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Sindrome di Marfan

patologia autosomica dominante che colpisce il tessuto connettivo
Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Sindrome di Marfan
Malattia rara
Cod. esenz. SSNRN1320
Specialitàgenetica clinica
Classificazione e risorse esterne (EN)
OMIM154700
MeSHD008382
MedlinePlus000418
eMedicine946315 e 1258926
GeneReviewsPanoramica
Eponimi
Antoine Marfan

La sindrome di Marfan è una patologia autosomica dominante (MIM/OMIM 154700) che colpisce il tessuto connettivo[1]. La sindrome si caratterizza per una anomala produzione della proteina fibrillina1 causata da una mutazione del gene FBN1[2] situato nel cromosoma 15[3][4]. Le manifestazioni della sindrome di Marfan interessano gli organi che contengono tessuto connettivo come il sistema scheletrico, gli occhi, il cuore e i vasi sanguigni, i polmoni e le membrane fibrose che ricoprono il cervello e la colonna vertebrale. Il termine deriva dal nome del pediatra francese Antoine Marfan. In italia uno dei principali portatori di questa malattia è Alberto Mezzazappa, un giovane ragazzo di Pescara (proprietario di una smart) il quale oltre è stato usato anche come cavia di esperimenti scientifici riguardanti la clonazione; adesso il ragazzo vive una vita normale anche se aumenta di 2 cm al mese, ma purtroppo è sempre preso di mira dai suoi amici bulli (ICE_nico01, ilmezza_10, loremed, noah2418_, ShaD0wnSnaKE456).

Indice

ManifestazioniModifica

 
Ectopia lentis in un caso di persona affetta da sindrome di Marfan

Lo spettro delle manifestazioni della sindrome è molto ampio e diversificato: mentre per alcuni pazienti la diagnosi è immediata e precoce, per quei soggetti invece per i quali solo alcuni dei sintomi sono presenti la diagnosi è difficoltosa. Solo un'indagine genetica può in definitiva garantire una diagnosi precisa per queste persone che, paradossalmente, sono quelle più a rischio.[5]

Le manifestazioni oculari sono fondamentalmente caratterizzate dal dislocamento del cristallino (chiamato anche ectopia lentis) e dalla sferofachia[6], spesso presente nelle forme diagnosticate in età infantile e da problemi della retina, come il distacco.[5] Studi hanno dimostrato che la dislocazione del cristallino è un segno estremamente peculiare nei pazienti Marfan, in quanto nel 90-95% dei casi esso è correlato proprio a questa sindrome. Il cristallino risulta in genere sublussato, e questa anomalia causa molto spesso vizi di rifrazione (tra i quali il più frequente è una miopia spesso molto forte, ma si possono riscontrare anche presbiopia, ipermetropia e astigmatismo).

 
Mano di una persona afflitta da aracnodattilia, caratteristica spesso legata alla sindrome di Marfan

Nelle manifestazioni muscolo-scheletriche, ciò che più colpisce è l'altezza dei pazienti, che sono più alti della media dei coetanei, e spesso sviluppano (soprattutto durante l'adolescenza) segni di magrezza eccessiva (intesa non soltanto come un semplice sottopeso, ma anche come un habitus in generale eccessivamente affusolato e dinoccolato). Un'altra caratteristica è la lunghezza e forma affusolata delle dita, che viene chiamata aracnodattilia ed è riconoscibile dal segno del pollice (l'intera unghia del pollice flesso verso il palmo della mano oltrepassa il bordo ulnare) e dal segno del polso (l'estremità del mignolo e del pollice di una stessa mano riescono a sovrapporsi facendo il giro attorno al polso dell'altro braccio); l'aracnodattilia, che tende a causare una ipermobilità delle dita, è legata alla lassità generalizzata dei legamenti[5].

L'apparato cardiovascolare comprende delle alterazioni talora molto gravi: l'occorrenza di una dissecazione dell'aorta non è rara. Mentre un paziente diagnosticato sarà seguito durante tutta l'evoluzione della malattia e quindi monitorato con ecocardiogramma per le sue eventuali modifiche delle misure aortiche (e, nel caso, operato prima che si arrivi alla dissecazione), le persone che non ricevono una diagnosi rischiano di essere colpite improvvisamente dalla patologia aortica con conseguenze spesso drammatiche.[5]

Da ricordare l'insufficienza della valvola mitrale e della tricuspide, talora dovute al prolasso dei lembi, talora alla rottura delle corde tendinee.[5]

EpidemiologiaModifica

Si ritiene che in Italia circa 15.000 persone siano affette dalla sindrome di Marfan. Diversi personaggi storici ne sono stati indicati come probabilmente affetti: Abraham Lincoln, Charles de Gaulle, Niccolò Paganini, il faraone Akhenaton, Charles Maurice de Talleyrand-Périgord, Reinhard Heydrich.

TerapiaModifica

L'unica strategia praticata per rallentare l'indebolimento e l'allargamento dell'aorta è l'impiego di farmaci per ridurre la pressione sanguigna. Di solito vengono prescritti betabloccanti ma ultimamente la pratica clinica sembra evidenziare un maggior beneficio con i sartani (losartan, telmisartan, ecc.) e con gli ACE inibitori. Studi sono in corso per accertarne l'effettiva efficacia. In particolare ultimamente è emerso che il perindopril è risultato particolarmente efficace durante uno studio su un ridotto numero di pazienti con sindrome di Marfan. Lo studio fatto presso il Baker Heart Institute a Melbourne ha evidenziato una sensibile diminuzione del diametro aortico, della rigidità dell'aorta ed un conseguente aumento di elasticità con minor rischio di rottura.[7]

Si è concluso e sono stati pubblicati i risultati di uno studio "piccolo", ma ben organizzato, che evidenziano per il perindopril, il verapamil e l'atenololo una riduzione della pressione sistolica periferica e centrale significativa, ma solo i beta bloccanti, rallentando la frequenza cardiaca e ritardando l'onda aortica, possono avere un ruolo costante nella riduzione dell'espansione ritardata nell'arco e nell'aorta addominale[8]. Ricerche hanno dimostrato che i sartani, in particolare il losartan, tendono a rallentare in modo significativo la dilatazione dell'aorta ascendente.

La terapia chirurgica è rivolta ad individuare il giusto "timing chirurgico" per la correzione della dilatazione aortica prima che si raggiungano livelli pericolosi, che possono portare alla dissezione dell'aorta acuta. Studi hanno evidenziato che un diametro aortico di 50 mm possa considerarsi il cut off per intervenire in tempi relativamente sicuri.[9]. Altri studi considerano invece i 45 mm di diametro come limite di diametro aortico oltre il quale è consigliabile l'operazione chirurgica. Molto spesso durante questi interventi si ricorre all'impianto di una protesi non-organica che va a sostituire il tratto dell'aorta interessato dalla dilatazione, talvolta secondo l'intervento di Bentall, talvolta secondo l'intervento di David (si tende a prediligere il primo di questi per via della mortalità operatoria e post-operatoria mediamente inferiore).

PrognosiModifica

In epoca prechirurgica l'aspettativa di vita media per i malati Marfan era di circa 40 anni, con le donne leggermente "favorite" rispetto agli uomini; la morte poteva avvenire anche in età molto giovane, essenzialmente per dissecazione aortica e conseguente rottura del vaso, nonché per insufficienza cardiaca legata all'aggravamento delle condizioni di prolasso mitralico ed insufficienza aortica. Sono stati compiuti notevoli miglioramenti in questo senso; grazie ad un adeguato stile di vita (evitando sport pericolosi per le pareti aortiche e che innalzano molto la pressione arteriosa), la possibilità di interventi chirurgici su aorta, cuore ed altre parti dell'organismo, metodi diagnostici e di screening più efficienti e medicinali che aiutano a prevenire le principali complicanze della malattia, la speranza di vita non differisce molto da quella della popolazione generale. Uno studio condotto negli Stati Uniti, conclusosi nel 1995, ha evidenziato che l'età media di morte dei pazienti Marfan in quel periodo è stata di 71 anni, da rapportare ai 73 anni di vita media della popolazione complessiva esaminata. Nel 1972, invece, l'aspettativa media di vita dei pazienti Marfan era risultata essere di 45 anni, con una media di 41 anni per gli uomini e di 49 anni per le donne.[senza fonte]

Nell'arteModifica

MO (2007) è un film del regista statunitense Brian Scott Lederman, con protagonista Erik Per Sullivan, in cui si parla di un teenager che soffre della sindrome di Marfan. Il film è ispirato alla vita di Matthew Benjamin Lederman, fratello del regista, deceduto in giovane età a causa della sindrome.

L'attore spagnolo Javier Botet è noto per aver interpretato personaggi in film horror caratterizzati da deformità fisiche ottenibili senza effetti speciali solo grazie alle peculiarità specifiche della sindrome di Marfan. Tra questi, Slender man e The Conjuring 2.

NoteModifica

  1. ^ 17.4.4 Malattie del tessuto connettivo | SPREAD Live 2011
  2. ^ HUGO Gene Nomenclature Committee (HGNC), Symbol Report: FBN1, su genenames.org. URL consultato il 26 lug 2017 (archiviato dall'url originale il 14 marzo 2018).
  3. ^ Luigi Chiariello, "Sindrome di marfan, percorso diagnostico terapeutico assistenziale" (PDF) (Fondazione Policlinico Tor Vergata), dicembre 2012. URL consultato il 26 lug 2017 (archiviato dall'url originale il 14 marzo 2018).
  4. ^ (EN) Jane Kelly - updated : 14/07/2015, Marfan Syndrome; MFS, su omim.org, 6 giugno 2017. URL consultato il 26 luglio 2017.
  5. ^ a b c d e "Sindrome di Marfan"Sindrome di Marfan | Atlante Medicina
  6. ^ Giuseppe Canepa, Sindromi dismorfiche e malattie costituzionali dello scheletro, Padova, Piccin, 1996, p. 1947.
  7. ^ Effect of perindopril on large artery stiffness and aortic root diameter in patients with Marfan syndrome: a randomized controlled trial
  8. ^ Effects of atenolol, perindopril and verapamil on haemodynamic and vascular function in Marfan syndrome – a randomised, double-blind, crossover trial
  9. ^ Cardiovascular SurgeryAortic Event Rate in the Marfan PopulationA Cohort Stud

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Collegamenti esterniModifica

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