Bianco (Italia)

comune italiano
Bianco
comune
Bianco – Stemma Bianco – Bandiera
Bianco – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
Città metropolitanaCoat of Arms of the Province of Reggio-Calabria.svg Reggio Calabria
Amministrazione
SindacoFrancesco Campolo (Commissario Prefettizio) dal 12-8-2021
Territorio
Coordinate38°05′30.12″N 16°09′05.72″E / 38.0917°N 16.15159°E38.0917; 16.15159 (Bianco)
Altitudine12 m s.l.m.
Superficie29,99 km²
Abitanti4 256[1] (30-11-2019)
Densità141,91 ab./km²
FrazioniPardesca, Crocefisso
Comuni confinantiAfrico, Caraffa del Bianco, Casignana, Ferruzzano
Altre informazioni
Cod. postale89032
Prefisso0964
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT080009
Cod. catastaleA843
TargaRC
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)[2]
Nome abitantiBianchesi
PatronoMadonna di Pugliano
Giorno festivo15 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bianco
Bianco
Bianco – Mappa
Posizione del comune di Bianco all'interno della città metropolitana di Reggio Calabria
Sito istituzionale

Bianco è un comune italiano di 4 256 abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria in Calabria.

Il comune è situato sulla costa del territorio della Locride, nota come costa dei gelsomini.

Geografia fisicaModifica

Bianco è un centro posto sulla Costa dei Gelsomini, sulla fascia ionica della Città metropolitana di Reggio Calabria, a 78 km ad Est del capoluogo, e sorge a 12 metri dal litorale, tra le foci delle fiumare Bonamico e Laverde. Il suo nome deriva dai calanchi, colline calcaree che circondano il centro abitato, le quali apparivano ai marinai come una macchia bianca sulla costa.

Origini del nomeModifica

L'origine del nome deriva dal colore bianco della terreno argilloso tipico del paese calabrese, al quale i marinai attribuirono il nome "Bianco" poiché in lontananza, dal largo del mare, era ben riconoscibile, apparendo come una macchia bianca tra i territori dei comuni confinanti.

StoriaModifica

L'origine di Bianco non ha una data certa: le prime attestazioni dell'esistenza dell'abitato risalgono alla fine del XI secolo, per poi farsi più concrete nei due secoli successivi. Infatti il nome del paese compare per la prima volta in una platea della contea di Sinopoli, datata 1194 ma con aggiunte del 1274 e una trascrizione effettuata nel 1335, dove è citata come Mocta Blanci: di conseguenza, l'abitato sorse come un borgo fortificato e provvisto mura[3].

I primi feudatari di Bianco furono i Ruffo, che ne detennero il territorio con il titolo di barone fino al 1445, con l'ultima esponente, Enrichetta Ruffo, moglie di Antonio Centelles, il quale, ricevuti in eredità i feudi della moglie, fu privato di ogni titolo e privilegio da re Ferrante d'Aragona per la sua partecipazione ad una congiura nobiliare contro la monarchia. Tuttavia, dopo il perdono reale, nel 462 Centelles riottenne i suoi feudi, che quattro anni dopo passarono al fratello Alfonso: nel 1466 però Bianco, insieme a Bovalino e a Bruzzano, ebbe dal sovrano il privilegio di diventare terra demaniale, ossia sottoposta all'autorità diretta della corona. Malgrado questo, nel 1496 Bianco venne nuovamente infeudata a Tommaso Marullo, conte di Condojanni, la cui famiglia detenne il possesso della Baronia di Bianco fino al 1588, quando, a causa dei debiti contratti, essa venne confiscata e messa in vendita per pagare i creditori del conte Giovanni Marullo[4].

Il feudo bianchese fu acquistato nel 1589 da Fabrizio Carafa, principe di Roccella e marchese di Castelvetere, e rimase sotto la giurisdizione della sua famiglia fino al 1806, anno in cui venne decretata l'eversione della feudalità da re Giuseppe Bonaparte, messo sul trono da Napoleone Bonaparte dopo aver costretto all'esilio la dinastia borbonica. Durante la signoria dei Carafa, Bianco visse un periodo economico e sociale molto florido, specialmente per le attenzioni del principe Carlo Maria Carafa, un nobile illuminato che voleva ordinare e rilanciare l'attività socio-economiaca dei suoi possedimenti attraverso norme e regolamenti precisi. Quindi, dopo una visita nel 1674 effettuata per rendersi conto della situazione, il principe Carafa fece stampare nel 1692 un codice normativo (chiamato Ordini, Pandette e Costituzioni) valevole in tutte le sue terre, che regolava nel miglior modo possibile l'economia, l'amministrazione e la giustizia del paesi sottoposti alla sua autorità, senza trascurare l'aspetto religioso e la difesa costiera contro l'assalto dei pirati barbareschi.

