Volo Alitalia 4128

incidente aereo del 1978
Volo Alitalia 4128
Alitalia DC-9 I-DIKQ.jpg
Il velivolo coinvolto nell'incidente fotografato nel 1968.
Tipo di eventoIncidente
Data23 dicembre 1978
TipoVolo controllato contro il suolo causato da errore del pilota
LuogoCinisi
StatoItalia Italia
Coordinate38°12′28″N 13°06′32″E / 38.207778°N 13.108889°E38.207778; 13.108889Coordinate: 38°12′28″N 13°06′32″E / 38.207778°N 13.108889°E38.207778; 13.108889
Tipo di aeromobileDouglas DC-9-32
Nome dell'aeromobileIsola di Stromboli
OperatoreAlitalia
Numero di registrazioneI-DIKQ
PartenzaAeroporto di Roma-Fiumicino, Roma, Italia
DestinazioneAeroporto di Palermo-Punta Raisi, Palermo, Italia
Occupanti129
Passeggeri124
Equipaggio5
Vittime108
Feriti21
Sopravvissuti21
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Volo Alitalia 4128
Dati estratti da Aviation Safety Network[1]
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Il volo Alitalia 4128 fu protagonista della seconda tragedia che riguardò lo scalo palermitano dopo quella del 1972 del volo Alitalia 112 e prima della strage di Ustica del 1980. L'incidente fu attribuito a un errore dei piloti nell'eseguire le procedure per un atterraggio notturno.[1]

L'incidenteModifica

Il volo Alitalia 4128 era un volo di linea tra l'aeroporto di Roma-Fiumicino e Palermo-Punta Raisi con 129 tra passeggeri e membri dell'equipaggio a bordo. Il 23 dicembre 1978, alle ore 00:38, il McDonnell Douglas DC-9-32 dell'Alitalia I-DIKQ "Isola di Stromboli" impattò sul Mar Tirreno a circa 3 km a nord dell'aeroporto, sito nel comune di Cinisi, mentre era nella fase di avvicinamento finale alla pista di atterraggio.

L'incidente fu attribuito a un errore dei piloti, che ritennero di essere più vicini all'aeroporto di arrivo di quanto in realtà fossero e decisero di effettuare la discesa finale prematuramente. La parte iniziale della discesa, fu effettuata in volo strumentale fino a due miglia dall'aeroporto di arrivo, poi l'equipaggio interruppe la discesa a 150 piedi (50 m) di quota sul mare, e passò a pilotare manualmente cercando di individuare il punto di contatto sulla pista, perdendo però altra quota. I piloti proseguirono la manovra, ormai divenuta pericolosa, in quanto non si scorgevano le luci dell'aeroporto. Negli ultimi nove secondi del volo, però, il DC-9 volò quasi allo stesso livello del mare, alla velocità di 150 nodi (280 km/h). Un colpo di vento fece perdere la pochissima quota residua e l'aereo impattò con l'acqua con l'ala destra, spezzandosi in due tronconi e affondando. La maggior parte delle vittime perì per via dell'impatto, alcuni persero la vita per le temperature rigide dell'acqua marina. Sopravvissero all’incidente 21 passeggeri, poi recuperati dalle vicine barche da pesca.[2]

Morirono 108 persone, compresi tutti i 5 membri dell'equipaggio. Tra le vittime, l'autore televisivo Enzo Di Pisa e la sua famiglia.[3]

Secondo quanto dichiarato in seguito da alcuni piloti, l'incidente potrebbe essere stato causato da un'illusione ottica che avrebbe tratto in errore i piloti (black hole approach). Sembra infatti che di notte, con particolari condizioni meteo (in particolare con copertura nuvolosa a bassa quota) le luci della pista si potessero riflettere sulle nubi e in acqua, dando l'impressione che la pista si trovasse alcune centinaia di metri prima della sua posizione reale. Il disorientamento tra le informazioni degli strumenti avute durante la prima fase dell'avvicinamento e questa illusione ottica avrebbe contribuito all'incidente.[1]

Galleria d'immaginiModifica

Alcune foto effettuate ai rottami dell'aereo presso uno sfasciacarrozze sito tra l'ingresso a Palermo e la cittadina di Villabate nel 1988.

BibliografiaModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c Harro Ranter, ASN Aircraft accident McDonnell Douglas DC-9-32 I-DIKQ Palermo-Punta Raisi Airport (PMO), su aviation-safety.net. URL consultato il 25 gennaio 2020.
  2. ^ Aereo in mare e poi il disastro a Punta Raisi, il racconto 41 anni dopo: "Fui salvato dai pescatori", su MondoPalermo, 23 dicembre 2019. URL consultato il 25 gennaio 2020.
  3. ^ L'incidente aereo di Punta Raisi, quarant'anni fa, su Il Post, 23 dicembre 2018. URL consultato il 25 gennaio 2020.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica