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L'oracolo

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Orari partite serie A calcioModifica

cb La discussione proviene dalla pagina Aiuto:Sportello informazioni.
– Il cambusiere GryffindorD

Se le partite del campionato di calcio serie A si giocano in città diverse perché mai si gioca in orari differenti? --151.49.123.55 (msg) 16:21, 3 nov 2019 (CET)

Azzardo: perchè in questo modo un appassionato di calcio può seguirne più di una per giornata sui canali a pagamento che le trasmettono --Postcrosser (msg) 16:57, 3 nov 2019 (CET)
Se solo ne parlasse una nota enciclopedia online... -- Rojelio (dimmi tutto) 18:36, 3 nov 2019 (CET)
È sempra Marce79 che essendo bloccato dal filtro qui intasa lo sportello informazioni. --Vito (msg) 22:15, 7 nov 2019 (CET)

I personaggi delle fiabe e il nostro mondoModifica

I personaggi delle fiabe esistono veramente, in un universo parallelo, dal quale tavolta possono arrivare fino a noi, tramite dei portali. La cosa è già sconvolgente di per sé, ma c'è di più: potremmo scoprire che le loro storie non sono proprio come ci sono state raccontate dai vari Perrault, Grimm, etc. Sto descrivendo la trama di Fables_(fumetto) (2002) ? Di C'era una volta (serie televisiva) (2011)? No, di Topolino e la dimensione F, un fumetto italiano del 1991! Ovviamente, non voglio fare di tutt'erba un fascio: le tre storie sono completamente diverse, pur partendo dalla stessa premessa. Ma la somiglianza di quest'idea comune mi intriga, e mi domando se gli autori di ognuna di queste storie si siano inventati questa "trama di base" indipendentemente, o se abbiano attinto da qualcosa di ancora precedente. Le cronache di Narnia (1950) sono la prima cosa che mi viene in mente, con i protagonisti che viaggiano in un mondo parallelo dove vivono streghe, fauni, gnomi, Babbo Natale, etc. Ma io cerco qualcosa di più specifico. Cerco un mondo parallelo dove non devono esserci solo creature leggendarie come i fauni, ma personaggi di ben precise fiabe, come quelle dei fratelli Grimm, di Charles Perrault, di Giambattista Basile, di Hans Christian Andersen, delle Mille e una notte, etc. Per fare un esempio: le tre storie che ho citato - Fables, OUAT e il fumetto di Luciano Gatto - hanno in comune il fatto che nell'universo parallelo vivono personaggi come Biancaneve & soci, Aladino, etc, non solo streghe e nani "in generale" come a Narnia. (NB: non basta che la storia descriva un universo dove vivono i personaggi delle fiabe: deve esserci da possibilità di viaggiare da quell'universo al "nostro", appunto come in Narnia). Vi viene qualche idea? (p.s. Captcha = "wipemyth", "pulire il mito", sembra me l'abbia fatto apposta!) --87.8.125.239 (msg) 23:30, 3 nov 2019 (CET)

Siccome quasi sempre le fiabe sono ispirate agli scritti dell'antica Grecia e Roma, scommetto che in qualche racconto nell'Odissea, Argonauti, scritti di Aristotele o altri scritti antichi si parla anche di viaggi in universi paralleli come quello che stai cercando. Se non ci fossero stati Omero, Esopo e i loro contemporanei, probabilmente non esisterebbero neanche le fiabe. --Daniele Pugliesi (msg) 21:31, 5 nov 2019 (CET)
"Se non ci fossero stati Omero, Esopo e i loro contemporanei, probabilmente non esisterebbero neanche le fiabe" su questo concordo al 100%, per non parlare di storie anche più antiche. Sul resto sono un po' dubbioso: nella narrativa greca si può viaggiare nell'aldilà, su isole misteriose, sulle nuvole, ma un viaggio in un intero "mondo alternativo" non mi viene in mente. E poi, per avere qualcosa di simile a ciò che cerco, la storia dovrebbe essere del tipo: c'è un marinaio greco qualunque che pensa che Argonauti siano un mito, poi viene risucchiato, che so, da un gorgo magico, e finisce in un mondo dove gli Argonauti sono veri (ma magari diversi, ad es, Eracle è solo un tipo forzuto e non figlio di Zeus). Sarò io che ho pregiudizi, ma non ce li vedo i greci scrivere una storia del genere... ma se esistesse la leggerei volentieri! :) Ecco, qualcosa di simile a ciò che cerco forse l'ho sempre avuta davanti agli occhi: la Divina Commedia, dove Dante nell'aldilà (non proprio un universo parallelo, visto che sembra entrarci "fisicamente" proprio come Enea, ma non stiamo a sottilizzare) incontra personaggi del mito greco-romano, che poco hanno a che fare con la tradizione cristiana. Tuttavia Dante non sembra stupito di incontrare Didone, Ulisse, Tiresia etc, non dice "Hey aspetta un attimo, in angeli e demoni credo, ma TU dovresti essere un personaggio di fantasia!", quindi manca l'elemento di shock. (Inoltre se questi personaggi sono nell'aldilà, ciò fa pensare che in precedenza siano vissuti in questo mondo, non in un mondo parallelo) --79.44.121.125 (msg) 08:26, 6 nov 2019 (CET)
Di sicuro i processi teorici della fisica e in particolare le teorie che parlano di spazio-tempo, indicando l'universo come "quadridimensionale" e altre teorie che parlano di un universo multidimensionale o di più universi, ecc., hanno ispirato tanti racconti attuali. Però secondo me ci sarà stato qualche filosofo, scrittore, o "fuoriditesta" dell'antichità che aveva già pensato o scritto qualcosa del genere e forse anche altri prima. Può anche darsi comunque che il tipo di trama che descrivi è un'invenzione effettivamente del nostro secolo, forse evolutasi piano piano da modelli simili ma differenti del passato (come la Divina Commedia). --Daniele Pugliesi (msg) 21:25, 6 nov 2019 (CET)
Filosofi probabilmente sì. Vedo molti siti attribuire a Democrito l'idea degli infiniti mondi, anche se non trovo una citazione specifica (ad es la voce italiana di wiki non ne parla), e non è chiaro se si intenda altri universi o semplicemente altri pianeti (ma forse nel mondo antico questa distinzione non avrebbe senso, come dici giustamente tu la narrativa moderna è fortemente influenzata dalle rivoluzioni novecentesche della fisica), e ho visto alcuni interpretano il mondo delle idee del platonismo come un vero e proprio altro universo. Ma sto divagando, perché io cercavo narrativa, non filosofia. Ecco, ho trovato due esempi leggermente precedenti a Narnia, Incantatore incompleto (primo libro della serie 1940), e en:Silverlock (1949). Non si parla di Biancaneve o Cenerentola o Cappuccetto Rosso, ma ci sono comunque personaggi che hanno molto del "fiabesco" - come Robin Hood, Puck e il Cappellaio Matto - quindi mi vanno benissimo. Ovviamente non posso provare o disprovare che le storie "moderne" che ho nominato in apertura (Fables, OUAT e Topolino e la dimensione F) siano ispirate a questi libri, ma sono comunque esempi precedenti di una trama simile (Un'altra possibile influenza più recente possono essere i romanzi di Heinlein come Il numero della bestia (1980), dove il Paese di Oz - e non solo quello - è reale in un universo parallelo). Ora la sfida è andare più indietro del 1940, ma la vedo dura ;) --82.63.44.201 (msg) 08:04, 7 nov 2019 (CET)

Studio Ghibli e CannarsiModifica

Sto cercando un modo per rivedere i film dello studio Ghibli ma questa volta con una traduzione decente. Qualcuno sa se nei DVD italiani anche i sottotitoli sono opera di Gualtiero Cannarsi, o lo è solo il doppiaggio? In quest'ultimo caso, quali delle traduzioni pre-Cannarsi (Buena Vista e simili) è fatta bene? Ad esempio, vale la pena di cercare il DVD della Yamato Video di La tomba delle lucciole?--Lombres (msg) 12:49, 5 nov 2019 (CET)

Scusa il ritardo nella risposta. L'unico paragone che posso fare è per Kiki - Consegne a domicilio, perché ce l'ho sia in edizione Buena Vista che Lucky Red. Ognuna ha i suoi pregi e difetti. LINGUE E SOTTOTITOLI (ovviamente entrambe hanno il giapponese): inglese, italiano e spagnolo per l'edizione Buena Vista (i sottotitoli italiani non seguono letteralmente il doppiaggio italiano - ovviamente non conoscendo il giapponese non posso dire quanto siano fedeli all'originale o se siano effettivamente un calco dell'inglese come affermato alla voce Kiki - Consegne a domicilio). L'edizione Lucky Red ha solo italiano, o meglio "cannarsiano", che però qui è più o meno tollerabile, una volta che ci hai fatto l'abitudine (non siamo ai livelli del nuovo Neon Genesis Evangelion), i sottotitoli seguono pedissequamente il doppiaggio italocannarsiano, con tanto di "Papààà" o "Maccome" (sì, scritto proprio così, tutto attaccato e con la doppia c). Purtroppo non è quello che speravi! Comunque anche il doppiaggio Buena Vista ha qualche frase o espressione un po' curiosa. Ad es dove chiunque di noi direbbe "mia nonna" l'edizione Buena Vista dice "la mia nonnina", l'edizione Lucky Red dice "la mia nonnetta". Nonostante il cannarsiano, un paio di piccoli riconoscimenti all'edizione Lucky Red: 1) anche a sottotitoli disattivati, appare in sovrimpressione la traduzione del cartello iniziale del film; 2) rende più evidente che, una volta che Kiki è arrivata a Koriko, la sua radio riceve programmi in inglese - cosa che, mi dicono, dovrebbe sottolineare lo spaesamento della protagonista nella nuova città. CANZONI: l'edizione Lucky Red ha le 2 canzoni in lingua originale con i sottotitoli (non so quanto fedeli), nell'edizione Buena Vista sono in italiano, ma non c'entrano niente con l'originale. EXTRA: il film in versione storyboard in entrambe le edizioni; l'edizione Lucky Red aggiunge il trailer e un breve filmato dedicato al dipinto di Ursula. --79.30.52.141 (msg) 20:18, 24 nov 2019 (CET)
p.s. Appena riesco recupero gli altri film Ghibli che dovrei avere da qualche parte (temo quasi tutti in Lucky Red), per vedere se i sottotitoli seguono il cannarsiano o no (ma il trattamento riservato a Kiki non fa ben sperare). --79.30.52.141 (msg) 20:38, 24 nov 2019 (CET)

Pressione osmoticaModifica

Leggendo la voce "pressione osmotica" trovo un passaggio che non mi è molto chiaro, ossia dove si dice "si ha una certa percentuale di particelle di soluto, che non passano ma che esercitano comunque con i loro urti sulla membrana una pressione, appunto la pressione osmotica".
Pensavo che la pressione osmotica fosse la pressione applicata sulla soluzione e che deve compensare la pressione data dal numero di particelle di solvente che passano la membrana. Ma non mi torna perché questa debba essere uguale in valore alla pressione delle particelle di soluto (il che sembra discendere direttamente dal fatto che sulla membrana debba esserci la stessa pressione da una parte e dall'altra se non vi fossero forze esterne - ma non mi pare così ovvio il perché -). C'è qualche errore nella voce, o sbaglio io? --2001:B07:644C:E124:855C:52A:8613:3980 (msg) 20:18, 6 nov 2019 (CET)

PS: tra l'altro rileggendo mi è sorta un'altra curiosità correlata al discorso, ma che non c'entra propriamente con quanto detto sopra: prendiamo una cella separata da membrana con a sx solo solvente e a dx la soluzione. All'inizio mettiamo sulla parte dx non stia esercitando pressione alcuna, le molecole passano da sx a dx tranqillamente. Immaginiamo passino 4 "palline" da sx->dx e solo 2 da dx->sx la sproporzione fa si che il pistone a dx (privo al momento di pressione si muova e ilvolume aumenti nella cella di soluzione).
Ora applico una pressione osmotica e sono in una situazione di equilibrio, impedisco il passaggio di molecole di solvente in questa zona; tuttavia immaginando come "palline" le molecole, aumentando la pressione non riesco a comprendere il motivo per cui all'interfaccia dovrebbero aumentare il numero di molecole che vogliono andare a sx all'aumentare della pressione. Infatti enll'istante in cui fermo il pistone giungo all'equilibrio, il volume istantaneamente non cambia più, non è che sto comprimendo e quindi portando più palline all'interfaccia della membrana, fermo solo l'espansione in volume e quindi non capisco come facciano a passare da due palline che vanno a sx a 4 palline (4 perché possano equilibrare le 4 che giungano). Non sto comprimendo e quindi aumentandone la densità (in questo caso vedrei bene che porto più palline all'interfaccia, nel mio esempio ho solo arrestato l'espansione). Non riesco ad afferrare qualcosa. --2001:B07:644C:E124:855C:52A:8613:3980 (msg) 20:43, 6 nov 2019 (CET)

Nell'esempio che fai mi sa che stai considerando l'azione delle "palline" di soluto ma non l'azione delle "palline" di solvente e l'interazione tra le palline di soluto e le palline di solvente, o sbaglio?
Comunque, secondo me il modo migliore di vedere questo problema è considerando la statistica e la dinamica del sistema, cioè considerare che il sistema essendo liquido è in continuo movimento e l'equilibrio è di tipo dinamico e che statisticamente dovrebbero esserci le stesse condizioni a sinistra a destra, ma siccome tra le due parti c'è uno scompenso di concentrazione, le condizioni non possono essere uguali e come conseguenza la differenza di concentrazione porta ad una differenza di volume di solvente, visto che solo il solvente può passare dai pori della membrana. --Daniele Pugliesi (msg) 21:29, 6 nov 2019 (CET)
In effetti guardando macroscopicamente mi ritrovo, ma appena cerco di guardare in "cinetica delle palline" non mi torna un tubo. Resta comunque il fatto che la voce di wiki dice (tralasciando il secondo dubbio del PS): "si ha una certa percentuale di particelle di soluto, che non passano ma che esercitano comunque con i loro urti sulla membrana una pressione, appunto la pressione osmotica". Che non è che mi torni molto. --2001:B07:644C:E124:F17C:EAD5:C69:6E2A (msg) 16:08, 7 nov 2019 (CET)
La voce di it.wikipedia può essere errata, inesatta o non chiara. Segnalo al Progetto:Chimica e al Progetto:Fisica. Personalmente so quali sono gli effetti della pressione osmotica, ma dare una spiegazione microscopica mi sembra molto complesso, se non altro perché si mischiano fenomeni di tipo chimico-elettrico (cioè le interazioni tra soluto e solvente) con fenomeni di trasporto di materia con fenomeni meccanici (la barriera che ostacola il passaggio) che però sono anche di tipo chimico-elettrico (perché la grandezza dei fori è dello stesso ordine di grandezza della grandezza delle particelle di soluto e solvente, quindi nel passaggio attraverso i fori possono intervenire delle particolari forze di contatto) e poi si hanno i fenomeni termodinamici di variazione di volume e pressione... insomma, preferisco non pensarci... :D
Vediamo cosa dicono gli altri. --Daniele Pugliesi (msg) 16:55, 7 nov 2019 (CET)

