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Virus del Nilo occidentale

specie di della famiglia Flaviviridae
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Virus del Nilo occidentale
NIAID-west-Nile.jpg
Cellula infettata dal
virus del Nilo occidentale
Classificazione dei virus
Dominio Acytota
Gruppo Gruppo IV (virus a ssRNA+)
Ordine Non assegnato
Famiglia Flaviviridae
Genere Flavivirus
Specie West Nile Virus

Il virus del Nilo occidentale (noto anche con la denominazione inglese West Nile Virus, WNV) è un arbovirus della famiglia dei Flaviviridae, genere flavivirus, appartiene al IV gruppo dei virus a ((+) ssRNA).[1] Di questo genere fanno parte anche il virus della febbre gialla, il virus dell'encefalite di Saint-Louis, il virus dell'encefalite di Murray Valley e il virus dell'encefalite giapponese.

Il suo nome viene dal distretto di West Nile in Uganda, dove è stato isolato per la prima volta nel 1937 in una donna che soffriva di una febbre particolarmente alta. In seguito è stato trovato negli uomini, negli uccelli e nei moscerini in Egitto negli anni cinquanta, diffondendosi infine anche in altri Paesi. La malattia ha un andamento endemico-epidemico e inizialmente risultava diffusa soprattutto in Africa (specie in Egitto), Medio Oriente, India.

Indice

DescrizioneModifica

Nella prima metà degli anni novanta, la malattia da virus del Nilo occidentale si verificava solo sporadicamente ed era considerata un rischio minore per l'uomo. Tuttavia nel 1994 scoppiò un focolaio epidemico in Algeria che si caratterizzò per numerosi casi di encefalite. A distanza di 2 anni, nel 1996 si verificò una nuova grande epidemia in Romania, anche in questo caso associata a un alto numero di casi di malattia neuroinvasiva. Dopo aver fatto la sua comparsa in Europa in anni più recenti il virus è apparso negli Stati Uniti d'America, dove la prima epidemia è stata dichiarata nello stato di New York nel 1999.[2] Il WNV è ormai diffuso a livello mondiale, e dagli Stati Uniti si è esteso al Canada, nelle isole Caraibiche e nell'America Latina.

Oggi il virus del Nilo occidentale va considerato un patogeno endemico in Africa, Asia, Australia, Medio Oriente, Europa e Stati Uniti. Nel 2012 si è verificata una delle peggiori epidemie virali, nel corso della quale sono morte 286 persone negli Stati Uniti, con il Texas particolarmente interessato dall'infezione virale.[3] Sempre nel 2012 in Italia è stato identificato un nuovo ceppo del virus.[4]

Il virus colpisce sia gli animali, in particolare i cavalli, sia gli esseri umani. Nel focolaio epidemico del 2002 sono stati registrati 15.000 casi solo nei cavalli. L'impatto dell'infezione virale sui cavalli e nell'industria americana dell'allevamento equino è stato devastante, con un tasso di mortalità di circa il 40%. Nel 2008 in un focolaio endemico in Italia ha determinato infezione in 77 cavalli e 2 persone.

Nell'essere umano approssimativamente circa l'80% delle infezioni da West Nile virus decorre a livello subclinico, non causando sintomi evidenti. Il periodo di incubazione è tra 2 e 15 giorni. La sintomatologia è generalmente dominata dalla febbre, e da qui il nome di febbre del Nilo occidentale. Raramente possono comparire alcune gravi complicazioni neurologiche, quali meningite ed encefalite.

Trasmissione del virusModifica

La modalità principale di trasmissione del virus del Nilo occidentale è rappresentata da diverse specie di zanzare, che sono il primo vettore. Tra queste, in particolare, riveste un ruolo primario il genere Culex. Ovviamente tutti i fattori che favoriscono la proliferazione delle zanzare, come ad esempio le piogge abbondanti, le irrigazioni dei terreni agricoli o condizioni climatiche con temperature alte, determinano l'aumento dei contagi.