Per via della sua posizione geografica, Bianco divenne anche un importante snodo commerciale del luogo: la cittadina possedeva infatti un caricatoio di merci, da dove venivano imbarcati legname e pece nera, ricavati dalle foreste di Ferraina, sopra l'abitato dell'odierna Samo[5]. Importante era anche l'allevamento dei cavalli, importati dal principe Carafa, detti "Regia Razza", poiché venivano venduti anche alle scuderie reali di Napoli, tanto che lo stemma comunale di Bianco ha come simbolo un cavallo bianco al galoppo.

Bianco fu raso al suolo in seguito al terremoto del 1783, che provocò anche la morte di 36 abitanti[6]; dell'abitato originario oggi rimangono alcuni resti a pochi chilometri dal nuovo paese, edificato in prossimità della costa e ribattezzato Bianco Novo, dove si trasferì gran parte della popolazione.

Durante la dominazione francese sul Mezzogiorno d'Italia, il Regno di Napoli subì una riforma amministrativa importante: il territorio fu suddiviso in Distretti, retti da un Intendete, a loro volta suddivisi in circondari, a loro volta ripartiti in Comuni e villaggi: in quest'ottica, Bianco divenne sede del circondario omonimo (comprendente anche San Luca, Samo, Caraffa del Bianco e Casignana), facente parte del più ampio Distretto di Gerace: tale ripartizione amministrativa fu mantenuta anche dopo la Restaurazione borbonica a Napoli nel 1816. Nel Distretto, nell'autunno del 1847, scoppiò una rivolta patriottica, inquadrata nella rivolta mazziniana di Reggio Calabria dello stesso anno: tra i promotori spiccò Domenico Salvadori, originario di Bianco, uno dei cosiddetti "Cinque Martiri di Gerace" (oltre a Salvadori, vi erano Rocco Verduci, Gaetano Ruffo, Michele Bello e Pietro Mazzone). I rivoluzionari occuparono i paesi di Bianco, Bovalino e Caraffa del Bianco, bruciarono gli stemmi reali, distrussero le carte della polizia borbonica ed emanarono un proclama, con cui si abolivano il divieto di attingere acqua di mare (allora usata come medicamento) e il dazio governativo, oltre a dimezzare il costo del sale e dei tabacchi[7]. La rivolta tuttavia fu bene presto stroncata dall'intervento dell'esercito borbonico e dallo scarso seguito popolare: i cinque promotori del moto rivoluzionario, incluso Domenico Salvadori, vennero catturati, processati e condannati a morte per fucilazione a Gerace il 2 ottobre 1847.

Dopo l'Unità d'Italia, la suddivisione amministrativa del nuovo Stato cambiò di poco: i Distretti vennero aboliti e sostituiti dai Circondari, governati dai sottoprefetti, a loro volta suddivisi in Mandamenti, dentro i quali si trovavano i Comuni: Bianco divenne quindi sede del Mandamento omonimo, che comprendeva anche Samo, Caraffa, San Luca, Casignana e Sant'Agata del Bianco. Il paese venne coinvolto nella repressione del brigantaggio postunitario da parte delle truppe sabaude: nel settembre del 1861, infatti, il generale De Gori, al comando di una compagnia di Guardie Nazionali e di un reggimento di bersaglieri, fece bruciare il convento del Crocefisso di Bianco e fucilare un monaco, in quanto il priore aveva dato ospitalità a José Borjès, un generale spagnolo messosi al servizio dei Borbone e sbarcato in Calabria con lo scopo di riunire le bande brigantesche in un unico esercito e tentare la riconquista dei territori dell'ex-Regno di Napoli[8].

