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1leftarrow blue.svgVoce principale: Chiesa dei Girolamini.

Biblioteca dei Girolamini
Biblioteca dei Girolamini. 1283.jpg
Ubicazione
StatoItalia Italia
RegioneCampania Campania
CittàNapoli
IndirizzoVia Duomo, 142
Caratteristiche
TipoBiblioteca pubblica statale
ISILIT-NA0075
Numero opere159.700 unità tra volumi ed opuscoli, tra i quali 137 stampati musicali, 5.000 edizioni del Cinquecento, 120 incunaboli, 10.000 edizioni rare e di pregio, 485 periodici
Apertura1586
Sito web

Coordinate: 40°51′11.01″N 14°15′30.54″E / 40.853058°N 14.258484°E40.853058; 14.258484

La biblioteca dei Girolamini (o anche biblioteca statale oratoriana del monumento nazionale dei Girolamini) è un'istituzione culturale statale della città di Napoli.

Dotata di un'importante raccolta libraria e di un archivio musicale operistico, la biblioteca, aperta al pubblico dal 1586, è la più antica di Napoli[1], seconda in Italia dopo quella Malatestiana di Cesena.

Indice

StoriaModifica

Aperta al pubblico nel 1586[1], la biblioteca è specializzata in filosofia, teologia cristiana, chiesa cristiana in Europa, storia della Chiesa, musica sacra e storia d'Europa[1]. Da un punto di vista architettonico, fa parte del complesso della chiesa dei Girolamini.

L'edificio che la ospita fu ridisegnato nel Settecento da Arcangelo Guglielmelli, la cui opera fu terminata dal figlio nel 1727. Ospita affreschi di Pietro Bardellino (fine XVIII secolo).

Il suo status attuale, di biblioteca statale, tiene fede a una sua antica condizione che fu, fin dal seicento[2], quello di biblioteca destinata alla frequentazione pubblica[2]. È nota, peraltro, l'assidua frequentazione che gli dedicava Giambattista Vico[1].

Verso la fine degli anni settanta, Gerardo Marotta ottenne dallo stato l'autorizzazione a collocare nella biblioteca i libri e alcune attività dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici[3], ma il progetto non andò in porto a causa del terremoto del 1980, che determinò anche l'utilizzo dei locali come ricovero temporaneo per sfollati[3]. Da allora è iniziata un'epoca di abbandono che si è protratta per decenni[3].

Stato recenteModifica

 
Chiostri dei Girolamini

L'istituzione è da tempo chiusa al pubblico, e versa in stato di degrado[3]. La precarietà della custodia, secondo una stima del suo conservatore, padre Sandro Marsano, avrebbe portato negli anni alla sparizione di migliaia di volumi[4].

Direttore della biblioteca, a giugno 2011, è divenuto Marino Massimo De Caro, la cui nomina, da parte del conservatore, padre Sandro Marsano, con l'avallo del ministro per i beni culturali, Giancarlo Galan, ha suscitato alcune perplessità[3] (il De Caro era già consulente del Ministero dei Beni Culturali dal 15 aprile 2011[3]). Dopo una serie di articoli di denuncia firmati dallo storico dell'arte Tomaso Montanari, dell'Università Federico II, il professor Francesco Caglioti si fa promotore di una raccolta di firme, tra esponenti della cultura, al fine di sollecitarne la rimozione da parte del ministro peri beni culturali Lorenzo Ornaghi, subentrato a Galan[5][6].

Strascichi giudiziariModifica

 
Il timbro della biblioteca su un pentagramma

A seguito di questi eventi, il 19 aprile 2012, giorno di un'apertura straordinaria della Biblioteca Vico, l'intero complesso bibliotecario viene posto sotto sequestro dai carabinieri e viene indagato il direttore De Caro, il quale si autosospende dall'incarico[4]. Le indagini portano al ritrovamento, in provincia di Verona, di un deposito contenente 240 volumi trafugati dalla biblioteca[5]. Le indagini acquisiscono le prove che molti altri volumi hanno già preso la strada della vendita all'estero, compresi i nomi di alcuni acquirenti, residenti in Inghilterra, Giappone e Stati Uniti[5]. Per questi ultimi, sono state avviate le procedure di recupero del materiale venduto illegalmente[5].

Le indagini portano all'arresto del direttore De Caro, del conservatore della biblioteca padre Sandro Marsano[7], e a indagini nei confronti del senatore Marcello Dell'Utri[8] e della sua collaboratrice Maria Grazia Cerone[9]. Marcello Dell'Utri sarebbe entrato in possesso di almeno 14 volumi sottratti alla biblioteca, tutti di inestimabile valore (tra gli altri, una copia di Utopia, di Thomas More del 1518; una del “De rebus gestis Antonj Caraphei” di Gian Battista Vico; la “Legatura Canevari”). Di questi, solo cinque sono stati restituiti da Dell'Utri, in corso di interrogatorio a Napoli. È stato provato il legame fra De Caro e Dell'Utri. In una telefonata del 29 marzo 2012, agli atti del processo, Dell'Utri dice: «Massimo, fai il prezzo», e De Caro: «Io la prossima settimana sono da solo nel convento, tutto il convento per me, se vuole dottore… da solo! Ho le chiavi perché i padri vanno via». De Caro, reo confesso, è stato infine condannato in via definitiva dalla Cassazione alla pena detentiva di sette anni e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici[10][11], ed è in detenzione domiciliare[senza fonte].

Patrimonio librarioModifica

La biblioteca dei Girolamini custodisce circa 159.700 titoli, prevalentemente antichi[2], tra cui 94 incunaboli[1], 5.000 cinquecentine[1], numerosi manoscritti, di cui circa 6.500 riguardanti composizioni e opere musicali dal XVI al XIX secolo[12].

Il patrimonio comprende anche il ricchissimo fondo librario della collezione privata di Giuseppe Valletta (18.000 volumi circa, con edizioni rare del XVI e XVII: classici della letteratura greca e latina, storia e filosofia), un'acquisizione che i padri oratoriani portarono a termine su consiglio di Giambattista Vico[1]. Proprio al filosofo napoletano, che donò le prime edizioni di tutte le sue opere al convento, è dedicata una sala del complesso bibliotecario: la Giambattista Vico. Questo ambiente è potenzialmente fruibile al pubblico grazie ai lavori di catalogazione digitale e restauro dei libri eseguiti nel 2012. Tuttavia, il giorno prima della sua apertura al pubblico, l'intera biblioteca dei Girolamini (inclusa la sala Vico), vengono posti sotto sequestro dai carabinieri[4].

Altri pregevoli fondi librari conservati al suo interno sono il Fondo Agostino Gervasio (archeologia, numismatica, bibliografia, letteratura classica), il Fondo Filippino (storia della Chiesa, sacre scritture, teologia) e il Fondo Valeri (940 volumi sulla storia di Napoli e dell'Italia meridionale).

NoteModifica

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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