Gli uccelli, stanziali, migratori o domestici, giocano un ruolo cruciale nella disseminazione del virus essendo l'animale più comunemente infettato e rappresentando il primo serbatoio. Tra gli uccelli sono soprattutto i passeriformi, il più grande ordine di uccelli, a rappresentare il serbatoio naturale del virus. Gli uccelli migratori permettono invece lo spostamento del virus dall'Africa, prima zona endemica, verso altre zone temperate. Le zanzare, in particolare del genere Culex, pungendo gli uccelli migratori asportano sangue infetto, infettano sé stesse e quindi ogni altro animale, uomo compreso. Il virus WNV è stato trovato in varie specie di zecche, ma la ricerca attuale suggerisce come questi animali non siano vettori importanti del virus.

Il virus infetta anche diverse altre specie di mammiferi, oltre all'uomo, ed è stato identificato in alcuni rettili, tra cui alligatori e coccodrilli,[5][6] e anche in alcuni anfibi.[7][8]

Non tutte le specie animali suscettibili di infezione da virus WNV, o gli esseri umani, sono in grado di sviluppare nel sangue concentrazioni virali sufficienti da trasmettere la malattia alle zanzare infettandole. Pertanto non tutti gli animali sucettibili possono essere considerati fattori principali di trasmissione virale.

In Italia è in vigore dal 2008 una ordinanza del Ministero della Salute che dà il via a un piano di sorveglianza straordinaria della West Nile Disease. Il virus del Nilo è stato infatti dichiarato endemico nel nostro Paese. Questa ordinanza prevede anche il coinvolgimento dei medici veterinari liberi professionisti. Con il piano di sorveglianza straordinaria si intensificano le misure straordinarie di sorveglianza “finalizzate alla cognizione dell'espansione del fenomeno”. L'attenzione al fenomeno è rivolta a uccelli stanziali appartenenti a specie bersaglio (Gazza, Cornacchia grigia, Tortora dal collare orientale), agli equidi e alla fauna culicidica (anche con posizionamento di trappole per la cattura di zanzare). La segnalazione dei casi sospetti nei cavalli è stata incoraggiata anche dalla Società Italiana dei Veterinari per Equini (SIVE), secondo le linee guida fornite dall'Istituto Zooprofilattico di Teramo.

I medici veterinari pubblici e i liberi professionisti sono tenuti alla sorveglianza sindromica nei cavalli. L'attività prevede la messa a punto e distribuzione di un questionario ai medici veterinari per individuare cavalli in cui, nel periodo di attività dei vettori, si siano manifestate sindromi neurologiche riferibili alla malattia[9].

Segni e sintomi nell'uomoModifica

 
Culex quinquefasciatus, uno dei trasmettitori del virus

Il periodo di incubazione della malattia, il periodo cioè tra infezione e sviluppo dei primi sintomi, va dai 2 ai 15 giorni, e circa 1 paziente su 4 (il 26%) con infezione da West Nile virus è destinato a divenire sintomatico.[10] I sintomi iniziali dell'infezione da virus del Nilo occidentale sono rappresentati dalla comparsa di febbre moderata che in genere perdura da tre a sei giorni. Ad essa si associa spesso un senso di malessere generalizzato, anoressia, nausea, cefalea (mal di testa), tipica sintomatologia simil influenzale.

Ad essa può fare seguito la comparsa di dolore oculare, mal di schiena, mialgie (dolori muscolari),[11] artralgie, tosse, eruzioni cutanee, linfadenopatia e dispnea (difficoltà a respirare). Alcuni pazienti possono sviluppare disturbi che interessano in modo particolare l'apparato gastrointestinale. In questo caso il quadro clinico è dominato da nausea, vomito e diarrea.[12]

In meno del 15% dei casi, di solito nei soggetti anziani e in quelli più deboli, possono verificarsi gravi complicazioni neurologiche quali meningite asettica, encefalite o meningoencefalite. I sintomi più comunemente riportati da pazienti con disturbi neurologici sono: febbre elevata, marcata cefalea, estrema debolezza, paralisi flaccida, modificazione dello stato mentale con alterato stato di coscienza, confusione mentale, disorientamento, tremori, convulsioni, stupore e coma. Tra le alterazioni neurologiche sono anche state registrate atassia, disturbi di tipo extrapiramidale, anormalità dei nervi cranici, mielite, neurite ottica, poliradiculite, e crisi convulsive di tipo epilettiforme. Una minoranza di pazienti manifesta anche eruzioni maculopapulari o morbilliformi sul tronco, collo, arti superiori ed inferiori.[2]

La più comune manifestazione oculare della malattia da virus del Nilo occidentale è invece rappresentata da una corioretinite multifocale.[13] Generalmente il malato si rimette spontaneamente in 3-5 giorni, ma la malattia può essere mortale, specialmente in individui anziani e immunodepressi.

Sintomi nel cavalloModifica

Nel cavallo il periodo di incubazione varia da 3 a 15 giorni. Oltre alla manifestazione di febbre, perdita dell'appetito e depressione generalizzata, i sintomi clinici sono quasi esclusivamente neurologici: debolezza agli arti posteriori, che può andare dalla mancata coordinazione fino alla paralisi, indebolimento della vista, atassia, movimento compulsivo di spinta della testa contro le pareti del box, movimenti senza meta, crisi convulsive, disfagia, movimenti circolari, ipereccitabilità, coma.

Il 10% dei cavalli affetti da West Nile Virus sviluppa disordini a carattere neurologico legati all'encefalite. Il tasso di mortalità tra i cavalli con sintomi clinici oscilla dal 20 al 57%.

Una diagnosi certa, fondata su esami sierologici o del liquido cerebrospinale, è necessaria per escludere altre malattie con segni neurologici similari: rabbia, botulismo, mieloencefalite protozoaria equina (EPM) e altre forme di encefalite.[14][15][16]

TrattamentoModifica

Allo stato attuale delle conoscenze non esiste un trattamento specifico che permetta l'eradicazione dell'infezione da virus WNV. La terapia è pertanto unicamente di supporto e indirizzata ad attenuare la possibile evoluzione verso l'edema cerebrale. Nei pazienti con marcata alterazione dello stato di coscienza o in coma il trattamento è indirizzato al mantenimento delle funzioni vitali, con particolare riguardo ad una adeguata pervietà delle vie aeree. Spesso questi pazienti si trovano già ricoverati in terapia intensiva o in rianimazione e talvolta necessitano di ventilazione assistita.

Il perdurare della febbre può determinare una marcata perdita di liquidi corporei, a seguito della traspirazione insensibile: in questi casi è necessario provvedere ad una adeguata infusione per via endovenosa di fluidi (soluzione fisiologica, soluzione di ringer lattato ed altre) verificando periodicamente l'adeguatezza dell'equilibrio idro-elettrolitico. All'inizio del 2009 la Fort Dodge Animal Health ha lanciato sul mercato il primo vaccino per equini contro il WNV autorizzato in Europa.

PrognosiModifica

In linea generale la prognosi è favorevole. Alcuni studi indicano che la febbre del Nilo occidentale spesso può essere più grave di quanto si pensasse in precedenza. Studi clinici eseguiti su diversi focolai epidemici recenti indicano che per alcuni pazienti ci possono volere dai due ai tre mesi per recuperare.[17][18][19][20] I pazienti che hanno sviluppato una febbre da WNV di grado lieve hanno altrettante probabilità di quelli che hanno sviluppato gravi manifestazioni neuroinvasive della malattia di accusare a lungo termine (anche a più di un anno) disturbi somatici come tremore e disfunzioni nelle abilità motorie ed esecutive.[21] Secondo alcuni studi la febbre da WNV neuroinvasiva è statisticamente associata ad un aumento di rischio per una successiva insufficienza renale cronica.[22]

Zone a rischioModifica

Nelle zone temperate i casi di encefalite dovuti a questo virus si verificano generalmente tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno. Nelle altre regioni più calde il virus può trasmettersi per tutto l'anno.

In Francia la prima epidemia ha avuto luogo nel 1962 con ben cinquanta casi di encefalite, di cui dieci gravi, e, tra il 1975 e il 1980, nuovi casi umani sono stati osservati in Camargue e in Corsica.

In Italia, le zone colpite hanno riguardato soprattutto Emilia-Romagna[23] e Veneto,[24] ma dal 2008 si sono verificati casi di contagio anche in Lombardia[25] e nuovi casi di contagio si sono verificati anche nel 2013 e 2014.[26][27] Agli inizi di settembre 2017, a Collesalvetti (Livorno) si è verificato un caso di contagio. A scopo precauzionale diverse AVIS locali hanno deciso di effettuare controlli sul sangue dei donatori[28]. Anche il Centro Nazionale Trapianti italiano nel 2009 ha deciso di eseguire test per la valutazione di eventuali infezioni da WNV. Il verificarsi di una risposta anticorpale in alcuni donatori provenienti dal Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Marche e Basilicata è risultata inaspettata ed ha evidenziato che l'infezione da WNV è presente in diverse regioni italiane.[29] Le zona adiacenti a fiumi o bacini lacustri sono più esposte al contagio, data la loro naturale proliferazione di zanzare.[30] Nel 2011 sono state riscontrate anche in Sardegna diverse morti tra gli equini per il virus[31]. Il primo caso di febbre del Nilo occidentale neuroinvasiva in Italia fu nel settembre 2008.[32] Nel 2011 in Sardegna il virus ha causato la morte di due uomini, di 70 e 34 anni[33][34][35].

Il 7 settembre 2018, si è verificato un caso di contagio in Molise da parte di una donna che era rientrata da poco dal suo paese natale, la Grecia.[36]

PrevenzioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Malattie trasmesse da zanzare § Profilassi.

A livello individuale sono efficaci i mezzi di prevenzione tradizionali contro le zanzare: insetticida o spray anti-zanzare. È utile poi portare vestiti che coprano braccia e gambe. Gli insetticidi costituiscono un metodo semplice ed efficace per ridurre la popolazione di zanzare. Tuttavia, essi agiscono solo contro le zanzare adulte.

La vaccinazione può notevolmente ridurre il rischio per i cavalli di subire le complicazioni del virus della West Nile. Tale efficacia è stata dimostrata con successo negli Stati Uniti, dove il numero di casi equini riportati è diminuito di anno in anno dal picco del focolaio endemico nel 2002.

Per proteggere i cavalli dal virus l'animale deve essere vaccinato prima della stagione degli sciami di zanzare, quindi prima di essere esposto al rischio di punture. La prima vaccinazione è seguita da un richiamo dopo 3-5 settimane, dopo il quale si dovrebbe fare un richiamo annuale. L'insorgenza dell'immunità inizia tre settimane dopo la seconda vaccinazione.

È raccomandabile evitare il contatto diretto con animali morti e stare lontano da luoghi a rischio come stagni e superfici umide (sottovasi).

Studi del 2009 hanno riscontrato:

  • Una ricerca fatta negli Stati Uniti sul sangue di 6,2 milioni di donatori ha permesso di trovare 1000 donatori positivi e due probabili casi di trasmissione di encefalite, legata al virus, per trasfusione sanguigna.
  • Durante uno studio analogo nel dipartimento francese di Var, in un test, che ha coinvolto 200 donatori, è risultato che l'1% di questi era positivo.
  • La Svizzera ha adottato delle misure preventive: chi si è recato in luoghi a rischio (tra cui gli USA) non può donare sangue per 6 mesi.
  • In Italia nell'agosto 2008 si è registrata la presenza del virus West Nile in alcune province dell'Emilia-Romagna, del Veneto e della Lombardia, tutte in prossimità del Po e del suo delta. Il primo caso è stato confermato in un cavallo il 29 luglio 2009, a nord di Correggio, a 60 km da Ferrara, luogo dove ha avuto inizio l'epidemia del 2008, che ha colpito una settantina di cavalli e sei umani. Dopo questa epidemia il WNV è stato dichiarato endemico in Italia.