Ti ringrazio per l'interesse. Sicuramente come dici il discorso è molto complesso, tuttavia volevo solo giustificarlo in modo semplice come cinetica classica di urti ecc. Vediamo un po' chi interverrà e mi contraddirà XD. Buona serata intanto.. --2001:B07:644C:E124:F17C:EAD5:C69:6E2A (msg) 18:39, 7 nov 2019 (CET)

leggibilità di microfilmModifica

alcune annate storiche di quotidiani sono state microfilmate da una biblioteca pubblica italiana, purtroppo alcune (o per meglio dire tante) pagine sono illeggibili: qualora la pagina cartacea non sia in buono stato (per esempio nel caso l'inchiostro si sia leggermente "scolorito") come si può operare per il recupero dei testi senza particolari operazioni costose?


--143.225.161.1 (msg) 12:39, 7 nov 2019 (CET)

Bertrand Russel: "Per sublimare l'istinto alla guerra, le avventure dovrebbero essere organizzate dai governi"Modifica

Sto ricercando il luogo di questa citazione da Bertrand Russel, trovata nel libro Prepping:come prepararsi alle catastrofi metropolitane. La citazione è: "Per sublimare l'istinto alla guerra, le avventure dovrebbero essere organizzate dai governi".

Qualche idea?

Grazie --Stregattone (msg) 11:52, 8 nov 2019 (CET)

[@ Stregattone] Su Google Libri ho rintracciato la medesima citazione (l'unica cosa che cambia è "incanalare" al posto di "sublimare"): lì c'è scritto che la frase è tratta da un'intervista a Russell del 1959. -- Mess playin' chess... 20:04, 6 dic 2019 (CET)

Acidi e basiModifica

Dopo tanto vagare forse trovo un lido che mi può ospitare. Vengo in pace ma con un gravoso dubbio in saccoccia.
È mia conoscenza che la definizione di Bronsted-Lowry estende la classe acidi e basi a sostanze per cui non si può preparare una dissociazione o che non è conveniente farlo.
Ma due semplici reazioni mi turbano:
1) La prima è di un esempio che ho trovato su delle slide di unical: NaOH+H2O->Na(+)+OH(-)+H2O dove dice che l'acido è H2O e la base NaOH e i rispettivi base e acido coniugati: OH- ed H2O. Non mi convince il fatto che NaOH non accetta propriamente il protone, semmai possiamo dire che l'OH- che libera in soluzione è la base relativo all'acido H2O, e tali per cui i coniugati sono quelli sopra menzionati. Contesto cioè il fatto che NaOH non riesco proprio a vederlo come base. Dove sbaglio?

2) Questo secondo esempio è una reazione che ho inventato io, mi sono detto: beh se posso definire basi e acidi senza soluzioni posso prendere Na metallico e farlo reagire con acido cloridrico: HCl+Na->NaCl+H eppure benché HCl sia un acido in questo caso non riesco a vederci alcun acido e base, infatti il protone che deriva dall'acido è accettato da un altro H stesso. Quindi HCl è sia acido che base?
Grazie al sapiente alchimista che appianera' i miei stolti dubbi --45.134.17.23 (msg) 19:25, 9 nov 2019 (CET)

Ciao,
Provo a dire la mia anche se aspetta arrivi qualcuno di più preparato:
1) Quel che dici è giusto, infatti Na è propriamente uno ione spettatore quindi la "vera" base sarebbe proprio lo ione idrossido. Tutti gli idrossidi sono basi in quel senso poiché hanno ione spettatore e OH-.
2)Forse lì mi verrebbe da dire che non c'è nessun acido-base stando alla teoria di Bronsted Lowry: questa teoria dice che c'è una base solo se c'è un acido.In quel caso nessuno dei due dona o accetta protoni, quindi non ne hai.
Sinceramente non sono molto sicuro sulla seconda risposta, vediamo :). --37.162.18.125 (msg) 20:59, 9 nov 2019 (CET)
La seconda è una reazione di ossidoriduzione, non una reazione acido-base. --79.51.151.151 (msg) 02:48, 13 nov 2019 (CET)
Ma quindi fatemi capire, anche se HCl si dice "acido" nell'esempio 2) non è un acido per B.L. Dico bene? Se ho capito le vostre imboccate :) Questo commento senza la firma utente è stato inserito da 45.134.17.59 (discussioni · contributi) 20:16, 17 nov 2019‎.
Più che altro nella tua seconda reazione non si comporta da acido. Ma il bello della Bronsted e Lowry è che una specie chimica che solitamente definiresti "acido" si può comportare da base: esempio se usi come solvente HF e ci sciogli un acido organico (banalmente acido acetico), ecco che l'acido organico accetterà un protone dall'HF:
2 HF + CH3COOH -> HF2- + CH3COOH2+
Comunque la reazione tra HCL e sodio non la puoi definire come acido-base secondo B&L, perché non hai il trasferimento di un protone H+ da una specie ad un altra; è una redox (ossidoriduzione). Nel primo caso, quoto completamente chi mi ha preceduto (Na+ è uno ione spettatore e chi si comporta da base è OH-). Le acido-base con l'OH- che si trova completamente dissociato dal catione spettatore vale solo per gli idrossidi del primo e secondo gruppo, perché con i metalli di transizione entrano in gioco la coordinazione con l'acqua e si andrebbe fuori tema.--79.54.158.65 (msg) 17:58, 8 dic 2019 (CET)

Batterie ricaricabili Ni-MHModifica

Oracolo, il tuo modesto adepto possiede un altrettanto modesto apparecchietto per ricaricare le comuni batterie Ni-MH formato AA o AAA (stilo o ministilo). Esso apparecchietto ha un display che visualizza il livello di carica delle batterie inserite. Quando l’immagine suggerisce una batteria completamente carica, il tuo modesto adepto vorrebbe poter credere che il ciclo di ricarica sia completo: epperò se estrae la medesima batteria e immediatamente la reinserisce, ecco che senza fallo il display subitamente torna a lampeggiare dimostrando una batteria non ancora del tutto carica, e questo dura per alcuni minuti prima che l’apparecchietto nuovamente s’acquieti soddisfatto. Come si spiega questo? La batteria si carica effettivamente ancora un po’? O ci si può fidare della prima indicazione? --93.36.167.230 (msg) 08:45, 11 nov 2019 (CET)