Nel 1908, in seguito al disastroso terremoto di Messina che aveva devastato anche Reggio Calabria e i paesi della costa calabrese ionica, l'antico borgo medievale fu definitivamente abbandonato e i suoi abitanti si trasferirono alla marina[9]. Negli anni Venti del XX secolo, anche a Bianco si fecero sentire le proteste delle leghe contadine per la ripartizione dei grandi latifondi agli ex-combattenti, secondo quanto disposto dal Decreto Visocchi del 1919; il paese fu successivamente sede del più consistente Fascio del Circondario di Gerace, che arrivò a contare 250 membri[10][11]. Infine, durante il referendum istituzionale tra Monarchia e Repubblica del 2 giugno 1946, la popolazione di Bianco votò in massa per la Monarchia, che ottenne 1414 voti, contro gli 803 suffragi espressi per la forma repubblicana[12].

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

  • Il Santuario della Madonna di Pugliano, che, durante il periodo bizantino, fu un'abbazia legata alla Badia di Polsi: l'edificio originario, distrutto nel XII secolo e ricostruito poto tempo dopo, venne notevolmente danneggiato dal terremoto del 1783. Con il trasferimento dell'abitato di Bianco nel luogo attuale, fu edificato il nuovo edifico di culto. Oggi il Santuario è il nucleo dei festeggiamenti in onore della Madonna omonima, che si svolgono dal 13 al 15 agosto: durante i tre giorni di festa si svolgono numerose processioni, nelle quali il quadro raffigurante la santa patrona viene portato sul mare in notturna, nel Duomo e nel santuario.
  • Il convento di Santa Maria della Vittoria, i cui ruderi sono posti della frazione di Pardesca, era un monastero maschile retto dai Padri Zoccolanti di San Francesco d'Assisi, composto da una chiesa, un chiostro e un dormitorio. La chiesa era formata da una navata coperta da un tetto ligneo dipinto, mentre l'interno era ornato con l'altare maggiore, provvisto di tabernacolo e di una cornice lignea intagliata che ospitava il quadro della Vergine; il dormitorio, invece, poteva ospitare 12 ecclesiastici[13].
  • La Chiesa di Santa Maria del Soccorso, che sorgeva anch'essa nella frazione di Pardesca e della quale oggi restano i ruderi, era costituita da una navata con due altari e da un campanile con due campane. Qui vi si celebrava, nel giorno dell'Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo, una messa in onore dei Santa Maria del Soccorso[14].

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[15]

Tradizioni e folcloreModifica

Il clou dell'estate bianchese è la festa patronale che, nella sua espressione laica, dura per tutti i primi quindici giorni di agosto con varie manifestazioni che si intensificano via via per culminare il 15 agosto, nella festa religiosa in onore della Madonna di Pugliano accompagnata da uno spettacolo pirotecnico che, nella notte tra il 15 ed il 16 agosto, riempie la spiaggia del paese con una folla di migliaia di persone provenienti da tutta la provincia.

CulturaModifica

IstruzioneModifica

A seguito del Piano di Razionalizzazione della Rete Scolastica nel Comune sussiste una istituzione scolastica, l'Istituto comprensivo "M. Macrì".

BandaModifica

Da anni esiste il Complesso Bandistico "Città di Bianco", del quale fanno parte vari giovani di Bianco e dei paesi limitrofi, diretto dal M. Pasquale Lucà, fondatore anche dell'"Istituto Civico Musicale G. Verdi", convenzionato con il Conservatorio "Francesco Cilea" di Reggio Calabria.

EconomiaModifica

Nell'economia di Bianco gioca un ruolo centrale l'agricoltura, con produzione di uva zibibbo, ortaggi, grano e agrumi, in particolar modo bergamotti, fichi ed olive; altri voci importanti sono l'allevamento (bovini e ovini) e la pesca, mentre settori di nicchia sono la produzione artigianale delle coperte e quella enologica (Greco di Bianco). Il turismo è in forte ascesa, anche per via dell'ottenimento, nel 2002, della Bandiera Blu per il mare pulito[16], assegnata più volte al comune calabrese, fatto che attira ogni anno un numero di turisti elevato in proporzione al numero di residenti, e che costituisce una risorsa economica importante.

EnologiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Greco di Bianco.

Tra i prodotti tipici locali spicca il pregiato vino Greco di Bianco, che si produce tra i comuni di Bianco e di Casignana, considerato una vera gemma enologica: infatti il passito Greco di Bianco d.o.c. viene considerato dagli intenditori uno dei più antichi d'Italia, tanto che il primo tralcio della sua vite sarebbe arrivato in Calabria già nel VII secolo a.C.. Tra le sue proprietà uniche spiccano il colore, a metà tra l'oro antico e l'ambra, e il profumo unico, amaro e aromatico, come la zagara ed il bergamotto.

