Abraham Lincoln

politico e avvocato statunitense, 16º Presidente degli Stati Uniti d'America
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Abraham Lincoln
Abraham Lincoln November 1863.jpg
Foto iconica di Lincoln ritratto di torso da Alexander Gardner nel novembre 1863

16º Presidente degli Stati Uniti d'America
Durata mandato 4 marzo 1861 –
15 aprile 1865
Vice presidente Hannibal Hamlin
Andrew Johnson
Predecessore James Buchanan
Successore Andrew Johnson

Membro della Camera dei rappresentanti per l'Illinois - 7º distretto
Durata mandato 4 marzo 1847 –
3 marzo 1849
Predecessore John Henry
Successore Thomas L. Harris

Dati generali
Partito politico Whig
(prima del 1854)
Repubblicano
(1854-1864)
Unione Nazionale
(1864-1865)
Firma Firma di Abraham Lincoln
Abraham Lincoln
Lincoln protecting Potawatomi.jpg
Il futuro presidente nel corso della guerra di Falco Nero avrà occasione di difendere i nativi americani
NascitaHodgenville, 12 febbraio 1809
MorteWashington, 15 aprile 1865 (56 anni)
Cause della morteassassinio
Dati militari
Paese servitoFlag of the United States (1822-1836).svg Stati Uniti d'America
Illinois Illinois
Forza armataMilizia dell'Illinois
Anni di servizio3 mesi (21 aprile 1832-10 luglio 1832)
GradoCapitano
GuerreGuerra di Falco Nero
Altre carichepolitico
Fonti nel corpo del testo
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Abraham Lincoln, anche noto in italiano come Abramo Lincoln (Hodgenville, 12 febbraio 1809Washington, 15 aprile 1865), è stato un politico e avvocato statunitense.

Fu il sedicesimo presidente degli Stati Uniti d'America, dal 4 marzo 1861 fino al suo assassinio avvenuto nell'aprile 1865. Guidò l'Unione alla vittoria nella guerra di secessione americana, la più cruenta mai esplosa fino ad allora nonché la più grave crisi morale, costituzionale e politica dell'intera storia degli Stati Uniti d'America[1][2]. Grazie alla vittoria bellica, riuscì a mantenere uniti gli Stati federati; rafforzò il governo federale e modernizzò l'economia del Paese.

Nato in una capanna di tronchi in mezzo ai boschi nei pressi di Hodgenville nel Kentucky, crebbe in quello che allora si chiamava West, inizialmente nell'Indiana (facente parte dell'ex Territorio del nord-ovest). In gran parte autodidatta, riuscirà a diventare avvocato nell'Illinois ed uno dei leader del Partito Whig, fino ad essere eletto membro del parlamento statale ove prestò servizio per otto anni. Fu eletto deputato alla Camera dei rappresentanti nel 1846. Era favorevole a una rapida modernizzazione economica e si oppose alla guerra Messico-Stati Uniti (1846-1848). Dopo un solo mandato ritornò a casa per riprendere la propria attività legale. Rientrato nella politica attiva nel 1854, divenne ben presto uno dei capi del neonato Partito Repubblicano, che conquistò subito la maggioranza nello stato dell'Illinois. Partecipò alla campagna per le elezioni di medio termine del 1858 candidandosi alla carica di senatore; prese parte ad una serie di dibattiti molto pubblicizzati con il suo avversario, il leader del Partito Democratico e senatore in carica Stephen A. Douglas, esprimendosi contro l'espansione della schiavitù nei territori dell'Ovest. Fu sconfitto per poco, e Douglas fu rieletto.

Dopo essere stato proposto come vicepresidente alla convention repubblicana per le elezioni presidenziali del 1856, nelle elezioni presidenziali del 1860 risultò capace di assicurarsi la nomina per la candidatura a presidente in qualità di moderato, sebbene la maggior parte dei delegati avevano votato altri candidati nelle prime votazioni. Pur non ottenendo alcun sostegno negli Stati schiavisti del profondo Sud, riuscì a conquistarsi i favori del Nord e venne così eletto presidente degli Stati Uniti d'America. Sebbene vi fossero stati dei tentativi per colmare le differenze tra Nord e Sud, la vittoria di Lincoln spinse sette stati sudisti che praticavano la schiavitù a ritirarsi dall'Unione e a formare gli Stati Confederati d'America, ancor prima dell'insediamento del neopresidente. L'attacco confederato a Fort Sumter e l'immediatamente successiva battaglia unirono l'intero Nord dietro la bandiera dell'Unione. Come leader della corrente politica moderata, Lincoln trovò sostegno tra i Democratici favorevoli alla guerra, i cosiddetti War Democrats, ma dovette confrontarsi da una parte con i Repubblicani Radicali, che chiedevano un trattamento più duro verso i ribelli, e dall'altra con i Democratici ostili alla guerra, chiamati Copperhead, che lo disprezzavano. Elementi filo-secessionisti complottarono ripetutamente contro di lui. Lincoln reagì contrapponendo i suoi avversari l'uno contro l'altro con una strategia politica attentamente pianificata e facendo appello al popolo degli Stati Uniti con le sue abilità di oratore[3].

Il suo discorso di Gettysburg, il più significativo e famoso fra quelli da lui pronunciati, è considerato una delle pietre miliari dell'unità e dei valori della nazione americana; un'icona del patriottismo, del repubblicanesimo, della parità di diritti, dell'ideale di libertà e della democrazia. Sospese l'habeas corpus, che poteva tutelare gli ufficiali del Maryland che stavano ostacolando la guerra dell'Unione, portando alla controversa sentenza Ex parte Merryman della corte federale di giustizia. Evitò il potenziale intervento britannico disinnescando l'incidente diplomatico conosciuto come "affare Trent". Supervisionò da vicino lo sforzo bellico, specialmente la selezione dei generali, tra cui il suo uomo di maggior successo, Ulysses S. Grant. Prese importanti decisioni sulla strategia di guerra dell'Unione, incluso un rigido blocco navale che paralizzò completamente il commercio del Sud. Mentre la guerra progrediva, le sue mosse in direzione dell'abolizionismo culminarono con il suo primo ordine esecutivo, il Proclama di emancipazione del settembre 1862, che decretava la liberazione di tutti gli schiavi dai territori degli Stati Confederati d'America a partire dal 1º gennaio 1863; usò l'esercito dell'Unione per proteggere gli schiavi fuggitivi, incoraggiò gli Stati cuscinetto a mettere fuori legge la schiavitù e spinse il Congresso alla promulgazione del XIII emendamento costituzionale, che bandì definitivamente la schiavitù in tutto il Paese nel 1865.

Abile statista e profondamente coinvolto nelle questioni di potere in ogni Stato, Lincoln si conquistò l'appoggio decisivo dei Democratici pro-guerra e gestì la sua campagna di rielezione nelle elezioni presidenziali del 1864. Anticipando la conclusione della guerra, fu a favore di una visione moderata dell'Era della Ricostruzione, cercando di riunire rapidamente la nazione attraverso una politica di riconciliazione generosa, di fronte alle divisioni persistenti e aspre. La sera del Venerdì santo del 1865, 14 aprile, cinque giorni dopo la resa del generale confederato Robert Edward Lee, Lincoln fu vittima di un attentato compiuto dal simpatizzante sudista John Wilkes Booth che gli sparò mentre era a teatro; Lincoln morì all'alba del giorno dopo.

È a tutt'oggi considerato, sia dalla storiografia sia dall'opinione pubblica in generale, uno dei presidenti più importanti[4] e popolari[5] al tempo stesso. L'operato della presidenza di Abraham Lincoln ha avuto una duratura influenza sulle istituzioni politiche e sociali degli Stati Uniti d'America.

«Così il suo sguardo si levava a dominare prospettive politiche ben al di sopra e al di là degli orizzonti di tutti i suoi conterranei, spaziando oltre i confini degli Stati Uniti sul mondo intero, là ove le sorti stesse della democrazia erano in gioco. Spingeva lo sguardo non solo al di là del suo Continente, ma oltre il tempo. Ponderava il futuro e tracciava le direttrici della politica americana per un secolo a venire»

(Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, p. 213-214[6].)

FamigliaModifica

 
La capanna di tronchi di "Sinking Spring Farm" in cui nacque Abraham Lincoln (foto del 1921).

Origini e giovinezzaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lincoln (famiglia).

Abraham Lincoln nacque il 12 di febbraio del 1809, secondogenito di Thomas Lincoln I (1778-1851) e Nancy Hanks (1784-1818), in una capanna di tronchi costituita da un'unica stanza dell'azienda agricola di "Sinking Spring Farm", nei pressi di Hodgenville nel Kentucky (l'odierno Abraham Lincoln Birthplace National Historical Park).

Gli venne posto il nome del nonno paterno[7]. Il padre, un abile fabbro ferraio e falegname, discendeva da Samuel Lincoln (1622-90), un emigrante inglese originario di Hingham, nel Norfolk, che andò a stabilirsi nell'omonima Hingham nel Massachusetts ad appena 16 anni[8]. I nipoti di Samuel iniziarono la migrazione familiare in direzione del West, passando per il New Jersey, la Pennsylvania e la Virginia[9].

 
Thomas Herring Lincoln, padre del futuro presidente, nel 1857

Il nonno paterno del futuro presidente, il capitano Abraham Lincoln, si trasferì nella contea di Jefferson, in Kentucky, con tutta probabilità all'inizio del 1780[10]; qui sei anni più tardi rimase ucciso durante un'incursione effettuata dai nativi americani durante la guerra indiana del Nord-Ovest. I suoi figli, tra cui Thomas di otto anni e mezzo[11], assistettero impotenti all'attacco[12][13][14]. Dopo l'omicidio del padre, il giovane Thomas iniziò la propria grande avventura verso la frontiera del West, lavorando saltuariamente nel Tennessee prima di spostarsi con tutta la famiglia nella contea di Hardin, sempre in Kentucky, nei primi anni del XIX secolo[15][16].

La madre, cresciuta con la famiglia benestante dei Berry, viene generalmente considerata figlia di Lucy Hanks, seppur non sia mai stata rinvenuta alcuna attestazione della nascita di Nancy[17]. Secondo William Ensign, autore di The Ancestry of Abraham Lincoln, ella sarebbe stata figlia di Joseph Hanks[18]; tuttavia il dibattito è destinato a continuare sull'ipotesi se sia o meno nata all'interno di un legittimo vincolo matrimoniale. Un altro ricercatore, Adin Baber, sostiene invece che Nancy sia stata presumibilmente la figlia di Abraham Hanks e Sarah Harper della Virginia[19].

Thomas Lincoln e Nancy Hanks si sposarono il 12 giugno del 1806 nella contea di Washington, in Kentucky, per poi trasferirsi quasi subito a Elizabethtown, nel medesimo Stato[20]; divennero genitori di tre figli: Sarah, nata il 10 febbraio del 1807; Abraham, il 12 febbraio del 1809 e Thomas, che morì durante la prima infanzia[21]. Nel corso del tempo a Thomas capitò di affittare diverse fattorie, tra cui "Sinking Spring", al cui interno nacque Abraham; tuttavia una controversia sorta sugli effettivi diritti terrieri e i titoli relativi all'affitto costrinse i Lincoln a spostarsi nuovamente[22][23].

 
La "Gollaher Cabin" si trova nel luogo in cui visse Lincoln bambino a "Knob Creek Farm", nell'odierno Abraham Lincoln Birthplace National Historical Park istituito nel 2001

Nel 1811 la famiglia si trasferì per 13 km verso Nord, a "Knob Creek Farm", dove Thomas riusci ad acquisire titoli per 93 ettari di terreno. Dopo quattro anni un concorrente, in un'ennesima disputa territoriale, provò a far espellere la famiglia dalla fattoria[23]; dei 330 ettari che Thomas deteneva inizialmente nel Kentucky ne perse più di 81 in controversie sui titoli di proprietà[24].

Frustrato per la mancanza di sicurezza fornita dal sistema giudiziario locale, egli vendette la terra che ancora gli rimaneva e cominciò a pianificare un graduale spostamento che avrebbe dovuto portarlo fin nell'Indiana, dove i tribunali sembravano essere più affidabili e pertanto la capacità di mantenere la terra più certa[25].

 
All'interno del Lincoln Boyhood National Memorial, la "Lincoln Living Historical Farm", che ricrea una fattoria del tempo della gioventù di Abraham Lincoln

Nel 1816 i Lincoln attraversarono a nord il fiume Ohio in direzione dell'Indiana, un territorio libero dove non si praticava la schiavitù come i precedenti; si fermarono nella foresta della "Hurricane Township"[26] nella contea di Perry, in Indiana (la loro terra diverrà parte della contea di Spencer quando questa fu creata nel 1818)[27][28].

A tutt'oggi la fattoria viene conservata come parte del "Lincoln Boyhood National Memorial". Nel corso della campagna per le elezioni presidenziali del 1860 Abraham raccontò che la migrazione familiare fu dovuta soprattutto alle difficoltà incontrate nel mantenere il possesso della terra[24][29].

Durante gli anni trascorsi tra il Kentucky e l'Indiana, Thomas lavorò come agricoltore, stipettaio e carpentiere[30]. Arrivò ad essere proprietario di aziende agricole, beni immobili e di bestiame. Pagava le tasse, partecipava alle giurie popolari, valutava immobili per l'acquisto, prestava servizio nelle pattuglie che dovevano ritrovare gli schiavi fuggitivi rifugiatisi nelle campagne circostanti e li custodiva come prigionieri. I coniugi Lincoln furono anche membri e partecipanti attivi di una chiesa separata del Battismo la quale aveva norme morali restrittive e si opponeva all'uso di bevande alcoliche, alla danza e alla schiavitù[31].

Dopo un anno dall'arrivo della famiglia in Indiana, Thomas dichiarò un podere pari a 65 ettari di terra. Dopo qualche difficoltà finanziaria, riuscì ad ottenere la proprietà di 32 ettari in quella che è divenuta in seguito nota come "Little Pigeon Creek Community"[32]. Prima della partenza della famiglia per l'Illinois nel 1830, Thomas aveva acquisito altri 20 acri adiacenti alla sua proprietà[33].

 
La tomba di Nancy, madre del presidente

Durante la gioventù di Lincoln nell'Indiana ebbero modo di verificarsi diversi eventi familiari significativi. Il 5 ottobre del 1818 Nancy Lincoln morì a causa di un'intossicazione dovuta a latte contaminato[34], lasciando il marito Thomas coi due figli, Sarah di 11 anni e Abraham di 9 anni oltre a Dennis Hanks, cugino orfano diciannovenne[35]. Il 2 dicembre del 1819 Thomas Lincoln si risposò con Sarah "Sally" Bush Johnston, una vedova di Elizabethtown, che aveva già tre figli[36].

Abraham si affezionò molto alla sua matrigna ed ebbe sempre un ottimo rapporto con lei, arrivando a chiamarla "madre"[37][38]. Coloro che conobbero Lincoln da adolescente, in seguito ricordarono ch'egli rimase molto sconvolto per la morte prematura della sorella Sarah, da poco sposata con un certo Aaron Grigby, avvenuta il 20 gennaio del 1828 mentre cercava di dare alla luce un figlio poi nato morto. Non aveva ancora compiuto 21 anni[39][40].

Nel corso della giovinezza Lincoln non amò mai particolarmente il duro lavoro associato alla vita di frontiera. Alcuni dei suoi vicini e i membri della famiglia pensarono per un certo lasso di tempo che fosse pigro, sempre intento "a leggere, scarabocchiare, scrivere poesie e inventare indovinelli"[41][42][43]; credettero che lo facesse esclusivamente per evitare i lavori manuali più pesanti. Anche la nuova matrigna fu condotta a riconoscere che non fosse adatto al lavoro fisico, preferendogli di gran lunga gli studi e le letture[44].

Lincoln fu in gran parte un autodidatta. La sua istruzione formale da parte di diversi insegnanti itineranti fu intermittente e rimase molto incompleta, anche perché la sua durata totale avrebbe potuto corrispondere sì e no a quella di un singolo anno scolastico normale; tuttavia rimase sempre un avido lettore e mantenne un interesse permanente per l'apprendimento[45][46].

La famiglia, i vicini di casa e i compagni di scuola della prima giovinezza ricordevano che Abraham lesse e rilesse, tra gli altri, la Bibbia di re Giacomo, le Favole di Esopo, le opere di John Bunyan (innanzitutto Il pellegrinaggio del cristiano), il Robinson Crusoe di Daniel Defoe, la Vita di Washington di Weems e l'autobiografia di Benjamin Franklin[47][48][49][50].

Crescendo cominciò comunque ad assumersi le responsabilità che ci si aspettavano da lui nella sua qualità di "ragazzo di casa". Rispettò inoltre l'obbligo consuetudinario filiale di consegnare sempre al padre tutti gli eventuali guadagni dei lavori svolti occasionalmente fuori casa, fino a quando compì 21 anni[51]. Abraham divenne col tempo assai abile nell'uso dell'ascia. Decisamente alto per la sua età, si ritrovò ad essere anche forte e atletico[52]; si conquistò una reputazione di forza e audacia a seguito di una sfida di lotta combattuta con il riconosciuto leader di un gruppo di teppisti locali noto come "Clary's Grove boys"[53].

Ai primi di marzo del 1830, in parte per paura di un'epidemia di latte infetto diffusasi lungo il fiume Ohio, diversi membri della famiglia si trasferirono verso ovest e giunsero così nell'Illinois, uno Stato libero dalla schiavitù; si fermeranno nella contea di Macon, 16 km a ovest di Decatur[54][55]. Gli storici non sono concordi su chi abbia dato il via a questo ennesimo trasloco; Thomas non avrebbe avuto alcuna ragione ovvia per lasciare d'improvviso l'Indiana, mentre una possibilità è che altri membri della famiglia, tra cui Dennis Hanks, non avrebbero potuto raggiungere la stabilità ed il reddito costante di Thomas[56].

 
Ricostruzione della capanna abitata dal giovane Abraham nel Lincoln Log Cabin State Historic Site

Dopo quest'ultimo trasferimento, Abraham iniziò ad allontanarsi sempre più dal padre[57], in parte a causa della mancanza d'istruzione di questi; occasionalmente gli capitò anche di dovergli prestare del denaro[58]. Quando nel 1831 Thomas e altri familiari si preparavano a insediarsi in una nuova fattoria (oggi "Lincoln Log Cabin State Historic Site") nella contea di Coles, Abraham era abbastanza adulto da poter assumere le proprie decisioni autonomamente[59].

 
Il "Berry Lincoln Store" a Lincoln's New Salem

Divenuto pertanto indipendente, viaggiò lungo il fiume Sangamon e finì nel villaggio di New Salem (oggi "Lincoln's New Salem") nella contea di Sangamon (odierna contea di Menard)[60]. Più tardi, a primavera inoltrata, il mercante Denton Offutt lo ingaggiò assieme ad alcuni altri suoi amici per trasportare delle merci in battello fino a New Orleans attraverso i fiumi Sangamon, Illinois e Mississippi. Dopo esservi giunto ed aver assistito in prima persona alla prassi schiavista, se ne tornò indietro e vi rimase per i successivi sei anni[61][62].

Matrimonio e figliModifica

Secondo alcune fonti, il primo interesse (o amore romantico) di Abraham fu quello rivolto ad Ann Rutledge, incontrata per la prima volta dopo che egli si era trasferito a New Salem; queste stesse fonti indicherebbero che i due già nel 1835 avevano una relazione, anche se non ancora formalmente fidanzati[63]. La ragazza morì a 22 anni il 25 agosto del 1835, con molta probabilità di febbre tifoide[64].

Nei primi anni 1830 Abraham aveva conosciuto Mary Owens quando questa fece visita alla sorella dal natio Kentucky[65]. Verso la fine del 1836 acconsentì ad incontrare la giovane appena ella fosse tornata a New Salem; a novembre la corteggiò per un breve lasso di tempo; entrambi in ogni caso avevano dei dubbi. Il 16 agosto dell'anno seguente Abraham le scrisse una lettera in cui suggeriva che non l'avrebbe biasimata se si fosse decisa a troncare il rapporto; non ottenne mai una risposta e il corteggiamento terminò bruscamente[65].

Il presidente assieme al figlio Tad nel 1864
Fotoritratto di Mary Todd Lincoln assieme a Willie e Tad nel 1860

Nel 1840 si fidanzò con la futura Mary Todd Lincoln, proveniente da una famiglia benestante di schiavisti di Lexington (Kentucky)[66]; si erano conosciuti a Springfield (Illinois) nel dicembre precedente[67]. Si fidanzarono esattamente dodici mesi dopo[68]. Il matrimonio, fissato per il 1º gennaio 1841, fu però bruscamente cancellato dopo che i due interruppero la relazione per iniziativa di Abraham[67][69]. Più tardi s'incontrarono nuovamente durante una festa: infine si sposarono il 4 novembre 1842 nella villa della sorella di lei, già sposata[70].

 
L'abitazione dei Lincoln a Springfield (Illinois), l'odierno Lincoln Home National Historic Site

Mentre si stava preparando alle nozze Abraham si sentì nuovamente ansioso, tanto che quando gli venne chiesto dove stesse andando lo si sentì rispondere con: "All'inferno, immagino!"[71] Nel 1844 la coppia acquistò un'abitazione (odierno sito storico) nelle vicinanze dello studio legale di lui. Mary si occupava della casa, spesso usufruendo dell'aiuto di una parente o di una giovane domestica a ore[72].

Abraham si dimostrò un marito e padre affettuoso, sebbene spesso assente; ebbe quattro figli:

Robert fu l'unico a raggiungere la maturità e ad avere a sua volta dei figli; morì a quasi 83 anni. L'ultimo discendente del presidente, il pronipote Robert Todd Lincoln Beckwith, è morto nel 1985[74]. Lincoln ai giorni nostri non ha più eredi viventi.

 
Thomas "Tad" Lincoln III in uniforme militare nel 1864

Abraham pare essere stato "notevolmente affettuoso con i bambini"[75] e i Lincoln non furono mai considerati eccessivamente severi nei loro confronti[76]. La morte prematura di tre dei loro figli causò effetti profondi su entrambi i genitori; molti anni dopo Mary soffrì molto in seguito alla fine tragica del marito, a tal punto che Robert la dovette far ricoverare temporaneamente in un manicomio nel 1875[77]. Abraham patì per tutta la vita di "malinconia" cronica, una condizione che ai giorni nostri viene denominata disturbo depressivo[78].

Il suocero di Abraham e altri della famiglia Todd furono o proprietari o mercanti di schiavi; Lincoln rimase tuttavia in buone relazioni con i parenti della moglie ed continuò a fare occasionalmente visita alla loro tenuta[79]. Durante il suo mandato presidenziale, a Mary fu riconosciuta una particolare abilità culinaria; tali capacità soddisfacevano i gusti di Abraham, appassionato degustatore di ostriche importate[80].

Inizio carriera e il servizio nella milizia dell'IllinoisModifica

Nel 1832, assieme ad un socio, acquistò a credito un piccolo emporio a New Salem[81]. Sebbene l'economia nella regione fosse in piena espansione, gli affari faticarono ad ingranare e Abraham alla fine si ritrovò costretto a vendere la propria quota. Nel marzo dello stesso anno diede il via alla sua carriera politica, con la prima campagna elettorale per l'assemblea generale dell'Illinois, sostenendo lo sviluppo e il miglioramento della navigazione del Sangamon; riusciva ad interessare il pubblico dei suoi discorsi grazie al senso dell'umorismo, ma gli mancavano un'educazione formale, amici potenti e soprattutto denaro e non riuscì a essere eletto[82][83].

Durante la campagna elettorale dovette prestare servizio come capitano nella milizia statale nel corso della guerra di Falco Nero[84] contro i Sauk; raccontò in seguito di aver dovuto difendere un nativo americano dai suoi stessi sottoposti[85]. Al suo ritorno proseguì la campagna fino al 6 agosto. Alto 1 metro e 93, era "abbastanza imponente da intimidire qualsiasi rivale gli si parasse davanti"[86]; durante il suo primo dibattito pubblico, vide un suo sostenitore aggredito tra la folla assiepata e si recò ad afferrare l'assalitore per il collo, gettandolo a terra[87]. Terminò ottavo su 13 candidati (di cui i primi quattro eletti), sebbene avesse ricevuto 277 preferenze sul totale dei 300 votanti del paese[88].

Fu capo dell'ufficio postale locale e successivamente ispettore di contea; nel frattempo passava tutto il suo tempo libero a leggere voracemente. Decise quindi di diventare avvocato ed iniziò così a studiare giurisprudenza con i Commentaries on the Laws of England di William Blackstone e altri testi legali. Nei riguardi del proprio metodo di apprendimento affermò: "ho studiato insieme a nessuno!"[89] La sua seconda campagna elettorale nel 1834 fu vittoriosa; candidato del Partito Whig batté un altro esponente Whig più in vista[90]. Fu rieletto poi altre tre volte, tenendo la carica per quattro mandati successivi nella Camera dei rappresentanti dell'Illinois, come rappresentante della contea di Sangamon[91]. Sostenne la costruzione del canale tra l'Illinois e il Michigan, di cui poi sarebbe divenuto commissario[92]. Nella sessione legislativa 1835-36 votò a favore dell'estensione del diritto di voto a tutti i maschi bianchi, fossero essi proprietari terrieri o meno[93]. Fu noto per avere posizioni relativamente vicine a quelle del Free Soil Party, in opposizione sia ai fautori della schiavitù sia ai più radicali abolizionisti. Nel 1837 dichiarava: "l'istituzione della schiavitù si fonda sia sull'ingiustizia sia sulla cattiva politica, ma la promulgazione delle dottrine dell'abolizione tende ad aumentare piuttosto che ad attenuare i suoi mali"[94]. Come Henry Clay, appoggiava la American Colonization Society, che propugnava l'abolizione della schiavitù e il contemporaneo aiuto agli schiavi liberati a stabilirsi in Liberia[95].

 
Abraham Lincoln nel 1846 circa.

Cominciò a lavorare come avvocato in tribunale nel 1836[96] e si trasferì a Springfield (Illinois); esercitava per conto di John Todd Stuart, cugino di Mary Todd[97]. Divenne un avvocato capace e di successo, con la reputazione di grande lottatore nei processi, negli esami incrociati e nelle arringhe conclusive. Dal 1841 al 1844 collaborò anche con Stephen Trigg Logan; a seguire praticò assieme a William Henry Herndon (che aveva dieci anni di meno), che Abraham considerava un "giovane e serio studioso"[98].

Camera dei rappresentanti: 1847-49Modifica

Fin dai primi anni 1830 fu un militante Whig e nel 1861 diceva agli amici di essere "un Whig della vecchia guardia, un discepolo di Henry Clay"[99]. Il partito era a favore della modernizzazione economica del paese soprattutto nel settore bancario, ma anche attraverso l'assunzione di dazi doganali protezionisti per finanziare le infrastrutture, la rete ferroviaria e l'urbanizzazione[100].

Nel 1843 cercò la nomina del suo partito Whig nel settimo distretto statale della Camera dei rappresentanti, ma fu sconfitto da John Jay Hardin; ottenne tuttavia che Hardin non sarebbe stato riconfermato alla scadenza del mandato. Questo gli consentì di essere il candidato del partito nel 1846[101] e di essere eletto per un periodo di due anni. Fu l'unico rappresentante Whig nella delegazione dell'Illinois, ma mostrò la sua lealtà alle direttive del partito partecipando a quasi tutte le votazioni e pronunziando discorsi che ribadivano la linea ufficiale[102]. In collaborazione con il deputato abolizionista Joshua Reed Giddings sottoscrisse una proposta di legge che avrebbe abolito la schiavitù a Washington con un risarcimento agli ex proprietari, che avrebbe rafforzato l’applicazione della Fugitive Slave Act e che chiedeva un referendum sulla questione. Dovette però abbandonare il progetto di legge quando gli mancò l'appoggio di altri deputati Whig[103].

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di James Knox Polk § Guerra contro il Messico.

Sulla politica estera e militare espresse un giudizio negativo sulla guerra Messico-Stati Uniti del 1846-48, che attribuì principalmente al desiderio di "gloria militare" del presidente James Knox Polk: "quell'arcobaleno attraente che nasce da una pioggia di sangue"[104]. Appoggiò anche la "Condizione Wilmot" (dal nome del suo proponente David Wilmot) che, se fosse stata adottata, avrebbe proibito la schiavitù in qualsiasi territorio messicano conquistato dall'Unione[105]. La guerra era iniziata in seguito all'uccisione di alcuni soldati statunitensi da parte di soldati messicani; Polk insistette sul fatto che i miliari messicani "hanno invaso il nostro territorio e versato il sangue dei nostri concittadini sul nostro suolo"[106][107]. Lincoln chiese al presidente di mostrare il punto (spot) esatto in cui era stato versato e di provare che quel punto fosse davvero suolo degli Stati Uniti: "il tutto solamente per rendere meglio edotta l'assemblea!"[107]. Queste richieste divennero note come spot resolutions. Esse non furono mai prese in considerazione dal Congresso né la stampa ne parlò, e gli provocarono una perdita di sostegno politico nel proprio distretto. Un quotidiano dell'Illinois lo soprannominò "Spotty Lincoln"[108][109][110]. In seguito ebbe l'occasione di rimpiangere alcune dichiarazioni, in particolare l'attacco ai poteri presidenziali in tempo di guerra[111].

Rendendosi conto che Clay molto difficilmente avrebbe potuto conquistare la presidenza, Lincoln, che aveva promesso di restare in carica per un unico mandato, sostenne il generale Zachary Taylor per la nomina Whig alle elezioni presidenziali del 1848[112]; quando Taylor risultò eletto, sperò di essere nominato commissario del "General Land Office" (una delle agenzie indipendenti della presidenza di Zachary Taylor) ma, grazie a raccomandazioni incrociate la carica andò al rivale statale Justin Butterfield (considerato dalla nuova amministrazione un avvocato assai esperto, mentre per Abraham non era altro che un "vecchio fossile"[113]). Come premio di consolazione gli fu offerto il governatorato del territorio dell'Oregon, un paese lontano e solido bastione dei Democratici[114]; l'accettazione del ruolo avrebbe comportato la fine della sua carriera legale e politica nell'Illinois, per cui declinò l'invito e tornò alla professione di avvocato[115].

Attività legaleModifica

Tornato a fare il legale a Springfield, occupandosi di "ogni tipo di attività che avesse potuto capitare ad un avvocato della prateria"[116], dimostrò la propria abilità di oratore tanto che durante i suoi processi la gente accorreva per ascoltarlo; si faceva capire da tutti grazie al suo linguaggio semplice. Riuscì a vincere una causa inerente una truffa nel commercio dei cavalli: la vittoria venne a colpi di ironia contro il pubblico ministero, che si era messo la camicia al contrario, riuscendo a scoraggiarlo fino a permettergli di ottenere un pieno successo.

Due volte all'anno, per 16 anni, si presentava per un periodo di dieci settimane consecutive nei tribunali della contea[117]; gestì molti casi riguardanti conflitti nel campo dei trasporti, sia fluviali sia ferroviari durante l'espansione verso ovest, in particolare quelli derivanti dalle operazioni delle chiatte fluviali sotto i molti nuovi ponti ferroviari. Inizialmente fu l'"uomo dei battelli fluviali", ma alla fine rappresentò chiunque lo avesse voluto assumere[118]. In seguito rappresentò una società costruttrice di ponti contro una compagnia di battelli fluviali (la "Hurd v. Rock Island Bridge Co."), in un caso limite che coinvolse una barca affondata dopo aver colpito un ponte[119][120].

 
Il cartellino posto sul brevetto di Abraham Lincoln (1849).

Nel 1849 ricevette un brevetto per un dispositivo di galleggiamento per il movimento delle barche in acque poco profonde. L'idea non fu mai commercializzata ma egli fu l'unico presidente della storia ad aver detenuto un brevetto per una propria invenzione[121][122].

Nel 1851 rappresentò la "Alton & Sangamon Railroad" di Chicago in una disputa contro uno dei suoi azionisti, James A. Barret, che aveva rifiutato di pagare il saldo derivante dalla sua promessa di acquistare azioni della ferrovia con la motivazione che la società aveva modificato l'itinerario originale del treno[123][124]. Riuscì a sostenere con successo che la compagnia non era vincolata secondo statuto al tragitto originario al momento della promessa fatta; esso poteva difatti benissimo venire modificato nell'interesse pubblico per fornire un nuovo percorso, migliore e oltretutto meno costoso. La società ottenne il diritto di richiedere il pagamento dovuto. La decisione presa dalla Corte suprema dell'Illinois fu citata da numerosi altri tribunali della nazione[123].

 
Abraham Lincoln nel 1854

Lincoln comparve davanti alla Corte Suprema statale in ben 175 processi; era l'unico difensore in 51 e di questi ne vinse 31[125].

Dal 1853 al 1860 un altro dei suoi maggiori clienti fu la "Illinois Central Railroad"[126]. In una causa sull'esenzione dalle tasse, la contea di McLean sostenne che lo Stato non aveva l'autorità per concedere una simile esenzione e voleva tassare comunque la società. Nel gennaio del 1856 la Corte decise di confermare il parere favorevole dichiarandosi d'accordo con gli argomenti di Lincoln. La reputazione così ottenuta con i clienti diede origine al suo soprannome di "Honest Abe"[127].


Il processo di diritto penale più notevole avvenne nel 1858 quando assunse la difesa di William "Duff" Armstrong, processato per il l'omicidio di James Preston Metzker[128]. Il caso è famoso per l'uso da parte di Lincoln di un fatto di evidenza giudiziaria al fine di contestare la credibilità di un testimone oculare. Dopo che questi testimoniò di aver assistito al fatto grazie al chiaro di luna, Lincoln portò in aula un almanacco degli agricoltori (Farmers' Almanac) con il quale dimostrò inconfutabilmente che la luna si trovava - al momento del crimine - ad un'angolazione bassa, riducendo pertanto drasticamente la visibilità. Sulla base di queste prove Armstrong fu assolto[128].

Molto raramente sollevava obiezioni in aula; ma in un caso del 1859 dove difese un cugino, Peachy Quinn Harrison[129][130], accusato di aver pugnalato un rivale a morte, Lincoln protestò con rabbia contro la decisione del giudice di escludere alcune prove favorevoli per il suo cliente. Invece di accusarlo di "oltraggio alla corte" come ci si sarebbe dovuto aspettare, il magistrato, un Democratico, cambiò la propria decisione ammettendo le prove; il cliente di Lincoln fu poi assolto[128][131].

Politico repubblicano: 1854-60Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del Partito Repubblicano (Stati Uniti d'America) e Cronologia degli eventi principali che hanno portato alla guerra di secessione americana.

Nascita di un leaderModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Origini della guerra di secessione americana § Ascesa politica di Lincoln.

L'aspro dibattito sull'ammissibilità o meno della pratica schiavista nei territori dell'Ovest esacerbò le tensioni regionalistiche preesistenti tra gli Stati del Sud e quelli del Nord; il "compromesso del 1850" non riuscì a disinnescare il problema[132]. Negli anni immediatamente successivi al 1850 Lincoln sostenne gli sforzi per una mediazione sulla questione e il suo elogio funebre per Henry Clay si concentrò sul sostegno di quest'ultimo verso una progressiva emancipazione e nell'opposizione ad entrambi gli estremismi[133].

La contesa sorta riguardo al territorio del Nebraska e al territorio del Kansas cominciava a essere molto aspra; il senatore democratico dell'Illinois Stephen A. Douglas propose il "principio di sovranità popolare" come misura che potesse riavvicinare le parti. L'ipotesi avrebbe tolto la questione dalle mani del Congresso, lasciando ai cittadini con diritto al voto di ciascun territorio di potere scegliere autonomamente se vivere in uno Stato libero oppure schiavista[134]. Il progetto però trovò l'opposizione di molti Nordisti che speravano di fermare la diffusione della schiavitù nei territori usando esclusivamente le leggi federali; nonostante questa opposizione la legge detta Kansas-Nebraska Act, redatta da Douglas, fu approvata, seppur con uno scarto ridottissimo, nel maggio del 1854[135]. Essa di fatto abrogò i limiti imposti allo schiavismo contenuti nel "compromesso del Missouri" del 1820.
Nei mesi immediatamente seguenti Lincoln non fece alcun pubblico commento sulla nuova legge[136]. Il 16 ottobre però nel "discorso di Peoria" dichiarò apertamente la sua opposizione, che continuò poi a ripetere ancora svariate volte negli anni che precedettero la sua elezione a presidente[137]; parlando con il suo riconoscibile accento del Kentucky e con una vocalità molto potente[138] dichiarò che la legge Kansas-Nebraska era imparziale (come affermato dal suo autore) solo superficialmente, ma in realtà "contiene un vero zelo nascosto a favore della diffusione della schiavitù. Non posso non odiarla. La odio a causa della mostruosa ingiustizia della schiavitù in sé. La odio perché priva il nostro esempio repubblicano della sua influenza positiva sul mondo...[139] Questi forti attacchi segnarono il suo ritorno alla vita politica quasi a tempo pieno[140]. A livello nazionale gli esponenti Whig risultarono essere profondamente spaccati ed altri tentativi compromissori fallirono velocemente; riflettendo sulla fine del partito Lincoln scrisse nel 1855: "penso di essere un Whig, ma altri dicono che non ci sono più Whig e che io sono un abolizionista... Non faccio altro che oppormi all'estensione della schiavitù"[141].

Attingendo alla corrente antischiavista dei Whig e raccogliendo ex membri del Free Soil Party, del "Liberty Party" e di alcuni esponenti anti-schiavisti dei Democratici, il neonato Partito Repubblicano si formò nel 1854 come una forza politica essenzialmente settentrionale e abolizionista[142]. Lincoln resistette ai primi tentativi fatti per reclutarlo, temendo che potesse servire da trampolino di lancio per gli abolizionisti estremisti[143]; per un breve periodo sperò di riuscire a far rifiorire i Whig, sebbene non mancasse di lamentarsi della sua crescente vicinanza con il movimento nativista e anti-immigrati Know Nothing[144].

Nel 1854 fu scelto nuovamente per far parte del parlamento statale, ma rifiutò di assumere l'incarico. Le elezioni di quell'anno mostrarono la forte opposizione alla Kansas-Nebraska Act; a questo punto Lincoln cercò la nomina a senatore al Congresso[145]. A quel tempo i senatori venivano scelti dal parlamento statale[146]. Dopo essere arrivato in testa nelle prime sei votazioni, senza ottenere la maggioranza qualificata necessaria, incaricò i propri sostenitori di optare per Lyman Trumbull. Quest'ultimo, un Democratico antischiavista, aveva ricevuto pochi voti nelle precedenti votazioni; coloro che lo supportavano, fossero anche non Democratici, avevano promesso di non votare alcun Whig. La decisione di Lincoln di ritirarsi permise la convergenza tra ex Whig e Democratici antischiavisti, potendo così sconfiggere il candidato democratico favorito, il governatore dell'Illinois Joel Aldrich Matteson[147].

I continui scontri politici violenti in Kansas (il "bleeding Kansas") mantennero forte l'opposizione alla Kansas-Nebraska Act in Illinois e in tutto il Nord. Con l'avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 1856 Lincoln abbandonò l'oramai defunto Partito Whig e approdò tra le file dei Repubblicani. Partecipò alla "convention di Bloomington" nel maggio di quell'anno, che istituì formalmente il Partito Repubblicano dell'Illinois[148]. Il programma politico affermava che il Congresso aveva i pieni diritti di regolamentare la schiavitù nei territori e richiedeva l'immediata ammissione del Kansas come Stato libero. Lincoln pronunziò il discorso finale in cui appoggiò il programma del partito, ma chiese anche di fare di tutto per preservare l'unione della nazione[149].

Alla convention nazionale del giugno 1856 ricevette un sostegno significativo nelle votazioni per la nomina a candidato vicepresidente, anche se alla fine i due candidati nominati furono John Charles Frémont e William Lewis Dayton. Lincoln li sostenne fortemente, facendo un'accanita campagna per il partito in tutto il suo Stato. I Democratici nominarono invece l'ex ambasciatore James Buchanan, che era fuori dal paese fin dal 1853 e che quindi aveva evitato il dibattito sulla schiavitù nei territori, mentre i "Know Nothing" scelsero l'ex presidente Whig Millard Fillmore[150].

