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Santa Panagia
Santa Panagia.jpg
La parte naturalistica di Santa Panagia ripresa dall'alto
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
ProvinciaSiracusa Siracusa
CittàSiracusa-Stemma.png Siracusa
CircoscrizioneTiche
Abitanti25 000 ab. (2012)
Sito web

Coordinate: 37°06′03.2″N 15°16′36.7″E / 37.10089°N 15.27686°E37.10089; 15.27686

Santa Panagia (Santa Banacia in dialetto siracusano) è un quartiere sito a nord-ovest di Siracusa. Conta una popolazione di circa 25.000 abitanti, rappresentando il quartiere più popoloso della città.

Il quartiere è sorto in epoca moderna, sulla parte periferica di Siracusa, esso conserva al suo interno ingenti testimonianze archeologiche che abbracciano la trimillenaria storia della città: la necropoli d'epoca greca, la chiesa d'epoca bizantina dalla quale ha preso il nome e la tonnara di Santa Panagia, la cui attività cominciò nel 1100. Nella zona della sua cava naturale sorgeva il famoso terzo porto di Siracusa, il Trogilo, descritto dagli antichi, ma le cui rovine non sono mai state individuate. Da qui il generale romano Marco Claudio Marcello diede avvio alla conquista di Siracusa, riuscendo a entrare tra le sue alte mura. Odiernamente dà il proprio nome alla rada dalla quale salpano e approdano le navi petroliere legate all'attività industriale del polo petrolchimico siracusano. Confina con i quartieri di Scala Greca, Targia e Mazzarona.

EtimologiaModifica

 
Dalla chiesa rupestre d'epoca bizantina di Santa Panagia

Santa Panagia deriva il suo nome dalla lingua greca antica, dal termine Panaghia (Παναγια) : pan (παν) = tutta e haghia (‘αγιος) = Santa, cioè Tutta Santa; attributo che l'Oriente cristiano ha dato alla madre di Gesù, Maria. Quindi il nome del quartiere significa Maria, la tutta santa o Colei che è solo santità.[1] La città di Siracusa in passato fu molto legata alla chiesa di Costantinopoli (fino ad assumere nel 663 il titolo di capitale dell'Impero bizantino) numerose sono quindi le attestazioni che risalgono a quel periodo. La chiesa rupestre dedicata alla Madonna, sorta in prossimità del mare, appena fuori dalla città, sembrerebbe essere il punto focale che diede il nome all'intera zona circostante.[2]

Panagia è anche il nome del pane benedetto usato nelle messe della chiesa cristiana ortodossa (Ἄρτος της Παναγίας = pane della Tutta Santa), ovvero il rito che trae origine dagli antichi monaci greci che si riunivano nel refettorio a pranzare e tagliavano il pane e bevevano il vino per simboleggiare L'ultima cena di Gesù (Eucaristia). Panagia, rendere grazie a Dio,[3] Panagion, affine a Panagia, significa invece lo Spirito Santo; i due termini sono collegati: Panagion et Panagia ovvero Lo Spirito Santo e la Madre di Dio.[4]

TerritorioModifica

StoriaModifica

Epoca classicaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Siracusa.
 
Lì dove vi è scritto Bay of Thapsos (Baia di Thapsos) è il luogo che precedeva l'entrata a Syrakousai dalla porta nord principale, detta Hexapylon (porta dalle sei porte) ricadente nell'attuale territorio di Santa Panagia.

L'attuale contrada Santa Panagia è situata all'interno dell'antico territorio della città-quartiere di Tiche, corrispondente ad una delle 5 città-quartiere che componevano la pentapoli greca di Siracusa.

Sicuramente sito già interessato in passato da insediamenti preistorici quali Siculi e Sicani; lo dimostra la presenza del villaggio di Stentinello e la sua vicinanza con la penisola di Thapsos, noto luogo preistorico siracusano.