Infrastrutture e trasportiModifica

StradeModifica

Bianco è attraversata dalla Strada statale 106 Jonica; inoltre dal paese costiero si dirama la SP 69, che lo mette in comunicazione con i piccoli comuni dell'entroterra aspromontano.

FerrovieModifica

Il paese calabrese è collegato alla Ferrovia Jonica dalla Stazione di Bianco.

AmministrazioneModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 13 giugno 1999 Antonio Scordino lista civica di centro-sinistra sindaco
13 giugno 1999 13 giugno 2004 Antonio Scordino lista civica di centro-sinistra sindaco Decaduto per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri[17].
13 giugno 2004 7 giugno 2009 Cosimo Marafioti lista civica di centro sindaco
7 giugno 2009 29 marzo 2010 Pasquale Cavallaro lista civica sindaco Decaduto per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri[18].
29 marzo 2010 31 maggio 2015 Antonio Scordino lista civica sindaco
31 maggio 2015 21 settembre 2020 Aldo Canturi lista civica "Libertà e Partecipazione" sindaco
21 settembre 2020 9 agosto 2021 Aldo Canturi lista civica "Libertà e Partecipazione" sindaco Elezioni annullate per irregolarità dal Consiglio di Stato con sentenza n. 5809 del 9 agosto 2021[19].
12 agosto 2021 in carica Francesco Campolo commissario prefettizio

SportModifica

CalcioModifica

La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. G.S. Bianco, nata nel 1999, che milita nel girone B calabrese di Promozione. I colori sociali sono il bianco e l'azzurro.

NoteModifica

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2019.
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Pietro De Leo (a cura di), La Platea di Sinopoli (sec. XII-XIV), Rubettino, Soveria Mannelli 2006, p. 170.
  4. ^ Mario Pellicano Castagna, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, vol. I, Frama Sud, Chiaravalle Centrale 1984, pp. 213-219.
  5. ^ Maria Sirago, La Calabria nel Seicento, in Storia della Calabria moderna e contemporanea, Gangemi Editore, Roma 1992, p. 264.
  6. ^ A.A.V.V., Calabria 1783, il Terremoto. Storia di una catastrofe, migliaia di morti, vol. II, Local Genius, Catanzaro, 2018, p. 219.
  7. ^ Vittorio Visalli, I Calabresi nel Risorgimento italiano. Storia documentata delle rivoluzioni calabresi dal 1799 al 1862, Walter Brenner Editore, Cosenza, 1989, p. 75.
  8. ^ Vittorio Visalli, op. cit., pp. 342-343.
  9. ^ Comune di Bianco:Storia, su bianco.asmenet.it. URL consultato il 16 gennaio 2019.
  10. ^ Ferdinando Cordova, Il Fascismo nel Mezzogiorno. Le Calabrie, Rubettino, Soveria Mannelli 2003, p. 118.
  11. ^ Domenico Romeo, L'avvento del fascismo in Calabria. Il Circondario di Gerace, AGE, Ardore 2009, p. 51.
  12. ^ http://s573166820.sito-web-online.it/wp-content/uploads/2017/07/2-Romeo_OTT.pdf
  13. ^ Enzo D'Agostino, Le chiese della terra del Bianco in età medievale e moderna, in Bianco e il suo patrimonio storico-religioso, Franco Pancallo editore, Locri 2008, pp. 11-171.
  14. ^ Domenico Romeo, Bianco, Casignana e Caraffa in Calabria Ultra attraverso l'apprezzo del 1707, AGE, Ardore 2009, p. 18.
  15. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28 dicembre 2012.
  16. ^ https://www.tuttitalia.it/bandiera-blu/2002-spiagge/
  17. ^ https://www.tuttitalia.it/calabria/14-bianco/storico-elezioni-comunali/
  18. ^ https://www.tuttitalia.it/calabria/14-bianco/storico-elezioni-comunali/
  19. ^ https://www.quotidianodelsud.it/calabria/reggio-calabria/politica/elezioni/2021/08/09/elezioni-annullate-a-bianco-la-decisione-del-consiglio-di-stato/

Collegamenti esterniModifica

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