Alle elezioni di novembre Buchanan batté entrambi i suoi sfidanti, ma Frémont vinse diversi Stati del Nord e il repubblicano William Henry Bissell riuscì ad vincere come governatore dell'Illinois; Lincoln si trovò a essere il leader incontrastato dei Repubblicani dell'Illinois[151].

 
Abraham Lincoln nel 1857.

Lo storico Eric Foner (2010) mette in contrapposizione gli abolizionisti e gli anti-schiavisti Repubblicani Radicali del Nordest, che consideravano la schiavitù come un peccato morale, con i Repubblicani conservatori che pensavano che fosse un male perché finiva col danneggiare gli stessi bianchi e col bloccare il progresso e lo sviluppo economico. Foner sostiene che Lincoln era un moderato centrista, opponendosi alla schiavitù principalmente perché violava i principi del repubblicanesimo instillati dai Padri fondatori, in particolare l'uguaglianza di tutti gli uomini e l'autogoverno democratico così come espresso nella Dichiarazione d'indipendenza[152].

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di James Buchanan § Caso Dred Scott.

Nel marzo del 1857, appena due giorni dopo l'insediamento della presidenza di James Buchanan, la Corte suprema emise la sentenza sul caso "Dred Scott contro Sandford"; il presidente della Corte Roger Brooke Taney affermò che i neri non potevano in alcun caso venire considerati come cittadini e che pertanto non possedevano neppure nessuno dei diritti concessi dalla Costituzione degli Stati Uniti[153]. Mentre molti Democratici speravano che il caso di Dred Scott ponesse fine alla disputa sulla schiavitù nei territori, la sentenza provocò invece un'ulteriore ondata di indignazione nel Nord[154]. Lincoln asserì che tale sentenza era il prodotto di una cospirazione dei Democratici per favorire il "potere schiavista"[155]:

«Gli autori della Dichiarazione di Indipendenza non hanno mai inteso dire che tutti erano uguali per colore, dimensioni, intelletto, sviluppi morali o capacità sociale, ma - bensì - consideravano tutti gli uomini creati uguali e possessori per principio di uguali diritti inalienabili tra cui la vita, la libertà e la ricerca della felicità[156]

 
Abraham Lincoln con i propri sostenitori davanti alla sua abitazione nel 1858.

Dibattiti Lincoln-Douglas e discorso di Cooper UnionModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di James Buchanan § Elezioni di medio termine del 1858 e Dibattiti Lincoln-Douglas.

Stephen A. Douglas era pronto per farsi riconfermare senatore dell'Illinois nel 1858, ma Lincoln sperò di poter sconfiggere il potente democratico del suo stesso Stato. Molti nel Partito Repubblicano ritenevano che un ex Whig dovesse essere nominato nel 1858; il fatto che Lincoln si fosse speso a favore di Trumbull durante la campagna elettorale del 1856 gli aveva fatto guadagnare un certo credito[157]. Alcuni Repubblicani dell'est erano a favore della ricandidatura di Douglas, grazie alla sua opposizione alla "Costituzione di Lecompton", scritta dal parlamento schiavista del Kansas[158]; ma molti Repubblicani dell'Illinois percepirono ciò come un'interferenza. Per la prima volta i Repubblicani dell'Illinois indissero una Convention per trovare un candidato comune; Lincoln ottenne la nomina del Partito, senza grande opposizione[159]. Al momento dell'accettazione pronunciò il celebre "Discorso della casa divisa", attingendo alle parole del Vangelo secondo Marco 3:25: "Una casa divisa contro se stessa non può reggere, credo che questo governo non possa resistere in permanenza per metà schiavista e per metà libero, non mi aspetto che l'Unione si dissolva. Non mi aspetto che la casa crolli, ma mi aspetto che cessi di essere divisa: diventerà tutta una cosa o tutta un'altra"[160]. Il discorso ebbe la forza di evocare un'immagine del pericolo di disunione causato dal dibattito sulla schiavitù ed ebbe la capacità di ricompattare tutti i Repubblicani del Nord[161]. L'attenzione si concentrò sul parlamento statale che avrebbe dovuto scegliere Lincoln o Douglas come senatore[162]. Una volta informato della nomina di Lincoln l'avversario dichiarò: "Egli è l'uomo forte del suo Partito... e se lo sconfiggo la mia vittoria sarà di certo stentata[163]".

Abraham Lincoln nel 1858

Durante la campagna si svolsero i sette dibattiti Lincoln-Douglas, che sarebbero rimasti i più famosi scontri politici dell'intera storia degli Stati Uniti. I contendenti rappresentavano un netto contrasto sia fisicamente che politicamente; Lincoln avvertì che "il potere schiavista" stava minacciando i valori del Repubblicanesimo e accusò Douglas di falsare i valori dei Padri fondatori che asserirono esplicitamente che tutti gli uomini sono stati creati uguali. Douglas dal canto suo mise in risalto la sua "dottrina di Freeport" in base alla quale i coloni locali avrebbero dovuto rimanere liberi di scegliere se consentire o meno la pratica schiavista: accusò Lincoln di essersi schierato dalla parte degli abolizionisti più fanatici[164].

 
Francobollo del 1950 che commemora i dibattiti Lincoln-Douglas.

I dibattiti presero un'aria quasi da concorso a premi e attirarono folle di migliaia di persone. Lincoln affermò che la teoria del principio di sovranità popolare di Douglas costituiva una minaccia per la moralità stessa della nazione, un'autentica cospirazione per estendere la schiavitù anche negli stati liberi. Questi ribatté che lo sfidante stava apertamente contestando l'autorità della Corte Suprema e la sua legittima sentenza nel caso "Dred Scott contro Sandford"[165].

Anche se i candidati repubblicani al parlamento statale raccolsero la maggioranza dei voti popolari, i Democratici conquistarono più seggi, pertanto Douglas poté essere rieletto. Nonostante la sconfitta, la capacità di Lincoln di articolare i problemi in campo gli diede la definitiva statura politica nazionale[166].

Nel maggio del 1859 acquistò l'"Illinois Staats-Anzeiger", un giornale in lingua tedesca il quale svolse un ruolo consistente di supporto; la maggior parte dei 130.000 tedeschi americani dello Stato votavano Democratico, ma un quotidiano espressamente rivolto alla loro comunità poteva innescare una discreta mobilitazione a favore dei Repubblicani[167].

All'indomani dell'elezione i maggiori giornali iniziarono ad indicare spesso proprio Lincoln come potenziale candidato presidenziale repubblicano nel 1860, con William H. Seward, Salmon P. Chase, Edward Bates e Simon Cameron che incombevano come rivali per la Nomination. Mentre egli rimaneva assai popolare negli Stati Uniti d'America medio-occidentali, gli mancava però ancora il supporto decisivo negli Stati Uniti d'America nord-orientali; rimase pertanto in dubbio se dovesse candidarsi subito per la presidenza[168]. A gennaio dichiarò infine ad un gruppo di alleati politici che avrebbe accettato la nomina, sempre che questa gli fosse stata offerta; nei mesi successivi diversi giornali locali si schierarono apertamente dalla parte di Lincoln[169].

Il 27 febbraio i leader del partito di New York lo invitarono a tenere un discorso alla The Cooper Union for the Advancement of Science and Art, da poco inaugurata. Lincoln sostenne che i "Padri fondatori" avevano ben poco a che fare con la presunta "sovranità popolare" e che avevano invece ripetutamente cercato di limitare la schiavitù; insistette inoltre sul fatto che le fondamenta morali dei Repubblicani richiedevano l'opposizione allo schiavismo e respinse ogni "tentativo di cercare un compromesso tra quello che è giusto e quello che è invece irrimediabilmente sbagliato"[170]. Nonostante la sua apparenza inelegante - molti tra il pubblico lo consideravano imbarazzante e persino brutto[171] - Lincoln dimostrò una leadership intellettuale che lo lanciò tra le prime posizioni quanto ad influenza all'interno del Partito e in lizza per la nomina presidenziale. Il giornalista Noah Brooks riferì: "nessun uomo ha mai fatto una simile impressione nel suo primo appello ad un pubblico newyorkese"[172][173].

Lo storico David Herbert Donald definì il comizio come una "superba mossa politica per un candidato non annunciato, per apparire nello stesso Stato di un rivale potenziale (Seward) in un evento sponsorizzato dai fedeli del secondo rivale (Chase), senza menzionare per nome né l'uno né l'altro durante tutto il discorso"[174]. In risposta a un'inchiesta sulle sue intenzioni presidenziali Lincoln dichiarò: "il sapore è già un po' nella mia bocca"[175].

 
"Fido", il cane dei Lincoln, nel 1860.

Nomination e campagna elettorale del 1860Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1860 e Presidenza di James Buchanan § Elezioni presidenziali del 1860.

«Non conosco nulla di più grande né miglior esercizio né più positiva prova del passato, risultato trionfante della fede nell'umanità, di una ben combattuta elezione nazionale in America»

(Walt Whitman[176].)

Il 9-10 maggio del 1860 si tenne a Decatur la Convention repubblicana nell'Illinois[177]. I seguaci di Lincoln organizzarono un comitato elettorale guidato da David Davis, Norman Blue Judd, Leonard Swett e Jesse Kilgore Dubois; Lincoln ricevette il primo sostegno pubblico per candidarsi alla presidenza[178]. Sfruttando la leggenda abbellita dei suoi giorni di frontiera assieme al padre (disboscando appezzamenti e spaccando legna per farne assi, rail, per recinzioni) i suoi sostenitori adottarono il motto "The Rail Candidate"[179]. Egli si descrisse così: "Sono alto circa sei piedi e quattro pollici (193 cm, NdT), di costituzione slanciata, con un peso medio di cento ottanta libbre (80 kg, NdT), carnagione scura, con capelli neri crespi e occhi grigi"[180].

 
"Lincoln, Hamlin e Libertà. Protezione delle industrie americane". Nastro della campagna elettorale Repubblicana.

Il 18 maggio, alla Convention nazionale Repubblicana di Chicago, gli amici riuscirono - anche grazie a promesse improprie - a fargli ottenere la Nomination già al terzo scrutinio, battendo candidati come Seward e Chase. Un ex Democratico, Hannibal Hamlin del Maine, gli fu affiancato come candidato vicepresidente, come bilanciamento. Il successo dipendeva in gran parte dalla sua reputazione di moderato sulla questione schiavista, dal suo forte sostegno ai programmi di investimenti in infrastrutture e di dazi doganali[181]. Furono decisivi i delegati della Pennsylvania, legati agli interessi dell'industria del ferro di quello Stato e attratti dalla prospettiva di alti dazi[182]. Gli attivisti di Lincoln si erano focalizzati su questa delegazione, cercando di restare fedeli alla richiesta di Lincoln di "non stipulare accordi elettorali che siano un vincolo"[183].

La maggior parte dei Repubblicani era d'accordo con Lincoln sul fatto che il Nord fosse penalizzato dal "potere schiavista" che influenzava sempre più il governo nazionale e la presidenza di James Buchanan. Per tutti gli anni 1850 Lincoln dubitò che vi fosse la possibilità di una guerra civile e i suoi sostenitori respinsero l'ipotesi che la sua elezione avrebbe incitato alla secessione[184].

Douglas fu scelto come candidato dei Democratici del Nord. I delegati di undici stati schiavisti abbandonarono la Convention Democratica, in disaccordo con la sua posizione sulla sovranità popolare e alla fine selezionarono il vicepresidente in carica John C. Breckinridge come loro candidato[185]. Infine un gruppo di ex Whig e Know Nothing costituì il Constitutional Union Party e nominò John Bell del Tennessee. Lincoln e Douglas sarebbero stati in competizione per i voti nel Nord, mentre Bell e Breckinridge trovarono principalmente supporto nel Sud[157].

 
Stemma della Wide Awakes nel "Old State Capitol State Historic Site" di Springfield.

Prima ancora della Convention repubblicana, il comitato elettorale di Lincoln cominciò a stringere rapporti con un'organizzazione nazionale giovanile, la Wide Awakes, e la usò per generare sostegno popolare in tutto il paese per le registrazioni elettorali, supponendo che i nuovi e i più giovani elettori tendessero a votare per un nuovo partito[186]. Inoltre, molti al Nord iniziarono ad appoggiare Lincoln, poiché ritenevano che il Sud avrebbe sicuramente votato contro di lui[187].

 
Monili con l'effige dei 2 candidati Repubblicani.

Mentre Douglas e gli altri candidati iniziarono le loro campagne elettorali, Lincoln rimase l'unico a non dare discorsi in pubblico, facendo affidamento sull'entusiasmo dei volontari del Partito. Il risultato del loro lavoro porta a porta produsse consistenti maggioranze in tutto il Nord e un'abbondanza di manifesti pubblicitari, volantini e editoriali di giornali[188]. I Repubblicani si concentrarono sul programma del partito e sulla storia della vita di Lincoln, sottolineando la povertà patita da piccolo. L'obiettivo era dimostrare il potere superiore del "lavoro libero", in base al quale un qualsiasi ragazzo contadino poteva raggiungere la cima grazie ai suoi soli sforzi[189]. La quantità di giornali favorevoli ai Repubblicani fu molto maggiore di tutti i rivali; un autore del Chicago Tribune pubblicò un opuscolo con la vita dettagliata di Lincoln venendone da 100 a 200.000 copie[190].

PresidenzaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Abraham Lincoln.
Nel 1860 i voti elettorali settentrionali e occidentali (mostrati in rosso) condussero Lincoln alla Casa Bianca.
Marzo 1861, cerimonia inaugurale al Campidoglio. La cupola sopra la rotonda era ancora in costruzione.

Elezioni del 1860 e secessioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di James Buchanan § Venti di secessione.

Il 6 novembre Lincoln fu eletto come 16º presidente degli Stati Uniti d'America, battendo Douglas, Breckinridge e Bell; fu il primo esponente del Partito Repubblicano ad accedere alla carica. La sua vittoria si dovette interamente al forte sostegno conquistato al Nord e nell'Ovest; non era presente sulle schede elettorali in dieci dei quindici stati schiavisti e negli altri arrivò primo solo in due delle 996 contee meridionali[191]. Ottenne 1.866.452 voti, contro 1.376.957 di Douglas, 849.781 di Breckinridge e 588.789 di Bell. L'affluenza alle urne toccò l'82,2%. Lincoln vinse negli stati liberi del Nord, in California e nell'Oregon. Douglas si impose solamente nel Missouri, mentre raccolse alcuni grandi elettori del New Jersey, mentre gli altri andarono a Lincoln[192]. Bell vinse in Virginia, Tennessee e nel Kentucky; Breckinridge trionfò nel resto del Sud[193].

 
Il primo fotoritratto di Abraham Lincoln presidente (datato tra il 1º marzo e il 30 giugno 1861).

Sebbene raccolse solo la maggioranza relativa di voti popolari, la sua vittoria nel collegio elettorale fu netta: Lincoln aveva 180 grandi elettori, mentre i suoi avversari messi insieme ne avevano solo 123. Gli avversari di Lincoln si presentarono coalizzati nello stato di New York, nel Rhode Island, in Pennsylvania e nel New Jersey, ma Lincoln vinse nei primi tre e prese alcuni grandi elettori nel quarto. Anche se la stessa coalizione si fosse presentata in tutti gli Stati, sulla base dei voti popolari espressi Lincoln avrebbe comunque ottenuto la maggioranza di grandi elettori[194].

Quando fu evidente che Lincoln aveva vinto, i secessionisti chiarirono la loro intenzione di lasciare l'Unione ancor prima che entrasse in carica il 4 marzo seguente[195]. Il 20 dicembre 1860 la Carolina del Sud prese l'iniziativa, adottando un'ordinanza di secessione; seguirono il 1º febbraio 1861 la Florida, il Mississippi, l'Alabama, la Georgia, la Louisiana e il Texas[196][197]. Sei di questi Stati adottarono una costituzione autonoma e si dichiararono una nazione sovrana, gli Stati Confederati d'America[196].

Gli Stati superiori del Sud e del confine (il Delaware, il Maryland, la Virginia, la Carolina del Nord, il Tennessee, il Kentucky, il Missouri e l'Arkansas), che sarebbero divenuti i cosiddetti Stati cuscinetto nella guerra civile, inizialmente rigettarono l'appello[198]. Il presidente uscente James Buchanan e il presidente eletto Lincoln si rifiuteranno categoricamente di riconoscere la nuova entità politica, dichiarando illegale la secessione[199]. La Confederazione scelse Jefferson Davis come presidente provvisorio, il 9 febbraio[200]. Vi furono tentativi di mediazione. Il "compromesso Crittenden" (dal nome di John Jordan Crittenden, testo completo su Wikisource) proponeva di estendere la linea segnata dal "compromesso del Missouri" dividendo i territori in schiavisti e liberi, ma trovò l'opposizione di Lincoln e del Partito Repubblicano, perché in contrasto con il loro programma elettorale contrario all'estensione della schiavitù[201]. Lincoln disse: "morirò prima di acconsentire... a qualsiasi concessione o compromesso che sembri acquisire il privilegio di prendere il controllo di questo governo, al quale noi abbiamo diritto secondo la Costituzione"[202].

Tuttavia parve tacitamente acconsentire alla proposta dell'"emendamento Corwin" (dal nome del suo autore Thomas Corwin), che fu approvato dal Congresso prima che egli entrasse nelle sue piene funzioni e che rimase in attesa della ratifica da parte degli Stati[203][204]. Tale progetto avrebbe protetto la schiavitù negli Stati in cui esisteva già oltre a garantire che il Congresso non avrebbe interferito senza l'esplicito consenso del Sud. Ancora alcune settimane prima della guerra, il presidente inviò una lettera a tutti i governatori per informarli che il Congresso aveva approvato una risoluzione per emendare la Costituzione[205]. Sembrò quindi rimanere disponibile alla possibilità di una convenzione costituzionale per apportarvi modifiche[206].

 Lo stesso argomento in dettaglio: Complotto di Baltimora.

Nel periodo precedente all'insediamento, tenne discorsi in pubblico e nei parlamenti in tutto il Nord[207]; evitò anche un attentato progettato a Baltimora, che fu scoperto dal capo della sua sicurezza, il detective Allan Pinkerton[208]. Il 23 febbraio giunse in segreto e sotto mentite spoglie a Washington, che fu immediatamente posta sotto la protezione di una considerevole guarnigione militare[209].

 Lo stesso argomento in dettaglio: Primo discorso d'insediamento di Abraham Lincoln.

Lincoln si rivolse al Sud nel suo discorso inaugurale, proclamando ancora una volta che non aveva nessuna inclinazione ad abolire la schiavitù negli Stati del Sud:

«Sembra esserci una certa apprensione tra la gente del Sud riguardo al fatto che con il sopraggiungere di un'amministrazione repubblicana le loro proprietà e la loro pace e sicurezza personale saranno messe in pericolo; ma in realtà non c'è mai stato alcun motivo ragionevole per avere tale preoccupazione. In effetti, la prova più ampia del contrario è sempre esistita ed è sempre stata disponibile al loro controllo. Essa si può ritrovare in quasi tutti i discorsi pubblicati di colui che ora si rivolge a voi. Non faccio altro che citare uno di quei discorsi quando dichiaro che "non ho alcuna intenzione, direttamente o indirettamente, di interferire con l'istituzione della schiavitù negli Stati in cui essa esiste. Credo di non avere alcun diritto legale per poterlo fare e non ho d'altra parte neppure alcuna inclinazione a farlo".»

(Primo discorso inaugurale, 4 marzo 1861[210] (testo completo su Wikisource).)

Il presidente concluse con un accorato appello: "non siamo nemici, bensì amici. Non dobbiamo essere nemici... Anche se la passione può essere forte, non deve rompere i nostri legami d'affetto. Gli accordi mistici di memoria, che provengono da ogni campo di battaglia e tomba patriottica, ogni cuore vivo e pietra del focolare - in tutta questa vasta terra - continueranno a gonfiare il coro dell'Unione, quando saranno ancora toccati, sicuramente lo saranno, dagli angeli migliori della nostra natura"[211]. Il fallimento della "Conferenza di Pace" tenutasi al "Willard InterContinental Washington" segnalò che l'ipotesi di compromesso era impossibile. Si era a marzo del 1861 e nessun leader dell'insurrezione aveva proposto di riunirsi all'Unione in qualsiasi forma. Nel frattempo Lincoln e la leadership repubblicana concordarono che lo smantellamento dell'Unione non poteva essere tollerato[212]. Il presidente tornò su questi momenti in occasione del discorso inaugurale della sua seconda presidenza (testo completo su Wikisource), mentre la guerra stava ormai volgendo al termine:

«entrambe le parti deprecavano la guerra, ma una di loro l'avrebbe fatta piuttosto che permettere alla Nazione di sopravvivere, mentre l'altra l'avrebbe accettata piuttosto che lasciarla morire; così alla fine la guerra è arrivata»

 
Il cannoneggiamento di Fort Sumter in una stampa di "Currier & Ives".

Guerra civileModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Fort Sumter.

Il comandante di Fort Sumter nella Carolina del Sud, il maggiore Robert Anderson, inviò una richiesta di rifornimenti; l'ordine dato da Lincoln di soddisfare tale richiesta fu visto dai secessionisti come un atto di guerra. Il 12 aprile 1861 le forze confederate spararono contro le truppe dell'Union Army asserragliate all'interno del Forte, costringendole alla resa: la guerra di secessione americana era iniziata.

Lo storico Allan Nevins sostenne che il neopresidente commise tre errori di calcolo: sottovalutando la gravità della crisi, sovrastimando la forza del sentimento unionista nel Sud e non rendendosi conto che gli unionisti meridionali erano contrari all'invasione da parte Nord[213].

William Tecumseh Sherman parlò con Lincoln nel corso della settimana successiva all'inaugurazione e rimase "tristemente deluso" dal fatto che Lincoln non si fosse reso conto che "il paese stava dormendo sopra un vulcano" e che il Sud si stava preparando per la guerra[214]. Lo storico David Herbert Donald conclude che "i suoi ripetuti sforzi per evitare la collisione nei mesi tra l'inaugurazione e l'avvio delle ostilità al Forte dimostrarono chiaramente che egli rimase coerente alla sua promessa di non essere il primo a spargere sangue fraterno, ma aveva anche promesso di non abbandonare i fortini. L'unica soluzione a queste posizioni contraddittorie era che i confederati sparassero il primo colpo: ed essi fecero proprio questo"[215].

Il 15 aprile Lincoln invitò tutti gli Stati dell'Unione a inviare distaccamenti, per un totale di 75.000 soldati, per riconquistare le fortificazioni, proteggere la capitale federale e "preservare l'integrità del paese" la quale, a suo avviso, era ancora intatta nonostante le azioni degli stati secessionisti[216]. Questa chiamata alle armi costrinse gli Stati a scegliere definitivamente da quale parte stare. La Virginia dichiarò la propria secessione e per tale motivo fu ricompensata dalla Confederazione, facendo diventare Richmond la capitale confederata, nonostante la posizione esposta, così vicina alle linee del fronte. Anche la Carolina del Nord, il Tennessee e l'Arkansas votarono per il distacco nei seguenti due mesi[216]. Il sentimento separatista rimase forte anche nel Missouri e nel Maryland, ma non riuscì a prevalere; il Kentucky rimase neutrale. L'attacco confederato al Fort Sumter spinse tutti gli Stati a Nord della linea Mason-Dixon alla difesa della nazione[217]. A. Nevins afferma: "Il bombardamento di Fort Sumter produsse una sorprendente cristallizzazione del sentimento del Nord... Una rabbia collettiva attraversò l'intero Nord. Da ogni parte arrivavano notizie di riunioni di massa, discorsi, risoluzioni, offerte di sostegno economico, la formazione di compagnie e reggimenti, la decisa azione di governatori e parlamenti schieratisi tutti a fianco di Lincoln"[218].

Gli Stati unionisti cominciarono a far marciare i loro reggimenti verso Sud. Il 19 aprile, a Baltimora, un gruppo di facinorosi che controllava i collegamenti ferroviari attaccò le truppe dell'Unione che stavano cambiando treno; gruppi guidati da leader locali in seguito bruciarono i ponti ferroviari verso la capitale[219]. L'Union Army rispose facendo arrestare i maggiori funzionari locali del Maryland e imponendo la legge marziale. Lincoln sospese la validità dell'habeas corpus in tutte quelle aree in cui l'esercito ne sentiva la necessità, per assicurarsi che le truppe raggiungessero incolumi Washington[219]. John Merryman, un funzionario del Maryland impegnato a ostacolare i movimenti delle truppe nordiste, presentò una petizione al presidente della Corte suprema Roger Brooke Taney di richiesta di habeas corpus e in giugno questi, agendo come giudice di circoscrizione, emise la richiesta, poiché a suo parere solo il Congresso poteva sospendere la legge. Lincoln mantenne però la sua posizione di sospensione in aree circoscritte.[220][221]

Strategia militare dell'UnioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Unione (guerra di secessione americana).

Dopo la battaglia di Fort Sumter, Lincoln prese il controllo esecutivo della guerra e stabilì la strategia militare dell'Unione; rispose ad una crisi politica e militare senza precedenti adottando poteri senza precedenti da vero e proprio comandante in capo[222]. Estese i propri poteri in fatto di guerra, ordinò un blocco navale a tutti i porti marittimi confederati, stanziò fondi ancora prima dell'approvazione del Congresso, sospese il precetto dell'habeas corpus e fece arrestare e imprigionare migliaia di sospetti simpatizzanti dei sudisti, senza processo[223]. Per queste azioni il presidente si guadagnò il sostegno del Congresso e dell'opinione pubblica del Nord; inoltre dovette rafforzare le simpatie per l'Unione negli Stati cuscinetto nella guerra di secessione americana e evitò che la guerra diventasse internazionale.[224]

 
In questa carta:

     Stati dell'Unione

     Territori dell'Unione

     Gli Stati Cuscinetto

     Bleeding Kansas (Kansas sanguinoso), il più conteso degli Stati dopo la Kansas-Nebraska Act, il perno degli Stati cuscinetto

     Stati Confederati d'America

     Territori rivendicati ed a tratti tenuti dalla Confederazione

Sin dall'inizio fu chiaro che avere l'appoggio di tutti i partiti sarebbe stato essenziale per il successo finale, e che ogni compromesso provocava scontenti da una parte o dall'altra dello schieramento politico, come per esempio la nomina di un Repubblicano o di un Democratico a un posto di comando militare[225]. I "Copperheads" lo attaccavano per aver rifiutato di scendere a compromessi sulla questione della schiavitù; al contrario, i Repubblicani più radicali lo accusavano di muoversi troppo lentamente per la sua abolizione[226]. Il 6 agosto 1861 firmò l'atto di confisca che autorizzava i procuratori giudiziari a catturare prima e a rendere liberi poi tutti gli schiavi che erano usati per sostenere lo sforzo bellico confederato. Nella pratica la legge ebbe un impatto limitato, ma indicò il sostegno politico all'abolizionismo[227].

Alla fine di agosto il generale John Charles Frémont, il primo candidato del Partito Repubblicano alle elezioni presidenziali, quelle del 1856, senza consultare i suoi superiori emise un proclama che istituiva la legge marziale nel Missouri; esso dichiarava che qualsiasi privato cittadino trovato a portare armi con sé poteva essere processato dalla corte marziale e subire la fucilazione e che gli schiavi delle persone che aiutavano la ribellione sarebbero stati liberati[228]. Frémont si trovava già accusato di negligenza nel suo comando del dipartimento del West, aggravate da sospetti di frode e corruzione. Lincoln annullò il proclama, ritenendolo di natura eminentemente politica, privo di necessità militare[229]. Dopo questa azione presidenziale gli arruolamenti nell'Unione provenienti dal Maryland, dal Kentucky e dal Missouri aumentarono di oltre 40.000 unità[230].

In politica estera l'obiettivo principale di Lincoln fu di fermare gli aiuti militari stranieri alla Confederazione. Si affidava al suo Segretario di Stato William H. Seward[231] e lavorava a stretto contatto con il senatore Charles Sumner, il presidente della commissione per le relazioni estere del Senato[232]. L'incidente diplomatico noto come "affare Trent", scoppiato alla fine del 1861, minacciò di coinvolgere nella guerra il Regno Unito. La marina militare dell'Unione aveva difatti intercettato illegalmente in alto mare una nave postale britannica, la "Trent", e sequestrato due inviati confederati; la Gran Bretagna protestò con veemenza mentre tutto il Nord applaudiva. Lincoln riuscì a mettere fine alla crisi rilasciando i due diplomatici. Il biografo James Garfield Randall ha analizzato le tecniche del successo di Lincoln:

«la sua moderazione, la sua capacità di evitare ogni espressione esteriore di truculenza, la sua azione rapida per ammorbidire il Dipartimento di Stato nei confronti della Gran Bretagna, la sua deferenza verso Seward e Sumner, la sua sospensione del proprio documento preparato per l'occasione, la sua prontezza nell'arbitrare, il suo silenzio dorato nell'affrontare il Congresso, la sua astuzia nel riconoscere che la guerra deve essere evitata e la sua chiara percezione che si poteva conquistare un punto a favore della posizione dell'America e allo stesso tempo concedere piena soddisfazione ad un paese amico[233]»

Il presidente controllava scrupolosamente i rapporti telegrafici che arrivavano al Dipartimento della Guerra; mantenne sotto stretta osservazione tutte le fasi dello sforzo militare, consultandosi con i governatori e selezionando personalmente i generali in base al loro successo passato (nonché al loro Stato e Partito d'appartenenza).

Nel gennaio del 1862, dopo le molte denunce sull'inefficienza e l'affarismo all'interno dello stesso Dipartimento della Guerra, sostituì Simon Cameron con Edwin McMasters Stanton come segretario alla Guerra. Questi centralizzò le attività del ministero, controllando e cancellando i contratti, risparmiando al governo federale oltre 17 milioni di dollari[234]; egli era un Democratico conservatore fermamente unionista e a favore del mondo degli affari che si spostò verso i Repubblicani radicali. Fu l'alto responsabile che lavorò più spesso e più strettamente con Lincoln: "Stanton e Lincoln hanno virtualmente condotto la guerra insieme"[235].

In termini di strategia bellica Lincoln articolò due priorità: assicurare che Washington fosse difesa bene e condurre uno sforzo militare aggressivo per una vittoria rapida e decisiva; i principali redattori di giornali del Nordisti si aspettavano difatti la vittoria decisiva entro novanta giorni[236]. Due volte alla settimana il presidente si incontrava con il suo gabinetto nel pomeriggio. A volte sua moglie Mary, preoccupata che stesse lavorando troppo, lo convinceva a fare un giro in carrozza[237]. Lincoln imparò molto dalla lettura del libro teorico del suo capo di stato maggiore, il generale Henry Halleck, un discepolo dello stratega europeo Antoine de Jomini[238]. Cominciò ad apprezzare la necessità critica di controllare i punti strategici, come ad esempio il fiume Mississippi[239]; vide l'importanza strategica della città di Vicksburg e comprese la necessità di sconfiggere definitivamente l'esercito nemico, anziché conquistarne provvisoriamente il territorio[240].

Il generale McClellanModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Teatro Orientale della guerra di secessione americana.

Dopo la sconfitta dell'Unione nella prima battaglia di Bull Run, il primo grande scontro in campo aperto della guerra civile, ed il ritiro dell'oramai anziano Winfield Scott alla fine del 1861, il presidente nominò il giovane generale George McClellan a comandante generale dell'esercito statunitense[241][242]. Questi, laureatosi all'United States Military Academy, dirigente delle ferrovie e Democratico della Pennsylvania, impiegò diversi mesi a pianificare la sua campagna peninsulare, molto più a lungo di quanto Lincoln desiderasse.

L'obiettivo avrebbe dovuto essere quello di conquistare Richmond, trasferendo l'Armata del Potomac in barca verso la Virginia sud-orientale e poi via terra verso la capitale confederata. I ripetuti ritardi di McClellan e la sua tesi secondo cui non erano necessarie truppe per difendere Washington riuscirono ad irritare sia Lincoln sia il Congresso[243]. Il presidente insistette per tenere alcuni reparti sempre pronti alla difesa della capitale; McClellan, che sopravvalutava costantemente la forza delle truppe confederate, incolpò quest'ultima decisione per il fallimento finale dell'intera campagna[244]. Lincoln rimosse McClellan nel marzo del 1862, dopo in una sua lettera offrì consigli politici non richiesti al presidente, sollecitandolo alla massima cautela[245]. La carica rimase vacante fino a luglio, quando fu nominato Henry Halleck[246]. John Pope fu chiamato a capo della nuova Armata della Virginia; questi rispettò la strategia desiderata da Lincoln di spostarsi verso Richmond partendo dal nord, proteggendo così la capitale da un eventuale attacco proveniente da Sud[247].

 
Uomini appostati nei pressi del sito della seconda battaglia di Bull Run.

Tuttavia, mancando di rinforzi come anche richiesti da McClellan Pope fu pesantemente sconfitto nella seconda battaglia di Bull Run nell'estate del 1862, costringendo così l'armata del Potomac, comandata da McClellan, a difendere Washington per la seconda volta[247]. Nonostante l'insoddisfazione per l'incapacità di McClellan a essere di sostegno a Pope, Lincoln lo rinominò al comando di tutte le forze accampate nei dintorni di Washington, tra lo sgomento di tutti i membri del suo governo, innanzitutto di W. H. Seward[248]. Due soli giorni dopo il ritorno di McClellan al comando, le truppe confederate del generale Robert Edward Lee attraversarono il fiume Potomac nel Maryland, conducendo alla battaglia di Antietam nel settembre del 1862[249]. La successiva vittoria dell'Unione fu tra le più sanguinose della storia americana, ma diede finalmente l'occasione al presidente di annunciare che avrebbe emesso un "proclama di emancipazione" a gennaio; redatto già da qualche tempo, Lincoln aveva atteso una vittoria militare per pubblicarlo, in modo da evitare che fosse percepito come il prodotto della disperazione[250].

McClellan resistette alla richiesta del Presidente di inseguire l'esercito di Lee in ritirata, mentre il suo omologo Don Carlos Buell rifiutò parimenti l'ordine di scagliare l'Armata dell'Ohio contro le forze ribelli nel Tennessee Orientale; come conseguenza Lincoln sostituì definitivamente Buell con William Starke Rosecrans e dopo le elezioni di medio termine del 1862 scelse Ambrose Burnside al posto di McClellan. Entrambe le nomine erano politicamente neutre e quindi meglio accettate[251].

Burnside, contro il parere del presidente, lanciò prematuramente un'offensiva attraverso il fiume Rappahannock e fu sconfitto da Lee nella battaglia di Fredericksburg svoltasi a dicembre. Le diserzioni nel 1863 ammontarono a migliaia e aumentarono ancor di più dopo Fredericksburg[252]. Lincoln nominò quindi Joseph Hooker, nonostante avesse rilasciato dichiarazioni sulla necessità di una dittatura per vincere la guerra[253]. Le elezioni di medio termine del 1862 videro i Repubblicani subire gravi perdite, a causa dell'insoddisfazione per la mancata fine rapida della guerra, nonché per l'aumento dell'inflazione, dei nuovi aumenti delle tasse, di voci insistenti di corruzione, per la sospensione dell'habeas corpus, per il disegno di legge sulla coscrizione obbligatoria ed infine anche per la paura che gli schiavi liberati potessero finire col minacciare il mercato del lavoro[254].

 
Soldati dell'Unione sulle rive del fiume Rappahannock poco prima della seconda battaglia di Fredericksburg (3 maggio 1863).

Il proclama annunciato a settembre portò voti per i Repubblicani nelle aree rurali della Nuova Inghilterra e negli Stati Uniti d'America medio-occidentali superiori, ma contribuì d'altra parte a far perdere voti nelle città e nel basso Midwest. Mentre i Repubblicani erano scoraggiati, i Democratici ne risultarono invece stimolati e fecero particolarmente bene in Pennsylvania, Ohio, Indiana e nello Stato di New York. I Repubblicani mantennero comunque la maggioranza al Congresso e nei maggiori Stati, eccetto New York[254]. La Cincinnati Gazette sostenne che gli elettori erano "depressi dalla natura interminabile di questa guerra, così come era stata finora condotta, oltre che dal rapido esaurimento delle risorse nazionali senza avere in cambio alcun apprezzabile progresso"[254].

Nella primavera del 1863 Lincoln era ottimista riguardo alle imminenti campagne militari, ritenendo la fine della guerra vicina se si avesse potuto inanellare una serie di vittorie; questi piani includevano l'attacco di Hooker a Lee a nord di Richmond, di Rosecrans a Chattanooga, di Ulysses S. Grant a Vicksburg ed un assalto navale a Charleston[255]. Hooker fu sconfitto da Lee nella battaglia di Chancellorsville a maggio, ma continuò a comandare le sue truppe ancora per alcune settimane[256]. Si oppose all'ordine di Lincoln di dividere il proprio esercito in due tronconi ad Harper's Ferry, indebolendo così definitivamente la propria posizione; quando offrì polemicamente le dimissioni, Lincoln le accettò. Fu sostituito da George G. Meade, che inseguì Lee fino in Pennsylvania per la campagna di Gettysburg, che rappresentò una vittoria fondamentale per l'Unione, anche se l'esercito di Lee riuscì ad evitare l'accerchiamento[257].


Allo stesso tempo, dopo le battute d'arresto iniziali, Grant pose l'assedio a Vicksburg e la marina dell'Unione ottenne un certo successo nel porto di Charleston. Dopo la battaglia di Gettysburg il presidente capì che le sue decisioni militari sarebbero state eseguite più efficacemente trasmettendo gli ordini ai generali attraverso il segretario della Guerra o il generale in capo, evitando di rendere evidente l'interferenza nella linea di comando militare. Anche con queste nuove disposizioni, continuò spesso a fornire indicazioni dettagliate ai suoi generali[258].

Emancipazione degli schiaviModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Abolizionismo negli Stati Uniti d'America e Presidenza di Abraham Lincoln § Abolizione della schiavitù.

Lincoln capì che il potere del governo federale di porre fine alla schiavitù era limitato dalla Carta Costituzionale la quale prima del 1865 aveva sempre relegato la questione alle scelte individuali dei singoli Stati. Sia prima che durante la campagna elettorale in vista della sua elezione sostenne che l'eventuale estinzione della schiavitù avrebbe dovuto avere come risultato unicamente quello d'impedire la sua espansione nel nuovo territorio del West. All'inizio della guerra cercò anche di persuadere gli Stati ad accettare un'emancipazione compensata da un rimborso in cambio della proibizione della schiavitù[259].

Lincoln credette in un primo momento che limitarla in questi modi l'avrebbe cancellata economicamente, come previsto dai Padri fondatori degli Stati Uniti d'America, sotto l'egida costituzionale. Il presidente respingerà ben due tentativi di emancipazione geograficamente limitati fatti attuare dal maggiore generale John Charles Frémont nell'agosto del 1861 e dal maggiore generale David Hunter nel maggio seguente con la motivazione che ciò non era in loro potere ed avrebbe solamente messo in pericolo la già precaria alleanza costituita con gli Stati cuscinetto nella guerra di secessione americana[260].

Il 19 giugno del 1862, approvato da Lincoln, l'assemblea congressuale farà approvare un atto che bandiva la schiavitù su tutto il territorio federale. A luglio fu approvato il Confiscation Act of 1862, che istituì procedure giudiziarie che avrebbero potuto liberare gli schiavi di chiunque fosse stato condannato per aver aiutato la ribellione. Sebbene il presidente credesse che non fosse nel potere del Congresso liberarli negli Stati approverà il disegno di legge in ossequio al la volontà del legislatore nazionale[261].

Presentì quindi che tale azione poteva essere presa solo dal "Comandante in Capo" usando i poteri di guerra concessi al presidente dalla Costituzione e pertanto progettò di prendere un'iniziativa in tal senso. In quello stesso mese discusse ed approfondì una bozza del proclama di emancipazione con l'assistenza partecipata dell'intero gabinetto. In essa si dichiarò che "come misura militare appropriata e necessaria a partire dal 1º gennaio del 1863 tutte le persone detenute come schiavi negli Stati confederati diverranno e continueranno ad essere per sempre liberi"[262].

In privato concluse a questo punto che la base schiavista su cui era imperniata la Confederazione avrebbe dovuto essere eliminata ed abbattuta; tuttavia, ed in questo in accordo con i Copperheads, sosterrà che l'emancipazione poteva facilmente divenire un ostacolo alla pace e alla riunificazione e ciò nonostante la frequenza e la chiarezza con cui la sostenne sia prima della sua elezione (nei Dibattiti Lincoln-Douglas del 1858), sia dopo (nel Primo discorso inaugurale). Il giornalista ed editore Repubblicano Horace Greeley dell'influente testata New York Tribune lo definirà come niente più che uno stratagemma[263] e Lincoln si sentirà in dovere di premurarsi a confutarlo direttamente in una tanto accorta quanto vibrata lettera datata 22 di agosto.

 
Bambino afroamericano non identificato davanti ad un dipinto che mostra la bandiera degli Stati Uniti d'America; il ritratto di Lincoln sul lato opposto dell'astuccio.

Anche se ribadì a più riprese che personalmente desiderava che tutti gli uomini potessero essere liberi affermò comunque che l'obiettivo primario delle sue azioni come presidente degli Stati Uniti (userà il pronome in prima persona e si riferirà quindi esplicitamente al suo "dovere ufficiale") era eminentemente quello di preservare l'Unione[264]:

«Io salverei l'Unione. La salverei nella maniera più rapida al cospetto della Costituzione. Prima potrà essere ripristinata l'autorità nazionale, più simile sarà l'Unione "all'Unione che fu". Se ci fosse chi non desidera salvare l'Unione, a meno di non potere allo stesso tempo salvare la schiavitù, io non sarei d'accordo con costoro. Se ci fosse chi non desidera salvare l'Unione a meno di non poter al tempo stesso sconfiggere la schiavitù, io non sarei d'accordo con costoro. Il mio obiettivo supremo in questa battaglia è di salvare l'Unione e non se porre fine o salvare la schiavitù.

Se potessi salvare l'Unione senza liberare nessuno schiavo io lo farei; e se potessi salvarla liberando tutti gli schiavi, io lo farei; e se potessi salvarla liberandone solamente alcuni, io lo farei anche in questo caso. Quello che faccio al riguardo della schiavitù e della razza lo faccio perché credo che aiuti a salvare l'Unione; e ciò che evito di fare lo evito perché non credo possa aiutare a salvare l'Unione. Dovrò fermarmi ogni volta che crederò di star facendo qualcosa che rechi danno alla causa e dovrò impegnarmi di più ogni volta che crederò che fare di più rechi giovamento alla causa[265].

Dovrò provare a correggere gli errori quando questi si dimostreranno d'essere errori; e dovrò adottare nuove vedute non appena esse mostreranno di essere vedute corrette. Ho sostenuto qui i miei propositi in accordo con il punto di vista dei miei obblighi ufficiali; e non ho intenzione di modificare la mia più volte ribadita volontà personale che tutti gli uomini possano essere liberi[266]»

In ogni caso, al momento in cui scrive questa lettera, Lincoln stava già andando verso l'Emancipazione, cosa che avrebbe portato al Proclama. È inoltre rivelatoria la sua lettera scritta un anno dopo al giudice newyorkese James Cook Conkling il 26 agosto del 1863, che comprendeva il seguente estratto[267][268][269]:

«C'è voluto più di un anno e mezzo per sopprimere la ribellione prima che fosse tenuta la proclamazione, gli ultimi cento giorni dei quali passati con l'esplicita coscienza che stava arrivando, senza essere avvertita da quelli in rivolta. La guerra è progredita in modo a noi favorevole dall'annuncio della proclamazione. So, per quanto sia possibile conoscere le opinioni degli altri, che alcuni comandanti delle nostre armate in campo, che ci hanno dato i successi più importanti, credono nella politica dell'emancipazione e l'uso delle truppe di colore costituisce il colpo più pesante finora sferrato alla Ribellione; e che almeno uno di questi importanti successi non sarebbe mai stato possibile raggiungere senza l'apporto determinante dei soldati neri. Tra i comandanti che hanno queste opinioni ve ne sono alcuni che non hanno mai avuto alcuna affinità con quello che viene chiamato abolizionismo o con le politiche Repubblicane, ma le sostengono dalla prospettiva puramente militare. Metto queste opinioni di una certa rilevanza davanti alle obiezioni spesso mosse sul fatto che emancipare e armare i neri siano scelte militari poco sagge e non siano state adottate come tali in buona fede

Voi dite che non combatterete per liberare i negri. Alcuni di loro sembrano disposti a lottare per voi; ma non importa. Combattete allora esclusivamente per salvare l'Unione. Ho emanato il Proclama di proposito per aiutarvi a salvare l'Unione. Nel momento in cui avrete vinto tutta la resistenza all'Unione, se vi inciterò a combattere ancora, sarà il momento buono per voi di dichiarare che non combatterete per liberare i negri

Ho pensato che nella vostra lotta per l'Unione, a qualsiasi livello i negri abbiano cessato di aiutare il nemico, a tale livello hanno indebolito la resistenza del nemico nei vostri confronti. La pensate diversamente? Ho pensato che qualsiasi negro che possa essere impiegato come soldato lascia meno da fare ai soldati bianchi per salvare l'Unione. Vi sembra vada diversamente? Ma i negri, come le altre persone, agiscono in base a motivazioni. Perché dovrebbero fare qualcosa per noi se non saremmo disposti a nostra volta a fare niente per loro? Se mettono a rischio le loro vite per noi devono essere spinte dal più forte dei motivi - anche la promessa della Libertà. E la promessa fatta dev'essere mantenuta!»

La Proclamazione, emessa il 22 settembre del 1862 ed entrata in vigore a partire dal 1º gennaio seguente dichiarò liberi gli schiavi in 10 Stati allora non ancora sotto il controllo dell'Unione, con esenzioni specificate per aree già sottoposte al governo in almeno 2 Stati[270]. Lincoln passerà i successivi 100 giorni a preparare l'esercito e la nazione intera alla svolta epocale, mentre i Democratici dal canto loro raduneranno i loro elettori nelle elezioni di medio termine del 1862, avvertendo della minaccia che gli schiavi liberati ponevano ai bianchi del Nord[271]; ma qui il Proclama non attuò cambiamenti radicali, in quanto il sistema economico-lavorativo non si basava più già da decenni sullo schiavismo.

 
Lincoln si incontra con il suo gabinetto per la prima lettura della bozza del Proclama di emancipazione, il 22 luglio 1862 (dipinto di Francis Bicknell Carpenter). Dirà in seguito: "Non mi sono mai, nella mia vita, sentito più certo di stare facendo la cosa giusta, che quando firmai quel documento."

Una volta che l'abolizione del sistema schiavista negli Stati ribelli divenne un obiettivo militare, mentre l'Union Army avanzava speditamente verso Sud, altri schiavi furono liberati fintanto ché tutti i tre milioni di afroamericani presenti ancora nel territorio confederato non riuscirono ad ottenere la liberazione. Il commento di Lincoln sulla firma del Proclama era: "non ho mai sentito, nella mia intera vita, con più certezza di avere fatto la cosa più giusta, che quando ho firmato questo documento"[272].

 
Il "Logan House Hotel" ad Altoona (Pennsylvania).

Per un po' di tempo il presidente continuerà a pensare ai precedenti piani per istituire colonie per gli schiavi appena liberati. Commentò favorevolmente la colonizzazione nella stessa Proclamazione, ma tutti i tentativi di un'impresa così massiccia si riveleranno ben presto essere completamente non fattibili e perciò falliranno[273]. Pochi giorni dopo l'annuncio 13 governatori Repubblicani si incontrarono alla "Conferenza dei governatori di guerra" al "Logan House Hotel" ad Altoona (Pennsylvania); sostennero la scelta presa dal presidente, ma suggeriranno finanche la rimozione di George McClellan come comandante generale dell'esercito statunitense[274].

Cominciare ad arruolare gli ex schiavi diventerà la politica ufficiale governativa. Nella primavera del 1863 Lincoln fu pronto a reclutare le prime "truppe nere" in numeri più che simbolici. In una lettera indirizzata ad Andrew Johnson, l'allora governatore del Tennessee sotto controllo militare, per incoraggiarlo a guidare la strada verso un cospicuo aumento delle truppe nere Lincoln scriverà: "la nuda vista di 50.000 soldati neri armati e ben addestrati sulle rive del fiume Mississippi avrebbe messo fine alla ribellione in un colpo solo"[275].

 
Soldati combattenti dell'"United States Colored Troops" a Dutch Gap (Contea di Chesterfield (Virginia)) nel 1864.

Alla fine del 1863, sotto la direzione di Lincoln, il generale Lorenzo Thomas aveva già finto di reclutare 20 reggimenti di neri provenienti dalla valle del Mississippi[276]. Frederick Douglass avrà in seguito l'occasione di osservare: "in compagnia del presidente non mi è mai venuta in mente la mia umile origine o il colore così impopolare della mia pelle"[277].

 
Processione a New York per comemorare l'anniversario del proclama di emancipazione (1874-1880 circa).

L'abolizione della schiavitù negli Stati ribelli, uno degli obiettivi della guerra, diventerà l'impulso per la modifica del XIII emendamento e del XIX emendamento della costituzione americana, che rispettivamente abolivano la schiavitù e stabilivano i diritti civili federali.

Nonostante le conseguenze che ebbe la sua azione determinante nella lotta alla schiavitù le sue posizioni sul problema delle diverse popolazioni non erano naturalmente come quelle odierne. A dimostrazione di ciò è chiarificante una sua dichiarazione del 1858:

«Non sono, e non sono mai stato, favorevole a una qualsiasi realizzazione della parità sociale e politica tra la razza bianca e quella nera; esiste una differenza fisica tra le due che credo che ciò impedirà per sempre una convivenza in termini di parità. E poiché esse non possono convivere in questa maniera, finché rimangono assieme ci dovrà essere la posizione superiore e inferiore e io, al pari di chiunque altro, sono favorevole a che la posizione superiore venga assegnata alla razza bianca»

 
Francobollo del 100º anniversario dell'emancipazione sotto la presidenza di John Fitzgerald Kennedy.

Alcuni studiosi, tra cui Stacy Pratt McDermott[278], ammoniscono a non dare facili ed errate interpretazione della visione di Lincoln sulle uguaglianze razziali scrivendo che le frasi sopra riportate sono tipiche manifestazioni della psicologia di chiunque in quel periodo: nessuno è indenne dallo spirito del tempo, per cui non si possono impiegare acquisizioni culturali recenti per giudicare uomini dell'Ottocento, scrive McDermott. Altrimenti, se un antischiavista come Lincoln fosse equiparato a uno schiavista come Stephen A. Douglas, sarebbe la fine della storia in un mondo confuso e uniforme.

 
L'unica immagine esistente dell'arrivo del presidente a Gettysburg, circa 3 ore prima del discorso.

Discorso di GettysburgModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Discorso di Gettysburg.
(EN)

«[Democracy is the] government of the people, by the people, for the people.»

(IT)

«[La democrazia è] il governo del popolo, dal popolo, per il popolo.»

(A. Lincoln, dal discorso per l'inaugurazione del Cimitero Nazionale Militare a Gettysburg il 19 novembre 1863)

Con la grande vittoria ottenuta nella Battaglia di Gettysburg nel luglio del 1863 e la sconfitta dei Copperheads nell'elezione dell'Ohio in autunno Lincoln mantenne una solida base di appoggio popolare e rimarrà pertanto in una posizione forte per ridefinire lo sforzo bellico, nonostante i Disordini di New York del 13-16 luglio[279].

Il palcoscenico fu pronto per il suo discorso al cimitero di Gettysburg il 19 novembre del 1863. Sfidando la predizione fatta da Lincoln stesso secondo cui "il mondo noterà poco, né ricorderà a lungo quello che noi diciamo qui oggi" esso diverrà il discorso più citato, non soltanto della sua presidenza, ma anche di tutta la storia politica americana[280].

Avrà la capacità di mostrare alla popolazione un carisma magnetico senza precedenti nel corso del conflitto, come è ben evidenziato da questo evento, tenutosi in occasione della dedica di un cimitero per i soldati dell'Unione morti nel corso della battaglia. Mentre la maggioranza di coloro che tennero comizi (come per esempio Edward Everett) parlarono a lungo, alcuni per delle ore intere, le poche parole scelte dal presidente risuonarono attraverso il paese. Mentre sono rimasti assai pochi documenti relativi agli altri discorsi pronunziati in quella stessa giornata quello di Lincoln è ritenuto essere uno dei più grandi[281].

 
Targa commemorativa posta nel luogo ove si tenne il discorso di Gettysburg.

In 272 parole e tre minuti Lincoln affermerà che la nazione era nata non nel 1789, bensì nel 1776, "concepita nella Libertà e dedita alla proposizione che tutti gli uomini sono creati uguali"; definì la guerra come uno sforzo dedicato a questi principi di libertà e uguaglianza per tutti. L'emancipazione degli schiavi era ora parte dello sforzo bellico nazionale[282].

Dichiarò che la morte di così tanti coraggiosi soldati non sarebbe stata vana, che la schiavitù sarebbe finita per merito loro e che il futuro della democrazia nel mondo sarebbe stato assicurato, che "il governo del popolo, dal popolo, per il popolo, non perirà mai in questa terra". Il presidente concluse che la guerra civile aveva un obiettivo profondo: una nuova nascita della Libertà nella nazione[283][284].

Arriva GrantModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ulysses S. Grant § Guerra civile e Teatro Occidentale della guerra di secessione americana.

La guerra fu una fonte di costante frustrazione per il presidente e occupò quasi tutto il suo tempo. Dopo ripetute delusioni nei confronti del generale George McClellan e di una fila di altri comandanti generali di scarso successo, Lincoln prenderà infine la coraggiosa decisione di nominare comandante dell'esercito un militare energico, risoluto e combattivo ma dal passato turbolento e da una carriera caratterizzata da successi ma anche da alcuni fallimenti: il generale Ulysses S. Grant. Egli avrebbe applicato le sue capacità militari, la sua tenacia e il suo talento nella conduzione degli uomini, per arrivare alla fine della guerra.

L'incapacità di George G. Meade di catturare l'esercito di Robert Edward Lee mentre si ritirava da Gettysburg e la perdurante passività dell'armata del Potomac persuaderà il presidente che era necessario attuare un cambio al vertice di comando. Le vittorie di Grant nella battaglia di Shiloh e nella campagna di Vicksburg impressionarono Lincoln e fecero di lui un forte candidato alla guida dell'Union Army nella veste di comandante generale dell'esercito statunitense.

Rispondendo alle critiche mosse in direzione di Grant dopo le forti perdite subite a Shiloh (nella Contea di Hardin), Lincoln dichiarerà: "non posso risparmiare né fare a meno di quest'uomo, lui almeno lotta sul serio!"[285]. Con Grant al comando il presidente sentì che l'Esercito dell'Unione poteva continuare inesorabilmente una serie di offensive coordinate in più teatri e avere un comandante nelle alte sfere che concordava con la propria opinione sull'uso delle truppe nere in operazioni di combattimento[286].

Tuttavia rimase anche preoccupato per il fatto che il generale potesse prendere in considerazione l'ipotesi di una candidatura per le elezioni presidenziali del 1864, come stava del resto già facendo G. McClellan. Lincoln fece in modo che un intermediario facesse un'inchiesta sulle intenzioni politiche di Grant e, avendo ottenuto la certezza che non ne aveva alcuna, presentò la sua promozione al Senato. Otterrà inoltre il consenso dell'assemblea congressuale per reintegrare Grant al grado di tenente generale, che nessun ufficiale aveva più tenuto da quando lo ebbe George Washington[287].

Grant poté così intraprendere la sua sanguinosa Campagna terrestre nel 1864 la quale sarà caratterizzata come "guerra di logoramento" a causa delle elevate perdite dell'Unione in vari scontri come la battaglia del Wilderness e la battaglia di Cold Harbor. Sebbene avessero il vantaggio di combattere sulla difensiva le forze confederate avranno "una percentuale quasi altrettanto alta di vittime delle forze dell'Unione"[288]; tali cifre però allarmeranno il Nord. Il generale aveva perduto almeno 1/3 del proprio esercito e il presidente - dopo avergli chiesto quali piani avesse - si sentirà rispondere in tali termini: "propongo di combattere su questa linea anche se ci vorrà tutta l'estate"[289].

 
Ulysses S. Grant assieme alla moglie Julia Grant e al figlio Jessie a City Point nel 1864.

Alla Confederazione cominceranno a mancare i rifornimenti e i rinforzi, quindi l'esercito di Lee si ritirerà costantemente dopo ogni battaglia costata ingenti perdite. L'esercito di Grant si sposterà quindi in direzione Sud, attraversò il fiume James, costringendo gli avversari ad un assedio e ad una guerra di trincea appena fuori da Petersburg. Lincoln fece quindi una visita prolungata al quartier generale di Grant ubicato a City Point, nella Virginia occupata.

 
Truppe unioniste a Petersburg (Virginia) nel 1864.

Ciò permise al presidente di conferire di persona col comandante e anche con William Tecumseh Sherman sul situazione venutasi a creare e sul corso delle ostilità, dato che quest'ultimo compì casualmente una visita affrettata a Grant dalla sua postazione nella Carolina del Nord[290]. Lincoln e l'intero apparato del Partito Repubblicano si mobilitarono per sostenere lo sforzo del progetto di riconquista in tutto il Nord tanto che in breve tempo si riuscirà a sostituire quasi del tutto le perdite dell'Unione[291].

Il presidente autorizzerà Grant a colpire le infrastrutture confederate - piantagioni, ferrovie e ponti - nella speranza di distruggere il morale del Sud e indebolire la sua capacità economica di continuare a combattere. Il trasferimento del generale a Petersburg portò al blocco di ben tre linee ferroviarie colleganti Richmond con il resto degli Stati Confederati d'America. Questa strategia permise ai generali Sherman e Philip Henry Sheridan di distruggere piantagioni e interi centri abitati incontrati nella valle dello Shenandoah[292].

 
Gli uomini di William Tecumseh Sherman fanno a pezzi la rete ferroviaria di Atlanta: è la cravatta di Sherman.

Il danno causato dalla marcia verso il mare di Sherman attraverso la Georgia nel 1864 si limitò ad una striscia di 60 miglia (97 km), ma né Lincoln né i suoi comandanti videro mai la pura e semplice distruzione come uno dei principali obiettivi, ma piuttosto la sconfitta degli eserciti confederati. Lo storico Mark E. Neely Jr. ha sostenuto che non ci sarà mai alcun tentativo d'impegnarsi in una "guerra totale" contro i civili come avrà invece tristemente luogo ad esempio nel corso della seconda guerra mondiale[293], anche se verrà utilizzata la tattica della "Terra bruciata".

Il generale confederato Jubal Anderson Early inizierà a questo punto una serie di assalti nel Nord che minacciarono la capitale. Durante la battaglia di Fort Stevens sviluppatasi nel quadrante Nordovest di Washington al presidente capitò di osservare il combattimento da una posizione troppo esposta tanto che il giovane capitano Oliver Wendell Holmes gli dovrà gridare: "togliti subito di lì, dannato sciocco, prima che ti sparino!"[294] Dopo ripetute chiamate rivolte a Grant per difendere la capitale Sheridan giungerà con le sue truppe e la minaccia sarà così scongiurata[295].

Mentre Grant continuava a logorare le forze rimaste a Lee iniziarono i tentativi per far avviare le trattative di pace. Il vicepresidente confederato Alexander Hamilton Stephens guiderà personalmente una rappresentanza per incontrare Lincoln, William H. Seward e altri alla conferenza di Hampton Roads. Il presidente rifiuterà però di consentire qualsiasi "negoziato tra eguali"; il suo unico obiettivo fu un accordo per porre fine ai combattimenti e gli incontri non produssero i risultati tanto attesi e sperati[296].

 
L'"Appomatox Court House National Historical Park".

Il 1° di aprile del 1865 Grant superò con successo le forze di Lee nella battaglia di Five Forks ed arrivò a circondare quasi interamente Petersburg; il governo confederato evacuò Richmond. Alcuni giorni dopo, quando anche quella città finalmente cadde, Lincoln visitò la capitale vinta; vi si recò per compiere un gesto pubblico, sedendosi alla scrivania di Jefferson Davis e dicendo in maniera simbolica alla nazione che il Presidente degli Stati Uniti d'America aveva nuovamente autorità su tutto il territorio.

Mentre camminava per la città i meridionali bianchi rimasero di pietra, ma i liberti lo accolsero, circondarono ed acclamarono come un autentico eroe; i loro sentimenti vennero riassunti dalla frase di un ammiratore: "so che sono libero perché ho visto il volto di Padre Abramo e l'ho udito". Il 9 di aprile Lee si arrese a Grant all'Appomattox Court House e la guerra poté in tal maniera avere termine[297].

 
Medaglioni commemorativi con l'effigie di Lincoln.

Rielezione nel 1864Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Abraham Lincoln § Elezioni presidenziali del 1864.

Alle elezioni presidenziali del 1864 la nazione dovrà affrontare una delle poche campagne elettorali della sua intera Storia svoltesi durante un conflitto bellico in pieno corso. Lincoln avrà l'abilità politica, sia di saper riunire e tenere insieme tutte le principali fazioni del Partito Repubblicano, come anche la capacità di trascinare dalla propria parte gli "War Democrats" come Edwin McMasters Stanton e Andrew Johnson[298][299].

Il presidente trascorrerà molte ore alla settimana a parlare con i politici di tutto il paese e utilizzerà attivamente i suoi poteri di patrocinio per tenere incollate le varie correnti politiche del suo Partito, costruire un supporto stabile per poter portare avanti positivamente l'agenda programmatica e respingere gli sforzi dei Radical per farlo cadere e sostituirlo nel "Ticket presidenziale"[300][301]. Alla Convention sarà quindi scelto proprio A. Johnson del Tennessee come compagno di corsa. Per ampliare la coalizione - includendovi sia gli War Democrats che i Repubblicani - Lincoln gareggerà sotto l'etichetta della nuova formazione denominata "Union Party"[302].

Quando le campagne primaverili di Ulysses S. Grant si trasformarono in sanguinosi stalli e le vittime dell'Unione montarono la mancanza di un netto e definitivo successo militare parrà per qualche tempo pesare fortemente sulle prospettive di rielezione del presidente e molti commentatori temeranno seriamente che Lincoln sarebbe anche potuto essere sconfitto. Condividendo questa paura Lincoln scriverà e firmerà un impegno secondo il quale, se avesse perso, avrebbe comunque fatto di tutto per battere la Confederazione prima di dover consegnare la Casa Bianca al successore designato[303]:

«Anche stamani, come già accaduto per alcuni giorni passati, sembra estremamente probabile che questa Amministrazione non sarà rieletta. Allora sarà mio precipuo dovere cooperare con il Presidente eletto per salvare l'Unione tra le elezioni e l'inaugurazione; poiché egli avrà assicurato la sua elezione sulla base di un tale motivo: dopo non avrà più la possibilità di farlo[304]

Lincoln farà prendere visione del contenuto dell'impegno scritto al suo gabinetto, ma chiederà a tutti loro di firmare sopra la busta sigillata.

Mentre la piattaforma Democratica seguiva la "scia della pace" del Partito e definiva la guerra come un completo "fallimento" il loro candidato, il generale George McClellan continuerà invece a sostenere la prosecuzione dello scontro fino al suo termine naturale e pertanto ne ripudierà platealmente i punti più salienti. Lincoln concederà a Grant un maggior numero di truppe facendo mobilitare l'intero apparato partitico per permettere il rinnovarsi del suo sostegno allo sforzo bellico messo in campo.

 
La "Potter/Pondes House" di Atlanta ospitò i tiratori scelti confederati fino a quando l'artiglieria dell'Unione non ne fece un tiro al bersaglio costante.

La campagna di Atlanta portata avanti da William Tecumseh Sherman a partire da maggio, la Battaglia di Atlanta a luglio e la successiva caduta dell'intera città di Atlanta a settembre oltre alla cattura di Mobile (Alabama) da parte di David G. Farragut a seguito della battaglia della baia di Mobile sapranno porre finalmente termine al precedente nervosismo[305].

Il trionfo elettorale (in rosso) per Lincoln nelle elezioni del 1864, gli Stati del Sud (in marrone) e i territori (in marrone chiaro) non parteciparono.
Il secondo discorso inaugurale del presidente nel 1865 presso l'edificio del Campidoglio (Washington) quasi completato.

Gli avversari Democratici risulteranno essere profondamente divisi, con alcuni leader e la maggior parte dei soldati apertamente favorevoli a Lincoln. Al contrario il "National Union Party" fu unito ed energizzato poiché il presidente farà avanzare la questione centrale rimasta sul tappeto - ossia la prospettiva di una conclusione a breve termine della lotta - e dichiarando che i veri fautori del repubblicanesimo oramai riconoscevano apertamente la perfidia e la mistificazione della buona fede dimostrata dai Copperheads[306].

L'8 di novembre Lincoln verrà riconfermato con una maggioranza travolgente, riuscendo ad ottenere tutti gli Stati tranne tre e ricevendo il 78% del voto dei soldati al fronte[303][307].

 
Seconda inaugurazione alla presenza delle United States Colored Troops.

Il 4 marzo del 1865 Lincoln consegnerà alla storia il suo secondo discorso inaugurale (Testo completo su Wikisource); in esso ritenne che le alte perdite di entrambe le parti fossero dovute alla volontà di Dio. Lo storico Mark Noll conclude affermando che esso si colloca tra la piccola manciata di testi a tema sacro con cui gli americani concepiscono il loro posto nel mondo[308]. Affermerà:

«Speriamo fermamente - con il massimo fervore - e preghiamo affinché questo poderoso flagello di guerra possa rapidamente scomparire. Eppure, se Dio vuole che continui, finché tutta la ricchezza accumulata dai 250 anni di lavoro non corrisposto dell'uomo-schiavizzato sarà affondata e fino a quando ogni goccia di sangue attinta con la frusta sarà ripagata da un'altra disegnata con la spada, come fu detto 3.000 anni fa; quindi ancora una volta deve essere detto che "i giudizi del Signore sono sempre veri e giusti in tutto".

Con cattiveria e rancore verso nessuno; con carità per tutti; con fermezza nella correttezza dei nostri intenti e giudizi, come Dio ci dà di vedere la giustezza di certe azioni, cerchiamo di finire il lavoro in cui ci troviamo coinvolti; per legare le ferite della nazione; prendersi cura di colui che avrà sopportato la battaglia e per la sua vedova e il suo orfano fare tutto ciò che si può per ottenere e nutrire una pace giusta e duratura, tra di noi e con tutte le altre nazioni di questo vasto mondo[309]

 
Il Presidente nel febbraio del 1865

RicostruzioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Era della Ricostruzione § Presidenza Lincoln e Presidenza di Abraham Lincoln § Ricostruzione.

La Ricostruzione iniziò già durante la guerra, poiché Lincoln e i suoi collaboratori anticiparono le domande su come reintegrare gli Stati Uniti meridionali riconquistati e su come determinare il destino dei leader degli Stati Confederati d'America e degli schiavi liberati. Poco dopo la resa di Robert Edward Lee davanti a Ulysses S. Grant un generale aveva chiesto a Lincoln in che modo dovevano essere trattati i confederati sconfitti, e Lincoln rispose: "lasciandoli tranquilli"[310].

In linea con questo sentimento il presidente guidò i moderati riguardo alla politica da assumere e si oppose ai Radical Republicans guidati dal deputato Thaddeus Stevens e dai senatori Charles Sumner e Benjamin Wade, alleati politici su altre questioni. Determinato a trovare una via accettabile per riunire la nazione e non alienarsi il Sud, Lincoln esorterà a tenere elezioni tempestive in termini generosi. La sua proclamazione di amnistia dell'8 dicembre 1863 (il piano del 10%) offrì il perdono a tutti coloro che non avevano tenuto un ufficio civile confederato, non aveva maltrattato i prigionieri dell'Unione e che fossero stati disponibili a firmare un giuramento di fedeltà[311].

Mentre il profondo Sud stava per essere sottomesso si dovettero prendere decisioni tempestive sulla loro leadership mentre le loro amministrazioni venivano riformate; di particolare importanza erano il Tennessee e l'Arkansas, dove Lincoln nominò i generali Andrew Johnson e Frederick Steele rispettivamente come governatori militari. Nella Louisiana ordinò invece a Nathaniel Banks di promuovere un piano che ripristinasse la statualità quando il 10% degli elettori lo avessero accettato[312].

Gli oppositori Democratici del presidente si impadronirono di questi appuntamenti per accusarlo di usare l'esercito per assicurare le aspirazioni politiche sue proprie e dei Repubblicani; d'altra parte i radicali denunciarono la sua mossa come troppo indulgente e fecero approvare al suo posto la Wade-Davis Bill nel 1864. Quando Lincoln mise il veto sul progetto i promotori si vendicarono rifiutando di far sedere in parlamento i rappresentanti eletti dalla Louisiana, dall'Arkansas e dal Tennessee[313].

 
Il Presidente in un dipinto di William F. Cogswell del 1869.

I provvedimenti presidenziali furono progettati per mantenere le fazioni moderate e radicali nell'alveo democratico; per riempire il posto resosi vacante di Presidente della Corte Suprema la scelta cadde sull'esponente radicale Salmon Portland Chase, che Lincoln credette che avrebbe sostenuto le politiche di emancipazione e quelle finanziarie inerenti alla cartamoneta[314].

Dopo aver implementato il Proclama di emancipazione, che non si applicava in ogni caso ad ogni Stato, il presidente aumentò la propria pressione sul Congresso per mettere fuori legge la schiavitù in tutta la nazione con un emendamento costituzionale. Lincoln dichiarò che esso avrebbe "ribadito l'intera faccenda"[315].

Entro il dicembre del 1863 la proposta che avrebbe messo fuori legge la schiavitù fu portata davanti all'Assemblea congressuale per il relativo passaggio ufficiale; questo primo tentativo non riuscirà però a superare la maggioranza dei 2/3 richiesta il 15 giugno del 1864 alla Camera dei Rappresentanti. Il passaggio dell'emendamento proposto divenne parte della piattaforma repubblicano/unionista nelle elezioni presidenziali del 1864[316].

Dopo un lungo ed aspro dibattito svoltosi in Aula un secondo tentativo fu approvato dal Congresso il 31 gennaio del 1865 e fu inviato alle legislature statali per la ratifica di rito[317]; dopo che ciò accadde esso divenne il XIII emendamento il 6 dicembre del 1865[318]. Intanto Lincoln era già morto.

Mentre la guerra volgeva al termine la Ricostruzione presidenziale per il Sud si trovava in via di piena definizione, credendo Lincoln che il Governo federale avesse ancora delle responsabilità troppo limitate nei confronti dei milioni di liberti. Controfirmò il disegno di legge del presidente Charles Senner, che istituì subito dopo un'agenzia federale temporanea progettata per soddisfare i bisogni materiali immediati degli ex schiavi: il Freedmen's Bureau[319].

La legge assegnò inoltre i terreni liberi con un affitto triennale e mettendo in campo la possibilità di acquistare titoli per i liberti. Lincoln avrà però l'occasione di dichiarare che il suo "piano del 10%" per la Louisiana non si applicava però automaticamente a tutti gli Stati sottoposti alla Ricostruzione; poco prima del suo assassinio annunciò che aveva un nuovo piano in mente per la Ricostruzione del Sud. Le discussioni con il suo governo rivelarono che Lincoln aveva programmato il controllo militare a breve termine sugli ex Stati ribelli, almeno fino alla loro riammissione sotto il controllo degli unionisti meridionali[320].

Gli storici concordano sul fatto che è impossibile prevedere esattamente ciò che il presidente avrebbe fatto se fosse sopravvissuto, ma fanno proiezioni basate sulle sue note posizioni politiche e sull'acume a lui riconosciuto. I biografi James Garfield Randall e Richard Nelson Current, secondo David Lincove, sostengono che:

«È molto probabile che se fosse vissuto Lincoln avrebbe seguito una politica del tutto simile a quella che cercherà di mettere in pratica la presidenza di Andrew Johnson, che si sarebbe quindi scontrato con i radicali del Congresso, che avrebbe prodotto un risultato migliore per i liberti di quanto in realtà poi sarebbe accaduto, ed infine che le sue abilità politiche lo avrebbero aiutato ad evitare gli errori fatali commessi invece da Johnson[321]

Eric Foner afferma che:

«A differenza di Sumner e di altri radicali Lincoln non ha visto la Ricostruzione come un'opportunità per attuare una rivoluzione politica e sociale oltre al fatto dell'emancipazione, aveva già da tempo chiarito la sua opposizione alla confisca e alla ridistribuzione della terra. Credeva, come fece la maggior parte dei Repubblicani ancora nell'aprile del 1865, che i requisiti di voto fossero dovuti essere determinati dagli Stati.
Assunse che il controllo politico nel Sud sarebbe passato agli unionisti bianchi, ai secessionisti riluttanti e agli ex Confederati redenti; ma più e più volte durante la guerra, dopo l'iniziale opposizione, egli era giunto ad abbracciare alcune delle posizioni più avanzate degli abolizionisti e dei Repubblicani radicali... Lincoln avrebbe indubbiamente ascoltato con attenzione le proteste volte a dare un'ulteriore protezione agli ex schiavi...

È del tutto plausibile immaginare Lincoln e il Congresso concordare una politica di Ricostruzione che avrebbe compreso la protezione federale per i diritti civili fondamentali più un suffragio limitato da concedere agli afroamericani, lungo le linee proposte da Lincoln stesso poco prima della sua morte[322]

 
L'immagine del volto di Lincoln scavato sulla parete rocciosa del Monte Rushmore.

Ridefinizione della Repubblica e del repubblicanesimoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Abraham Lincoln § Ridefinizione della Repubblica e del repubblicanesimo.

La riuscita riunificazione tra gli Stati Sudisti e Nordisti ebbe una conseguenza per il nome stesso della nazione. Il termine "Stati Uniti" veniva infatti utilizzato in precedenza, talvolta al plurale ("questi" Stati Uniti) e altre volte al singolare ("gli" Stati Uniti), senza alcuna consistenza grammaticale particolare. La guerra civile rappresentò uno stimolo significativo nella futura predominanza dell'utilizzazione del singolare almeno fino al termine del XIX secolo[323].

Negli ultimi decenni storici come Harry Victor Jaffa, Herman Belz, John Patrich Diggins, Vernon Burton e Eric Foner non hanno mancato di sottolineare la ridefinizione stipulata dal presidente dei valori facenti capo al Repubblicanesimo. Già nel corso degli anni 1850, quando la maggior parte della retorica politica si focalizzò sulla "sacralità" della Costituzione americana, Lincoln ribaltò l'idea ponendo invece l'accento sulla Dichiarazione d'Indipendenza nella sua qualità di fondamento dei valori politici statunitensi (quello ch'egli chiamò il "fondamentale tassello" del repubblicanesimo[324].

L'enfasi posta sui concetti di "Libertà" e l'uguaglianza sociale per tutti, in chiaro contrasto con la tolleranza espressa fino ad allora dalla stessa Costituzione nei riguardi della schiavitù, spostò radicalmente il punto d'approccio al dibattito. Come afferma Diggins per quel che riguarda il discorso di Cooper Union della prima metà del 1860 e che si rivelò assai influente nel prosieguo della campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 1860 "Lincoln presentò agli americani una concezione della storia USA la quale offrirà un prezioso contributo alla teoria e al destino futuro dello stesso repubblicanesimo"[325].

La sua posizione acquistò progressivamente forza in quanto evidenziò la base morale insita nel grande ideale di "Democrazia", piuttosto che i suoi meccanici legalismi[326]. Solo un anno dopo tuttavia egli giustificherà il conflitto propriamente in termini di legalismo (la Costituzione era un contratto e perché una parte potesse uscirne anche tutte le altre dovevano essere altrettanto d'accordo[327]) e poi di oggligo nazionale a garanzia della forma di governo repubblicana in ogni singolo Stato dell'Unione. Burton (2008) infine sostiene che il repubblicanesimo di Lincoln venne assunto a piene mani dagli ex schiavi in quanto emancipati ed oramai liberi[328].

Nel marzo del 1861, durante il suo primo discorso inaugurale, esplorò la natura della democrazia; denunciò la secessione come anarchia e spiegò che la regola della maggioranza doveva essere bilanciata da previe restrizioni costituzionali. Dirà: "una maggioranza tenuta a freno da controlli e limitazioni costituzionali - e sempre cambiando facilmente a seguito di deliberati mutamenti delle opinioni e dei sentimenti popolari - è l'unico vero sovrano di un popolo autenticamente libero!"[329].

Altre disposizioniModifica

Lincoln aderì alla teoria presidenziale del Partito Whig, che diede al Congresso la responsabilità primaria di scrivere le leggi mentre l'Esecutivo le imponeva; pose il veto solo a quattro progetti; l'unico importante fu il Bill Wade-Davis con il suo duro programma di Ricostruzione[330].

Controfirmò la Morrill Land-Grant Colleges Act nel 1862 la quale fornirà sovvenzioni governative alle strutture di educazione agricola statali; l'Homestead Act di quello stesso anno renderà disponibili per l'acquisto milioni di acri di terreni detenuti dal governo in Occidente a costi molto bassi. Le Pacific Railway Acts del 1862 e del 1864 garantiranno il sostegno federale per la costruzione della First Transcontinental Railroad, completata nel 1869[331]. Il passaggio di queste due ultime disposizioni fu reso possibile dall'assenza di deputati e senatori del Sud che si erano già opposti alle misure nel 1850 durante la presidenza di Zachary Taylor prima e la presidenza di Millard Fillmore poi[332].

Altri pronunciamenti importanti riguardarono due disposizioni per aumentare le entrate governative: tariffe (una politica con un lungo precedente) e una nuova imposta federale sul reddito. Nel 1861 firmò la seconda e la terza Morrill Tariff, la prima era stata promulgata nel corso della presidenza di James Buchanan. Sempre nel 1861 il presidente firmerà la Revenue Act, creando la prima imposta sul reddito degli Stati Uniti[333]. Ciò contribuirà a creare una tassa fissa del 3% sui redditi superiori a 800 dollari (21.300 in termini correnti), che sarà a sua volta successivamente modificata dalla Revenue Act del 1862 con una struttura progressiva dei tassi[334].

Lincoln presiederà anche all'espansione dell'influenza economica del governo federale in diverse altre aree; la creazione del sistema di banche nazionali da parte del National Banking Act (1863-64) fornirà il paese di una solida rete finanziaria; stabilirà una valuta nazionale; nel 1862 verrà creato il Dipartimento dell'Agricoltura[335].

 
Profughi scampati alla violenza della Guerra di Piccolo Corvo.

Nel 1862 il presidente invierà il generale John Pope a reprimere la rivolta scatenatasi con la Guerra di Piccolo Corvo nell'odierno Minnesota; quando gli verranno presentatigli 303 mandati di esecuzione per i Sioux (Santee Dakota) accusati di aver ucciso contadini innocenti Lincoln condurrà la propria personale revisione di ciascuno di essi, approvando infine 39 condanne all'impiccagione (una sarà successivamente revocata[336]). Aveva infine programmato di riformare l'intera politica federale nei confronti dei nativi americani degli Stati Uniti d'America[337].

