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Vittorio Marchesi
Vittorio Marchesi.png
Vittorio Marchesi da giovane
4 aprile 1895 – 29 dicembre 1966
Nato aVicenza
Morto aMilano
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegio Esercito
Regia Aeronautica
ArmaArtiglieria
SpecialitàRicognizione
Reparto43ª Squadriglia
38ª Squadriglia
GradoGenerale di squadra aerea
GuerrePrima guerra mondiale
Guerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
Comandante di28ª Squadriglia
2º Stormo
13º Stormo
Accademia Aeronautica
5ª Squadra aerea
1ª Squadra aerea
Decorazionivedi qui
dati tratti da Ordine Militare d'Italia 1911-1964[1]
voci di militari presenti su Wikipedia

Vittorio Marchesi (Vicenza, 4 aprile 1895Milano, 29 dicembre 1966) è stato un generale e aviatore italiano, pluridecorato veterano della prima guerra mondiale, fu comandante dell'Regia Accademia Aeronautica di Caserta, e successivamente della 5ª Squadra aerea e 1ª Squadra aerea durante il secondo conflitto mondiale.

BiografiaModifica

Nacque a Vicenza il 29 dicembre 1895,[1] e prese parte alla prima guerra mondiale con il grado di sottotenente di complemento, prestando servizio in un reggimento d'artiglieria da campagna tra il maggio 1915 e la fine del 1916. Per il servizio prestato in questi due anni fu decorato con due Medaglie d'argento e una di bronzo al valor militare. Transitato nel Servizio Aeronautico divenne pilota di velivolo da ricognizione, eseguendo numerose missioni a bassa quota, e venendo decorato con una terza Medaglia d'argento al valor militare. Il 17 maggio 1917 il Tenente Marchesi è osservatore nella 43ª Squadriglia e nello stesso anno passa alla 38ª Squadriglia.

Al termine della guerra transitò nella neocostituita Regia Aeronautica, e il 1º luglio 1924 assunse il comando, in qualità di tenente pilota, della 28ª Squadriglia[2] dotata di velivoli Ansaldo A.300/4 e basata sull'aeroporto di Pisa-San Giusto. Al comando di due sezioni di tre velivoli ciascuna partecipò alle esercitazioni estive tenutesi nell'agosto di quell'anno. Tra il 22 ottobre e il 12 novembre guidò i sette aerei della squadriglia che presero parte alla manifestazione aviatoria di Roma. Nel corso del 1925 fu promosso capitano pilota. Mantenne il comando della 28ª Squadriglia fino al 3 aprile 1927 quando fu rimpiazzato dal capitano Guglielmo Mondini. L'anno successivo entrò a far parte, come insegnante di Topografia e Fotografia aerea,[3] della Regia Accademia Aeronautica di Caserta.[3]

Tra il maggio 1934 e l'agosto 1935 fu comandante del 2º Stormo Caccia Terrestre, per passare, il 17 dello stesso mese, al comando del 13º Stormo Bombardamento Terrestre. Allo scoppio della Guerra d'Etiopia fu mandato in Africa orientale in qualità di generale di brigata aerea, per assumere l'incarico di Capo di stato maggiore del Comando aeronautica dell'Africa orientale italiana. Durante il corso del conflitto compì lunghi voli di ricognizione strategica sul Tana, sullo Scirè, sull'Endertà per rendersi conto della reale situazione militare, adattando ad essa il corso delle operazioni aeree. Per la sua attività in Etiopia il 9 maggio 1936 fu insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia.

Il 15 febbraio 1940, in vista dell'entrata in guerra dell'Italia, fu nominato Comandante della Regia Accademia Aeronautica di Caserta, ricoprendo tale incarico fino al 15 ottobre 1941. Il 6 novembre dello stesso anno sostituì il Generale di squadra aerea Mario Ajmone Cat[4] al comando della 5ª Squadra aerea in Africa settentrionale italiana. Mantenne tale incarico fino al 1º ottobre 1942,[5] quando fu sostituito dal generale Mario Bernasconi. Per la sua attività in A.S.I. il 26 maggio 1942 fu insignito del titolo di Commendatore dell'Ordine militare di Savoia. Rientrato in patria assunse il comando della 1ª Squadra aerea di Milano. Nel corso del mese di novembre le truppe italo-tedesche occuparono la zona sud della Francia, posta sotto la giurisdizione del governo di Vichy, ed egli organizzò il Comando Aeronautica della Provenza, incaricato di requisire il materiale aeronautico francese catturato dagli aeroporti, e rimetterlo in efficienza per l'eventuale trasferimento in Italia.[6]

Alla data dell'armistizio dell'8 settembre 1943 sfuggì all'arresto dei tedeschi rifugiandosi in Svizzera e precisamente a Ginevra dove risiedette fino alla fine del conflitto. Si spense a Milano il 29 dicembre 1966.[1]

