulla origine dei nomi geografici e dei comuni dell'Alto Adige, c'è da registrare che per quasi trecento anni ci fu anche, a livello europeo una "concorrenza" tra italiano e tedesco sui nomi delle principali località dell'Europa centro-orientale o anche della penisola balcanica, tutte nell'orbita della casata asburgica e della Repubblica di Venezia, tanto da portare a particolari primati degli esonimi italiani con il nome italiano Vienna più conosciuto e usato, in inglese, del tedesco Wien; o il nome Austria invece di Österreich (cosa che per esempio non avviene per i nomi della 'grande' Germania o della Svizzera germanofona). Lo stesso accade per altre località o paesi delle province austroungariche come Montenegro, Serbia, Istria, Fiume, Albania.
  4. ^ a b Bolzano. Il Consiglio provinciale approva la legge sulla toponomastica, L'Adigetto, 15 settembre 2012. Consultato il 17 settembre 2012
  5. ^ Pellegrini, Giovan Battista, Toponomastica italiana, 10.000 nomi di città, paesi, frazioni, regioni, contrade, fiumi, monti, spiegati nella loro origine e storia, Milano, Hoepli, 1990, pagg. 412 ss.
  6. ^ Anche per alcune altre località utilizzò toponimi diversi da quelli successivamente inseriti nel Prontuario: per Brennero Tolomei usava anche il nome Pirene, cfr. Gianni Faustini, "Facevo il giornalista". Appunti e notizie autobiografiche sull'attività giornalistica di Ettore Tolomei, in Sergio Benvenuti, Christoph H. von Hartungen (ed.) 1998, p. 169.
  7. ^ Steininger 2003, p. 16-17.
  8. ^ Framke 1987, p. 86-87.
  9. ^ Secondo la deputata di Forza Italia Michaela Biancofiore risulta essere esposta all'ambasciata italiana del Guatemala una cartina militare asburgica del 1838 in cui i nomi di località altoatesine sono riportati in italiano, per cui non si potrebbe attribuirne a Tolomei l'invenzione: Interviene Calderoli, «Bozen» resterà Bolzano, Corriere della Sera, 13 dicembre 2009
  10. ^ Egon Kühebacher, Tiroler Sprachatlas, 1965-71.
  11. ^ Kühebacher 1998, p. 284-285.
  12. ^ Kühebacher 1998, pp. 286-287.
  13. ^ Kühebacher 1998, p. 284.
  14. ^ Fabrizio Bartaletti, Geografia, toponomastica e identità culturale: il caso del Sudtirolo. In: “Miscellanea di storia delle esplorazioni XXVII”, Genova, 2002, pp. 271-315.
  15. ^ Nicolò Rasmo, Editoriale "Toponomastica e buonsenso", in "Cultura Atesina-Kultur des Etschlandes", VIII, 1954, pp. 1-2.
  16. ^ Pellegrini 1990, p. 416.
  17. ^ Società geografica italiana, 1988
  18. ^ Cfr. sulla problematica Francesco Palermo, Riflessioni giuridiche sulla disciplina della toponomastica nella Provincia autonoma di Bolzano, in Regionale Zivilgesellschaft in Bewegung / Cittadini innanzi tutto, Festschrift für-scritti in onore di Hans Heiss, a cura di Hannes Obermair, Stephanie Risse e Carlo Romeo, Vienna-Bolzano, Folio, 2012, pp. 343-354.
  19. ^ Il Decreto "taglia leggi" Archiviato il 25 febbraio 2011 in Internet Archive.
  20. ^ Corriere della Sera: Bozen resterà Bolzano
  21. ^ Lavori Consiglio: Approvata la legge sulla Toponomastica Archiviato il 20 ottobre 2013 in Internet Archive., Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano
  22. ^ Toponomastica, intesa fra Svp e Pd, Alto Adige, 15 settembre 2012
  23. ^ Il governo impugna la legge sulla toponomastica, Alto Adige, 16 novembre 2012
  24. ^ Statuto del Trentino-Alto Adige, Art. 8 nr. 2
  25. ^ Toponomastica bilingue, illegali tre cartelli su quattro, Alto Adige, 18 gennaio 2010 Archiviato il 22 luglio 2011 in Internet Archive.
  26. ^ Rinascita: gli attentatori alla toponomastica italiana, 5 agosto 2010 Archiviato il 4 ottobre 2013 in Internet Archive.
  27. ^ Segnaletica, ecco il documento dei saggi, Alto Adige, 16 aprile 2011
  28. ^ Provincia di Bolzano
  29. ^ Bolzano, riparte la campagna anti-italiani Corriere della Sera, 7 maggio 2009: "E anche nelle valli, in paesi come Montagna (Montan in tedesco) e Termeno (Tramin), i voti di Südtiroler Volkspartei, il partitone di maggioranza, vengono usati per cancellare la denominazione Alto Adige da documenti, timbri e cartelli comunali."
  30. ^ Anche Termeno mette al bando l'Alto Adige, Video Bolzano 33, 5 maggio 2009
  31. ^ a b Quando la traduzione non si fa, oppure è lacunosa, Alto Adige, 26 agosto 2009
  32. ^ Appiano: sparite molte vie italiane, Alto Adige, 25 maggio 2011
  33. ^ Nomi: scontro sull'accordo, Durnwalder: "Via la Vetta d'Italia", Alto Adige, 24 settembre 2010
  34. ^ Si veda numerosa la letteratura in lingua tedesca del XIX secolo, Sudtirol inklusive trentino - Google-Suche.
  35. ^ Johannes Kramer, Due nomi novecenteschi: Alto Adige e Südtirol, Rivista Italiana di Onomastica - RIOn 05 (1999-1)
  36. ^ Cfr. storicamente tirolo meridionale - Google-Suche