Ma le sue tracce più evidenti sono di epoca greca, quando l'intera città, chiamata Syrakousai, divenne una capitale del Mediterraneo, definita la più popolosa, superava per popolazione persino Atene. Per questo motivo nella descrizione degli storici la città aretusea era detta pentapoli poiché era suddivisa al suo interno in cinque siti, definiti "città proprie", che uniti andavano a comporre il nome siracusano.

Il luogo dove oggi sorge Santa Panagia ha regalato agli storici grandi scoperte in campo archeologico, custodendo preziose tracce dell'antico passato siracusano. Quali necropoli; ingresso; strade e altri importanti reperti d'epoca.

Santa Panagia, in quel tempo chiamata unicamente Tiche o Tyche, fu anche il luogo da dove entrarono per la prima volta i Romani. Infatti Marco Claudio Marcello, grazie all'intuizione di un suo soldato, scoprì che il tratto delle mura dionigiane situate presso la baia di Santa Panagia erano scavalcabili, lì dove sorge il porto Trogilo, a quel tempo noto porto militare siracusano detto Trogylos. Per cui Marcello di notte, approfittando della distrazione delle guardie siracusane, riuscì ad entrare all'interno della polis aretusea, impossessandosi dell'Epipoli e fermandosi proprio tra le mura che separavano le due città-quartiere di Tiche e Neapolis.

Secondo le fonti Claudio Marcello ricevette nel suo accampamento tra le mura gli amabasciatori delle due città-quartiere che vennero a pattuire la resa, domandando al generale romano che fosse loro risparmiata la vita e l'incolumità fisica in cambio dell'apertura delle porte di Tiche e Neapolis. Claudio Marcello dopo aver tenuto una consulta di guerra con i suoi soldati accettò la richiesta dei cittadini siracusani, dicendo però loro che ai soldati sarebbe stato concesso il denaro e tutti i beni economici presenti nelle loro case. Per questo motivo iniziò da quel momento un violento saccheggio nelle case dei residenti di Tiche e Neapolis che videro i loro averi dissiparsi in breve tempo sotto la presa di potere da parte di Roma.[5]

Dopo la conquista romana non si ha più notizia del quartiere Tiche, probabilmente ancora abitato fino all'epoca imperiale di Augusto. Ma già sotto l'Impero Bizantino la città di Siracusa aveva in massima parte ristretto le sue mura, situazione dettata soprattutto dalla drastica diminuzione della popolazione avvenuta nell'arco di tempo che va dalla conquista romana fino alle lotte che questi ebbero ad affrontare con le invasioni barbariche.

La città arrivò a ridursi alla sola isola di Ortigia, che rappresentò per tutto il medioevo l'unica parte abitata di Siracusa.

Epoca modernaModifica

 
Viale Santa Panagia, tratto dell'omonimo centro, rappresentante oggi un importante sito sociale della città di Siracusa.

La storia di Tiche riprende in epoca post-fascista, quando alla fine della seconda guerra mondiale vi fu un graduale incremento demografico che portò alla necessità di espandersi e dunque di costruire nuovi quartieri, fuori dal tracciato ortigiano. Per cui vennero riprese le antiche misure greche, vennero rioccupati i luoghi ulitizzati un tempo e nell'originario suolo vennero edificati nuovi palazzi, nuove costruzioni che andarono totalmente a coprire ogni traccia dell'abitato di epoca classica.

Santa Panagia è definito uno degli ultimi centri abitati a nascere in Siracusa. Fino agli '50 e '60 esso era considerato un sito extraurbano, poiché era composto principalmente da poche abitazioni, per lo più piccole ville. Non vi erano esercizi commerciali, né uffici istituzionali, né strade. Per ogni minima esigenza gli abitanti che lì risiedevano erano infatti costretti a recarsi in Ortigia o in Acradina, poiché per i siracusani la vita sociale si svolgeva ed era concentrata quasi unicamente ancora in quei due siti, rappresentanti il cuore urbano di Siracusa.

