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Arsenale Franz Josef I

edificio asburgico a Verona

Coordinate: 45°26′32.99″N 10°59′13.35″E / 45.442497°N 10.987042°E45.442497; 10.987042

L'arsenale Franz Josef I, in italiano arsenale Francesco Giuseppe I, è l'arsenale austriaco di Verona. I primi studi preliminari e l'elaborazione del progetto, voluto dal feldmaresciallo Josef Radetzky, si sono tenuti dal 1852 al 1854 con la scelta del progetto esecutivo del maggiore (poi tenente colonnello) Conrad Petrasch, direttore della Genie Direction di Verona sino al 1856. Nel 1854 iniziò la costruzione dell'arsenale, concluso nel 1861 secondo il progetto ridotto del 1857.

Indice

StrutturaModifica

 
Entrata principale all'arsenale

L'arsenale è composto da nove edifici in un insieme spaziale racchiuso dal recinto difensivo, originariamente a tracciato rettangolare di 392 m per 176 m, per un totale di 6,90 Ha. Una strada rettilinea lo collegava, a sud, al ponte di Castelvecchio, e a nord alla strada postale per Trento. Lo spazio interno era pianificato come una parte di città, con strade, piazzali, corti, ed edifici a padiglione, stilisticamente omogenei ma tra loro distinti per le diverse dimensioni e articolazioni volumetriche. Al centro del lato meridionale del muro di cinta è inserito l'edificio destinato alle attività direttive (Padiglione del Comando). Gli altri otto edifici (magazzini, laboratori e uffici), sono disposti in modo da formare tre grandi isolati a corte, originariamente chiusi, per separare gli spazi destinati ai laboratori (fabbri, carpentieri, sellai), riuniti nella corte centrale, dai magazzini e dalle scuderie, che si affacciano sulle due corti laterali.

Nell'arsenale era prevalente l'attività di manutenzione e deposito delle armi leggere e dei materiali d'artiglieria; in tempo di pace si custodivano parte delle artiglierie da fortezza e si mantenevano in efficienza le riserve dei materiali per il tempo di guerra. Inoltre si costruivano affusti, accessori per le artiglierie, finimenti per cavalli da traino e da sella e attrezzi da campagna. Criteri di sicurezza e di funzionalità sono applicati nella ripartizione dello spazio interno, organizzato in settori a corti chiuse, secondo il principio operativo della difesa a compartimenti, e dell'autonomia delle distinte attività d'arsenale. Le varie officine e laboratori richiedevano ampi spazi esterni per il deposito temporaneo dei materiali d'opera. Nelle due corti laterali, contornate da magazzini, anche lo spazio all'aperto era utilizzato per depositare materiali d'artiglieria non deperibili. Le medesime ampie corti garantivano condizioni ottimali di salubrità, di arieggiamento, ventilazione ed esposizione. I percorsi di collegamento tra i vari padiglioni, pavimentati con acciottolato o semplicemente inghiaiati, erano provvisti di trottatoie di pietra adeguate ai grandi carichi portati dai carri d'arsenale e dalle artiglierie. Oltre alle esigenze funzionali, gli spazi aperti, configurati come giardini pubblici, contribuivano a qualificare l'architettura dell'intero complesso. Ambientati nell'ampio spazio interno i diversi corpi di fabbrica sono reciprocamente proporzionati e ordinati dal principio della simmetria.

ArchitetturaModifica

Corpo centraleModifica

 
Foto scattata nel 1866 del Padiglione di Comando

La composizione architettonica, in stile neomedievale (Rundbogenstil, stile dell'arco a tutto sesto) si svolge sulla tonalità del romanico veronese. Gli elementi decorativi del Rundbogen si combinano al paramento policromo a listature di tufo e laterizio. L'applicazione del Rundbogenstil non riguarda solo la componente decorativa, ma coinvolge la concezione strutturale, per lo più a moduli di base quadrata o quadrangolare, caratteristica del sistema a volte e pilastri, particolarmente adatta alle esigenze di funzionalità dei depositi e dei laboratori. Il Padiglione del Comando (Hauptgebäude) ha pianta a sviluppo lineare tripartita, composta da un corpo centrale e due ali laterali. Il blocco centrale era originariamente destinato agli uffici direttivi e alla sala dei trofei; le ali laterali erano destinate alle officine degli armorari e all'armeria. Elegante è l'impianto strutturale delle armerie, composto da archi e volte boeme di laterizio. Alla tripartizione volumetrica corrisponde il diverso trattamento figurativo dei prospetti, più ricco nel corpo centrale, più semplice nei corpi laterali. La parte mediana, più elevata, è a sua volta tripartita in un elemento centrale e due elementi di testata, a figura di torre. Nell'elemento centrale risalta la successione delle aperture arcuate, con il motivo della grande quadrifora sopra il portale d'ingresso; nelle torri campeggiano le bifore su due ordini. Gli elementi laterali, a torre, sono delimitati in verticale da pilastri ottagonali, parzialmente sporgenti dalla parete, e conclusi da coronamento merlato. L'apparato di gronda è formato da archetti pensili e dalla merlatura stilizzata.