BibliografiaModifica

Fonti normativeModifica

TestiModifica

  • Bartaletti, Fabrizio (2002), Geografia, toponomastica e identità culturale: il caso del Sudtirolo, in “Miscellanea di storia delle esplorazioni XXVII”, Genova, pp. 269–315. Riprodotto in Quaderni Padani, 51/52, 2004, pp. 37–61
  • Bartaletti, Fabrizio (200): Geografia e nomi di luogo nelle regioni di confine: gli esempi del Sudtirolo, dell'Istria e dell'ex-Provincia di Nizza, Genova, Bozzi.
  • (ITDE) Benvenuti, Sergio, Hartungen, Christoph von (eds.), Ettore Tolomei (1865-1952). Un nazionalista di confine / Die Grenzen des Nationalismus, Trento, Museo Storico in Trento, 1998.
  • Bravi, Ferruccio (1981), «Inchiesta» sui nomi di luogo atesini, Bolzano: Centro di documentazione storica per l'Alto Adige.
  • Bravi, Ferruccio (1999), Toponimie comparate. Prima escursione: Valdichiana e alta Val d'Adige, Bolzano: Centro di studi atesini.
  • Ferrandi, Maurizio (1986), Ettore Tolomei: l'uomo che inventò l'Alto Adige, Trento: Publilux.
  • (DE) Gisela Framke, Im Kampf um Südtirol. Ettore Tolomei (1865-1952) und das ‚Archivio per l'Alto Adige', Tübingen, M. Niemeyer, 1987, ISBN 3-484-82067-5.
  • (DE) Kramer, Johannes (1996). Die Italianisierung der Südtiroler Ortsnamen und die Polonisierung der ostdeutschen Toponomastik. in "Romanistik in Geschichte und Gegenwart", 2 (1): pp. 45–62.
  • Kramer, Johannes (2003/04), La toponomastica altoatesina nel contesto europeo, in "Archivio per l'Alto Adige", 97-98, pp. 277–290.
  • (DE) Kühebacher, Egon (1965/71), Tiroler Sprachatlas, a cura di Karl Kurt Klein e Ludwig Erich Schmitt, 3 volumi, Marburg-Innsbruck.
  • (DE) Kühebacher, Egon (1998). Zur Arbeitsweise Ettore Tolomeis bei der Italianisierung der Südtiroler Ortsnamen, in Benvenuti, Sergio; Hartungen, Christoph von (ed.). Ettore Tolomei (1865-1952). Un nazionalista di confine. Die Grenzen des Nationalismus. Trento: Museo Storico in Trento, pp. 279–294.
  • Rasmo, Nicolò (1954), Toponomastica e buonsenso, in "Cultura Atesina-Kultur des Etschlandes", VIII, pp. 1–2.
  • Pellegrini, Giovan Battista (1990), Toponomastica italiana, 10.000 nomi di città, paesi, frazioni, regioni, contrade, fiumi, monti, spiegati nella loro origine e storia, Milano, Hoepli.
  • (EN) Steininger, Rolf (2003). South Tyrol: a minority conflict of the twentieth century. New Brunswick, N.J., U.S.A: Transaction Publishers. ISBN 0-7658-0800-5.
  • (DE) Stiller, Klaus (1983), Die Faschisten. Italienische Novellen. München, dtv. ISBN 978-3-423-05467-6 (con un ricco capitolo su Tolomei, definito un "isterico ultranazionalista")
  • Valenti, Silvano (1976), Athesia, Alto Adige, Sudtirolo: il nome del territorio atesino attraverso i secoli, Bolzano: Centro di documentazione storica per l'Alto Adige.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica