Umberto Beer
SoprannomeUgo Bencini (guerra di Spagna)
NascitaAncona, 16 settembre 1896
MorteSan Paolo del Brasile, 22 gennaio 1979
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegio Esercito
CorpoBersaglieri
Arditi
Anni di servizio1915-1938
GradoTenente colonnello
ComandantiGiovanni Messe
GuerrePrima guerra mondiale
Guerra di Spagna
Decorazionivedi qui
dati tratti da Il contributo degli Ebrei italiani alla Grande Guerra[1]
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Umberto Beer (Ancona, 16 settembre 1896San Paolo del Brasile, 22 gennaio 1979) è stato un ufficiale italiano.

BiografiaModifica

Nacque ad Ancona il 16 settembre 1896, figlio di Umberto e Clelia Almagia. Arruolatosi nel Regio Esercito come ufficiale di complemento all'atto dell’entrata in guerra del Regno d'Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, con il grado di sottotenente di fanteria. Passò poi in servizio nel neo-costituito corpo degli Arditi con il grado di tenente in forza al IX Reparto d’assalto comandato da Giovanni Messe. All'alba del 16 giugno 1918 fu uno dei protagonisti della riconquista del Col Moschin. Ferito cinque volte in azione, venne decorato con quattro Medaglie d'argento al valor militare.[1] Dopo la fine del primo conflitto mondiale, fu tra i fondatori, e primo presidente della sezione di Roma, dell'Associazione Nazionale degli Arditi d'Italia (ANAI).[2] Di formazione mazziniana, con simpatie repubblicane, fu posto in minoranza a causa dei suoi atteggiamenti considerati filo-fascisti, anche se aveva già preso le distanze dal fascismo nascente, fu sostituito nella carica da Argo Secondari.[N 1]

Nel novembre 1921 transitò in servizio permanente effettivo per merito di guerra,[1] divenendo istruttore presso la Regia Accademia Militare di Modena. Frequentò successivamente i corsi presso la Scuola di guerra dell'esercito, entrando quindi nel Corpo di Stato maggiore. Fu in servizio presso la Divisione militare di Volosca, e poi presso la Segreteria del Ministro della guerra.

Nel 1934 fu promosso maggiore[1] per meriti eccezionali, divenendo nel contempo addetto militare[1] presso il consolato[N 2] di Tangeri, in Marocco.[1]

Nel 1935 ritornò in Patria destinato a prestare servizio presso il 6º Reggimento bersaglieri[1] di stanza a Bologna. Nominato Aiutante di campo onorario di S.M. il Re Vittorio Emanuele III, partecipò successivamente, con il grado di tenente colonnello, alla guerra di Spagna[3] in forza al Servizio Informazioni[1] e prestando servizio presso il Quartier generale[3] italiano, ricevendo altre decorazioni, tra cui una Croce di guerra al valor militare. Ritornato in Italia divenne Capo di stato maggiore della 102ª Divisione motorizzata "Trento". Posto in congedo assoluto in seguito all'approvazione, avvenuta nel novembre 1938, delle leggi razziali, decise subito di emigrare. Tentò dapprima di trasferirsi con la famiglia nel Marocco francese, ma il servizio di controspionaggio francese lo impedì, in quanto riteneva fosse ancora in servizio attivo. Ottenuto il visto dal consolato di Genova, il 16 febbraio 1939 si imbarcò a Napoli con tutta la famiglia[N 3] sul transatlantico Oceania, per raggiungere il Brasile,[1] sbarcando a Santos il 1 marzo successivo. Stabilitosi a San Paolo del Brasile trovò lavoro presso Banco Francês e Italiano para a América do Sul, che lasciò dopo 14 mesi per aprire una libreria. Quando il Brasile dichiarò guerra alle potenze dell'Asse lui, e la sua famiglia, vennero sottoposti a misure restrittive. Il 22 dicembre 1945 lasciò il Brasile per trasferirsi negli Stati Uniti d'America, ma con lo scoppio della guerra di Corea, e a causa del timore che i suoi figli fossero arruolati e mandati a combattere, decise di ritornare in Brasile nel 1952. Si spense a San Paolo il 22 gennaio 1979.

