Voxson

impresa italiana di elettronica di consumo
Voxson
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StatoItalia Italia
Forma societariasocietà per azioni
Fondazione1951 a Roma
Fondata daArmando Boccia, Aldo Marcucci
Chiusura1987 per cessazione delle attività e successiva liquidazione
Sede principaleRoma
SettoreElettronica
Prodotti
  • televisori
  • radio
  • autoradio
Fatturato£ 56,6 miliardi (1979)
Utile netto-£ 5,9 miliardi (1979)
Dipendenti1.818 (1979)
Note[1]

Voxson S.p.A. (dal 1969; precedentemente era un marchio di FART e poi FARET) è stata un'azienda italiana produttrice di elettronica di consumo con sede e stabilimento a Roma, nel quartiere Tor Cervara. Fondata nel 1951, fino agli anni sessanta è stata fra le principali aziende a livello nazionale ed europeo del settore. Entrata in declino negli anni settanta, dopo una serie di vicissitudini ha cessato ogni attività nel 1987. È attualmente un marchio, non utilizzato. Parte degli stabilimenti produttivi sono utilizzati oggi come studi cinetelevisivi.

StoriaModifica

La FART e FARET: i primi anni di attività e la gestione Piccinini (1951-1959)Modifica

 
Radioricevitore a transistor Voxson Zephyr

La Fabbrica Apparecchi Radio e Televisione s.r.l., indicata con l'acronimo FART, con capitale sociale di lire 500.000, fu fondata a Roma il 10 dicembre 1951 da due soci, Armando Boccia e Aldo Marcucci, rispettivamente, amministratore unico e azionista di maggioranza con l'80% delle quote, e socio di minoranza.[2] L'impresa, specializzata nella costruzione di apparecchi elettronici, svolgeva le proprie attività in un laboratorio artigianale situato in via Crescenzio 48, nel quartiere Prati.[2] Nel novembre 1952, l'ingegner Arnaldo Piccinini, già capo progettista all'Autovox, diventò socio della FART, di cui rilevò il 20% delle quote[3], e successivamente, nel 1954, socio di maggioranza, amministratore unico e progettista.[4] Una parte consistente del pacchetto di minoranza era detenuto dalla famiglia del politico democristiano Giulio Pastore.[5]

Nel 1954, FART lanciò sul mercato i primi apparecchi radiofonici a valvole, inaugurando il marchio commerciale Voxson: si tratta dei modelli 603 Dinghy e 504 Starlet. L'anno successivo, nel 1955, avviò la produzione dei primi televisori.[6] Nel 1957, fu lanciato il modello 725 Zephir, prima radio a transistor di produzione italiana[7] seguito, nel 1960 e 1961, dagli Zephir 2 e 3.

Nel 1958, FART divenne società per azioni e cambiò ragione sociale in FARET S.p.A., con capitale sociale di lire 300 milioni.[4] In quello stesso anno, venne messo in commercio la radio modello Sportsman 727, con tecnologia mista a transistor e diodi.[7], e lanciato il primo televisore portatile di 17 pollici con cinescopio corto 110 gradi, il T173.[8] Nel 1959, furono lanciati il primo modello di autoradio, il Vanguard, primo apparecchio a soli transistor in Europa, con la caratteristica antenna nello specchietto retrovisore, a cui poteva essere agganciato, e il giradischi portatile a batteria Voxsonnette 744R, a forma di valigia.[8][9] La realizzazione estetica dei modelli Voxson si avvalse della collaborazione dei più importanti designer italiani, fra i quali spiccava Rodolfo Bonetto.

Negli anni del boom economico, e cioè in quel periodo compreso tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio dei sessanta, Voxson divenne uno dei più noti marchi dell'elettronica di consumo, conquistando importanti quote di mercato in Italia, e successivamente anche all'estero. Tra il 1956 e il 1959, la manodopera impiegata crebbe da 149 unità, tra operai e impiegati, a 536[10]. In generale, la Voxson dell'epoca seppe coniugare una continua ricerca tecnologica applicata, un design innovativo, un notevole controllo produzione e qualità, con una campagna promozionale azzeccata per anticipare i desideri di consumo del pubblico. Le saldature, ad esempio, erano effettuate in modo da resistere agli scossoni dell'uso in auto o all'aperto, le batterie erano di standard internazionale in modo da no ncausare problemi nel reperimento (come avveniva per altri apparecchi), le radio potevano essere montate in auto e facilmente staccate per essere portate in giro.