Corpi lateraliModifica

I prospetti dei corpi laterali sono caratterizzati dalla successione delle sei lesene delimitanti cinque campate, al centro delle quali, su due ordini, si aprono le bifore. Ogni spigolo dei corpi laterali è rafforzato da tre pilastri ottagonali, collegati per formare dei voltatesta fortemente connotati. Tutte le aperture sono rimarcate da una cornice arcuata di pietra, aggettante. Attorno alla corte centrale si dispongono due edifici a un solo piano: uno a pianta rettilinea (lato nord), uno con pianta a forma di C (lati sud, est, ovest). Originariamente la parte centrale del fabbricato meridionale si elevava su due piani, più il sottotetto, ed era riservata all'ufficio dei disegnatori, all'archivio dei modelli, e all'ufficio amministrativo; il piano terra delle ali laterali era destinato ai laboratori. Nel corpo rettilineo settentrionale erano riunite tutte le lavorazioni a fuoco, con la centrale di forza motrice per la macchina a vapore. In tutti i prospetti gli elementi decorativi sono ridotti all'essenziale: lesene e cornici arricchiscono le testate a timpano e tutte le aperture sono contornate da cornici di pietra. Le corti laterali sono composte ognuna da tre edifici a pianta rettilinea. I due fabbricati di maggiori dimensioni (magazzini), si contrappongono reciprocamente lungo i lati est e ovest; sul lato meridionale della corte, tra i due portali d'ingresso è collocato il fabbricato di minore dimensione, originariamente adibito a scuderia. L'assetto planimetrico dei magazzini minori, a due navate, è perfettamente modulare, e risulta dalla successione seriale delle campate. Gli edifici a due piani, disposti lungo i lati delle corti rivolti al muro di recinzione, sono costruiti con il medesimo impianto strutturale: pilastri, archi e volte a crociera.

La composizione dei prospetti è caratterizzata dalla successione dei contrafforti sporgenti dalle pareti ed elevati oltre la linea di gronda. Nelle campate si aprono bifore archeggiate, su due ordini, o grandi passaggi ad arco, al piano terra. Ogni campata è coronata da archetti pensili sormontati da una cornice di pietra da taglio fortemente aggettante, allineata al piano dei contrafforti. I magazzini a un solo piano sono del tutto simili ai precedenti per i caratteri compositivi delle facciate.

Cinta murariaModifica

Il muro di recinzione, anch'esso costruito con muratura listata di pietra e laterizio, era originariamente a tracciato rettangolare, e munito da quattro torri di guardia a pianta circolare, sporgenti ai vertici. Le torri, di forma cilindrica leggermente rastremata verso l'alto, si elevavano su due piani; erano coperte da una struttura voltata di laterizio, che reggeva il piano superiore a terrazza. L'aspetto medievale è accentuato dall'apparato a sporgere merlato sorretto da mensole di pietra da taglio. Sul perimetro, al piano terra, si aprono le feritoie radiali per fucileria. Nel recinto perimetrale si aprono i tre ingressi, con pilastri a conci di tufo, coronati da poliedri di pietra da taglio, e cancello di ferro battuto. Due ingressi sono collocati, a sud, ai lati del Padiglione del Comando, il terzo è situato al centro del lato settentrionale, in asse con la strada militare, diretta alla postale per Trento, tracciata all'epoca della costruzione dell'arsenale.

