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Abbazia di Nonantola

Edificio monastico sede di un'abbazia benedettina, sito nel comune di Nonantola
Abbazia di San Silvestro di Nonantola
Abbazia di nonantola 00.JPG
Facciata della basilica abbaziale di Nonantola
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia
LocalitàNonantola-Stemma.png Nonantola
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareSilvestro I papa
Arcidiocesi Modena-Nonantola
Stile architettonicoromanico
Inizio costruzione752, basilica romanica ca. 1010
CompletamentoXIII secolo
Sito web Sito ufficiale "Abbazia di Nonantola - Museo Benedettino e Diocesano di Arte Sacra", http://www.abbazianonantola.it/. URL consultato il 21 giugno 2016.

Coordinate: 44°40′40.58″N 11°02′37.14″E / 44.67794°N 11.04365°E44.67794; 11.04365

L'abbazia di Nonantola è l'edificio monastico che fu sede di un'importante abbazia benedettina - anche territoriale -, sito nel comune di Nonantola in provincia di Modena. Era una delle tappe della Via Romea Nonantolana, che deriva il nome proprio dall'abbazia modenese.

Indice

La fondazioneModifica

L'abbazia fu fondata nel 752 dall'abate Anselmo sul territorio ricevuto in dono dal proprio cognato, il re Astolfo. Anselmo da laico era stato duca del Friuli ed era poi diventato monaco benedettino.[1] Per i longobardi la fondazione dell'abbazia dava la possibilità di accrescere l'influenza longobarda nella fascia che aveva costituito il confine con l'esarcato bizantino appena conquistato e incoraggiava la valorizzazione agricola della zona.

 
Interno

Nella donazione era ricompreso, oltre a un vasto territorio per lo più paludoso intorno al luogo dove è stata costruita l'abbazia, anche un vasto possesso di boschi nella zona appenninica di Fanano.

La chiesa abbaziale fu dedicata a Maria Vergine e a San Benedetto, poi ai santi Apostoli, successivamente a San Silvestro, quando avvenne la traslazione di questo papa da Roma a Nonantola. A tutt'oggi l'abbazia custodisce alcune reliquie dello stesso san Silvestro.

L'abbazia subì il saccheggio degli Ungari nell'899. Nel 1013 l’abate Rodolfo I commissiona il portale della erigenda basilica romanica. Il terremoto del 1117 domandò ricostruzioni. Ma l'abbazia continuò a svolgere un ruolo importante, non solo di carattere religioso. Fu la sede dell'incontro fra papa Marino e l'imperatore Carlo il Grosso e il luogo di sepoltura di papa Adriano III.

La chiesa e il monasteroModifica

 
Absidi

L'importanza storica dell'abbazia e il suo ruolo nella bonifica agraria di una vasta parte della pianura modenese non trova una corrispondente importanza dal punto di vista architettonico. La costruzione dell'attuale chiesa, in stile romanico, è iniziata a partire dall'VIII secolo dal coevo monastero benedettino di cui si sono conservate le sale del refettorio. Sono attribuite ad allievi di Wiligelmo (che aveva operato nel duomo di Modena) le decorazioni del portico, in particolare due leoni stilofori e alcune formelle di marmo, tra cui quella con l'Adorazione dei Magi.

La cripta presenta 64 colonne che secondo l'uso del tempo hanno capitelli di stili diversi (sono infatti di diversa provenienza, recuperati e riutilizzati nel restauro del 1913-17).

Il crocifisso che pende al centro dell'abside maggiore è una delle primissime opere del pittore cappuccino padre Angelico Bertini. È datato 1914 e riproduce il celebre affresco della chiesa di Santa Maria Antiqua in Roma.[2]

Cronotassi degli Abati nonantolaniModifica

1. S. Anselmo 752–803

2. Pietro 804–824

3. Ansfrido 825–837

4. Ratperto 838–839

5. Ratichildo 839–842

6. Giselprando 842–851

7. Linetefredo 851–855

8. Leone I 855–856

9. Pietro II 856–865

10. Vanefrido 865–869

11. Regimbaldo 869–870

12. Teodorico 870–887

13. Landefrido 890–895

14. Leopardo 895–907

15. Pietro III 907–913

16. Gregorio Beato 913–929

17. Ingelberto 929–941

18. Gerlone 941–947

19. Gottifredo 947–958 circa

20. Guido Vescovo di Modena 959–969 circa

21. Umberto Vescovo di Parma 969–974 circa

22. Giovanni I Archimandrita 982–995 circa

23. Leone II 996–998

24. Giovanni II 998–1000

25. Leone III 1000–1002

26. Rodolfo I 1002–1032

27. Rodolfo II 1035–1053

28. Gottescalco 1053–1059 circa

29. Landolfo I 1060–1072

30. Damiano 1086–1112

31. Giovanni III 1112–1128

32. Ildebrando 1129–1140

33. Andrea 1140–1144 circa

34. Alberto I 1144–1154

35. Alberto II 1154–1178

36. Bonifacio 1179–1201

37. Raimondo 1201–1250 circa

38. Cirsacco 1250–1255

39. Buonaccorso 1255–1262

40. Landolfo II 1263–1275

41. Guido 1286–1309

42. Nicolò Baratti 1309–1329

43. Bernardo 1330–1334

44. Guglielmo 1337–1347

45. Federico 1347–1348

46. Diodato 1348–1356

47. Lodovico 1357–1361

48. Ademaro 1363–1369

49. Tommaso de’ Marzapesci 1369–1385

50. Nicolò d'Assisi 1386–1398

51. Battista Gozzadini 1398–1400

52. Delfino Gozzadini 1400–1405

53. Giangaleazzo Pepoli 1407–1449

Cronotassi degli Abati commendatariModifica

54. Gurone d’Este 1449–1484

55. Giuliano Card. Della Rovere 1485–1503

56. Giuliano Card. Cesarini 1505 – 1510

57. Gianmatteo Sertorio 1510–1516 circa

58. Gianjacopo Sertorio 1516–1527 circa

59. Gianmatteo Sertorio (nuov.) 1527–1531

60. Antonio Maria Sertorio 1531–1550

61. Giulio Sertorio 1550–1560

62. San Carlo Borromeo 1560–1566

63. Gianfrancesco Bonomi 1573–1582

64. Guido Card. Ferreri 1573–1582

65. Filippo Card. Gustavillani 1582–1587

66. Girolamo Card. Mattei 1587–1603

67. Alessandro Mattei 1603–1621

68. Ludovico Card. Lodavisi 1621–1632

69. Antonio Card. Barberini 1632–1671

70. Jacopo Card. Rospigliosi 1671–1684

71. Jacopo Card. De Angelis 1687–1695

72. Sebastiano Antonio Card. Tanara 1695–1724

73. Alessandro Card. Albani 1724–1779

74. Francesco Maria d'Este 1780–1821

Abati commendatari vescovi ed arcivescovi di ModenaModifica

75. Tiburzio Marchese Cortese 1822–1828

76. Giuseppe Marchese Sommariva 1828–1830

77. Adeodato Caleffi O.S.B. 1830–1838

78. Luigi Reggianini 1838–1848

79. Luigi Ferrari 1848–1852

80. Francesco Emilio Cugini 1852–1872

81. Giuseppe Maria Conte Guidelli 1872–1889

82. Carlo Maria Borgognoni 1889–1901

83. Natale Bruni 1901–1926

84. Giuseppe Antonio Ferdinando Bussolari O.F.M. 1926–1939

85. Cesare Boccoleri 1940–1956

86. Giuseppe Amici 1957–1976

87. Bruno Foresti 1976–1983

88. Bartolomeo Santo Quadri 1983–1986

Arcivescovi abati di Modena-NonantolaModifica

88. Bartolomeo Santo Quadri 1986–1996

89. Benito Cocchi 1996–2010

90. Antonio Lanfranchi 2010–2015

91. Erio Castellucci 2015–

L'amministrazione delle terreModifica

 
Formella del portale con Anselmo che fonda l'abbazia

L'abbazia di Nonantola possedette proprietà terriere molto estese, sia in Emilia che in Toscana, e fu un importante punto di riferimento per un'intensa attività di bonifica dei terreni. Secondo uno schema caratteristico delle abbazie benedettine, il terreno agricolo venne suddiviso in corti, a loro volta comprendenti una pars dominica e una pars massaricia: il monastero riservava a sé la conduzione diretta della prima e affidava in enfiteusi ai coloni la seconda secondo un concetto che si svilupperà nella grancia. La parte della pianura ha visto spostarsi i terreni affidati in enfiteusi man mano che si estendevano le bonifiche e a partire dalla fine del XV secolo assunse quei confini del territorio concesso in enfiteusi alla Partecipanza agraria di Nonantola che l'esercitò in forma collettiva per secoli e che nel 1961 è riuscita a riscattare i residui diritti dell'abbazia.

Anche il territorio di Fanano fu concesso in enfiteusi agli abitanti del comune, ma il dominio utile fu retrocesso dal Comune allo Stato, perché impossibilitato ad amministrarlo in modo da evitare gli abusi. Quando al Ducato di Modena subentrò il regno d'Italia il dominio utile fu messo all'asta e dopo liti giudiziarie annose si pervenne al riscatto del cosiddetto dominio diretto, fino ad allora conservato dall'abbazia di Nonantola.[3]

Il sacro tesoro dell'abbaziaModifica

L'abbazia conserva uno dei più importanti tesori delle cattedrali italiane, formato da stauroteche della "Santa Croce" (su cui secondo il racconto evangelico fu crocefisso Cristo), lipsanoteche e rarissime reliquie tessili del IX secolo rinvenute per caso in abbazia del 2002 e in archivio. Il pezzo più importante è la stauroteca della Santa Croce di Gesù, contenente uno tra i maggiori presunti frammenti della Santa Croce (ve ne sono diversi in Europa), giunto a Nonantola da Costantinopoli al tempo dei primi abati che fungevano da ambasciatori per Carlo Magno presso l'Impero d'Oriente. Altri oggetti degni di menzione sono il braccio di San Silvestro, la cassetta-reliquiario in argento contenente le calotte craniche dei martiri Senesio e Teopompo (martirizzati a Nicomedia nel 303), e la cassettina in avorio. Dal 2011 sono in esposizione anche due straordinari sacri tessuti datati IX-X secolo. Si tratta di un tessuto rosso (di chiara e sicura fattura presso gli opifici di Costantinopoli) con aquile all'interno di orbicoli e di un tessuto bianco con ricamati leprotti, leonesse e cervi (di fattura dell'Egitto fatimita o dell'Italia Meridionale). I due tessuti facevano parte del corredo funebre di san Silvestro I papa e sono in ottime condizioni di conservazione nonostante il trascorrere dei secoli. Il tesoro dell'abbazia è oggi visibile presso il Museo Benedettino e Diocesano, situato a pochi metri dalla chiesa.

La bibliotecaModifica

Lo stesso primo abate, sant'Anselmo, procurò il primo nucleo di codici per il monastero. Presto si creò anche uno scriptorium: l'officina scrittoria di Nonantola fu uno dei principali centri di formazione della scrittura precarolingia.[4]

I cataloghi bassomedievali elencano cira 250 codici, solo per quanto riguarda le opere liturgiche e patristiche, che dovevano costituire la metà circa della biblioteca intera.

Durante il XVII secolo gran parte dei libri venne concentrata a Roma, presso la casa generalizia della congregazione cistercense di San Bernardo in Italia, nella quale l'abbazia era confluita dal 1515. I codici rimasero quindi nella biblioteca del monastero della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, detta anche basilica Sessoriana, fino alla presa di Roma. In seguito ad essa e in attuazione delle leggi eversive già precedentemente emanate, il monastero fu soppresso e la sua biblioteca fu concentrata nella nuova Biblioteca Nazionale Centrale "Vittorio Emanuelel II". Presso di essa permane tuttora il fondo Sessoriano, che, reintegrato, custodisce il nucleo più importante dell'antica biblioteca nonantolana, con 45 codici.[5]. Recentemente è stato digitalizzato per la consultazione nella sala manoscritti della Nazionale Centrale stessa[6]

Tre rilevanti codici non hanno mai abbandonato la sede originaria e fanno parte del percorso espositivo del Museo Benedettino e Diocesano, con un'apposita sala.[7]

L'archivioModifica

L'archivio abbaziale vanta più di 4500 pergamene, di cui 131 precedenti l'anno 1000. Tra le più importanti ricordiamo quelle di Carlo Magno, con il suo celeberrimo monogramma, quella di Matilde di Canossa con la sua firma, e quella di Federico I Barbarossa. Le pergamene più importanti sono in esposizione presso il museo benedettino.

L'abbazia nulliusModifica

L'abate di Nonantola da tempi immemorabili fu considerato abate mitrato e l'abbazia fu considerata abbatia nullius. Da tempo però la carica è stata ricoperta dal vescovo di Modena. Nel 1986 l'arcidiocesi ha assunto la denominazione di arcidiocesi di Modena-Nonantola.

MisureModifica

Per un confronto con le altre principali chiese romaniche della regione si riporta una tabella con le principali misure

Duomo di Piacenza Duomo di Fidenza Duomo di Parma Duomo di Modena Abbazia di Nonantola Duomo di Ferrara Abbazia di Pomposa Abbazia di San Mercuriale
Lunghezza totale esterna 85,0 m 50,5 m 81,7 m (escluso il protiro) 66,9 m 45,4 m 65,0 m (meno il coro 48,5 m) 44,0 m (con atrio e abside) originaria 32,5 m attuale 46,2 m
Lunghezza totale interna - 47,0 m 78,5 m 63,1 m 52,0 m - 42,0 m -
Larghezza totale facciata 32,0 m 26,6 m (comprese le torri) 28,0 m 24,7 m 25,1 m 22,8 m 18,35 m 15,40 m (escluso il campanile)
Altezza esterna facciata 32,0 m - 29,0 m 22,3 m (coi pinnacoli 29,6 m) - 17,0 m 14,1 m 12,85 m
Altezza campanile
71 m - 64 m 86,12 m (compreso rialzo del XIV secolo) - 45 m[8] 48,5 m 75,58 m

NoteModifica

  1. ^ Fu poi canonizzato dalla chiesa cattolica romana e conosciuto con il nome di sant'Anselmo di Nonantola.
  2. ^ Al «Crocifisso st.[ile] bizantino (1914) - Nonantola - Abbazia» è assegnato il numero 3 nel catalogo cronologico delle opere di padre Angelico: Tarcisio da Verìca e altri, Padre Angelico da Villarotta - Cappuccino (Graziano Arvedo Bertini). Pittore serafico del XX secolo. Mostra personale, 30 aprile - 18 maggio 1958, Sala S. Antonio, via Ganaceto 115, Modena, Modena, Società Tipografica Modenese Mucchi, 1958, p. 40. Una sintetica traccia biografica su padre Angelico Bertini (Villarotta di Luzzara, 8 ottobre 1900 - Reggio Emilia, 11 giugno 1987) è anche: Padre Angelico Bertini frate cappuccino, pittore (PDF), in Frate tempo. Almanacco francescano. 2009, Messaggero cappuccino. Mensile di cultura e formazione cristiana dei Cappuccini dell'Emilia-Romagna, 2008, p. [16].
  3. ^ Antonio Saltini, La valle di Ospitale: un'isola di economia naturale a metà del Novecento, in Villaggi, boschi e campi dell'Appennino dal Medioevo all'Età contemporanea, Gruppo di studi Alta Valle del Reno, Soc. Pistoiese di Storia Patria, Porretta Terme 1997
  4. ^ Maria Pia Branchi, Lo scriptorium e la biblioteca di Nonantola, Modena, Artestampa, 2011.
  5. ^ Dall'Abbazia di Nonantola alla Biblioteca Nazionale attraverso Santa Croce, su Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. URL consultato il 7 giugno 2018.
  6. ^ Biblioteca nonantolana virtuale, su Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. URL consultato il 7 giugno 2018.
  7. ^ Il Museo Benedettino e Diocesano d'Arte Sacra - Il museo: le opere in esposizione - Sala 5: I codici dello scriptorium monastico, su Abbazia di Nonantola - Il Museo Benedettino e Diocesano d'Arte Sacra. URL consultato il 7 giugno 2018.
  8. ^ I nostri lavori, su C.E.D. Ponteggi. URL consultato il 21 giugno 2016.

BibliografiaModifica

  • Girolamo Tiraboschi, Storia dell'augusta badia di S. Silvestro di Nonantola aggiuntovi il codice diplomatico della medesima illustrato con note opera del cavaliere ab. Girolamo Tiraboschi, Modena, presso la Società tipografica, 1784-1785. 2 tomi.
  • Giuseppe Cappelletti, Abazia di Nonantola, in Le chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, vol. XV, Venezia, Nello Stabilimento Nazionale dell'Editore Giuseppe Antonelli, 1859, pp. 332-358.
  • Giulio Battelli, Il più antico calendario di Nonantola, in Atti e memorie della Deputazione di storia patria per le antiche provincie modenesi, IX, nº 5, Modena, Aedes Muratoriana, 1953, pp. 290-310.

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