Oltre a grandi depositi di distribuzione, vennero anche aperte tante succursali quante erano le regioni: a Napoli nel 1957; a Milano e Padova nel 1960, scelta dovuta alla presenza di numerosi fornitori, tanto nel capoluogo lombardo che nella città veneta.[10] Fu creata anche una cospicua rete di agenzie di vendita, che copriva le principali città di tutto il territorio nazionale, e anche alcuni paesi europei.[10]

Gli anni sessanta e i due stabilimenti di Tor Cervara (1960-1970)Modifica

Per far fronte all'attività produttiva della FARET, in costante aumento, si stabilì di costruire un nuovo stabilimento. Progettato con forme avveniristiche, venne scelta - per la sua ubicazione - la zona di Tor Cervara, all'epoca ancora non edificata. Mentre lo stabilimento veniva terminato (sarebbe entrato in funzione nel 1963)[11], la produzione veniva effettuata anche presso uno stabilimento provvisoriamente affittato, in viale Castro Pretorio 28. Tor Cervara sarebbe stato inizialmente costituito da un blocco di fabbricati, per un'area totale che - nelle modifiche degli anni successivi - avrebbe occupato una superficie di 5100 m² coperti e 160000 m² totali. Vi era una sezione con un edificio di 5 piani, adibito ad uffici, con la nota forma circolare. Vi era poi una seconda sezione per laboratori tecnici, sala disegni e uffici di produzione, con 5 piani ed un seminterrato. Infine, una sezione di produzione con un seminterrato utilizzato per il ricevimento, collaudo e magazzino dei materiali.

Nel 1965, nell'azionariato dell'azienda romana vi fecero ingresso due holding straniere, la svizzera Finelen e la Servo-Radar del Liechtenstein, che acquisirono il 5% delle quote ciascuna,[5] iniziando un mutamento della compagine azionaria - e della stessa politica aziendale - irreversibile. Gli anni sessanta rappresentarono l'apice per la Voxson, che arrivò a impiegare 2.400 dipendenti.[12]

Nel 1967, al Salone dell'automobile di Parigi, Voxson presentò l'autoradio Sonar, la prima ad essere prodotta in Europa con lettore Stereo8.[13] In un'ottica di espansione, acquistando un terreno adiacente, si pensò ad ampliare lo stabilimento, costruendone - nel 1968 - uno nuovo, appaiato a quello di Tor Cervara. Collegato al fabbricato storico con un sottopassaggio che attraversava via di Tor Cervara, la nuova struttura era pensata per la produzione, magazzino materie prime e prodotti finiti dei televisori a colori, che si pensava essere il prossimo sbocco commerciale, oltre ad ospitare la mensa aziendale. il tutto era composto da un seminterrato e dal piano terra; l’area edificata era di 13.800 m² mentre la superficie di sviluppo totale di 22.750 m².

Un simile investimento, però, si rivelò una spesa senza rientro; gli anni sessanta, infatti, costituirono un primo stop per l'azienda. L'arrivo sui mercato di apparecchio asiatici, affidabili, a costi molto più bassi, obbligava le aziende italiane che occupavano anche la medesima fascia di mercato - come la Voxson - a un sottoutilizzo delle linee produttive, ai primi licenziamenti, o a vendere, anche all'estero, a prezzi insufficienti pur di mantenere quote di mercato.

Se il design italiano permetteva di vendere - soprattutto in esportazione - ad un pubblico diverso da quello che cercava solo l'oggetto valido a basso costo, i magazzini iniziavano ad essere ingolfati di prodotti finiti. Nel 1968, per iniziativa di Piccinini, era peraltro stata fondata la Ergon S.p.a., in zona Cassa del Mezzogiorno, ad Anagni. L'idea era la medesima che aveva portato al nuovo fabbricato di Roma: rendersi indipendenti dalla componentistica straniera, ed investire sul video a colore.

Ciò non toglie che la FARET presentò, anche in questi anni, prodotti interessanti, quali il portatile da 11" a batteria. Si trattava di prodotti già predisposti per la tecnologia a immagine multicromatica; oltre a questo, si puntò sull'alta fedeltà , su dispositivi sofisticati - come l'autoradio ‘Junior’, che poteva essere estratta dalla sua sede - e ‘Premium.

Il 26 ottobre 1969, a seguito di un'assemblea straordinaria dei soci della FARET, venne cambiata la denominazione sociale in Voxson-Fabbrica Apparecchi Radio e Televisione S.p.A..[14] Nello stesso periodo, venne costituita anche una filiale estera, a Parigi con il nome di Voxson France S.A., per potenziare la distribuzione dei prodotti nei paesi dell'Europa centrale e settentrionale.[15] Nel 1969, realizzò un fatturato di 11 miliardi di lire, ed era il dodicesimo produttore europeo di televisori,[16] con i suoi prodotti commercializzati in oltre 30 paesi, affermandosi in modo particolare in Spagna, Gran Bretagna e Germania.[17][18] Per alcuni anni, a cavallo fra i due decenni, alcuni modelli di televisori Voxson furono prodotti in Israele dalla Tadiran.[19]

La Voxson s.p.a. : la cessione all'EMI e la crisi (1971-1974)Modifica

L'8 marzo 1971, nel capitale della oramai Voxson s.p.a. fece ingresso la multinazionale britannica EMI, che rilevò il 50% delle azioni, ed effettuò un'iniezione di liquidità, con il capitale sociale passato da 2 a 3 miliardi di lire.[20][17] Alla morte di Arnaldo Piccinini, avvenuta nel 1972, la EMI rilevò un ulteriore 30% di quote dell'azienda romana, divenendo socio di maggioranza.[20]

Voxson, anche dopo il passaggio sotto il controllo di EMI, proseguì nella produzione di televisori e autoradio, mentre cessò di quella delle radio portatili, sostituendola alla nuova produzione di amplificatori, diffusori e impianti stereofonici ad alta fedeltà o compatti multifunzione dai design anche particolari. Furono anni in cui - anche se uscirono prodotti interessanti (si pensi all'autoradio Tanga - che sarebbe rimasta in produzione per tutti gli anni settanta, raggiungendo nel 1977 i 280.000 esemplari - ed il televisore T 1228 Oyster), non vennero investite più risorse significative in ricerca e sviluppo. Il calo inarrestabile delle vendite[21], causato dalla concorrenza dei prodotti d'importazione, oramai sempre più affidabili ed economici, ed il mancato avvio della produzione dei televisori a colori (dovuto al fatto che in Italia, diversamente dagli altri paesi europei, non era stata ancora introdotta la televisione a colori, a causa degli scontri a livello politico tra governo e parlamento sulla questione, e sulla scelta della tecnologia di trasmissione tra quello tedesco PAL e quello francese SÉCAM)[22] rese la Voxson non più competitiva.

Le motivazioni che portarono la EMI a dismettere la propria partecipazione in Voxson sono peraltro diverse, e legate sia a scelte strategiche proprie della multinazionale (che si concentrò soprattutto sul ramo commerciale e dell'entertainment, rinunciando alla competizione con i paesi asiatici, e salvando la produzione solo laddove redditizia), che allo scenario nazionale (costellato di scioperi, e di empasse come quello del colore) ed alle aspettative riposte. Fra le altre cose, uno dei progetti di EMI in entrata era stato quello di progettare componenti informatici, e RAM, attività che l'azienda aveva iniziato a concepire prima dell'acquisizione, essendo oramai chiaro come fosse impossibile competere con i prodotti asiatici. Il convergere di tutti questi fattori, unito a bilanci cronicamente negativi dell'azienda, gli scontri sindacali, indussero la EMI - non avendo trovato acquirenti per la Voxson - ad annunciare nel novembre 1974, la cessazione dell'attività di progettazione, ricerca e produzione, con il licenziamento dei 1900 dipendenti e la chiusura degli impianti [5] per il 31 marzo 1975

L'era di Amedeo Ortolani: 1975-1979Modifica

La decisione assunta dalla EMI mobilitò i numerosi lavoratori della Voxson, e venne scongiurata dall'intervento del Ministero dell'Industria che decise di mediare affinché la società fosse ceduta.[23][5] Il 25 marzo 1975, dopo un lungo periodo di trattative, che coinvolse molte aziende ugualmente in crisi (fra le quali Autovox), Voxson fu ceduta alla Electric General Company S.A., società di tipo essenzialmente finanziario, con sede nel Liechtenstein. Il rappresentante della Electric era l'imprenditore italiano Amedeo Ortolani,[24] figlio del finanziere Umberto; fattore, questo, che unitamente alle esposizioni bancarie (fin dal 1976, Voxson era esposta in particolare nei confronti del Banco Ambrosiano, e dopo appena quattro anni aveva accumulato con l'istituto di credito milanese un debito di 16,6 miliardi di lire)[25] portarono alcune fonti di stampa ad associare la Voxson a tali eventi, quando al contrario l'azienda non ebbe alcun ruolo al riguardo.

Ortolani, insediatosi alla guida dell'azienda, presentò un piano di ristrutturazione che prevedeva importanti investimenti sulla divisione ricerca e sviluppo, nonché sulla diversificazione produttiva con l'ingresso nel settore delle telecomunicazioni e delle trasmissioni ad alta tecnologia.[26] Il piano fu attuato solo parzialmente, con la trasformazione dell'azienda in una holding che controllava sette società, di cui sei create fra maggio e novembre del 1975: la Seas-Servizi assicurativi SpA; la Generale commerciale SpA; la Hi.fi. SpA –divenuta dopo appena un mese Media-pubblicità, marketing pubbliche relazioni SpA; la Timer Systems SpA; la Generale Finanziaria SpA.

A queste, si aggiunse la Voxson Sud SpA divenuta poi l'emittente televisiva Tvr Voxson,[27] unica destinata a sopravvivere assieme alla radio creata nel 1976: Radio Città.

Per quanto riguarda l'elettronica, nella pratica, nel 1977, Voxson lanciò sul mercato il Mostro, la prima autoradio estraibile, e con memoria elettronica della storia.[28], senza però altre innovazioni a catalogo. Fu introdotta l'automatizzazione delle linee di produzione, che comprendevano finalmente i primi televisori a colori, aggiornando progetti pronti già da anni. Si optò per la delocalizzazione in Serbia dei vecchi macchinari, e quindi della produzione, dei vecchi televisori in bianco e nero,[27] che avevano ancora un certo mercato.

Durante questi anni, la situazione finanziaria dell'azienda si aggravò ulteriormente. I fidi bancari - per 27,5 miliardi -[25] che la Voxson aveva ottenuto non avrebbero potuto essere restituiti, considerata l'impossibilità di una ripresa. Gli ultimi dati economico-finanziari dell'azienda romana sono del 1979: l'azienda registrava un fatturato di 56,6 miliardi di lire, ed una perdita di esercizio di 5,9 miliardi.[1] In quello stesso anno, il numero di dipendenti era sceso a 1.818 unità.[1]

La gestione commissariale e la chiusura definitiva (1980-1987)Modifica

Nel 1980, furono sospese le attività dell'azienda, e i suoi 1.300 dipendenti furono posti in cassa integrazione.[29] La proprietà chiese ed ottenne dal Tribunale di Roma la messa in amministrazione straordinaria della società.[29] Poiché Voxson non aveva ripreso la produzione, nel 1981, il Tribunale di Roma, considerata l'impossibilità di procedere utilmente l'amministrazione straordinaria, dichiarò lo stato di insolvenza dell'azienda e la relativa chiusura della procedura; in base alla legge Prodi si passò all'amministrazione controllata, affidata all'ingegner Emanuele Morici, nominato commissario governativo,[25][30] nel tentativo di salvare l'azienda.

La Voxson tornò operativa solo nel 1984, dopo l'erogazione da parte del CIPI di 13 miliardi di lire.[31] Le sue attività erano ormai limitate al solo assemblaggio dei televisori a colori, e per questo il numero di dipendenti attivi nella fabbrica era ridotto ad appena un centinaio, mentre la restante gran parte di essi rimaneva in cassa integrazione.[32]

Voxson fu esclusa dall'intervento pubblico di cui beneficiarono all'epoca altre aziende italiane di elettronica in crisi, con l'istituzione della REL da parte del Ministero dell'Industria nel 1982, fatto che ne causò inevitabilmente la fine: le sue attività cessarono in maniera definitiva, e nel novembre 1987 furono licenziati tutti i 1.353 dipendenti, per i quali il Comitato interministeriale per il coordinamento della politica industriale aveva deciso, tre mesi prima, la presa in carico da parte della GEPI.[33][34]

Il marchio VoxsonModifica

Nel periodo in cui Voxson cessava le proprie attività produttive, si tentò di salvaguardare il marchio attraverso la costituzione della Nuova Voxson S.p.A., decisa nell'ottobre 1987 dal Ministero dell'Industria.[35] La nuova società, a capitale misto e partecipata dall'azienda informatica statunitense Toreson Industries (51%) e dalla REL (49%), finanziaria pubblica del Ministero dell'Industria, era stata creata con l'obbiettivo di assumere 300 ex lavoratori della Voxson, per produrre unità periferiche per computer nello stabilimento di Tor Cervara.[35][36] La Nuova Voxson non fu mai operativa poiché gli venne revocato il finanziamento di 29 miliardi di lire, ma nel 1993 il finanziamento da erogare tornò d'attualità.[37][38] A seguito di un accordo raggiunto con le organizzazioni sindacali, si decise di far alloggiare la produzione dell'azienda nell'ex stabilimento Maserati di Lambrate, alla periferia di Milano, e di assumere un centinaio di ex lavoratori della casa automobilistica.[39][40] Il piano non fu mai applicato e questa società cessò di esistere poco tempo dopo.

Negli anni novanta, la società Fincentro Uno S.r.l. dell'imprenditore Francesco Di Stefano rileva il marchio Voxson, utilizzandolo - nel 2004 - all'interno della denominazione Voxson Europa S.p.A., sua controllata. Si tratta di un'azienda che opera nella importazione e commercializzazione di televisori LCD e CRT, i lettori DVD e i condizionatori, prodotti in Cina.[41][42] L'attività di questa società cessa cinque anni più tardi, nel 2009, quando viene ceduta ad una società britannica, la Halal Sweets Limited, e incorporata tramite fusione in quest'ultima.[43]

Le emittenti radio e televisive: Radio Città (Radio Voxson) e TVR VoxsonModifica

Nell'ottica di diversificazione, Ortolani aveva fondato - sfruttando gli spazi interni all'azienda, sempre più sottoutilizzati, e la possibilità di montare antenne sui tetti dei fabbricati - sia un'emittente radio che una televisione privata, concesse dal mutamento della giurisprudenza e della normativa al riguardo.

La radio, fondata nel 1976, si chiamava Radio Città; fu poi passata sui 100.700 mhz e ridenominata Radio Voxson, con trasferimento degli uffici e studi sulla via Nomentana. Analoga storia per la televisione; fondata nel 1977 come evoluzione della Voxson Sud SpA , si chiamava TVR Voxson (con irradiazione sui 50 UHF, sede e studi dapprima presso Tor Cervara, poi in via Brennero, 4 e studi trasferiti sulla Nomentana), con l'idea - poi non realizzata - di un polo televisivo nazionale.

Entrambe, una volta trasferitesi, continuarono ad utilizzare le antenne per la diffusione montate sulla torre dell'azienda in via di Tor Cervara. Hanno successivamente mutato proprietà e nome, e cessato l'attività in proprio, senza alcuna connessione con l'azienda d'elettronica.

Lo stabilimento di Tor CervaraModifica

Contestualmente al marchio, la Fincentro Uno compra anche la fabbrica di Tor Cervara, in via di Tor Cervara 286, oramai dismessa ed inutilizzata. Dopo una serie di modifiche e lavori di ristrutturazione, grazie alle sue grandi superfici ed ambienti ed alle caratteristiche architettoniche, l'edificio è trasformato e reimpiegato in centro di produzioni televisive, utilizzo che ha tuttora.

NoteModifica

  1. ^ a b c Le principali società italiane (1980), R&S-Mediobanca, 1980, pp. 90-91.
  2. ^ a b Pietrangeli, p. 21.
  3. ^ Pietrangeli, p. 23.
  4. ^ a b Pietrangeli, p. 29.
  5. ^ a b c d G. Dell'Aquila, Alla Voxson non bastano le sovvenzioni, in L'Unità, 30 agosto 1977, p. 6.
  6. ^ Pietrangeli, pp. 29-30.
  7. ^ a b Pietrangeli, p. 31.
  8. ^ a b Pietrangeli, p. 32.
  9. ^ Giradischi Voxson, su romasparita.eu. URL consultato il 27-01-2021.
  10. ^ a b c Pietrangeli, p. 33.
  11. ^ Pietrangeli, p. 38.
  12. ^ F. Saulino, QUESTO IL FALLIMENTO REL 377 MILIARDI SPESI PER NULLA, in La Repubblica, 2 ottobre 1987. URL consultato il 28-01-2021.
  13. ^ (EN) Sonar Combo Shown At Paris Motor Show, in Billboard, Eldridge Industries, 11 novembre 1967, p. 58.
  14. ^ Pietrangeli, p. 45.
  15. ^ A. Castagnoli, E. Scarpellini, Storia degli imprenditori italiani, Einaudi, 2003, p. 334.
  16. ^ F. Ferrarotti, La città come fenomeno di classe, Franco Angeli, 1975, p. 69.
  17. ^ a b (EN) EMI buys 50 P.C. of Voxson, TV Maker, in Billboard, Eldridge Industries, 24 aprile 1971, pp. 49, 51.
  18. ^ Castagnoli, Scarpellini, p. 333.
  19. ^ (EN) Electronic Design, vol. 1, n. 20, Hayden Publishing Company, 1972, p. 62.
  20. ^ a b Pietrangeli, pp. 45-51.
  21. ^ Pietrangeli, pp. 66-67.
  22. ^ LA “GUERRA DELLA TV A COLORI”, su firenzemedia.com. URL consultato il 27-01-2021.
  23. ^ Atti Parlamentari - Camera dei Deputati, SEDUTA DI GIOVEDÌ 29 SETTEMBRE 1977 (PDF), su Legislature.Camera.it, 29 settembre 1977. URL consultato il 22 gennaio 2019.
  24. ^ Pietrangeli, pp. 73-74.
  25. ^ a b c COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SULLA LOGGIA MASSONICA P2, Doc. XXIII n. 2-quater/8/IX, volume VIII - Il mondo degli affari e dell'editoria, tomo IX, Roma, 1987, pp. 580-581
  26. ^ Pietrangeli, pp. 98-99.
  27. ^ a b Pietrangeli, pp. 100-106.
  28. ^ Pietrangeli, p. 103.
  29. ^ a b Pietrangeli, pp. 112-114.
  30. ^ D. Pertica, Come la P2 «mangia» una fabbrica, in L'Unità, 25 novembre 1981, p. 12.
  31. ^ R. Pergolini, Con tredici miliardi la Voxson riprende a trasmettere, ma..., in L'Unità, 21 gennaio 1984, p. 14.
  32. ^ P. Sacchi, Voxson, salta l'intesa? In perìcolo 1500 posti, in L'Unità, 17 ottobre 1985, p. 17.
  33. ^ Redazione, ALLA GEPI I DIPENDENTI DELLA VOXSON E DUCATI SUD, in La Repubblica, 4 agosto 1987. URL consultato il 27-01-2021.
  34. ^ Redazione, VA A FONDO LA VOXSON COSTRETTA A LICENZIARE, in La Repubblica, 9 novembre 1987. URL consultato il 27-10-2021.
  35. ^ a b Redazione, LA REL ENTRA NELLA VOXSON PER SALVARE 300 OCCUPATI, in La Repubblica, 9 ottobre 1987. URL consultato il 28-10-2021.
  36. ^ Voxson. Salvataggio Made in USA, in L'Espresso, n. 38, 25 settembre 1988, p. 119.
  37. ^ A. Bonafede, SOMMERSI E SALVATI CON I SOLDI REL, in La Repubblica, 19 ottobre 1990. URL consultato il 28-01-2021.
  38. ^ INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/13537 presentata da TORCHIO GIUSEPPE (DEMOCRATICO CRISTIANO) in data 19930427, su dati.camera.it. URL consultato il 28-01-2021.
  39. ^ Redazione, MASERATI: DOMANI CHIUDE LAMBRATE - SALVA L'OCCUPAZIONE (2), in ADN Kronos, 29 marzo 1993. URL consultato il 28-01-2021.
  40. ^ la Maserati suona l'ultima sirena, in Corriere della Sera, 30 marzo 1993.
  41. ^ Voxson Europa SpA, su bloomberg.com. URL consultato il 28-01-2021.
  42. ^ A. Calitri, Aspettando Rete4 Di Stefano fa trading, in Corriere della Sera, 25 febbraio 2008, p. 9.
  43. ^ Annuncio commerciale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - Foglio delle inserzioni n. 149 del 29 dicembre 2009, p. 4

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