L'arsenale e l'ambiente circostanteModifica

si è consolidato in un'edilizia residenziale disordinata, priva di valori estetici, che circonda e incombe sull'arsenale con volumi sproporzionati, che hanno irrimediabilmente interrotto i rapporti visuali con il paesaggio circostante. In condizioni migliori appare il fronte meridionale, verso Castelvecchio, anche se scarsamente evidenziato e disturbato dal disordine d'insieme dei giardini e dall'edificazione residenziale novecentesca

Nell'architettura dell'arsenale la cultura romantica si rivelava nel multiforme rapporto figurativo, pittorico, con il paesaggio circostante. La sua architettura stabiliva un armonico equilibrio tra gli elementi naturali dominanti, l'ansa dell'Adige, la campagna coltivata a orti e frutteti, le retrostanti colline, e i monumenti del Medioevo veronese, la basilica di San Zeno a ovest, Castelvecchio con il ponte scaligero a meridione, la cinta turrita collinare ad oriente. Lo sviluppo del quartiere di Borgo Trento, all'esterno dell'arsenale, si è consolidato in un'edilizia residenziale disordinata, priva di valori estetici, che circonda e incombe sull'arsenale con volumi sproporzionati, che hanno irrimediabilmente interrotto i rapporti visuali con il paesaggio circostante. In condizioni migliori appare il fronte meridionale, verso Castelvecchio, anche se scarsamente evidenziato e disturbato dal disordine d'insieme dei giardini e dall'edificazione residenziale novecentesca.

Conservazione della strutturaModifica

All'inizio del XX secolo sono stati aggiunti numerosi edifici all'interno dell'arsenale: i due edifici in stile Rundbogen, costruiti sul lato settentrionale delle corti laterali; i capannoni all'interno delle stesse corti. Altri capannoni sono stati costruiti a sud delle corti laterali. Il complesso è stato gravemente danneggiato dai bombardamenti aerei durante la seconda guerra mondiale. Il Padiglione del Comando è stato colpito nel corpo centrale e nell'ala orientale; in queste parti le strutture originarie sono sostituite da strutture orizzontali e verticali di calcestruzzo armato e laterocemento. L'edificio meridionale della corte centrale è stato danneggiato nella parte più elevata, che è stata ricostruita parzialmente trasformata. Nella corte orientale il magazzino a due piani, colpito dai medesimi bombardamenti aerei, è stato distrutto per tre quarti della pianta e lasciato per anni allo stato di rudere. Negli anni cinquanta, definito il tracciato di viale della Repubblica nel piano urbanistico di Borgo Trento, è stato demolito l'intero angolo nord-orientale del muro di recinzione dell'arsenale, con la torre di guardia; assieme a essi è stato demolito il tratto iniziale dell'edificio a due piani, superstite dal bombardamento aereo. Negli anni sessanta sono state demolite altre due delle quattro torri di guardia (lato occidentale). Alcuni tratti del muro di recinzione sono stati demoliti anche in tempi recenti e sostituiti da muratura di calcestruzzo. Si conserva solo la torre di guardia dell'angolo sud-est.

L'arsenale, mantenuto dall'Esercito fino al 1996, si trovava nel complesso in discrete condizioni di manutenzione; oggi, di proprietà del Comune di Verona, si presenta in preoccupanti condizioni di degrado. Attualmente il Padiglione del Comando e un edificio della corte orientale sono in parte utilizzati per mostre periodiche. Un edificio della corte occidentale è stato assegnato ai Vigili urbani. I capannoni della parte orientale sono utilizzati come parcheggio. Recentemente, sono stati eseguiti lavori di manutenzione per la provvisoria riparazione delle coperture crollate. È stata però progettata una ristrutturazione totale dell'edificio, che verrà destinato ad ospitare attività culturali.

Galleria d'immaginiModifica

BibliografiaModifica

  • AA. VV., Il Quadrilatero: nella storia militare, politica, economica e sociale dell'Italia risorgimentale, Verona, Comune di Verona, 1967.
  • G. Barbetta, Le mura e le fortificazioni di Verona, Verona, Vita veronese, 1970.
  • G. Beltramini, Le strade di Verona entro la cinta muraria, Verona, 1983.
  • A. Sandrini e P. Brugnoli, Architettura a Verona nell'età della Serenissima, Verona, Banca popolare di Verona, 1988.
  • A. Sandrini e P. Brugnoli, Architettura a Verona dal periodo napoleonico all'età contemporanea, Verona, Banca popolare di Verona, 1994.
  • AA. VV., Verona. La città e le fortificazioni, Roma, 2005.
  • Ing. Vittorio Jacobacci, La piazzaforte di Verona sotto la dominazione austriaca 1814-1866, Verona, Cassa risparmio VR-VI-BL, 1980.

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