La situazione cominciò a mutare verso gli anni '70, '80, '90, quando la popolazione siracusana crebbe, in gran numero, arrivando a superare i 100.000 abitanti, dunque i cittadini sentirono l'esigenza di ampliare il loro perimetro sociale e andarono sempre più a fabbricare nella contrada periferica di Santa Panagia, popolandola. Nacquero palazzi, strade, supermercati, banche, uffici, scuole.

Merita menzione inoltre il mercato, detto tradizionalmente mercatino di Santa Panagia, il quale rappresenta uno dei due principali che possiede Siracusa, poiché l'altro è ubicato a Ortigia ed entrambi svolgono la loro funzione sociale e commerciale giornalmente.

Urbanistica di Santa PanagiaModifica

L'epicentro del quartiere lo si ha nel "viale Santa Panagia" una strada di scorrimento di ambito urbano caratterizzata da due corsie per il traffico veicolare e una corsia per gli spostamenti pedonali: qui hanno sede molte attività commerciali e uffici istituzionali. In zona vi è anche uno stadio per lo sport, denominato "Franco Bianchino".

Edifici istituzionaliModifica

 
Il tribunale di Siracusa, ubicato in Viale Santa Panagia

Negli anni più recenti sono stati qui trasferiti importanti edifici istituzionali quali il tribunale della città e l'Agenzia delle entrate, operante come centro direzionale e valevole per tutta la provincia di Siracusa, con distaccamenti per gli uffici territoriali a Lentini e Noto. Inoltre ancor più di recente è stato costruito a Santa Panagia il palazzo di vetro nel quale sono stati istituiti altri uffici pubblici amministrativi.

Edifici religiosiModifica

Santa Panagia è dotata di edifici religiosi, a maggioranza chiese cristiano-cattoliche. In via Italia sorge una moderna Sinagoga nella quale è stato recentemente celebrato un matrimonio con rito ebraico, il primo in Sicilia dal 1492.[6] Il sito rappresenta inoltre il centro sefardico siciliano per questa religione. In zona sorgono anche edifici di altre religioni.

La Rada di Santa PanagiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Rada di Santa Panagia.
 
La Rada di Santa Panagia

La rada di Santa Panagia si trova nell'immediata vicinanza della baia omonima e nel territorio dove prima vi sorgeva il porto Trogilo.

Il pontile che caratterizza la rada nautica è stato costruito nel 1976; esso è tutt'oggi il più grande pontile d'Europa con i suoi 1,340 metri di lunghezza. La costruzione prende il nome dalla raffineria di petrolio sorta a Priolo Gargallo (ex frazione di Siracusa divenuta comune autonomo negli anni settanta): Isab; pontile ERG in seguito, o più semplicemente pontile della baia di Santa Panagia.

La sua funzione principale è quella di fare approdare le navi petroliere, chimichiere e gasiere che giungono da più parti del Mediterraneo per l'attività di trasformazione del petrolio greggio e delle attività chimiche che avvengono presso il polo petrolchimico siracusano, e permettere loro il carico e lo scarico della merce.

Data la vicinanza del quartiere con il polo industriale non è raro avvertire nella zona i miasmi che provengono dalle raffinerie; l'inquinamento derivato dalla lavorazione della merce che giunge al pontile è infatti oggetto di discussione tra le varie istituzioni ormai da decenni, senza purtroppo l'avvento di una soluzione volta a conciliare l'industria, la salute dei cittadini e il delicato sistema ambientale di cui Santa Panagia fa parte.

Aspetto naturalisticoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Capo Santa Panagia.
 
La baia di Santa Panagia

Santa Panagia essendo un quartiere che delimita i confini della città, comprende zone non urbanizzate di grande pregio naturalistico e archeologico. Da queste parti, ad una breve distanza chilometrica, vi sorgono sorgenti naturali, grotte, spiagge sabbiose, antichi fiumi, cave con macchia mediterranea e saline riparo di volatili provenienti da più parti del mondo.