Tabella epidemiologicaModifica

Periodo Nazione Casi Decessi
1999   Stati Uniti 149 18
1999   Canada 1
2000   Israele 120 10
2001   Canada 10
2002   Stati Uniti 4156 284
2002   Canada 416
2003   Stati Uniti 9858 264
2003   Canada 1000 7
Agosto 2003   Francia 7
Agosto 2006   Canada 1
Ottobre 2008   Italia 70 6
Settembre 2009   Italia 16 4
Settembre 2012   Tunisia 50 5
Agosto–Settembre 2013   Serbia 137 12
Agosto 2015   Italia 2
Novembre 2018   Italia 577 42
Settembre 2018   Croazia 53 3

NoteModifica

  1. ^ Claude M. Fauquet, M.A. Mayo, J. Maniloff, U. Desselberger, L.A. Ball, Virus Taxonomy: VIIIth Report of the International Committee on Taxonomy of Viruses, Academic Press, 15 luglio 2005, pp. 1257–, ISBN 978-0-08-057548-3.
  2. ^ a b Nash D, Mostashari F, Fine A, Miller J, O'Leary D, Murray K, Huang A, Rosenberg A, Greenberg A, Sherman M, Wong S, Layton M, The outbreak of West Nile virus infection in the New York City area in 1999, in The New England Journal of Medicine, vol. 344, nº 24, giugno 2001, pp. 1807–14, DOI:10.1056/NEJM200106143442401, PMID 11407341. URL consultato l'8 dicembre 2014.
  3. ^ Murray KO, Ruktanonchai D, Hesalroad D, Fonken E, Nolan MS, West Nile virus, Texas, USA, 2012, in Emerging Infectious Diseases, vol. 19, nº 11, novembre 2013, pp. 1836–8, DOI:10.3201/eid1911.130768, PMC 3837649, PMID 24210089. URL consultato l'8 dicembre 2014.
  4. ^ Barzon L, Pacenti M, Franchin E, Lavezzo E, Martello T, Squarzon L, Toppo S, Fiorin F, Marchiori G, Russo F, Cattai M, Cusinato R, Palu G, New endemic West Nile virus lineage 1a in northern Italy, July 2012, in Euro Surveillance : Bulletin Européen Sur Les Maladies Transmissibles = European Communicable Disease Bulletin, vol. 17, nº 31, 2012, PMID 22874456. URL consultato l'8 dicembre 2014.
  5. ^ Steinman A, Banet-Noach C, Tal S, Levi O, Simanov L, Perk S, Malkinson M, Shpigel N, West Nile virus infection in crocodiles, in Emerging Infectious Diseases, vol. 9, nº 7, luglio 2003, pp. 887–9, DOI:10.3201/eid0907.020816, PMC 3023443, PMID 12899140. URL consultato l'8 dicembre 2014.
  6. ^ Klenk K, Snow J, Morgan K, Bowen R, Stephens M, Foster F, Gordy P, Beckett S, Komar N, Gubler D, Bunning M, Alligators as West Nile virus amplifiers, in Emerging Infectious Diseases, vol. 10, nº 12, dicembre 2004, pp. 2150–5, DOI:10.3201/eid1012.040264, PMC 3323409, PMID 15663852. URL consultato l'8 dicembre 2014.
  7. ^ Klenk K, Komar N, Poor replication of West Nile virus (New York 1999 strain) in three reptilian and one amphibian species, in The American Journal of Tropical Medicine and Hygiene, vol. 69, nº 3, settembre 2003, pp. 260–2, PMID 14628941. URL consultato l'8 dicembre 2014.
  8. ^ Kostiukov MA, Gordeeva ZE, Bulychev VP, Nemova NV, Daniiarov OA, [The lake frog (Rana ridibunda)--one of the food hosts of blood-sucking mosquitoes in Tadzhikistan--a reservoir of the West Nile fever virus], in Meditsinskaia Parazitologiia I Parazitarnye Bolezni, nº 3, 1985, pp. 49–50, PMID 2863744.
  9. ^ Ordinanza 5 novembre 2008, West Nile Disease - Notifica alla Commissione europea e all'OIE - Piano di sorveglianza straordinaria. (Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 277 del 26-11-2008), su gazzettaufficiale.it. URL consultato il 14 luglio 2013.
  10. ^ Zou S, Foster GA, Dodd RY, Petersen LR, Stramer SL, West Nile fever characteristics among viremic persons identified through blood donor screening, in The Journal of Infectious Diseases, vol. 202, nº 9, novembre 2010, pp. 1354–61, DOI:10.1086/656602, PMID 20874087. URL consultato l'8 dicembre 2014.