Nonostante abbia studiato elettrochimica, ci sono certi "misteri" sulle batterie su cui non so dare delle risposte certe. Provo a rispondere con alcune ipotesi:
  • La prima ipotesi è che la causa dello strano comportamento sia il cosiddetto "Effetto memoria" della batteria; ciascuna batteria ha un effetto memoria un po' diverso; possiamo spiegarlo come una calibrazione errata della batteria che sembra carica quando invece non lo è
  • Un'altra ipotesi è che il disinserimento e l'immediato reinserimento della batteria, per ragioni dovute alla batteria, al caricabatteria, o a entrambi, sposta il sistema da uno stato di stazionario ad uno stato transitorio; molti sistemi tecnologici sono progettati per funzionare in stato stazionario, cioè in determinate condizioni di costanza delle caratteristiche del sistema; quando si ha un brusco cambiamento di tali caratteristiche (dovute nel caso in questione ad un lasso di tempo troppo breve tra il disinserimento e il reinserimento della batteria), si hanno dei "picchi" (ad esempio di picchi di tensione) che vanno ad alterare profondamente lo stato del sistema e che proprio perché si discostano dalle condizioni immaginate in fase di progettazione possono dare luogo a dei fenomeni non aspettati dal progettista e quindi dei guasti o semplicemente delle indicazioni momentaneamente inesatte
  • Altra ipotesi è che il caricabatterie sia guasto oppure di scarsa qualità o che nel suo funzionamento non è contemplato che tu estragga e reinserisca la batteria subito dopo, altrimenti l'indicazione non è corretta; se passa da qui qualcuno che ha più competenze in ambito elettrotecnico, può confermare o smentire questa ipotesi, anche se personalmente penso che il problema non sia delle singole parti del sistema (batteria/caricabatteria), ma del sistema nel suo insieme; in altre parole, penso che rispetto ad altre tecnologie, le batterie ricaricabili sono poco affidabili e che i sistemi per ricaricarle non sono così efficienti e semplici da utilizzare come dovrebbero.
Per capire meglio cosa succede, se hai a disposizione un multimetro potresti controllare la tensione della batteria prima e dopo il fatto, per capire anzitutto se la batteria funziona bene oppure no; ho notato che spesso le batterie ricaricabili hanno una tensione un poco inferiore delle batterie non ricaricabili, forse a causa dell'effetto memoria, che con il tempo ne riduce le prestazioni fino a renderle non più idonee; ad esempio una batteria da 9 volt dovrebbe segnare sul multimetro 9 volt o un valore prossimo, se segna 7 V o meno quando è carica, vuol dire che non funziona più bene.
Un consiglio generale è quello di "dare il tempo" alla batteria e al dispositivo di stabilizzarsi prima di svolgere un'operazione diversa (quindi evitare di togliere la batteria dal caricabatterie e reinserirla subito dopo), di valutare la carica batteria in base al suo reale utilizzo (ad esempio controllando se mettendola in un telecomando funziona e quanto tempo passa prima che si scarica), e di seguire le istruzioni dei fabbricanti della batteria e del caricabatterie (anche se mi pare che spesso siano contrastanti: alcuni dicono che è meglio caricare la batteria al 90%, altri dicono che va caricata al 100%; alcun dicono che bisogna scaricarla tutta prima di caricarla e altri dicono che più cicli di carica e scarica riducono la vita utile della batteria; probabilmente molto dipende al tipo di batteria, nel tuo caso Ni-MH). Personalmente, ho l'impressione che nell'ambito delle batterie e dei caricabatterie rispetto alle norme della buona progettazione, i progettisti seguano i principi consumistici dell'obsolescenza programmata, o più semplicemente le attuali tecnologie di accumulo di energia elettrica sono una ciofeca. --Daniele Pugliesi (msg) 18:27, 11 nov 2019 (CET)
Come indicato in Accumulatore nichel-metallo idruro#Carica, ci sono diversi sistemi per rilevare la carica completa. Presumendo che il tuo caricatore sia dotato del sistema che rivela il picco negativo (delta peak), diviene abbastanza logico immaginare che, reinserendo l'elemento già carico, il sistema debba predisporsi a rilevare un nuovo picco.
Quindi tranquillo, l'elemento era già carico la prima volta.
--Captivo (msg) 14:21, 12 nov 2019 (CET)
Grazie, l'interpretazione in base al delta peak mi sembra convincente. Nota però che sull'apparecchietto il livello di carica è segnalato con un display che indica anche valori intermedi (con tre barrette diagonali sull'icona della batteria, che compaiono progressivamente), il che sembrerebbe in contrasto con l'ipotesi di una rilevazione solo del dealta peak. --130.192.193.197 (msg) 12:22, 13 nov 2019 (CET)

Anonimità utentiModifica

Ciao a tutti!

Ho notato che la maggior parte dei nomi utenti di Wikipedia sono anonimi, cosa che da un lato comprendo, ma dall'altro ho intenzione di evitare per quello che mi riguarda personalmente.

Sapete se esiste un motivo specifico per questa scelta? Per esempio, è consigliato da qualche parte?

Grazie!

--Marco Atzori (msg) 09:59, 12 nov 2019 (CET)

Di certo non è consigliato evitare di registrarsi, anzi. D'altronde gli utenti registrati sono molto più anonimi di quelli anonimi: infatti dei secondi viene registrato pubblicamente l'IP (da cui è relativamente facile risalire all'identità), mentre per gli utenti registrati l'IP è visibile solo ai check-user e può essere rivelato solo in precise circostanze.--Equoreo (msg) 12:04, 12 nov 2019 (CET)
Aggiungo una cosa che ho visto che non sempre appare evidente. All'atto della registrazione non viene richiesto alcun documento di identità, il nome utente scelto quindi è da considerarsi comunque di fantasia in quanto non c'è nessuna fonte che affermi che si tratti di nome "reale". Per chiarire meglio, il nome utente "Lepido" (il mio) ha lo stesso grado di anonimato e di fantasiosità del nome utente "Marco Atzori" visto che chiunque, anche un tizio che si chiamasse nel "mondo reale" Guglielmo Guglielmetti qui su Wikipedia avrebbe potuto adottare uno dei due senza problemi. --Lepido (msg) 09:10, 13 nov 2019 (CET)
"relativamente facile risalire all'identità" per le forze dell'ordine si intende. Ad esempio l'IP della mia ditta fa pensare che io sia in Belgio, ma sono in Italia. --146.122.203.34 (msg) 09:09, 15 nov 2019 (CET)
Per le forze dell'ordine non è "relativamente facile": è "facile come rubare le caramelle a un bambino" :-D
Comunque, secondo me (ma non ho certezza di questo) ce la fa anche uno smanettone con un po' di esperienza... di certo non basta un semplice whois; nel caso di reti aziendali probabilmente non riuscirebbe a capire chi ha scritto cosa, ma all'azienda in questione ci arriva.--Equoreo (msg) 12:25, 15 nov 2019 (CET)
Più che "forze dell'ordine" credo sia più corretto riferirsi generalmente alla Magistratura.
Al netto della mitologia hacker, per conoscere con esattezza l'identità di colui che ha ricevuto un determinato IP in un dato momento è necessario accedere a tabelle che sono presso il fornitore di accesso (provider). In caso di reti aziendali, le ulteriori tabelle delle utenze sotto il NAT sono responsabilità del gestore aziendale.
Questi soggetti devono comunicare queste informazioni in presenza di una specifica ingiunzione da parte della Magistratura, altrimenti sono tenuti alla riservatezza.
La possibilità di "beccare" in modo accidentale la reale identità di qualcuno esiste, ma non è così facile (quante delle piattaforme più in uso oggigiorno espongono l'indirizzo IP? A parte Wikipedia per gli utenti non registrati e le email?)
--Captivo (msg) 12:58, 15 nov 2019 (CET)
Grazie a tutti per le vostre risposte! Marco Atzori (msg) 12:43, 1 dic 2019 (CET)

L'italia fallirà?Modifica

Con tutte queste grandi aziende che scappano l'italia è destinata a fallire?