Sulla scia delle gravi perdite subite da Ulysses S. Grant nella sua campagna contro Robert Edward Lee aveva preso in considerazione l'ennesima chiamata esecutiva alla coscrizione, ma non sarà mai emessa; in risposta a numerose voci circolanti in proposito i redattori del New York World e del Journal of Commerce pubblicheranno un falso progetto di proclama che creò un'opportunità per gli editori e gli altri impiegati alle pubblicazioni di approfittare della volatilità del mercato aurifero. La reazione presidenziale sarà quella di inviare ai media il più forte dei messaggi su un tale comportamento scorretto; ordinerà ai militari di sequestrare i due giornali, che così non potranno uscire per due giorni di fila[338].

 
Cena tradizionale per il Giorno del ringraziamento.

Lincoln è in gran parte responsabile dell'istituzione della festività detta Giorno del ringraziamento[339]; prima della sua presidenza difatti il "Ringraziamento" (per il 1° raccolto ottenuto in terra americana dai Padri Pellegrini), mentre rimaneva una vacanza regionale nella Nuova Inghilterra fin dal XVII secolo, era stato proclamato dal governo solo sporadicamente e in date irregolari. L'ultimo annuncio del genere era stato dato durante la presidenza di James Madison 50 anni prima. Nel 1863 dichiarerà che l'ultimo giovedì del mese di novembre di quell'anno sarebbe stato un "giorno dedicato al Ringraziamento"[339].

 
Veduta panoramica del Parco nazionale di Yosemite.

Nel giugno seguente approverà la sovvenzione Yosemite la quale fornirà una protezione federale senza precedenti per l'area ai giorni nostri nota come Parco nazionale di Yosemite[340].

Nomine giuridicheModifica

La filosofia dichiarata da Lincoln sulle nomine giuridiche fu che non possiamo domandare ad un uomo quale sia la sua volontà e se egli dovesse rispondere dovremmo disprezzarlo per questo, perciò dobbiamo prendere un uomo le cui opinioni sono già note[339]; eleggerà cinque giudici alla Corte Suprema degli Stati Uniti d'America.

  • Noah Haynes Swayne, scelto il 21 gennaio del 1862 e nominato il 24 seguente; un avvocato antischiavista impegnato nell'Unione.
  • Samuel Freeman Miller, scelto e nominato il 16 luglio del 1862; aveva attivamente sostenuto Lincoln nelle elezioni presidenziali del 1860 e fu un abolizionista dichiarato.
  • David Davis, uno dei promotori della campagna elettorale Repubblicana nel 1860, scelto il 1º dicembre del 1862 e nominato l'8 seguente; era già stato anche giudice nel distretto dell'Illinois in cui operava il futuro presidente.
  • Stephen Johnson Field, precedentemente giudice della Corte Suprema della California, scelto il 6 marzo del 1863 e nominato il 10 seguente; fornirà un equilibrio geografico oltre che politico alla Corte il quanto Democratico.
  • Infine Salmon P. Chase, il Segretario al Tesoro, scelto come Presidente della Corte suprema e nominato lo stesso giorno, il 6 dicembre del 1864. Lincoln riteneva che Chase fosse un abile giurista che avrebbe sostenuto la legislazione per la Ricostruzione e che la sua elezione compattasse il Partito Repubblicano[341].

Nuovi Stati ammessi nell'UnioneModifica

La Virginia Occidentale, ammessa nell'Unione il 20 giugno 1863, comprese le ex contee nordoccidentali della Virginia che si separarono dopo che quest'ultima dichiarò la propria secessione. Come condizione preliminare la Carta costituzionale del nuovo Stato federato era tenuto a provvedere alla graduale abolizione della schiavitù[342].

Il Nevada, che divenne il terzo degli Stati del Pacifico, fu ammesso come entità libera il 31 ottobre del 1864[343].

 
L'esterno del teatro Ford nel 1865.
 
La Derringer con cui John Wilkes Booth uccise il presidente.

Omicidio e funerali di StatoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Assassinio di Abraham Lincoln, Leggenda sulle coincidenze Lincoln-Kennedy e Maledizione dell'anno zero.
 
Il palco presidenziale al Teatro Ford.

Poco prima della fine della guerra, Lincoln si era incontrato di frequente con il generale Grant. I due uomini pianificavano la ricostruzione del Paese ed era nota a tutti la loro stima reciproca. Durante il loro ultimo incontro, il 14 aprile 1865 (Venerdì Santo), Lincoln aveva invitato il generale Grant a un evento mondano per quella sera, ma Grant aveva declinato.

 
La sedia in cui era seduto il presidente quando fu colpito a morte.

Senza la compagnia del generale e senza la sua guardia del corpo Ward Hill Lamon Lincoln e la sua famiglia andarono al Ford's Theatre, a Washington, dove era in programma Our American Cousin, una commedia musicale dello scrittore britannico Tom Taylor (1817-1880). Nell'istante in cui Lincoln prese posto nel palco presidenziale, John Wilkes Booth, un attore della Virginia simpatizzante sudista, entrò nel palco e sparò un colpo di pistola calibro 44 alla testa del Presidente, gridando "Sic semper tyrannis!" (Latino: "Così sia sempre per i tiranni!" - motto dello Stato della Virginia e frase storicamente pronunciata da Bruto nell'uccidere Cesare). Secondo alcune testimonianze aggiunse poi "Il Sud è vendicato", saltando successivamente giù dal palco e rompendosi conseguentemente una gamba.

I cospiratori avevano pianificato l'assassinio di altri ufficiali del governo nello stesso istante, ma Lincoln fu l'unica vittima. Booth si trascinò al proprio cavallo e riuscì a fuggire, mentre il Presidente colpito a morte fu portato in una casa dall'altro lato della strada oggi chiamata Petersen House, dove giacque in coma per alcune ore prima di morire. Fu ufficialmente dichiarato morto alle 7:22 del mattino del 15 aprile 1865.

Booth fu scoperto nascosto in un granaio e venne ucciso; diversi altri cospiratori vennero infine catturati e impiccati o imprigionati. Quattro persone furono giudicate da un tribunale militare e impiccate per complicità nell'assassinio: David Herold, George Atzerodt, Lewis Powell (alias Lewis Payne) e Mary Surratt (la prima donna a essere giustiziata negli Stati Uniti).

Tre persone vennero condannate all'ergastolo (Michael O'Laughlin, Samuel Arnold, e Samuel Mudd), mentre Edman Spangler fu condannato a sei anni di carcere. John Surratt, giudicato successivamente da una corte civile, fu prosciolto. L'equità delle condanne, in particolare quella di Mary Surratt, è stata messa in discussione ed esistono dubbi sul grado del suo coinvolgimento nella cospirazione.

Negli Stati Uniti è entrata nel folclore la "leggenda sulle coincidenze Lincoln-Kennedy", riguardante le pretese concomitanze tra i decessi dei due presidenti.

 
Il treno funebre di Lincoln

Il corpo di Lincoln fu riportato in Illinois in treno, con un grandioso corteo funebre che attraversò diversi stati. L'intera nazione pianse l'uomo che molti consideravano il salvatore degli Stati Uniti, nonché protettore e difensore di ciò che Lincoln stesso chiamava "il governo della gente, dalla gente e per la gente".

Riesumazione della salmaModifica

Lincoln venne seppellito all'Oak Ridge Cemetery di Springfield, dove nel 1874 fu terminata la costruzione di una tomba in granito alta 54 metri, sormontata da diverse statue di bronzo. Vi sono sepolti anche sua moglie e tre dei suoi quattro figli (Robert è sepolto nel Cimitero nazionale di Arlington). Negli anni successivi alla sua morte vennero compiuti dei tentativi di rubare la salma di Lincoln allo scopo di ottenere un riscatto.

 
Il presidente nel letto di morte, in una foto di John Badger Bachelder

Attorno al 1900 Robert Todd Lincoln decise che per prevenire il furto del corpo era necessario costruire una cripta permanente per il padre. La bara di Lincoln fu racchiusa da spesse pareti di cemento, circondate da una gabbia, e sepolta sotto una lastra di pietra. Il 26 settembre 1901 il corpo di Lincoln venne riesumato così da poter essere nuovamente sepolto nella nuova cripta.

I presenti (23 persone compreso Robert Lincoln) - temendo che il corpo potesse essere stato trafugato negli anni intercorsi - decisero comunque di aprire la bara per controllare: quando l'aprirono, furono meravigliati dallo stato di conservazione del corpo, che era stato imbalsamato. Era infatti perfettamente riconoscibile, a più di trent'anni dalla morte.

Sul suo petto vennero rinvenuti i resti della bandiera americana (piccoli brandelli rossi, bianchi e blu) con la quale era stato seppellito e che si era ormai sgretolata. Tutte e 23 le persone che videro i resti di Lincoln sono scomparse da tempo: l'ultima di queste fu Fleetwood Lindley, che morì il 1º febbraio 1963. Tre giorni prima di morire, Lindley venne intervistato. Disse: «Sì, la sua faccia era bianca come il gesso. I suoi vestiti umidi. Mi venne permesso di reggere una delle strisce di pelle quando calammo il feretro per versare il cemento. Non fui spaventato al momento, ma dormii con Lincoln per i sei mesi successivi».[344]

Vita personaleModifica

SaluteModifica

Abbondano molte notizie e affermazioni sul fatto che la salute di Lincoln stesse diminuendo proprio poco prima dell'assassinio; queste sono però spesso basate solamente su fotografie che sembrano mostrare una perdita di peso e una certa atrofia muscolare. Si è ipotizzato anche che soffrisse di una rara malattia genetica, la MEN2b (Multiple endocrine neoplasia type 2b)[345] la quale si manifesta con carcinoma midollare della tiroide, neuromi della mucosa e aspetto marfanoide.

Altri affermano semplicemente che soffrisse della sindrome di Marfan (allungamento della parte inferiore del corpo, piedi, mani e gambe molto lunghe e una testa caratteristicamente allungata) basandosi sulla sua altezza, dalle dita sottili e dall'associazione con una possibile insufficienza aortica; essa può causare il dondolio della testa - il "segno di Alfred De Musset" - fondandosi sulla presunta prova data dall'annebbiamento della testa di Lincoln presente nelle fotografie, che allora avevano bisogno di un lungo tempo di preparazione ed esposizione. Nel 2009 l'analisi del DNA veniva rifiutata dal museo "Grand Army of the Republic" di Filadelfia[345].

Visione religiosaModifica

Come per il deismo di Thomas Jefferson, anche la visione religiosa di Lincoln è stata molto dibattuta. Pubblicamente era un cristiano protestante, ma le sue intime convinzioni sono tuttora discusse. Da giovane, Lincoln era chiaramente uno scettico, o, nelle parole di un biografo, anche un iconoclasta.[346]

Più tardi nella vita, l'uso frequente di Lincoln di un linguaggio e di immagini religiose nei discorsi potrebbero essere viste come una revisione delle proprie convinzioni personali o essere un espediente per fare appello al suo pubblico, per lo più composto da evangelici. Non aderì mai a nessuna chiesa, anche se spesso partecipò a funzioni religiose con la moglie, tuttavia citava spesso la Bibbia e aveva una profonda dimestichezza con essa.[347]

Nel 1840 Lincoln aderì alla "dottrina della necessità", una credenza di tipo fatalista che affermava che la mente umana era controllata da una forza superiore. Nel 1850, riconobbe l'esistenza di una "provvidenza", in modo generale, ma raramente usò il linguaggio o le immagini degli evangelici, però considerava il repubblicanesimo dei Padri Fondatori con una reverenza quasi religiosa. Quando subì la morte di suo figlio Edward, Lincoln riconobbe più frequentemente il proprio bisogno di dipendere da Dio.

La morte di un altro figlio, Willie, nel febbraio 1862, potrebbe aver spinto Lincoln a rivolgersi verso la religione in cerca di risposte e di conforto. Dopo la morte di Willie, Lincoln espresse perché, dal punto di vista divino, la gravità della guerra imminente era resa necessaria. Scrisse in quei momenti, che Dio "avrebbe potuto decidere di salvare o distruggere l'Unione, senza un concorso umano.

Però, dato che la guerra era iniziata, lui poteva dare la vittoria finale ad entrambi gli schieramenti in un solo giorno. Il giorno dell'assassinio al Teatro Ford, si racconta che abbia detto alla moglie Mary che voleva visitare la Terra Santa.[348]

 
Il presidente tra i suoi due giovani segretari particolari, John Hay (a destra, 1838-1905) e John George Nicolay (1832-1901).

SessualitàModifica

La sessualità di Abraham Lincoln è stata argomento di dibattito tra alcuni studiosi. Il presidente fu sposato con Mary Todd Lincoln dal 4 novembre 1842 fino alla sua morte avvenuta il 15 aprile del 1865 e generò con lei quattro figli; il suo legame con la moglie fu sempre molto forte e intimo[349]. La questione è giunta però all'attenzione dell'opinione pubblica a causa di un libro postumo dello psicologo Clarence Arthur Tripp (collaboratore di Alfred Kinsey) fatto pubblicare nel 2005 ed intitolato The Intimate World di Abraham Lincoln[350], che lo descriveva come presumibilmente distaccato nei confronti delle donne in contrasto con le relazioni di estrema vicinanza avute con amici maschi vicino e con cui avrebbe condiviso anche il letto[351].

Secondo il libro Lincoln the Unknown[352][353] di Dale Carnegie e datato 1932 il presidente scelse di trascorrere diversi mesi dell'anno nella sua pratica legale vivendo separatamente da sua moglie. Nel 1928 un autore aveva già indicato un amico maschio intimo del giovane Lincoln come un possibile amante, ma ciò all'epoca venne denunciato come una possibilità quantomai assurda.

Commenti sulla sessualità di Lincoln esistettero fin dall'inizio del XX secolo; l'attenzione crescerà proporzionalmente alla crescita del movimento di liberazione omosessuale della seconda metà del '900. Nella sua biografia del 1926 Carl Sandburg alludeva ai primi rapporti di Lincoln e al suo amico Joshua Fry Speed come "a streak of lavender, and spots soft as May violets"; "lavanda" era un termine gergale del periodo per indicare un uomo caratterizzato da effeminatezza, in seguito associata all'omosessualità[354]. Sandburg non approfondì mai più questo argomento[355].

Nel 1999 Larry Kramer ha sostenuto di aver scoperto documenti precedentemente rimasti occultati mentre svolgeva ricerche per il suo "work-in-progress" The American People: A History[356], inclusi alcuni presumibilmente rinvenuti nelle assi del vecchio negozio una volta condiviso da Lincoln e Joshua Speed. Secondo quanto riferito i testi fornirebbero dettagli espliciti su una relazione avvenuta tra i due e attualmente vengono conservati in una collezione privata a Davenport (Iowa)[357].

La loro autenticità tuttavia è stata messa in discussione da storici come Gabor S. Boritt il quale ha scritto: "quasi certamente si tratta di uno scherzo"[358]. C. A. Tripp ha anch'egli espresso tutto il suo scetticismo sulla presunta scoperta di Kramer dichiarando: "vedere per credere, quando quel diario è apparso per la prima volta si pretese che i passaggi incriminati non avessero il minimo afflato lirico dovuto ad un'amicizia romantica"[359].

Il caso di Lincoln rientrerà però nella coscienza pubblica nel 2005 con la pubblicazione postuma del libro di C. A. Tripp; egli era un ricercatore di sessuologia, protetto da A. Kinsey e lui stesso gay. Iniziò a scrivere il libro assieme al giornalista freelance Philip Nobile, ma in seguito questi accuserà l'opera di Tripp di essere assai lacunosa oltre che fraudolenta e distorta[360][361].

La rivista TIME recensirà il libro come parte di un articolo di copertina di Joshua Wolf Shenk, autore di Lincoln's Melancholy: How Depression Challenged a President and Fueled His Greatness (Come la depressione ha sfidato un presidente e ha alimentato la sua grandezza). Shenk respinge le conclusioni di Tripp affermando che gli argomenti per l'omosessualità di Lincoln erano "basati su una lettura distorta delle disposizioni convenzionali del XIX secolo le quali prevedevano tranquillamente che tra uomini si potesse anche dormire assieme"[362].

Tuttavia lo storico Michael B. Chesson ha accolto con favore il significato storico del lavoro di Tripp e ha commentato che - sebbene non conclusivo - "qualsiasi lettore di mente aperta che abbia raggiunto questo punto potrebbe avere un ragionevole dubbio sulla natura della sessualità di Lincoln"[363]. Al contrario lo storico e biografo del presidente Michael Burlingame ha affermato che è "possibile ma altamente improbabile che Abraham Lincoln fosse prevalentemente omosessuale".

Nel 2009 Charles Morris ha analizzato criticamente le risposte accademiche e popolari al libro di Tripp sostenendo che gran parte dell'accoglienza negativa ricevuta da parte del "Lincoln Establishment" rivelava la stessa retorica e politica partigiana di quella dei difensori di Tripp[364].

In un precedente saggio del 2007 Morris sostiene che sulla scia dell'"outing" di Lincoln esposto dal drammaturgo Larry Kramer il cosiddetto "Lincoln Establishment" si è impegnato attivamente in "mnemonicidi" ovvero l'assassinio di una contro-memoria minacciosa. Ha inserito in questa categoria quello che ha definito il caso metodologicamente imperfetto ma ampiamente appropriato contro la "tesi di Lincoln gay" di David Herbert Donald nel suo libro We Are Lincoln Men[365].

Tripp fa notare che la consapevolezza di Lincoln riguardo l'omosessualità e l'apertura nello scrivere questo "poema osceno" era unica per il periodo di tempo[366]. Donald tuttavia asserisce che il presidente avrebbe avuto bisogno di cercare oltre la Bibbia per rendersi conto "che gli uomini a volte potevano anche avere rapporti sessuali l'uno con l'altro".

 
Targa commemorativa a Rutledge (Pennsylvania) dedicata a Ann Rutledge.

La matrigna di Lincoln, Sarah Bush Lincoln commenterà a suo tempo che "non ha mai avuto molto interesse per le ragazze"[367]. Tuttavia alcuni resoconti dei contemporanei suggeriscono invece altresì una forte ma controllata passione per le donne[368]. Il giovane Lincoln rimarrà devastato a seguito della morte del 1835 della ventiduenne Ann Rutledge, suo primo grande amore.

Mentre alcuni si sono chiesti se avesse mai avuto una relazione romantica con lei lo storico John Y. Simon ha rivisto la storiografia del soggetto e ha concluso che "le prove disponibili indicano in modo schiacciante che Lincoln ha tanto amato Ann che la sua morte lo ha immerso in un grave forma depressiva. Un secolo e mezzo dopo la sua morte, quando non ci si possono aspettare nuove prove significative, questo semplice fatto dovrebbe oramai prendere il suo giusto posto anche nella biografia presidenziale"[369].

Nel 2012 Sylvia Rhue, cineasta e attivista afroamericana per i diritti LGBT nel mondo[370] ha intervistato il reverendo Cindi Love sulla sua storia e ricerca familiare; egli, un discendente di William Herndon[371], ha fatto notare che la tradizione di famiglia attestava che egli fosse gay e perdipiù l'amante di Lincoln[372].

Nel suo libro Team of Rivals: The Political Genius of Abraham Lincoln la storica Doris Kearns Goodwin sostiene: "la loro intimità è più un indice di un'epoca in cui le amicizie maschili strette, accompagnate da espressioni aperte di affetto e passione, erano familiari e socialmente accettabili. Né la condivisione di un letto può essere considerata una prova per un coinvolgimento erotico. Era una pratica comune in un'era in cui i quartieri privati erano un lusso raro... senza che ciò dovesse implicare alcuna forma di coinvolgimento sessuale."[367]

I maggiori critici dell'ipotesi che Lincoln fosse omosessuale o quantomeno bisessuale sottolineano il fatto che si sposò ed ebbe ben quattro figli; la tesi viene pertanto respinta da molti storici, soprattutto di area conservatrice.[373]. Lo studioso Douglas Wilson sostiene che Lincoln, da giovane, mostrava un comportamento fortemente eterosessuale, incluso il raccontare storie ai suoi amici sulle sue interazioni con le donne[374].

Lincoln scriverà anche un poemetto che descriveva una relazione simile a un matrimonio tra due uomini, che includeva i versi: "For Reuben and Charles have married two girls/ But Billy has married a boy / The girls he had tried on every side / But none he could get to agree / All was in vain, he went home again / And since that he's married to Natty".

Questa poesia fu inclusa nella prima edizione della biografia di Lincoln del 1889 dal suo amico e collega William Herndon[375]; sarà però espurgata dalle edizioni successive fino al 1942, quando l'editore Paul Angle la ristabilì. Questo è un esempio di ciò che lo psicoanalista Mark J. Blechner chiama "la chiusura della storia"[376] in cui le prove che suggeriscono un grado di omosessualità o bisessualità in una grande figura storica sono soppresse o nascoste.

 
Ritratto giovanile di Joshua Fry Speed, che condividerà l'alloggio con Lincoln a Springfield (Illinois) per ben quattro anni.

Joshua Fry SpeedModifica

Lincoln incontrò per la prima volta il giovane Joshua Fry Speed a Springfield nel 1837 quando era un avvocato di successo e già membro del parlamento dell'Illinois. Hanno vissuto insieme per quattro anni, durante i quali hanno occupato lo stesso letto durante la notte (alcune fonti specificano un grande letto matrimoniale) e hanno sviluppato un'amicizia che sarebbe proseguita fino alla morte del presidente[377][378]. Secondo alcune fonti, William Herndon[379] e un quarto uomo dormiranno anche loro nella stessa stanza[380][381].

Storici come Donald sottolineano che non era affatto insolito in quel periodo che due uomini condividessero anche un piccolo letto a causa di circostanze finanziarie o di altro genere, senza che nulla di sessuale fosse implicito, per una notte o due quando non c'era altra sistemazione possibile. Ma per un uomo finanziariamente autonomo il condividere un letto singolo con lo stesso uomo per un lungo periodo di tempo dimostrerebbe invece una relazione duratura[382]. Un elenco di fonti storiche mostra che Lincoln, durante la sua giovinezza e la prima età adulta, dormirà nello stesso letto con almeno 11 ragazzi e uomini[383].

Non sarà mai un segreto. Non ci sono casi noti in cui Lincoln cercò di sopprimere la conoscenza del fatto o la discussione di tali avvenimenti e, in alcune conversazioni, solleverà egli stesso l'argomento parlandone apertamente. Tripp parla a lungo di tre uomini e di possibili relazioni durature: Joshua Speed, William Greene e Charles Derickson.

Tuttavia, nell'America del XIX secolo, non era necessariamente raro che gli uomini si prendessero cura di altri uomini; ad esempio gli avvocati dell'Ottavo distretto dell'Illinois, dove operava Lincoln, viaggiavano regolarmente utilizzando per la notte la stessa camera, due in un letto e otto in una stanza[384]. William H. Herndon ricorda, ad esempio: "ho dormito con 20 uomini nella stessa stanza"[385]. Ma una relazione privata e duratura con un singolo individuo sarebbe stata ben altra cosa.

A quel tempo la maggior parte degli uomini non era probabilmente neppure minimamente consapevole di alcuna possibilità erotica nella condivisione del letto, poiché rimaneva un fatto pubblico. L'offerta immediata e casuale di Speed e il suo rapporto successivo suggeriscono che la condivisione pubblica del letto tra maschi non fu quindi quasi mai esplicitamente intesa a favorire certi esperimenti sessuali proibiti[368].

Ciononostante Katz indica che tali accordi per dormire "fornivano un sito importante (probabilmente il sito principale) di opportunità erotica" se potevano impedire ad altri di notarlo. Katz asserisce che riferendosi ai concetti attuali di "homo, etero e bisex si distorce la nostra attuale comprensione delle esperienze di Lincoln e Speed"[368]. Egli nota che, piuttosto che "un'essenza immutabile di omosessualità ed eterosessualità" le persone in tutto il corso della storia "riconfiguravano continuamente i loro sentimenti e atti affettuosi ed erotici"[368].

Suggerisce pertanto che la relazione Lincoln-Speed rientri nella categoria del XIX secolo di intense, anche romantiche amicizie tra uomini con possibili sfumature erotiche che potrebbero essere state "un mondo a parte nella coscienza di quell'epoca dall'universo sensuale della masturbazione reciproca a quello illegale di "sodomia" e "crimine contro natura"[368].

Qualche corrispondenza del periodo, come quella tra il politico confederato Thomas Jefferson Withers e il giudice James Henry Hammond può fornire la prova di una dimensione sessuale ad alcune segrete condivisioni di letti tra persone dello stesso sesso[386]. Il fatto stesso che Lincoln fosse aperto sulla questione con Speed è considerato da alcuni storici come un'indicazione che la loro relazione non era romantica[387]; nessuno dei nemici di Lincoln accennerà mai ad alcuna implicazione omosessuale[388].

Joshua Speed sposerà Fanny Hennings il 15 febbraio del 1842. Lui e Lincoln sembrano essersi consultati a vicenda sulla vita matrimoniale; nonostante avessero alcune differenze politiche rispetto alla schiavitù[389] manterranno un fitto rapporto epistolare per il resto della loro vita e Lincoln nominerà il fratello di Joshua, James Speed, nel suo gabinetto come Procuratore generale degli Stati Uniti d'America.

David DericksonModifica

Il capitano David Derickson[390] fu la guardia del corpo di Lincoln e lo accompagnò nei suoi spostamenti tra il settembre del 1862 e l'aprile del 1863. Condivisero il letto durante le assenze della moglie del presidente fino a quando non sarà promosso di grado[391]. Derickson è stato sposato due volte e sarà padre di ben dieci figli. Tripp racconta che, a prescindere dal livello di intimità della relazione, essa era oggetto di pettegolezzi.

Elizabeth Woodbury Fox, moglie dell'assistente navale di Lincoln, scrisse nel suo diario il 16 novembre del 1862, "Tish dice 'Oh, c'è un soldato di Bucktail molto devoto al presidente, sta sempre vicino a lui e quando la signora L. non è a casa ci dorme anche assieme. Che roba!"[363] Questa pratica finirà con l'essere osservata anche da un collega ufficiale del reggimento di Derickson, Thomas Chamberlin, nel libro History of the One Hundred and Fiftieth Regiment Pennsylvania Volunteers, Second Regiment, Bucktail Brigade.

Lo storico Martin P. Johnson nota che la forte somiglianza tra stile e contenuto dei resoconti Fox e Chamberlin suggerisce che, piuttosto che essere due narrazioni indipendenti degli stessi eventi narrati da Tripp, entrambi erano basati sullo stesso rapporto proveniente da una singola fonte[392]. David Donald e Johnson contestano entrambi l'interpretazione di Tripp del commento di Fox dicendo che l'esclamazione di "Quali cose!" fu, in quel giorno, un'esclamazione sull'assurdità del suggerimento piuttosto che sul valore del pettegolezzo[393].

 
Americani che seppero distinguersi nel corso del XIX secolo.

Reputazione storicaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Abraham Lincoln § Reputazione storica e eredità.

Nelle indagini degli studiosi statunitensi che valutano i presidenti a partire dagli anni 1940 nella classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America Lincoln è costantemente posizionato tra i primi tre, spesso come il numero uno in assoluto (in almeno 9 su 17 ricerche)[4][5]. Uno studio del 2004 ha scoperto che gli studiosi nei campi della storia e della politica lo classificano al primo posto, mentre gli studiosi legali lo collocano secondo subito dietro George Washington[394].

Nel sondaggio d'opinione presidenziale condotto dal 1948 Lincoln è stato valutato ai vertici nella maggioranza dei risultati. In generale i primi tre presidenti sono Lincoln; G. Washington e Franklin Delano Roosevelt, sebbene Lincoln e Washington e Washington e Roosevelt siano occasionalmente invertiti nella lista[395].

L'assassinio di Abraham Lincoln ha contribuito ad aumentare notevolmente il suo status fin quasi a renderlo un martire nazionale; egli è stato visto dai fautori dell'abolizionismo negli Stati Uniti d'America come un "campione della libertà umana". I Repubblicani collegavano il suo nome alle vicende fondanti della storia del loro Partito. Molti, anche se non tutti, nel Sud consideravano Lincoln un uomo di eccezionale capacità[396]. Gli storici hanno affermato che era "un campione del liberalismo classico" nel senso del XIX secolo. Allen C. Guelzo afferma che Lincoln era un:

«democratico liberale classico, un nemico della gerarchia artificiale, amico del commercio e degli affari in quanto nobilitanti e abilitanti, ed una controparte americana di John Stuart Mill, Richard Cobden e il leader del Partito Liberale (Regno Unito) John Bright (il cui ritratto era stato appeso dallo stesso Lincoln nel proprio ufficio alla Casa Bianca)[397][398]

Finirà col divenire un esempio privilegiato per gli intellettuali liberali in molte parti del continente europeo, dell'America Latina e persino dell'Asia.[399].

Schwartz sostiene che la reputazione americana del presidente crebbe lentamente nel tardo XIX secolo fino all'era progressista (1900-1920) quando emerse come uno degli eroi più venerati nella storia degli Stati Uniti d'America, con persino i bianchi sudisti che si trovavano accordo. Il punto culminante arrivò nel 1922 con la dedica del Lincoln Memorial al National Mall di Washington[400].

Nell'era del New Deal i liberali onoravano Lincoln non tanto come l'uomo che si era fatto da sé o il grande presidente di guerra, ma come il difensore dell'uomo comune che credevano avrebbe sostenuto lo stato sociale. Negli anni della Guerra fredda l'immagine di Lincoln si spostò per enfatizzare il simbolo della libertà che portava la speranza a tutti gli oppressi dai regimi comunisti[401].

Negli anni 1970 era diventato un eroe per gli esponenti del conservatorismo statunitense[402] per il suo intenso nazionalismo, il sostegno agli affari, la sua insistenza a fermare la diffusione della schiavitù umana, la sua azione in termini di principi del tutto similare a quella di John Locke e Edmund Burke a nome sia della libertà che della tradizione e la sua devozione ai principi dei Padri fondatori degli Stati Uniti d'America[403][404][405].

In quanto attivista del Partito Whig Lincoln era un portavoce degli interessi commerciali, favorendo alte tariffe doganali, le banche, i miglioramenti interni e le ferrovie in opposizione ai Democratici eminentemente agrari della democrazia jacksoniana[406]. William C. Harris trovò che la "riverenza per i Padri fondatori, la Costituzione degli Stati Uniti d'America, le leggi poste sotto di essa e la conservazione della Repubblica e delle sue istituzioni lo inserivano e rafforzavano tra i leader del conservatorismo"[407].

James G. Randall sottolinea la sua tolleranza e soprattutto la sua moderazione "nella sua preferenza per il progresso ordinato, la sua sfiducia nei confronti di un'agitazione sociale pericolosa e la sua riluttanza verso schemi di riforma mal digeriti". Randall conclude che "era conservatore per il suo completo evitamento di quel tipo di cosiddetto 'radicalismo' che implicava l'abuso del Sud, l'odio per lo schiavista, la sete di vendetta, il complotto di parte e le richieste ingenerose dell'Era della Ricostruzione per cui le istituzioni del Sud si sarebbero trasformate da un giorno all'altro in corpi estranei della patria"[408].

Verso la fine degli anni 1960 alcuni intellettuali afroamericani guidati da Lerone Bennett Jr. rifiutarono il ruolo di Lincoln come "Grande Emancipatore"[409][410]; egli ottenne grande attenzione quando nel 1968 definì Lincoln addirittura un suprematista del potere bianco[411]. Farà notare che utilizzava spesso e volentieri le diffamazioni e gli sterotipi sugli afroamericani e raccontava barzellette che ridicolizzavano il "negro"; inoltre sostenne che Lincoln si opponeva all'uguaglianza sociale e propose con l'American Colonization Society di inviare gli schiavi liberati in un altro paese (in Liberia)[412].

I difensori, come gli autori Dirck e Cashin, ribatterono invece che non era poi così male se confrontato alla maggior parte dei politici dei suoi tempi[413] e che anzi rappresentava la figura di un "visionario morale" che avanzava abilmente la causa abolizionista, politicamente il più velocemente possibile[414]. L'enfasi si spostò quindi da "Lincoln-the-emancipator" a una tesi secondo cui i neri si erano liberati dalla schiavitù da soli, o che almeno erano i responsabili nel fare pressioni sul governo per ottenere l'emancipazione[415][416].

Lo storico Barry Schwartz ha scritto nel 2009 che l'immagine di Lincoln nel tardo XX secolo subì "un'erosione, una certa dissolvenza del prestigio, fino a ridursi ad un uomo tanto benevolo quanto ridicolo"[417]. D'altra parte Donald ha opinato nella sua biografia del 1996 che Lincoln era distintamente dotato di quel tratto di personalità caratterizzata come "Negative capability" così come venne definita dalla poesia romantica di John Keats e attribuita a leader carismatici e straordinari che erano "contenti in mezzo a incertezze e dubbi e non obbligati verso il mero fatto o la semplice razionalità"[418].

Nel XXI secolo il presidente Barack Obama lo ha definito più volte come il suo presidente preferito insistendo nell'usare la Bibbia di Lincoln durante la cerimonia inaugurale d'insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America per tutte e due le volte in cui ha assunto la carica[419][420].

Lincoln è stato spesso interpretato da Hollywood, quasi sempre in una luce assai lusinghiera[421][422].

Il nazionalismo dell'Unione, come previsto da Lincoln, "ha aiutato a condurre l'America al nazionalismo di Theodore Roosevelt, Thomas Woodrow Wilson e Franklin D. Roosevelt"[423].

CommemorazioniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Memoriali e monumenti unionisti.

Lo scultore italo-americano Attilio Piccirilli avrebbe collaborato con French alla gigantesca statua di Abraham Lincoln seduto in atteggiamento pensoso, che si trova a Washington.[424]

Lincoln è stato ricordato in molti modi. Diverse città statunitensi portano il suo nome, soprattutto Lincoln, la capitale del Nebraska. Gli è stato dedicato il Lincoln Memorial di Washington ed è raffigurato sulla banconota da 5 dollari, sul centesimo Lincoln e nel monumento del Monte Rushmore. La tomba di Lincoln e la casa di Lincoln a Springfield, New Salem (una ricostruzione della cittadina dove visse all'inizio dell'età adulta), il Ford's Theater e la Petersen House sono tutti luoghi conservati come musei.

Il 12 febbraio 1892, il compleanno di Lincoln venne dichiarato festività federale degli Stati Uniti, anche se venne in seguito combinato con il compleanno di George Washington nel President's Day (sono ancora celebrati separatamente in Illinois). Il sottomarino Abraham Lincoln (SSBN-602) e la portaerei Abraham Lincoln (CVN-72) sono stati battezzati in suo onore.

Il grande prestigiatore Harry Houdini realizzò con le sue tecniche illusionistiche una fotografia ritoccata che lo ritraeva insieme al "fantasma" di Lincoln, questo per svelare i trucchi delle fotografie spiritiche, molto diffuse alla fine dell'Ottocento e inizio Novecento.[425] Alcune di esse, successivamente ritenute false, ritraevano proprio Lincoln dopo la sua morte, insieme alla moglie ancora viva (quest'ultima era divenuta una seguace dello spiritismo, nel frattempo).[426]

Arti e cultura di massaModifica

 
Monte Rushmore: il volto di Lincoln è quello all'estrema destra.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Abraham Lincoln nella cultura di massa.

Subito dopo che il presidente morì il poeta Walt Whitman (autore di Foglie d'erba) scrisse, in suo onore, la famosissima poesia O capitano! Mio capitano! (portata sulle scene del grande schermo da L'attimo fuggente).

Il bardo della nazione americana rimarrà sempre particolarmente affascinato da Lincoln tanto che scrisse anche altri versi in suo onore (When Lilacs Last in the Dooryard Bloom'd, Hush'd Be the Camps To-Day e This Dust Was Once the Man). Sembra che il presidente amasse la sua poetica già da prima dello scoppio della guerra civile[427].

Lo stesso Lincoln ha scritto poesie e almeno un pezzo di fiction basato su uno dei casi di omicidio che ha affrontato in qualità di giovane avvocato difensore. Nell'aprile del 1846 The Quincy Whig pubblicò il suo racconto con il titolo di A Remarkable Case of Arrest for Murder. La storia è stata ripubblicata nel marzo 1952 dal Ellery Queen's Mystery Magazine e intitolata The Trailor Murder Mystery. Lincoln si riferisce al proprio personaggio senza nome come "la difesa" e "lo scrittore di questo testo"[428].

RiconoscimentiModifica

  capitano
 
Lincoln ragazzo che legge di notte per potersi istruire, dipinto di Jonathan Eastman Johnson.
 
Il giovane Lincoln (1945) dello scultore Charles Keck nel quartiere di Edgewater a Chicago.
 
The Railsplitter (1909) di Jean Leon Gerome Ferris.
 
La carrozza presidenziale al National Museum of American History.
 
L'orologio da taschino del presidente.
 
Il cilindro indossato al momento dell'assassinio.
 
Il letto in cui morì il presidente.
 
La camera da letto del presidente (Lincoln Bedroom) alla Casa Bianca nel 1933.
 
Lincoln viene solitamente ritratto con la barba, tuttavia egli la portò solo negli ultimi anni della propria vita.
 
"Coloro che negano la libertà agli altri non la meritano per loro stessi", in un francobollo commemorativo del 1960.
 
L'assassinio del Presidente Lincoln, opera di Currier e Ives del 1865.
 
Statua del presidente posta all'interno della Tomba Lincoln, riproduzione della Abraham Lincoln (French 1920).
 
Nastro commemorativo del 1865.
 
Il "Pritzker Museum and Library" a Chicago.
 
"Lincoln Square" a Manchester.
 
Emancipation Proclamation dello scultore ornamentale Lee Oscar Lawrie al Campidoglio (Lincoln) di Lincoln (Nebraska).
 
Veduta aerea del Lincoln Memorial a Washington.
 
Ritratto del presidente datato 1908 ad opera del pittore Douglas Volk.
 
Il "parco Lincoln" a Città del Messico.
 
La portaerei USS Abraham Lincoln (CVN 72) a Pearl Harbor nel 2002.
 
Justin Smith Morrill Tower & Abraham Lincoln Tower dell'Università statale dell'Ohio.

NoteModifica

  1. ^ (EN) William A. Pencak (a cura di), Encyclopedia of the Veteran in America, Santa Barbara, ABC-CLIO, 2009, p. 222, ISBN 978-0-313-08759-2. URL consultato il 30 gennaio 2020.
  2. ^ (EN) Paul Finkelman e Stephen E. Gottlieb, Mostly Anchor and Little Sail - The Evolution of American State Constitutions, in Kermit L. Hall (a cura di), Toward a Usable Past: Liberty Under State Constitutions, Athens, University of Georgia Press, 2009, p. 388, ISBN 978-0-8203-3496-7. URL consultato il 30 gennaio 2020 (archiviato il 5 settembre 2015).
  3. ^ (EN) Randall (1947), pp. 65–87.
  4. ^ a b (EN) James Lindgren, Ranking Our Presidents (PDF), in International World History Project, Federalist Society & The Wall Street Journal, 16 novembre 2000. URL consultato il 30 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale l'11 agosto 2017).
  5. ^ a b (EN) "Americans Say Reagan Is the Greatest President". Gallup Inc. February 28, 2011.
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  7. ^ Donald, 1996,  pp. 20–22.
  8. ^ The Ancestry of Abraham Lincoln, James Henry Lea, Robert Hutchinson, Houghton Mifflin Company, Boston, 1909, p. 4.
  9. ^ Louis A. Warren, Lincoln's Youth: Indiana Years, Seven to Twenty-One, 1816–1830, Indianapolis, Indiana Historical Society, 1991, pp. 3–4, ISBN 0-87195-063-4.
  10. ^ Warren, p. 4.
  11. ^ Douglas Lawson Wilson, Rodney O. Davis, Terry Wilson, William Henry Herndon e Jesse William Weik, Herndon's Informants: Letters, Interviews, and Statements about Abraham Lincoln, University of Illinois Press, 1998, pp. 35–36, ISBN 978-0-252-02328-6.
  12. ^ Donald (1996), p. 21.
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  42. ^ White, pp. 25, 31, and 47.
  43. ^ Donald (1996), p. 33.
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BibliografiaModifica

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