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  12. ^ Weiss D, Carr D, Kellachan J, Tan C, Phillips M, Bresnitz E, Layton M, Clinical findings of West Nile virus infection in hospitalized patients, New York and New Jersey, 2000, in Emerging Infectious Diseases, vol. 7, nº 4, 2001, pp. 654–8, DOI:10.3201/eid0704.010409, PMC 2631758, PMID 11589170. URL consultato l'8 dicembre 2014.
  13. ^ Abroug F, Ouanes-Besbes L, Letaief M, Ben Romdhane F, Khairallah M, Triki H, Bouzouiaia N, A cluster study of predictors of severe West Nile virus infection, in Mayo Clinic Proceedings, vol. 81, nº 1, gennaio 2006, pp. 12–6, PMID 16438473.
  14. ^ Castillo-Olivares J. et al., West Nile virus infection of horses, in Vet Res 35 467-483.
  15. ^ Dauphin G et al., West Nile virus: Recent trends in diagnosis and vaccine development, in Vaccine 25 5563-5576.
  16. ^ Farina R., Scatozza F.,, Trattato di malattie infettive degli animali, UTET ed, 1998.
  17. ^ Murray KO, Resnick M, Miller V, Depression after infection with West Nile virus, in Emerging Infectious Diseases, vol. 13, nº 3, marzo 2007, pp. 479–81, DOI:10.3201/eid1303.060602, PMC 2725905, PMID 17552106. URL consultato il 9 dicembre 2014.
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  19. ^ Carson PJ, Konewko P, Wold KS, Mariani P, Goli S, Bergloff P, Crosby RD, Long-term clinical and neuropsychological outcomes of West Nile virus infection, in Clinical Infectious Diseases : an Official Publication of the Infectious Diseases Society of America, vol. 43, nº 6, settembre 2006, pp. 723–30, DOI:10.1086/506939, PMID 16912946. URL consultato il 9 settembre 2014.
  20. ^ Ou AC, Ratard RC, One-year sequelae in patients with West Nile Virus encephalitis and meningitis in Louisiana, in The Journal of the Louisiana State Medical Society : Official Organ of the Louisiana State Medical Society, vol. 157, nº 1, 2005, pp. 42–6, PMID 15887668.
  21. ^ Klee AL, Maidin B, Edwin B, Poshni I, Mostashari F, Fine A, Layton M, Nash D, Long-term prognosis for clinical West Nile virus infection, in Emerging Infectious Diseases, vol. 10, nº 8, agosto 2004, pp. 1405–11, DOI:10.3201/eid1008.030879, PMC 3320418, PMID 15496241. URL consultato il 9 dicembre 2014.
  22. ^ Nolan MS, Podoll AS, Hause AM, Akers KM, Finkel KW, Murray KO, Prevalence of chronic kidney disease and progression of disease over time among patients enrolled in the Houston West Nile virus cohort, in Plos One, vol. 7, nº 7, 2012, pp. e40374, DOI:10.1371/journal.pone.0040374, PMC 3391259, PMID 22792293. URL consultato il 9 dicembre 2014.
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  26. ^ Calzolari M, Monaco F, Montarsi F, Bonilauri P, Ravagnan S, Bellini R, Cattoli G, Cordioli P, Cazzin S, Pinoni C, Marini V, Natalini S, Goffredo M, Angelini P, Russo F, Dottori M, Capell G, Savini G, New incursions of West Nile virus lineage 2 in Italy in 2013: the value of the entomological surveillance as early warning system, in Veterinaria Italiana, vol. 49, nº 3, 2013, pp. 315–9, DOI:10.12834/VetIt.1308.04, PMID 24002939. URL consultato il 9 dicembre 2014.
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  34. ^ 3 Morti per febbre del nilo in Sardegna, su sardegnaoggi.it.
  35. ^ Salgono a tre i casi di morte per la cosiddetta Febbre del Nilo, su unionesarda.it.
  36. ^ http://quotidianomolise.com/caso-di-febbre-del-nilo-in-molise-lasrem-pronti-ad-ogni-evenienza/

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