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'argento al valor militare
«In diciotto mesi di campagna fu mirabile esempio di attività, calma, ponderatezza e ardimento. Quale comandante di compagnia, nel mantenimento di una difficile posizione vivamente contrastata dal nemico e bersagliata con tiri di ogni genere, tenne contegno superiore a ogni elogio. Ferito piuttosto gravemente in più parti mentre si adoperava volontariamente all'ardua e generosa impresa di salvare tre feriti gravi giacenti presso i reticolati avversari, volle mantenere il comando del reparto ancora per qualche tempo, e soltanto dopo vive insistenze e dopo prese tutte le disposizioni per la sicurezza della linea, si decise a farsi accompagnare al posto di medicazione. Grazigna, 14-25 maggio 1917
  Medaglia d'argento al valor militare
«Di mirabile coraggio, con tre anni di campagna diede numerose prove di valore e di audacia. In aspri combattimenti per la riconquista di importanti posizioni, quale aiutante maggiore in 2ª, fu intelligente e coraggioso coadiutore del comandante di battaglione. Percorse più volte di notte una zona a lui sconosciuta e battuta intensamente dal fuoco nemico, per mantenere il collegamento tra i reparti. Con pochi uomini si slanciò avanti per opporsi all'avversario, che disperatamente cercava di infiltrarsi e dilagare nelle nostre linee. Con l'esempio validissimo contribuì, poi, ad altra vittoriosa azione che fruttò numerosi prigionieri, mitragliatrici e grandi quantità di materiale bellico. Col Fagheron-Col Moschin, 15-16 giugno 1918
  Medaglia d'argento al valor militare
«Aiutante maggiore di un battaglione di “fiamme nere”, durante un combattimento fieramente vittorioso, fu superbo animatore di energie. Attraverso un furioso tiro di sbarramento, guidò vari reparti alla marcia di avvicinamento. Sotto un tiro distruttore, che produceva gravissime perdite, continuò ad indirizzare le truppe, dimostrandosi diligente ed intelligente esecutore degli ordini ricevuti. Sempre in piedi, impavido nei punti pericolosi, fu l'esempio più bello di sereno coraggio e di audacia. Si slanciò sul nemico alla testa dei suoi arditi, infiammandoli con la parola e con l'esempio. Ferito al braccio sinistro da una pallottola che glielo perforò, non si scompose, non emise un lamento, ma si rifiutò di lasciare il combattimento. Ferito una seconda volta al polso destro si allontanò soltanto quando gli venne tassativamente ordinato, promettendo di farsi accompagnare alla sezione sanità. Ma, poco dopo, fattasi fare una medicazione superficiale, eccolo ricomparire con l'abituale ardore. Si decise a concedersi un poco di riposo ad azione ultimata. Esempio fulgidissimo di virtù militari. Asolone, 24 giugno 1918
  Medaglia d'argento al valor militare
«Aiutante maggiore di un reparto d'assalto “fiamme nere”, compiva le sue mansioni in modo esemplare durante una sanguinosa offensiva. Trascinato dall'impeto dell'assalto sulla posizione nemica insieme con le prime ondate, subito contrattaccate dal nemico in forze, restava ferito ad un piede, ed una seconda multipla ferita riportava poco dopo, mentre con generoso impulso organizzava uno sbalzo in avanti per soccorrere il proprio maggiore ch'era stato tagliato fuori dal grosso del reparto. Magnifico esempio di indomito coraggio e di generoso spirito di cameratismo e di devozione al proprio comandante. Monte Asolone-Col della Beretta, 25 ottobre 1918
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Capo del servizio informazioni legionario, sempre presente in ogni punto del fronte, sprezzante del pericolo, dava prove di fredda audacia e confermava la sua fama di valoroso soldato. Terra di Spagna, novembre 1936-aprile 1938
  Croce di guerra al valor militare
«Capo ufficio operazioni di un corpo di spedizione operante in terra straniera, diede grande, personale contributo al rapido conseguimento di una brillante vittoria, preparandola con ardite ricognizioni in territorio nemico. In circostanze successive, in prima linea ed oltre, effettuando ardite ricognizioni, ed alla testa di truppe in combattimento diede altissimo, superbo esempio di valore e di sprezzo del pericolo. Fu sempre presente ove più micidiale era la lotta, dove era utile un atto di incitatore esempio, si espose sereno e cosciente ad ogni insidia ed alle più gravi offese. La sua figura di valoroso combattente e di valente ufficiale rifulse e si affermò all'ammirazione di tutti. Malaga-Motril-Guadalajara, gennaio-febbraio-marzo 1937
  Avanzamento per merito di guerra
«Decorato di quattro medaglie d'argento al valor militare, promosso due volte per merito di guerra, ferito cinque volte in combattimento, ha esercitato in guerra e in pace, in modo particolarmente lodevole, il comando di reparti corrispondenti al proprio grado o superiori. In pace si è rivelato ufficiale di stato maggiore valente, distinguendosi nettamente per doti di intelligenza, di carattere, di attività e per il rendimento nel suo lavoro
— Regio Decreto 18 gennaio 1934[4]

NoteModifica

AnnotazioniModifica

  1. ^ Secondari non perse tempo e trasformò la sede dell'ANAI di Roma in quella nazionale dell'Associazione Nazionale Arditi del Popolo.
  2. ^ Mentre prestava servizio in questa sede rinvenne copie di alcuni dispacci concernenti il locale soggiorno di Giuseppe Garibaldi che poi pubblicò sul periodico di Ezio Garibaldi “Camicia Rossa” nel novembre 1938.
  3. ^ Si trattava della madre Clelia, della moglie Erminia Levi (1907-1978), e dei figli Oliviero, Fabrizio e Bruno.

FontiModifica

  1. ^ a b c d e f g h i Briganti 2010, p. 2.
  2. ^ Claudio Piermarini, I soldati del popolo: Arditi, partigiani e ribelli: dalle occupazioni del biennio 1919-20 alle gesta della Volante rossa, storia eretica delle volanti rosse in Italia, Red Star Press, Roma, 2016.
  3. ^ a b Sarfatti 2006, p. 117.
  4. ^ Bollettino Ufficiale 26 gennaio 1934, dispensa 7ª, foglio 249.

BibliografiaModifica

  • Giovanni Cecini, I soldati ebrei di Mussolini, Milano, Ugo Mursia editore, 2008, ISBN 978-8-84253-603-1.
  • Claudia Piermarini, I soldati del popolo: Arditi, partigiani e ribelli: dalle occupazioni del biennio 1919-20 alle gesta della Volante rossa, storia eretica delle volanti rosse in Italia, Roma, Red Star Press, 2016, ISBN 8-86718-141-6.
  • (EN) Michele Sarfatti, The Jews in Mussolini's Italy: From Equality to Persecution, Madison, Wisconsin, University of Wisconsin Press, 2006, ISBN 0-29921-734-5.
  • Ercole Sori, Ancona 1922 - 1940. Dall'avvento del fascismo all'entrata in guerra, Rimini, Bookstones, 2017, ISBN 8-89827-564-1.

PeriodiciModifica

  • Pierluigi Briganti, Il contributo degli Ebrei italiani alla Grande Guerra, Bologna, Circolo Ufficiali, 6 dicembre 2010, pp. 1-14.