Le sorgenti d'acqua dolce naturale fanno parte dei tanti sbocchi d'acqua che compongono il suolo siracusano; la zona di Santa Panagia ne annovera una al suo interno, sotto il centro abitato, chiamata Fonte di Gelone, la quale periodicamente sgorga alle volte finendo anche sulle strade adiacenti. Un'altra invece è posta all'esterno del quartiere, nei pressi della baia omonima ed è detta Fonte Acqua della Colomba (in dialetto siracusano acqua e palummi, "palummi" significa "colomba"), così chiamata perché lì vi sostano diverse specie di volatili. Questa fonte, simile alla più nota Fonte Aretusa, si differenzia però da quella ortigiana, poiché le acque dolci di questa si mescolano senza barriere con le acque salate del mare, per cui vi si forma un particolare ecosistema marino.[7]

La Cava di Santa PanagiaModifica

 
La cava iblea di Santa Panagia a contatto con il mare

La cava di Santa Panagia, non dimensioni profonde, è stata scavata nel tempo da un piccolo corso d'acqua di tipo meteorico e dall'erosione delle onde del mare. Essa infatti rappresenta l'unico esempio di cava Iblea confinante sul mare; ovvero la roccia bianca calcarea, tipica del siracusano e del territorio ibleo, qui ha il contatto direttamente con le onde salate del mare. La cava è piena di grotte naturali (probabilmente usate come catacombe in epoca greca e palocristiana) e grotte artificiali di epoca bizantina. Qui sorge l'antica chiesa rupestre bizantina dalla quale si presume provenga il nome dell'intera zona siracusana, Santa Panagia.[8]

La pista ciclabile e l'ex tratta ferroviaria Siracusa-TargiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Pista ciclabile Rossana Maiorca e Stazione di Santa Panagia.
 
Tratto della pista ciclabile sita a nord di Siracusa

Dalla baia di Santa Panagia parte il percorso della pista ciclabile siracusana[9] che attraversa la costa fino a giungere al Monumento ai Caduti italiani d'Africa vicino alla circoscrizione di Grottasanta. È lunga 6.56 km ed intitolata alla campionessa di apnea scomparsa Rossana Maiorca, figlia dell'illustre sportivo siracusano Enzo Maiorca.[10] Inoltre si parla di dotare la pista ciclabile siracusana di luce propria tramite dei pannelli fotovoltaici capaci di illuminarla anche di notte.[10]

La pista utilizza il sedime della tratta ferroviaria costiera abbandonata tra la stazione cittadina e la stazione di Targia della Siracusa-Messina. Tale tratto ferroviario è stato dismesso e sostituito da un nuovo tracciato a doppio binario in buona parte in tunnel per liberare la città di Siracusa dalla cosiddetta cintura di ferro costiera. Il percorso ormai inutilizzato è stato trasformato in strada percorribile. Il tratto di linea ferroviaria, in rilevato, più interno alla città è stato rimosso insieme ai cavalcavia e sostituito dalla Via Unità d'Italia che va da Piazza Cappuccini a largo Porto Piccolo, dove è stata ubicata una zona verde.

Patrimonio archeologico di Santa PanagiaModifica

Necropoli Greca di Viale Santa PanagiaModifica

La necropoli greca di Viale Santa Panagia è stata studiata di recente ed è ubicata al centro dell'abitato urbano; nei pressi dell'odierna chiesa della Madre di Dio sono state rinvenute 300 tombe scavate nella roccia, databili alla fine del VI sec. a.C. e inizio V sec. a.C.. Di grande importanza per scoprire aspetti della vita sociale e demografica della città al tempo dei tiranni, grazie alle buone condizioni di ritrovamento del sito. Si sono conservati corredi funebri, tratti di strada greca e materiali dell'epoca.[11]

La Porta HexapylonModifica

L'ingresso principale nord di Siracusa ricade oggi nei territori di Scala Greca e Santa Panagia. Questa grande porta aveva sei entrate, come si intuisce dal suo nome greco e collegava tramite strada la polis aretusea ai territori esterni quali Thapsos, Leontini, Megara Iblea, Catana. Verso l'interno invece iniziava una lunga strada che portava fino al Foro siracusano. Rimangono oggi visibili alcune basi di questa porta e i resti della mura dionigiane che la circondavano.[12]

Chiesa rupestre di Santa PanagiaModifica

 
L'oratorio d'epoca bizantina di Santa Panagia

Accanto alla tonnara, nei pressi della cava di Santa Panagia, vi si trova un'antica chiesa rupestre di epoca bizantina, dedicata al culto della Madonna. All'interno vi sono i resti di un altare recante nicchie di forma arcuata nelle quali dovevano essere poste delle statue di Santi e delle candele.

Lungo le pareti rocciovi vi sono invece degli affreschi, ormai quasi illegibili a causa dell'umidità.

Dopo anni di totale abbandono finalmente un'associazione ambientalista avrà la gestione del sito per migliorarne la fruizione e la conoscenza[13]. Interessante è anche il fatto che attorno alla chiesa rupestre siano stati individuati tracciati di antichi abitati di epoca medievale.

Bunker di Santa PanagiaModifica

Risalgono ai tempi della Seconda guerra mondiale i Bunker sparsi anche nella zona esterna di Santa Panagia. Tali costruzioni, oggi considerate patrimonio urbano poiché di valore storico, servivano in tempo bellico per difendersi dal nemico in caso di invasione.[14]

La tonnara di Santa PanagiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Tonnara di Santa Panagia.
 
La tonnara di Santa Panagia
 
I tonni presso l'edificio di Santa Panagia

Nel quartiere si trova la Tonnara ormai abbandonata. Negli anni recenti si è parlato diverse volte di recuperare il sito storico e di trasformalo in un sito sociale-cultuale quale museo paleontologico[15], il progetto ha preso maggiore rilievo nel 2012 quando sono stati palesati dei fondi economici destinati proprio al restauro di detta tonnara, ma fino ad oggi i lavori non sono ancora incominciati, tuttavia nel giugno 2013 sono stati resi noti i risultati della gara per l'aggiudicazione dei lavori progettuali relativi alla tonnara.[16]

Il suo restauro, e la sua trasformazione in sito museale usufruibile al pubblico, sarebbe molto auspicabile per i residenti della zona, poiché la tonnara, in stato di abbandono, è stata in passato oggetto di tristi cronache di vicende criminali, poiché immischiata negli affari illeciti delle organizzazioni mafiose locali che la scelsero come loro sito di ritrovo, infatti parte del quartiere di Santa Panagia ha sofferto e soffre la presenza di degrado culturale e sociale che rendono la quotidianità e lo sviluppo difficile in alcune sue zone. Per cui l'incoraggiamento alla cultura in ogni sua forma è cosa sperata dalla città.

Relitto di StentinelloModifica

Si tratta di una nave affondata tra le acque di Santa Panagia e Thapsos (odierna penisola di Magnisi), risalente al IV-III sec. a.C., il relitto fu scoperto da Gerard Kapitaen nel 1968, all'esigua profondità di 10 metri, per cui vicino alla costa. Nell'ottobre 2013 quel relitto ha regalato ancora nuove scoperte; sono infatti venute alla luce cinque zanne d'elenfante, una sana per intero, il cui avorio è attualmente in esame presso il laboratorio della Soprintendenza del mare di Palermo. Secondo gli studiosi si tratta di un carico più grande destinato alla lavorazione dell'artigianato che in epoca greca in Sicilia era fiorente. Insieme alle zanne sono state rinvenute anche antiche anfore d'epoca.[17]

Il terzo porto di Siracusa: TrogiloModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Porto di Siracusa.
 
Vasi provenienti da Thapsos; sito vicino a Trogilo

«Tre porti erano aperti a tutte le navi dell'universo: il Trogilo a settentrione, a mattino il Porto marmoreo, a mezzogiorno il Porto maggiore, il Sicanium sinus di Virgilio, vasto cotanto che in esso si azzuffarono più di cento navi.»

(Davide Bertolotti, L'Italia descritta e dipinta, vol. 2, 1837.)

Il porto Trogilo prese il suo nome da un antico abitato omonimo; Trogilo deriva dal greco antico: Tρωγιλος χορα. In questo abitato i siracusani vi svolgevano attività commerciali e si hanno testimonianze anche di un'area sacra e di una necropoli utilizzata dal VI secolo a.C. al III sec. a.C.[18] Nella strade verso il porto vi era una torre di avvistamento chiamata torre Galeagra, ricordata da Livio nella storia dei romani. Questo porto fu importante nelle battaglie principali combattute da Siracusa in epoca greca e romana; durante la spedizione ateniese e anche durante l'assedio romano. I suoi resti si trovano oggi nel fondale marino. Nella cultura popolare il sito di questo antico porto è oggi detto lo Stentino, nome derivato dalla vicinanza con il sito archeologico di Stentinello.

NoteModifica

  1. ^ Cfr. Colloquia Mediterranea 5.1: Rivista della Fondazione Giovanni Paolo II, 2015.
  2. ^ Siracusa. Ripulita la chiesa rupestre di Santa Panagia, Natura Sicula ne garantisce la fruibilità, su Siracusa Oggi. URL consultato il 21 giugno 2016.
  3. ^ Dizionario enciclopedico della teologia, della storia della chiesa..., 1843, p. 411.
  4. ^ La sposa di Dio: La maternità spirituale di Maria come chiave ermeneutica ..., 2015, p. 368.
  5. ^ Giovanni E. di Blasi; Gambacorta, Storia del regno di Sicilia dell'epoca oscura e favolosa sino al 1774, volume 1, 1834.
  6. ^ Siracusa, dopo 500 anni si celebrano stamane 2 matrimoni con rito ebraico, su siracusanews.it. URL consultato il 30 gennaio 2011 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2011).
  7. ^ arco Archeologico di Santa Panagia: Sorgente di Acqua della Colomba, su sudestsicilia.altervista.org. URL consultato il 20 giugno 2019 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
  8. ^ Parco Archeologico di Santa Panagia Cava di Santa Panagia, su sudestsicilia.altervista.org. URL consultato il 20 giugno 2019 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
  9. ^   Pista ciclabile a Siracusa, su YouTube, Thomas Anderson, 28 dicembre 2009.
  10. ^ a b Pista ciclabile, illuminazione e intitolazione a Rossana Maiorca, su siracusaoggi.it. URL consultato l'8 ottobre 2013.
  11. ^ Com’era Siracusa nel V secolo a.C. La Necropoli Greca di Santa Panagia, su siracusaweb.com. URL consultato il 2 luglio 2007.
  12. ^ La porta di Hexapylon ( porta scea), su antoniorandazzo.it (archiviato dall'url originale il 15 dicembre 2013).
  13. ^ Natura Sicula adotta la chiesa rupestre di Santa Panagia
  14. ^ lambadoria.it, http://www.lambadoria.it/bunker/ascanio-01/index.htm.
  15. ^ Siracusa: "Recuperati 11 mln per i lavori alla Tonnara di S.Panagia e realizzazione Museo del Mare" lo afferma De Benedictis, su siracusanews.it. URL consultato il 19 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 12 dicembre 2013).
  16. ^ Esito di gara. Lavori di restauro e sistemazione museale della tonnara di S.ta Panagia a Siracusa da destinare a museo del mare, su euroinfosicilia.it. URL consultato il 19 giugno 2013 (archiviato dall'url originale il 13 dicembre 2013).
  17. ^ Archeologia: Sicilia, zanne d'elefante in mare, su ilgiornaledellarte.com. URL consultato il 28 ottobre 2013.
  18. ^ Noterelle di toponomastica antica dei luoghi ove venne ritrovato nel 1414 il simulacro di San Sebastiano (PDF), su antoniorandazzo.it.

Voci correlateModifica

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