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia
«Generale di brigata aerea – Capo di Stato Maggiore dell'aeronautica dell'Africa Orientale, compiva lunghi voli sul Tana, sullo Sciré, sull'Endertà per definire l'impiego aereo in relazione alle situazioni militari. Si prodigava fino al limite della propria resistenza fisica nell'assolvimento delle proprie mansioni prevedendo talvolta le esigenze operative e logistiche sull'intero fronte eritreo. Organizzatore di alta capacità - ottimo pilota – esperto osservatore strategico. Cielo dell'Etiopia, settembre 1935- XIII – maggio 1936-XIV.[1]»
— Regio Decreto 9 luglio 1936
  Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
«Generale di Squadra Aerea – Comandante superiore delle forze aeree dell'Africa Settentrionale, predisponeva con singolare perizia lo schieramento delle unità e l'attrezzatura logistica delle basi, in piena aderenza alle complesse esigenze della situazione. Sviluppatasi la grandiosa offensiva nemica, riusciva con tempestività e audacia a prevenirne dapprima ed a neutralizzarne poi, la schiacciante superiorità avversaria. Durante oltre due mesi di intensa attività operativa, portava le sue unità a successi brillanti e decisivi offrendo così prezioso contributo alla vittoriosa soluzione della lotta. Fronte Cirenaico - Mediterraneo Orientale, novembre 1941 – gennaio 1942-XX.[1]»
— Regio Decreto 26 maggio 1942
  Medaglia d'argento al valor militare
«In tre giorni di aspra e continua lotta diresse impavido l'azione dei lanciabombe, mentre l'avversario riversava sulle nostre posizioni un violento fuoco d'artiglieria. Dopo di aver così portato un valido concorso all'azione delle altre armi, postosi alla testa di un plotone di fanteria rimasto senza ufficiale, prendeva parte alla prima irruzione nelle trincee nemiche, ove cooperava a fare dei prigionieri e alla cattura di due mitragliatrici. Selz, 27-29 marzo 1916.»
  Medaglia d'argento al valor militare
«Sotto l'infuriare del fuoco di fucileria nemica, sprezzante del pericolo, per salvare da sicura morte un soldato ferito, usciva dalle trincee, spingendosi fin presso al reticolato nemico, si caricava sulle spalle il ferito e lo trasportava al sicuro. Poco dopo, sempre sotto intenso fuoco, ripeteva l'atto eroico traeva al riparo un altro soldato ferito. Cave di Selz, 6 novembre 1915.»
  Medaglia d'argento al valor militare
«Spontaneamente, e per due volte consecutive, si offriva di eseguire a bassa quota un rilievo fotografico delle linee nemiche. Benché il velivolo fosse investito dalle violente raffiche delle batterie nemiche, delle mitragliatrici e della fucileria avversaria, compiva, inpavido, l'incarico assunto, ritornando al campo con l'apparecchio colpito in 79 punti; mirabile esempio di valore e di alto sentimento del dovere. Cielo di Voiscizza, 17 maggio 1917.»
  Medaglia di bronzo al valor militare
«In tre giorni di aspra e continua lotta per la conquista di un esteso e forte trinceramento nemico, resistette tenacemente dirigendo impavido l'azione dei lanciabombe, mentre l'avversario riversava sulle nostre posizioni un violento fuoco d'artiglieria. Il valido concorso da lui portato nel combattimento agevolò la conquista del trinceramento. Cave di Selz, 27-29 marzo 1916.»
— Decreto Luogotenenziale 29 ottobre 1916
  Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
  Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
— 25 ottobre 1931[7]

NoteModifica

  1. ^ a b c d e Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1969, p. 22.
  2. ^ Ricostituita sul campo d'aviazione di San Giusto (Pisa) il 1º giugno 1924, era equipaggiata con aerei Ansaldo A.300/4.
  3. ^ a b Annuario Anno Scolastico 1928-1929, p. 28.
  4. ^ Il generale Ajmone Cat fu sostituito in quanto entrato in contrasto con il generale Erwin Rommel comandante dell'Afrika Korps, e con il generale Ettore Bastico, comandante delle truppe del Regio Esercito in Africa settentrionale italiana.
  5. ^ Mannu 1999, p. 16.
  6. ^ Dunning 1988, p. 16.
  7. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.47 del 26 febbraio 1932.

BibliografiaModifica

  • Annuario Anno Scolastico 1928-1929, Caserta, Tipografia della Regia Accademia aeronautica, 1928.
  • (EN) Chris Dunning, Combat Units od the Regia Aeronautica. Italia Air Force 1940-1943, Oxford, Oxford University Press, 1988, ISBN 1-871187-01-X.
  • Massimo Ferrari, Le ali del ventennio: l'aviazione italiana dal 1923 al 1945. Bilanci storiografici e prospettive di giudizio, Milano, Franco Angeli Storia, 2005, ISBN 88-464-5109-0.
  • Paolo Ferrari, Giancarlo Garello, L'Aeronautica italiana. Una storia del Novecento, Milano, Franco Angeli Storia, 2004, ISBN 88-464-5109-0.
  • Vincenzo Lioy, L'Italia in Africa. L'opera dell'Aeronautica (1919-1937) Vol.2, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1965.
  • Carlo Lucchini, Il 13º stormo B.T. uno stormo piacentino, Piacenza, Aviani & Aviani.
  • Mirko Molteni, L'aviazione italiana 1940-1945 – Azioni belliche e scelte operative, Bologna, Odoya, 2012, ISBN 978-88-6288-144-9.
  • Ordine Militare d'Italia 1911-1964, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1925.
  • Franco Pagliano, Aviatori italiani: 1940-1945, Milano, Ugo Mursia Editore, 2004, ISBN 88-425-3237-1.
  • Gianni Rocca, I disperati - La tragedia dell'aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale, Milano, 1993, ISBN 88-04-44940-3.
  • I Reparti dell'aviazione italiana nella Grande Guerra, AM Ufficio Storico - Roberto Gentilli e Paolo Varriale, 1999

PeriodiciModifica

  • Fabio Mannu, La 5ª Squadra Aerea da El Alamein a Tunisi (Roma, Associazione Arma Aeronautica), nº 3, marzo 1999, pp. 16-17.
  • Ferdinando Pedriali, Biplani d'assalto in Africa Settentrionale, in Rivista Storica (Roma, Coop. Giornalisti Storici a.r.l.), nº 10, novembre 1995, pp. 14-25.