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Richard Roose

cuoco inglese e avvelenatore

Richard Roose o Rouse (... – Londra, 5 aprile 1531) è stato un cuoco inglese di John Fisher vescovo di Rochester. Fu giustiziato per aver tentato di avvelenare il vescovo, e in quella occasione avvelenò diversi altri membri della famiglia.[1][2] In risposta al crimine venne emanato un provvedimento che prevedeva l'esecuzione pubblica per bollitura a morte in un calderone. Fu il primo ad essere sottoposto a questo procedimento giudiziario nella legge inglese, che fu presto abrogato, e il suo caso conserva una particolare notorietà.

Crimine e punizioneModifica

Secondo Richard Hall (uno dei primi biografi di Fisher), Richard Roose, lavorando nella cucina del vescovo, mise del veleno in una pietanza che aveva preparato per la cena. Al momento della cena il vescovo non aeva appetito, mentre i suoi ospiti e servitori mangiarono la pietanza avvelenata. ""Un gentiluomo, chiamato Mr. Bennet Carwen, e un'anziana vedova, morirono improvvisamente, e il resto dei commensali non recuperò mai la sua salute fino al giorno della morte".[3][4]

Il vescovo denunciò il fatto e Roose venne arrestato e, dopo essere stato severamente torturato sul cavalletto, ammise di aver aggiunto al pasto quello che credeva fosse un lassativo per fare uno "scherzo", ma nessuno gli credette.[5]

L'ambasciatore Eustace Chapuys scrisse una versione leggermente diversa della storia a Carlo V d'Asburgo, nipote di Caterina d'Aragona: "Dicono che il cuoco, immediatamente arrestato [...] ha confessato di aver effettivamente messo nel brodo alcune polveri, allo scopo di far ammalare i suoi compagni di servizio senza mettere a repentaglio la loro vita o far loro alcun danno permanente. Non sono ancora riuscito a capire chi sia stato a dare al cuoco un consiglio del genere, né a quale scopo."[6]

Il re Enrico VIII decise che Roose fosse condannato a morte senza alcun processo[7], cosa inusuale, dato che era riservata ai criminali che erano in libertà[8] mentre Roose era già agli arresti. Il Parlamento inglese votò una legge sull'avvelenamento dimostrando che il re aveva determinato che l'omicidio intenzionale per mezzo di veleno avrebbe dovuto essere considerato alto tradimento perché "because that in manner no persone can lyve in suertye out of daunger of death by that meane yf practyse therof shulde not be exchued" (anche se la vittima non faceva parte della corona o di un suo rappresentante). Con l'autorità del parlamento la legge decretò che Richard Roose avrebbe dovuto essere bollito a morte come punizione per il suo crimine,[9] un esempio di legge retroattiva.

EsecuzioneModifica

Roose fu ucciso a Smithfield il 5 aprile 1531. Secondo un testimone oculare, "Gridò forte e diverse donne con bambini si sentirono male alla vista di ciò che stavano vedendo e furono portate via mezze morte. Altri uomini e donne non sembravano spaventati dal fatto che fosse bollito vivo, ma preferivano vedere il carnefice che eseguiva il suo compito."[10]

Circolavano voci che fosse stato il re ad aver organizzato l'avvelenamento di Fisher, al fine di mettere a tacere le critiche del vescovo ai tentativi del re di divorziare dalla regina Caterina e dei suoi attacchi alla chiesa.[11]

NoteModifica

  1. ^ S.E. Lehmberg, The Reformation Parliament 1529-1536 (Cambridge University Press 1970), p. 125.
  2. ^ A. Bellany, 'Thinking with poison', in R.M. Smuts (ed.), The Oxford Handbook of the Age of Shakespeare (O.U.P. 2016), pp. 559-579, at pp. 559-560 (Google, partial preview).
  3. ^ Richard Hall, in T. Bayly, The Life and Death of that Renowned John Fisher, sometimes Bishop of Rochester (London 1655), p. 101. (Umich/EEBO).
  4. ^ N. Bilyeau, The Death of the Bishop's Poisoner, 'English Historical Fiction Authors' blogspot, 2014.
  5. ^ Calendar of State Papers, Venetian Vol. 4: 1527-1533 (HMSO 1871), item 668 (British History Online).
  6. ^ Calendar of State Papers, Spain Vol. 4 Part 2: 1531-1533 (HMSO 1882), item 646 (British History Online).
  7. ^ W.R. Stacey, 'Richard Roose and the use of parliamentary attainder in the reign of Henry VIII', Historical Journal 29 (1986), pp. 11-15.
  8. ^ K.J. Kesselring, 'A Draft of the 1531 ‘Acte for Poysoning’,' The English Historical Review 116, no. 468 (OUP, September 2001), pp. 894-99.
  9. ^ 'Anno 22 Henry VIII Chapter 9 (1530-31)', in The Statutes of the Realm Vol. 3: The Statutes of King Henry VIII, (By Command 1817), Reprint (Dawsons of Pall Mall, London 1963), p. 326 (Hathi Trust).
  10. ^ (S.H. Burke), The Men and Women of the English Reformation (R. Washbourne, London 1870), p. 240 (Google).
  11. ^ G.J. Meyer, The Tudors: The Complete Story of England's Most Notorious Dynasty, Random House Publishing Group, 23 febbraio 2010, pp. 152–, ISBN 978-0-440-33914-4.

Collegamenti esterniModifica