--marco

leggi la voce sull'Italia nel medioevo, sui bombardamenti durante la seconda guerra mondiale eccetera: se non siamo morti allora vuol dire che siamo peggio delle ortiche, noi italiani, impossibili da estirpare.. --143.225.161.1 (msg) 11:02, 13 nov 2019 (CET)

CalamiteModifica

Le calamite attaccano alcuni metalli. Ho voluto fare alcune prove:

  • Ferro = si attacca
  • Calorifero in ghisa = si attacca
  • Alluminio = non si attacca
  • Graffetta (non so in quale metallo, però è cromata) = si attacca
  • Filo di stagno e piombo (quello per saldare i contatti) = non si attacca
  • Filo di rame = non si attacca
  • Lamina di zinco (credo) = si attacca
  • Frigorifero (non so che metalli ci sono) = si attacca

Che caratteristiche deve avere un metallo per attaccarsi o no ad una calamita? Che cos'ha il ferro, la ghisa e lo zinco che altri non hanno? Grazie

--79.21.208.41 (msg) 08:18, 17 nov 2019 (CET)

Le calamite non attraggono tutti i metalli, ma solo quelli con proprietà "ferromagnetiche". Tale categoria include molti metalli e leghe, ma non tutti. Inoltre, cambia l'intensità. Come suggerisce il nome, tra i metalli tradizionali (lasciamo perdere quelli più rari) quello con l'attrazione più intesa è il ferro (e tra le leghe, quella ferro-silicio). Attrae pochissimo l'alluminio, per niente lo zinco e il piombo. Per la trattazione generale dell'argomento, vedi la voce Ferromagnetismo, per vedere quanto un materiale "si attacca", salta alla voce Permeabilità magnetica.--Skyfall (msg) 08:43, 17 nov 2019 (CET)

Conversione Adobe Crobat Reader DC (gratuitamente)Modifica

Ho un documento compilato e salvato su Adobe Crobat Reader DC. Il problema è che dovrei caricarlo su una pagina ma mi segnala un errore in quanto me lo legge come normale PDF. Qualcuno può aiutarmi in proposito? Non trovo nulla in rete, Grazie mille--Freebird73 (msg) 17:17, 17 nov 2019 (CET)

[@ Freebitd74], hai provato a leggere la voce Adobe Acrobat? Non so se ci troverai tutte le risposte che cerchi, ma dovrebbe chiarirti almeno un paio di cose. --93.36.167.230 (msg) 20:57, 18 nov 2019 (CET)
In alternativa, potresti usare il Foxit, che oltre ad essere gratuito ha molte delle funzionalità di Acrobat. --Daniele Pugliesi (msg) 13:54, 21 nov 2019 (CET)

Leggi sul matrimonio in Italia nell'800Modifica

Nell'800 in Italia un uomo poteva sposare la figlia di un fratello? Domando per escludere un'ipotesi a cui non credo, sia ben chiaro ;).. --143.225.89.8 (msg) 12:34, 19 nov 2019 (CET)

Presupponendo che "nell'800 in Italia" si intenda comunque dopo l'Unità d'Italia, il Codice civile italiano del 1865 prescrive che «In linea collaterale il matrimonio è vietato 1° tra le sorelle e i fratelli legittimi o naturali, 2° tra gli affini del medesimo grado, 3° tra lo zio e la nipote, la zia ed il nipote» (art. 59). --Franz van Lanzee (msg) 16:27, 19 nov 2019 (CET)
io parlavo dell'epoca borbonica, a Napoli c'è l'abitudine di dare ai figli il nome di qualche parente e in un albero genealogico (uno di quelli complicati del tipo "Beautiful, levati!") ho trovato che una donna aveva sposato un parente, solo che per stare tranquillo devo pensare che sia un cugino (che non si sa da dove sbuca) della donna che aveva lo stesso nome di uno zio (probabilmente enciclopedico) della stessa donna, per questo ho fatto questa domanda folle (scusate!).. --143.225.89.8 (msg) 16:45, 19 nov 2019 (CET)
Nel "Codice per lo Regno delle Due Sicilie" del 1848 ([1]) è prevista (art. 160) la stessa disposizione del codice unitario del 1865, con lo stesso divieto di matrimonio tra zio/zia e il/la nipote. --Franz van Lanzee (msg) 16:52, 20 nov 2019 (CET)

Fasi lunariModifica

Buongiorno! In azienda stiamo preparando dei calendari per l'anno prossimo, su cui ci sono anche le fasi lunari (quarti, luna piena e luna nuova), e le fasi lunari che trovo come riferimento online o su agende già stampate mi sembrano sballate (contando che non so nulla sulle fasi lunari, eh, quindi potrei star dicendo una boiata). Ad esempio, guardando le date riportate qui e prendendo come riferimento le prime tre fasi di ottobre: la luna piena è il 1° ottobre, l'ultimo quarto il 10, e la luna nuova il 16. Contando anche le ore, l'intervallo tra luna piena e ultimo quarto è di 8 giorni, 3 ore e qualcosa, mentre l'intervallo tra ultimo quarto e luna nuova è di poco meno di 6 giorni e 19 ore; c'è quasi un giorno e mezzo di differenza. L'ultimo quarto non dovrebbe stare esattamente a metà tra la luna piena e la luna nuova? O è corretto così? --Syrio posso aiutare? 14:39, 21 nov 2019 (CET)

No, torna. Anche se non particolarmente accentuata, l'eccentricità dell'orbita lunare non è nulla, il che significa che "gira" più lentamente quando è più lontana e più velocemente quando è più vicina, e che la "distanza temporale" tra le fasi non è divisa in 4 parti perfettamente uguali: la durata "media" è di circa 7 giorni e mezzo, ma può oscillare al rialzo o al ribasso di circa un giorno.
Se controlli la pagina con maggiori dettagli di quel mese noterai che la luna attraversa la sua massima distanza (più di 400 mila Km) proprio a cavallo tra la luna piena e l'ultimo quarto (mettendoci quindi più tempo della media, 8g4h), mentre transita dalla sua distanza minima (360 mila Km) sulla luna nuova (6g19h) e verso il primo quarto (6g18h), per rallentare di nuovo arrivando alla successiva luna piena (8g tondi).
Per contro-prova basta spostarsi di 6 mesi: la terra è dal lato opposto rispetto al sole mentre l'orbita lunare rimane con buona approssimazione allineata agli astri, quindi dovrebbe avere apogeo e perigeo invertiti: lontana in luna nuova e vicina in luna piena. I dettagli di aprile 2020 confermano: distanza minima sulla luna piena (6g16h dal primo quarto e 6g20h verso l'ultimo quarto) e distanza massima a cavallo della luna nuova (8g3h dall'ultimo quarto e 7g18h verso il primo quarto successivo). -- Rojelio (dimmi tutto) 19:52, 21 nov 2019 (CET)
Capito, grazie! :) --Syrio posso aiutare? 20:19, 21 nov 2019 (CET)
M'inserisco per un'altra domanda su fasi lunari e calendari. Se su un calendario è indicato che la luna è piena ad es. il 12 novembre, significa che è piena nella notte tra l'11 e il 12 o tra il 12 e il 13? O non si può sapere da quella indicazione? (Potrebbe essere alle 3 del mattino quindi il primo caso come alle 21 di sera quindi il secondo caso?) --Non ci sono più le mezze stagioni (msg) 14:24, 23 nov 2019 (CET)
Significa che succede in un qualche momento del 12 (pieno giorno compreso: sembri non considerare la possibilità che capiti quando sta dal lato opposto del pianeta rispetto a te). -- Rojelio (dimmi tutto) 16:19, 23 nov 2019 (CET)

Trasformazione reversibileModifica

Mi piacerebbe parlare di trasformazione reversibile e di concetto di trasformazione quasistatica perché vedo che la voce di wikipedia e anche altre letture non colmano i miei dubbi.Ho compreso come una trasformazione quasistatica sia un "balzo" infinitesimo tra uno stato di equilibrio e il successivo (diciamo iniziale e finale). Passando per infinite trasformazioni del genere troverei proprio la trasformazione reversibile. Un esempio è avere un cilindro che percorre un tratto ΔV, se siamo a pressione costante possiamo calcolare il lavoro: w=pΔV, in generale uno spostamento di questo tipo è irreversibile (dove con delta indico uno spostamento macroscopico del pistone tra due stati di equilibrio). Se però il pistone lo facciamo muovere nello stesso tratto da A a B ma sottraendo pesi e aspettando che a ogni sottrazione di peso esso arrivi a uno stato di equilibrio, immaginando di iterarlo all'infinito per delta in pesi sempre minori si avrebbe una trasformazione quasistatica nel passaggio da A a B e in generale (correggetemi se sbaglio) avrei un lavoro maggiore svolto facendo questi infiniti balzi infinitesimi rispetto a far correre il cilindro liberamente senza passare per stati di equilibrio successivi. Fin qua spero di non aver detto cavolate XD.
Avviciniamoci al dubbio, una trasformazione quasistatica passa da uno stato a un altro e per ogni salto infinitesimo possiamo scrivere: dw=pdV con dV il salto tra uno stato di equilibrio e l'altro, integrando trovo il lavoro reversibile.
La mia domanda è quindi: ma se invece di passare per infiniti stati di equilibrio, passassi per infinite variazioni di volume sempre dV ma mai in equilibrio, in forma differenziale potrei comunque scrivere dw=pdV che integrata mi dia il caso di una trasformazione non quasistatica? L'esperienza di lettura a riguardo mi dice di no e che è un assurdo perché non dovrebbe esistere una scrittura del genere per una trasformazione NON quasistatica. Ma non capisco perché: io prendo due punti e faccio delta volume, e anche se non è in equilibrio esso esiste in fin dei conti, quindi la formula differenziale potrei scriverla anche per il caso non quasistatico. Dove sbaglio? Vi ringrazio.

Vi poi, in modo separato dal precedente, una seconda considerazione che non capisco: immaginando come il passaggio da uno stato di equilibrio al successivo (ove variano PVT variabili di stato) immaginando di ridurre sempre più questa altezza dei gradini (ossia trasformazioni quasi statiche) al limite di infinito mi pare che questi gradini rimangano tutti su una retta, ossia in altre parole che una trasformazione quasistatica non comporti mai una variazione di PVT tra stato iniziale e finale il che è un assurdo che dimostra non abbia capito qualcosa anche qui. Come posso vedere che non è così la faccenda? --2001:B07:644C:E124:5150:922A:6AAF:FF92 (msg) 18:23, 22 nov 2019 (CET)

[× Conflitto di modifiche] Sì che puoi scriverla! il lavoro di volume infinitesimo è sempre
 
quello che cambia è il suo integrale (e quindi il lavoro che ottieni complessivamente).
È quello che si intende dicendo che il lavoro non è una funzione di stato: mentre l'integrale delle funzioni di stato dipende solo dai punti iniziali e finali della trasformazione, quello del lavoro (ma anche del calore...) cambia a seconda della storia (la traiettoria nello spazio delle fasi) della trasformazione. Per rendere chiaro questo si denota   e non   (si dice che il lavoro non è un differenziale esatto).
E "come se ne accorge" la formula della strada che ho fatto, visto che il mio   totale è sempre quello? È la pressione che fa la spia! Nel caso quasistatico tu fai un tratto di trasformazione (espansione  ), misuri la pressione ( ), calcoli il lavoro ( ), riespandi, rimisuri la pressione ( ), aggiungi un pezzetto al lavoro già calcolato ( ), ecc... Ora consideriamo un caso in cui la stessa espansione la fai istantaneamente: tu molli il pistone ed espandi di  , misuri la pressione ( ), calcoli il lavoro ( ). Ora immagina di spezzare questo secondo caso in un integrale simile al primo. Avremmo:
 
 
Vedi la differenza?
Ovviamente il principio vale per qualsiasi trasformazione, anche le "infinite variazioni di volume mai in equilibrio" che volevi fare tu: solo, auguri a trovare la pressione per cui moltiplicare :-)
La cosa è spiegata piuttosto bene in questo trafiletto e questo video.
Domande?--Equoreo (msg) 19:31, 22 nov 2019 (CET)
Il secondo punto mi pare invece una più generale questione (matematica, prima ancora che fisica) legata al concetto stesso di limite: il "limite all'infinito" non è quello che succede quando le variazioni sono nulle, ma il valore a cui converge la serie dei risultati ottenuti scegliendo tali variazioni sempre più piccole ma mai esattamente zero. -- Rojelio (dimmi tutto) 19:35, 22 nov 2019 (CET)
[× Conflitto di modifiche] Sulla seconda domanda: stai finendo nella stessa trappola di Zenone :-)
È proprio il senso del differenziale l'essere così piccolo da far sì che praticamente è come se non ti spostassi nello spazio delle fasi: se anche il differenziale "è così piccolo da essere praticamente nullo" la somma di tutti i differenziali invece non è nulla (la chiave sta nel praticamente), e anzi restituisce l'intero tragitto della trasformazione. E questa non necessariamente è una retta (può avere qualsiasi forma): man mano che vai avanti a sommare i tuoi differenziali "un nulla alla volta" anche il coefficiente davanti ad esso cambia lentamente. Immagina di avere una trasformazione in un piano pV (aggiungendo la temperatura non cambia nulla, ma 2D è facile da immaginare e disegnare) nella forma   con  : per  , avrai  , ma già a  , sarà  . Praticamente come cambia la variabile su cui fai l'integrale, così cambiano tutte le altre variabili da essa dipendenti. E così la tua sequenza di punti infinitamente vicini curva.--Equoreo (msg) 20:03, 22 nov 2019 (CET)
Ne sapete troppo XD. Dissolto ogni dubbio :). Merci. --2001:B07:644C:E124:5150:922A:6AAF:FF92 (msg) 20:30, 22 nov 2019 (CET)

(rientro)
C'è qualcosa che, invece, per quanto mi riguarda, non mi convince. Interessato ho letto il trafiletto di wiki linkato e sostanzialmente in una irreversibile usi la pressione (esterna ad esempio, chiamiamola p') e la moltiplichi per dv: p'dV. Mentre in una reversibile usi i p che variano in funzione di V trovando quindi con l'integrale di una quasi-statica via via che "rimpicciolisci" i dV proprio il valore di una trasformazione reversibile. Messa così sembra solo un problema tecnico di calcolo ossia se hai una trasformazione reversibile semplicemente punto per punto sai quanto vale p, mentre usi p' se non lo sai e l'area del grafico che andrai a coprire sarà in difetto rispetto all'area vera. Matematicamente nulla da eccepire.
Invece l'esperienza mi dice che, usando l'esempio del pistone riportato, se lascio il pistone libero in realtà svolge davvero meno lavoro a parità di spostamento finale. Quindi il problema non è solo di calcolo ma un problema intrinseco alla trasformazione. Eppure non riesco a vedere questo legame: lo vedo bene nel calcolo sterile, ma nella realtà dei fatti no. Perché un pistone lasciato libero o fatto passare per stadi successivi dovrebbe compiermi lavoro diverso e in un caso essere irreversibile e nell'altro (non libero ma spezzettato) no? A lui non cambia nulla se io so il suo valore di p volta per volta o se non lo conosco, assumerà comunque quei valori e dovrebbe, pertanto, essere sempre reversibile. --37.162.222.2 (msg) 10:18, 23 nov 2019 (CET)

@37.162.222.2 Mi son permesso di correggere alcune cose. Non saprei risponderti ma a parità di spostamento finale è vero quanto dici. Inoltre è il percorso che chiami "spezzettato" ad essere reversibile. --2001:B07:644C:E124:38EC:9AE6:D56:2DE9 (msg) 19:41, 23 nov 2019 (CET)
Non è una mera questione matematica: nei due casi il pistone compie un lavoro diverso perchè sposta un peso (la pressione esterna) diverso!
Immagina di avere un cilindro coperto da un pistone (pesante 1000 kg) con sopra 100 pesetti da 10 kg l'uno: la pressione all'interno del cilindro (che deve necessariamente equilibrare quella esterno se il pistone è fermo) sarà p_atm + 2000 kg/Area; in questa situazione qualunque trasformazione tu faccia (senza toccare i pesetti) sarà isobara, giacché se la pressione tendesse ad variare per via della trasformazione, questo causerebbe uno sbilanciamento fra le pressioni interna e esterna risultante in uno spostamento del pistone (variazione di volume) finchè le forze esterne ed interna si equilibreranno.
Durante tale trasformazione il fluido ha compiuto lavoro! Ricordiamo che il lavoro è Forza x Spostamento: la forza è il peso del pistone (forza peso di 2000 kg), lo spostamento quello del pistone (positivo se si alza, negativo se si abbassa). Supponiamo la p_atm trascurabile rispetto al peso del pistone (non cambierebbe nulla, ma poi dovrei ipotizzare un area e complicare i conti inutilmente...)
In questo sistema compiere una trasformazione non-isobara vuol dire giocare con i pesetti. In una trasformazione "quasi-reversibile" tu rimuovi un pesetto alla volta (lasciando ogni volta tempo al pistone di assestarsi): quando togli il primo il pistone sposterà 1990 kg spostandosi di 1 cm, per un totale di 19,9 J; poi togli il secondo, spostando 1980 kg sempre di 1 cm, per un lavoro di 19,8 J. Quando hai tolto l'ultimo pesetto il pistone si è alzato di 100 cm, compiendo 19,9+19,8...+10,1+10 J = 1495 J se non ho sbagliato i conti :-).
Ora ripeti l'esperimento, ma togli tutti i pesetti in una volta (trasformazione irreversibile): lo stato finale sarà sempre lo stesso (pistone alzato di 100 cm), ma il lavoro no! Infatti il fluido avrà spostato 1000 kg di un metro, compiendo 1000 J: ne mancano 495 all'appello rispetto al caso reversibile...
Se non vi è ancora chiaro suggerisco di guardare i minuti 4-7 di quest'altro video (se non sapete l'inglese, focalizzatevi sui disegni): in quel caso il lavoro compiuto è visualizzato in termini di energia potenziale (gli scaffali)... tanto alla fine il lavoro è solo una forma di energia! --Equoreo (msg) 19:35, 8 dic 2019 (CET)

Leggi dell'800 sulla cittadinanza napoletanaModifica

premessa: a Napoli c'è un sacco (davvero un sacco, eh..) di gente con origini francesi, tedesche, svizzere ed austriache (più un po' di inglesi ed americani..), saggi sull'argomento non ce ne stanno.

Gioacchino Murat, diventato re di Napoli, stabili che gli stranieri che volevano lavorare per l'amministrazione pubblica dovevano prendere la cittadinanza napoletana: il capostipite di una famiglia ancora esistente e, imho, rilevante per il numero di persone rilevanti che da essa discendono, la prese. Il figlio numero uno di questa persona non fu mandata a studiare al paese natio, la Francia, perchè il padre aveva rinunciato alla cittadinanza francese, il figlio numero due, che fu mandato perchè intanto il padre era morto, non potè completare gli studi in una scuola militare francese perchè altrimenti avrebbe perso la cittadinanza napoletana.

Domande: la legge sulla cittadinanza napoletana dell'epoca proibiva la doppia cittadinanza? Che senso aveva questa legge, visto che Murat costrinse i suoi collaboratori a prendere una seconda cittadinanza, per poter collaborare con lui?--2.226.12.134 (msg) 07:15, 23 nov 2019 (CET)

Sulla Treccani ([2] leggo che Murat revocò il decreto sulla cittadinanza napoletana obbligatoria appena un mese dopo la sua emissione, a causa delle proteste di Napoleone. --Franz van Lanzee (msg) 12:25, 23 nov 2019 (CET)
quindi questi ex forestieri divennero napoletani per scelta, non per obbligo.. ma perchè in alcuni casi non lo divennero, pur restando a vivere sino alla morte a Napoli? Perchè in alcuni casi non presero la doppia cittadinanza originale quando tornarono nella patria della famiglia? Sospetto che la legge napoletana proibisse la doppia cittadinanza, solo che non trovo conferme.. --2.226.12.134 (msg) 14:06, 23 nov 2019 (CET)
Da come l'hai descritta tu (e sottolineo ciò), il problema della doppia cittadinanza sembrerebbe in Francia, non necessariamente a Napoli. --Non ci sono più le mezze stagioni (msg) 14:16, 23 nov 2019 (CET)
Milioni di persone (ieri come oggi) vivono in paesi diversi da quelli di origine senza per questo fare alcunché per acquisire la cittadinanza dello Stato in cui si trovano; non c'è nulla di eccezionale o anormale in ciò. --Franz van Lanzee (msg) 17:00, 23 nov 2019 (CET)
due secoli fa la situazione politica era infinitamente molto più instabile di adesso, lasciare un paese con poco preavviso era pericoloso, basta pensare a cosa successe allo scoppio della seconda guerra mondiale agli stranieri che si trovarono in Italia, acquisire la cittadinanza del posto in cui si era emigrati garantiva (e garantisce) maggiore sicurezza.. 150-200 anni fa doveva essere peggio ancora, se scoppiava qualcosa tra la Francia (per esempio) e Napoli lasciare l'Italia (o qualsiasi altro paese) all'improvviso diventava ancora più difficile, senza contare che anche adesso, vedi per esempio gli europei alle prese con la Brexit, trovarsi come stranieri in un paese ha qualche rischio.. quindi all'epoca o c'erano problemi con le doppie cittadinanze (il che non è strano, però è una mia congettura) o c'è qualcos'altro.. --2.226.12.134 (msg) 17:36, 23 nov 2019 (CET)
La pratica di internare i civili stranieri delle nazioni con cui si è in guerra è piuttosto recente, prende piede solo alla fine del XIX secolo se non proprio con le guerre mondiali come riflesso della concezione teorica della "Guerra totale", appunto sorta nel medesimo periodo. Ancora all'inizio del 1800 l'appartenenza di classe veniva prima della cittadinanza: se tu eri un nobile nel tuo paese venivi trattato da nobile e secondo le appropriate "regole d'etichetta" anche nei paesi stranieri, compresi quelli che erano in guerra con il tuo Stato. Un nobile francese sorpreso a Napoli dallo scoppio di una guerra tra Francia e Due Sicilie difficilmente sarebbe stato gettato in una squallida segreta di una prigione.
Per tacere del fatto che era pratica comunissima avere ogni genere di stranieri arruolati nelle proprie forze armate, anche ben dopo la fine dell'epoca d'oro delle compagnie mercenarie (che poi sarebbe la fine del 1600, non il medioevo): se tu fossi stato un marinaio francese sorpreso a Portsmouth dallo scoppio delle guerre napoleoniche, non solo è improbabile che i britannici ti avrebbero messo in un campo di prigionia, ma è quasi certo che tu saresti stato arruolato a forza nella Royal Navy. --Franz van Lanzee (msg) 13:04, 24 nov 2019 (CET)
quindi non c'era nessunissima necessità di prendere una cittadinanza italiana o napoletana (ed infatti (piccolo aneddoto che pochi conoscono) gli zii di Edgar Degas, che nacquero a Napoli, non presero mai la cittadinanza napoletana mentre le zie di Degas (anche loro napoletane di nascita) divennero tutte cittadine napoletane ed ebbero una discendenza che adesso è italiana) e la totale "assimilazione" di quelle famiglie risale a chissà quando.. e chissà quale delle due nazioni proibiva la doppia cittadinanza.. grazie, Franz van Lanzee.. --2.226.12.134 (msg) 16:01, 24 nov 2019 (CET)

Domanda di matematicaModifica

Spesso è utile approssimare la funzione, per scopi fisici, come f(x+h)-f(x)=f'(x)*h tralasciando i vari ordini. In pratica dopo aver dimostrato che il differenziale è la derivata prima per l'incremento h.

La domanda stupida che mi pongo è: ma è mai possibile approssimare anche se non esiste il differenziale, ossia in generale posso approssimare un incremento di f(x+h)-f(x)=g(x)*h? La domanda si riduce quindi al chiedersi: è dimostrabile che quel g(x) non esiste a meno che non sia proprio f'(x), o invece esiste in generale un g(x) che assolva a quel compito di approssimazione? Spero qualcuno possa aiutarmi. Grazie a chi interverrà nonostante la domanda sia sempliciotta. --45.134.17.59 (msg) 11:32, 23 nov 2019 (CET)

Non è neppure questione di dimostrazione: è proprio la definizione. Dire che una funzione è "differenziabile" in un punto significa affermare che in un intorno sufficientemente piccolo di quel punto la funzione ammette una approssimazione lineare, a meno di errori infinitesimi di ordine superiore, ovvero che esiste   da usare esattamente come fai tu:
 
e definiamo quella funzione g(x) "differenziale di f" (che nel caso mono-dimensionale coincide anche con la definizione di derivata f'(x), mentre per più dimensioni bisogna introdurre le derivate parziali... ma quella è un'altra faccenda). -- Rojelio (dimmi tutto) 16:37, 23 nov 2019 (CET)
(Se il tuo dubbio è di "unicità", credo si dimostri facilmente: ammetti che esistano due approssimazioni lineari e osservi banalmente che la loro differenza è un infinitesimo dello stesso ordine di h, per cui non possono essere entrambe contemporaneamente approssimazioni senza che una delle due commetta un errore non trascurabile, ovvero non di ordine superiore a h -- Rojelio (dimmi tutto) 16:39, 23 nov 2019 (CET) )
No, certo. Sia su unicità che per il fatto che il differenziale sia l'approssimazione lineare ci sono. Più che altro mi chiedevo se esistesse qualche altro tipo di funzione g(x) che permetta una approssimazione in scrittura f(x+h)-f(x)=g(x)*h ma ove g(x) non sia la derivata di f(x) ma qualche altra funzione --45.134.17.59 (msg) 17:46, 23 nov 2019 (CET)
Rojelio di stava dicendo che, in effetti, se scrivi:   allora chiami g(x0)*h differenziale e, per il teorema del differenziale, quella g(x0) è proprio la derivata (per forza) :) --93.34.153.115 (msg) 17:50, 23 nov 2019 (CET)

Villa Ghirlanda SilvaModifica

su un fumetto in edicola da pochi giorni si racconta, in poche parole, che l'acquisizione da parte del comune (con trasformazione da struttura in via di degrado a parco pubblico) avvenne dopo tentativi di occupazione da parte di movimenti di sinistra che misero in imbarazzo l'allora sindaco del PCI: c'è qualcosa di vero nella storia?


--2.226.12.134 (msg) 14:48, 23 nov 2019 (CET)

Doppia cittadinanza ed Unione EuropeaModifica

L'UE ha mai affrontato il problema della proibizione ad acquisire una doppia cittadinanza nei paesi dell'UE? Almeno 5 paesi dell'UE impediscono la doppia cittadinanza, con problemi anche non indifferenti a chi si trasferisce da un paese membro all'altro.. --2.226.12.134 (msg) 16:36, 24 nov 2019 (CET)

Per mera curiosità, quali sono questi problemi? --Captivo (msg) 00:52, 6 dic 2019 (CET)
in Italia alcuni lavori sono off limits a chi non ha la cittadinanza italiana, a quanto sembra (spero di sbagliarmi), la Brexit ha poi dimostrato cosa succede a chi a suo tempo non ha preso la cittadinanza britannica, in quei 5-6 casi i cittadini di quelle nazioni non potevano prendere la cittadinanza britannica senza perdere quella "originale".. --2.226.12.134 (msg) 21:22, 8 dic 2019 (CET)

Didascalie in contrasto a vicendaModifica

In Maria Perego una didascalia riporta testualmente: “Maria Perego con il marito Federico Caldura, al centro, e Guido Stagnaro, con Topo Gigio e Rosy, 1962” e in Topo Gigio: “Federico Caldura (a sinistra), Maria Perego (a destra), Guido Stagnaro (al centro), Topo Gigio e Rosy (a destra) in una foto del 1963”. Caldura è a sinistra o al centro? E la foto è del 1962 o 1963? --93.32.64.189 (msg) 15:13, 28 nov 2019 (CET)

La foto è sicuramente del '62 o antecedente, essendo stata pubblicata nel febbraio di quell'anno (a pagina 9), con didascalia che conferma come Stagnaro sia quello in piedi, a sinistra (ma quello era anche facilmente verificabile a parte: di foto sue ce ne sono parecchie). -- Rojelio (dimmi tutto) 20:29, 28 nov 2019 (CET)